Brachetti come Yanina… casi uguali, reazioni diverse

Arturo come Yanina… casi simili, reazioni diverse

TicinoLibero dice “napoletani permalosi”

Angelo Forgione – All’indomani della querelle con Arturo Brachetti qualche riflessione è necessaria. Ho avuto uno scambio privato di posta elettronica con il formidabile artista torinese che ha confidato di essere turbato. E così come gli ho sottolineato l’errore, come era giusto fare, così evidenzio l’esagerazione e l’accanimento che da ieri ho letto sulla sua pagina ufficiale Facebook.
Purtroppo lo zelo rispetto alla questione è stato strumentalizzato o mal interpretato da chi ha imperversato e perseverato senza educazione e civiltà. Così i napoletani non ci fanno una bella figura. La “battaglia” di V.A.N.T.O. è finalizzata all’educazione al rispetto di Napoli che va oltre il caso specifico, non una guerra di offese e improperi a singoli che cadono in errore senza accorgersene (e perciò sottolineiamo i casi affinchè non si ripetano), e chi ha degenerato la polemica in una certa maniera ha finito col pregiudicare anche il nostro intento. La maleducazione non ci appartiene e ne prendiamo fermamente le distanze. Ma purtroppo Facebook è anche questo. E probabilmente gli insulti appartengono a chi ogni giorno manca di rispetto alla città coi comportamenti quotidiani. L’educazione al rispetto di Napoli va imparata prima da molti napoletani. Riflettiamoci.
Brachetti è davvero estimatore di Napoli e non è prevenuto ma ha commesso una leggerezza, come la commettono in tanti. Poi c’è chi chiede scusa e chi no, chi si umilia e chi si arrampica sugli specchi. Spero di poter presto ospitare su questo blog un suo messaggio pubblico per dimostrare che non c’è prevenzione reciproca e che si tratta di questione etica e non faziosa. Quando qualcuno scrive “manco a Napoli” vuole intendere che si è fatto peggio del peggio, e quel peggio è Napoli; la frase non lascia spazio a libere interpretazioni. Ma Brachetti non se ne è reso conto, perchè questi sono cliché italiani, modi di dire e pensare, frasi fatte che però i napoletani subiscono più degli altri da decenni. La reazione spiazza perchè non ci si rende conto che per anni Napoli è stata zitta ma ora il coperchio sta saltando, poichè non si tratta di singoli episodi ma di secoli di accanimento spicciolo e meno spicciolo, innocuo per chi ne è responsabile ma sfiancante per chi ne subisce la somma.
Una cosa però è da sottolineare. Del furto del portafogli ai danni di Brachetti non ne ha parlato nessuno, a parte noi a Napoli e qualche organo informativo ticinese. Ricordate quando Yanina Screpante, la fidanzata di Lavezzi, fu derubata del Rolex a Posillipo? Andò su Twitter a scrivere “Napoli città di m….a”. Apriti cielo, divenne un caso nazionale e ne parlò lo stivale intero per giorni e giorni su giornali, telegiornali e trasmissioni varie, eclissando altre rapine ad altri calciatori in altre città. Brachetti ha fatto lo stesso ma, più signorilmente, invece di scrivere “Lugano città di m…a” ha digitato “manco a Napoli”. Gira che ti rigira, chi ti va sempre di mezzo? E poi finisce che ci tacciano di vittimismo.
Yanina derubata a Napoli scatena i mass-media, Arturo a Lugano macché! Forse perchè nel caso di Brachetti si è infiammato  il “vittimismo” napoletano, mentre per la Screpante si è scatenato lo sciacallaggio mediatico.

La testata ticinese (o sito, visto che non c’è firma agli articoli) “TicinoLibero” ha pubblicato la notizia del furto raccontando della nostra indignazione con terminologia derisoria, andando oltre la cronaca del fatto ma facendo trasparire un’opinione sulla nostra reazione anziché preoccuparsi della propria figuraccia con l’artista. Termini come “napoletani gente permalosa”… “tale Angelo Forgione”… “VANTO starebbe a significare niente poco di meno che…”… “Radio Marte ovviamente ha montato il caso”“attenti a come parlate dei napoletani”. Tutto sommato, uno scritto anche più offensivo dell’ingenuità di Brachetti. Come dire… “la brutta figura è nostra ma Brachetti l’ha fatta fare anche ai napoletani e quelli si arrabbiano pure”.
Ho scritto quindi in privato alla redazione e, senza avere uno straccio di risposta, la comunicazione privata è divenuta un nuovo spunto per ulteriore approfondimento. Con un benservito all’etica del giornalismo è alla correttezza.
Alla fine una sola domanda pongo ai cordiali colleghi giornalisti (?) di “TicinoLibero” e a tutti i lettori: ma se Arturo Brachetti avesse scritto “Lugano città di m…a” come fece Yanina, gli anonimi redattori di TicinoLibero sarebbero stati zelanti… o permalosi? E ne avrebbe parlato l’Italia intera, Canton Ticino compreso, oppure no? Facile accusare quando non si è colpiti… continuamente. Altro che vittimismo, chi scrive sa bene di cosa parla.

Arturo Brachetti illusionista del luogo comune

Arturo Brachetti illusionista del luogo comune

portafogli rubato a Lugano, lui “cita” Napoli e poi la fa sparire

Il grandissimo illusionista torinese Arturo Brachetti è in questi giorni a Lugano per il suo show che meraviglia il mondo “Ciak si gira”. Ma in territorio svizzero gli hanno sottratto il portafogli, e per una volta al gioco di prestigio ha assistito lui senza divertirsi. Tanta la rabbia, e così il grande artista è andato su Facebook per esternarla con un illusionismo a danno (e ci risiamo) dell’immagine di Napoli (immagine sotto). Scrivendo così:

Ma che palle!!!….sono a Lugano con lo show… il pubblico fantastico, caloroso e intelligente etc.
Ma uno deve venire qui in Svizzera per farsi fregare il portafogli… in camerino durante lo show?
Mai successo! ……manco a Napoli… tanto per dire!!

Ecco, appunto; tanto per dire cosa? Così Brachetti si è tirato dietro il risentimento di tanti napoletani, tra i quali tanti suoi fans delusi. E dunque, da grande illusionista, ha cancellato il post sostituendolo con uno praticamente identico in cui al posto della parola “Napoli” è comparsa la frase “manco in altre città… magari italiane…”. Et voilà!
Ricordiamo allo stimato artisticamente Brachetti che in quanto a “borseggi”, le statistiche dicono che la sua Torino è al top delle statistiche italiane e che Napoli, secondo le recenti statistiche del 2011, è solo al 91esimo posto.

video / Napoli non è la capitale del crimine

video / Napoli non è la capitale del crimine

Roma e le città del nord in trend negativo, per Napoli positivo

Angelo Forgione – Statistiche e dati del Ministero degli Interni parlano chiaro: Napoli non è la capitale del crimine. Non può e non deve costituire motivo per supporre che Napoli sia una città serena, ma è sicuramente la conferma che i nodi stanno venendo al pettine. La povertà e l’indigenza stanno risalendo il paese e non sono più esclusiva prerogativa del meridione, e va da sé che micro e macro criminalità si stiano spalmando ormai lungo tutto lo stivale.
Per anni Napoli è stata messa sotto i riflettori più di altre realtà che condividevano con essa eventi di cronaca nera, pagando in termini di immagine rispetto alle certezze dogmatiche dell’opinione pubblica sempre pronta a dipingere Napoli come inferno in terra. Ma da qualche anno si registra un’inversione di tendenza che sta restituendo alla percezione collettiva la reale dimensione del fenomeno criminale napoletano e di quello più complessivamente nazionale. Mentre le altre due metropoli Roma e Milano registrano un’impennata dei fenomeni nell’ordine dell’8% circa, e più o meno lo stesso accade per Genova, Bologna e Firenze, Napoli fa segnare un sensibile miglioramento intorno al 7%, chiudendo l’anno al 23° posto per reati complessivi e al 91° per i cosiddetti “reati predatori”, cioè quegli scippi e rapine per cui Napoli è stata sdoganata e infangata nel mondo dai media e dall’opinione pubblica nazionali. Ma intanto il sindaco di Roma Alemanno dice che la sua città non è Napoli o Palermo.
Una fotografia scattata in controtendenza rispetto alla congiuntura economica che sfavorisce ulteriormente Napoli e il Sud. Se a livello nazionale il Pil nel 2011 è cresciuto dello 0,6 per cento, in Campania si registra un -0,2 per cento che fa chiudere le aziende e fa aumentare la disoccupazione, con il 23% delle famiglie campane che vivono con poco più di 940 euro al mese, ovvero al di sotto della soglia di povertà.
E anche in questo frangente, gli errori degli organi di informazione nazionale si ripetono perchè, mentre tutti si affannano inevitabilmente ad evidenziare la recrudescenza del fenomeno romano dimenticando quello di altre città meno importanti ma con gli stessi problemi (come evidenziato dal sindaco di Genova Marta Vincenzi), nessuno dà risalto al miglioramento napoletano, trattato solo nei confini regionali. Quel che puntualmente è stato tolto, puntualmente non viene restituito.

Reati in calo rispetto al 2010
• Provincia – 6.74 %
• Napoli – 6.79 %
• Totale reati in Italia: 23° posto
• Scippi rapine e borseggi: 91° posto
I numeri sfatano i luoghi comuni: Napoli registra meno reati di città come Milano o Genova

Nel 2012 in funzione la videosorveglianza
• 117 telecamere
• 287 lettori ottici
Nei luoghi più esposti, come le aree turistiche, verrà intensificata la videosorveglianza

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Stereotipi cileni. Normali dopo la denigrazione italiana

Stereotipi cileni. Normali dopo la denigrazione italiana

“The Clinic online” dipinge la nuova casa di Vargas un inferno

Angelo Forgione – L’attacco gratuito della rivista cilena “The Clinic online” non ci stupisce. Ormai il gonfiamento dei problemi di Napoli che sono allo stato dei fatti i problemi di tutto il paese è una prassi anche straniera. Ma con chi ce la vogliamo prendere, con i cileni perchè hanno distorto il quadro napoletano? Ma certo. Si vede che Sebastián Alburquerque ha raccolto informazioni e video qua e la su internet senza sapere bene cosa andava a trattare. Però prendiamocela prima con quegli italiani che per anni hanno nascosto i loro problemi sotto il tappeto, e il tappeto si chiama Napoli. Il razzismo nei confronti della nostra città si è amplificato, ha oltrepassato i confini, è divenuto di esportazione. Ma questo fenomeno l’ho studiato e analizzato, e gli stereotipi su Napoli stanno tornando indietro come un boomerang perchè l’Italia è vista all’estero come un’immensa Napoli, nel bene e nel male. E questo genera fastidio per quegli italiani che, per sottrarle visibilità, tendono per questo ad enfatizzarne le ombre al fine di offuscarne le luci.
L’esercizio è delittuoso per Napoli ma è diventato deleterio per gli stessi artefici perchè la città è talmente espressiva e peculiare che i pregiudizi e i luoghi comuni, figli del timore e della gelosia, si stanno ritorcendo contro l’intera nazione. Napoli, laggiù, non è vista come Napoli e basta ma come Italia, e viceversa. E così i luoghi comuni degli italiani su Napoli sono diventati gli stereotipi degli stranieri verso l’Italia intera.
Su “Vogue Italia” di Settembre, uno speciale sui fratelli Coen riportava che la loro città preferita è Napoli perchè sono rimasti affascinati dal calore della gente, dalla vita di strada. «Che casino, però! Traffico, gente che correva ovunque. Non sapevamo che agli italiani piacesse il fitness». E il commento del redattore Roberto Croci era questo: «Vagli a spiegare che forse si trattava di scippi, ndr».
Non ci caschiamo perchè i nodi stanno venendo al pettine. Nessun telegiornale o quotidiano nazionale ha dato risalto al fatto che mentre Roma, Milano e Genova su tutte hanno incrementato i loro reati del 7% circa, Napoli è migliorata del 6% rispetto allo scorso anno, e non è di fatto la capitale dei reati. Ci penserà il sottoscritto, con un video eloquente come quello allegato che rende l’idea del perchè anche lo “sputtanapoli” in salsa cilena è un effetto boomerang per l’Italia intera.

clicca qui per scrivere a “The Clinic”

Su Radio Marte la brutta battuta di Elisa Isoardi

Su Radio Marte la brutta battuta di Elisa Isoardi

contattato in diretta Franco Di Mare

Angelo Forgione – Elisa Isoardi, puntata 2. Dopo la denuncia della battuta innocente, ma pericolosa sotto il profilo mediatico, fatta a “Unomattina” dello scorso 30 Dicembre, sono personalmente intervenuto a “la Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte (intervento non registrato) il 5 Gennaio, spiegando il perchè, pur non dovendosi accanire con la bella presentatrice, va comunque denunciato l’atteggiamento leggero con cui una battuta che può essere accettata in privato non può e non deve essere assolutamente fatta in diretta su un’emittente nazionale ammiraglia, chiudendo il mio intervento con le parole di Eduardo con cui si introduce il contributo audiovisivo.
Gianni Simioli, in compagnia dell’astrologo Riccardo Sorrentino, ha contattato Franco Di Mare che non era al corrente della protesta ma, pur stupendosene, ne ha capito subito i connotati quando il presentatore gli ha riferito che il pubblico della trasmissione è “meridionalista convinto”. A quel punto una risata di comprensione seguita da un «lo so (…) mi rendo conto che si tocca un nervo scoperto».
Di Mare ha spiegato che la battuta nasce nell’ambiente familiare della Isoardi che sarebbe fidanzata con un campano, sottolineando ancora di più l’inconsistenza di stereotipi che spesso nascono da uno stato di cose precostituito che a sua volta genera pregiudizio diffuso con lo sdoganamento mediatico come nella fattispecie.
«Tocchiamo nervi scoperti ed Elisa non ha capito che non era il momento per scherzare – ha detto il giornalista napoletano – ma la si perdona». Come dire che la Isoardi, che non ha ancora compreso che una buona parte dei meridionali si stanno svegliando e non dicono più «è cosa ‘e niente», certe battute le faccia a telecamere spente se proprio non riesce a trattenersele.
Attendiamo puntata 3 con la Isoardi in persona, ma anche no. Basta che abbia capito il piccolo-grande errore.

il luogo comune di Elisa Isoardi sui napoletani

il luogo comune di Elisa Isoardi sui napoletani

e un professionale Franco Di Mare incassa

Venerdì 30 Dicembre, va in onda la trasmissione “Unomattina” condotta dagli affiatati Franco Di Mare e Elisa Isoardi. Nel corso della puntata viene affrontato il tema della tracciabilità delle banconote in chiave di contrasto all’evasione fiscale. Il conduttore napoletano, da buon giornalista, fa un esempio per sviscerare la questione in modo da sgombrare il campo da possibili espedienti e truffe per aggirare le nuove leggi e la presentatrice cuneese non riesce proprio a trattenere un’associazione di idee che produce un luogo comune zeppo della più negativa accezione piemontese-sabauda del termine “napoletano”. Di Mare mette zelo e orgoglio nel tono della risposta che è poi una domanda di chirimenti, ma li nasconde professionalmente dietro un ghigno di circostanza ed esperienza. La Isoardi scade in un sorriso poco sensato, ma magari a telecamere spente…
Piccolo episodio, uno scherzo tra amici, ma pur sempre pericolosissimo perchè sdogana ancora una volta un messaggio denigratorio, seppur ironico, su una rete ammiraglia nazionale. Il “piccolo” problema è tutto qui.
Brava e bella Elisa, ma usa anche la testa nella vita.

per messaggi alla redazione: tg1.unomattina@rai.it

Qualità vità, anche per ItaliaOggi Napoli dietro

Qualità vità, anche per ItaliaOggi Napoli sul fondo

ma allora ci spieghino perchè non siamo depressi

Angelo Forgione – E così, dopo “Il Sole 24 Ore” che ci aveva relegato al posto 105 su centodieci province italiane per qualità della vita, “ItaliaOggi” ci spinge ancora più giù, al penultimo posto, almeno a leggere il tredicesimo rapporto realizzato in collaborazione con l’università “La Sapienza”. 
Sprofonda con essa tutta l’Italia meridionale: nella zona d’ombra delle città con qualità della vita scarsa o insufficiente ci sono tutte le 36 province del Mezzogiorno. Insomma, Meridione inferno si direbbe.
Sulla questione mi ero già espresso alla pubblicazione della classifica de “Il Sole” e ci ritorno oggi, anche in virtù dell’opinione offerta a “La Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte. Quando mi convinceranno che i suicidi al Sud e soprattutto a Napoli sono così rari perchè ai meridionali piace soffrire allora capirò tante cose che non mi spiego. Ma fino ad allora continuerò a dire “ma facìteme ‘o piacere”.
Certo, io vivo male perchè pago la più alta tassa sui rifiuti d’Italia senza avere un servizio efficiente, perchè pago salata una tangenziale urbana come non accade da nessuna parte d’Italia, perchè sono vessato da sperequazioni assicurative e tasse di possesso esorbitanti, da affitti impraticabili, e perchè se perdo il mio posto di lavoro (ammesso che lo abbia), è più facile che vinca il Superenalotto piuttosto che ne trovi un altro. Vivo male perchè la mia terra è contaminata e inquinata dai rifiuti tossici illegalmente sotterrativi, e perchè le strade e i monumenti sono sporcati da chi non alcuna sensibilità per il bello… e potrei continuare a lungo. Ma ritengo che la qualità della vita non possa essere ridotta a un dato esatto, scientifico, benchè sia io un amante delle statistiche e le utilizzi per essere convincente.
Qualche mese fa ho personalmente contribuito a redigere la voce “Napoli” su Wikipedia (lo faccio spesso quando posseggo dati d’archivio e statistiche che mi rendono inoppugnabile) inserendo la sottosezione “Fattori positivi” nella sezione “Qualità della vita” riferendomi tra le altre cose proprio al basso tasso di suicidi della nostra città.
Ci sono parametri che non possono essere immessi in un computer come ad esempio la storia di una città, la bontà del cibo, la specificità dei luoghi. Di problemi a Napoli ne abbiamo, non viviamo bene, ma abbiamo degli anticorpi che altri non hanno. Riconosciamo le nostre difficoltà e le combattiamo, sappiamo trovare le nostre valvole di sfgogo. Questo è il motivo per il quale non soffriamo di depressione quando invece dovremmo patirla più degli altri. E se il popolo napoletano ancora non si è ribellato ad un determinato stato di cose è forse proprio perchè il pallone non riesce mai a scoppiare.

Usa la testa, non le mani. Non trasformare la festa in tragedia!

Angelo Forgione Le indicazioni sono sempre più confortanti. I bollettini di guerra della notte di Capodanno fanno registrare miglioramenti di anno in anno. Merito soprattutto dei controlli ma anche della lenta penetrazione di una sensibilità rispetto alla pericolosità di certi ordigni illegali, perché di questo si tratta. Certo, ai proiettili vaganti fatti esplodere dalle mani armate dei criminali non c’è rimedio, ma laddove si può operare i miglioramenti sono evidenti: lo scorso anno non si registrarono vittime, anche se vi furono “solo” 350 feriti.
Ripropongo anche quest’anno una foto già mostrata negli anni scorsi e che ha la capacità di invadere in modo virale il web. È la mano di un giovane settentrionale di 22 anni, vittima di un incidente da esplosione accidentale di fuochi d’artificio nella notte del 29 dicembre 2010. La mano fu amputata al polso presso il Policlinico “G.B. Rossi” di Verona. La realtà cruda, seppur cruenta, è l’unico vero deterrente contro l’ignoranza e la superficialità. Le scuse per i deboli di stomaco sono d’obbligo.

Bisogna cliccare sulla foto e ingrandirla a pieno schermo per comprendere cosa può succedere a chi rischia di far esplodere botti proibiti. Questa immagine, autentica, scattata dal dottor Andrea Atzei, chirurgo della mano, polso e gomito del Policlinico “G.B. Rossi” di Verona, è più efficace di qualsiasi avvertimento riguardo ai danni gravi e spesso irreversibili che certi ordigni possono provocare.
Il bilancio del 1° Gennaio di ogni anno è sempre indicativo: il numero di morti e feriti per le follie della notte del Capodanno indicano la civiltà e la maturità di un popolo. Non è solo una questione di botti illegali ma anche di uso di armi da fuoco, eccessi di alcool e droghe, e pure di fuochi inesplosi del giorno dopo.
Si può festeggiare e far baldoria restando presenti a sé stessi. Non è perbenismo e moralismo ma realtà che sembra non interessare nessuno, finché qualcuno in famiglia non ci rimette un arto, la vista o addirittura la vita.
Buon Capodanno a tutti!

Alcuni semplici consigli non si dovrebbero mai dimenticare:

  • In caso di esplosione di botti sicuri, rimanere almeno a 100 metri dalla sede in cui vengono fatti esplodere i petardi, preferibilmente al riparo;
  • Evitate assolutamente di raccogliere i frammenti del petardo esploso o peggio i petardi inesplosi: i frammenti possono essere ancora caldi tanto da ustionarvi e i petardi  “inesplosi” possono “rianimarsi “all’improvviso ed esplodervi nelle mani;
  • Evitate di affidare ai bimbi più piccoli le cosiddette “stelline  luccicanti”: circa il 10% dei danni da fuochi d’artificio sono provocate da queste “stelline”, in  particolare nei  bimbi di età inferiore ai 5 anni.

A proposito della morte di Giorgio Bocca…

A proposito della morte di Giorgio Bocca…

Angelo Forgione – Giorgio Bocca si è spento. Ne ho documentato il lato intollerante, e avrei voluto “assistere” alla notizia in silenzio ma le reazioni sono state forti e non ho potuto non commentare la morte dello scrittore piemontese. La vecchiaia ne aveva evidentemente oscurato l’anima, resa tenebrosa e triste; non viveva più in pace con se stesso oltre che con il paese che ha cercato di raccontare, ma da un punto di vista tutto settentrionale. Bocca soffriva perchè più si inoltrava nella vecchiaia e più sapeva di non poter vedere l’Italia come la sperava. Lanciava strali al Sud e ne era a tutti gli effetti un nemico, e ciò che ha lasciato alla nazione è anche un attacco ai meridionali che non può essere sottaciuto  nonostante il doveroso rispetto per la sua dipartita.
Non sono in linea con chi gioisce e festeggia per la sua scomparsa. Tantomeno sono in linea con chi elogia ed esalta un uomo bravo a scrivere almeno quanto a seminare astio nel meridione in nome di una presunta superiorità “piemontesettentrionale”, professando un razzismo sdoganato come cultura da un paese nordecentrico che si basa su un simile sentimento da sempre.
L’ipocrisia non ci appartiene e Bocca non era amico del Sud e ne parlava malissimo. Lo denigrava in pieno stile Cavour, senza conoscerlo. Qualcuno potrebbe dire che lo faceva per indicarne gli errori, ma la sua tutto era fuorché una critica costruttiva. Non edificava una nuova Italia ma ne distruggeva il meridione. Il suo era un odio dichiarato e non ne faceva un mistero, come non faceva mistero della sua ipocrisia dichiaratamente utile per tenere buoni i suoi lettori meridionali, abitanti di un “paese di Re merda”. Ma era stato ostile anche agli ebrei, prima fascista e poi partigiano… alla faccia della coerenza decantata dal Presidente Napolitano nel ricordarlo.
L’Italia oggi saluta e celebra “l’eroico partigiano” dimenticando che capeggiava la schiera degli “intellettuali antimeridionali”. Bocca è statto comunque significativo per la storia contemporanea del paese perchè ne ha in qualche modo esaltato la conflittualità. Molta gente del Sud ha dato sfogo a reazioni “scomposte” sui social network e nei blog alla notizia della sua scomparsa. La morte di un uomo va rispettata senza trascendere; finchè si resta legati all’esistenza umana sarebbe il caso di porsi quei limiti che Giorgio Bocca aveva abbondantemente oltrepassato. Non è stato il primo a dividere e non sarà l’ultimo. A noi piace chi unisce, quindi niente offese ma neanche monumenti in suo onore che sarebbero al razzismo.

Prandelli premierà Farina? Lo merita anche Pisacane!

Prandelli premierà Farina? Lo merita anche Pisacane!

buona iniziativa del CT, ma dimentica l’altro “eroe normale”

Angelo Forgione – La notizia è di quelle che fanno certamente piacere: Cesare Prandelli ha annunciato che il 27 Febbraio darà la possibilità a Simone Farina di allenarsi con la Nazionale di calcio in vista dell’amichevole di Genova contro gli Stati Uniti. «Gli dirò di venire a Coverciano ad allenarsi con noi sarà un modo per ringraziarlo. Mi è piaciuto quello che ha fatto Simone – ha spiegato il CT – perché ha dimostrato un grande coraggio e una forza interiore straordinaria. Adesso sta a noi non abbandonarlo perché un gesto come il suo, in un ambiente lontano dai riflettori, non è semplice». Chi è Simone Farina? Un difensore del Gubbio che ha denunciato un tentativo di corruzione per una combine calcistica.
Benissimo, bellissimo, giustissimo, anche se dovrebbe essere normalissimo. Ma la realtà è ben altra e allora i calciatori che danno l’esempio in un mondo del calcio che d’esempio non è devono essere premiati in qualche modo. Ad ogni modo, sacrosanto! Ma perchè Cesare Prandelli vuole premiare solo Farina e dimentica il napoletano Fabio Pisacane della Ternana, capolista in Lega Pro, che ha denunciato identico tentativo di combine con tanto di lauta ricompensa e mettendo nei guai il direttore sportivo Giorgio Buffoni che aveva tentato di corromperlo? Di lui abbiamo parlato ad Agosto quando ci diede la fierezza di “rispondere” a chi ci gettava fango addosso per l’emergente scandalo del calcioscommesse.
Fabio Pisacane è, come Farina, un esempio per tutti, ed è un orgoglio per Napoli che spesso viene portata ad esempio dei mali del paese. Già nelle scorse settimane avevamo avuto modo di complimentarci con lui attraverso la responsabile delle relazioni esterne della Ternana Calcio.
Su Facebook è stata creata la pagina “Simone Farina in Nazionale per una partita” che va oltre le mille adesioni. E allora, per lanciare un messaggio a Cesare Prandelli, ho creato la pagina Fabio Pisacane in Nazionale per una partita, sperando che tutti i Napoletani ma anche tutti gli idealisti d’Italia che apprezzano il gesto di questi due ragazzi spingano il commissario tecnico a RINGRAZIARE entrambi e gli dia la giusta vetrina. Si, anche Pisacane in rappresentanza dei calciatori delle serie minori. Sarebbe un messaggio bellissimo.