Fischi all’inno, anche lo sponsor ci ha messo del suo

Fischi all’inno, anche lo sponsor ci ha messo del suo

da “Il Mattino”, un retroscena che non stupisce

La compagnia telefonica “garibaldina”, con i suoi spot risorgimentali, aveva calcato la mano ed era chiaro sin dal principio. L’effetto di simili campagne pubblicitarie ricche di retorica e, soprattutto, offese verso una certa etnia è stato sottovalutato soprattutto alla luce del fatto che l’azienda era lo sponsor delle principali manifestazioni calcistiche nazionali. Sui responsabili sono piovute vibrate proteste nelle scorse settimane ma l’ufficio stampa dell’azienda, pur prendendo atto di essere stata involontariamente indelicata, ha ritenuto di proseguire la programmazione puntando sull’ironia del progetto.
Ebbene, da IL MATTINO del 26 Maggio cogliamo e ripubblichiamo la lettera di un lettore che fornisce, ovemai ve ne fosse ancora il bisogno, ulteriore testimonianza del fatto che i fischi all’inno nazionale da parte dei napoletani non sono frutto di una qualche incosciente follia ma un atto ben cosciente di reazione al razzismo e alla reiterata offesa quarantennale negli stadi e centocinquantennale fuori, quest’ultima proveniente anche dalla proiezione in tv e negli stadi di uno spot che, come al solito, ha distorto i reali accadimenti storici scontrandosi con una sempre più inarrestabile consapevolezza degli stessi napoletani (e meridionali) non più disposti a subire bugie e offese.

“Cori razzisti degli juventini”
Mimì Ranucci (Napoli)
Il Mattino, Sabato 26 Maggio 2012 – pagg. 12 

Ero in curva a Roma la sera della finale di Coppa Italia, sin dalle 17, insieme alle prime migliaia di tifosi napoletani che incominciavano ad affollare lo stadio olimpico. Dalle 17 alle 21 abbiamo subito l’insopportabile visione di quel becero spot della Tim in cui Garibaldi induce i borbonici alla resa, previa paghetta di sms gratuiti. Ad ogni visione i tifosi juventini inveivano con cori razzisti nei nostri confronti. Per 4 lunghe ore i “piemontesi”, ispirati dal suddetto spot, hanno pensato di insultarci anche in quanto “borbonici”. Questa è stata l’escalation che ha prodotto una tensione culminata nei fischi all’inno di Mameli. Ciò solo per chiarire i fatti. L’episodio non giustifica la responsabilità del gesto dei “borbonici”, ma nemmeno la volgarità intellettuale dello spot.

lo spot originale

la parodia dello spot

Il messaggio dell’emigrante terremotato

Il messaggio dell’emigrante “terremotato”

Andrea e la sofferenza infinita

Tutto come anticipato da qui nei giorni scorsi. Dopo l’ennesimo furto al patrimonio Napoletano, Marino Massimo De Caro è stato arrestato ed era nell’aria. L’inno di Spagna è stato fischiato ed era nell’aria, con lo Stato che si è piegato alla volontà e al sentimento dei “fischiatori” accorciandone l’esecuzione. Ma oggi è più significativo pubblicare un messaggio di un napoletano residente a Mirandola, colpito dal terremoto in Emilia Romagna: Andrea, un ragazzo emigrante che qualche anno fa espresse a Carlo Alvino, Eddy Napoli e al mai dimenticato Guido Palligiano tutto il suo malessere (link in basso) per le condizioni di disagio sociale frutto di razzismo con cui convive in quelle zone.

Ciao Angelo.
Mi commuove il tuo ricordo di me! Solo ora sono risalito in casa per lavarmi velocemente/decentemente e controllare i danni. Qui molti fanno le toccate e fuga a casa per prendere le cose di prima necessità. I vigili ci hanno sconsigliato di risalire, ma vivere in auto e lavarsi a malapena nei bagni indecenti-pubblici è indicibile. Il portatile si è distrutto sotto i mobili, le crepe nei muri e sotto il soffitto non si contano, ma posso dirti di essere fortunato, molti non hanno più ne casa e ne lavoro, tutto crollato. Spero nell’abitabilità del mio appartamento… si vedrà. Solo da ieri alcune attività hanno riaperto, fino a poco fa sembrava il deserto.
Un fortissimo bacio a te, a Eddy Napoli e a voi tutti. Quando e se potrò risalire in casa ti contatterò, ti voglio bene come ad un fratello.

Andrea

Per ascoltare la testimonianza di Andrea:   parte 1   –   parte 2

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Il Governo esclude il Sud dai crediti alle imprese

Il Governo esclude il Sud dai crediti alle imprese

Dura protesta di Caldoro e Graziano

«È un crimine!». Così il governatore della Campania Stefano Caldoro ha definito il decreto che, in un momento di fortissima crisi, ha escluso Campania, Lazio, Sicilia, Calabria, Abruzzo e Molise dai crediti alle imprese asfissiate dai debiti delle pubbliche amministrazioni, escludendo le Regioni sottoposte a piano di rientro dal deficit della sanità. Stesso allarme dal presidente degli industriali di Napoli Paolo Graziano che definisce il decreto «discriminatorio, vessatorio e sprezzante». «Le aziende creditrici – ha detto Graziano – porteranno i libri in tribunale e manderanno a casa i dipendenti».
E poi ci si lamenta dei fischi all’inno nazionale. 

Fischi: l’ipocrisia dei benpensanti

Fischi: l’ipocrisia dei benpensanti

dibattito su Radio Marte mentre Tosel partorisce un nuovo obbrobrio

Angelo Forgione – Ipocrisia e perbenismo sfrenato, questo è quello che sta continuando a venir fuori nei vari commenti nazionali e non ai fischi all’inno nazionale. Anni e anni di cori beceri, cioè razzisti, contro i napoletani… e all’improvviso i beceri diventano i napoletani che finalmente protestano. L’unico non napoletano ad aver centrato il problema è Ivan Zazzaroni che, a Radio Marte, ha detto che i fischi dei napoletani vanno capiti e non condannati a priori.“È un segno di protesta che deve essere capito perchè nessuno si scandalizza per i cori razzisti al loro indirizzo”. Non per caso, visto che al giornalista bolognese il sottoscritto aveva scritto che i cori razzisti dei bolognesi verso i napoletani facevano male ai bolognesi stessi ai quali Napoli aveva tributato sentiti ricordi per Bulgarelli e Dalla. Evidentemente, quando si entra nel problema e lo si capisce, l’ottica cambia. Come si suol dire, dipende dai punti di vista… sempre!
Il giudice sportivo Tosel ha oggi comminato 20mila euro di multa alla SSC Napoli per la contestazione dei suoi tifosi all’Olimpico di Roma. Nulla da dire, è prassi dovuta perchè per regolamento l’inno non si fischia. Ma per regolamento non si devono neanche cantare cori razzisti, e la curva juventina l’ha fatto. Invocazioni al Vesuvio e etichette da terremotati che in quella giornata erano addirittura blasfeme. Ma per questo, nessuna sanzione come al solito. E a chi appartenevano se non a qualche juventino quelle urla “Napoli m…” durante il minuto di raccoglimento che i napoletani hanno rispettato? Quelle non si sanzionano e neanche si condannano moralmente?
Per la Juventus 10mila euro di multa per lancio di innumerevoli petardi, bengala e fumogeni. Ringraziamo comunque Tosel perchè, se le sviste riguardano solo il razzismo, ha dunque certificato che i grossi boati che turbavano lo svolgimento della partita provenivano dalla curva juventina, mentre il telecronista RAI Alberto Rimedio e l’opinionista Fulvio Collovati li attribuivano continuamente ai tifosi napoletani.

Il Napoli trionfa. Napoli fischia l’inno, ecco perchè.

Il Napoli trionfa. Napoli fischia l’inno, ecco perchè.

Schifani sconvolto dall’effetto ma non dalla causa

Il Napoli ha vinto! La Coppa Italia è gran cosa perchè quest’anno a vincere in Italia, escludendo la simbolica Supercoppa, sono due squadre: Juventus e Napoli. Chapeau! Il calcio Italiano non è più competitivo come negli anni ’90 e le possibilità di alzare trofei sono davvero pochissime. Ecco perchè issare al cielo di Roma il secondo trofeo nazionale di fronte ai neocampioni d’Italia è motivo di prestigio e orgoglio. La Juventus voleva chiudere imbattuta, cucirsi sulle maglie la stella d’argento, fare la doppietta. Tutte speranze scippate da un’onda azzurra inarrestabile che ha voluto chiudere in bellezza, facendo vedere rosso a Quagliarella e lasciando ‘O surdato nnammurato a chi sa cantarlo con la giusta dizione e passione.
Stagione comunque positiva per il Napoli cha ha fallito l’accesso alla prossima Champions League ma ha centrato ancora una volta l’Europa dove non si presenterà più come cenerentola ma con un tricolore sul petto e tutto il prestigio acquisito contro Chelsea, Bayern Monaco e Manchester City. Senza smantellare nulla come da alcune latitudini annunciato ma semmai rilanciando; il Napoli non vende, il Napoli acquista! Lavezzi è un caso particolare, autorizzato a decidere autonomamente da una clausola rescissoria che tutti conoscevano da anni. I soldi che ne verranno ingrosseranno le già sane casse della società che li reinvestirà per un rafforzamento della squadra ponendosi sul mercato italiano con posizione privilegiata come pochissime altre.
Finale perfetto, se non fosse per la polemica sull’inno nazionale sonoramente fischiato. Il presidente del Senato Schifani si è detto sconvolto e in tanti hanno gridato alle gravidanze dell’idiozia. Fischiare un inno è sempre un atto che schiude forti discussioni. Accadde durante l’inno argentino nello stesso stadio da parte degli italiani contro Maradona la sera della finale di “Italia 90” perchè Diego aveva invitato i napoletani a riflettere sull’italianità alla vigilia della semifinale contro l’Italia a Napoli. Un malcostume senza una sufficiente giustificazione, visto e rivisto in diverse partite di calcio internazionale, anche in Italia all’indirizzo dei francesi. Ieri invece non c’era casualità o incosciente vizio di rivalità da stadio ma un segnale di scollamento sociale. Una cosa è fischiare un inno di un’altra nazione e un’altra è fischiare il proprio inno.
Era già successo nel 2009 a Valencia in Spagna, durante la finale di Copa del Rey tra Barcellona e Athletic Bilbao, e quel precedente indizia sul senso dei fischi dei napoletani all’Olimpico di Roma. Allora furono baschi e catalani a ostentare la loro identità in faccia a Juan Carlos coprendo coi fischi la Marcha Real. La TV spagnola censurò i fatti collegandosi con le piazze di Bilbao e Barcellona per raccontare le emozioni delle due tifoserie, ritrasmettendo il momento dell’inno nell’intervallo con una traccia sonora sostituita. Ne seguirono grosse polemiche, non per i fischi ma per la censura, non verso i tifosi ma nei confronti della TV di stato che dovette licenziare il responsabile della redazione sportiva.

I napoletani hanno fischiato sonoramente l’inno. Fino a qualche anno fa la cosa non accadeva ma ora il fenomeno si ingrossa. Perchè? Schifani e i vertici dello Stato, pur sconvolgendosi, non farebbero male a domandarsi come mai negli stadi italiani è consentito dire di tutto, e impunemente, nei confronti dei napoletani. Schifani si è sconvolto per quei fischi ma non per l’urlo ben distinguibile “Napoli m…” durante il minuto di raccoglimento dedicato all’attentato di Brindisi e al terremoto in Emilia Romagna. E non si è sconvolto per il coro “colerosi… terremotati” quantomai inopportuno visti gli avvenimenti del giorno che hanno visto la morte, tra gli altri, di un operaio napoletano tifoso del Napoli. Scandalizzarsi per i fischi di un popolo che viene “accolto” da sacchetti dell’immondizia e messaggi di benvenuto in Italia è come stigmatizzare con stucchevole bigottismo l’effetto e non la causa. Questo malcostume continua da anni negli stadi, nei dibattiti politici così come in tv e sui giornali che inquadrano Napoli come la pecora nera del paese, e le regole sul razzismo suggerite dal leghista Maroni è ormai dimostrato con due anni di inapplicazione che non riguardano l’etnia napoletana. Non si può chiedere all’Italia di essere unita solo nelle tragedie o nelle partite di calcio e poi mandare avanti nell’ordinario un paese a due velocità, squilibrato e per giunta razzista.
Schifani ha il suo ruolo istituzionale e stigmatizza, ma rifletta su un’unità che non c’è e che non si costruisce con delle retoriche celebrazioni o con un inno dopo 150 anni di solo unione geografica. Rifletta sull’occasione sprecata delle celebrazioni dell’unità d’Italia prive di verità storiche circa il ruolo di Napoli e del Sud, cariche di una retorica che la gente non digerisce più sdoganata anche dallo sponsor della manifestazione nei suoi spot. E certe cose arrivano anche nelle curve, tant’è che in quelle del Napoli si vedono sempre più simboli e messaggi storico-identitari. Ieri il momento era particolare e in molti non l’hanno capito: Napoli contro Torino, le due capitali dell’Italia disunita nella capitale dell’Italia unita, ma solo geograficamente.
Napoli ha cominciato a fischiare l’inno proprio l’anno scorso, prima non l’aveva mai fatto, e la prima volta fu durante Napoli-Inter di Coppa Italia del Gennaio 2011; la cronologia non è casuale. E allora, ecco spiegato il motivo per cui ieri i napoletani cantavano “noi siamo Partenopei” durante l’inno. Sarebbe stato più giusto limitarsi a questo, evitando i fischi, ma ignorare o fingere di ignorare le motivazioni di un dissenso spontaneo significa non voler prendere coscienza di un malessere e di uno scollamento che arriva da un popolo da sempre orgoglioso e comunque diverso che chiede rispetto per darlo come ha sempre fatto. Se il popolo italiano cominciasse ad essere più rispettoso ed educato, certe cose non accadrebbero; e l’educazione civica la insegnano le istituzioni prima di tutto.
A proposito, il 25 Maggio si disputerà al Vicente Calderon la finale di Copa del Rey. Sarà nuovamente Barcellona contro Athletic Bilbao… a Madrid. Il direttore dei servizi sportivi di TVE stia attento a non censurare le immagini dell’inno nazionale. Li non si fanno polemiche senza andare al cuore del problema.

Libri trafugati a Napoli trovati a Verona e Torino

Libri trafugati a Napoli trovati a Verona e Torino

Il direttore De Caro figura centrale della faccenda

Angelo Forgione – Tokyo, New York, Londra. Queste le principali destinazioni di vendita dei libri trafugati nella prestigiosa biblioteca dei Girolamini di Napoli, una delle più importanti d’Italia con i suoi 150.000 volumi, in massima parte antichi, laddove andava a studiare Giambattista Vico. Alcuni sono stati ritrovati dai Carabinieri del Nucleo Tutela Beni Ambientali in dei depositi sequestrati nelle scorse settimane a Torino e a Villafranca di Verona, dove risiede il direttore della biblioteca Marino Massimo De Caro. I nomi di alcuni degli acquirenti sono stati individuati e presto si avvierà la procedura per recuperare i volumi venduti illegalmente. A costi altissimi, si capisce.
Chi tentava di fare l’affare? La figura centrale di questa storia è il direttore della biblioteca napoletana dei Girolamini: il “professore” Marino Massimo De Caro, 39 anni, attorno al quale sono accadute cose strane. La gente che abita intorno al convento dice che di notte sgommavano dai cortili della biblioteca delle auto cariche di merce. De Caro figurava già come mediatore nell’affare del petrolio venezuelano che ha unito nell’ombra il dalemiano De Santis e il berlusconiano Dell’Utri. Lui li conosce entrambi, l’uno per trascorsi politici e l’altro grazie alla sua grande passione, quella per i libri antichi. De Caro risulta avere un background proprio nel commercio internazionale di libri antichi e, secondo le accuse mosse da chi ha denunciato il furto, pare che in una intercettazione telefonica si sarebbe lamentato di un capitano dei Carabinieri del Nucleo Patrimonio Artistico di Monza che lo stava indagando per ricettazione di un prezioso esemplare dell’Hypnerotomachia Poliphili, un incunabolo del 1499 sottratto ad una biblioteca milanese e venduto nel marzo del 2005 alla Mostra del libro antico sponsorizzata da Dell’Utri. De Caro fa carriera e va al Ministero dell’Agricoltura come consigliere di Giancarlo Galan, anch’egli veneto. E quando il ministro passa ai Beni culturali, il “bibliofilo” gli sta dietro restando in “eredità” al successore Lorenzo Ornaghi che lo nomina consigliere speciale per l’editoria.
Con questo curriculum, a De Caro viene affidato l’incarico di direttore della Biblioteca conventuale dei Girolamini a Napoli senza avere i minimi titoli scientifici e la minima competenza professionale per ricoprire un così delicato incarico. Non risulterebbe laureato leggendo il suo curriculum in cui si legge che “ha studiato” Economia e Giurisprudenza all’università di Siena. Eppure è divenuto titolare di cattedre a Buenos Aires e a Verona. Di certo il “professore” sapeva benissimo che ai Girolamini sono conservati testi importantissimi e preziosissimi di filosofia, teologia cristiana, musica sacra e storia dell’Europa.
Per Stefano Parise, presidente dell’Associazione italiana biblioteche, la sua nomina «è un calcio negli stinchi al concetto di meritocrazia perché non possiede i titoli: non è un bibliotecario, né un paleografo, né un filologo e né uno storico del libro. Forse è un libraio, una sorta di bibliofilo: è come se il ministro nominasse un melomane al vertice del teatro San Carlo. Bisogna rivedere drasticamente i criteri di nomina dei vertici degli istituti culturali – aggiunge Parise – almeno di quelli più prestigiosi». C’è chi è stato più eloquente dicendo che “è stato come mettere Nerone a capo dei vigili del fuoco. Anzi, un piromane a capo della guardia forestale”.
Ma De Caro, ora indagato per associazione a delinquere finalizzata al peculato e alla sottrazione con soppressione di documenti, è solo l’ultimo anello di una catena di furti alla biblioteca dei Girolamini che perde pezzi da decenni con la compiacenza di tanti. E i napoletani osservano, magari preoccupandosi di questo o quel calciatore in partenza. Fortunatamente un piccolo gruppo di studiosi aveva denunciato la sparizione scontrandosi con De Caro che negava un suo coinvolgimento. Solo quando la Procura ha creduto agli studiosi apponendo i sigilli il ministro Ornaghi ha dovuto togliere la carica di consigliere al direttore che nel frattempo si autosospendeva.

Chi ama, Baci.

Chi ama, Baci.

il panorama più bello per lo slogan più romantico

Qualcuno aveva usato questo panorama per rappresentare l’Italia che non piace. Qualcun altro l’ha usato per esprime tutta la bellezza dell’amore. Ecco a voi la splendida immagine pubblicitaria in homepage sul sito dei “Baci”.

Ma io ce credo…

Ma io ce credo…

Ancora una lettera d’amore per Napoli. Annalisa da Sondrio

Ho letto le bellissime parole di Claudia e Marika e ho pensato: finalmente posso raccontarmi davvero e condividere le mie sensazioni con qualcuno che può capire. Non nascondo che leggere quelle parole mi ha commosso particolarmente, probabilmente perché per la prima volta non mi sono sentita “sola”!!! Forse è meglio che prima mi presenti. Sono Annalisa, anche se adoro farmi chiamare Annarè, nata e cresciuta in un paesino in provincia di Sondrio, quasi ai confini della Svizzera. Nessun parente al Sud… niente di niente!!! Eppure qualcosa di strano deve essere successo quando sono stata concepita. La mia passione per tutto ciò che rappresenta Napoli probabilmente è nata con me e cresciuta giorno per giorno, alimentata dalla mia curiosità e voglia di capire, di decifrare quegli intensi segnali che il cuore mi mandava in continuazione. Sapete, in questo momento mi tremano le mani, ho voglia di piangere!!  Per anni mi sono sentita “diversa” e ho custodito preziosamente dentro me questo singolare amore che mi ha accompagnata negli anni, regalandomi sensazioni indescrivibili. Quando ero ragazzina, mentre le mie amiche si divertivano andando in discoteca, io passavo le giornate ascoltando le canzoni di Nino D’Angelo, Gigi Finizio, Pino Daniele… oppure traducendo le poesie in napoletano di un libro che mi era stato regalato. Ovviamente la mia squadra del cuore veste la maglia azzurra, il colore della mia vita.
Qualsiasi cosa riguardi Napoli provoca in me delle sensazioni profonde, mai provate per nient’altro. È come se mi si aprisse un mondo parallelo, dove finalmente mi sento bene, a casa mia. E così, ogni volta che posso, chiudo gli occhi e scappo nel mio adorato mondo, tra le note di quella musica che dà un senso a tutto quanto. Alle scuole superiori c’è stata la svolta, un momento in cui ho capito che era molto di più di una semplice passione. Ho avuto la fortuna di avere un professore napoletano  che si divertiva suonando e cantando con noi ragazzi. Un giorno ha cantato e suonato con la chitarra la canzone “Napule è”. Per un momento tutto si è fermato, rapita da una miriade di emozioni devastanti. Non sono riuscita a trattenere le lacrime, veramente non ci ho nemmeno provato. Era tutto così magicamente estasiante. Così intensa l’emozione che mi è venuta la febbre alta. Un episodio che mi ha cambiato la vita!!!
Da quel giorno ho coltivato il mio amore fregandomene dei giudizi degli altri, orgogliosa della mia anima, della mia voglia di vivere e di amare. Fiera delle mie lacrime di commozione per tutto ciò che riguarda Napoli; di rabbia per dovermi spesso scontrare con una realtà troppo chiusa, dove regna pregiudizio ed ignoranza; di gioia per l’amore che provo e che gratifica la mia esistenza con un’aroma speciale.
Diventando grande ho realizzato anche il sogno di andarci fisicamente a Napoli, più di una volta (ero stanca di guardarla in cartolina). È meravigliosa ed io la sento parte di me! Non è solo un fatto di bellezza, è ciò che trasmette che la distingue da qualsiasi altra città. È una questione di profondità d’animo, di valori veri, di voglia di esserci e di donare, di porgere la mano sognando un mondo migliore. E finalmente ora lo sapete anche voi che qui, a 1000 km di distanza, c’è qualcuno che vi stima e vi ama, che lotta con voi e per voi, ogni giorno… per sempre.
Vi saluto e vi ringrazio per avermi ascoltata. E come dice la canzone …

MA IO CE CREDO
ANCORA CE CREDO
L’AMMORE  A NNUJE  CE PO’ SALVA’…

Annalisa Bigiotti

L’orologio è sparito e nessuno ne sa nulla

L’orologio è sparito e nessuno ne sa nulla

Piazza VII Settembre, un mistero napoletano continua

La vicenda dell’orologio storico dell’Ente Autonomo Volturno rimosso da Piazza VII Settembre per far posto al cantiere della Metropolitana e mai più rinvenuto alla chiusura dello stesso continua ad essere rivestita di mistero. Lo staff del sindaco De Magistris ci informa che “nessuno ne sa nulla”, mentre Metropolitana di Napoli e Sovrintendenza non rispondono sull’argomento.
Intanto, da una pubblicazione editoriale sui palazzi nobili di Napoli, recuperiamo una foto del “Doria D’Angri” che testimonia sulla presenza e sull’esistenza di un oggetto in piazza di cui forse qualcuno sperava ci si dimenticasse.

intervista del Dicembre 2011

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intervista del Dicembre 2008, prima che orologio e lampioni tornassero a mostrarsi…

Si… sono una milanetana!

Si… sono una milanetana!

lettera di Claudia da Milano

Ciao a tutti! Il mio dannatissimo lavoro mi inchioda davanti al computer tutto il giorno, così la sera e nel fine settimana evito di mettermici davanti e per questo continuo a rimandare il momento che vorrei dedicare a scrivere questa lettera. Lo stimolo a mettere tutto da parte per dedicarmi a voi è arrivato dopo aver letto la bellissima dichiarazione d’amore per Napoli di Marika di Livorno. Le sue parole sono le stesse che avrei voluto scrivere io, mi ha fatto enormemente piacere capire che leggendo la sua lettera riconoscevo le stesse fortissime emozioni che provo anche io.
Io sto un po’ più su, infatti vi scrivo dalla “piattissima” Milano dove sono nata e cresciuta da genitori milanesi, figli a loro volta di genitori milanesi… insomma da generazioni circondata dai cosiddetti settentrionali.
PROVATE UN PO’ A INDOVINARE CHI E’ ARRIVATO A SCONVOLGERE LA NOSTRA VITA COME UN CICLONE? LUI…GIANLUCA, il mio compagno da quasi sette anni e naturalmente NAPOLETANO DOC! Il mio incontro con lui mi ha fatto uscire dai ristretti confini lombardi dopo 30 anni di vita in pianura, per aprirmi ad un “mondo totalmente nuovo e affascinante”, il mio cuore e la mia mente erano pronti al “salto” e così è stato amore…amore sconfinato e immediato.
Amore per lui prima di tutto ma così grande da generarne un altro differente ma non meno profondo, un amore che nutro per la sua famiglia e da lì si espande alla sua terra: alla città di Napoli e alla sua gente, alla cucina, al mare, al sole, al Vesuvio, al Golfo, al grande Napoli, all’aria che si respira laggiù e che ha un sapore completamente diverso.
L’amore per tutto ciò che riguarda Napoli e i Napoletani mi ha portato a diventare una accanita meridionalista, mi sono appassionata alla vera storia del Risorgimento Italiano attraverso la lettura di libri molto interessanti. Un po’ più difficile è diventare una brava cuoca…ma mi sto impegnando!
La tessera del tifoso del Napoli la custodiamo come il nostro documento più prezioso e spessissimo seguiamo il Napoli andando a San Siro, a Novara, a Bologna, a Genova dove è bellissimo assistere allo spettacolo della tifoseria che è sempre coloratissima e rumorosissima!
Nello stesso tempo voglio bene a  Milano e sono molto felice di vivere qui, anche Gianluca è felice e spesso mi dice che sente che Milano lo ha accolto come un figlio a dimostrazione del fatto che non sempre vince il ceco odio “separatista” neo barbarico di tanti cittadini del Nord. La nostra grande fortuna sta nel fatto che appena possiamo prendiamo il treno o montiamo in macchina pronti a macinare chilometri per raggiungere la nostra amata terra anche solo per un paio di giorni e anche se siamo tristi quando ripartiamo, siamo carichi e pieni di energia per affrontare le settimane che ci separano dal successivo viaggio.
Insomma la mia vita è cambiata, in meglio assolutamente e a ricordarmelo da qualche mese c’è un piccolo Pulcinella che stringe un cuore rosso tatuato sul mio avambraccio, lo esibisco fiera e fiera rispondo a chi mi chiede “Perché?”: perché amo un Napoletano, Napoli e tutto ciò che ci ruota intorno! E vi assicuro che MAI c’è stupore o sorpresa nella reazione delle persone quasi come se tutti sapessero che nel momento in cui vieni a contatto con il Sud…rimani “contagiata”, ti si appiccica alla carne, ti invade l’anima e ti riempie il cuore…Ora ho 36 anni… una vita stabile qui…ma un progetto che prima o poi si potrebbe realizzare… voglio vivere a Napoli!
Dopo quasi 7 anni di convivenza il mio Napoletano me lo sposo…a fine Settembre! Naturalmente a Napoli nella bellissima cornice del Maschio Angioino e poi tutti a mangiare una pizza!
Viaggio di nozze…. indovinate? Napoli… voglio scoprire ogni angolino che in questi 7 anni ancora non ho fatto in tempo a conoscere!
Un forte abbraccio a tutti

Claudia da Milano