Tratto dalla trasmissione Underground in onda sull’emittente campana Italia Mia, il racconto della presentazione di Dov’è la Vittoria al Salotto Culturale dello scultore Domenico Sepe ad Afragola (NA).
Tratto dalla trasmissione Underground in onda sull’emittente campana Italia Mia, il racconto della presentazione di Dov’è la Vittoria al Salotto Culturale dello scultore Domenico Sepe ad Afragola (NA).
Angelo Forgione – Riporto di seguito, dalle pagine napoletane de La Repubblica, un’intervista a cura di Stella Cervasio.
Lei parla bene di Napoli, ma a volte è controcorrente, ne è cosciente?
“Prendiamo il lapsus di papa Francesco: a Napoli “la corruzione spuzza” stava a significare che quella di Roma puzzava molto di più. Il mio libro contiene un prologo storico dal titolo “Garibaldeaux” dedicato a questo Fregoli della storia e in coda c’è “La corruzione spuzza”. In mezzo, tre “chroniques”, una del presente, una sull’epoca di Mussolini e l’altra sul XVII secolo, con 5 ritratti di donne. In exerga ho messo una frase di Alberto Savinio: “Mi piace credere che la follia di Gemito il greco viene da questa alienazione storica traboccante di menzogne”.Quali sarebbero le menzogne?
“L’alienazione storica è quella nata dal 1860 in poi. Bugie che fanno parlare male di Napoli ancora oggi. Tra poco ci saranno le elezioni a sindaco: giuro che farei la campagna solo per uno che si impegnasse per restituire l’identità alla città”.Come?
“Togliendo dalla Camera di Commercio la statua di Enrico Cialdini, plenipotenziario di Vittorio Emanuele II a Napoli. Con la scusa della guerra al brigantaggio fece una strage di civili. Un vero boia per la gente del Sud. Dovrebbe anche sbattezzare piazza Garibaldi e chiamarla piazza Enrico Caruso. Sarebbe un segno di rispetto per la civiltà napoletana e per i contemporanei che ritroverebbero l’orgoglio. Napoli ha una cultura immensa che ha perso l’identità a causa di un manipolo di cretini che avevano una sola idea: portare tutta la ricchezza del sud a nord. Penso allo scandalo del museo di antropologia criminale di Torino fondato da Lombroso. Espone le teste tagliate dei cosiddetti briganti come se fossero bestie feroci. Un peso enorme sulle spalle dei napoletani che devono avere sempre più coscienza della loro storia. Un altro scandalo è che i tifosi a Napoli non possono portare i colori della loro squadra, la polizia allo stadio gli sequestra le sciarpe. E ancora, la pizza Margherita non ha niente a che vedere con la regina Savoia, esisteva già un secolo prima”.Le disfunzioni però oggi continuano, prendiamo Bagnoli….
“Appena c’è qualcosa da fare a Napoli, Roma ci mette piede per soppiantarla. Le ciminiere funzionavano e anche Pietrarsa. Napoli è come l’ex voto, da 150 anni è smembrata, il cuore qui, una gamba là…bisogna riassemblare le parti, perché il corpo di Napoli respiri e torni a camminare”.Parla come un neoborbonico…
“Chi non riconosce il valore dei Borbone non sa niente di Napoli. Carlo III è stato un grandissimo dirigente. Loro hanno costruito, i Savoia invece hanno distrutto, anche nel fare la galleria Umberto I hanno nascosto il teatro San Carlo”.
No, non sono mie dicharazioni, anche se lo sembrano decisamente. Basta leggere l’intervista intera per capire che le risposte sono di un mio carissimo amico, di un amico di Napoli, di Jean-Noël Schifano.

Angelo Forgione, scrittore napoletano, giornalista e grafico pubblicitario, opinionista, storicista, meridionalista e culturalmente unitarista. Curatore del blog sulla Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio (V.A.N.T.O.), su cui si legge il suo aforisma più noto: “Baciata da Dio, stuprata dall’uomo. È Napoli, sulla cui vita indago per parlare del mondo.”
Angelo, cosa rappresenta per te questa frase e qual è il suo significato? Raccontaci come nascono V.A.N.T.O. e il tuo blog.
V.A.N.T.O. era qualcosa già dentro di me negli anni dell’adolescenza, ed è venuto fuori spontaneamente. Napoli è una città di difficilissima decifrazione e per capirla bisogna sperimentarla. È un esercizio mentale e culturale non adatto a tutti, ma solo a chi ama la cultura e la storia, ed ha un approccio corretto nei confronti di una città unica, ma unica davvero. Lo dice l’ICOMOS, il cui scopo è promuovere la conservazione e la valorizzazione dei monumenti e dei siti di interesse culturale nel mondo, attraverso il contributo di oltre settemila tra architetti, archeologi, storici dell’arte, antropologi, urbanisti, geografi e storici di diversi paesi. Questa folta equipe studia le caratteristiche dei luoghi e presenta delle accurate relazioni all’UNESCO affinché ne decida l’eventuale inclusione nella lista dei patrimoni dell’umanità. Ebbene, la valutazione ICOMOS del centro storico di Napoli le assegna il valore dell’unicità, e la distingue per bellezza e cultura pure dalle più somiglianti Barcellona e Marsiglia. Purtroppo questo cuore pulsante di cultura occidentale è stato umiliato dalla storia e continua ad esserlo nel presente, stuprato come una bella donna assediata, dai una parte di napoletani e da una parte degli italiani. Io mi impegno sotto il profilo culturale per recuperare storie ed eccellenze nascoste, per raccontare una storia diversa e per fornire degli strumenti di conoscenza che possano ridestare un orgoglio di testa e non di pancia, pur non evitando mai di denunciare i guasti della città stuprata.
Come vedi la Napoli contemporanea e quale scenario prevedi per il suo futuro immediato.
La vedo meglio di qualche anno fa. Abbiamo attraversato periodi disastrosi, e i danni sono stati fatti. Ora si tratta di ricostruire, e la cosa più semplice è quella di partire dall’immagine, che è comunque distorta ed è la cosa più danneggiata. Chi si reca a Napoli scopre qualcosa di completamente diverso da ciò che immaginava alla vigilia, e scopre l’universalità e l’unicità di cui parlavo. Ma molto c’è da fare anche sotto questo aspetto per ottimizzare i flussi turistici e accoglierli al meglio. Poi ci sono questioni annose cui bisogna mettere mano con urgenza e risolutezza, una volta e per sempre. Ad esempio, non possiamo più consentirci di lasciare Bagnoli in certe condizioni, senza operare. Per circa 25 anni sono state fatte solo chiacchiere e sprecati soldi inutilmente. Quello è un paradiso che nessuna città può vantare, ma oggi come oggi non può vantarlo neanche Napoli. È la scommessa su cui si gioca la partita per il futuro turistico di Napoli.
Perché hai voluto scrivere “Made In Naples – come Napoli ha civilizzato l’Europa”?
Perché l’UNESCO ne protegge la storia millenaria, e ne protegge il centro storico, che conserva tracce di preziose tradizioni e di incomparabili fermenti artistici che hanno sviluppato una cultura unica… e ci risiamo… che ha influenzato e plasmato l’Europa e oltre. Tutti sanno che Napoli è nella lista dei patrimoni dell’umanità, ma nessuno sa perché. Capire Napoli, ripeto, è difficile. Conoscere la sua cultura per intero, è ancor più difficile. Io ho esplorato, e ho voluto condividere quello che ho studiato e scoperto, spiegandolo con chiarezza e nel dettaglio.
Made in Naples vuole essere una risposta a “Gomorra”?
In qualche modo, lo è automaticamente. Di libri che diffondono le ombre di Napoli ce ne sono tanti e fanno il giro del mondo, deformando i connotati della città. Io mi sono occupato della Napoli luminosa, culla della cultura d’occidente, pur non evitando di analizzare i suoi problemi di oggi, ma trovandovi delle cause e proponendo delle soluzioni. È un libro che tutti i napoletani dovrebbero leggere, perché ridefinisce tutto il pianeta partenopeo, e non si concentra solo su un problema che tanto fa presa sull’immaginario collettivo.
“Dov’è la vittoria” – le due Italie nel pallone (aspetti sportivi della malaunità politico-economica)”. Ci racconti il tuo ultimo libro?
È anche questo un libro mai scritto prima, ma diverso per impostazione. Dov’è la Vittoria è una fotografia del Calcio italiano che illustra con completezza un aspetto poco dibattuto dell’annosa “Questione meridionale”: quello sportivo. È un’indagine che spiega le cause delle differenti performance sportive delle squadre del Nord e del Sud Italia. Sono partito dai freddi numeri, dai soli 8 scudetti delle squadre del Sud contro i 103 delle squadre del nord, e con questo lavoro spiego questo divario che è figlio diretto di quello creato con l’Unità d’Italia. Del resto è impensabile che il fenomeno Calcio, che investe la finanza e la politica, sia slegato da ciò che è la società. Inoltre c’è tutta una parte che riguarda la sociologia, tra scelte di fede dei tifosi e discriminazione territoriale, e pure una corposa parte del libro in cui descrivo e analizzo accuratamente tutti gli scandali del nostro campionato. Insomma, veramente uno dei pochi libri che ci fanno conoscere l’Italia e il Calcio italiano, l’una attraverso l’altro. Del resto, Oliviero Beha, non uno qualsiasi, scrive nella prefazione che “è un libro che ha diritto di cittadinanza tra quelli che finora raramente sono stati capaci di intrecciare il Calcio con la società che lo contiene e di cui è espressione macroscopica”. Meglio di così non potrei presentare il mio lavoro.
Angelo, condividiamo un bellissimo ricordo nella mia bottega d’arte, dove abbiamo raccontato Angelo Forgione. Ci racconti brevemente quali sono state le sensazioni e le atmosfere di quella serata?
Sì, davvero un ricordo bellissimo. Un’atmosfera particolare, dove ho respirato arte e dove tutti erano catturati dalle mie parole sulla cultura napoletana. La protagonista era lei, non io. C’è bisogno di più luoghi e più appuntamenti del genere sul nostro territorio. Complimenti!
Un saluto e un augurio in vista delle festività natalizie.
Auguro a tutti i lettori quattro cose: salute, sicurezza economica, sicurezza affettiva e cultura. La ricetta della felicità è tutta qui. Per i primi tre ingredienti ci pensa Dio, e l’augurio è doveroso per questo. Per il quarto ci dovete pensare voi. Magari regalandovi e regalando buoni libri. Magari i miei. Ve li consiglio.
Intervista di Domenico Romeo per lameziainstrada.it
Calcio che diventa archivio statistico, che a sua volta si tramuta in storia che collima con la geopolitica economica della Nazione.
È il mix del meraviglioso libro Dov’è la Vittoria (Magenes editore), secondo lavoro letterario di Angelo Forgione.
Un libro fuori dagli schemi, che rompe le barriere delle tradizionali e conformiste ‘scie’ di raccontare il mondo dello sport, sviscerando ogni fenomenologia sociale, macroeconomica e politica, annessa e connessa con un mondo per larghi aspetti a noi ancora sconosciuto.
Esce fuori un elaborato che induce a riflettere, che mette in luce gli aspetti controversi del mondo del calcio, partendo dalle origini, riconducendosi ai tentacoli delle lobby economiche, alle tipologie di distribuzione del potere da parte dei ‘potentati’.
Ne parliamo con l’autore.
Nel testo lei espone, esplicitamente, difformità economiche nel panorama Sud-Nord del Paese che si riflettono anche nel calcio. A suo avviso, come si è sviluppata all’origine questa sperequazione?
Tutto succede dopo l’Unità del 1861. L’Italia era nel suo complesso ben più arretrata rispetto alle Nazioni che guidavano lo sviluppo europeo. Si trattava di un Paese con un’élite legata a interessi agrari, e non esisteva una reale differenza tra Nord e Sud in termini di ricchezza, seppur vi fossero precise caratteristiche e diversità territoriali. Da quel momento prese piede la piemontesizzazione, i prestiti bancari furono impiegati per supportare la nascita dell’industria settentrionale nel triangolo Torino-Milano-Genova e le commesse statali furono dirottate al Nord. Ed è proprio lì, dove si concentrava ormai l’offerta di lavoro, che vennero fondati i club che disputarono i primi campionati italiani, detti nazionali, ma che, in realtà, erano esclusivamente settentrionali, aperti a sole squadre lombarde, piemontesi e liguri. Il Calcio italiano è ancora fortemente a trazione settentrionale, e lo dimostra non solo la forte sproporzione di scudetti vinti dalle squadre del Nord rispetto a quelle del Sud ma anche la scarsa presenza storica di squadre meridionali in Serie A, che non va oltre il 20%. Come ho scritto nel libro, la Serie A assomiglia alla Major League Soccer americana, un torneo in cui una manciata di squadre canadesi si misurano con quelle statunitensi.
Tali difformità hanno causato una forma di accentramento industriale in talune Regioni. A suo avviso, questo trend potrà subire variazioni d’equilibrio?
Finché strade, ferrovie, porti e aeroporti non saranno sviluppati come al Nord sarà inutile costruire fabbriche al Sud. Le merci prodotte farebbero fatica ad essere sdoganate e ne conseguirebbero prezzi poco concorrenziali. È già successo ai tempi della Cassa del Mezzogiorno. Pensiamo all’autostrada Salerno-Reggio Calabria, presa in carico dall’ANAS nel 1962 e ancora in via di realizzazione, mentre l’autostrada del Sole Milano-Napoli fu compiuta in soli otto anni per volontà di un consorzio privato settentrionale costituito da Fiat, Eni, Pirelli e Italcementi. L’Alta Velocità ferroviaria si ferma a Salerno. In Basilicata, Sardegna e Sicilia non circolano neanche i più lenti Frecciabianca. Per il porto di Gioia Tauro, il più grande hub del Mediterraneo, non c’è collegamento intermodale e lo scalo calabrese è chiuso in un isolamento che ne limita le grandi potenzialità. Senza un ripensamento del sistema-Paese è inutile parlare di industrializzazione del Sud.
Parliamo di un concetto richiamato nel testo: quello del rischio di una colonizzazione economica che assoggetta una restante parte d’Italia, manifestandosi anche nel calcio. Vuole essere maggiormente esplicito in ciò?
Non c’è la volontà di rendere concorrenziale il Mezzogiorno, che deve restare un mercato delle merci settentrionali. Dopo la guerra, gli stanziamenti del Piano Marshall furono impiegati in grandissima parte per rimettere in piedi il “triangolo industriale” e il presidente di Confindustria dell’epoca, il ligure Angelo Costa, disse al sindacalista pugliese Giuseppe Di Vittorio che era più giusto portare operai meridionali al Nord che fabbriche al Sud. Oggi nulla è cambiato. La verità è che il sistema di sviluppo italiano è frutto di volontà ben precise che tendono a lasciare al Nord la maggior quota di ricchezza prodotta e le migliori infrastrutture, e a tagliare fuori mercato il Sud, al quale si lasciano sussidi e trasferimenti statali per diseducarlo alla produttività e per strozzarne l’autonomia. Il Sud assistito è funzionale al sistema, perché lo si può accusare piuttosto che dotare di infrastrutture e fabbriche, più utili alla produzione in concorrenza.
Nel libro da lei scritto, parla di una fenomenologia peculiare riferibile al concetto di ‘napoletanità’ intesa come appartenenza ad una Nazione. Cosa intende?
Napoli è una Nazione nella Nazione. Fino al primo Novecento è stata la città più popolosa d’Italia, un primato detenuto per secoli. Al momento dell’Unità era l’unica città degna di rappresentare la capitale del Paese. Fu invasa e annessa, e resta sempre una capitale abrogata che mantiene la sua identità “napolitana” più che italiana. Nel calcio, questo si traduce nell’interpetazione di un vessillo, quello azzurro, sotto il quale cercare una dignità cancellata. È il riferimento unico di una vasta provincia che, con i suoi 3 milioni di abitanti circa, è la terza d’Italia per popolazione, e non condivide il territorio con nessuno, diversamente da quanto accade a Roma, Milano, Torino e in tutti i maggiori centri del Vecchio Continente. È l’unica città del Sud che non lascia troppo spazio al tifo per le squadre del Nord, e che non si abbandona a una doppia fede, ovvero un concomitante sostegno per la squadra locale e per una del Nord in grado di vincere. Il legame tra i napoletani e il Napoli non ha eguali, e vi si avvicina solo quello tra i romani e la Roma.
Calcio, malavita e lobby industriali: un legame che cammina a prescindere del territorio?
Dietro allo spettacolo calcistico si celano interessi enormi. Nel libro c’è tutta una parte dedicata agli scandali che dal ventennio fascista hanno coinvolto il nostro Football ad ogni latitudine, e a ben leggere si evince una manipolazione maggiore da parte del calcio settentrionale. La lotta per il trono tra le tre grandi del Nord si è svolta spesso fuori dal campo, attirando la complicità di istituzioni, politici e centri di potere, e alimentando un sistema corrotto generale che si è palesato più volte nelle aule di tribunale, tra ripetuti scandali e crac finanziari. Al Sud, la malavita ha i suoi interessi nelle categorie minori e il suo scopo nel riciclaggio di denaro sporco e nelle scommesse, rappresentando di fatto un limite per il movimento meridionale.
Calcio ed equilibri. Negli anni ottanta e novanta il Nord Italia presentava una Serie A composta da: Como, Bergamo, Brescia, Milano, dunque città lombarde. L’Emilia Romagna rispondeva qualche anno dopo con: Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Cesena. Solo qualche anno fa il Centro-Sud d’Italia presentava queste città: Roma, Cagliari, Palermo, Catania, Messina, Reggio Calabria, Bari e Lecce, per poi ritrovare il grande ritorno di Napoli ( alla data dell’intervista in testa al campionato dopo 25 anni). Riguardo a quest’ultima casistica, come si è potuto verificare un evento simile per la prima volta nella storia d’Italia ? È riproponibile secondo lei?
Sì, si è registrata una buona presenza di squadre meridionali tra il 2008 e il 2011, pur non superando mai il 40% del totale. Ma la resistenza di quelle squadre dimostra che si è trattato di un exploit storico. Oggi, di quell’ondata, è rimasta solo l’onnipresente Roma, il rifondato Napoli e il Palermo, che pure è retrocesso. Cagliari e Bari sono in B, Catania, Lecce e Messina in Lega Pro, la Reggina addirittura in Serie D. In Serie A, oggi, milita il Frosinone, che è davvero un caso limite per il Calcio del Sud. Il problema vero è quello di assicurare ai sodalizi meridionali quella continuità e solidità che fa meno difetto ai club settentrionali.
Nel testo lei propone dati storici ed economici. Di chi si è avvalso al fine di curare l’attendibilità delle fonti?
Le fonti sono citate nella bibliografia, e poi ce ne sono tante altre che cito nel manoscritto ad ogni dato saliente. Direi comunque che è fondamentale la possibilità che abbiamo oggi di accedere alle emeroteche digitali, che consentono di leggere gli articoli dei quotidiani d’epoca. Il resto lo fa la visione storica dello scrittore, che con intuito deve saper mettere in relazione gli eventi sportivi con quelli economici e politici del Paese nei vari periodi storici.
All’interno del mondo del calcio che riscontro ha avuto il suo libro fra gli addetti ai lavori? (Presidenti, calciatori, giornalisti, etc).
È un saggio storico che vuole raccontare il mondo del calcio oltre il rettangolo di gioco, e per far questo ho dovuto mettere le mani anche dove c’era da sporcarsele. È ovvio che il mondo del calcio non abbia alcun interesse a dar risalto a un saggio che lo dipinge meno scintillante di quanto appare, ma questo lo sapevo già. Un grande editore si era anche interessato alla pubblicazione, e certamente avrebbe assicurato maggiore spinta al prodotto, ma poi sono sorti dei conflitti di interesse. La cosa più importante è che il libro sia comunque uscito e che i giornalisti di indagine ne abbiano apprezzato e condiviso il contenuto. La prefazione di Oliviero Beha è la migliore testimonianza di un lavoro evidentemente ben fatto.
Lunedì 7 dicembre – DOV’È LA VITTORIA
Presentazione a Bacoli (NA)
Con il patrocinio del Comune di Bacoli, la bellissima cornice di Villa Cerillo aprirà le porte al pubblico per la presentazione dell’ultimo libro di Angelo Forgione. Con l’autore, il sindaco Josi Gerardo Della Ragione e il giornalista della Gazzetta dello Sport Rosario Pastore, si osserverà la “questione meridionale” attraverso il Calcio nazionale. Moderà il dibattito Mauro Cucco, giornalista de Il Mio Napoli.
Villa Cerillo (via Cerillo 57, Bacoli)
ore 18:00
Sabato 28 novembre, appuntamento alle ore 18.30 a Terzigno (NA) presso lo Sweet Club in via panoramica Zabatta n.13. Ancora un’occasione per chiacchierare di “Questione meridionale” attraverso lo sport e analizzare i perché della malaunità.

Domenica mattina all’insegna della cultura gastronomica napoletana per il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. Mentre la squadra di calcio si preparava per la sfida con il Genova, il patron azzurro e la moglie Jacqueline Baudit hanno visitato “Magna – Mostra Agroalimentare Napoletana”, ideata e curata da Marco Capasso ed organizzata dall’associazione “Guviden – i semi dell’amore” in collaborazione con il Comune di Napoli, che narra la storia e le caratteristiche scientifiche e sociali di una delle cucine più famose al mondo. A far gli onori di casa il presidente di Guviden Vincenzo de Notaris. Presente anche lo scultore Lello Esposito.
De Laurentiis è arrivato durante il focus sulla storia del caffè a Napoli con lo scrittore Angelo Forgione, che gli ha donato i suoi libri. Il presidente azzurro ha assaggiato e gradito il caffè preparato da Paola Campana della torrefazione Campana Caffè e ha poi visitato la mostra interattiva nelle sale del Complesso di San Domenico Maggiore.
«Quello della storia della cucina napoletana è un argomento che mi ha sempre affascinato. Ritornerò certamente per visitare Magna e passarci qualche ora in più», ha detto De Laurentiis mentre osservava divertito i led interattivi. «Siamo molto orgogliosi di questa visita – ha detto Vincenzo de Notaris – soprattutto perché il presidente è andato via molto incuriosito. Ed è proprio questo il nostro obiettivo. Riportare attenzione sulle tradizioni culturali, sociali e culinarie della storia della cucina napoletana. Magna è una mostra per tutti».
Angelo Forgione – Fabio Pozzerle è veronese ma vorrebbe vivere a Napoli. È convinto che non possa esistere rinascita dell’Italia Mediterranea – come la definisce lui – senza una rinascita del Mezzogiorno. «Napoli – spiega – è una città che può fare da traino per la “ripartenza” del Sud».
Giovedì 22 ottobre sarò con lui alla libreria Iocisto di Napoli (Vomero), per la presentazione del suo libro, con cui propone una terapia per tutto l’insieme italico. Sarà un bell’incontro Sud-Nord, non solo parlato. Sarà un’occasione per analizzare gli errori del 1860 e indicare, se c’è, un modo per resettare.
Clicca qui per ascoltare l’intervento di Fabio Pozzerle a La Radiazza (Radio Marte)
Angelo Forgione –
Erri De Luca assolto dall’accusa di istigazione a delinquere perché il fatto non sussiste. Bisognava stabilire se la parola “sabotare” fosse sinonimo di ostacolare o danneggiare la TAV piemontese. Ha prevalso la prima opzione, ovviamente, ma soprattutto per aver compreso che trasformare uno scrittore in pregiudicato del Pensiero sarebbe stato un boomerang per la Magistratura. La vicenda è emblematica di un tipo di censura che scatta in Italia per chi ha il coraggio di far valere proprie idee, quando queste si scontrano con particolari interessi. Il vero sabotaggio, spesso, è dell’espressione che mina quegli interessi superiori.
Ma chi sono i piemme che avevano chiesto 8 mesi di condanna per lo scrittore napoletano? Antonio Rinaudo e Andrea Padalino sono coloro che si occupano del filone violento del movimento “No TAV”. Rinaudo fu coinvolto in Calciopoli, intercettato più volte al telefono con Moggi. Cenava con lui e riceveva biglietti e favori in cambio di favori. Andrea Padalino è colui che la scorsa primavera indagò sulla bomba carta lanciata dai tifosi della Juventus all’indirizzo di quelli granata, durante il derby di Torino allo stadio Olimpico, ipotizzando la fantasiosa dinamica di “fuoco amico”, ovvero l’accensione dell’ordigno da parte degli stessi supporters del Toro e l’inesistenza del lancio dal settore ospiti. Fu presto smentito dalle immagini.
La magistratura piemontese, molto vicina agli ambienti juventini proprio nelle vicende di Calciopoli, fu indicata di un’inaspettata fuga di notizie che mise in forte difficoltà la Procura di Napoli che indagava “segretamente” (maggiori dettagli nel mio libro Dov’è la Vittoria; ndr), e sembra ancora influenzata da ideologie estranee alla Giustizia e al buonsenso. E tra Torino e Napoli, forse, dal 2005, continua a scorrere cattivo sangue. Un napoletano che andava a mettere il naso negli affari piemontesi non era il massimo della digeribilità. Chi vuol capire, capisca.
Giovedì 24 settembre, alle ore 20, presso la libreria Iocisto di Napoli, in via Cimarosa 20 (piazza Fuga, adiacente Funicolare centrale) si terrà una “Conversazione a tinte azzurre alla vigilia della partita Napoli-Juventus”.
I temi saranno tratti dal libro Dov’è la Vittoria di Angelo Forgione. Con l’autore, presenti Gianfranco Lucariello, Gennaro De Crescenzo e Massimo Sparnelli, che illustreranno, tra passato e presente, quanto è stato fatto dalla dinastia piemontese, protagonista dell’industrializzazione italiana, per costruire il potere bianconero.
Al centro della serata ci saranno argomenti legati al Calcio ma anche alla “Questione meridionale” (presente e grave nel Calcio come negli altri settori), le motivazioni storico-economiche-politiche delle (tante) vittorie del Nord e delle (pochissime) vittorie del Sud, le cause di una rivalità che va ben oltre i confini di un rettangolo verde, le origini di un amore che va ben oltre quegli 11 calciatori in maglia azzurra diventando il simbolo forte di una vera e antica “nazione”…
Siete tutti invitati per dire la vostra!