––– scrittore e giornalista, opinionista, storicista, meridionalista, culturalmente unitarista ––– "Baciata da Dio, stuprata dall'uomo. È Napoli, sulla cui vita indago per parlare del mondo."
A “La Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte, le tristi condizioni di Piazza del Plebiscito e dei monumenti di Napoli. Opinioni sulle colpe della politica nazionale e locale cui non si può sottrarre il sindaco De Magistris perchè la Storia non ha competenze ma è di tutti coloro che sono chiamati ad occuparsi di Napoli. Poi, la telefonata in sovrintendenza.
Un anno fa avevamo lanciato l’allarme: infiltrazioni d’acqua nel colonnato di Piazza del Plebiscito e pericolo incombente. Non ci voleva molto per prevedere danni perchè, si sa, l’acqua non risparmia di certo l’architettura monumentale. Allarme lanciato nel vuoto, ancora una volta in quattro anni di richieste di attenzioni per l’intera piazza formulate nel deserto. Con noi, per la TGR, anche Rino De Martino della libreria Treves, ma gli enti competenti per il sito non hanno fatto nulla in questi ultimi dodici mesi, così come il Comune che non stimola alcun dibattito sulle condizioni della piazza.
Nessuno ha posto rimedio ad un’emergenza che travolge un monumento massimo dell’architettura neoclassica e i danni si sono acuiti con le piogge di Venerdì scorso che hanno lasciato segni dolorosi (vedi foto). E così continua a crollare il patrimonio architettonico e culturale di Napoli per colpa dell’incuria e del disinteresse di persone senz’anima e sensibilità.
Grida d’allarme inascoltate, conseguenze preannunciate e colonnato transennato, si fa per dire, con nastro di plastica e protezione civile che starebbe per far rimuovere quei pochi tavolini al servizio dei pochi turisti e cittadini che hanno il coraggio di avventurarsi sul posto. E stiamo parlando di un luogo storico, di un monumento di rilevanza internazionale, non certo di una piazzetta qualunque. Ma stavolta diciamo “per fortuna”, perchè non sarebbe bello ritrovarsi sotto una pioggia di intonaco. I detriti sono tutti li.
La piazza è ormai abbandonata al suo destino e il nuovo spot del rinascimento napoletano, che in realtà non c’è, si chiama “lungomare liberato” dove peraltro la Cassa Armonica di Errico Alvino resta smontata. Del foro che trasuda storia, oltre che acqua piovana, nessuno se ne cura ed è da troppo tempo uno scenario triste oltre che spettrale. I monumenti equestri del Canova (e dell’allievo Calì), mica uno scultore qualunque, restano prive di qualsiasi tabella informativa ed è più facile leggere i nomi di chi vi scrive sopra con le bombolette spray piuttosto che quelli dei personaggi raffigurati. Anche la proposta di valorizzarle è caduta nel vuoto, e potremmo elencarne altre.
Al momento delle foto, nonostante il bel tempo della giornata di Domenica, la volta del colonnato continuava a gocciolare e le evidenti tracce di umidità non promettono nulla di buono. Grazie, grazie e ancora grazie a tutti coloro che stanno cancellando la nostra identità nel silenzio compiacente di gran parte dei cittadini incapaci di indignarsi.
intervista ad Angelo Forgione a “Rapporto Napoli” (TeleCapriNews)
Ragazzini che si calano nei reperti delle Mura Greche di Piazza Bellini. Ragazzini che entrano nottetempo in Galleria “Umberto I” in sella agli scooter per sgommare sul marmo. Il pericolo, identico per i due siti come per tutti i monumenti della città, non riguarda solo la pulizia me è anche e soprattutto minorile, ma non solo minorile.
Urge una lastra trasparente di copertura delle antiche murazioni e l’immediato ripristino della pattuglia di sorveglianza h24 in galleria per evitare danni al patrimonio ma anche alle persone. È una battaglia senza fine, ma se anche le istituzioni mollano è anche senza speranza.
di Angelo Forgione per napoli.com
Scambio di sovrintendenti. Stefano Gizzi se ne va ad Ancona al posto del napoletano Giorgio Cozzolino che fa il percorso inverso e lascia nella città marchigiana buoni ricordi per un forte attivismo e per aver aperto numerosi fronti circa il decoro centro storico. La comunicazione ufficiale era pronta da giorni sul tavolo del ministero dei Beni Culturali ma sarà operativa dal 19 Settembre.
Via Gizzi, dunque, e senza molti rimpianti. Brava persona, per carità, che però resterà nella ricordi dei napoletani per la sua illogica difesa delle “vele” di Scampia, per l’immobilismo di fronte alla Cassa Armonica che veniva smontata, per l’ultimatum-farsa circa i “baffi” aggiunti alla scogliera di Via Caracciolo, per la tolleranza del parcheggio all’interno di Palazzo Reale e davanti la facciata del Museo Archeologico Nazionale, per gli spettatori privilegiati dei concerti sui balconi della reggia. E per quella risposta “illuminante” che aveva fatto intendere di che pasta era fatto quando denunciammo il buio dei monumenti e lo spreco dell’impianto di Valerio Maioli: «Come insegnano le pagine del “Viaggio in Italia” di Goethe, i monumenti andrebbero goduti nella loro illuminazione naturale, alla luce della luna». La visione della salvaguardia del patrimonio di Gizzi era questa, conservatrice e miope, ferma al Settecento di Goethe quando l’illuminazione non esisteva e lo scrittore tedesco esaltava proprio la bellezza di poter godere della vista dei monumenti anche di notte, al chiaro di luna, ogni 28 giorni.
Questo era Gizzi. Arrivederci dunque, e benvenuto Cozzolino. Speriamo faccia buone cose anche nella sua Napoli.
una sedia (e non solo) umilia i reperti del IV secolo a.C., e nessuno la rimuove
di Angelo Forgione – Ci sono posti eccezionali a Napoli capaci di testimoniarne la sua grandezza che la gente si diverte a rovinare. Uno di questi è Piazza Bellini dove fanno “bella” mostra le Mura Greche dell’antica Neapolis risalenti al IV secolo a.C.. Ricchezza culturale a portata di mano, anche di chi si ostina a non voler dare una svolta alla propria grama esistenza. Perchè nessuno ha mi pensato a preservare lo scavo con una spessa vetrata-cristallo come accade altrove per reperti di rilevanza anche irrisoria. Quel sito di tale importanza e testimonianza storica è il teatro del lancio dei rifiuti di ogni tipo e dimensione. In esposizione permanente da mesi una sedia di legno; più defilato, nascosto in un interstizio sotto il livello stradale, un magnifico set scopa-paletta con altri generi di ramazze. È certo, i frequentatori della zona non possono mica capire che si tratti di fortificazioni difensive di una delle città più antiche d’Europa, che si tratti di un patrimonio invidiabile?! Incuria e degrado sconfortante, tra qualche blocco di tufo che cede e rifiuti vari. Per non parlare delle condizioni delle aiuole prospicienti. Se Comune e ASIA potenziassero la dotazione dei contenitori portarifiuti, pur presenti, farebbero cosa buona dal momento che nelle ore notturne i cestini installati sono traboccanti. Ma neanche è ammissibile che una sedia resti adagiata e abbandonata per tanto, troppo tempo come se fosse quello il vero tesoro da mostrare ai turisti.
Le denunce sulle condizioni di Piazza Bellini, una delle più belle e animate di Napoli, si susseguono da più parti. Se proprio la memoria storica della città deve convivere con l’ignoranza contemporanea tanto vale sotterrare, almeno quel piccolo tesoro lo si conserverebbe meglio, sperando in tempi migliori che i barbari di oggi non vogliono proprio far maturare.
di Angelo Forgione – Era il Giugno del 2009 quando la piazza Carlo III di Caserta, l’immenso slargo ellittico ai piedi della reggia che si rifà a Piazza San Pietro a Roma, si avviava a compimento di un imponente e costosissimo restyling. Scattai delle fotografie ai nuovi lampioni d’illuminazione(clicca sulle immagini per ingrandire) perchè alla loro vista un senso di disgusto mi prese il ventre. Elementi di arredo urbano futuristici di forma essenziale e fin troppo moderna per essere contestualizzati nella piazza simbolo del neoclassicismo vanvitelliano, troppo forte il contrasto per restarne indifferente. Mancanza di sensibilità da parte di chi è chiamato a decidere nel presente di una testimonianza del passato e della nostra storia, ma anche della gente comune che devasta il patrimonio. Inutile dire che la piazza, la più grande d’Italia, è oggi un luogo deserto occupato e reso impraticabile da clochard e vandali.
Cosa dire per esempio dei furti d’acqua alle cascate della reggia di Caserta? Succede ogni maledetto Agosto! Allarme siccità? E allora via coi prelievi abusivi da parte dei soliti ignoti che si agganciano alla condotta del mirabile Acquedotto Carolino vanvitelliano, patrimonio dell’umanità, per attingere acqua a uso personale. Un reato che minaccia anche i pesci delle vasche e favorisce lo sviluppo incontrollato delle dannose alghe di eutrofizzazione. L’Acquedotto Carolino, nei 38 chilometri di percorso, perde così pressione e l’acqua non riesce ad arrivare dalla fonte alla destinazione ultima. Fontane asciutte e delusione dei turisti che arrivano per ammirare anche quelle meraviglie dell’ignegneria idraulica vanvitelliana e si ritrovano di fronte solo liquami. Niente acqua, niente tuffi. Si, perchè altro malcostume estivo dei giovani senza sensibilità è il lancio nelle vasche della cascata immortalato in passato, manco si trattasse di un acquapark, col rischio di danneggiare le sculture e le proprie ossa sulle rocce.
Spegnere la scenografica cascata che dai monti tifatini riversa acqua verso i giardini della Reggia equivale a deturparne l’architettura, ma questa deduzione è troppo lontana dalla comprensione degli insensibili. Vaglielo a spiegare che la navata centrale dell’edificio è detta “il cannocchiale” per la visione che attraverso di essa si ha dell’asse centrale del parco culminate nella cascata e nel torrione senza interruzione della prospettiva. Vanvitelli pensò anche a questo quando disegnò la Reggia come elemento architettonico lineare che non precludesse la vista della natura, simboleggiando l’osmosi tra potere e territorio, natura e conoscenza, divino e terreno.
E se le cascate languono “il cannocchiale” non sta meglio. Bancarelle e ambulanti di ogni tipo, persino distributrici di numeri del lotto, umiliano la maestosità del tempio, ma questo è problema cronico e non stagionale. E poi lampioni rotti (quelli storici), degrado sparso, automobili del personale che sfrecciano tra i turisti, cortili adibiti a parcheggi. Tutto documentato da Marco Bariletti per l’edizione serale del Tg1 del 25 Agosto (in basso) che ha posto la lente di ingrandimento anche sulle richieste dell’UNESCO disattese dal governo italiano. Il World Heritage per i patrimoni dell’umanità chiede da anni che dal monumento sia sfrattata l’Aeronautica Militare affinché eviti di essere un potenziale obiettivo militare e mostri invece tutto il suo splendore, a cominciare dal teatrino di corte inaccessibile e altri appartamenti oltre il solo piano nobile aperto al pubblico.
Responsabilità del governo centrale ma anche dell’amministrazione locale per arrivare agli strati sociali travolti dalla povertà e dall’ignoranza. Nessuno sembra avere la minima sensibilità per rispettare il sito e la sua storia. I soldi mancano, la sorveglianza non può essere garantita e il degrado avanza indisturbato. Il sindaco di Caserta Pio Del Gaudio ha commentato il servizio del Tg1 sulla sua pagina Facebook ma le parole non bastano più. La reggia è un complesso unico al mondo che ha nella sola Versailles un opera di pari livello, ma perde progressivamente pezzi e visitatori. E poco più in la, il dramma della reggia di Carditello che stiamo contribuendo dalla primissima ora a tenere alta in classifica nel censimento de “I luoghi del cuore” FAI (magari bisogna portare in alta classifica anche la più maestosa reggia?). Il delegato dell’ufficio del curatore fallimentare della più riservata tenuta borbonica di San Tammaro Tommaso Cestrone, una sorta di angelo custode della piccola reggia, ha riferito che sul posto si sarebbero recati nel mese di Agosto centinaia di visitatori, principalmente settentrionali e spagnoli, accontentandosi di sbirciare dai cancelli sbarrati.
Meglio fermarsi qui perchè la lista è infinita e sottolineare l’oscurantismo moderno quando si parla di luoghi simbolo dell’illuminismo napoletano, cioè europeo, è per chi scrive un autentico supplizio.
Conferenza Stampa, 27/07 ore 11:00, Caffè Gambrinus “SALVIAMO I CAMPI FLEGREI – TERRA NOSTRA”
nel pomeriggio, incontro a Palazzo San Giacomo col vicesindaco Sodano
In relazione alle trivellazioni del “Campi Flegrei Deep Drilling Project”, il “Cartello” creato da Eddy Napoli “Salviamo i Campi Flegrei – Terra Nostra” ha indetto una conferenza stampa/convegno per venerdì 27 Luglio alle ore 11:00 presso il Gran Caffè Gabrinus di Piazza Trieste e Trento. Saranno presenti in qualità di relatori il Prof. Giuseppe Mastrolorenzo (Vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano – INGV), il Prof. Franco Ortolani (Geologo Dipartimento di Scienze della Terra Università Federico II di Napoli) e la Prof.ssa Tina Nunziata (Geofisico Dipartimento di Scienze della Terra Università Federico II di Napoli). Il dibattito che intenderà fare chiarezza sulle ragioni del “no alle trivellazioni” sarà coordinato da Giuseppe Mosca e vedrà la presenza degli organi costituenti il “Cartello” che sono: Partito dei Verdi (Francesco Borrelli), Movimento V.A.N.T.O. (Angelo Forgione), Insorgenza Civile (Nando Dicè), Comitato Civico Fuorigrotta Vivibile (Mariano Attanasio), L’altroparlante (Gino Magurno), Associazione “La Terra dei Fuochi” (Angelo Ferrillo), FreeBacoli (Josi Gerardo della Ragione), Insieme per la Rinascita (Alessandro Amitrano), Comitati Due Sicilie (Fiore Marro), Movimento Neoborbonico (Gennaro De Crescenzo), Parlamento delle Due Sicilie (Salvatore Lanza), Movimento Mo Bast e Orgoglio Meridionale (Pietro Avino) con l’adesione del consigliere comunale Carlo Ianniello (Napoli è Tua). L’iniziativa si propone un quadro a più ampio raggio, tale “Cartello” (che accomuna varie identità talvolta diverse tra loro ma che convergono verso gli stessi obiettivi) vuole occuparsi di diverse fasi operative pro-territoriali, iniziando con la campagna “No alle Trivellazioni” alla quale seguirà “SOS Depuratore – Collettore”, per poi passare ad altre campagne, di ogni genere, atte al recupero totale di un area tra le più belle del mondo, affinché la stessa ritorni agli antichi splendori e susciti verso il Popolo quel senso di appartenenza alla propria Terra nonché il recupero della propria Identità e della propria Cultura. Inoltre, tra le prossime iniziative c’è “Accendiamo i Riflettori” una kermesse spettacolo in preparazione per i prossimi mesi che vedrà il mondo della cultura, sport e spettacolo impegnati a titolo gratuito, evento pro causa dei campi flegrei al quale hanno già dato la loro adesione: Edoardo Bennato, Eugenio Bennato, Maria Bolignano, Maurizio Casagrande, Mattia Caliendo, Tony Cercola, Sal Da Vinci, Enzo DC, Chiara De Crescenzo, Mauro Di Rosa, i Fatebenefratelli Edo e Gigi, Enzo Fischetti, Angelo Forgione, Anna Fusco, Gennaro Iezzo, Peppe Iodice, Biagio Izzo, Giuseppe Mosca, Gino Magurno, Salvatore Mazzella, Ludo Brusco Mrhyde, Aniello Misto, Pietra Montecorvino, Eddy Napoli, Patrizio Oliva, Gino Olivieri, Nando Paone, Patrizio Rispo, Antonello Rondi, Gigio Rosa, Francesca Schiavo, Gianni Simioli, Nando Varriale.
Chiuso a Napoli il tour di Luciano Ligabue. Gente dall’alba riversatasi da ogni parte d’Italia nella storica Piazza del Plebiscito che non sembra proprio il luogo adatto per un concerto rock. E mentre i più irriducibili hanno sfidato l’umidità della notte e il gran caldo del mattino, qualcuno ha avuto invece vita e vista facile.
Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni fotografiche di giovani sui balconi del piano nobile di Palazzo Reale che assistevano allo spettacolo beatamente e in gran comodità dal punto privilegiato dal quale Papa Pio IX si affacciò, e nessun altro pontefice, per benedire le truppe napoletane nel 1849. Accade sempre, ad ogni manifestazione, e non è una novità. Qualcuno sospetta che i dipendenti di palazzo reale abbiano venduto quegli spazi ma sembra francamente un’esagerazione; si tratta più semplicemente di privilegio per parenti che hanno potuto così godersi lo spettacolo gratuitamente mentre al popolo il “parterre” è costato 46€. Durante il concerto, il palazzo non era visitabile e chi era affacciato ai balconi ha avuto porte aperte e sistemi di allarme disattivati (grave!) in un posto che è monumento, non proprietà privata.Nessuna tragedia oltre l’etica calpestata, ci mancherebbe, macontinua a non definirsi la figura del Soprintendente Gizzi sotto il cui naso tutto scorre. Ad ogni modo pare ci abbia pensato la piazza a fischiare i furbetti in tribuna reale. Ligabue alla fine ha ringraziato la piazza partenopea: «Sono onorato di finire il mio tour in una città come questa. Una città che ha tanti problemi. Ma nonostante questo è davvero un capolavoro». Già, un capolavoro che ha tanti problemi.
La proposta/richiesta di restauro e rivalutazione dei monumenti equestri del Canova in Piazza del Plebiscito inoltrata al Comune di Napoli e alla I Municipalità descritta ai microfoni di TeleCapriNews con sintetica spiegazione delle vicende storiche che hanno interessato le sculture e documentazione fotografica del periodo bellico. (nelle informazioni del video della relativa pagina youtube sono allegati i link alle diverse denunce su tutto il degrado circostante che interessa purtroppo l’intera piazza)