“SI GONFIA LA RETE XG1 REMIX” versione 2012-13

Mancava a qualcuno e ora non mancherà più. Torna il “Si Gonfia la Rete XG1 remix” nella versione ’12-13, in una chiave musicale più godibile e più “aderente” alle atmosfere del “San Paolo”.
“Un sogno azzurro”, cantato da Eddy Napoli, portò fortuna nella settimana che condusse alla finalissima di Coppa Italia. Che il nuovo remix scandisca con buona sorte l’attesa della grande sfida di Torino e tutta l’ambiziosa avventura azzurra raccontata da Raffaele Auriemma.

Il finto tifoso Mimmo Pesce boccheggia

la caricatura di 7Gold ha vita breve, è già scomparso dal web

Il civilissimo confronto sostenuto con il regista di “DirettaStadio”, la trasmissione sportiva di 7Gold, ha sortito l’esito sperato. La protesta ha portato alla decisione di oscurare i due video di Mimmo Pesce su youtube.
L’interlocutore ci informa che, preso atto delle nostre proteste (coadiuvate da “La Radiazza” su Radio Marte), è possibile che il personaggio sia tagliato già dalla prossima trasmissione. Per questo è prevista una riunione di redazione a 7Gold che stabilirà il da farsi.

DirettaStadio… quando il trash è (7)gold

Mimmo Pesce, chi è costui? Napoli non accetta l’esasperata caricatura del sedicente tifoso azzurro costruito in laboratorio ad hoc per scimmiottare il folklore napoletano e renderlo deleterio a fini televisivi. Trecce d’aglio, corni, mortaretti, coriandoli, asciugamani, giacca appariscente, occhiali scuri, urla sguaiate, invadenza fisica, balli improbabili e tutto quello che a un certo settentrione piace pensare e proiettare di Napoli.
7Gold e “Diretta Stadio” lo fermino, subito, invece di promuoverlo in homepage del proprio sito per fare audience e “rumore”. Centinaia di messaggi di rabbia li riceviamo noi, che invitiamo a dirottare civilmente a direttastadio@7gold.tv, al profilo Facebook del cabarettista e, alla prossima diretta (qualora si ripresenterà il personaggio), tramite il form di contatto sul sito.

Criscitiello e quelle frasi sibilline. E la finanza arrivò!

il giornalista di Sportitalia non riesce più ad uscire dallo smarrimento

Michele Criscitiello, giornalista-anchorman di Sportitalia, durante la trasmissione “Calcio€Mercato” di Venerdì scorso, ha annunciato di non aver ricevuto l’accredito al match Napoli-Udinese: “Il Napoli mi ha negato l’accredito per Napoli-Udinese affermando prima di aver chiuso la lista, poi di non accettare determinate presenze allo stadio perchè sgradite alla piazza”.
Detto che la richiesta è arrivata fuori tempo massimo, va ricordato che Criscitiello, sul suo profilo Twitter, ha in bella vista la descrizione “Nato ad Avellino! 29 anni fa. Vive a Milano da 7 anni! Squadra del cuore: Avellino. In A solo Ùdin”. La dichiarazione di appartenenza all’ambiente friulano non farebbe comunque scattare l’esclusione dalla lista degli accrediti, ma è un dato di fatto che certe esplicitazioni seguite da manifestazioni poco eleganti come quella durante la festa dell’accesso ai preliminari di Champions League, allorchè Criscitiello accompagnò il coro “odio Napoli” cantato da tutta la piazza della Libertà (ma il loro idolo è il napoletano Di Natale, n.d.r.) dicendo che anche lui, anni prima, l’aveva cantato tante volte. Il ruolo di giornalista in una rete nazionale, peraltro delicata perchè dedicata allo sport e al calcio, quindi un argomento che per anni ha contribuito e continua a contribuire a diffondere malcostume, divisione e razzismo, implica cautela. Le simpatie possono essere chiarite ma le cadute di stile andrebbero evitate accuratamente e necessiterebbero di quelle scuse che Criscitiello ha sempre detto di non dovere a nessuno.
Ma forse c’è dell’altro, molto di più, ad infastidire il Napoli più che i napoletani. Certe allusioni sibilline in riferimento al sodalizio azzurro (?) e a certe operazioni di mercato che assumerebbero un certo peso alla luce dei controlli della Guardia di Finanza nelle sede azzurra della settimana scorsa. Rispondendo ad un telespettatore napoletano, a suo dire comandato, Criscitiello dichiarò così: “Bisognerebbe spiegare cosa hanno fatto in passato di nascosto alcuni amici di alcuni presidenti, quelle plusvalenze e quelle operazioni fantasma per questo o quell’attaccante. Perchè i soldi non sono rimasti in Italia? Quando paghi le tasse, tutte quante…” (guarda il video al minuto 2:19). Non è certo possibile stabilire se siano state quelle frasi ad attivare la curiosità della Finanza che dopo un mese è arrivata a Castelvolturno, ma di certo non possono aver fatto piacere alla dirigenza napoletana che già in passato aveva incassato con classe alcune dichiarazioni sui suoi rappresentanti e sull’intero ambiente napoletano.
Ma a prescindere dalla tempistica della richiesta di accredito e da incidenti diplomatici, Criscitiello al “San Paolo” rappresenta di fatto un problema di ordine pubblico e di conseguenza un rischio per la stessa società nell’ottica di eventuali ammende e diffide in caso di disordini.
Il giornalista avellinese, da conoscitore della realtà, ha in passato difeso i tifosi napoletani dal razzismo continuo negli stadi. Così come ha preso le distanze dalle discutibili frasi di Silvio Baldini circa gli appassionati di calcio napoletani. La sua emittente aveva buoni rapporti col Napoli se è vero che nell’estate 2011 trasmise la presentazione della squadra da Dimaro, presentata peraltro dalla napoletanissima Marica Giannini e da Silver Mele, con De Laurentiis in esclusiva. Ma a Sportitialia, che offre supporto alla piattaforma “Udinese Channel”, ha dato per questo un colpo al cerchio e un altro alla botte negli ultimi tempi. E dalla festa a Udine è deragliato non sapendo più riprendersi dall’uscita infelice, finendo con l’andare allo scontro frontale con Napoli, il Napoli e i napoletani. Per sua stessa ammissione, ha simpatie a Udine e non a Napoli, e ha preferito compiacere quelle. Criscitiello è un giovane e valido professionista che ha iniziato la sua avventura nazionale con obiettività ed equilibrio. La vasta utenza meridionale e napoletana di Sportitalia meriterebbero che riprendesse quelle prerogative. Purtroppo, per via della sua scaltrezza e “riconoscenza” verso l’ambiente settentrionale che l’ha stanato dall’oblio (su Twitter scrisse “Nato ad Avellino, rinato a Milano”), ha perso la bussola e si sta smarrendo. Peccato.

Il soprintendente Cozzolino si presenta. Che eredità!

al nuovo responsabile dei beni culturali chiediamo risposte mai avute da Gizzi

Si è insediato il 20 Settembre il nuovo soprintendente ai beni architettonici e ambientali Giorgio Cozzolino, presentato a Palazzo Reale da Gregorio Angelini, direttore regionale per la Campania dei beni culturali. Cozzolino ha detto di essere diverso da Gizzi, quindi meno opinionista e più dedito a far rispettare le leggi. Tanti i temi toccati, dalle “Vele” di Scampia ai baffi della scogliera sul lungomare, dallo stadio San Paolo al palazzo dello sport Mario Argento. Noi vorremmo accoglierlo chiedendogli che posizioni intende avere rispetto a questioni come la Cassa Armonica amputata, i monumenti equestri del Canova di Piazza del Plebiscito nell’oblio e nel degrado dell’intero colonnato, le Mura Greche di Piazza Bellini usate come discarica, i monumenti senza illuminazione notturna, l’orologio storico EAV sparito a Piazza VII Settembre e il parcheggio ai piedi della facciata del Museo Archeologico Nazionale. Tanto per dargli il benvenuto…
È tempo di dare risposte e sollecitare interventi seri perchè questa città non può consentirsi ulteriore immobilismo.

Napoli e il Sud non si facciano offendere da Lotito! Tra lui e Cellino…

Claudio Lotito commenta la vicenda dello stadio di Quartu Sant’Elena e offende, come troppi, la storia di Napoli con quel solito aggettivo di stampo post-risorgimentale che i vocabolari continuano a riportare. Per il presidente della Lazio i nuovi stadi in Italia non si faranno per colpa de “l’atteggiamento borbonico della burocrazia italiana che lascia a persone singole di decidere di una norma al Senato”.
Vicenda grottesca che coinvolge due tra i presidenti più discutibili della Serie A. Lotito offende Napoli e il Sud e contesta lo Stato da posizione di condannato nell’ambito del processo di “calciopoli” per illeciti commessi nel suo primo anno di gestione, nonchè per aggiotaggio e ostacolo all’attività degli organi di vigilanza sui titoli in borsa del suo club, ma anche inibito per violazione del regolamento FIGC agenti calciatori. Giudizi espressi circa l’azione a tutti gli effetti sovversiva del presidente del Cagliari Cellino che scavalca la decisione di un Prefetto, organo monocratico dello Stato, e incita migliaia di persone a infrangere la legge per poi difendersi affermando che in ventun anni con il Cagliari non è mai stato deferito per vicende legate ai passaporti, al doping, agli arbitri, a evasioni fiscali o falsi in bilancio. Peccato che i falsi in bilancio li abbia commessi nella sua attività imprenditoriale, cosa per la quale è stato condannato a 1 anno e 3 mesi di reclusione, per poi patteggiare la condanna nell’ambito di una truffa all’Unione Europea (dichiarate quantità di grano inferiori a quelle esistenti nei suoi silos). Cellino, tra l’altro, per 7 anni non ha pagato l’affitto del “Sant’Elia” e nemmeno ha speso un soldo di manutenzione che ricadeva sul Comune di Cagliari mentre lui intascava gli incassi. Poi è stato eletto il sindaco Zedda che ha messo fine a questo vergognoso vassallaggio in tempo di crisi economica, Cellino ha sloggiato smontando i tubi innocenti delle tribune costruite all’interno dello stadio “rimodernato” nel 1990 e ha sbattuto la porta rimontandole a Quartu Sant’Elena. Tanto per dirla breve, il Tribunale di Milano ha disposto il pignoramento di 1,7 milioni di euro del Cagliari derivanti dai contributi Sky/Lega Calcio per risarcire almeno in parte il Comune di Cagliari, riconosciuto parte lesa.
Se le alluvioni colpiscono il Nord per un comico di Genova è colpa del Sud. Se la Giustizia non funziona per un giudice di Treviso è colpa del Sud. Se gli stadi in Italia non si fanno per un imprenditore romano è colpa del Sud. È sempre colpa del Sud se si tira in ballo quel termine che ha utilizzato anche Claudio Lotito, il quale dovrebbe imparare (non è il primo e non sarà l’ultimo cui lo insegniamo) che l’inefficienza e la macchinosità della pubblica amministrazione attribuita ai Borbone di Napoli non sono altro che un falso storico. Anzi, in realtà l’aggettivo attribuisce ai napoletani un difetto dell’amministrazione piemontese e il Cavalier Vittorio Sacchi, amico di Cavour, direttore delle contribuzioni e del catasto del Regno di Sardegna, fu inviato a Napoli per capire come erano ordinati i tributi e le finanze delle Due Sicilie. Da Napoli, Sacchi spedì una lunga lettera a Torino annotando che era partito per la grande metropoli con forti pregiudizi, smentiti da ciò che aveva visto con gli occhi e toccato con mano. Una lunga serie di apprezzamenti coi quali consigliò di applicare la burocrazia napoletana al nuovo Regno d’Italia in luogo di quella piemontese. “Nei diversi rami dell’amministrazione delle finanze napoletane si trovavano tali capacità di cui si sarebbe onorato ogni qualunque più illuminato governo”. Questo fu il sunto di quanto riportò minuziosamente il Sacchi. Non lo presero in considerazione, e pare che non gli consentirono di proseguire più i suoi incarichi. Finì in disgrazia, come Napoli cui bastarono 62 giorni di dittatura garibaldina per distruggere le floride finanze e l’economia del Sud.
Francesco Saverio Nitti demolì la leggenda del “burocratismo” meridionale con un’analisi puntuale, dimostrando come gli uffici dello Stato fossero prevalentemente concentrati al Nord (scuole, magistratura, esercito, polizia, uffici amministrativi ecc.). Il solo Piemonte ebbe, fino al 1898, 41 ministri contro 47 dell’intero Sud e la situazione era la stessa per tutti gli alti gradi dello Stato.
Il “Sole 24 Ore”, nel Marzo del 2011, ha attribuito al Piemonte il parto del debito pubblico. La causa? La burocrazia esasperata finalizzata alla sparizione di soldi pubblici, da cui derivò una sfrenata “creatività” tributaria e la necessità di unirsi, avete letto bene, con chi aveva i conti in ordine. Per giustificarla bisognava inventarsi una propaganda per legittimare un’aggressione contro le Due Sicilie creando attorno ai Napolitani delle “leggende nere” che ancora infestano tanti manuali scolastici e il lessico popolare figlio dei vocabolari. L’efficienza borbonica è riscontrabile in molti campi, ma di sentire inesattezze non si finisce mai. In Italia, e soltanto in Italia, “borbonico” dice male; non in Spagna, non in Francia, dove non c’è stato un Risorgimento.

contatto SS Lazio: direzione.comunicazione@sslazio.it

Un presidente un po’ governatore e un po’ questore

De Laurentiis assicura i trasporti e rafforza l’antiscippo

Accordo in Prefettura a Napoli tra il prefetto De Martino, il sindaco Luigi de Magistris e un rappresentante del Calcio Napoli: la SSC Napoli pagherà gli straordinari per assicurare il servizio di metropolitana oltre il termine delle partite di calcio al “San Paolo” in notturna. Il servizio della Linea 2 “Piazza Garibaldi-Gianturco” dovrebbe essere garantito dalla Regione ma l’ente non ha i soldi e allora è De Laurentiis a risolvere il problema mascherandosi da amministratore pubblico e garantendo cinquemila euro per ogni partita serale. Non si tratta di stabilire se sia giusto o meno; lo è perchè una città che vuole riprendersi il suo posto tra le capitali d’Europa non può prescindere dall’assicurare certi servizi essenziali. Ha fatto il passo chi ha potuto in nome del buonsenso e il vero problema sta nel constatare che Napoli non può consentirsi al momento la fruibilità delle proprie linee metropolitane nelle ore tarde del week-end o in occasione di eventi particolari come accade nelle città di respiro internazionale.
Grazie a De Laurentiis dunque, per questo e per le sue specifiche competenze che hanno portato il Napoli ai vertici. Dove sarebbero oggi gli azzurri senza di lui è difficile dirlo, soprattutto in assenza di imprenditori locali, di altri interessati al Napoli che non siano i cardini dell’industria del Nord che mai investirebbero al Sud o degli sceicchi disinteressati al derelitto calcio italiano fatto di stadi fatiscenti. Un presidente-imprenditore prezioso che però, per troppa attenzione alla vivibilità di Napoli per i suoi tifosi e per i suoi calciatori, finisce scivolando sulla buccia di banana durante la firma-show del nuovo contratto di Cavani che assicura alla squadra le prestazioni dell’unico vero “top-player” offensivo del calcio italiano: «Napoletani, non scippate la signora Cavani, non rubatele niente, fatele capire che è una città dove si vive bene». Il presidentissimo fa un’innocente battuta ma sbaglia a definire i ladri dei “napoletani” (quelli non sanno neanche cosa sia l’appartenenza alla città) e sbaglia a rivolgersi a loro comunicando all’intera nazione l’associazione mentale tanto difficile da sradicare Napoli-ladri. A loro devono rivolgersi le forze dell’ordine in funzione di garanzia della sicurezza non dei soli calciatori ma di tutti i cittadini napoletani (questi si) e i politici nazionali e locali al momento incapaci di arginare la povertà dilagante e assicurare leggi ferree contro la micro e macrodelinquenza. Poi Aurelio cambia il tiro e si rivolge agli stessi calciatori e alla stampa: «Sono cose che capitano ovunque ed è chiaro che se vuoi portare un Rolex e guidi con il braccio fuori è possibile che ti segano il braccio. A me qui non è mai successo nulla».
Si è mai visto Agnelli cercare di arginare scippi del rolex a Vucinic o lo sceicco Al Thani quelli a Lady Ibrahimovic? De Laurentiis cade nella trappola mediatica e la alimenta inutilmente. E del resto è lo stesso Cavani a dire che «la scelta di rimanere a Napoli non è stata dettata solo dai soldi che sono importanti come l’ambiente affettuoso di una delle città più belle del mondo che non ha prezzo». Ma Aurelio è così, istrionico e spettacolare, un presidente un po’ sindaco, anzi governatore, un po’ questore, un po’ sociologo. Capace di uscire dagli schemi, a volte strappando sorrisi e altre lasciando interdetti, ma comunque senza mai cattiveria e con la consapevolezza delle potenzialità della realtà napoletana da sfruttare anche a costo di arrivare dove non arrivano le istituzioni. Prendere o lasciare, e chi scrive prende.

Via il sovrappasso di Viale Kennedy

Via il sovrappasso di Viale Kennedy

rimosso il ponte in ferro, lascito dello sfascio di “Italia 90”

34.000 euro di spesa (e ferro venduto) per dire addio ad un lascito dei pessimi lavori di “Italia 90”, il sovrappasso di Viale Kennedy costruito, sulla carta, per consentire il transito pedonale dalla fermata della Cumana all’Edenlandia. Fatiscente e non agibile, costruito ostruendo il passaggio dei disabili sul marciapiedi, utile solo ad appagare l’interesse sovrano di quell’appalto che ha devastato il “San Paolo” e dintorni, l’impiego massiccio del ferro per maggiorare i profitti. La gara d’appalto prevedeva infatti un costo fisso del materiale al chilo e uno variabile in base a quanto ferro fosse stato utilizzato. Più se ne impiegava e più si guadagnava. È così che su Fuorigrotta è piovuta una cascata di ferro. In attesa che la copertura del “San Paolo” venga rimossa, almeno il ponte  di Viale Kennedy ha fatto la fine che meritava, 22 anni dopo. Via libera dunque al nuovo percorso ciclabile.

Cané, lacrime napulitane senza “saudade”

Cané, lacrime napulitane senza “saudade”

un progetto di vita chiamato Napoli

Jarbas Faustinho Canè da Rio de Janeiro arriva a Napoli negli anni Sessanta. Come Vinicio e Pesaola, anche lui non è più andato via. Un uomo garbato, sentimentale, che, raccontandosi a “Sottovoce” (RAI), pensa alla sua vita trascorsa all’ombra del Vesuvio e tira fuori lacrime di amore e riconoscenza per un posto che l’ha accolto come se fosse un proprio figlio.
Un luogo comune dice che a quei tempi i brasiliani in Europa soffrissero di “saudade”. Canè non ha mai sofferto la mancanza del suo Paese, perchè il suo Paese è sempre stata Napoli da quando ci ha messo piede.

Un brasiliano che “luntano ‘a Napule nun se po’ sta!”

Un brasiliano che “luntano ‘a Napule nun se po’ sta!”

Luis Vinicio e l’amore di Napoli corrisposto

Luis Vinicio è un simbolo del Napoli e di un calcio sentimentale che non c’è più. Oltre la retorica, lui e Pesaola rappresentano gli stranieri catapultati in Italia dal Sudamerica negli anni Cinquanta e mai più staccatisi da Napoli. ‘O Lione si divide tra Belo Horizonte, dove ha ancora i fratelli, Bologna e soprattutto Napoli, dove ha la sua vita. La confessione d’amore ben noto per la città partenopea alla trasmissione “Sottovoce” della RAI evidenzia il perchè Napoli sa entrare nel cuore degli stranieri, e non solo calciatori. Vinicio racconta che quando va in Brasile ci mette poco a sentire la mancanza di Napoli. Il perchè non lo spiega direttamente ma lo si capisce nel corso di tutta l’intervista: ad un uomo abituato a godere dell’affetto della gente per strada da sessanta anni, le passeggiate brasiliane non sono esattamente uguali a quelle napoletane, e neanche bolognesi. Napoli è per lui il sentirsi vivo.
Magari si può discutere della “degenerazione” dell’affetto dei napoletani per i propri idoli, sfociato col tempo nel fanatismo, ma anche questo è il segno dei tempi, la conferma di un calcio sempre più esasperato in ogni manifestazione, dentro e fuori campo, e di una città un po’ più smodata.