Essere napoletani per essere universali
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Intervista di ReadMi / intervista di Caffenews.it
Essere napoletani per essere universali
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Notizia errata diffusa dal Corriere del Mezzogiorno il 9 maggio: “Sud, niente musei nella top 100 mondiale: sette campani nella classifica nazionale”, titola l’articolo firmato da Maddalena Di Tursi che, sulla scorta dei dati snocciolati dal Giornale dell’Arte, denuncia giustamente la mancanza di strategie per la valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico e monumentale del Sud. Nel pezzo si legge: “Nessuna istituzione meridionale tra i cento migliori piazzamenti…”, ma andando alla fonte disponibile online (pagina 29) si nota che nella classifica dei “Top 100 Art Museum”, comunque deprimente per il Meridione, un’istituzione del Sud c’è: Capodimonte, al 69° posto. Il resto è, effettivamente, uno spreco per l’umanità, ma è inutile ripetersi.
Il sito Parallelo Quarantuno ha ripreso la notizia diffusa dal Boston Globe che ha assegnato al caffè fatto a Roma il trofeo come migliore caffè espresso. «Per chi beve caffè andare a Roma è come per un conoscitore della birra andare a Bruxelles o per un amante del vino a Parigi». Così ha detto Matt Viser, reporter politico a Washington, che a Roma c’è stato il 21 aprile. Evidentemente non è mai stato a Napoli, e se c’è stato si è perso qualcosa nella città che il caffè l’ha reinventato con la sua tostatura superiore. Roma? Si accodi pure a Trieste, non solo a Napoli. I giudizi all’ingrosso non hanno mai fatto centro e non è certamente nella capitale che si trova l’optimum. Chiedete ai napoletani a Roma qual è la prima cosa che fanno quando rientrano a Napoli.
Angelo Forgione – Il Napoli torna in Champions, viva il Napoli! È la dimensione che meriterebbe la città, è la dimensione che merita appieno la società sportiva calcio. Non c’è squadra in Italia che abbia fatto i progressi del Napoli nell’ultima decade, neanche la Juventus dei due scudetti che veniva da due settimi posti e dalla serie B per nefandezze, non per fallimento.
Il progetto Napoli avanza, è in fieri, e non prevede cedimenti improvvisi. I tifosi azzurri siano orgogliosi e sereni, al di là dei mugugni per le strategie di De Laurentiis e i limiti di Mazzarri. Già, Mazzarri, il vero protagonista di questo progetto, da trattenere a tutti i costi, purché lui sia ancora stimolato dal tentativo di vincere lo scudetto col Napoli e di giocarsi la Champions Legue. Walter è probabilmente il miglior allenatore della storia del Napoli, e di grandi tecnici ce ne sono stati sulla panchina azzurra. Giova ricordare che la mentalità vincente, a prescindere dal fattore campo, è una sua impronta, che ogni giocatore cui lui dà fiducia riesce a offrire il centoventi percento, che il suo staff riesce a ridurre al minimo, quasi nullo) gli infortuni e lo stress fisico. Perdere un tecnico così sarebbe problematico e De Laurentiis lo sa benissimo.
Il Napoli ha ora il dovere di proseguire il rafforzamento per puntare al vero grande obiettivo del prossimo anno: il tricolore. E dovrà provarci con la consapevolezza che la Champions porterà via energie. Ecco perché la panchina dovrà essere lunga e forte, ecco perché questo mercato sarà fondamentale per le ambizioni del Napoli, che di soldi da spendere ne ha. Cavani si o Cavani no? Tutti dicono che ormai sia già altrove ma a me questa vicenda non ha mai appassionato, così come quella di Mazzarri. Il continuo chiacchiericcio è fonte di inchiostro per i quotidiani da vendere e ha stufato. Ogni anno la questione Mazzarri e quella del top-player di turno in partenza agitano le acque. Ma Cavani non è affatto già altrove. Le offerte ci sono ma soddisfano solo il calciatore, non la società. Chi vorrà il matador dovrà assicurare l’intera somma della clausola rescissoria e in caso contrario toccherà al Napoli accontentare il calciatore con un sostanzioso ritocco sull’ingaggio. La partita è tutta qui.
Doveroso uno sguardo al vergognoso comportamento dei tifosi bolognesi, qualche decennio fa gemellati con quelli napoletani. Già lo scorso anno si era capito che anche dalla città delle due torri non c’era più da aspettarsi i tappeti rossi. Erano stati anche più disgustosi di ieri, non perché esultarono ai goal dell’Udinese mentre il Napoli scivolava via dalla zona Champions ma perché, oltre a tutto lo scibile delle nefandezze ascoltate ieri, se la presero pure con San Gennaro. Ieri si sono limitati all’invocazione del Vesuvio, proprio loro cui la terra trema tutt’intorno da un anno. Il Napoli e il Bayern Monaco, la scorsa estate, devolsero centomila euro a testa più l’incasso dell’amichevole disputata ad Arco di Trento (e vinta dal Napoli) a favore delle popolazioni emiliane. Figuriamoci se questi schiavi del malcostume ad ogni costo lo sanno, loro che hanno pure dimenticato che, in una fredda serata d’inverno di quattro anni fa al “San Paolo”, Napoli fu l’unica a ricordare la bandiera Giacomo Bulgarelli. Due numeri 8 giganti rossoblù formati da una quarantina di ragazzi stesi a terra nelle due metà campo, applausi di tutto lo stadio e striscioni sugli spalti. Da Bologna qualche corretto tifoso ringraziò e qualcuno scrisse anche “noi sportivi rossoblù non dimenticheremo mai la grande umanità del popolo partenopeo”. Lo scorso anno, i tifosi azzurri erano a Parma a ricordare il bolognese-napoletano Lucio Dalla da poco scomparso con due vistosi striscioni e tanta commozione. Te voglio bene assaje e Ciao Lucio, mentre Caruso risuonava in tutto lo stadio “Tardini”. Mi piace pensare che ieri tre urla si siano levate in cielo, quelle di Lucio Dalla: “GOOOOL”. Aveva detto che la cicogna era cieca e che voleva rinascere a Napoli per essere napoletano a tutti gli effetti. Ora può venire con noi in Europa, senza vergognarsi dei suoi concittadini, cantando ‘o surdato nnammurato.
Certo che è proprio strana questa Napoli che non riesce a rendersi conto come nella sua storia vi sia anche tutto il saper vivere dell’umanità. La mania del caffè sospeso ormai dilaga ovunque e travolge anche il noto marchio Starbucks, proprio quello che ha come logo una sirena bifida e che sembra proprio Parthenope. Per chi non la conosce, è una catena internazionale di caffetterie del relax, che in Italia non si azzarda a mettere piede “perché il caffé italiano è insuperabile”, dicono. Figurarsi a Napoli.
Dunque, cosa si sono “inventati” negli Starbucks d’Europa? Il “Caffé Mocha” pagato, che è poi il caffé sospeso napoletano. Che sia una vera e propria mania di questi tristi tempi lo dimostra il fatto che l’abitudine napoletana di una volta è diventato un vero e proprio brand, con tanto di pagina facebook marchiata e cliccata da ben 90mila supporters. Sull’immagine di copertina si legge, scritto in lingua britannica, “basato su una tradizione italiana di solidarietà” (based on an italian goodwill tradition…). Sarebbe il caso di precisare che è napoletana,
perché l’Italia la sta timidamente praticando solo ora, al pari degli stranieri. Spulciando sulla pagina, le foto sono un vero e proprio trattato di sociologia. Come commentare altrimenti la foto di una busta postale contenente degli spiccioli, attaccata alla vetrina di un distributore di snack e bevande, su cui si legge “Atto casuale di cortesia – gustatevi un drink e pensatemi”.
Che dite, Napoletani, di dare nuovo impulso alle Vostre tradizioni che tanto insegnano?
Lo scorso anno, il Giro d’Italia era andato in fuga del Sud, addirittura partendo dalla Danimarca, dalla fredda Herning, per una prima tappa funestata dalla pioggia. È bastato ritornare al Sud per trovare il sole e il caldo di Napoli, e dare all’ouverture della corsa rosa la cornice delle grandi occasioni. Il Giro d’Italia 2013 è partito dal palcoscenico naturale vesuviano e il mondo sportivo si è rifatto gli occhi. Rispettati gli auspici della vigilia, Splendide le immagini irradiate dalla RAI in mondovisione (molto lontane dal solito cliché del degrado continuamente sdoganato), folla sul circuito e felicità per la prima maglia rosa, il britannico Mark Cavendish, che, appena tagliato il traguardo, ha avuto il fiato per dire che ha vinto nonostante per un inglese come lui facesse troppo caldo e che il suo unico pensiero era andare a mangiare una pizza da Michele, “la migliore del mondo”.
Il giro di quest’anno passa finalmente a Sud, isole escluse, e mostrerà le bellezze dell’intero Paese. Chi ci ha guadagnato, dunque? Napoli col Giro o il Giro a Napoli?
Angelo Forgione – Nel corso de “La Radiazza” di Gianni Simioli, su Radio Marte, ho sollecitato direttamente il Governatore della Campania Stefano Caldoro ad una maggiore incisività da parte delle regioni del Sud in una politica meridionalista che possa liberare il Sud dalla morsa del colonialismo economico-politico. Entrando nello specifico delle tematiche, ho sottolineato l’esigenza di una spinta per il recupero dei siti monumentali e dei beni culturali della Campania, nella convinzione che l’emergenza è gravissima quanto se non più di altre e, sottavalutata dalla politica locale, rischia di lasciare un vuoto incolmabile di ricchezza e identità, a prescindere dalle conseguenze sociali già in atto di cui fanno le spese i cittadini.
Caldoro ha dato l’impressione di essere arrendevole rispetto alla condizione di una regione che potrebbe sbaragliare ogni concorrenza se solo riuscisse a sfruttare le sue potenzialità turistiche. E invece, l’intervento dello Stato per le criticità della Campania e del Sud, a suo dire, è sostanzialmente da dimenticare e bisogna solo auspicare che intervengano i privati. A Torino, la Reggia di venaria Reale è stata strappata all’abbandono e restaurata con lo sblocco di fondi nazionali ed europei, 280 milioni di euro, con la regia della Soprintendenza. Bisogna aggiungere altro?
Angelo Forgione – Il grande mistero dell’universo finisce nel frullatore della comicità di Made in Sud: “come si fa ad essere di Napoli e tifare per la Juve?“. E giù applausi del pubblico. La battuta, utile per introdurre l’answers-sketch dell’artista romano Marco Capretti, non deve essere piaciuta a qualcuno tra i tanti napoletani che assistevano alla trasmissione: un colpo a freddo nello stomaco da togliere il sorriso. E non deve aver fatto sorridere neanche al giornalista Michele Criscitiello, avellinese di nascita, milanese di adozione e udinese di simpatia, che su Twitter, per restare in tema di quesiti, ha resa pubblica la sua disapprovazione con un velenosissimo appello ai lettori: “Domanda: c’è qualcuno che ride alle battute di quelli di Made in Sud, oltre al pubblico in studio pagato per farlo? tristezza”. Gigi Esposito, contattato da Gianni Simioli a “La Radiazza”, ha risposto all’anchorman di Sportitalia: “Non so chi sia Criscitiello. Noi non paghiamo nessuno per applaudire o ridere. Da noi in studio si accede solo su invito visto che c’è talmente tanta richiesta da parte delle persone che vogliono venire a seguirci dal vivo, che non si può accontentare tutti”.
Il quesito, sia esso musicato piuttosto che in salsa umoristica, resta comunque un quesito, con tanto di punto interrogativo. È da ribadire l’antico presupposto: nessuno deve privare il prossimo della libertà personale, ma è altrettanto doveroso per ogni napoletano (che si ritienga tale) conoscersi e capirsi, e magari chiedersi il perché di questa sempre più insistente domanda che non è certamente solo una querelle sportiva. Se lo fosse, la domanda neanche si porrebbe.
Ross ha detto che si guarisce a un certo punto. Gigi ha ribadito che si può trovare una risposta a questa domanda. Nello scherzo esce fuori la saggezza: a un certo punto della vita si trovano delle risposte, ma bisogna cercarle.
La battuta di Gigi e Ross
Angelo Forgione – Il degrado della Reggia di Caserta è sempre più al centro dell’attenzione, anche se il dibattito resta purtroppo uno sterile esercizio di chi è sensibile al gravissimo problema culturale che investe soprattutto i monumenti del Meridione.
La piazza Carlo III, la più grande d’Italia, costruita per accogliere il palazzo più noto d’Italia, è persino diventata un luogo di spaccio, segnale di un degrado che non è solo architettonico ma anche e soprattutto sociale. Qual è il vero problema? La magnifica ed europea Reggia di Caserta non sembra appartenere troppo alla storia nazionale d’Italia mentre la Reggia di Versailles, che pure fu dimora dei ghigliottinati Borbone di Francia, è un simbolo della Nazione francese, la testimonianza del rispetto dei transalpini per la storia della loro monarchia in Europa. I motivi? Sono gli stessi che fanno crollare l’antica Pompei, per non parlare della Real Tenuta di Carditello, emblema dell’oblio storico del Sud borbonico. Motivi evidenziati su Il Mattino del 14 aprile 2013 dal critico d’arte Philippe Daverio, che continua a lanciare un grido d’allarme per i monumenti d’Italia, con maggiore vigore per quelli del Sud penalizzati da una certa etichetta storica: “Se c’è un monumento nel Meridione che rappresenta l’Europa è proprio la Reggia di Caserta. Sono legato al Meridione. Come alsaziano, mi sento molto meridionale e ho nei confronti di Napoli un’immensa gratitudine. Il Meridione ha bisogno di autocoscienza e autofierezza di appartenere al mondo. Da questo punto di vista, Caserta con la sua reggia è un simbolo potentissimo, ed anche per questo c’è una sorta di accanimento contro di essa”. Poi l’invito a Giorgio Napolitano: “allo scadere del suo andato venga a dare la sua benedictio sui beni culturali del Sud, di cui Napoli è stata la capitale e Caserta la culla”. Dunque, ancora una volta è uno straniero a lasciar intendere che il problema non è solo economico ma anche etnico-geografico. Esiste una discriminazione a tutti i livelli nel nostro Paese che lascia morire i monumenti attorno l’ex capitale Napoli, quantunque di rilevanza massima. Ma se il Sud deve assistere alla morte della sua storia e accogliere con essa i turisti, tanto vale chiudere i monumenti e aspettare tempi migliori. Senza manutenzione, anche un solo turista è un carico troppo grosso da sopportare per una reggia cui viene girato dal Ministero dei Beni Culturali solo un quinto di quello che introita al botteghino.
Ma cosa vedono i turisti in visita alla reggia vanvitelliana? La storia che si sgretola ma anche tanta inciviltà, come ci racconta un simpatizzante di V.A.N.T.O. che preferisce restare anonimo.
Sabato 6 aprile. Sole splendente da far venir voglia di fare un salto alla stupenda Reggia di Caserta. Mancavo da troppi anni e ci arrivo con la mia ragazza molisana per passare una bella giornata in un posto stupendo. Lo sconforto, se non sei preparato al peggio, ti coglie già all’ingresso dove l’incompetenza alla biglietteria è già imbarazzante: addetti ai lavori, che non sanno esprimersi in inglese dinanzi a turisti stranieri.
Accedi al parco, stupendo l’impatto, ma poi noti che l’erba è alta priva di cura, cartacce dappertutto, e poi sterco dei cavalli. Una sosta ai bagni è meglio non farla… quelli vicino al giardino inglese sembra che si trovino in uno stadio italiano dove c’è stato qualche disordine. Porte abbattute, lavabi distrutti, assorbenti disseminati sul pavimento. Che vergogna!
Ed eccoci al Bagno di Venere, nel criptoportico dello spettacolare giardino all’inglese: statue mutilate, intoncaci caduti e scritte sui muri. Sono disperato.
Con i catamarani già pronti alla settimana in riva al Golfo di Napoli, la cerimonia di inaugurazione in Piazza del Plebiscito di Sabato 13 Aprile ha dato il via all’ultima tappa delle World Series di Coppa America.
Sarà la RAI a trasmettere l’evento sul territorio nazionale con la seguente programmazione:
RAI SPORT 1
Giovedì 18 – Venerdì 19 – Domenica 21
Sabato 20
RAI 1
Giovedì 18 – Venerdì 19 – Sabato 20 – Domenica 21
RAI 2
Giovedì 18 – Venerdì 19 – Sabato 20 – Domenica 21
Sabato 20
RAI 3
Giovedì 18 – Venerdì 19 – Sabato 20 – Domenica 21