Bellenger: «Napoli scientificamente boicottata dal circuito turistico internazionale»

Angelo Forgione «C’è una organizzazione internazionale che, con precisione spaventosa, tiene fuori Napoli dal circuito turistico». L’ha dichiarato Sylvaine Bellenger, direttore del Museo Nazionale di Capodimonte in un’intervista di Anna Paola Merone per il Corriere del Mezzogiorno.
Ci ha messo poco il francese a capire che c’è un corto circuito turistico che non consente a Napoli di sprigionare tutto il suo potenziale. Un problema evidenziato già nel mio libro Made in Naples (Magenes, 2013). Le responsabilità ricadono evidentemente sui tour-operators internazionali, che portano turisti a Roma e spremono i dintorni di Napoli, evitando di evidenziarne le bellezze. E il Governo ci mette del suo: ottimizzare Pompei e Caserta non vuol dire aumentare l’offerta napoletana ma quella romana. Franceschini ha prennunciato un collegamento tra gli scavi di Pompei e l’Alta Velocità, con tanto di nastro trasportatore e ponti di vetro per ridurre a 90 minuti di treno la distanza da Roma. Ma una stazione che porta i turisti direttamente negli scavi e con altrettanta velocità li riporta nella Capitale non sarebbe che un’ulteriore penalizzazione per Pompei e Napoli. Stesso discorso per Caserta, appena entrata nelle attenzioni del Governo dopo i lusinghieri dati sugli afflussi nei musei statali. Ecco spiegato il nuovo interesse per i due tesori attorno il capoluogo dei tesori semi-sconosciuti.
Il primo porto crocieristico d’Italia è quello di Civitavecchia, ossia Roma, verso cui partono centinaia di autobus turistici ogni giorno. Qualcuno va a Pompei. Il risultato è che tra Lazio e Campania, prima e seconda regione per numero di afflusso museale, passano quasi 13 milioni di biglietti staccati. Una voragine!
La città d’arte meta del “Grand Tour” Sette-Ottecentesco, quella col centro storico UNESCO più vasto d’Europa, ricca di tesori e attrattive monumentali, paesaggistiche e non solo, al centro di una macro-zona turistica senza rivali al mondo, deve necessariamente uscire dall’orbita di Roma per aumentare il volume del turismo stanziale. Cosa fare? Pretendere di migliorare i collegamenti locali tra i siti di rilevante interesse turistico (Circumvesuviana in testa); migliorare l’offerta alberghiera; attivare una cabina di regia regionale per diffondere in modo adeguato l’immagine del territorio e agire sui tour-operators internazionali.tratto da Made in Naples (Magenes, 2013)

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Napoli sospesa tra opinione e diffamazione

Angelo Forgione C’è una sostanziale differenza tra opinione e diffamazione. Il vocabolario della lingua italiana è chiarissimo: l’opinione è un giudizio individuale, un punto di vista soggettivo, che talvolta può diventare collettivo, mentre la diffamazione è pur sempre un giudizio individuale, che però reca un danno morale e si converte in offesa. Stabilire l’esatto confine tra opinione e diffamazione non è facile, ma esiste, e a ben vedere è netto.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione: lo dice la Costituzione, ed è un principio sancito da tutti i moderni Stati democratici. Tuttavia l’opinione espressa non può mai ledere l’altrui reputazione. La legge e la giurisprudenza ritengono lecito esprimere un’opinione personale o una critica utilizzando un linguaggio garbato seppur deciso, non denigratorio o insinuante e, soprattutto, senza la volontà e la consapevolezza di offendere. Se ci si attiene a tali regole non si deve temere alcuna azione penale, in quanto si esercita la propria libertà di espressione e di critica. Ciò che bisogna evitare è l’uso di espressioni e argomenti offensivi, denigratori o anche dubitativi, insinuanti, allusivi, che in sostanza trascendano in attacchi diretti a colpire gratuitamente la sfera morale e privata altrui.
È tutta qui la differenza tra il verbo transitivo “sabotare” usato da Erri De Luca nella vicenda della Tav piemontese, passato in giudicato con assoluzione dell’imputato (gli avvocati della società querelante hanno dichiarato di non volerne fare “una battaglia campale”), e il verbo intransitivo “puzzare” usato da Filippo Facci per descrivere Napoli. È opinione quella dello scrittore napoletano, forte nei toni, certo, ma pur sempre opinione, secondo cui la Tav va sabotata perché dannosa per la Val di Susa. Allo stesso modo è opinione quella di Massimo Giletti, secondo cui Napoli sarebbe indecorosa per colpa dei suoi amministratori, che andrebbero cacciati (il Comune di Napoli, sentendosi diffamato, ha ritenuto di presentare una denuncia, per diffamazione dell’ente comunale, non dell’intera comunità partenopea). Non è più solo opinione ma diffamazione il giudizio di Filippo Facci, secondo cui Napoli puzza. Il fatto è che Napoli non puzza, e un giudizio lesivo basato su una falsità diffusa tramite mezzi di comunicazione di massa è ampiamente meritevole di azione penale.
Erri De Luca è stato additato da qualcuno di essere interprete di un paradosso per essersi schierato col sindaco di Napoli Luigi De Magistris, dichiarando che «la querela serve a moderare i termini di quelli che si allargano su Napoli, per la quale le accuse che vengono da fuori sono stonate». Riferendosi a Giletti, autore di un’accusa, la difesa di De Luca può chiaramente apparire contraddittoria. Ma se ci si sposta sul campo delle offese di Facci, la difesa è più che condivisibile.
Filippo Facci, che di Erri De Luca è notoriamente “nemico” (ma lo è un po’ di tutti i veri intellettuali), ha fatto peggio di Giampiero Amandola, il giornalista della sede Rai di Torino che si divertì coi tifosi della Juventus, all’esterno dello stadio bianconero, a capire come questi distinguevano i rivali napoletani. «Li riconoscete dalla puzza», disse il giornalista, e fu licenziato in tronco dopo un polverone alzato proprio da questo blog, con tanto di scuse della redazione Rai Piemonte ai cittadini di Napoli e a tutti gli italianiFacci non si è espresso sul campo del Calcio, che genera terremoti mediatici di magnitudo impareggiabili, ma andrebbe rimosso dal direttore del giornale (Libero) per cui scrive, se quel direttore non avesse evidentemente la stessa opinione e si indignasse per quanto scritto e pubblicato. E invece quel quotidiano puntella il pensiero di Facci. È evidente che per certi operatori della (mala)informazione scrivere e dire che Napoli puzza, come fanno ormai impunemente gli ultras negli stadi, è prassi, come è prassi spendersi per strumentalizzare criticità del passato e renderle croniche, persistenti, eterne, in modo da dare in pasto all’opinione pubblica settentrionale, e non solo, un’immagine di Napoli oltremodo distorta.
eco_bgUn altro esempio? Martedì 10, veniva pubblicato sull’edizione online de L’Eco di Bergamo un articolo di Giorgio Gondola che analizzava il caso Giletti-Napoli e il presunto paradosso-De Luca. La fotografia utilizzata a corredo era un’immagine di via Toledo, altezza Ponte di Tappia, deturpata da un gran cumulo di rifiuti, in piena crisi; uno scatto del 2010, se non precedente, allorché le discariche erano sature e le cricche del Nord ricattavano l’amministrazione comunale (secondo la Procura di Napoli i veneti Gavioli e alcuni collaboratori tentarono in quel periodo da incubo “di mettere all’angolo l’amministrazione napoletana attraverso il grave ricatto di lasciare la città affogare nei rifiuti strumentalizzando la situazione emergenziale e la protesta dei lavoratori del settore per costringerla a cedere a infondate e inusitate pretese economiche”). Dopo le nostre “precisazioni” alla redazione online del quotidiano orobico, l’immagine veniva immediatamente sostituita, e spuntava come per incanto una suggestiva veduta del Vomero. Con un semplice click cambiava la “immagine” di Napoli, almeno sui computer, perché non sappiamo se il pezzo era stato pubblicato anche sul cartaceo. Ecco spiegato, anche visivamente, il sottile confine tra opinione e diffamazione, tra analisi e strumentalizzazione. Quella Napoli non c’è più! Ora bisogna dibattere seriamente sull’inefficienza del servizio di rimozione dei rifiuti e sullo spazzamento carente delle strade di Napoli, che non può certamente adagiarsi su un’emergenza lontana; ma continuare a proporre a chi è lontano l’immagine di una spaventosa crisi ormai datata è operazione di manipolazione che offende la dignità dei napoletani e arreca danno al flusso turistico, che non è più solo morale. Chi osserva certe foto datate è indotto a evitare una magnifica città, in tutte le sue contraddizioni, anche a proprio danno. Sì, perché Napoli non puzza ma, al contrario, profuma, di mare, di cibo, di vita e anche di storia. Chi dice il contrario dichiara scientemente il falso e merita di essere punito moralmente per il reato non scritto di ignoranza. Altroché!

Benitez: «le bellezze di Napoli meritano promozione»

Dopo aver girovagato per i luoghi più emblematici del turismo culturale nei dintorni di Napoli, da Pompei alla Reggia di Caserta, dal Palazzo Reale di Napoli al teatro San Carlo, passando per la Cappella Sansevero, ed esserne rimasto fortemente impressionato, Rafa Benitez ha sentenziato la cosa più condivisibile di questo mondo all’indirizzo delle istituzioni: «Le bellezze di Napoli e della Campania sono straordinarie ma si potrebbe fare di più per la loro valorizzazione dal punto di vista del marketing. Quando ho firmato per il Napoli – ha raccontato l’allenatore del Napoli – ho chiesto ai tifosi su internet quali luoghi avrei dovuto visitare e ho una lista di dieci posti. Me ne manca ancora qualcuno ma posso dire che le bellezze di questo territorio mi hanno impressionato. Certo si può migliorare, magari imparando da quello che fanno in altri luoghi del mondo per valorizzare le bellezze. Luoghi come Palazzo Reale, il Cristo Velato in un altro paese, con un altro tipo di marketing sarebbero sicuramente vendutì di più. Penso a Pompei, che è un luogo bellissimo ma si può vendere meglio e questo porterebbe anche lavoro e soldi al territorio. Io non sono nessuno nel settore ma mi sembra che il marketing sia importante».
Inutile commentare frasi che si sposano perfettamente con argomenti affrontati quasi quotidianamente in questo blog e sviscerari nel libro Made in Naples, da cui è estratto il seguente stralcio:

Nonostante gli scavi pompeiani rappresentino uno dei siti archeologici più visitati al mondo e il secondo sito turistico italiano dopo i Musei Vaticani, in buona compagnia di quelli di Ercolano, della magnifica Reggia di Caserta, degli impareggiabili Museo Archeologico Nazionale e Museo di Capodimonte di Napoli, la città d’arte meta del Grand Tour, col centro storico UNESCO più vasto d’Europa e con la maggiore concentrazione d’arte, ricca di tesori e attrattive monumentali, paesaggistiche e enogastronomiche, al centro di una macro-zona turistica senza rivali al mondo, non riesce ad attrarre come potrebbe e come riuscì a fare quando creò nuova ricchezza culturale per tutto il mondo. Uno spreco umiliante per una storia che racconta della capacità napoletana di inventare nuovi itinerari alternativi a quelli già affermati, intercettando i viaggiatori, prolungandone il percorso e divenendone protagonista. A quel tempo – è fondamentale sottolinearlo ancora – si viaggiava per cultura.
(Made in Naples, Magenes 2013 – capitolo “L’attrattiva Turistica”)

Identità turistica di Napoli e ricchezza non sfruttata (approfondimento)

Chi ama, Baci.

Chi ama, Baci.

il panorama più bello per lo slogan più romantico

Qualcuno aveva usato questo panorama per rappresentare l’Italia che non piace. Qualcun altro l’ha usato per esprime tutta la bellezza dell’amore. Ecco a voi la splendida immagine pubblicitaria in homepage sul sito dei “Baci”.

Immagine turistica di Napoli (fagocitata da Roma)

i turisti stranieri non sempre cadono nel tranello dei mass-media italiani


di Angelo Forgione per napoli.com
Un’indagine della Camera di Commercio di Napoli, formulata dall’Università Federico II e coordinata da Sergio Sciarelli, Mauro Sciarelli e Valentina Della Corte, ha interessato un campione di duecentocinquanta turisti, rivelando le sensazioni evocate dalla città partenopea nell’ultimo periodo. Ne è venuta fuori la “Brend Identity” di Napoli, l’identità del luogo, la Napoli che il turista porta via con sè.

La Pizza vince, Vesuvio e Mare si prendono il podio, poi il Sole ma in compagnia di quella parola tanto temuta: Immondizia. Del resto chi non ha visto nei giorni neri i turisti scattare fotografie e riprendere i cumuli di rifiuti nelle strade del centro?
Dunque, i turisti associano Napoli soprattutto alle bellezze naturali (Vesuvio, Isole, Mare, Sole, Costiera), al folclore (Pulcinella, Presepio, Tarantella) e al buon cibo (Pizza, Spaghetti). Non stupisce, ma deve far riflettere, che ignorino le ricchezze artistiche e culturali della città; nessuna associazione agli importantissimi musei Archeologico e di Capodimonte, al prestigiosissimo Real Teatro di San Carlo, alla Cappella Sansevero col Cristo velato, a Pompei e Ercolano (che vengono considerate un patrimonio non napoletano). Tutto accorpato nella parola Monumenti, presente ma incredibilmente meno gettonata.
Di certo stupisce che la musica di cui Napoli è patria sotto ogni aspetto, dall’opera alla canzone, non figuri tra le principali associazioni dei turisti. Si può dire che ne ha preso il posto l’immondizia. Ma fa piacere notare che la parola Illegalità non sia ingombrante, e ciò dimostra che i turisti internazionali attribuiscono a questo problema una rilevanza minore rispetto a quella che i mass-media italiani diffondono continuamente, a dimostrazione del fatto che Napoli serve a riempire quotidiani e telegiornali nazionali con accanimento programmato.
Da notare la presenza della parola Abbandono, a testimonianza di una certa percezione anche da parte dei turisti di una città trascurata dalle istituzioni e dai suoi abitanti. Tra le parole poco lusinghiere anche Furbizia, Disorganizzazione, Menefreghismo.
La ricerca ha indicato il modello da proporre per il rilancio turistico della città e il primo passo da fare è ridefinire l’ampiezza territoriale sulla quale lavorare, partendo proprio dalla “distrazione” dei turisti riguardo luoghi della provincia che appartengono al patrimonio storico e monumentale della città. L’area da fissare nella testa dei visitatori è compresa tra golfo, penisola sorrentina, isole, Pompei, Vesuvio, Cuma e Campi Flegrei, centro città. Perchè Napoli è tutto questo e non è accettabile che due milioni e mezzo di turisti puntino a Pompei a fronte di ottocentomila nel capoluogo, città che dovrebbe avere un ruolo cardine nell’economia turistica del comprensorio mentre invece la parte del leone la fanno Sorrento con i flussi turistici inglesi e Ischia con quelli tedeschi.
Napoli fagocitata dunque dalla sua stessa offerta, non percepita come più ampiamente napoletana, ma ancor di più dalla vicinanza con Roma. Col porto di Civitavecchia, la capitale sottrae flussi marittimi; il porto laziale è leader nazionale del traffico crocieristico ed è il terminal di collegamenti importanti come per esempio quello con Barcellona che incredibilmente manca a Napoli. E lo stesso accade con i pacchetti turistici internazionali dirottati dai tour-operator tutti su Roma che dispone di un aeroporto intercontinentale, per ovvi motivi precluso alla capitale del Sud.
Il risultato è che la città d’arte meta del “Grand Tour” Sette-Ottecentesco, quella col centro storico UNESCO più vasto d’Europa, ricca di tesori e attrattive monumentali, paesaggistiche e non solo, al centro di una macro-zona turistica senza rivali al mondo, cede il passo ed è sostanzialmente snobbata dal turismo italiano.
Se l’area napoletana fosse messa a sistema non avrebbe rivali nel mondo per capacità di attrazione turistica. E qui viene meno il ruolo di governo che non fa il dovuto per il rilancio turistico di Napoli, e a poco servono il Forum delle Culture e dall’America’s Cup senza un progetto più ampio che duri nel tempo.

Le principali “impressioni” turistiche di Napoli:

Pizza
Vesuvio
Mare
Sole – Immondizia
Spaghetti
Ospitalità – Presepio – Disorganizzazione – Furbizia
Storia – Pulcinella
Costiera – Menefreghismo – Contraddizione – Famiglia – Totò
Abbandono
Monumenti – Tarantella – Simpatia – Illegalità
Mandolino – Natura
Isole
(altre)