Lino Patruno: “Made in Naples, libro stupefacente!”

recensione di Made in Naples a cura di Lino Patruno per la Gazzetta del Mezzogiorno

Leggi Napoli e poi… impara perché ti piace
“Made in Naples”, una storia senza nostalgia

di Lino Patruno

C’è una città che unanimemente è considerata una meraviglia “unica e irripetibile” nel mondo. Una città italiana.
È fra le più antiche d’Europa e della Terra. Anzi per l’Unesco è la “culla della civiltà europea”. E il suo centro storico è il più vasto fra quelli inclusi nel patrimonio universale dell’umanità dallo stesso organismo dell’Onu. Dalle sue parti è nata l’Italia con lo sbarco di Enea col ramo d’oro e coi Romani che la elessero luogo “dove il dolore svanisce”.
È la città che, diversamente da capitali come Roma Parigi Londra, è fiorita su una straordinaria bellezza del luogo. Una cultura trimillenaria in un paradiso terrestre. Per questo c’è chi la considera “l’unica vera capitale che abbiamo”.
La sua lingua è la più parlata nel Paese dopo l’italiano. E fra le più parlate dell’emigrazione mondiale.
È l’unica città che non ha mai perso il suo carattere e la sua identità, più forte di ogni americanizzazione e ogni cinesizzazione. Oltre che la lingua, non hanno imitazioni la sua tradizione, la sua musica, il suo cinema, il suo teatro, la sua letteratura, il suo mito.
Vanta il più grande e antico teatro d’opera d’Europa. Sotto il suo cielo sono nati il Melodramma, l’Opera comica, l’Opera buffa, Qui venne ad abbeverarsi Mozart per poter diventare Mozart.
Qui sono nati (o sono diventati grandi) Paisiello, Cimarosa, Mercadante, Piccinni, Scarlatti, Pergolesi, Traetta, Jommelli, Porpora, Leo.
Qui è nata la Canzone melodica che ha traversato tutti i confini. Il suo Festival di Piedigrotta non era meno famoso del Carnevale di Rio e dell’Oktoberfest di Monaco di Baviera. Qui è nata “O’ sole mio” conosciuta quanto l’Inno di Mameli.
Qui sono nate la Sceneggiata, la Tarantella, l’Avanspettacolo, la Macchietta, il Varietà. Qui sono nate due maschere planetarie come Pulcinella  e Totò.
Frutto dell’inventiva di questa città e della sua anarchica energia vitale sono icone, bandiere universali come la Pizza, il Caffè, il Caffè e Cornetto, il Babà, la Pasta, i Macaroni, la Mozzarella, la Pastiera, la Zeppola, la Parmigiana, il Ragù, la Salsa di pomodoro, la Mpepata, il Tiramisu. E se non sono nati tutti qui, da qui sono arrivati ovunque non meno di una Cocacola.
Da qui si è diffuso il Presepe. E qui è nata anche la Musica sacra popolare: è il suo Alfonso Maria de’ Liguori ad aver composto “Tu scendi dalle stelle”.
Qui sono stati nati il Lotto e la Tombola. Qui hanno inventato la Smorfia.
Ospitale e tollerante, è la città che ha scacciato il nazismo e non ha mai costruito ghetti. Laicamente cattolica e sola nel rifiuto dell’Inquisizione, ora è impreziosita da un patrimonio inesauribile di un migliaio di chiese e conventi.
La sua sartoria di lusso da uomo ne ha fatto uno stile che dalla città prende il nome. E la cui perizia artigianale si traduce in un culto che va oltre i pur conosciutissimi marchi multinazionali.
I suoi tesori artistici, culturali, archeologici, monumentali, ambientali ne spiegano l’attrattiva turistica ancòra vivissima insieme all’area circostante dai nomi entrati nella leggenda.
Il biglietto da visita di questa città finora ripercorso è tutt’altro che enfasi per quanto troppo dimenticato. Tutto è così. E lo è anche se non si citano suoi primati del passato che fanno parte di una storia più controversa. Ma non è storia controversa che a cavallo fra ‘700 e ‘800 sia stata la culla della Filosofia, della Scienza economica e dell’Illuminismo italiano. E che il suo economista Gaetano Filangieri con la sua “Felicità delle nazioni” abbia ispirato la Costituzione degli Stati Uniti e preceduto il molto più celebrato scozzese Adam Smith e la “Ricchezza delle nazioni”. Questa è la città in cui sono nati (o sono diventati grandi) Tommaso Campanella, Giordano Bruno, Pietro Giannone, Giovanbattista Della Porta, Antonio Genovesi, Celestino Galiani, Francesco Maria Pagano, Giuseppe Maria Galanti, Giovanbattista Vico. Questa è la città in cui Giovanbattista Basile col suo “Lo cunto de li cunti” e Giovanbattista Marino sono stati i precursori della letteratura fiabesca che poi ha avuto, da Perrault in poi, successori foresti puntualmente più celebrati. Questa è la città cui nel 1224 Federico di Svevia donò la prima università pubblica del mondo.
PS. La città di cui finora si è parlato è Napoli. E tutto ciò che finora ne è stato detto è raccontato da Angelo Forgione (giovane scrittore, giornalista, grafico) nel libro “Made in Naples” (prefazione di Jean Noel Schifano, Magenes ed., pag. 315, 15 euro). Sottotitolo: “Come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo)”. Libro stupefacente! Forgione rifugge dalle nostalgie e non nasconde drammi, raccontando anche perché la sua sia una città “baciata da Dio e stuprata dagli uomini”. Spiega perché in fondo Napoli rappresenti tutto il Sud. Ma aggiunge che un Paese più amante di se stesso dovrebbe avere più Napoli, non meno Napoli nell’anima. Perché Napoli è qualcosa di grandioso che non dovrebbe sfuggire. A cominciare dalla capacità di resistenza che la fa sopravvivere e vivere, nonostante tutto, così “giovane e irriducibile” da 29 secoli.

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“Sedotta da Napoli”, la passione dell’inviata del New York Times

“più di Firenze, Roma e Venezia, è una delle città più romantiche del mondo”

Angelo Forgione – Un lungo reportage è stato pubblicato nei giorni scorsi dal New York Times, titolato “Sedotti da Napoli” (articolo sul sito del NYT). La firma è di Rachel Donadio, inviata in Europa per il noto quotidiano americano, prima a Roma e ora a Parigi. E proprio dal suo soggiorno romano che la giornalista ha iniziato a conoscere da vicino la città partenopea: “Ogni volta che potevo allontanarmi da Roma, città paludosa e sempre capace di sedurti, ma mai di sorprenderti, venivo a Napoli, una scarica di adrenalina infallibile, uno schiaffo in faccia, a solo un’ora di treno a Sud”. Come spesso accade da un punto di vista straniero, la Donadio ha cancellato la banalità, pur non nascondendo le insidie di cui anche a Napoli, come dappertutto, bisogna difendersi, esaltando un luogo sorprendente: “La sua magia può essere potente. Più dell’elegante e sobria Firenze o della sgargiante Roma con la bellezza perfetta delle sue rovine, e dell’ultraterrena Venezia, direi che è la grossolana, squallida e leggermente minacciosa Napoli ad essere una delle città più romantiche del mondo”. Certo, grossolana e squallida non si direbbe, ma solo la Donadio potrebbe chiarirci se si tratta di sarcasmo o sensazione concreta.
C’è spazio anche per un po’ di revisionismo storico, anche se infarinato da qualche imprecisione cronologica: “Il passato della città brilla più del presente. Dopo il periodo più tranquillo nei secoli 13° e 14° in cui gli angioini hanno lasciato l’impronta nell’architettura medievale della città, i Borbone hanno contribuito a trasformare Napoli nella capitale cosmopolita e vivace dell’Impero spagnolo (Napoli, al tempo dei Borbone, era indipendente). Ed è rimasto per secoli un centro di commercio e di apprendimento. Il giovane Cervantes fu di stanza qui per cinque anni come militare, e i Quartieri Spagnoli furono costruiti per ospitare le truppe spagnole al tempo del Regno delle Due Sicilie (i quartieri spagnoli furono costruiti al tempo del Vicereame spagnolo, molto prima delle Due Sicilie), il periodo in cui l’Italia meridionale era sotto il dominio spagnolo. In quel periodo, il Sud-Italia era molto più ricco rispetto al più povero Nord. Dopo l’Unità d’Italia, alla metà del 19° secolo, il tenore di vita e il reddito pro-capite del Sud sono crollati. Oggi, a Napoli, molti ritengono che il Sud stava meglio prima dell’unificazione”.

Bandiera delle Due Sicilie in una scuola del Vesuviano

Impazza sul web la foto di una bandiera del Regno delle Due Sicilie affissa sulla parete di una scuola, che, secondo quanto annunciato dalla pagina Facebook Vesuvio Live, sarebbe il liceo linguistico “De Bottis” di Torre del Greco.
Nella didascalia che accompagna l’affissione de “l’antico vessillo identitario di un Sud mai raccontato”, si legge che “il libro, che da anni ha offuscato delle giovani menti del Sud, sta via via lasciando il passo alla verità storica circolante sul web”.
Il revisionismo storico procede a passo spedito. Questi ragazzi sono solo stanchi delle bugie che hanno cancellato il loro passato e il loro futuro. Ecco a cosa serve seminare. Ecco la vera rivoluzione dei  libri.

Made in Naples a Marcianise (CE)

Venerdì 22 Novembre, alle ore 18:30, presso la Biblioteca Comunale di Marcianise di via Vespucci, l’associazione “Myricae”, in collaborazione con le associazioni “Radici” ed “Amici del Libro”-Onlus ospiteranno lo scrittore-giornalista Angelo Forgione che presenterà al pubblico il suo lavoro letterario “Made in Naples”. Il libro, uscito nel Maggio di quest’anno, sta riscuotendo notevole successo e quella marcianisana è solo una delle tante tappe che stanno accompagnando l’autore nel suo “gran tour” di presentazione che sta toccando vari punti della Campania e non solo.
Al dibattito con l’autore, parteciperà anche lo storico leuciano Donato Scialla. In conclusione si potrà assistere all’esibizione musicale dei “Popolani di San Leucio”.

Il mondo accademico internazionale riscopre Napoli

Angelo Forgione – Fa davvero piacere vedere che in un mondo che “avanza” in una direzione confusa, l’importanza dell’esistenza di Napoli sia in fase di rivalutazione da parte degli intellettuali e degli studiosi d’oltreconfine. È infatti uscito a ottobre, nel circuito letterario internazionale, il libro New Approaches to Naples c.1500–c.1800 (Ashgate), una sorta di Made in Naples in salsa anglosassone che raccoglie dei saggi scritti da una  rete di napoletanisti sparsi nel mondo impegnati in diversi campi, dalla storia alla letteratura, dalla storia dell’arte alla musica, dall’antropologia alla sociologia urbana, con l’intento di scardinare la visione riduttiva di Napoli e restituirle il suo ruolo nella storia della costruzione dell’Europa moderna. Anche la copertina si sovrappone piacevolmente a Made in Naples, riportando l’immagine del “Disinganno” di Queirolo nella Cappella Sansevero, scultura protagonista dell’introduzione del mio libro con la metafora della liberazione dalla rete terrena che imbriglia la verità.
La pubblicazione è curata da Helen Hills, docente di Storia dell’arte dell’Universita di York (Heslington), e Melissa Calaresu, docente di Storia dell’Università di Cambridge, appassionata di storia e cultura napoletana, creatrici di questa interessante rete di lavoro che dovrebbe riunirsi presso l’Università di Barcellona nell’autunno del 2014. Una rete che, come si legge sulla piattaforma online (accedi), è nata per: incoraggiare e promuovere la ricerca su Napoli in senso ampio, in prospettiva sia cronologica che interdisciplinare; riunire studiosi provenienti da tutto il mondo che abbiano interessi di ricerca incentrati sulla storia a sulla cultura napoletana; favorire lo scambio accademico e la circolazione di informazioni relative ad incontri, conferenze e progetti diricerca relativi a Napoli, inclusa anche la storia della città e di tutto il regno meridionale; diffondere nuove pubblicazioni, eventi, etc.

Sinossi del libro

In partenza, la Napoli moderna è stata identificata come un luogo selvaggio ed esotico, ai margini del mondo europeo. Storiograficamente “ignorata” a favore di Venezia, Firenze e Roma, Napoli è spesso vista come l’emblema del declino culturale e politico della penisola italiana e incarnazione dei problemi del Sud-Italia, per esaltare la rispettabilità del Nord. Eppure, come questo libro dimostra, queste opinioni ci precludono alcune delle sue qualità più straordinarie e limitano la nostra comprensione, non solo di una delle grandi capitali del mondo ma anche delle dinamiche sociali, culturali e politiche della nascita dell’Europa moderna.
Nella sfera delle arti visive, l’indagine rivela che l’urbanistica napoletana, l’architettura, la pittura e la scultura sono di altissima qualità e differiscono in modo significativo da quelle di altre città italiane. A lungo ignorata o trattata come la sorella subalterna di Roma, questa culla del tesoro è solo ora attenzionata dagli studiosi come merita da tempo.
Questo volume fornisce nuovi modelli di storia culturale con la volontà di porre nuove domande su Napoli e di raccontare nuove storie che hanno implicazioni al di là del Regno di Napoli per lo studio della prima età moderna d’Italia e d’Europa.
Gli equivoci sull’importanza primaria di Napoli sono stati aggravati da una marcata tendenza tra gli storici ad interpretare le divisioni economiche e politiche di una riunificata Italia attraverso un approccio fondamentalmente volto allo sviluppo della “modernità” e allo stato nazionale. Questo approccio produce un Sud problematico, fermo, recalcitrante, apparentemente anomalo.
Questo volume si propone quindi di bypassare la storica antitesi Nord-Sud, offrendo a un pubblico più vasto una serie di saggi che cercano di mettere in relazione la città a questioni più ampie, senza ricadere nei luoghi comuni, producendo una nuova comprensione di quel posto molto speciale che si chiama Napoli.

Made in Naples al “Vulcano Buono” con Nadia Verdile

A tu per tu con lo scrittore Angelo Forgione
di Dafne Rapuano per cinquew.it

CASERTA – Si chiama “Made in Naples” ed è pubblicato a Milano. Il paradosso dell’ultimo libro di Angelo Forgione, giovane scrittore partenopeo, che dell’amore per la sua città ha fatto una ragione di vita. Mentre era in giro a presentare il suo lavoro, gli ho sottratto alcuni minuti preziosi.

Scrive di Napoli e pubblica a Milano, come mai?
Scrivo di Napoli perché è la mia città, perché ha bisogno di essere conosciuta per quello che è stata veramente. Ho raccontato la vicenda di Partenope, non ho preteso di scrivere un libro si storia. Amo la mia città, vorrei che la conoscessero in tanti. Per avere una distribuzione nazionale che non sia con una casa editrice a pagamento, mi sono dovuto rivolgere al Nord. Ebbene sì, a Milano. A Napoli l’editoria è al collasso. Mi interessava incontrare un editore che credesse nel progetto, nel libro e nella città. L’ho trovato a Milano e va bene così.

Cosa un lettore trova nel suo libro?
Ho raccontato di Napoli senza esagerare. Non era mio interesse né esaltare oltre ogni ragionevole verità né denigrare. Ho studiato e ho riportato solo le cose che ho trovato documentate.

Spesso chi parla bene di Napoli viene etichettato come neoborbonico. Lei lo è?
Non è necessario essere neoborbonici per parlare bene di Napoli, neanche filosabaudi per parlarne male. I Borbone non sono stati perfetti ma non hanno fatto male come una certa storiografia ha raccontato. Solo in Italia “borbonico” equivale a un’offesa. In Francia, in Spagna questo non accade. Non è un caso che le migliori letture della nostra storia le abbiano fatte studiosi stranieri.

Il suo libro gode della prefazione di una prestigiosa firma: Jean Noel Schifano. Perché lo ha scelto?
Schifano è un importante intellettuale francese che ha eletto Napoli come sua seconda patria. Sua teoria è che con l’unificazione i Savoia vollero trasformare Napoli in una città provinciale, senza successo, saccheggiandone gli immensi tesori. È sua convinzione che tutti i mali di Napoli siano nati a Roma facendo di tutto per trasformare la grande capitale che nei secoli è stata Napoli in una “città-bonsai”, privandola di banche, ferrovie, cantieri navali e opere d’arte. L’hanno trasformata in una città assistita da tenere al guinzaglio. Per questo mi è sembrato naturale chiedere a lui e gliene sono orgogliosamente grato.

Sulla sua copertina campeggia una mela sul fronte e un cavallo rampante sul retro. Lei che è pure un grafico pubblicitario, qual è il messaggio che ha voluto dare?
Non è una mela qualsiasi. Si tratta di una melannurca, simbolo di una terra “felix” ormai devastata. Per questo è nera. Frutto di uomini laboriosi, la più saporita tra tutte perché anche la più lavorata tra tutte. Tonda, perfetta, dal sapore inconfondibile. Il cavallo, invece, è simbolo storico di una Napoli indomita. Quando Corrado IV riuscì, dopo mille traversie, a conquistare Napoli, volle, per dare un segnale inequivocabile, imbrigliare la statua equestre che campeggiava nei pressi del Duomo di oggi. Oggi lo ripresento libero, senza briglie, come vorrei che fosse. Libero come vorrei vedere liberata e orgogliosa l’immagine di Napoli, un paradiso violato da troppi.

Subito un nuovo stadio per Napoli!

A “Si gonfia la rete” di Raffaele Auriemma, su Radio CRC, Angelo Forgione dice la sua sulla “questione stadio”.

Made in Naples al “Vulcano Buono”

Venerdì 15 novembre, alle ore 19, appuntamento alla libreria Mondadori del c.c. “Vulcano Buono” di Nola con Made in Naples. Colloquia con l’autore del libro la corrispondente de Il Mattino (redazione Caserta) Nadia Verdile.

Alla Reggia di Caserta si racconta (finalmente) il primo ascensore

sediaAngelo Forgione – Made in Naples (che oggi è stato recapitato in dono a Rafael Benitez e ai coniugi De Laurentiis-Baudet) continua a ottenere autorevolezza di indagine. Col capitolo “la Protezione Civile e il Governo del Territorio” ho anticipato l’esperimento del CNR sulle tecniche edilizie antisismiche del periodo borbonico e ora apprendo che, in occasione del prossimo Natale, è stato inaugurato alla Reggia di Caserta un inedito percorso tematico guidato da storici dell’arte, dal titolo “I Borbone e la modernità”, che avrà nel suo itinerario la sorprendente “Sedia volante”, il primo vero ascensore con sistema di sicurezza utilizzato dalla Corte borbonica prima che Elisha Otis brevettasse un sistema analogo a New York. Il percorso permetterà di approfondire l’esperienza tecnologica e industriale del regno borbonico, argomento poco noto al grande pubblico ma ben descritto nel mio libro. La “Sedia volante” è nello splendido palazzo vanvitelliano dal 1845, realizzato da Gaetano Genovese, e il suo modello è lì da anni. Ora, finalmente, è stato inserito in un percorso didattico per valorizzarlo e farlo conoscere al mondo.
Anche l’Economia Civile di Antonio Genovesi, ben trattata in Made in Naples e proposta come unico paradigma economico in grado di dare soluzioni concrete per il futuro dell’economia, dello sviluppo e dell’occupazione, dopo il recente convegno di Roma “Ragioni e sentimenti civili per un’economia ed una politica dal volto umano. La lezione di Antonio Genovesi“, sta per essere ridiscussa all’Istituto Lombardo – Accademia di Scienze e Lettere di Milano. Il 14 novembre, infatti, si terrà il convegno internazionale “Antonio Genovesi maestro degli economisti lombardi nell’età dell’Illuminismo“. L’invito informa che “nel 2013 ricorre l’anniversario dei trecento anni dalla nascita di Antonio Genovesi (1713-1769), il fondatore napoletano della scuola italiana di Economia civile, oggi rivalutata molto in ambito culturale e scientifico, e non solo in Italia. (…) Gli economisti dell’Illuminismo lombardo hanno mostrato rara efficacia nel recepire e interpretare prontamente il messaggio di Genovesi.” Non solo i lombardi, aggiungo io.

Forum “Made in Naples” al Castel dell’Ovo

Nella sala Megaride di Castel dell’Ovo, si è svolto mercoledì 30 ottobre il forum di discussione Made in Naples: Napoli: la cultura come motore di sviluppo, che ha messo insieme il mondo della cultura e dell’imprenditoria napoletana. Il dibattito, moderato da Katiuscia Laneri, ha proposto le esperienze di Marco Esposito, Pino Imperatore, Angelo Forgione, Enrico Durazzo, Francesco Menna, Giuseppina Mele e Vittorio Pappalardo, che con le loro esperienze sono in grado di riaccendere l’orgoglio della “napoletanità” attraverso la conoscenza della cultura e della storia di Napoli, ma anche delle capacità imprenditoriali e della creatività.
Il forum è stato voluto da Confartigianato Napoli e dal suo presidente Enrico Inferrera e dall’Associazione culturale Napoli terra del Sud in collaborazione con l’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, col sostegno della Camera di Commercio di Napoli e con il Patrocinio della Regione Campania, della Provincia di Napoli e del Comune di Napoli. L’idea è quella di dar vita ad uno “spazio aperto”, un laboratorio non solo di idee ma di proposte concrete da realizzare a breve con il contributo ma anche il lavoro e l’impegno di chi ama questa città senza protagonismi e senza condizionamenti di alcun genere.

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