––– scrittore e giornalista, opinionista, storicista, meridionalista, culturalmente unitarista ––– "Baciata da Dio, stuprata dall'uomo. È Napoli, sulla cui vita indago per parlare del mondo."
Dibattito a “la Radiazza” (Radio Marte) sui problemi della Galleria “Umberto I” dopo il ritorno della triste tradizione del furto dell’albero di Natale, che è solo la punta di un iceberg di un’emergenza ben più ampia. Sia chiaro però che non si tratta di vero e proprio furto ma di bravata, di una sfida alle forze dell’ordine e ai benestanti commercianti della bella Galleria da parte di gruppi di ragazzini dei quartieri difficili confinanti. Ricordate Agostino ‘o pazzo, il giovane napoletano che nell’estate del 1970 sfidò con la sua moto la polizia sgommando a tutta velocità per via Toledo? La dinamica è esattamente la stessa, e Napoli è piena di questi fenomeni ribelli… proprio come il simbolo della città.
Centomila persone, provenienti da tutto il Sud e per nulla intimorite dalla pioggia incessante, hanno dato vita al cordone umano più lungo che Napoli ricordi, protestando contro lo Stato, l’imprenditoria del Nord, la Camorra e tutti i colpevoli impuniti dell’ecocidio in Campania. In piazza del Plebiscito, fischi per il presidente Napolitano e il cardinale Sepe durante l’intervento di Don Patriciello (nel video).
nuovo schiaffo dopo quello ai tempi del colera e quelli più recenti
Angelo Forgione – La copertina de l’Espresso, dedicata all’inquinamento di Napoli, recita così: “Bevi Napoli e poi muori”. Da un rubinetto nero fuoriesce acqua nera, non caffè napoletano, e parte la psicosi del bicchier d’acqua. L’inchiesta rende noti i risultati di una ricerca del comando americano sul territorio eseguita tra il 2009 e il 2011, dalla quale si evincerebbero tracce di uranio nell’acqua contaminata e gas velenosi che escono dal suolo. I militari USA concludono: “Nessuna zona è sicura, nemmeno nel centro di Napoli”.
Di che acqua si tratta e di quali aree? Quelle tra Napoli e Caserta: tre “zone rosse” intorno a Casal di Principe, Villa Literno, Marcianise, Casoria e Arzano, dove i militari presero in fitto appartamenti abusivi e quindi allacciati a pozzi contaminati, e non dalla rete idrica. Criticità sono segnalate anche per il 57 per cento degli acquedotti esaminati nel centro di Napoli e il 16 per cento nel quartiere Bagnoli, non a causa delle sorgenti ma per via delle cattive condizioni delle tubature, e qui il problema è diverso.
Non è il caso di mettere la testa sotto la sabbia perché un grosso problema ambientale c’è, ma bisogna chiarire che le analisi americane erano riferite ad acqua “illegale” e su queste il quotidiano ha calcato la mano, strumentalizzando dati che con la rete idrica niente c’entrano. L’acqua erogata in città, almeno quella, risulta controllata e potabile, e i dati delle analisi sono consultabili da tutti attraverso il sito dell’azienda ABC, che quindici mesi fa, ben oltre il 2011, quando si chiamava Arin, fu elogiata da SKY che informò gli italiani sul fatto che l’acqua più “trasparente” del Paese fosse quella di Napoli. “Il servizio porta Napoli tra le eccellenze per quanto riguarda la ‘trasparenza’ e la assiduità della comunicazione pubblica dei dati a proposito delle acque che circolano nella rete idrica cittadina”. Questa fu la notizia che nel dettaglio esaltava i ventotto parametri tenuti in considerazione dalle analisi di laboratorio, i cinquantuno punti di prelievo e gli aggiornamenti pubblici a cadenza mensile, quartiere per quartiere. Meglio della pur esaustiva municipalizzata Smat di Torino e di tutte le altre città italiane. Presi per buoni i valori pubblicati, tutti soddisfacenti, ognuno può verificare, almeno nella città di Napoli, cosa beve. A fine 2011, un altro studio interuniversitario aveva analizzato la qualità di 157 campioni raccolti in casa o alle fontanelle di oltre un centinaio di località del Nord, del Centro e del Sud della Penisola. Fu realizzato nell’ambito del progetto europeo Eurogeosurvey geochemistry expert group con il lavoro di alcuni ricercatori italiani, grazie ai quali fu possibile valutare l’acqua di 112 comuni. In 5 casi l’acqua analizzata non risultò potabile e tra le dieci città con maggiore concentrazione di nitrati non figurava Napoli ma, ad esempio, città come Milano e Venezia.
Bisogna pretendere chiarezza dall’indagine dei militari USA e da chi deve sovraintendere alla salute pubblica, ma una cosa è certa: non è la prima volta che il settimanale l’Espresso sbatte il mostro Napoli in prima pagina. Passando per il “Napoli addio” del 2005 e il “Napoli perduta” del 2006, sembra di rivivere i tempi del colera del 1973, quando Napoli fu colpita dall’accanimento mediatico e da titoli a sensazione, salvo poi scoprire che l’epidemia fu portata da mitili del Nordafrica. Anche in quell’occasione, l’Espresso titolò addirittura “Bandiera gialla”. Ne era inviato un giovane Paolo Mieli, che, conoscendo certe dinamiche, riconosce oggi quanti ricami giornalisti si facciano su Napoli.
Appuntamento a Napoli, in piazza Mancini (adiacente piazza Garibaldi), per la grande manifestazione contro l’inquinamento programmato delle campagne tra Napoli e Caserta.
V.A.N.T.O. promuove e partecipa con lo striscione “Sud: 150 anni di malaunità”, invitando amici e simpatizzanti a presenziare al corteo che partirà alle 14:30 per puntare verso piazza del Plebiscito, dove, fine a sera, un palco accoglierà interventi e performance musicali.
Venerdì 15 novembre, alle ore 19, appuntamento alla libreria Mondadori del c.c. “Vulcano Buono” di Nola con Made in Naples. Colloquia con l’autore del libro la corrispondente de Il Mattino (redazione Caserta) Nadia Verdile.
È andata in scena in una piazza Bellini di Napoli affollata da centinaia di mandolinisti giunti da tutta Italia e anche da altre città europee (alla faccia dell’etichetta assegnata allo strumento) il flashmob “Io sto col mandolino” per il suo inserimento nell’istruzione inferiore e contro la durissima e incolta discriminazione da parte della politica e dell’opinione pubblica italiana.
La manifestazione ha scandito la diretta di Caterpillar, la tramissione di Radio 2 che ha promosso la campagna con il coinvolgimento di noti testimonal, tra cui Renzo Arbore, sulla scia dell’interrogazione parlamentare del senatore del PD Vincenzo Cuomo, presente all’evento in compagnia dell’assessore alla cultura del Comune di Napoli Nino Daniele.
Napule è in mandolino per chiudere la diretta con Radio 2
dopo Amandola, impossibile ignorare la “discriminazione territoriale”
Angelo Forgione – Napoli frustrato quello che da qualche anno va a Torino alla ricerca delle conferme e finisce per essere bastonato dalla Juventus. Bianconeri che stravincono in campo, vero, ma anche bianconeri che straperdono a bardocampo. Dopo decenni di vergogne impunite, l’anno scorso ci pensò Giampiero Amandola, giornalista RAI del TGR Piemonte (fino a quel momento), a fare il più clamoroso degli autogoal all’esterno dello Juventus Stadium, sollecitando i sostenitori locali (ma non troppo locali) a riconoscere i napoletani dalla puzza. Scandalo scoperchiato da questo blog grazie alla segnalazione di Pierluigi R., cui seguì una videodenuncia e la sollecitazione alla redazione di Napoli di pretendere spiegazioni da quella di Torino, che chiese scusa in diretta prima del licenziamento del non unico colpevole. Quell’episodio, per il chiasso e il clamore che ne conseguirono a livello nazionale, è stato decisivo per formulare quelle nuove regole di “discriminazione territoriale” che fanno tanto discutere in quanto, diciamolo serenamente, scritte apposta per contrastare l’accanimento cronico ai danni di Napoli. E così, a un anno di distanza, il ritorno a Torino porta il sequel, con l’ennesimo autogoal juventino: cori marcati e squalifica delle curve voluta, cercata e trovata. Complimenti alla Juventus per la forza della sua squadra e per l’ignoranza della sua tifoseria.
La partita di calcio è persa ma quella per la dignità è vinta, almeno sotto il profilo delle norme. Non che la rappresentanza della tifoseria azzurra sia stata irreprensibile nella reazione (nessuna tifoseria italiana lo è), ma la squalifica delle curve bianconere, anche se inseguita dai colpevoli, segna la vittoria di una battaglia condotta a lungo. Vinta non oggi, ma un anno fa, grazie ad Amandola.
Angelo Forgione – Mandolinisti sul piede di guerra per chiedere che anche il mandolino possa essere studiato nelle scuole medie con indirizzo musicale. Il Decreto Ministeriale n. 201 del 6 agosto 1999, infatti, dispone l’insegnamento di diversi strumenti, tra i quali però non c’è il mandolino. E così, i mandolinisti di tutta Italia si ritrovano impossibilitati a impiegare il proprio titolo di studio, di livello universitario, al pari degli altri colleghi, e vedono preclusa loro un’importante possibilità professionale. E i ragazzi neanche possono avviarsi a questo strumento, ormai ghettizzato e boicottato.
Ma come è possibile che l’Italia voglia cancellare in tutti i modi la sua cultura? In questo caso, quella musicale. Il mandolino non è solo uno strumento della tradizione napoletana, come il decreto vuole intendere, ma più ampiamente italiana. Oltre al napoletano, esiste anche il milanese, il romano, il siciliano, il padovano e il senese. È uno strumento nobilissimo e apprezzatissimo nel mondo, studiato e suonato con passione in Giappone, Germania, Francia, Spagna e altri paesi in cui esistono orchestre di mandolino, valorizzato nelle scuole di ogni ordine e grado. Per mandolino hanno scritto Vivaldi, Beethoven, Mozart, Paisiello, Verdi, Rossini, solo per citare compositori tra i più noti. E invece accade che l’Italia lo consideri uno strumento folkloristico di Serie B, napoletano. Provate ad assistere dal vivo a un concerto per mandolini, e capirete che suono nobile e romantico possono ascoltare le vostre orecchie.
Il mandolino, come la pizza e gli spaghetti, è apprezzato nel mondo. Ma sono tutti elementi folclorizzati, e quindi sottoposti a un indegno vilipendio. Senza il mandolino, la musica napoletana non sarebbe la stessa, e non lo sarebbe quella italiana che da essa deriva. Cancellarlo è da stolti, da ignoranti. Perchè già la discriminazione è ignoranza, e quella anti-Napoli è ancor più grave.
Nella sala Megaride di Castel dell’Ovo, si è svolto mercoledì 30 ottobre il forum di discussione Made in Naples: Napoli: la cultura come motore di sviluppo, che ha messo insieme il mondo della cultura e dell’imprenditoria napoletana. Il dibattito, moderato da Katiuscia Laneri, ha proposto le esperienze di Marco Esposito, Pino Imperatore, Angelo Forgione, Enrico Durazzo, Francesco Menna,Giuseppina Mele e Vittorio Pappalardo, che con le loro esperienze sono in grado di riaccendere l’orgoglio della “napoletanità” attraverso la conoscenza della cultura e della storia di Napoli, ma anche delle capacità imprenditoriali e della creatività.
Il forum è stato voluto da Confartigianato Napoli e dal suo presidente Enrico Inferrera e dall’Associazione culturale Napoli terra del Sud in collaborazione con l’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, col sostegno della Camera di Commercio di Napoli e con il Patrocinio della Regione Campania, della Provincia di Napoli e del Comune di Napoli. L’idea è quella di dar vita ad uno “spazio aperto”, un laboratorio non solo di idee ma di proposte concrete da realizzare a breve con il contributo ma anche il lavoro e l’impegno di chi ama questa città senza protagonismi e senza condizionamenti di alcun genere.