Addio agli alberi in Villa Comunale

Angelo Forgione – Il giorno dei funerali degli alberi della Villa Comunale è arrivato. Nel senso che erano già morti. I movimenti e i comitati civici ne danno il triste annuncio dopo aver lanciato l’allarme negli scorsi anni. La causa indicata pare proprio essere la stessa che avrebbe creato problemi agli edifici della Riviera di Chiaia: la linea 6 della metropolitana.
Il Comune di Napoli avverte che “a partire da mercoledì prossimo, per circa otto giorni lavorativi, la Villa Comunale di Napoli sarà interessata da lavori di abbattimento di ben 31 alberi tra palme, lecci, querce e pini. Il provvedimento si è reso necessario al fine della messa in sicurezza dei luoghi e a causa delle precarie condizioni statico/vegetative delle alberature».
Messa in sicurezza, va bene. Ma il Comune non specifica le cause dell’emergenza. Che invece sembrerebbero già più o meno note, divulgate dal professor Caniparoli e dal geologo Franco Ortolani, specificate anche all’ex sindaca Iervolino da una relazione del geologo Giovanni De Medici della Federico II. La Linea 6 ha intercettato ben tre falde acquifere, ostruendo l’afflusso delle acque piovane dolci a monte e facendo avanzare le infiltrazioni marine sotto la Villa Comunale. Gli alberi hanno bevuto acqua salata dalle radici negli ultimi anni, e sono morti.
Era la Villa Reale di Napoli, ammirata dal mondo intero per la sua bellezza. Quando Ferdinando IV Borbone ordinò nel 1778 all’architetto Carlo Vanvitelli di realizzarla, fu categorico: “Deve essere una passeggiata da Re”. Oggi, dopo l’inqualificabile stile della cancellata firmata Mendini, la pavimentazione sbagliata in battuto di tufo che sbriciola, la sporcizia e l’incuria, l’aggressione delle sculture, lo scempio della Cassa Armonica e la morte degli alberi secolari, l’unico a regnare è ormai solo il degrado. E tanti ringraziamenti a chi sta distruggendo la grandezza e la bellezza di Napoli, pur avendo teoricamente il compito di valorizzarla e rilanciarla.

È vivamente consigliato l’ascolto del video almeno dal minuto 20:00 (relazione del prof. Caniparoli durante l’Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia del 13 marzo 2011. Tema di discussione: “La linea 6 della Metropolitana di Napoli e l’impatto ambientale sugli assetti idrogeologici”)

Sabina Guzzanti e il pericolo dei social network

Piccola bufera su Sabina Guzzanti. Su Twitter scrive La terra è l’unico pianeta dove ci sono i napoletani, che letto così non si capisce se sia un bene o un male. E scoppia la diffidenza. L’errore della Guzzanti? Riportare non integralmente lo slogan letto su una maglietta che recita così: “Salva la terra, è l’unico pianeta dove ci sono i napoletani!!”. E siccome le cose, in questo paese, vanno come vanno, in tanti hanno pensato male. Marcello Mastroianni, che “amerebbe” vivere su un pianeta tutto napoletano, sarebbe d’accordo. La prossima volta, Sabina sarà certamente più precisa ed eviterà di dover chiarire. Benedetti “social”.

In ricordo del Maestro Murolo, a dieci anni dalla scomparsa

Angelo Forgione – Roberto Murolo ci manca (tanto) dal 13 Marzo 2003, quando la notizia della sua morte mi tenne incollato al televisore per tutta una notte di canzoni che la RAI propose per ricordarlo. Lo scorso anno, In occasione dei cento anni dalla sua nascita, il Comune di Napoli dedicò una lapide commemorativa all’esterno della sua dimora vomerese dove lo vedevo spesso affacciato alla finestra.
Oggi, a dieci anni da quel triste giorno, saluto il compleanno del Maestro con le parole scritte quella notte e pubblicate allora da Il Mattino.

(video da NapoliUrbanBlog)

Riccardo Muti da terrone a dottore ad honorem. «La napoletanità vince»

Angelo Forgione per napoli.com Di lauree ad honorem, Riccardo Muti ne aveva già ricevute. A Siena in “letteratura e spettacolo”, a Torino in “storia e critica delle culture musicali”, e a Milano in “arti, patrimoni e mercati”. La sua Napoli non poteva mancare, e così l’Orientale gli ha conferito la Honoris Causa in “letterature e culture comparate”.
La cerimonia si è svolta nella splendida basilica di San Giovanni Maggiore, un luogo di assoluto riguardo per uno dei Napoletani che fanno onore alla città nel mondo. E lui ha ricambiato alzando gli occhi in alto, osservando la bellezza del monumento in cui l’Orientale ha deciso di accoglierlo, mentre il rettore Lida Viganoni annunciava alle circa 700 persone la consegna del titolo accademico. Un gesto che parla da solo per un uomo che sa apprezzare la cultura nelle sue sfaccettature e per essa si batte da sempre. Un luogo diverso e più nobile di quelli in cui aveva ricevuto le altre lauree, e il Maestro ha notato la differenza, rimanendo davvero colpito, emozionato, da una cerimonia «degna dello stile napoletano». Nel suo discorso, ha sottolineato che la Napoletanità, seppur avversata, alla fine vince sempre. Non parole vuote e di circostanza ma un pensiero sentito, coerente con quanto detto nella cerimonia della consegna della laurea a Milano dello scorso Novembre, occasione in cui il Direttore d’orchestra si tolse dei sassolini dalle scarpe con tagliente ironia, ricordando ai presenti che quando da giovane era salito nel capoluogo lombardo per studiare al conservatorio, fu accolto con la diffidenza che il Nord riserva ai figli del Sud. Lo chiamavano terrone (video). Ora è ambasciatore della cultura italiana e napoletana nel mondo, cosa di cui non perde occasione per dimostrare quanto ne sia fiero.

“Italica”, il libro dell’economista Vito Tanzi che boccia l’Unità

Angelo Forgione  – L’economista di origine pugliese Vito Tanzi, una carriera ai vertici del Fondo monetario internazionale e già sottosegretario all’Economia e alle Finanze dal 2001 al 2003, non vive in Italia e non si occupa di storia. Dal 1956 è un cittadino americano e qualche anno fa fu invitato a scrivere un articolo sugli aspetti economici dell’Unificazione italiana, da allegare ad un libro sul 150mo anniversario della nascita del Regno d’Italia. Accettò senza troppo entusiasmo, perchè aveva altri impegni, ma accettò, e iniziò a leggere libri, articoli, scritti di esperti. Come sempre accade a chi si imbatte negli avvenimenti risorgimentali, ricchi di sorprese, l’appetito venne mangiando. Tanzi iniziò a comparare i testi italiani con le fonti straniere. Si recò pure a Napoli per studiare, acquisendo libri antichi sulla storia della città; e poi a Londra, al “Library and Museum of Freemasonry” per indagare sul ruolo della massoneria inglese nel processo di Unità. L’articolo non bastava più ad un economista che aveva ormai troppa curiosità e interesse per l’argomento, e poi opinioni. Nacque quindi l’idea di scrivere un libro che racchiudesse la conclusione maturata su base economico-scientifica: le cose sarebbero andate in tutt’altro modo se i padri risorgimentali avessero fatto gli Stati Uniti d’Italia, anziché l’Italia unita.
Tanzi, come la ricercatrice Stéphanie Collet, suggerisce ai lettori di osservare l’Unificazione italiana per comprendere l’attuale processo di integrazione europea. E si unisce agli altri economisti di spessore nell’evidenziare nel suo libro “Italica” (Grantorino libri) che circa il 60% del debito pubblico totale dell’Italia al 1861 era di origine sabauda, mentre l’incidenza del passivo che derivava dal Regno delle Due Sicilie era insignificante; che a differenza dei Savoia, Ferdinando II di Borbone era allergico ai bilanci in rosso e all’eccessiva tassazione; che il deficit italiano, oggi stratosferico, è cominciato allora per colpa di Torino cui non spettava in alcun modo il ruolo di capitale d’Italia, scippato a Napoli. Parola di economista, e non uno qualunque.

De Sanctis para il fuoco amico

Angelo Forgione – «Da 4 anni a questa parte ho capito che Napoli è una città per certi versi autodistruttiva. Purtroppo c’è sempre qualcuno che vuole rovinare le cose belle. Sono ormai napoletano da 4 anni e molto probabilmente lo sarò per i prossimi due anni: mi permetto di dire che se la gente di Napoli fosse così esigente con se stessa come lo è con la squadra di calcio, la città sarebbe la più ordinata, bella e funzionale del mondo»
Parole del portiere del Napoli Morgan De Sanctis (a Dario Sarnataro per Radio Marte e  Il Mattino), un uomo che ha capito il vero problema della città: l’autolesionismo. Signori, se non si fosse capito, qui si va ben oltre il calcio. Da Napoletano fiero, consapevole e proattivo, plaudo alle sue parole non banali. È chiaro che le sue osservazioni partano da un certo disagio in ambito sportivo, ma sono pertinenti e, per quanto mi riguarda, gradite. Dargli torto non fa bene alla nostra comunità che deve avere il coraggio, una volta e per sempre, di fare autocritica. È vero, c’è una frattura tra istituzioni e cittadini, e questo non aiuta. Ma se i monumenti sono imbrattati e danneggiati, se le strade sono sporche ad ogni ora del giorno e della notte, non sono certo il Comune, la Regione o Montecitorio a ridurre la città in questo stato. Le istituzioni hanno grosse colpe nel non vigilare, nel non rimediare, ma il rimedio viene sempre dopo del danno. Molti Napoletani devono cambiare mentalità e accantonare l’alibi della malamministrazione, dei potenti che effettivamente non vogliono che le cose cambino (perché non lo vogliono), e iniziare ad essere esigenti verso se è stessi almeno quanto verso la squadra di calcio. Io direi anche di più. Abbiamo l’oro sotto i piedi e ci sputiamo sopra, come fanno tutti i nostri nemici. Che aspettiamo a proteggerci? Bravo Morgan. Meno bravi alcuni Napoletani.

Quando per una palla si ride delle disgrazie di Napoli

licataRadioJuveWeb, Annamaria Licata. E ci ritroviamo ancora qui a commentare le parole microfonate, non i disordini attorno ad uno stadio, dello scienziato di turno. Ne farei volentieri a meno, ma talvolta bisogna soffermarsi per sottolineare ed evidenziare certe nefandezze, punto e basta.
Questa luminare è tornata a parlare di Napoli-Juventus con dei webradioascoltatori (quanti?). In quale modo, lo si intuisce dal titolo del file audio online: Dopo la MERDA… finalmente la Champions.
Partendo dal dileggio del Comandante Attilio Auricchio, che è pur sempre una carica istituzionale della città di Napoli, ecco i passaggi più carichi di ignominia:

“Si chiama Napoli, se quella roba che è successa Venerdì succedeva in qualsiasi altra città italiana, venivano lì col lanciafiamme, li mettevano in galera e buttavano via le chiavi… ma siccome è a Napoli… figurati…
Si dimostra che quella è terra di nessuno dove tutto è possibile, ma Auricchio è impegnato con noi.
Poi il giorno dopo gli cade un intero palazzo, e per fortuna che non è morto nessuno… gli cadono i palazzi e alla sera (risata) gli hanno dato fuoco all’unica cosa buona che avevano in quella città, cioè un vanto per l’Italia… lì si è capito subito, sono andati lì con gli accendini e in 10 minuti, mentre questi continuano a parlare di Juve, gli hanno dato fuoco a Bagnoli, tutto brasato. Ora Auricchio e De Magistris finalmente hanno altre cose a cui pensare, eh?!..
Gli ha portato una sfiga quella coreografia (risata)… e come se i tifosi del Torino facessero la coreografia con l’aereo di Superga. Hanno ricostruito il Vesuvio che erutta e getta fuori la lava con dei fumogeni che non dovrebbero essere autorizzati allo stadio. Questa è la fotografia di Napoli che è diversa dall’Italia, poi dite quello che volete. Poi il giorno dopo è andata a fuoco mezza Napoli (risata)… io ci penserei prima di farne un’altra sul Vesuvio, magari la prossima volta ci vede bene pure il Vesuvio che ha i suoi c***o perchè a furia di costruire abusivamente… e prima o poi…
Quella è una città dove ci sono infiltrazioni di acqua che fanno cadere palazzi, arriva la camorra che si fuma una sigaretta e ti brucia Bagnoli. Però parlano solo della Juventus, gli hanno regalato Maradona per tre giorni, questi qua non hanno capito più un c***o, e il giorno dopo gli hanno bruciato Bagnoli.”

È chiaro che l’erudita, usando continuamente l’articolo plurale “gli”, generalizzi e riconduca tutto al calcio. È chiaro che per lei come per altre persone, un intero popolo vittima di cricche e cosche, non è degno di essere rispettato e non merita solidarietà e vicinanza ma solo condanna e dita puntate contro. Perchè, sai com’è, con la partita di calcio ce le siamo chiamate e meritiamo le sciagure. E allora si ride per la coreografia che ha fatto da preleudio al giorno nero, si ride del buon nome di un intero popolo. E si dicono pure fesserie, che in tutto questo calzano a pennello. “Città della Scienza” unica cosa che aveva Napoli fino a ieri? La colta Annamaria Licata non sa di cosa parla e se iniziassi a farle l’elenco delle eccellenze napoletane che danno lustro all’Italia nel mondo, decisamente più di quelle di Torino, smetterei di scrivere domattina. Se vuole, le faccio fare un giro in città, partendo dal Real Teatro di San Carlo. Ma tant’è, avrà si e no una cinquantina di ascoltatori che è troppo impegnata a fare il suo bel programma. Alla dotta Signora, che magari leggerà queste righe, ricordo che le cricche sono nate al parlamento di Torino e Napoli ha pagato in cosche. Le ricordo che la Commissione Saredo, chissà se la conosce (il web è un pozzo anche per i più illuminati), nel 1901, dopo 40 anni di speculazione edilizia delle banche piemontesi sui suoli napoletani, inchiodò l’Italia dei Savoia alle sue responsabilità nella gestazione del potere camorrista e della collusione coi deputati e politici meridionali, delegati a sostenere rapporti con i malavitosi per lo sfruttamento dei suoli edificabili. Roba vecchia? No, alla luce di quello che accade. È sempre la stessa triste storia.
Ma loro ridono, sghignazzano, invece di solidarizzare per le nostre sventure, non casuali. Però sono ingenuo… la letterata che non sa distinguere la fatalità di una squadra di calcio (Superga) dall’identità di un intero popolo, queste vicende le conosce; mica voleva uscire dal recinto del calcio?! Certo che no. Del resto, la scienziata conosceva anche “Città della Scienza”, come no. Ma che ingenuo che sono.

TERRA MIA!!! Ecco l’identità che meraviglia.

vesuvio_curva

Sassaiole e incendi di auto all’esterno dello stadio San Paolo prima di Napoli-Juventus da entrambe le fazioni rivali. Non sono solo atti esecrabili ma anche vomitevoli. Il calcio è veicolo di violenza e razzismo, e non scopriamo solo oggi che i teppisti dalla zucca vuota che seguono il Napoli non sono né meglio né peggio degli altri, juventini in primis. Ci sono bestie dappertutto, ma i Napoletani, tifosi e non, non conoscono il razzismo che genera odio. E ieri, all’interno dello stadio, pure con uno spicchio di idioti che cervelloticamente sfidavano invocando il Vesuvio, è giunta una grande risposta.
L’unica cosa da conservare è la coreografia fortemente identitaria della curva B all’ingresso in campo dei calciatori. Il fuoco, che stupisce l’intero stadio e “lava” solo una piccola porzione di curva, è l’immagine dell’eterna sfida napoletana al destino, della sopravvivenza tra due vulcani devastanti, del legame imprescindibile con la fertilità che è segreto di una terra che senza quelle minacce non sarebbe la stessa. Già… “TERRA MIA!!!”… recitava lo striscione all’ombra del Vesuvio di carta che all’improvviso ha iniziato ad eruttare, stupendo ed emozionando i 60.000. La suggestione dell’eruzione, terribile e spettacolare al tempo stesso, con le dovute proporzioni, è sempre la stessa, oggi in una coreografia da stadio così come ieri sulle tele dipinte del Sei, Sette e Ottocento che l’Europa intera ammirò sognando la terra del fuoco. Possibile che non si riesca a capire che questi, e solo questi, sono i più grandi ceffoni che Napoli possa dare? Possibile che non si riesca a comprendere che l’identità napoletana recuperata può meravigliare perché meraviglia all’estero? Ieri se ne è avuta la dimostrazione.

La capitale dell’orgoglio senza consapevolezza.

curva_striscioneAngelo Forgione – Frase fatta: è la madre di tutte le partite. Per Napoli, si, lo è. E, per cortesia, non tirate fuori accuse di provincialismo. Solo chi detiene un potere ed è circondato da chi non lo ha può far finta che una partita sia uguale all’altra. I Napoletani sono dunque, e giustamente, i “provinciali” senza pudore, quelli cui il proprio potere è stato sottratto per crearne altri, compreso quello del calcio.
Si, è solo una partita, ma anche no. E giacché la madre di tutte le partite è gestante, per ogni Napoletano consapevole Napoli vs Juventus è una sorta di Natale sportivo, il giorno che si attende per mesi e che fa atmosfera, vigilia… e speriamo festa.
Bene ha detto il capopolo azzurro: «il Napoli non abbia paura di vincere». Gli ha fatto eco il pallone d’oro Napoletano. Due simboli del calcio napoletano e mondiale hanno inteso sgombrare il campo (rizzollato) da ogni paura e sudditanza. I grandi fanno così. Napoli, dunque, si ricordi di essere grande, nonostante tutto.
Il nostro messaggio consegnato alla curva lo scorso anno necessita di un aggiornamento. La capitale dell’orgoglio, sentimento indefinito e di pancia, diventi in ogni campo capitale della consapevolezza, sentimento definito di testa. Solo lì finirà la guerra intestina tra Napoletani e “napolesi” sotto le stanze dei giocatori juventini in città. Questo si che è provincialismo da debellare. Capita la metafora?

Il San Carlo restaurato viene giù!

Angelo Forgione – Il Real Teatro di San Carlo è stato restaurato nel 2009 ma all’esterno già inizia a cadere a pezzi. Già la facciata iniziò da subito a presentare tracce di umidità. Pian piano sono iniziati a venir giù pezzi d’intonaco sul lato di Piazza Trieste e Trento, poi i pannelli di plexiglas dalle finestre, fino a vedere i cornicioni scolpiti cinti da teloni protettivi. Il che significa che sono a forte pericolo di crollo.
Avevo già denunciato il problema al De Telegraaf il mese scorso ma le condizioni, dopo le utitme piogge, sono sempre più sconfortanti e sono destinate a peggiorare giacché le infiltrazioni d’acqua sono ovunque (cliccare sulle foto per ingrandire).
Il restauro delle facciate esterne del San Carlo è stato condotto, tra il 2004 e il 2006, dalla società Artrade Italia in collaborazione con la soprintendenza.