Cutolo, calciatore “terrone” sotto scorta

Aniello Cutolo, calciatore “terrone” sotto scorta
Digos e Carabinieri per proteggere il giocatore napoletano  

Angelo Forgione – Il malcostume italiano aumenta e l’odio nel calcio degenera; anzi, è proprio il calcio a degenerare se oltre ai tifosi ci si mettono anche gli addetti ai lavori a professare le proprie intolleranze. L’uscita del 19 Luglio dell’allenatore del Verona Mandorlini (il coro “ti amo terrone) era destinata a scatenare reazioni non solo verbali. Fu una scintilla troppo intensa per non innescare una reazione a catena, e la prima deflagrazione c’è stata durante la partita Verona-Padova quando il fischiatissimo e denigratissimo Aniello Cutolo, ex scaligero e napoletano, (i veronesi gli imputano la colpa di una retrocessione in serie C) ha prima fatto goal e poi dato sfogo a tutto il suo appagamento portando le mani alle orecchie come per dire “fatemi sentire come mi fischiate adesso” ed avendo l’acceso faccia a faccia con Mandorlini, reo di aver provocato ironicamente i salernitani e in generale il Meridione con il coro “Ti amo terrone”. Mandorlini ha finito per pagare dazio e subire l’espulsione mentre Cutolo gli diceva “ti ha fatto goal un terrone… un terrone… un terrone”. Ma i tifosi del Verona gliel’hanno giurata e così la sua pagina Facebook è stata chiusa per eccesso di insulti e minacce.
Cosicché nei giorni scorsi, all’allenamento del Calcio Padova, si sono presentati Digos e Carabinieri per assicurare serenità ad Cutolo che ha comunicato alla propria società della chiusura della propria pagina su Facebook. Alcuni osservatori riportano che, durante la partita Chievo-Napoli, dagli spalti del Bentegodi sarebbero trapelate delle indiscrezioni su un possibile raid punitivo nei confronti dell’attaccante da parte dei più spinti ultras veronesi.
La domanda da porsi è una: come mai la Procura federale che pure ha aperto un procedimento a carico di Mandorlini, e che pure lo ha ascoltato, non si è mai pronunciata in merito? Non serve continuare a nascondere, così come si nascondono i cori razzisti omologandoli ai comuni sfottò. Vero, cara FIGC?

National Geographic: Napoletani ladri, ma sono attori

le statistiche dicono che “i re del borseggio” in Italia sono al Nord

Angelo Forgione – È bufera per il preannunciato speciale dal titoloNapoli i re del borseggio” che il National Geographic Channel (bouquet SKY) ha prodotto e che sarà mandato in onda Domenica 25 Settembre alle 21:55. La verità è che il documentario non è reale ma a tutti gli effetti “taroccato”; il National Geographic si sarebbe avvalso del lavoro di veri e propri attori professionisti per inscenare finti borseggi e scippi. A confermarlo è Roberta Inarta, direttrice della “Scuola di Cinema di Napoli”, che ha dichiarato: “L’anno scorso siamo stati contattati dal National Geographic Italia per fornire attori e operatori di ripresa per un documentario da girare; abbiamo trovato la richiesta in linea con il nostro metodo e piuttosto prestigiosa. Ma in questi casi – continua la direttrice – non abbiamo controllo preventivo sulla sceneggiatura. Stante l’autorevolezza del nome National Geographic – continua Inarta – e l’autonomia di ogni progetto, se avessimo conosciuto le finalità di questo, avremmo opposto un rifiuto ad un uso stereotipato della nostra città. Infatti abbiamo condotto la produzione in posti splendidi della città pensando di reclamizzarne le eccellenze paesaggistiche, mai intuendo che tali panorami potevano prestarsi ad una folcloristica rappresentazione della stessa”.
Insomma, si tratterebbe di una vera e propria marchetta, l’ennesima ai danni di Napoli, l’ennesimo stupro alla città usata a scopi commerciali con ulteriore carico di “criminalizzazione” che ricade sulla sua intera comunità.

Il claim del documentario è tutto un programma: “A Las Vegas, Bob Arno meraviglia il suo pubblico con il suo numero di borseggio, ma non ha mai incontrato un vero ladro con il quale comparare le sue abilità. Fino a quando Bob ci porta a Napoli!”. Produzione controversa che già sta scatenando polemiche, e già si dovrebbe partire dal titolo. Napoletani re del borseggio? Macchè! Senza voler minimizzare un problema che è reale, non è neanche giusto ingigantirlo; e allora leggiamo dall’ultimo rapporto sulla criminalità del Ministero degli Interni che Napoli è dietro Catania in quanto a numero di scippi in rapporto al numero di abitanti, ma se parliamo di borseggi (quelli chiamati in causa dal National Geographic) è ben dietro Venezia, Roma, Firenze, Torino, Genova, Milano e la capofila del borseggio Bologna dove evidentemente  si trovano i veri “re del borseggio”.
Pressoché identiche le classifiche de “Il Sole 24 Ore” che confermano il dato degli scippi e modificano quello dei borseggi a favore di Napoli e a sfavore di Milano che si prenderebbe lo scettro scalzando Bologna e Genova. Se poi consideriamo che il soggetto parte da Las Vegas, potremmo citare le statistiche di borseggio e scippo di tutto il mondo. Evitiamo.

Sherin Salvetti, direttore di National Geographic Channel Italia, ha risposto alle proteste con un comunicato stampa in cui è scritto che il documentario “non ha voluto e non vuole affatto criminalizzare Napoli e i suoi abitanti. Né identifica la città partenopea con il borseggio: fenomeno che, come viene ricordato nel documentario, è presente anche in tante altre località del mondo”. Difesa flebile, perchè se non è Napoli a voler essere identificata con il borseggio, la produzione avrebbe dovuto riguardare tutte le città a rischio senza “incoronare” quella partenopea con un titolo e con un soggetto monotematico.

Comunicato Stampa del Movimento V.A.N.T.O.
Il National Geographic cancelli immediatamente dalla programmazione l’ennesima marchetta ai danni di Napoli e dei Napoletani tutti.
Senza vittimismi e ridimensionamenti di fenomeni comunque esistenti, si tratta di un documentario FALSO in buona parte realizzato con attori professionisti, che incorona i Napoletani come “re del borseggio” a dispetto delle statistiche del Ministero degli interni che dicono che i re del BORSEGGIO sono i bolognesi mentre quello dello SCIPPO i catanesi.
Il Movimento V.A.N.T.O. esprime sdegno per l’ennesimo attacco mediatico che sta per essere sdoganato da un network internazionale.

Le aziende del nord inquinarono: reati prescritti!

Le aziende del nord inquinarono: reati prescritti!
in Campania si muore di tumore ma l’inchiesta non fa colpevoli

Angelo Forgione – I rifiuti pericolosi furono sotterrati nelle campagne del Casertano, ma l’inchiesta «Cassiopea» che ha portato alla luce i traffici di un milione di tonnellate di rifiuti pericolosi non ha prodotto colpevoli e pene. Le industrie di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Toscana si liberavano dei rifiuti tossici interrandoli illegalmente in Campania servendosi della camorra; in questo modo pagavano un prezzo notevolmente inferiore a quello che avrebbe richiesto lo smaltimento autorizzato dalla legge. 
Il gip Giovanni Caparco, del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha dichiarato il non luogo a procedere per i 95 imputati, quasi tutti titolari di aziende e autotrasportatori che sversavano i rifiuti nelle campagne. 
Perdite di tempo e rinvii hanno salvato i colpevoli; cento faldoni furono inizialmente trasmessi alla Procura Antimafia che però, dopo alcuni anni, a propria volta non si ritenne competente e rinviò gli atti a Santa Maria Capua Vetere. Nel 2006 una nuova udienza preliminare, segnata da errori di notifica, rinvii, astensioni dei penalisti e trasferimento dei giudici, mentre le associazioni ambientaliste lanciavano l’allarme per la possibile prescrizione. Timori fondati trasformatisi purtroppo nella prescrizione.
Così, mentre la popolazione campana fa i conti con l’aumento esponenziale dei tumori (40mila casi in più in un anno), gli imprenditori del nord vanno a spasso a godersi i loro soldi. Ognuno se ne faccia un’opinione.

Alenia da Napoli a Varese e cancellazione di Casoria

Alenia da Napoli a Varese e cancellazione di Casoria
la Lega Nord dietro la deindustrializzazione campana

Angelo Forgione – 1200 gli esuberi strutturali dichiarati da Alenia Aeronautica che annuncia la chiusura di tre siti: Casoria, Venezia e Roma con periodi di cassa integrazione per mille lavoratori ed esternalizzazioni di attività che coinvolgono 500 addetti. 
Grave colpo per l’economia della Campania e il primo a tuonare è l’Assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli Marco Esposito«Se dovesse emergere un ridimensionamento delle strutture campane di Alenia ci sarà una reazione fortissima del territorio».
«L’amministratore delegato di Finmeccanica, uomo della Lega nord, sposta la sede legale di Alenia da Napoli a Varese. Non ci vuole molto per capire che si tratta di una decisione politica», ha detto il deputato del Pd Luisa Bossa.
Sta di fatto che la Lega Nord continua a decidere degli equilibri economici del Paese a danno della Campania e del Mezzogiorno, decretandone la deindustrializzazione del tessuto economico e ricattando il centrodestra cedevole ad ogni richiesta delle camicie verdi. Nelle scorse settimane il ministro Maroni, in visita a Varese, aveva esortato pubblicamente il neo Ad di Finmeccanica Giuseppe Orsi a battersi per le eccellenze aeronautiche della provincia e solo nei giorni scorsi Umberto Bossi ha parlato pubblicamente di una Lega che “ha  messo  il cappello sul progetto dello stabilimento di Cameri”.
L’Ad Giuseppe Orsi, anche presidente del Distretto dell’aerospazio della Lombardia, è uomo della Lega Nord e avrebbe avuto un forte appoggio alla nomina dal partito secessionista. I frutti cominciano a vedersi.
Si attende una reazione del Governatore della Campania Stefano Caldoro.

Lavezzi su Twitter chiede scusa per la battuta

Lavezzi su Twitter chiede scusa per la battuta
“non volevo offendere i napoletani” 

Arrivano tramite Twitter, ed erano veramente superflue, le scuse del “pocho”. Sul social-network, Lavezzi ha oggi lanciato un messaggio in cui ha scritto:
Buongiorno a tutti volevo chiarire, quello che ho detto mercoledì era soltanto una battuta, a qualcuno non è piaciuta vi chiedo SCUSA!! Era mia intenzione non mancare di rispetto a nessuno“.
Lavezzi non era chiamato a delle scuse perchè è chiaro che non ha offeso nessuno, ma ha fatto bene a dare un segnale. Tutti sappiamo che era una battuta, e sappiamo che non intendeva mancare di rispetto a nessuno. Da questo messaggio si deduce che ha capito con umiltà di aver creato qualche imbarazzo e che molti Napoletani non amano solo il Napoli ma anche e soprattutto Napoli, e che non è il caso di offrire il fianco ai preconcetti di alcuni contro la gente che lo adora. Compreso chi scrive.
Come già detto, Lavezzi era in buona fede perchè straniero e vittima di un certo malcostume figlio di una altrettanto certa ignoranza italiana.
Non era certamente in malafede Caressa a fargli la domanda come qualcuno ha detto e non il calciatore nella risposta ironica. Youtube è pieno di video amatoriali che testimoniano di tifosi di ogni città che accolgono a migliaia nottetempo i propri beniamini in ogni aeroporto d’Italia. Ma il “pocho” ha semplicemente commesso una gaffe innocente perchè ha fatto ridere chi ride facilmente sulla pelle dei Napoletani.

Vai “pocho”… dribbla i luoghi comuni come gli avversari in campo. Ricordati che, come noi ti abbiamo eletto nostro idolo sportivo, anche tu hai il tuo che può insegnarti come fare. Noi siamo tutti con te!

Nel video, a 3:24 Maradona racchiude la sua missione Napoletana

L’accusa a Lavezzi che nessuno ha mosso

L’accusa a Lavezzi che nessuno ha mosso
riflessioni personali sul rispetto per i Napoletani 

Angelo Forgione – Da sempre, ho assistito alle offese contro la gente di Napoli e alla città senza che mai un sindaco o una personalità di rilievo pretendesse scuse e riguardo. Ecco perchè in questi anni ho promosso battaglie e discussioni a livello nazionale contro chi ci ha offeso, ottenendo spesso il dovuto RISPETTO per TUTTI i Napoletani, e non è il caso di fare l’elenco autorefenziale. La mia opera ha suscitato l’interesse di tanti Napoletani veraci, famosi e non, qualcuno dei quali ha persino formulato pubblicamente all’attuale amministrazione cittadina la proposta di mutuare in qualche modo la mia esperienza con un ufficio comunale curato da un avvocato che quereli chiunque offenda la nostra città.
Ma ora che, per COERENZA, ho analizzato (e non attaccato) un inconsapevole e innocente passo falso di un osannato giocatore del Napoli, leggo sui vari forum e non solo cose indecenti sulla mia persona, sulla mia professionalità e sulla mia reputazione. Tutto quello che ho fatto fin qui è stato a volte dettato da mie intuizioni ma talvolta, anzi spesso, anche dalle copiose segnalazioni, proteste e testimonianze di indignazione alle quali ho dato un seguito solo dopo aver visionato e verificato con i miei occhi e con la mia ottica quanto sottopostomi. E a dimostrazione di un vittimismo da evitare, molte volte ho ridimensionato quanto segnalato. Ho insomma dato sfogo alla mia indignazione ma ho anche tastato il polso alla gente, e l’ultimo caso è nato proprio dalle telefonate ricevute appena il fatto (non grave) si consumava e dalle decine e decine di messaggi sull’argomento.
Il giudizio di talune persone, in minoranza rispetto a coloro che dimostrano di apprezzare, che hanno espresso un giudizio alla persona e non al fatto, mi costringono a riflettere sull’opportunità di dare seguito al filone culturale di denuncia contro luoghi comuni e attacchi ingiustificati ai Napoletani, per limitarmi alla sola diffusione culturale e alla questione monumentale.
La mia personale opinione è che noi Napoletani saremo sempre schiavi di un’unica fede, quella calcistica, di fronte alla quale la nostra identità e la nostra rispettabilità passano in secondo piano; essere tifosi del Napoli deve significare essere tifosi di Napoli ma se ciò non è, temo che non faremo mai il salto di qualità culturale che potrebbe consentirci di “liberarci” e di ottenere il nostro riscatto sociale.
L’ironia nella vita non deve mai mancare e tutti sanno quanto i Napoletani abbiano insegnato al mondo a ridere. E nella mia sfera privata ho testimonianza di essere apprezzato anche per il mio umore e la mia propensione alla risata. Ma non mi apparterrà mai la filosofia di “È COSA ‘E NIENTE” denunciata drammaticamente dal grande Eduardo e rispolverata da Roberto Saviano per far riflettere su quello che è di fatto il più grande limite dei Napoletani: il non riescire a capire la differenza tra autoironia e autolesionismo.
Napoli non può essere difesa se non dai Napoletani, molti dei quali non ne hanno alcuna voglia.

Chiudo queste riflessioni col videoclip di “RISPETTO” che racchiude la filosofia operativa di V.A.N.T.O. ben raccolta e musicata dal bravissimo Danilo Belsino.

Napoli fannullona? Anche Lavezzi ci casca.

Napoli fannullona? Anche Lavezzi ci casca.
ora è ufficiale, l’argentino si è perfettamente ambientato in Italia

Angelo Forgione – Gaffe innocente di Lavezzi nel dopopartita di Manchester-Napoli di Champions League che non è passata inosservata neanche a qualche quotidiano nazionale del nord. Intervistato da SKY, il campione argentino ha chiuso il suo intervento con una battuta certamente innocente ma figlia di un luogo comune ampiamente analizzato nei giorni scorsi (link in basso).
Dopo la splendida prestazione degli azzurri, Fabio Caressa dallo studio gli ha domandato se fosse cosciente che a Capodichino avrebbero trovato i Napoletani ad accogliere la squadra e la risposta, accompagnata da un sorriso sornione, è stata: «Non penso, la gente a Napoli lavora!». Subito sono scoppiate le fragorose risate di Ancelotti, Vialli, Rossi e dello stesso Caressa che poi sottolineava la battuta sdrammatizzandola con un «non se la prenderanno naturalmente (i Napoletani)… detta dal pocho…»
Purtroppo l’argentino del Napoli, magari infastidito dall’assedio dei tifosi in Via dei Mille di qualche giorno fa in pieno giorno (a proposito, ma quando capiremo che i giocatori sono uomini come gli altri?), non si è calato nella realtà identitaria di una Napoli che cerca di combattere gli stereotipi ma è vittima, non per sue colpe, della realtà italiana fatta di pregiudizi e luoghi comuni verso la totalità della gente che lui stesso rappresenta. Tuttavia, pur nella goliardia del siparietto, passa un messaggio negativo perchè trattasi di una battuta pronunciata da uno che a Napoli vive e che non è Napoletano, e per questo viene preso indirettamente sul serio. Lavezzi non si rende conto del danno d’immagine che arreca alla gente di cui difende i colori; ma non se ne può fargliene certo una colpa, anzi, va compreso.
Ritornano però in mente le “bacchettate” di De Laurentiis che alla vigilia della stagione ha indirizzato al suo calciatore la frase «Lavezzi faccia più il Napoletano e meno l’argentino», invitandolo a lavorare di più e ad evitare di tirar tardi la notte.
Certo, sono lontani i tempi di quell’altro argentino chiamato “sudaca” a Barcellona che non accettò i luoghi comuni contro i Napoletani. Quell’argentino si oppose al sistema come sempre nella sua vita per difendere, in ogni modo e finchè li ha rappresentati, anche i “suoi” Napoletani. E pagò pure quello.
Inutile evidenziare che i soliti buontemponi di turno hanno subito strumentalizzato la battuta di Lavezzi con titoli del tipo “anche Lavezzi prende per il culo i Napoletani”. Così come è inutile dire che stamane Napoli era già dalle primissime ore ingolfata dal solito intenso traffico quotidiano, e non si trattava certo di gente che tornava da Capodichino.
Per far festa al lavoro ci sarà tempo Lunedì 19, festività patronale di San Gennaro, almeno per l’ultima volta. Sperando che le cose vadano bene Domenica sera per il Napoli contro il Milan. Allora si che ci si potrà permettere di distrarsi per il Napoli senza il timore che qualcuno rida.

Spot e slogan su Napoli fannullona che non c’è

Approfondimenti

RC auto, vessazione per i meridionali. Ma…

RC auto, vessazione per i meridionali. Ma…
una sentenza di Strasburgo impone polizze uguali per tutti

di Angelo Forgione

Discriminazione assicurativa, altro che chiacchiere! La RC auto a Napoli può costare anche il 150% in più rispetto a Milano. La spiegazione ufficiale per quest’aberrante differenza di trattamento è in realtà una falsità facilmente smontabile: a Napoli avvengono più incidenti. L’ISTAT smentisce coi dati ufficiali che raccontano chiaramente come il tasso di incidentalità del capoluogo campano non sia  assolutamente superiore alle città del nord e che il tasso di mortalità in Campania sia tra i più bassi in assoluto.
La polemica divampa per un fenomeno che ha raggiunto e superato il limite di sopportazione degli utenti meridionali. L’Antitrust sta indagando su presunti cartelli per non moderare i prezzi e le prime multe sono già arrivate ad Ina-Assitalia per le disdette unilaterali delle polizze comunicate a clienti campani, pugliesi e calabresi. L’assessore allo sviluppo e alla tutela dei consumatori del Comune di Napoli Marco Esposito ha costituito un Comitato denominato “RCA Napoli Virtuosa” col quale si intende mettere in campo degli strumenti per colpire gli autori delle truffe assicurative e avvantaggiare i cittadini virtuosi. Le associazioni di categoria protestano e Federconsumatori ha indetto per il 24 Settembre una manifestazione di protesta a Napoli per supportare il comitato MO BAST!. Il network meridionalista CogitoErgoSud, invece, ha lanciato una petizione online per poi interrogare gli organi istituzionali sulla questione.
La discriminazione è dunque chiara e inaccettabile, anche perché la legge 990 del 24 dicembre 1969, con la quale si è introdotta l’obbligatorietà di stipula assicurativa per i veicoli a motore, non contempla alcuna diversità di tariffe in base alla residenza degli assicurati.
A spaccare il granitico fronte delle compagnie assicurative potrebbe però essere una sentenza della Corte di Giustizia di Strasburgo dello scorso Giugno, nell’ambito di una decisione su un ricorso presentato da un’associazione belga di consumatori: il premio dell’assicurazione non può cambiare in base al sesso, all’età e al luogo di residenza; in caso contrario, si tratta di “discriminazione”. Così l’Alta Corte ha di fatto annullato la differenziazione delle tariffe su base territoriale e AssoConsumatoriItalia ha spiegato che grazie a questa sentenza dovranno essere invalidate tutte le leggi di recepimento nazionali (in Italia è il D.lgs. 196/2007) a partire dal 21 dicembre 2012. A meno di nuovi decreti.
Staremo a vedere.

Approfondimento sulla Napoli fannullona che non c’è

Approfondimento sulla Napoli fannullona che non c’è
per il Social Network Badoo, Napoli città più notturna d’Italia

Angelo Forgione – Vale la pena ritornare sulla questione “Napoletani e il lavoro“, nata dall’analisi dello spot Red Bull e sulle esternazioni di Calderoli, per approfondire il discorso con ulteriori elementi rafforzativi della teoria di demolizione di un luogo comune antipatico. Tanti lo sapranno bene ma forse a qualcuno sfugge che la città partenopea è una città nottambula, popolata di gente anche nelle ore buie. Probabilmente molto più delle altre città italiane. Lo sottolinea la guida turistica online 10cose.it che, tra le dieci cose da vedere e fare assolutamente a Napoli, elenca al punto nove “Uscire la sera a Napoli“. Lo conferma in qualche modo la singolare classifica delle città più notturne del mondo compilata sui dati forniti dai 122 milioni di utenti in 180 paesi iscritti al social network Badoo che hanno inconsapevolmente procurato degli indici di misurazione dei picchi di conversazioni online nell’arco delle 24 ore; Napoli risulta la “città più notturna d’Italia”, davanti a Torino, Milano, Firenze, Catania e Roma; 23esima al mondo, anche più tiratardi di New York.
Certo, stare davanti ad un computer non significa godersi la città, e spesso simili classifiche non indicano appieno il risultato annunciato, ma la statistica specifica comunque un’abitudine a prender sonno più tardi che altrove, con tutti gli annessi e connessi. Alzi la mano chi, girando per Napoli a tarda sera, non vede in più zone la città animata da gente che socializza consumando drink fuori qualche locale e, perchè no, mangia anche ad ora tarda. Si, perchè a Napoli si può entrare nei ristoranti a qualsiasi ora del giorno e della notte senza il timore che qualcuno ti chiuda la porta in faccia o ti maltratti al tavolo con la frase “la cucina sta chiudendo” come accade altrove. Per non parlare della Domenica in cui, se il frigorifero è vuoto, non è che sia un problema riempirlo.
Altri aspetti della laboriosità e dell’applicazione degli esercenti napoletani. E allora è il caso di proporre uno spezzone dello spettacolo di Simone Schettino “Dicette ‘o Pappece vicino a’ Noce…” (2004) che rafforza i temi già trattati e in cui aspetti e risvolti del rapporto tra i Napoletani e il lavoro vengono proposti con un misto di ironia e concretezza drammatica rimarcabile.

Red Bull mette le ali ai Napoletani. O forse li offende?

Red Bull mette le ali ai Napoletani. O forse li offende?
Spot e slogan leghisti dipingono una Napoli fannullona. Che errore!

Angelo Forgione – Diciamolo subito, l’autoironia è una virtù e i Napoletani ne posseggono in quantità. Ma quando questa è sollecitata da luoghi comuni alimentati da un contesto sociale discriminatorio e non è supportata da una specifica verità conclamata, diventa inconsapevolmente un limite.
Negli ultimi mesi ha imperversato nelle radio uno spot apparentemente divertente del più noto tra gli energy-drink (nel videoclip), ma che in realtà fa passare un messaggio pericoloso, una strisciante discriminazione: Napoletani fannulloni!
Il pigro impiegato Scognamiglio che fa la pennichella ogni giorno tre o quattro ore prima di smontare, francamente dipinge una realtà applicabile ad ogni latitudine. Perchè caratterizzare il protagonista con cognome e accento (improbabile) Napoletano?

Lo spot ha trovato ampio e indiretto rafforzamento nella propaganda leghista del Ministro della semplificazione Calderoli che a Luglio, in occasione dell’apertura delle sedi di rappresentanza ministeriali al nord, ha dichiarato: «a Napoli mai un Ministero del Lavoro perchè non sanno di cosa si parla». E come non ricordare l’allenatore di calcio Silvio Baldini che motivò cervelloticamente la grande passione dei tifosi del Napoli con la disoccupazione?
Questi spunti di riflessione conducono all’analisi di un luogo comune che descrive come scansafatiche i Napoletani e i meridionali in generale. Cosa tutt’altro che vera se consideriamo gli indici di emigrazione, sommerso e qualità aziendale degli impianti del sud. La storia, come sempre, ci insegna che la Napoli Capitale era anche capitale del lavoro fino al 1860, e con essa anche il sud, laddove proliferava ogni settore produttivo, dalle arti alle industrie, nonostante il carattere rurale di vaste zone dell’entroterra meridionale. Prova ne sia il fatto che la Torino dei Savoia, terra di leva militare dedita alla guerra e completamente priva di cultura, deve le sue bellezze architettoniche alla recluta di artisti meridionali, il messinese Filippo Juvarra in primis.
Dall’unità d’Italia tutto e cambiato: da Napoli non partono più merci ma uomini, e ancora si ascoltano spot radiofonici che ricalcano i più stantii luoghi comuni, identici nella forma e nella sostanza alla denigrazione di stampo sabaudo degli anni risorgimentali.

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