A.A.A. Comune in deficit cerca sponsor per restauro statua Dante

A.A.A. Comune in deficit cerca sponsor per restauro statua Dante

di Angelo Forgione
leggi su napoli.com

Sulla falsa riga dell’esperienza di restauro in corso in Piazza Mazzini con la statua di Paolo Emilio Imbriani, il Comune di Napoli è alla ricerca di sponsor per il ripristino estetico del monumento a Dante Alighieri nell’omonima Piazza Dante, anch’esso da anni imbrattato da scritte di ogni tipo. Come si apprende dal sito del Comune di Napoli, la Seconda Municipalità, ha infatti indetto un bando di ricerca sponsor per reperire la preventiva spesa di circa 90.000 euro.

È purtroppo nota l’impossibilità delle istituzioni locali, sempre meno supportate dal Ministero dei Beni Culturali, a far fronte alla necessità di salvaguardare il patrimonio monumentale e architettonico. E allora ben vengano i privati a dar man forte, ma non si può non sottolineare che simili operazioni rischiano fortemente di rivelarsi vane in mancanza di una incisiva campagna di prevenzione che possa educare i tanti grafomani sempre pronti a rovinare e deturpare statue, palazzi, monumenti o anche semplici palazzi pur di apporre la propria insignificante firma ovunque.

Prevenire, si sa, è meglio che curare, e non solo non c’è traccia di campagne di sensibilizzazione in tal senso ma spesso sono proprio i protagonisti della vita politica del paese a dare il cattivo esempio in campagna elettorale con lo scientifico, indisciplinato e deturpante accavallamento in ogni dove di manifesti selvaggi la cui sanatoria è prevista dall’articolo 42-bis del decreto “Milleproroghe” con la sanzione di soli 1.000 euro. Manifesti che restano talvolta affissi per anni nei posti più impensabili. Con simili esempi andateglielo a dire ad un ragazzino di quindici anni che la città merita rispetto e ordine.

http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13854

Ancora scempi al Plebiscito

Ancora scempi al Plebiscito:
riflettori a vista sulla più grande testimonianza del Neoclassicismo

Piccoli lavori effettuati all’impianto d’illuminazione di Piazza del Plebiscito dopo il raid vandalico alla Libreria Treves dello scorso Novembre. Sul buio del “buco nero” della città piovevano già da anni le nostre denunce, comprese di studio dell’impianto della Maioli Group che aveva impreziosito la piazza una decina d’anni fa, nonché le segnalazioni del Presidente della Municipalità I Fabio Chiosi, di altre associazioni e dei residenti.

Pressato dalle proteste, e dopo un incontro svoltosi proprio sotto il colonnato promosso dalla stessa Treves, l’Assessore Luigi Scotti ha preso l’iniziativa per una soluzione che dovrebbe essere (e speriamo lo sia) provvisoria, ma con risultati minimi eppur dannosi per certi versi. In piazza c’è ora un po’ più luce, ma è veramente ben poca cosa che non garantisce la sicurezza e la legalità dovuta. E per arrivare a questo si è lavorato in maniera discutibile, conrisultati estetici che non si addicono ad una delle piazze più belle e importanti d’Italia.

L’impianto della Maioli Group, dunque, è ormai solo un ricordo. Ora sono spuntati dei grossi proiettori sulle estremità del colonnato, tra le statue ornative sovrastanti. Luci che sembrano riflettori da impianto sportivo e che consentono di lenire solo leggermente il buio al centro della piazza e sul sagrato ma che deturpano fortemente l’architettura monumentale. Un’operazione che lascia i soliti dubbi sui pareri della Soprintendenza, critica nel recente passato verso l’impianto di Maioli quando se ne è chiesto il recupero, impianto che aveva tra i pregi quello di nascondere i proiettori alla vista dello spettatore. Come si può consentire uno scempio simile su un gioiello come San Francesco di Paola, la più importante testimonianza italiana del periodo Neoclassico?

fari da terra incassati nella pavimentazione sono stati tutti sostituiti e finalmente funzionano, ma la rifinitura e il fissaggio sono veramente pessimi: ogni faro è contornato da uno strato di cemento che deturpa il basolato lavico dello slargo. Le statue dei sovrani lungo la facciata di palazzo reale sono finalmente illuminate ma lo stesso non può dirsi dei monumenti equestri borbonici per via probabilmente di un’errata gradazione dei proiettori.

La Piazza continua ad essere vittima delle troppe competenze: ci risulta che Palazzo Reale sia sotto l’egida della Soprintendenza stessa, il colonnato di competenza del fondo per gli edifici di culto e la piazza di pertinenza del Comune. Intanto c’è da più d’un anno, fermo nel cassetto, un progetto della Citelum per l’illuminazione artistica della piazza che rimbalza tra la Soprintendenza e gli enti competenti. E un finanziamento ottenuto dal Comune di circa 9 milioni di euro per quattro percorsi di luce da Castel dell’Ovo a Piazza Dante, compreso quindi il Plebiscito, è bloccato dalla Regione.

L’illuminazione non è certo il solo problema del Largo. Persiste e peggiora lafatiscenza architettonica di Palazzo Salerno, il deturpamento da scritte con bombolette non conosce contrasto, le finestre di Palazzo Reale sono sempre un pugno nell’occhio, le partite di calcio al coperto del pronao di S. Francesco di Paola non trovano ostacolo, le statue restano vandalizzatee la pavimentazione peggiora sempre più: i “crateri” spuntano ad ogni pioggia e ci si mettono anche le istituzioni a distruggere; i pali per le bandiere installati per la festa delle Forze Armate dello scorso novembre nell’ambito delle celebrazioni dei 150 anni d’Unità d’Italia, hanno lasciato in eredità una decina di fori con tanto di basi tranciate, e quindi anche pericolose per i bambini. E nessuno ripristina i cubetti di porfido asportati, ammesso che siano stati messi da parte.

clicca sulle anteprime per ingrandire


Piano di Gestione UNESCO in dirittura d’arrivo

Piano di Gestione UNESCO in dirittura d’arrivo

Intervista ad Angelo Forgione sul Piano di Gestione per il Centro Storico di Napoli in fase di emanazione. Quale futuro per il più vasto e significativo sito d’Europa?

Evitata la figuraccia per l’esclusione dalla lista dei patrimoni dell’Umanità. Ma il degrado nel centro deve vedere contrasto e soluzione perchè questa città deve ritrovare il turismo che merita, ma anche la sua storia e la sua identità.

Il video del Sit-In con la partecipazione di Eddy Napoli e altre associazioni

PdG UNESCO, è polemica tra Comune e Associazioni

PdG UNESCO, è polemica tra Comune e Associazioni

leggi l’articolo su napoli.com

Piano di Gestione, una corsa contro il tempo per rientrare nei termini dell’ultimatum UNESCO fissato a Febbraio al fine di scongiurare l’esclusione del Centro Storico di Napoli dalla World heritage List, la lista dei siti patrimoni dell’Umanità. Il rischio sembrerebbe evitato perché il documento, a meno di clamorosi inciampi, dovrebbe essere presentato entro i termini.
Ciò che ora risultano “contraddittorie” sono le modalità con cui si sta provvedendo alla stesura del Piano di Gestione, operazione che per l’UNESCO stessa dovrebbe prevedere un’azione partecipata dell’intera struttura sociale, coinvolgendo cioè tutti i soggetti protagonisti del tessuto sociale del luogo di interesse, dalle istituzioni alla curia, passando per le associazioni. Ecco perchè V.A.N.T.O. e altre associazioni, nonostante le proteste dei mesi scorsi, non hanno aderito agli incontri indetti dal Comune con la cittadinanza per la discussione di un documento già formalmente redatto e, in quanto approntato in tutta fretta, semplicemente da ratificare.
Al Comune contestiamo il silenzio degli ultimi anni in cui da noi è trapelato forte il timore per un disinteresse e un silenzio sull’argomento che avrebbe potuto portare all’esclusione del centro storico di Napoli dalla lista dei siti UNESCO. Tutto tempo prezioso perso che invece si sarebbe potuto impegnare per discutere più approfonditamente con le parti interessate e approdare a un documento “ad hoc” di cui la città ha tanto bisogno, alla luce del degrado che regna nell’area UNESCO cui si è aggiunta una mortifera emergenza rifiuti, col risultato di una crisi del turismo che sta mettendo alle corde una città che invece su ciò potrebbe e dovrebbe puntare per risollevarsi.
In questo scenario, suona ancora più stonato il coinvolgimento di società settentrionali totalmente scollegate dalle problematiche del territorio, cui è affidata la remunerativa organizzazione dei servizi. In altri siti, peraltro di minore bellezza, importanza e complessità, si è prodotto un Piano di Gestione senza alcun travaglio o ultimatum, facendo ricorso alle sole risorse locali.
L’ennesima dimostrazione dello scollamento completo tra le istituzioni locali e la cittadinanza. In questi anni di gestione Iervolino, su questa e tante altre situazioni, abbiamo spesso richiamato l’attenzione incontrando però mortificanti silenzi. La nostra assenza è ora più che giustificata, inevitabile, dati i ritardi del Comune sulla questione. Speriamo solo che la montagna non partorisca il topolino.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)
Responsabile per la città di Napoli del Parlamento del Sud

Al via il restauro della statua di Piazza Mazzini

Al via il restauro della statua di Piazza Mazzini

Finalmente si avvia a soluzione l’ANNOSO SCANDALO di Piazza Mazzini al centro della quale, da almeno un decennio, fa “bella” mostra la statua di Paolo Emilio Imbriani sfregiata da scritte in ogni dove. Sta finalmente per sparire la vergogna e il decoro urbano nel sito sta per tornare meno astratto e indefinito.
Le impalcature alzate oggi faranno sparire le griffe di “Nicola + Tore”, di “Salvatore ‘o vip” e di “formaggino”, eroi dei tempi moderni consegnati ormai alla storia della Napoli contemporanea. Ogni lettura delle incisioni sul basamento, a quei pochi curiosi ormai rimasti in città, fino ad oggi era preclusa dall’insieme disarmonico di tali scritte realizzate con “i coltelli della cultura”: le bombolette spray.
Anni di battaglie, denunce e sensibilizzazione da parte del sottoscritto che già in passato aveva suggerito provocatoriamente di ricollocare la statua in un’altra piazza magari un po’ più “rispettosa” (o presunta tale) come Piazza Fanzago.
L’appello è affinchè, una volta ripulita, la statua non venga di nuovo imbrattata. Non è possibile accettare che ogni bruttura su monumenti, statue e palazzi storici debba abituare la cittadinanza al degrado di cui nessuno si meraviglia più.
È giusto auspicare inoltre altri interventi del genere in una città che ne ha davvero bisogno, con la medesima formula che prevede le spese a carico dei privati ai quali è data in concessione la disponibilità degli spazi pubblicitari sulle impalcature.

Chi è Paolo Emilio Imbriani? Quanto costa il restauro? E quanto durerà?
Leggi su napoli.com

clicca sull’immagine per leggere l’articolo sul ROMA del 29.12.10

mazzini restauro appello forgione

articoli e denunce del passato

Il Piano di Gestione UNESCO… finalmente!!!

Il Piano di Gestione UNESCO… finalmente!!!

FINALMENTE! Almeno per il momento mi limito a sospirare.
Da stamattina il Comune di Napoli pubblica sul sito ufficiale la bozza di sintesi del Piano di Gestione da presentare in forma definitiva all’UNESCO entro Febbraio 2011 onde evitare l’esclusione dalla “World heritage List, la lista dei siti patrimoni dell’Umanità.

vai al sito del Comune di Napoli

Da oggi prendono di fatto il via  le consultazioni pubbliche per la redazione conclusiva del Piano di Gestione del preziosissimo Centro Storico di Napoli. Il Comune di Napoli, che è unico soggetto indicato dall’UNESCO per la stesura dell’importante documento, intende coinvolgere la società civile invitandola a leggere la bozza provvisoria e a proporre suggerimenti.
Mi rallegro per questa notizia ufficiale e per la pubblicazione dei quattro incontri con la cittadinanza consultabili sul sito del Comune.
Ricordo infatti di aver seguito la questione e denunciato il lungo silenzio del Comune al cospetto dell’UNESCO che da anni richiede il fondamentale documento programmatico.
Il Movimento V.A.N.T.O., insieme al Comitato Civico di Portosalvo, è stato tra i più attive nel sollecitare l’ente comunale a provvedere a quanto dovuto, anche con un sit-in a Palazzo San Giacomo lo scorso 24 Settembre, a cui il sottoscritto fece seguire la redazione di una pagina wikipedia sull’argomento con tanto di foto della targa UNESCO scattata in Piazza del Gesù.

vai alla pagina wikipedia del centro storico di Napoli

In extremis, dunque, sembra che si possa scongiurare un ulteriore schiaffo alla città. Tuttavia mi riservo di leggere attentamente la bozza pubblicata del Piano di Gestione e di esprimerne giudizio e valutazione, nonchè eventuali suggerimenti qualora ne dovessero sorgere.

È bene precisare che il Piano di Gestione è necessario per “mettere a sistema” tutti i servizi utili a migliorare l”organizzazione dell’area Unesco del centro storico di Napoli nel quale è racchiuso l’intero patrimonio monumentale della città dichiarato “Patrimonio dell’Umanità” nel lontano 1995 con motivazioni lusinghiere che confermano l’importanza primaria della città nella costruzione storica e sociale d’Europa.
Pertanto non saranno risparmiate critiche se necessarie e ci confronteremo con le altre associazioni perchè, sia ben chiaro, non basta scrivere un documento ma è fondamentale farlo con dovizia di intenti e misure opportune da attuare per arrestare il degrado del bellissimo quanto “decadente” centro storico che tutto il mondo ci invidia
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Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)
Responsabile per la città di Napoli del Parlamento del Sud

vai all’articolo su napoli.com

San Giovanni a Carbonara: piove sull’arte sacra mentre l’Unesco…

COMUNICATO STAMPA
IL “NUOVO MEDIOEVO” DI NAPOLI, piove sull’arte sacra mentre l’Unesco…

Il Movimento V.A.N.T.O. esprime il più totale sdegno per le condizioni dell’intero patrimonio monumentale di una città senza una guida, motivo per cui, crisi rifiuti e tagli del governo alla cultura a parte, l’unica vera risorsa della città, ovvero il turismo, è defunta. I pacchetti turistici natalizi non si piazzano e quelli già venduti sono in disdetta.
C’è ora da trattenere il fiato per le decisioni dell’Unesco di Febbraio visto che del “Piano di Gestione” non c’è al momento alcuna traccia, e nessuna risposta o rassicurazione convincente è mai arrivata dal Comune di Napoli dopo la nostra protesta all’ingresso di Palazzo San Giacomo del 24 Settembre scorso, ovvero due mesi or sono.
Napoli e provincia sono in ginocchio e non è esagerato ormai parlare di “nuovo medioevo” per la maniera con la quale si sta distruggendo una città che solo 150 anni fa era la capitale culturale del continente.

Fra tre mesi l’UNESCO potrebbe cancellare Napoli dalla World Heritage List dei siti patrimoni dell’umanità. In questo scenario, i monumenti di Napoli sono sempre più nel degrado perchè senza tutela.
Un nuovo allarme riguarda la splendida chiesa di San Giovanni a Carbonara, una delle più belle, antiche e ricche di storia della città, che ha evidenziato in questi giorni di incessanti piogge delle problematiche piuttosto serie e preoccupanti. La chiesa è soggetta ad infiltrazioni d’acqua in vari punti che mettono a repentaglio le decine d’opere d’arte presenti.

Lo segnalazione arriva dal giornalista Alvaro Mirabelli della rivista Chiaiamagazine, supportato dal Comitato Civico di Portosalvo e dal Movimento V.A.N.T.O.

Un po’ dappertutto sono evidenti delle ampie macchie di umidità e rivoli d’acqua. Grosso rischio lo corre “la Crocifissione”, preziosa opera del maestro del cinquecento Giorgio Vasari, allievo di Michelangelo, accanto alla quale scorre pericolosamente acqua. Infiltrazioni anche dal soffitto dell’altare della purificazione ma basta approssimarsi alla “Cappella Caracciolo del Sole” per notare che manca da ben tre anni una lastra di vetro dai finestron. Da li penetra nella struttura non solo acqua ma anche umidità e vento che minacciano gli affreschi di Perinetto da Benevento e Leonardo da Besozzo.

Ecco le tristi testimonianze fotografiche.


Il previsto flop dell’albero di Piazza Vanvitelli

Il flop dell’albero di Piazza Vanvitelli. Tutto previsto.

Quando un anno fa, fine 2009, morì la palma di Piazza Vanvitelli, il Comune di Napoli ci disse che non poteva essere sostituita da una nuova palma. Era chiaro, perchè nessuna tecnica di contrasto al “Punteruolo rosso”, l’insetto ammazza-palme, è mai stata sperimentata a Napoli.

Colsi l’occasione per promuovere un discorso culturale, proponendo l’installazione di una statua del grande architetto Napoletano Luigi Vanvitelli, caposcuola del Neoclassicismo, nel solco della promozione di una rivalutazione della grande cultura Napoletana del ‘700 e primo ‘800. Vanvitelli non ha una statua a Napoli, a differenza della vicina e più grata Caserta. Ed è proprio il busto di Caserta che fu proposto come esemplare per un veloce e più economico calco rispetto ad una scultura da realizzare ex-novo.
La proposta fu snobbata nel classico silenzio del Comune che cominciò a promuovere una nuova politica ecologica accostata al nuovo albero da piantare nella piazza vomerese. Diffidai tutti dal cadere in questo tranello perchè una vera politica del verde avrebbe dovuto prevedere la sistemazione di molti più alberi lungo le strade cittadine e non nascondersi dietro un singolo albero, strumentalizzando l’importanza del luogo in cui piantarlo.

Nonostante lo sterminio delle palme a Napoli, altre associazioni insistevano per una nuova palma e si crearono tre fronti: il Comune che impose un albero, V.A.N.T.O. che propose la statua di Vanvitelli e le altre associazioni che chiesero una nuova palma. La “furbata” del Comune fu un sondaggio proposto sul sito ufficiale col quale si chiese di scegliere tra 7 diverse specie di arbusti. Si parlò di coinvolgimento e confronto con la cittadinanza, ma fu un bluff, fu solo propaganda perchè il vero sondaggio avrebbe dovuto tener conto delle richieste delle associazioni e dei cittadini, o quantomeno avvisarli di non voler tener conto delle proposte.

Vinse il sondaggio-bluff un “lauro-canfora”, il più “paffuto” degli alberi proposti. Almeno il colpo d’occhio sembrava garantito. Ma quando fu piantato si levarono i primi mugugni. Altro che arbusto rigoglioso, piazza Vanvitelli partorì un “bonsai” deforme. Un albero nano e asimmetrico che se pure crescerà ci metterà decenni.

Dopo sette mesi, la delusione è stata assimilata dai vomeresi, perchè è così che funziona a Napoli. Ma non per il sottoscritto che un pò ha masochisticamente goduto per il modesto risultato della politica “sorda” e “sparagnina” del Comune all’epoca fiutata.

Oggi la stampa locale ricorda quegli avvisi lanciati dal sottoscritto e sancisce l’ennesimo flop. Povero Vanvitelli, Povera Napoli. Poveri noi!

Angelo Forgione

articolo del ROMA del 23/11/10 che da ragione a V.A.N.T.O.

articolo del CORRIERE DEL MEZZOGIORNO del 18/01/10

articolo del ROMA del 10/01/10

articolo di CRONACHE DI NAPOLI del 14/01/10


Simulazione della Piazza con la statua del grande Maestro Vanvitelli

Piazza Vanvitelli prima dell'arrivo "punteruolo rosso"

L’albero-bonsai di Piazza Vanvitelli

L’albero-bonsai di Piazza Vanvitelli

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di Angelo Forgione

Doveva essere il cavallo di battaglia della nuova politica ambientale del Comune di Napoli l’albero di Piazza Vanvitelli che ha sostituito la storica e centenaria palma, morta sotto i colpi del famigerato “Rhynchophorus Ferrugineus”, più comunemente detto “Punteruolo rosso”.
La scelta dell’arbusto fu fatta attraverso il sito del Comune di Napoli che a Gennaio scorso aveva proposto in collaborazione con Legambiente un sondaggio on-line per invitare i cittadini a scegliere, tra sette specie d’albero, quella da piantare nella piazza vomerese.
Un sondaggio mascherato di confronto e coinvolgimento della cittadinanza ma dietro si nascondevano le richieste di Assoutenti che chiedeva una nuova palma e quella del Movimento V.A.N.T.O. che proponeva una statua del grande architetto napoletano Luigi Vanvitelli di cui in città non c’è traccia, a differenza della vicina Caserta evidentemente più grata alla memoria del caposcuola del neoclassicismo. La proposta del busto fu accompagnata dall’avviso del pericolo di cadere in una “trappola”, un’iniziativa che di ambientalista aveva ben poco mentre una vera politica del verde avrebbe dovuto interessare un numero maggiore di piantumazioni in tutta la città e non un singolo esemplare che sarebbe servito a coprire le incapacità dell’amministrazione cittadina di mettere in campo delle misure di contrasto all’aggressione delle palme da parte dell’insetto assassino.
Il sondaggio premiò un “lauro canfora” che venne piantumato il 16 Aprile in pompa magna ma tra i subitanei mugugni di tutti i cittadini presenti delusi dalle dimensioni dell’alberello che si presentava molto diverso da come era stato proposto fotograficamente e testualmente sul sito del Comune dove una simulazione prefigurava almeno un bel colpo d’occhio. La descrizione informava testualmente che si trattava di “albero sempreverde di grandi dimensioni…”.
Una sorta di pubblicità ingannevole, altro che grosso albero! Al centro dell’importante piazza fu piantato un alberello-bonsai che ancora oggi è uno schiaffo all’intelligenza dei partecipanti al voto e allo stesso slargo centrale del quartiere collinare che merita ben altro decoro. Qualora l’alberello possa crescere e divenire come presentato, ci vorranno comunque molti anni. Altro che palma richiesta dai nostalgici, altro che statua di Vanvitelli richiesta da chi voleva valorizzare un po’ della grande cultura settecentesca della città!
Da Palazzo San Giacomo, l’Assessore all’Ambiente Rino Nasti ha lanciato recentemente la campagna “Napoli si albera” con cui si comunica la piantumazione di 1700 nuovi alberi per una città più verde. In attesa che ciò accada, c’è per il momento solo da chiedersi quale politica ecologista sia quella accostata al bonsai di Piazza Vanvitelli. Le tante tecniche di contrasto al “Punteruolo rosso” a Napoli non sono neanche state sperimentate e le palme sono sostanzialmente scomparse dalla città. Basta spostarsi alla vicina Piazza degli Artisti per vedere tronchi di palme segati e neanche sostituiti da nuovi alberi, come in tutto il resto della città.
A poca distanza c’è Piazza dell’Immacolata laddove da alcune settimane giacciono nell’abbandono assoluto degli alberi sradicati e collassati. Nessuno si fa carico di rimuoverli, figuriamoci poi se si tratterà di sostituirli.
E se questo è il Vomero, al centro non va meglio. Del resto le fioriere di Via Toledo installate anni fa nel tratto pedonalizzato “riqualificato” non hanno mai visto piante e fiori, finendo per essere giustamente rimosse di recente perché scambiate dei cittadini per grossi vasi portarifiuti.


Addio alle fioriere di Via Toledo

Addio alle fioriere di Via Toledo

di Angelo Forgione

Diciamo finalmente addio alle fioriere di Via Toledo. Fioriere? Mai definizione fu più impropria perché quegli enormi vasi di ghisa di fiori ne hanno accolti davvero pochi. Al loro posto solo terreno, mozziconi di sigarette e rifiuti di ogni genere gettati a mo’ di cestini portarifiuti da cittadini incivili educati al malcostume dalle stesse istituzioni.

Un’altra sconfitta dell’amministrazione cittadina che dotò qualche anno fa la storica strada di quegli elementi di arredo urbano che avrebbero potuto abbellirla se solo il servizio parchi e giardini ne avesse garantita la cura.  E invece, come in tutta la città, è stato vero e proprio abbandono.
Invece di migliorarne il decoro, quelle fioriere peggioravano l’aspetto di una via già umiliata da sporcizia, carcasse di motocicli e lenzuola bianche di venditori ambulanti in ogni dove.

Ripetute le richieste di rimozione all’Assessore al Decoro Urbano Diego Guida da parte del Movimento VANTO, e finalmente, complici le ultime vandalizzazioni più volte evidenziate nelle denunce, il Comune ha provveduto alla rimozione su tutto il tratto pedonale di Toledo. Non ci mancheranno.

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