Dopo la bufera, intervista-confronto con Luca Serafini

Dopo la bufera, intervista-confronto con Luca Serafini
«La vera immondizia è la politica. Quella di Napoli è vergogna italiana. Ho sangue sudista, sono avvilito»

di Angelo Forgione 

L’editoriale di Luca Serafini, col quale il giornalista di Mediaset ha motivato politicamente il mancato acquisto da parte di Berlusconi del calciatore Hamsik, abbandonato nella Napoli dell’immondizia, ha scatenato una bufera per via di alcune espressioni sulla città di Napoli e sul presidente De Laurentiis, sgradite al popolo azzurro. Siti, radio, blog, gente comune, tutti contro Serafini.
Come già scritto, non c’era da offendersi perchè non si trattava di razzismo ma di semplice peccato di presunzione nel considerare un calciatore del Napoli acquistabile semplicemente per volontà. Purtroppo la querelle è trascesa e sono piovuti su Serafini insulti e minacce per via diretta tramite Facebook, nonostante avesse comunque riconosciuto l’errore di essersi espresso con termini incauti. La maleducazione e l’inciviltà non appartengono ai veri Napoletani, e superano ogni presunzione o razzismo. Il perseverare nella protesta facendola degenerare, utilizzando Facebook non come una risorsa di confronto ma come un luogo in cui poter sfrenare ogni istinto, è pratica poco intelligente per chiunque pretenda di affermare le proprie ragioni.
Ho deciso di contattare Luca Serafini, argomentando sulle mie riflessioni al suo editoriale e ponendogli qualche domanda su temi calcistici e non che coinvolgono i punti di vista di Sud e Nord, dal razzismo negli stadi al potere mediatico del nord,  in un confronto cordiale e civile che facesse meglio venir fuori il suo pensiero e si chiarisse una volta e per sempre che, come già detto a caldo, non c’era da parte sua razzismo e volontà di offendere i Napoletani. Preciso che è il mio punto di vista personale che non vuole rappresentare quello di nessun altro. 

A.F.: Serafini, se me lo consenti ci diamo del tu perchè siamo colleghi. Mi perdonerai se il mio punto di vista è da sud, ma non posso perdere l’occasione per confrontarmi con un collega giornalista d’esperienza del nord. Leggendo l’editoriale che ha scatenato l’inferno a Napoli, è chiaro che non c’è razzismo, anche se l’accusa che ti è stata mossa è questa. Ti sei però reso conto che traspare una sorta di presunzione che ha dato fastidio ai Napoletani?

L.S.: Presunzione? Non lo so. Io ho scritto che quella di “abbandonare” Hamsik è stata una scelta politica di Berlusconi: in un momento di emergenza per l’immondizia e con un fresco sindaco avversario nello schieramento, ha preferito non fare una scelta impopolare. Mi hanno rinfacciato il fatto che il Milan non lo abbia preso perché troppo caro: può darsi, a me risulta che il Milan su Hamsik l’investimento lo avrebbe fatto, poi ognuno può credere a quello che vuole. L’espressione è stata infelice, ho chiesto scusa. Due volte. Non è bastato nemmeno questo: “un grande professionista non può sbagliare a scrivere”, “ti hanno imposto di chiedere scusa dall’alto”. Mi dispiace, ma io non voto per Berlusconi e non ho mai votato per lui: non sono questi gli ordini che prendo dall’alto. E’ vero che sono a SportMediaset dal 1986: per me è un vanto, non una vergogna. 

A.F.: Il popolo di Napoli è scottato da 15 anni di emergenza rifiuti, e toccare certe tematiche è ormai diventato delicato, soprattutto per i troppi che non capiscono che il Napoletano è vittima, non colpevole. Esprimi con sincerità il tuo pensiero sulla questione, tu che sei stato corrispondente per il Mattino e i Napoletani li conosci abbastanza.

L.S.: Il popolo italiano è scottato da decenni di emergenza rifiuti: la politica! L’immondizia è in televisione, negli spot pubblicitari, nel gossip, in internet, ovunque, è un nemico che ci insidia in ogni vicolo. Bisogna che gli italiani e i napoletani si convincano che a bruciare la monnezza ci dobbiamo pensare da soli. Ho sentito in Luglio un’intervista su Radio Rai al sindaco di Napoli, il giorno dopo il suo primo incontro a Roma con Berlusconi sul tema dell’immondizia: spero che il problema sia in via di risoluzione, così come lui auspicava. E’ una vergogna italiana, non napoletana.

A.F.: Nell’editoriale hai usato l’aggettivo “invasato” per descrivere De Laurentiis, senza però motivarlo. È chiaro che ti riferivi all’estate calda del presidente, ma non credi il patron azzurro, con tutti i suoi difetti, sia comunque un bene per il calcio italiano e non un male in questo momento in cui c’è bisogno di rinnovamento?

L.S.: De Laurentiis a mio avviso è vittima della sindrome della popolarità. Funziona così: produci film di successo da due generazioni, vinci Oscar, ma pochi sanno chi sei, ti riconoscono. Diventi presidente di una squadra di calcio e ti intervistano tutti i giorni. E’ vero che mi sembra un po’ invasato, nei toni e nei modi, in questo modo rischia di avere torto anche quando ha ragione. Quando parla di complotti, aizza le folle e sa che non è vero. Se so che a un tavolo sono seduti dei bari, io non mi ci siedo a mettere a rischio i miei soldi. 

A.F.: La rivalità tra Napoli e Milan si sta accendendo come negli anni 80 in vista della prossima stagione e la squadra partenopea sta offrendo l’opportunità di liberarsi da una sorta di “professata superiorità” del nord che non si può negare, non solo nel calcio. Senza retorica, come pensi che i Napoletani possano riscattarsi anche oltre il calcio?

L.S.: Questo è quello che ha scagliato tanta rabbia contro di me in queste ore. È un vittimismo strisciante, costante. Da cosa si devono riscattare i napoletani? E perché? Quando avevano la squadra più forte d’Italia, hanno vinto scudetti e coppe e nessuno li ha boicottati. In quegli anni io scrivevo per “Il Mattino”, ho conosciuto e lavorato con colleghi napoletani ai quali sono legatissimo, ho vissuto da testimone sfide meravigliose e mai nessuna di quelle sfide fu decisa da questioni arbitrali o di palazzo. La vicenda delle 100 lire in testa ad Alemao fu l’unica polemica, ma il Milan era arrivato bollito a fine stagione e comunque si consolò con la Coppa dei Campioni.

A.F.: Questo è il mondo di internet, dove ciò che viene posizionato sul web è monitorato oltre il proprio recinto. Tutto questo evidenzia anche gli errori della televisione. Voglio dire che il potere mediatico di Milano, rispetto a Napoli che non ha neanche un’emittente nazionale, è vissuto male dai Napoletani che sentono parlare prevalentemente delle tre grandi storiche, a scapito anche dei giornalisti che, non avendo un contatto diretto col pubblico, perseverano nell’errore. Sportitalia, ad esempio, è l’unica redazione sportiva che tratta nord e sud allo stesso modo e i meridionali stanno migrando li, ne va preso atto. “Controcampo” è inviso ai Napoletani da quando Cruciani fa trasparire una certa antipatia per Napoli sia da quel pulpito che da Radio24. Non credi che anche le TV del nord debbano rivedere il loro modo di fare per non dividere anche sportivamente la nazione e perdere consensi?

L.S.: Ho lavorato 26 anni con Maurizio Mosca e grazie a lui ho imparato, tra le tante cose, che il calcio italiano non è solo Milan, Inter e Juventus. D’estate da anni, con grande entusiasmo e passione, seguo i ritiri estivi di Lazio e Fiorentina in particolare, ma anche Bari, Genoa, Bologna, Parma, Siena… Tu dici Nord contro Sud: ma lo vedi cosa succede tra i tifosi di Brescia e Atalanta? Tra quelli di Roma e Lazio? Verona e Vicenza? Genoa e Sampdoria? Foggia e Taranto? Non credi che il campanilismo spacchi l’Italia in mille pezzi e non solo in due tronconi? La cultura dovrebbe arrivare dalle scuole, dalle televisioni, dai giornali. Invece non sappiamo nemmeno difendere il nostro Crocifisso nelle aule, invece celebriamo Corona, invece ci insultiamo e ci ammazziamo per il pallone. E’ una strada lunga, incidenti come quello in cui sono incappato io non aiutano a crescere purtroppo. Quanto a Cruciani e alla faziosità dei programmi sportivi di Mediaset, sono di parte, ma vivendo la quotidianità della redazione non posso davvero assecondare la tesi di anti-napoletanità o anti qualsiasi altra cosa. Viviamo di pubblicità, ascolti e di abbonati, anche solo per opportunismo non converrebbe a nessuno essere faziosi, a Cologno.

A.F.: In chiusura, ti chiedo come si possa fare in modo che Napoli e Milan, primarie realtà calcistiche del Sud e del Nord del paese, e tutti gli addetti ai lavori che vi gravitano attorno, possano distendere le piazze e, perchè no, fare in modo che i milanisti, la cui squadra uscì tra gli applausi quella domenica del 1988, non cantino più “colerosi, terremotati, forza Vesuvio” che è coro razzista mai sanzionato nonostante le norme della FIGC, e si dovrebbero sospendere le partite, senza che sia stigmatizzato da nessuno come se fosse un normale sfottò?

L.S.: Anni fa ho scritto un libro per la “Sperling&Kupfer”, con un titolo infelice (scelto da loro: come vedi le espressioni infelici capitano a tutti): “Il libro delle liste sul calcio”. Titolo terrificante. Era un condensato di curiosità, aneddoti, stravaganze del calcio e un capitolo era dedicato a quei cori offensivi e a quello contro i napoletani in particolare. Ad oggi, se non ricordo male, gli arbitri hanno sospeso una partita solo per uno striscione contro Collina. Le corporazioni in Italia sono un’altra piaga da cui non ci riusciamo a liberare. Per quei cori come per le violenze che vengono perpetrate negli stadi a tutti i livelli, vale sempre lo stesso concetto: le leggi ci sono, bisognerebbe applicarle con severità.

A.F.: Partita sospesa anche per razzismo contro Eto’o a Cagliari dopo le ire di Moratti per l’accanimento contro Balotelli, come dire che i neri sono tutelati e i Napoletani no, ma potremmo discuterne a lungo e ad ogni modo la tua risposta è buona comunque. Grazie Luca, ci vediamo a Napoli-Milan. Credo che la polemica si possa chiudere serenamente qui. I Napoletani sono focosi ma sanno anche dimenticare quando capiscono che non c’è cattiva intenzione e premeditazione.

L.S.: Grazie a te. Mi hanno accusato anche di passare da carnefice a vittima per i toni successivi all’editoriale incriminato, sinceramente confesso che questa polemica così violenta mi ha amareggiato e avvilito. Ho sangue sudista, ho amici, tanti, e colleghi napoletani nel cuore come Carratelli, Coppola, Esposito, Iavarone, Auriemma, mi conoscono di persona e sanno che uno dei ricordi più belli della mia vita professionale, è quella foto che questa estate mi ha taggato su Facebook un milanista: avevo 25 anni e premiai in campo al San Paolo Diego Maradona per il “Supergol dell’anno”. Raccontandolo, sono ruffiano e leccaculo anche adesso, probabilmente. Ma almeno questa volta nei confronti dei napoletani e non di Berlusconi. Grazie a te per la grande, civile opportunità che mi hai concesso.

Luca Serafini (Mediaset): «Hamsik abbandonato»

Luca Serafini (Mediaset): «Hamsik abbandonato»
tipico peccato di presunzione della stampa “strisciata” 

Angelo Forgione – In un editoriale per MilanNews.it, il giornalista Mediaset Luca Serafini, vicino alle vicende rossonere, ha così tentato di spiegare i mancati acquisti di Hamsik e Fabregas da parte del club di Berlusconi:
“Hamsik è stato abbandonato per ragioni “politiche”: nella Napoli dell’immondizia, del nuovo sindaco avversario e dell’invasato De Laurentiis, Silvio Berlusconi non poteva andare a compiere sgarbi. Fabregas invece è stato abbandonato di fronte ala sua insuperabile volontà di tornare a casa, in Spagna, a Barcellona, dopo gli anni londinesi”.
Molti tifosi del Napoli mostrano risentimento per il ricorso, ancora una volta, ad un dramma sociale che ha colpito Napoli negli ultimi anni. Ritengo che Serafini non abbia voluto offendere ma, scrivendo per una testata milanista, da buon milanista ha ritenuto di ricorrere all’immondizia di Napoli (che poi non è solo di Napoli) per contestualizzare politicamente la missione incompiuta milanista. Certo, può infastidire che l’immondizia di Napoli sia diventata la Napoli dell’immondizia (l’inversione dei fattori cambia la forma e disturba eccome), per inquadrare il riferimento alla campagna elettorale dell’evaporato Lettieri di fronte al ridondante De Magistris. Ma Serafini non è stato razzista, questo no! Se affermassimo il contrario finiremmo per scadere nel vittimismo inutile che va sempre evitato.

Non è il solito rifarsi all’immondizia che deve dar fastidio, ci mancherebbe; durante le amministrative Napoli soffocava sotto i rifiuti mentre oggi le cose vanno decisamente meglio (molto meglio) e, intoppi a parte, si lavora per la normalità. Serafini venga pure a trascorrere un bel week-end a Napoli prima che inizi il campionato.
Ciò che invece disturba è la solita presunzione di tanti tra coloro che si occupano delle presunte tre big storiche, che vedono ora il Napoli sempre più insidioso e che, secondo un modo di pensare tutto loro, considerano ogni calciatore acquisibile con la sola volontà degli operatori di mercato delle tre società strisciate. Così come nel 2007 Hamsik era a 80 km da Milano ma nessuna milanese si era accorta del talento slovacco che era finito a 800 km a sud, così nel 2011 Hamsik è ancora a Napoli non perchè il presidente l’ha fortemente trattenuto ma perchè è stato “abbandonato” per ragioni politiche (nella Napoli dell’immondizia).
Serafini dimentica che a sperare in Hamsik a Milano è stato lo scaltro procuratore Mino Raiola e molto meno il Milan; e mette in secondo piano il “lodo Mondandori”, vero motivo dell’austerity rossonera in tempi di recessione del paese, di cui Berlusconi è presidente del Consiglio dei Ministri. Pochi denari da investire sul mercato, altro che Hamsik e Fabregas per cui necessitavano risorse importanti; il “mister x” era Aquilani, corredato da Nocerino, per un esborso modesto e possibile. Anche Moratti, paperon dei petrolieri che ha fatto spese folli nell’ultimo decennio pur di uscire dalla sindrome dello sconfitto, ha avuto la possibilità su un piatto d’argento per portar via Lavezzi ma non ha avuto la forza economica di pagare la clausola rescissoria a De Laurentiis. C’è crisi, grande crisi, e Berlusconi che non ne è immune non abbandona per dinamiche politiche ma, semplicemente, non può fare offerte per questioni economiche (ammesso che De Laurentiis le avrebbe ritenute idonee).
Ricordate quando il Napoli prese Maradona e la stampa del nord disse che era stato preso da Agnelli e parcheggiato in azzurro? Per un’estate intera abbiamo sentito il vento del nord che dava Hamsik al Milan e Lavezzi all’Inter, e già l’acquisto di Pandev è annunciato come ipoteca per i prossimi avvenimenti. La verità è che i “tre tenori” sono stati serenamente trattenuti e si sono aggiunti Inler, Pandev e una pletora di elementi che allungano la panchina. E questo perchè De Laurentiis ha gestito bene il Napoli negli anni scorsi ed è a posto coi conti come non il Milan, l’Inter e la stessa Juventus. Pronti via, e così il Napoli è in pole, almeno sulla carta.
Cosa vuol dunque significare il dare dell’invasato a De Laurentiis, ormai nemico numero uno di Berlusconi in sede di Lega Calcio, senza giustificare l’aggettivo? Perchè è invasato il presidente del Napoli? Perchè è in regola col fair-play finanziario? Perchè conosce il mercato e sa fare l’imprenditore? Perchè coi suoi modi esuberanti, e spesso fastidiosi anche per i Napoletani stessi, sta rompendo gli schemi ingessati e precostituiti dell’agonizzante calcio italiano con l’avallo del Presidente del CONI Petrucci che ne sponsorizza l’autorità?

Serafini si tenga quel Berlusconi che prima di Milan-Napoli disse all’Unione per il Commercio di Milano «andiamo a battere il Sud» e che nella piazza simbolo della NAPOLI DELLA CULTURA, umiliata dai rifiuti tossici del nord e dalle mafie mai contrastate dai governi italiani, ha tentato di comprare i voti dei fans di Gigi D’Alessio promettendo che il Milan non avrebbe comprato Hamsik. I Napoletani si tengano l’assennato De Laurentiis, il confermato Hamsik, l’eletto De Magistris e la cultura di Napoli.

da Siviglia: «non volevamo offendere i Napoletani»

da Siviglia: «non volevamo offendere i Napoletani»
«Napoli e suoi tifosi grandi realtà d’Italia e d’Europa»

Angelo Forgione – Torno, e per chiudere un discorso avviato in Agosto e non concluso, sull’appellativo “camorra” usato nei confronti dei giocatori del Napoli durante e dopo l’assai poco amichevole Napoli-Siviglia. La telefonata organizzata a seguire da Gianni Simioli di RadioMarte con l’ausilio di una complice napoletana residente in Spagna, ha fatto in modo che il direttore del quotidiano “Estadio Deportivo” Joaquin Adorna porgesse le sue scuse per il titolo usato sul quotidiano (“Possono con tutti, anche con la camorra”).
Il termine “camorra”, di origine ispanica, è contemplato nel vocabolario spagnolo come sinonimo di rissa e può essere semmai stigmatizzato quando associato alla parola “napolitana” (commentai già così la sera della partita quando tanta gente mi inviò copiose proteste per la telecronaca spagnola della partita). Giocare con la parola quando c’è di mezzo Napoli è purtroppo facile e non è la prima volta che accade. Ma va detto che lo stesso termine è stato utilizzato dal quotidiano spagnolo “El Pais” nei confronti di Mourinho e del suo Real Madrid in occasione della rissa seguita alla sconfitta sul finale col Barcellona.
Vale la pena riportare la traduzione di un articolo comparso sul seguìto blog sevillista “El Alminar de Nerviòn” dal quale si evince che da una parte gli spagnoli si giustificano a ragione veduta per l’uso della parola ambigua e dall’altra viene sottolineata l’abitudine, non troppo gradita agli stessi sevillani, del direttore del quotidiano di casa di forzare spesso certi titoli.
In conclusione, e a qualche settimana dalla vicenda, si può dire che non è dunque da considerarsi offensiva la parola “camorra” in ambito calcistico spagnolo ma non è completamente sbagliato considerare strumentale l’uso della frase “camorra napolitana”. E allora prendiamocela un po’ più coi telecronisti della tv del Siviglia che hanno ripetuto più volte la frase. In fondo sia Joaquin Adorna che i redattori di “El Alminar de Nerviòn” hanno usato toni concilianti dai quali traspare una sorta di malgovernata delusione da appassionati tifosi per l’esito di una partita vittoriosa che doveva essere amichevole e che invece è stata fin troppo “vera” e spigolosa.
Fatta salva la buona fede sevillana (“El Pais” che non è di Siviglia ha chiesto a Florentino Perez se il suo Real Madrid voglia essere o meno un club camorrista dopo le intemperanze di Mourinho e dei suoi giocatori nella supercoppa spagnola), prendiamocela anche coi nostri antenati napoletani per aver accolto e radicato delle cattive abitudini spagnole. E qualcun altro che napoletano non era per averle fatte proliferare quando l’Italia è stata unita. E ci tocca convivere con questo flagello, senza la solidarietà di chi in Italia soprattutto, ma anche all’estero, ci attacca invece di darci sostegno. È come per la “monnezza”; i Napoletani sono molto più colpevoli che non vittime. E per questo siamo costretti a difenderci… ma una cosa è certa: è giusto farlo!

Il paragone “camorrista” indigna i tifosi napoletani
Dice il dizionario della RAE che camorrista è colui “che facilmente e per futili motivi provoca liti e risse”. In Italia, questa definizione è stata usata per definire le organizzazioni criminali che operano tanto a Napoli qanto in tutto il sud del paese, battezzandole con il sostantivo “camorra”. La cosa più curiosa è che questi banditi sono originari delle montagne spagnole e non furono pochi quelli che arrivarono in Italia nei primi anni del ‘300.
Non è stata presa bene a Napoli che da Siviglia abbiamo paragonato l’atteggiamento dei loro giocatori con tali individui, e da diverse fonti di opinione ne è stato espresso il disappunto. Capiamo perfettamente che chi è vittima di un male sociale di questa portata si indigni al pensiero che qualcuno possa confrontare i giocatori della squadra del proprio cuore con dei criminali. In Spagna abbiamo sufficiente rispetto per certe cose.
Tuttavia, il calcio è storicamente incline a certi titoli che richiedono di essere compresi a fondo dai lettori. Dal momento in cui il Siviglia ha toccato il primo pallone, l’atteggiamento dei giocatori napoletani è stato incomprensibilmente violento e fuori luogo. La disputa della palla, più che dura, è stata febbrile e dissennata, destinata quasi sempre a distruggere ogni costruzione di gioco. Nonostante lo spettacolo deprimente, le immagini delle entrate dure nelle ginocchia, nelle tibie, peroni, delle caviglie e dei piedi, sono state evidenti da parte dei padroni di casa. Che hanno reso ancor più valida la prestazione del Siviglia, mai caduto nella provocazione costante della squadra azzurra palesemente protetta da un arbitro il cui operato è riscontrabile nella percezione di un incontro descritto da tutti come “ostile”.
Una volta chiarita la definizione di “camorra”, crediamo che il termine “camorra napoletana” definisca bene l’atteggiamento della maggior parte dei giocatori di Aurelio De Laurentiis nell’interpretazione della partita che si è dimostrata non essere una gita di piacere nel momento stesso in cui i giocatori del Siviglia Football Club si sono con piacere presentati. 

Joaquin Adorna di “Estadio Deportivo” invitato a correggere e porgere le scuse 
Dal blog di Angelo Forgione, davvero indignato, apprendiamo di un programma radiofonico italiano presentato da Gianni Simioli di Radio Marte da Napoli, dove una traduttrice che fa da mediatrice fa riferimento alla rissa finale ed esige un chiarimento pubblico dal direttore di “Estadio Deportivo” (come un consigliere a Cuenca) per aver definito con l’appellativo “camorra” l’atteggiamento della storica squadra del Sud Italia. 
Detto fatto! Con immediata prontezza l’edizione digitale di “ED” ha rimosso il sottotitolo in bianco che spiegava coerentemente il titolo in giallo “Possono con tutti”. Non è la prima volta che il direttore Adorna viene rimproverato di ricamare sui certi titoli con cui ogni giorno mira a “convincere” i lettori. 
D’altra parte pensiamo ‘che non è giusto maltrattarci come è stato fatto in questa vicenda. Nessuno pensa che i giocatori del Napoli siano dei mafiosi, o che siano affiliati a organizzazioni simili. L’idea sia del giornalista come del resto degli opinionisti che hanno usato questa analogia è stata quella di esprimere l’indignazione per il gioco duro in questo incontro “amichevole” che avrebbe potuto provocare lesioni gravi ai giocatori del Siviglia. Quando i nostri sono attaccati, tutti ricorriamo all’orgogliosa difesa contro chi provoca dolore al nostro cuore. E i nostri giocatori sono nel nostro cuore. L’arbitro non ha assicurato giustizia in campo e ha lasciato che la foga agonistica sfociasse nella scorrettezza.
“El Alminar de Nervión” considera il Napoli, i suoi giocatori e i suoi tifosi come una delle “grandi” realtà d’Italia e d’Europa e non sarà una partita violenta a cambiare la nostra opinione. Il resto appartiene all’universo calcio” che molto spesso carica di troppa adrenalina. 

Spingiamo il Vesuvio tra le 7 meraviglie della natura

Spingiamo il Vesuvio tra le 7 meraviglie della natura
votate… votate, ’a muntagna ha bisogno di noi!

Immaginate se il Vesuvio fosse designato tra le “7 meraviglie della natura”. Immaginate quale possa essere il messaggio internazionale per le bellezze della nostra città e dei suoi luoghi. Pensate a quanto è famosa Napoli nel mondo e quanto lo possa diventare sempre più con il suo simbolo tra i simboli della natura. Pensate quanto importante possa essere una designazione del genere dopo una crisi igienica che ha minato l’immagine della città e la sua capacità attrattiva, e proprio a beneficio di un luogo stuprato negli ultimi anni da cave e discariche a dispetto della sua specificità.
Immaginate tutto questo e pensate che dipende da noi trasformare il sogno in realtà, solo ed esclusivamente da noi. Basta perdere (o meglio guadagnare), due minuti per votare per il Vesuvio e spingerlo all’ambito traguardo. E poi a gioire saremmo noi. Ma bisogna far presto perchè le votazioni online termineranno l’11 Novembre 2011!
L’organizzazione internazionale “New Open World Corporation / World of New Wonders”  ha già ufficializzato nel 2007, con le stesse modalità, le nuove “7 meraviglie del mondo”. Tra queste il Colosseo di Roma, meraviglia donata dall’uomo al mondo duemila anni fa. Ora il concorso riguarda le meraviglie che la natura ha regalato all’umanità e l’Italia è in concorso col vulcano napoletano che potrebbe affiancare Napoli a Roma nell’iconografia turistica del mondo.
Il concorso ha preso il via nel 2008 e, all’inizio, il Vesuvio ha dovuto sgomitare tra le 440 località mondiali in corsa. Grazie anche al supporto di napoli.com (in comitato col Comune di Ercolano) e di V.A.N.T.O., oltre che di quello di altre associazioni e movimenti che hanno a cuore il territorio, il vulcano ha superato le prime due serie di votazioni planetarie, riuscendo ad entrare tra le 28 finaliste. La terza votazione, quella finale in corso, è ripartita a Luglio 2009 e solo ultimamente le istituzioni locali hanno preso a cuore l’opportunità, con la Provincia di Napoli che ha avviato un battage pubblicitario e informativo con interessamento dei media.
E così, a pochi giorni dalla chiusura delle votazioni, il nostro “sterminator” è tra i primi 10 e vicino ad entrare nel gruppo dei sette vincitori. Ora è il momento di insistere e votare, anche più di una volta. Votate, condividete, diffondete!
Abbiamo la possibilità di dare il senso giusto all’esortazione “FORZA VESUVIO!” 

Come si vota

– andare al sito: www.new7wonders.com/voto?lang=it

– selezionare il Vesuvio e altri sei condidati tra i 28 in concorso

– compilare il form e inviare il voto

– attendere il messaggio di posta contenente il link su cui cliccare
per convalidare il voto

– un ulteriore voto si può dare anche con l’account di Facebook da qui

È possibile votare più volte con diversi indirizzi E-Mail. Non esitate a farlo!

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Bacco amò le colline del Vesuvio più di quelle native e persino Cristo pianse di meraviglia alla vista del Golfo di Napoli. Più meraviglia di così?!
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ESTADIO DEPORTIVO e il doppio senso su Napoli

ESTADIO DEPORTIVO e il doppio senso su Napoli
il direttore, contattato da RadioMarte, censura il titolo

Il Siviglia vince anche a Napoli dopo la valanga di goal alle squadre precedentemente incontrate in precampionato e il quotidiano sportivo “Estadio Deportivo” titola così: “Possono con tutti (anche con la camorra)”. Gioco di parole visto che camorra in spagnolo significa anche lite. Peccato però che anche la telecronaca spagnola per la tv tematica del Siviglia aveva più volte tirato in ballo la “camorra Napolitana”.
Gianni Simioli per Radio Marte predispone un contatto telefonico con il direttore del quotidiano che si scusa per aver esagerato e giocato sul doppio senso della parola.
D’accordo con Gianni Simioli, riprendiamo l’audio dell’intervento in sintonia con la filosofia di V.A.N.T.O. che fa della richiesta di scuse il miglior deterrente per chi si macchia di simili attacchi ai Napoletani, affinché non ci ricaschino. E infatti, dopo le scuse, sul sito di “Estadio Deportivo” viene modificata la prima pagina dell’8 Agosto dalla quale viene fatta rimuovere la frase ambigua.

La traccia audio è gentilmente concessa da Radio Marte per fattiva collaborazione dell’amico Gianni Simioli.

Segnali “tecnologici” di civiltà da Napoli

Segnali “tecnologici” di civiltà da Napoli
la città che tenta di uscire dalla crisi con le sue forze

Angelo Forgione – Nella città che nel 1832 ha inventato la raccolta differenziata si tenta di ripartire in tema ambientale con la tecnologia. La società Napoletana RD ITALIA esclusivista per l’Italia della TOMRA ASA, leader mondiale per la produzione di macchinari che incentivano la raccolta differenziata, ha installato a Napoli delle macchine per la raccolta di bottiglie di plastica e lattine di alluminio.
A Via Filangieri n.75, all’esterno del Bar “La Torteria di casa Ferrieri”, con 30 bottiglie (tra plastica e alluminio) si ottiene un buono caffè da consumare all’interno del locale (guarda il filmato di napoliurbanblog), e si sa quanto il caffè a Napoli faccia gola. E anche a Piazza San Luigi si prende per la gola i ricicloni: 35 bottiglie per un trancio di pizza da “Elettroforno”. Altri punti di raccolta sono già installati altrove, come ad esempio all’Outlet di Marcianise dove per 25 bottiglie si riceve una shopping card per sconti sugli acquisti.
La RD ITALIA conta di estendere l’iniziativa nei locali pubblici, nelle sedi dei Comuni, nelle aree pubbliche ad alta affluenza come stazioni ferroviarie e aeroporto, nelle mense o anche nei semplici condomini. Secondo la «Rd» con questo sistema si riduce del 30% il volume occupato in discarica e si tagliano drasticamente i costi di trasporto. Il progetto prevede anche l’estensione nazionale in 12 città e, dopo il caffé a Napoli, si pensa a biglietti gratis per il cinema in quei multiplex che adotteranno la macchinetta.
Tecnologia al servizio della ripresa turistica anche per i servizi igienici, nel centro della città che ha sdoganato l’uso del bidet in Italia nella prima metà del settecento. Bagni pubblici hi-tech nei sottopassi di Piazza Trieste e Trento (guarda il filmato di TM News) dove, tra porte automatiche, gabinetto autopulente e carta igienica su comando da tastiera, l’automatismo trionfa con un occhio di riguardo ai disabili. Nuovo servizio vigilato aperto dalle 7 alle 17 e voluto dall’Assessore Comunale al Turismo Antonella Di Nocera in collaborazione con la Provincia di Napoli e la Camera di Commercio, dopo l’attivazione di quattro infopoint turistici.
Differenziata, servizi igienici, caffè, pizza, innovazione… ancora una dimostrazione che è col suo background storico che Napoli può farcela, senza aiuti esterni.

“La Domenica Sportiva Estate” porge le scuse

“La Domenica Sportiva Estate” porge le scuse 
 ammissione di colpa dopo il “taglio” del Napoli

A seguito della cancellazione del Napoli dalla scaletta della puntata del 7 Agosto, giungono le scuse da parte di Paola Arcaro, curatrice dell’edizione estiva milanese de “La Domenica Sportiva”.

Paola Arcaro:
Lei ha ragione, avevamo in previsione di dare il risultato dell’amichevole della sera, i ritardi accumulati sui tempi della diretta ci hanno fatto correre troppo “dimenticando” la notizia. È stato comunque un errore. Spero possiate accettare le nostre scuse.

Angelo Forgione:
Le scuse, per situazioni così “lievi”, si accettano sempre. Purchè non si abbiano a ripetersi e si garantisca ai Napoletani lo stesso rispetto assicurato ad altri bacini d’utenza, che è invece mancato nell’occasione denunciata.
Saluti.

(video) Sentenza calcioscommesse: DONI E I BERGAMASCHI NON SONO NAPOLETANI

(video) Doni e i bergamaschi non sono Napoletani!
Bergamo nella vergogna, Napoli esempio di lealtà

«Noi non siamo napoletani, l’Atalanta è una società seria, non abbiamo i boss dietro la rete della porta noi»… quella frase pronunciata in diretta nazionale da un tifoso dell’Atalanta che non abbiamo dimenticato. Come avremmo potuto?
Amarezza a Bergamo per le sentenze di primo grado del processo sportivo ai protagonisti del calcio-scommesse. Da li si era levata la protesta in difesa del capitano Doni, con tanto di esponenti della Lega Nord ad alzare la voce e tifosi che davanti alle telecamere dichiaravano «noi non siamo napoletani, l’Atalanta è una società seria…». Frase sdoganata su tutto il territorio nazionale per la quale Gad Lerner dovette scusarsi due volte coi Napoletani, anzi tre Facebook compreso, dopo la denuncia vibrata di V.A.N.T.O.
Purtroppo, per i sostenitori atalantini, la giustizia sportiva non ha ravvisato irregolarità nella posizione del Napoli come fece in tempi non sospetti una certa stampa a cui non parve vero poter sbattere il solito mostro in prima pagina: il pregiudicato a bordo-campo e la storia della sua mancata esultanza al goal del Napoli, che invece ci fu eccome. Sembrano tempi lontani e invece è storia di soli due mesi fa.
Che i bergamaschi non siano Napoletani è legge di natura. Ma ora è chiarissimo che non lo siano i giocatori dell’Atalanta condannati in primo grado e lo stesso Signori che pure di Bergamo è. Se lo fossero, si sarebbero comportati come il napoletano Fabio Pisacane e ora non si starebbero nascondendo per la vergogna. Vero Giorgio Buffoni?

Giustizia sportiva è fatta, almeno per ora. Quella penale è altra cosa (e conosciamo l’infiltrazione delle mafie nel calcio), quella divina poi… è bello sapere che lassù qualcuno ci ama.

“La Domenica Sportiva estate” cancella il Napoli

“La Domenica Sportiva estate” cancella il Napoli
la conduttrice preannuncia gli azzurri che non arrivano

L’edizione del 7 Agosto della “Domenica Sportiva estate” è stata fortemente scorretta nei confronti dell’utenza Napoletana. La conduttrice, dopo aver introdotto approfondimenti su Milan, Inter, Bologna, Parma, Cesena e Roma, ha lanciato la pubblicità preannunciando di trattare al rientro in studio anche di Juventus e Napoli. Dopo la fascia pubblicitaria si è infatti argomentato della Juventus insieme agli ospiti Ivan Zazzaroni, Serse Cosmi e Gigi Maifredi ma subito dopo si è chiuso l’argomento calcio passando ad altri sport, tagliando il preannunciato approfondimento sul Napoli (che proprio in serata era sceso in campo in amichevole contro il Siviglia). Tutto questo senza alcuna spiegazione.
Gli utenti Napoletani che pagano il canone alla tv di stato, qualcuno dei quali verosimilmente in attesa almeno del risultato (e non delle immagini) della partita trasmessa in pay-per-view, sono così rimasti con un palmo di naso di fronte ad una scelta editoriale scorretta e discriminatoria firmata dalla redazione Rai di Milano che cura l’edizione estiva del noto programma sportivo.
È chiaro che gli highlights della partita Napoli-Siviglia, fino alle ore 1:30, non potevano essere mostrati dalla RAI che non ne deteneva i diritti, ma la scorrettezza è relativa a quanto preannunciato dalla conduttrice, presumibilmente qualche approfondimento pronto in regia sulla preparazione estiva del Napoli (così come per le altre squadre) che ha messo interesse ai tifosi azzurri in visione, che è stato poi cancellato dalla scaletta. Fermo restando che, in merito a Napoli-Siviglia, si poteva certamente informare sul risultato della partita. E invece il taglio è stato fatto senza motivarlo con problemi tecnici o mancanza di tempo, mancando così di rispetto ai tifosi partenopei in ascolto. Complimenti!
Ai Napoletani che hanno visto la trasmissione la “consolazione” di ascoltare un tifoso juventino dichiarare il suo sogno: “vedere Lavezzi nella Juve”.

per proteste: domenicasportiva@rai.it e ScriveR@i

“The Economist” descrive il fallimento dell’Italia unita

“a Napoli prima grande monarchia e poi cricca politica”

Angelo Forgione – L’importante testata londinese The Economist ha pubblicato recentemente, sia su carta che on-line, un reportage firmato da John Prideaux e titolato “Oh for a new Risorgimento”, sulla situazione politico-economica d’Italia, mettendo in evidenza molti problemi della società italiana nell’anno delle celebrazioni del 150° anniversario di unità e certificando dal punto di vista estero il fallimento della nostra Nazione. Si analizza l’anomalia di un Paese in cui il Primo Ministro governa in coalizione con i secessionisti della Lega Nord “che accusano Garibaldi di non aver unito l’Italia ma di aver diviso l’Africa”. Anche la celebrazione a Sud può apparire desolante perchè – si legge – “nel 18° secolo Napoli era la terza città più importante in Europa dopo Londra e Parigi. Prima di essere accorpata all’Italia unita, era la città Capitale di una grande monarchia (gli inglesi lo sanno meglio degli italiani, e del resto “The Economist” nasce nel 1843, in piena crescita delle Due Sicilie, ndr) mentre ora è governata da una cricca di politici inetti. In questi giorni la città è famosa per i suoi cumuli maleodoranti di rifiuti non raccolti, come allora lo era per la baia e il vulcano che prima e dopo meravigliarono Goethe e i visitatori del Grand Tour”. Si fa poi riferimento al fenomeno editoriale italiano, il bestseller Terroni di Pino Aprile che fa luce sulle ombre delle truppe del Nord che presumibilmente “liberarono dalla dittatura” il Sud nel 1860, dove per dittatura si intende la stessa monarchia definita “grande” in precedenza.
Il reportage sottolinea che, a differenza di altri paesi che rivedono la loro storia senza però mettere in discussione l’Unità, in Italia è diverso e si avverte che le regioni che compongono il paese sono troppo diverse per essere fuse in una singola nazione, e che, di conseguenza, l’Italia come Stato ha radici poco profonde. Secondo questa linea di pensiero, la mancanza del consenso al progetto nazionale avrebbe portato alla debolezza delle istituzioni e del governo.
L’analisi del divario Nord-Sud sfocia nella constatazione che il Meridione è di fatto la più grande e popolosa area sottosviluppata nella “Euro-zone”. Prideaux sottolinea che “il rapporto intende sostenere che le cause dell’attuale malessere dell’Italia e il divario Nord-Sud risalgono a un’epoca più recente e non a 150 anni fa”, così come del resto ampiamente evidenziato da recenti studi del CNR (Malanima e Daniele), della BANCA D’ITALIA (Fenoaltea e Ciccarelli), dallo SVIMEZ e dell’ISTAT, oltre che dal Financial Times ultimamente.
”Tra il 2000 e il 2010 la crescita media dell’Italia, misurata in pil a prezzi costanti è stata pari ad appena lo 0,25% su base annua. Di tutti i Paesi del mondo, solo Haiti e Zimbabwe hanno fatto peggio”.
La chiusura del dossier è una condanna: “L’Italia è diventata un luogo che è a disagio nel nuovo mondo, timoroso della globalizzazione e dell’immigrazione. Ha adottato una serie di politiche che discriminano fortemente i giovani a favore degli anziani. A tutto ciò si aggiunge un’avversione per la meritocrazia che ha finito col far emigrare un gran numero di giovani talenti italiani all’estero. Inoltre, l’Italia non è riuscita a rinnovare le sue istituzioni ed è per questo che soffre di continui conflitti di interesse debilitanti nella magistratura, la politica, i media e business. Questi sono problemi che riguardano la nazione nel suo complesso, non una provincia o l’altra. A tutto ciò non ha giovato l’irrompere di Berlusconi al Governo. È giunto il momento per l’Italia di smettere di incolpare i morti per le sue difficoltà, di svegliarsi e prendersi un sorso di quel delizioso caffè che sa fare”.
Insomma, anche per il The Economist l’Italia è da rifare… per un nuovo Risorgimento. Non c’è dubbio, e sicuramente non potrebbe essere peggiore di quello precedente, che ad una grande monarchia del Sud ha sostituito una cricca di politici inetti. Di luci ormai l’Italia ne ha ben poche e c’è poco da salvare, peggio di così c’è solo da scavare il fondo. E lo diciamo senza alcuna esterofilia, anche perchè proprio da Londra è partito tutto questo sfascio.