13 Febbraio 1861, a Gaeta finiva l’indipendenza del Sud

Il tragico assedio di Gaeta mai raccontato nei testi scolastici

di Angelo Forgione per napoli.com

7 Settembre 1860: Garibaldi arriva a Napoli lasciando dietro di sé le “conquiste” siciliane e il re Francesco II di Borbone, per risparmiare disordini e distruzioni alla capitale, lascia Napoli, stabilendo la base operativa militare per l’ultima difesa del regno nella Piazzaforte di Gaeta.

Ormai, l’esercito borbonico, indebolito dai tradimenti al soldo dei corruttori, può ben poco contro il fuoco delle truppe di Vittorio Emanuele II di Savoia capeggiate dal furioso generale Cialdini, che si appresta a scippare il posto dei garibaldini e a raccogliere i frutti della strumentale spedizione al Sud con l’ultima battaglia, la più sanguinosa: quello di Gaeta.

Si tratterà, come per la Spedizione dei Mille, di un attacco che violerà tutte le regole militari e diplomatiche internazionali, senza dichiarazione di guerra o un motivo per giustificare l’intervento straniero in territorio legittimo. Un assedio estenuante che inizierà sul fronte di terra il 5 novembre 1860 e durerà tre lunghissimi mesi, durante i quali le truppe piemontesi mettono in campo i moderni cannoni rigati “Cavalli” a lunga gittata contro le ormai inadeguate bocche da fuoco dei napoletani. Vengono sparate contro la piazzaforte circa 500 colpi di cannone al giorno per tutta la durata del conflitto, durante il quale il Re e la Regina Maria Sofia di Wittelsbach, sorella della principessa “Sissi” Elisabetta di Baviera, restano valorosamente sempre al fianco dei fedeli soldati, persino sul campo di battaglia tra le esplosioni dei colpi di cannone che piovono dal fronte piemontese di Castellone a Mola di Gaeta, l’attuale Formia. È proprio la regina ad avere un ruolo di grande spessore umano, ormai innamorata del suo popolo e del suo regno, che non intende cedere all’invasore.

Inizialmente, la presenza della flotta francese nel golfo impedisce a quella piemontese, rafforzata da unità napoletane i cui ufficiali sono passate al nemico, di cannoneggiare la costa. Ma, a Gennaio, Cavour, da Torino, convince Napoleone III a desistere dal “proteggere” i napoletani e da quel momento i bombardamenti si fanno insistenti.

Per l’esercito borbonico la battaglia é impari, anche se non mancano valorosi scontri che alzano illusoriamente il morale; come quello del 22 gennaio 1861 allorchè i napoletani conseguono una parziale rivincita dopo aver subito, l’8 Gennaio, un cannoneggiamento di dieci ore con cui vengono distrutti anche i quartieri civili. La flotta piemontese deve ritirarsi per i danni causati dagli colpi sparati dalla piazzaforte a ognuno dei quali corrisponde il grido «Viva ‘o Rre». Alla sospensione dei bombardamenti la banda militare suona l’inno di Paisiello.

I reali napoletani sperano nell’intervento diplomatico di altre nazioni europee, magari quelle più amiche, che però non si concretizza, lasciando lo schieramento napoletano sempre più in balia dello sconforto. La cancellazione delle Due Sicilie è in realtà già stata stabilita a tavolino dalle più potenti nazioni d’Europa, che intendono spazzare via il più grande pericolo del Mediterraneo: il connubio amichevole tra lo stato ricco e cattolico del sud e il potere temporale del Papa.

Giunge quindi il tempo delle trattative per risparmiare vite umane, ma il generale Cialdini, uomo spietato e vanaglorioso, non solo non blandisce i bombardamenti ma li intensifica con maggior vigore, dirigendo le operazioni dalla sua comoda postazione nel borgo di Castellone.

La capitolazione dei napoletani è inevitabile e l’11 febbraio Francesco II decide di interrompere la carneficina. La resa viene sancita con una firma il 13 Febbraio, che però non basta ad arrestare la sete di trionfo di Cialdini. Mentre i borbonici si apprestano a porre fine alla resistenza e a deporre le armi, salta in aria la polveriera della Batteria “Transilvania”, dove cade l’ultimo difensore di Gaeta, Carlo Giordano, un giovane di sedici anni fuggito dalla Scuola Militare della Nunziatella per difendere la sua Patria. È l’ultima vittima in ordine di tempo dei circa 2700 fedeli caduti a Gaeta, che non avranno mai degna sepoltura. E poi circa 4000 feriti e 1500 dispersi.

Campani, siciliani, calabresi, lucani, pugliesi e abruzzesi, falcidiati dai bombardamenti e dal tifo petecchiale, in condizioni di vita rese impossibili anche da un inverno che è tra i più freddi di quel secolo. Eppure resistono fino allo spietato colpo di grazia di un generale considerato oggi uno dei padri della patria e che avrà dal Nuovo Re d’Italia Vittorio Emanuele II la nomina a Duca di Gaeta, città da lui rasa al suolo, e la medaglia al valore militare per i successivi eccidi di interi paesi del meridione.

Il Re Francesco II di Borbone e la regina Maria Sofia lasciano Gaeta il 14 febbraio imbarcandosi sulla corvetta francese “Mouette”, che li porta a Civitavecchia, in territorio pontificio, laddove inizia il loro triste esilio. Vengono salutati con 21 colpi di salva reale della Batteria “Santa Maria” e con il triplice ammainarsi della bandiera borbonica dalla Torre d’Orlando, tra la commozione di quanti capiscono che la fine del Regno delle Due Sicilie é giunta. Messina e Civitella del Tronto si arrenderanno solo a Marzo, ma la sottomissione di Gaeta segna di fatto il tramonto di un’indipendenza. Al posto della bandiera bianca coi gigli viene issato il tricolore con lo stemma della dinastia Savoia, a sancire la scrittura finale di una pagina cruenta inenarrata dai testi scolastici ma sempre viva nella memoria del popolo napoletano, che non dimentica una fine gloriosa e dignitosa di esempio ai posteri.

Nonostante gli accordi stipulati nell’armistizio, migliaia di fedeli soldati borbonici che non vogliono tradire il proprio giuramento al Re per sposare la causa militare piemontese vengono deportati in  carceri settentrionali come il forte di Fenestrelle, nella freddissima Val Chisone, dovduree sono avviati a stenti e sofferenze in quello che viene oggi definito il “lager dei Savoia”. Campi di concentramento anche a S. Maurizio Canavese, Alessandria, Genova, Savona, Bergamo, Milano, Parma, Modena, Bologna e in altre località settentrionali. A queste vittime si aggiungeranno nel decennio successivo quelle della repressione del brigantaggio. Civiltà Cattolica parlò, forse per eccesso, di circa un milione di morti su una popolazione delle Due Sicilie di circa nove milioni. In ogni caso, si trattò di eccidio, che non trova alcun ricordo o commemorazione.

Qualche anno fa, a seguito di scavi per interventi urbanistici a Gaeta, sono state rinvenute testimonianze di quei giorni di terrore e sangue: scheletri, frammenti ossei, stracci di divise militari, bottoni e monete. Testimonianze del colpo di grazia dato al Regno napoletano mettendo in ginocchio la “fedelissima” Gaeta, detta anche “secondo Stato pontificio”, che pagò perché colpevole di aver ospitato undici anni prima Papa Pio IX in fuga dalla Repubblica Romana. La cittadina fu retrocessa da vicecapoluogo provinciale a cittadina di provincia, per poi essere separata dalla sua storia e dalla provincia di Terra di Lavoro, regione del Regno delle Due Sicilie, e assegnata al Lazio nel 1927 nella nuova provincia di Latina.

Nella città è sempre viva la memoria di quegli eventi e va oltre il muro della retorica che nasconde le sepolte verità della nostra storia.

Lavatrici? Napoletane è meglio!

Angelo Forgione – Non molti conoscono le mastodontiche Armingaud, le prime lavatrici in fabbricazione nel Regno delle Due Sicilie, in uso nel Real Albergo dei Poveri quando attivo, capaci di lavare fino a 1200 camicie. Se il tessuto industriale può essere inginocchiato, lo stesso non vale per la tradizione. E infatti la fabbrica di lavatrici Whirlpool di Napoli, in via Argine, è stata dichiarata la migliore tra le 66 del gruppo disseminate nel mondo.
L’indagine é stata effettuata da Towers Watson, società di consulenza direzionale e amministrativa, che ha valutato in tutti i siti Whirlpool nel mondo il coinvolgimento delle risorse umane e la capacità manageriale di trasferire ai dipendenti la strategia dell’azienda, premiando la fabbrica di lavatrici napoletana.
Ancora un riconoscimento per il “made in Naples” dopo che Marchionne ha consacrato lo stabilimento di Pomigliano quale miglior sito produttivo Fiat nel mondo

il Napoli tra le 20 società più ricche d’Europa

Angelo Forgione – L’ultima edizione dello studio Football Money League 2012 pubblicato da Deloitte rivela le potenzialità della SSC Napoli, al 20° posto nella classifica delle prime venti società d’Europa per fatturato. Secondo le stime della stagione 2009/10, le più ricche si confermano Real Madrid, Barcellona, Manchester United, Bayer Monaco, Arsenal e Chelsea. Cinque le squadre italiane presenti: Milan, Inter, Juventus, Roma e Napoli. Ma mentre le prime tre fanno segnare un calo del fatturato, Roma e Napoli hanno visto crescere i propri ricavi rispettivamente del 17% e del 25% rispetto al 2009/10. Va da se che l’anno prossimo la classifica del Napoli sarà ancora più lusinghiera, considerando le entrate della Champions League in corso (e qui si spiegano le mire europee di De Laurentiis, ndr) e l’aggiunta di un secondo sponsor sulle maglie, mentre per la Roma si registrerà un netto passo indietro non avendo neanche disputato l’Europa League. La posizione del Napoli assume ancora più valore alla luce della geografia delineata. 6 inglesi, 5 italiane, 4 tedesche, 3 spagnole e 2 francesi, ma il Napoli va inquadrato in un’area economicamente tra le più depresse d’Europa: il Mezzogiorno.
Per le italiane resta troppo basso il contributo del merchandising e degli entroiti dai biglietti venduti rispetti ai diritti televisivi. Se gli incassi nella stagione 2009/2010 in Italia sono stati pari a 200 milioni di euro, in Germania sono stati 380 milioni, in Spagna 440 milioni e in Gran Bretagna addirittura 649 milioni.  Il problema è facilmente identificabile negli stadi di proprietà, e qui si riapre l’antica piaga del vecchio, fatiscente e poco accogliente Stadio “San Paolo”. Può una società tra le più ricche d’Europa dimorare in un impianto del genere? Un riflesso evidente dell’area geografica di provenienza della SSC Napoli.

Ancora Linus: un verso per snobbare la Cultura di Napoli

Ancora Linus: un verso per umiliare la Cultura di Napoli

e Nicola Savino ci mette una pezza

Ora è ufficiale: Linus ha davvero delle lacune culturali. Stavolta non si tratta di ignorare la Metropolitana di Napoli ma di non conoscere la grande cultura Napoletana che ha posto le basi della moderna civiltà europea. Durante la trasmissione “Deejay chiama Italia” dell’8 Febbraio, insieme a Nicola Savino ha commentato spiritosamente la performance del sindaco di Napoli nel suo messaggio ad Al Pacino. Qui non si vuole giudicare né De Magistris né l’analisi spiritosa e divertita dei conduttori radiofonici-televisivi. Ma una piccola-grande cosa va sottolineata ed è l’atteggiamento, chissà quanto leggero o convinto, di Linus che, dopo il passaggio del sindaco “Napoli è una città di una grandissima cultura”, si lasciato andare ad un verso irriverente quanto eloquente verso l’immenso patrimonio dell’umanità che rappresenta la città partenopea, pur nei suoi affanni moderni.
Nicola Savino ha quindi fiutato la gaffe e ha subito “tamponato” l’atteggiamento richiamando al rispetto della verità il collega che si è così rimesso in riga. E poi ancora dileggio del rapporto viscerale tra Napoli e il suo teatro Massimo.
Inutile commentare la derisione dell’uomo, laureato e quindi capace di avere nel suo bagaglio lessicale la parola “ichnos”; quello fa parte della gag anche divertente e comprensibile per certi versi. Ma quel “oeeeh” di Linus, chiaramente spontaneo, fa male perché offende Napoli ed è per questo inaccetabile. Può sembrare una stupidaggine, ma un semplice verso può plagiare subliminalmente l’opinione di migliaia di radio-telespettatori. Ed è superfluo poi al termine prendere le distanze da eventuali contestazioni, non sono i 4 minuti a meritare il nostro interesse quanto quei due secondi. La Cultura di Napoli è sacra.

Ascolta l’audio integrale (minuto 06:33)

Quella sciarpa del Napoli contro il razzismo

Quella sciarpa del Napoli contro il razzismo

una forte denuncia di Red Ronnie… negli anni ’80

Angelo Forgione
Ritengo utile sottoporre questo vecchio contributo televisivo del 1989 che vede Red Ronnie protagonista di una singolare denuncia del razzismo contro i meridionali. Dopo più di vent’anni la denuncia è ancora attualissima, forse ancor di più. Ma le parole sono inutili… spazio alle immagini.

XXI Convegno della Fedelissima Città di Gaeta

XXI Convegno della Fedelissima Città di Gaeta

“Dai primati alla recessione: viaggio nei destini del Sud”

Per ogni meridionalista è un dovere esserci. Noi ci saremo!

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VENERDI’ 9 MARZO

  • ore 15:00 – Santuario Montagna Spaccata
    visita guidata ai luoghi dell’assedio;
  • cena con menù storici nel centro di Gaeta  

SABATO 10 MARZO

  • ore 10:30 – Hotel Serapo,
    “Parlamento delle Due Sicilie”
    riunione commissioni con la presentazione di progetti e proposte.
  • Ore 11:00 – Teatro Ariston “Terroni”
    spettacolo di Roberto D’Alessandro.
  • Ore 16:00 – Hotel Serapo, Convegno con:
    PINO APRILE (La “restanza” e i nuovi giovani)
    LORENZO DEL BOCA (La mancata unità)
    GENNARO DE CRESCENZO (Movimento Neoborbonico, Dai primati alle questioni)
    CLAUDIO ROMANO (Uff. Storico Marina, La Marineria Napoletana)
    ALDO PACE (Fondazione Banco Napoli, Banco e sviluppo del Sud);

    Saluti di Antonio Raimondi (Sincaco di Gaeta), Enzo Zottola (Camera Commercio Latina), Franco Ciufo (Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio), Sevi Scafetta (organizzatore-evento);
    modera Marina Campanile (Fondazione Vanvitelli); Giuseppe Catenacci (Ass. Ex Allievi Nunziatella).
  • Dalle ore 16:00 – presso l’Hotel Serapo, Mostra del Maestro Gennaro Pisco “Unità senza verità”.
  • Ore 21:00 – menù storici e musiche del tempo nel centro antico di Gaeta.

DOMENICA 11 MARZO

  • Ore 10:00, Santuario Santissima Annunziata
    Messa Solenne per i caduti Napolitani durante l’assedio di Gaeta
  • Ore 12:00 Montagna Spaccata
    Cerimonia per i caduti durante l’assedio lungo gli spalti della fortezza
    a cura del Raggruppamento storico-militare di ALESSANDRO ROMANO

Con il patrocinio di:
Regione Lazio

Provincia di Latina
Comune di Gaeta
Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio

Alberghi convenzionati (camere già in esaurimento):
Serapo (0771 450037)
Flamingo (0771 740438)
Gajeta (0771 4508237)
Mirasole (0771 464194)

Infoline: 347 8492762

segui le previsioni meteo su Gaeta

info dal sito del Comune di Gaeta

Corteo identitario “Difendi Napoli, difendi il tuo futuro”

Corteo identitario “Difendi Napoli, difendi il tuo futuro”

Una delegazione di V.A.N.T.O. ha partecipato alla manifestazione “Difendi Napoli, difendi il tuo futuro”  del 4 Febbraio insieme ad altri undici movimenti e gruppi identitari non solo napoletani. Il cordone dei manifestanti, circa duecento persone, ha sfilato partendo da Piazza Matteotti per arrivare a Palazzo San Giacomo intonando cori per chiedere la bonifica delle aree inquinate della città, l’abolizione del pedaggio sulla Tangenziale, l’equiparazione delle assicurazioni meridionali a quelle del centro-nord, l’allentamento della pressione di Equitalia e, più in generale, per chiedere più giustizia per il Sud e per i cittadini del Mezzogiorno.
V.A.N.T.O. era presente con un grande striscione su cui era scritto “Sud: 150 anni di malaunità” e, pur recandosi sotto il Municipio per richiedere simbolicamente una politica sempre più attenta al popolo meridionale e fattività per il riscatto della città, si è astenuta dall’intonare alcuni cori contro il Sindaco De Magistris lanciati da altri movimenti e dai quali prende le distanze  per coerenza ideologica verso la propria “mission” non solo in funzione meridionalista ma anche in chiave di denuncia costruttiva del degrado urbano della città e del vilipendio della sua immensa cultura.

il neo-meridionalismo della politica

il neo-meridionalismo della politica

stop alla Social Card nordista sconfitta dall’asse Napoli-Bari

Angelo Forgione – È ormai noto che, con la benedizione di Vendola, i sindaci di Napoli e Bari De Magistris ed Emiliano camminino a braccetto sul sentiero politico che porta alla politica nazionale, sbilanciata a Nord. Qualche giorno fa avevano scritto al premier Monti, sotto suggerimento dell’Assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli Marco Esposito, denunciando l’iniquità della “Social Card” reintrodotta nel DL “Semplificazioni”, contestando il metodo utilizzato per la ripartizione delle risorse che avrebbe favorito il Nord. In particolare, le ricariche sarebbero state differenziate in base alla valutazione tecnicamente errata che il costo della vita fosse più alto al Nord rispetto al Sud. Questo avrebbe assegnato una ricarica bimestrale da 110 a 274 euro ai comuni settentrionali, mentre per quelli meridionali sarebbe stata da 80 a 212 euro. I due sindaci hanno informato Monti che, secondo rilevazioni, a parità di prodotti acquistati, la spesa sia più cara nel Mezzogiorno a causa della diversa struttura distributiva e dei maggiori costi logistici. In sostanza il Sud sconta il fatto di essere una sorta di colonia che importa, pagandone il trasporto, merci dal Nord detentore della maggior quota di ricchezza prodotta. Il trucco sta nelle “gabbie salariali” che prevedono il calcolo sul costo della vita confrontando erroneamente i prodotti più venduti in ogni esercizio commerciale e non i prezzi di prodotti identici, ed è quindi ovvio che nel Mezzogiorno si vendano maggiormente articoli “low cost” a causa del minore reddito disponibile. Il paradosso è che sia lo stesso Ministero dello Sviluppo economico, in una nota nell’Osservatorio prezzi, ad avvertire sull’uso improprio di simili raffronti territoriali. 
Battaglia vinta! Il Sottosegretario al lavoro Cecilia Guerra ha fatto visita a Marco Esposito informandolo che il Governo ha corretto il provvedimento cancellando qualsiasi differenziazione territoriale. Far passare la “svista” (nordista) sulla “Social Card” avrebbe aperto la strada a nuove speculazioni e magari portato un domani a pensioni e prestazioni sociali differenziate.
Ma non è tutto, perchè De Magistris sta studiando una delibera per consentire il conferimento della cittadinanza ai figli di immigrati nati nel territorio napoletano. «Anche in questo campo dai Comuni può venire una spinta al Governo nazionale – ha detto il Sindaco di Napoli – affinchè provveda in questa direzione». Basta poco per capire che questa è una risposta alla Lega Nord e alle sue politiche razziste di chiusura. Del resto, Napoli e il Sud hanno una tradizione di accoglienza e integrazione storica e già nel 1846 fu introdotto nelle Due Sicilie il “Decreto circa la naturalizzazione degli individui nati nel Regno da genitori stranieri” riprendendo una legge pure in vigore nel 1817. Il Sindaco ha reso noto che entro Marzo sarà pronta una ordinanza che organizzerà tutti i mercatini etnici per immigrati in ogni zona di Napoli. Insomma, sembra proprio che De Magistris stia andando a Sud, così come
consigliatogli all’indomani dell’elezione a Sindaco.
De Magistris ed Emiliano si propongono come un nuovo modello di politica meridionalista di contrapposizione alle sperequazioni della politica nordista che finge di non sentirci, in attesa di accogliere Rita Borsellino impegnata nella candidatura a Sindaco di Palermo sponsorizzata, e ci risiamo, da Vendola. Lo ha detto proprio il sindaco di Bari a “la Zanzara” su Radio24, ipotizzando un prossimo nuovo quadrilatero geopolitico che non sarebbe più quello austriaco di Verona, Peschiera del Garda, Mantova e Legnago ma quello meridionale di Napoli, Bari, Palermo e Catania. Ricorda vagamente qualcosa.

Napoli nel circuito delle città d’arte

Napoli nel circuito delle città d’arte

con Roma, Firenze e Venezia

Angelo Forgione per napoli.com – Napoli città d’arte di fatto, ma ora il Comune ha sottoscritto un protocollo d’intesa per istituire un coordinamento delle politiche turistiche con Roma, Firenze e Venezia. Si tratta del “circuito delle città d’arte” che ha visto riunirsi a Roma gli assessori al turismo delle quattro città italiane a maggiore vocazione turistica per ratificare l’ingresso della città partenopea.
I contenuti del protocollo d’intesa saranno implementati da una serie di iniziative e azioni promozionali del circuito rivolte ai mercati tradizionali e a quelli emergenti. Il coordinamento lavorerà poi per creare un prodotto che leghi la grande offerta artistica e culturale delle città d’arte, affinchè sia capace di concorrere con le destinazioni internazionali.
L’assessore al turismo del Comune di Napoli Antonella Di Nocera ha dichiarato che questo è solo il primo passo per un rilancio sistematico di Napoli in ambito turistico nel quale è necessario l’intervento di collaborazioni pubbliche-private. “È fuor di dubbio – ha detto Di Nocera – che Napoli sia una delle città italiane più belle, amate e desiderate al mondo. Compito di questa amministrazione è trasformare tutto ciò in crescita economica e volano di sviluppo”. E tanto ce n’è da fare.

Napoli ha ancora un’anima capitolina

Napoli ha ancora un’anima capitolina

il Sindaco di Bari Emiliano, l’inno di Paisiello e il Nord sordo

L’anima capitolina di Napoli è ancora ben viva e palese. Basterebbe ricordare l’esito del sondaggio per designare il personaggio storico preferito dai napoletani del Corriere del Mezzogiorno nell’autunno 2009 o il continuo spuntare di bandiere delle Due Sicilie allo stadio “San Paolo”; e al Forum dei Comuni per i Beni Comuni di Sabato 28 Gennaio se n’è avuta un’altra piccola conferma quando il sindaco di Bari Emiliano ha fatto una citazione storica sull’inno delle Due Sicilie: «Napoli era l’ispirazione di ogni sentimento di un meridionale. Persino l’inno borbonico era scritto da un tarantino». Dalla platea del teatro “Politeama” applausi di compiacimento che il primo cittadino barese ha frenato istituzionalmente precisando che non si trattava di “nessun concedimento”, parlando però di un “sedimento” che permette di vedere il disinteresse verso il Sud nelle stanze della politica. Chiamiamolo sedimento o come vogliamo, ma è chiaro che si tratti di meridionalismo.