Flavio Insinna, a nome degli autori de L’Eredità, chiede venia per l’enorme gaffe sulla data della spedizione dei Mille, posposta all’unità d’Italia.
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Apocalisse sul lungomare di Napoli

Angelo Forgione – Piove sul bagnato! Notte di devastazione sul lungomare di Napoli, colpito fortemente sul gomito di via Partenope da una mareggiata straordinaria, se straordinari possono dirsi certi eventi climatici ormai frequenti. Con il cambiamento climatico in corso e la tropicalizzazione del clima mediterraneo, si tratta ormai solo di quantificare la forza delle mareggiate, delle tempeste di vento e delle bombe d’acqua, sempre più violente ogni anno che passa (ma anche caldo e interminabili periodi di siccità). Inutile girare intorno alla casistica del passato: non sono più eventi sporadici ed eccezionali ma la normalità alla quale bisogna abituarsi, diretta conseguenza dell’innalzamento della temperatura terrestre e della perdita di biodiversità. La situazione in Italia è particolarmente grave per il fatto che la temperatura si sta innalzando a una velocità doppia rispetto alla media globale. Il problema è che le nostre città e le nostre coste, già destinate a un’incuria perniciosa, non sono pronte ad affrontare certe calamità ripetute, e allora non resta che contare i danni, ogni anno, qua e là.
Stavolta è toccato a Napoli. Il mare, ingrossato dall’alta marea, dal fortissimo vento e dalla bassa pressione atmosferica, ha invaso letteralmente la sede stradale. Lì, sulla curva di via Partenope, ha divelto muretti e ringhiere di recinzione, devastando decine di ristoranti e attività commerciali già in ginocchio per l’emergenza sanitaria. Calpestio pedonale fratturato e ormai compromesso (come si evince anche dalle immagini filmate sul posto) e necessità ormai sempre più evidente di risistemare l’intero waterfront, da riqualificare certamente – e se ne dibatte da qualche anno senza risultati tangibili – ma forse proprio da ripensare con una più ampia scogliera al largo, più idonea alle nuove evidenze climatiche, e magari coinvolgendo il Governo per il ripristino della spiaggia di ottocentesca memoria, utile allo sviluppo turistico della città e pure alla sicurezza del lungomare.
Più in la, in direzione di piazza Vittoria, quel che rimane del piccolo molo dei pescatori, testimonianza del lungomare d’epoca borbonica, è rimasto in piedi grazie ai tubi innocenti di sostegno montati qualche mese fa, dopo l’allarme lanciato alla vista del pericolo di crollo.
Gaffe della RAI sulla storia d’Italia
Angelo Forgione – Un po’ di relax natalizio davanti la tivù e al quiz L’Eredità spunta la domanda di storia d’Italia: “Nel 1869, con quale frase Cavour avvertì l’ambasciatore piemontese che Garibaldi era entrato a Napoli?”
Salto dal sofà. Doppia gaffe in un sol colpo!
La prima, grave… Nel 1869? La spedizione dei Mille di Garibaldi collocata ben otto anni dopo l’unità d’Italia? L’invasione del Regno delle Due Sicilie prima della proclamazione del Regno d’Italia? E Cavour ancora in vita nel 1869, allorché era già defunto, anch’egli come il Regno delle Due Sicilie, da otto anni?
La seconda… Cavour non scrisse a un non meglio identificato “ambasciatore piemontese” ma a Costantino Nigra, che non era ambasciatore ufficiale ma, da buon massone anch’egli, un inviato in missione segretissima a Parigi per condurre l’alleanza tra Napoleone III e Vittorio Emanuele II contro gli austriaci, trama rivelata dalla lettura dei riservati carteggi tra gli stessi Cavour e Nigra. In Francia, l’inviato era in veste ufficiale di “ministro residente” e solo dopo il 1861 fu nominato ufficialmente ambasciatore italiano (non piemontese) a Parigi.
Dunque, gli autori del quiz della rete ammiraglia della Rai inciampano sulla storia d’Italia, e pure il conduttore Flavio Insinna non corregge l’anno della clamorosa doppia gaffe. Ma questi lo salviamo per l’ironia mostrata aggiungendo innocentemente «buon appetito, li mangeremo (i Napolitani)», perché proprio queste erano le intenzioni per nulla pacifiche di Cavour e la sua “intelligence”. Il 26 giugno 1860, infatti, dopo la conquista di Palermo, Cavour scrisse a Nigra: “I maccheroni non sono ancora cotti, ma le arance sono già sulla nostra tavola e noi siamo ben decisi a mangiarle”. Lo statista piemontese parlava bellicosamente di arance e maccheroni per riferirsi metaforicamente alla Sicilia, già presa da Garibaldi e i suoi, e al regno peninsulare di Napoli, ancora da prendere. Dopo che la capitale delle Due Sicilie fu presa, in data 7 settembre, l’avviso a Nigra fu: “I maccheroni sono cotti e noi li mangeremo”. E ancor si mangia… a Mezzogiorno.
La minestra maritata, sapore antico di Napoli che torna nelle Feste

Angelo Forgione – I campani che amano la tradizione, nei giorni di Natale e Pasqua, a tavola, vanno di menesta mmaretata, anche detta ‘pignato maritato’ e ‘pignato grasso’, pietanza a base di verdure e carne sposate, oggi riscoperta solo in occasione delle feste religiose, magari a Santo Stefano e Pasquetta per depurarsi dai pasti abbondanti del giorno precedente, ma tra le più gradite a Napoli e dintorni lungo tutto l’anno nel periodo post-rinascimentale, allorché il cliché alimentare del territorio non erano i maccheroni e la pizza, ma i broccoli. Nel Quattrocento, il poeta fiorentino Luigi Pulci, in missione diplomatica presso la corte aragonese di Napoli per conto di Lorenzo de’ Medici, scrisse in uno sprezzante sonetto alla toscana che i “minchiattar Napoletani”, privati de “la foglia”, ossia degli ortaggi, del gioco della pallamaglio e della bellezza del luogo, sarebbero sembrati gente senza peculiarità e pregi. Da lì nacque l’appellativo di “mangiafoglia” per i napoletani, di fatto abituati a mangiare in gran quantità quelle verdure che difettavano ai toscani e ai settentrionali in genere, le cui cucine erano piene di selvaggina.
E i napoletani le verdure le maritavano alle carni per una saporitissima minestra nelle occasioni importanti. A Natale con un condimento povero di gallina ruspante. A Pasqua nella sua versione più ricca con carni miste. Gettonatissima da letterati e artisti di ogni genere che si recavano nella Napoli del Cinquecento, e puntavano all’ancora oggi esistente Locanda del Cerriglio al Sedile di Porto, scenario, nel 1609, del truce sfregio al volto dell’irrequieto e tormentato Caravaggio. La gustò certamente anche Miguel de Cervantes, per il quale la Napoli del Chorrillo era “madre di abbondanza”, beneficiaria di ogni dono della natura e circondata da floridi orti immediatamente al di fuori della sua cinta muraria. Il grande scrittore iberico ebbe modo di capire che si trattava di un bollito simile alla Olla podrida spagnola, di cui è reinterpretazione napoletana probabilmente dal periodo aragonese. Lo scalco (cuoco) marchigiano Antonio Latini, per qualche tempo nella Napoli di fine Seicento al servizio di Esteban Carillo y Salsedo, primo ministro del viceré Francisco de Bonavides, scrisse di diverse minestre nobili nel suo ricettario Lo Scalco alla moderna del 1692, e citò, una dopo l’altra, la minestra di Foglia alla Napolitana e quella di Foglia alla Spagnola, appunto la Minestra maritata e la Olla podrida.
Il godereccio veneziano Giacomo Casanova, amante della cucina raffinata, scrivendo al tramonto del Settecento e della sua vita l’introduzione delle proprie Memorie, mise in cima alle sue preferenze a tavola “il pasticcio di maccheroni, fatto da un buon cuoco napoletano” e “l’olla podrida degli Spagnoli”, che equivaleva alla menesta mmaretata dei napoletani.
Era il tempo in cui l’ingrandimento urbano di Napoli capitale stava invadendo gli orti e la pasta di grano duro, utile a sfamare la crescente popolazione, stava iniziando a prendere il sopravvento sulle verdure. I “mangiafoglia” stavano per diventare i “mangiamaccheroni”. Seguendo loro, lo sarebbero diventati tutti gli italiani.
Per il Ministro per il Sud non contano i soldi per il Sud
Angelo Forgione – Il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, a proposito delle proteste sulla quota del Recovery Fund destinata al Mezzogiorno*, ha dichiarato che “se andassero al Sud il 34% delle risorse – e non il 65% spettante come da indicazioni europee – ci sarebbe un impatto economico molto forte perché a queste risorse se ne aggiungerebbero altre”. Inconcludente riflessione del Ministro (per il Sud), il quale ha poi aggiunto che “la sfida si fa non sulle quote ma sui progetti”. Cioè, come dire a una persona indigente che ciò che conta è la volontà di pagare le bollette, non la disponibilità di soldi per farlo.
Dunque, il Mezzogiorno in ritardo faccia progetti, anche se non ha soldi a sufficienza per portarli avanti. Così perora la causa del Sud il ministro per il Sud, proprio mentre il Governo, con un emendamento alla manovra economica riformulato e approvato dalla commissione Bilancio della Camera, taglia 2 miliardi di risorse per l’agevolazione contributiva all’occupazione nelle aree svantaggiate, cioè al Sud, e con un altro emendamento aggiunge altri 145 milioni al miliardo tondo tondo stanziato con la legge di bilancio 2020 per Lombardia e Veneto in nome delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, quelle annunciate come le Olimpiadi dell’autonomia in cui il Governo non ci avrebbe dovuto mettere un euro. Come no!
Lo stesso Ministro in persona ha risposto alla mia denuncia sulla mia fanpage di Facebook così:

*I 750 miliardi totali ripartiti a varie nazioni sulla base di tre criteri: popolazione, reddito pro-capite e tasso medio di disoccupazione negli ultimi cinque anni. Il criterio della popolazione direbbe che all’Italia toccherebbero circa 90 miliardi. Si arriva a 209 con i moltiplicatori del reddito pro capite, che al Sud è mediamente circa la metà rispetto al Nord (17mila contro 33mila euro), e del tasso medio di disoccupazione, che al Sud è ben più alta della media nazionale. 120 miliardi di finanziamenti aggiuntivi concessi perché l’Italia ha un area arretrata da far avanzare, una colonia interna, e perciò l’indicazione di Bruxelles era quella che al Sud sarebbe dovuto finire circa il 70 per cento della somma complessiva. E invece l’Italia, nella bozza sull’utilizzo dei fondi, ha dimezzato la quota destinata al Mezzogiorno, scendendo a 34 per cento, disponendo che la ripartizione nazionale sia in base alla sola percentuale di popolazione. Dunque, metà dei soldi destinati al Sud da mamma Europa vengono indirizzati al Centro-Nord. I poveri, così, servono a far arricchire ulteriormente ricchi.

E ora il condannato Sala fa la morale al Sud
Angelo Forgione – E ora il sindaco di Milano, Beppe Sala, fa il moralizzatore del “Sud sprecone”. Nel corso del suo intervento al dibattito online promosso dal Partito Democratico e intitolato ‘Le risorse per lo sviluppo e la coesione dell’Italia – La nuova programmazione europea 2021-2027’, ha dato il suo consenso – bontà sua – alla concessione dei soldi dell’Europa al Mezzogiorno, a patto che tutto sia speso bene.
«Non ho nulla in contrario che vengano date più risorse al Mezzogiorno, ma è imprescindibile che ci sia preventivamente una dimostrazione del fatto che poi ci sono strutture atte al buon uso di queste risorse».
Lo dice colui che prima di essere eletto sindaco fu commissario unico dell’Expo di Milano del 2015, di cui sono arcinoti gli sprechi e gli appalti inquinati che resero necessaria l’istituzione dell’Associazione Nazionale Anticorruzione per vigilare, con un magistrato napoletano a capo, sulla trasparenza e sull’integrità dell’amministrazione pubblica e regolarizzare le ruberie per risolvere il grave danno di immagine generato dalle indagini sui numerosi reati contestati ai soggetti interessati al grande affare milanese. Così è diventato sindaco, Beppe Sala, poi prendendosi la condanna a sei mesi di reclusione, convertiti in una multa da 45mila euro, per falso ideologico e per la retrodatazione di due verbali per l’assegnazione del maxi appalto per la Piastra dei servizi dell’Expo, il più importante nell’organizzazione della Fiera internazionale. Vale la pena ricordare che, senza maxiappalti e senza sprecare una lira, la Napoli lontanissima dai fasti del suo antico regno fu incaricata nel 1993 di mostrare non solo il suo rango di capitale ma anche un volto diverso, efficiente, dell’Italia di Tangentopoli in occasione del G7 del 1994, di competenza dell’Italia delle vergogne che avevano come epicentro la “Milano da bere”. Ma è o non è la Lombardia la regione degli scandali e degli sprechi della Sanità? È o non è la Lombardia, come anche l’Emilia Romagna, tra le regioni che bruciano miliardi al vento per quei carrozzoni burocratici e per lo stuolo di municipalizzate, che non sono altro che appendici clientelari?È o non è il Piemonte, 4,3 milioni di abitanti, la regione che spende per i suoi servizi generali cinque volte di più della Regione Campania con i suoi 5,8 milioni di cittadini, e addirittura la regione che spende da sola di più di Campania, Puglia e Calabria messe insieme?È o non è l’Emilia Romagna la regione che spende esattamente il doppio della Puglia per suoi servizi generali, pur avendo sostanzialmente la stessa popolazione della regione meridionale?La propaganda dominante vorrebbe convincerci che c’è un Sud sprecone e lavativo, ma la verità è che gli sprechi ci sono dappertutto, nel Sud povero come nel Nord ricco. Il vero problema non sono gli sprechi del Sud ma la sperequazione che dura da quando è nata l’Italia. Un paese spaccato a metà in cui al Meridione sono state sistematicamente sottratte le risorse e, con esse, la possibilità stessa del futuro, come ampiamente testimoniato dai Conti pubblici territoriali.
Questa volta, però, i presidenti delle regioni del Sud, e tutti i meridionali, non dovranno lasciare che il partito unico del Nord trattenga nelle sue mani i fondi europei. E neanche che il manager di un grande scandalo milanese, per giunta condannato, gli faccia la morale.
Beato Franceschiello
Angelo Forgione – E se Vittorio Emanuele II detiene il record di scomuniche, ben tre (1855, 1860 e 1870) ricevute da Pio IX, di cui l’ultima estesa ai suoi successori e ritirata in punto di morte semplicemente perché il primo sovrano d’Italia, uno stato comunque cattolico, non poteva e non doveva morire senza sacramenti, il cugino Francesco II di Borbone, ultimo Re delle Due Sicilie, è in procinto di essere beatificato. L’ annuncio è stato dato dal Cardinale uscente di Napoli Crescenzio Sepe nella sessione pubblica del Tribunale diocesano per le Cause dei Santi.
Il Signor Fabiani, come si fece chiamare durante il suo esilio per non rivelare che fosse il deposto Re di Napoli, fu uomo di profonda carità e amore verso il suo popolo. Quantunque la durata del suo trono fu breve, fece costruire e ampliare ospedali, si preoccupò dell’assistenza dei poveri e si adoperò per le opere caritative ed educative della Chiesa. Morì lontano dalla sua Napoli, ad Arco di Trento, in povertà, perché anche i beni privati di famiglia gli furono requisiti da garibaldini e piemontesi al momento della conquista del Sud, ma con gran decoro e altissima dignità.Nel suo testamento scrisse: “Ringrazio tutti coloro che mi hanno fatto del bene, perdono coloro che mi hanno fatto del male e domando scusa a coloro ai quali ho in qualche modo nuociuto”.
La statua di D10S
Angelo Forgione – Prende vita il modello della prima statua di Maradona post mortem, e a dargliela è Domenico Sepe, scultore di quelli bravi davvero. Spontanea ispirazione dal giorno della scomparsa, scintilla emotiva che ha innescato una fiamma di faticosa creazione tuttora ardente per donare al popolo che ha osannato il Campione un monumento che lo immortala all’acme del suo estro. Tutto cuore, niente affari, e dopo solo una decina di giorni è già perfettamente riconoscibile la figura del fuoriclasse giovane, aitante, frutto di un lirismo chiaro e di un’attenzione maniacale ai rilievi del volto, crisol de razas, e del resto del corpo.
Un modello che ho visto venir fuori dai disegni e poi dall’argilla, consigliando per quanto possibile Domenico sul dinamismo e sui dettagli di quel Diego che fu, idolo e supereroe nostro, di tutti i napoletani e gli argentini di quel tempo e di sempre. Una creazione di cui l’autore ha voluto rendermi partecipe dal principio – mio onore – in nome della nostra amicizia sincera nata dal comune orgoglio e amore per la cultura di Napoli, per le sue radici greche, per il classicismo e il neoclassicismo al quale si ispira la figura di questo atletico Maradona, che è mitizzazione della divinità pagana del pallone e riproposizione delle mitologiche sculture di Atene antica. Sì, visto da vicino, questo argentino in corsa, sia pur non finito, è già profondamente greco, e quindi napoletanissimo, e non risulterebbe blasfemo neanche tra l’Ercole Farnese e il Supplizio di Dirce, quantunque non sarà di marmo ma di più duraturo bronzo, inscalfibile e immortale come D10S comanda.
Domenico Sepe fecit 2020


Promozione Natale
Natale, tempo di regali e di promozione dei miei lavori, da mettere sotto l’albero con un bel po’ di risparmio e con una mia dedica personalizzata. Ogni copia al prezzo più basso di sempre: € 10, a prescindere dal titolo e dal numero di copie.
C’è tanta storia e cultura di Napoli, del Sud e d’Italia da conoscere, da regalare e da regalarsi, prima dell’uscita della mia quinta fatica nel corso del 2021. Ma questa è un’altra… storia.
Info e ordini: staff_angelo_forgione@email.it
Lo stadio di Fuorigrotta festeggia 61 anni nel nome di Maradona
Angelo Forgione – 61 anni dello stadio di Fuorigrotta oggi! Il 6 dicembre del 1959 si disputava la primissima partita allo “stadio del Sole”. Il Napoli batteva la Juventus con il risultato di due reti a una. Impianto colossale poi dedicato nella primavera del 1961 all’apostolo Paolo da Tarso, portatore dell’evangelizzazione in Occidente partendo da Puteoli, l’antica Pozzuoli, ove sbarcò nel 61 d. C.Lo stadio, ancora per poco “San Paolo”, festeggia oggi i suoi 61 anni con la delibera di Giunta per il via libera, a furor di popolo, all’intitolazione a Diego Armando Maradona. Uno stadio pronto ad essere intitolato non solo al più grande calciatore della storia qui di casa – e scusate se è poco – ma anche a un napoletano, al quale dedico la mia creatività.
(grafica: Angelo Forgione – ph: Dronaut)
La storia dello Stadio di Fuorgirotta:
https://wordpress.com/post/angeloforgione.com/37547



