RadioJuveWeb, Annamaria Licata. E ci ritroviamo ancora qui a commentare le parole microfonate, non i disordini attorno ad uno stadio, dello scienziato di turno. Ne farei volentieri a meno, ma talvolta bisogna soffermarsi per sottolineare ed evidenziare certe nefandezze, punto e basta.
Questa luminare è tornata a parlare di Napoli-Juventus con dei webradioascoltatori (quanti?). In quale modo, lo si intuisce dal titolo del file audio online: “Dopo la MERDA… finalmente la Champions“.
Partendo dal dileggio del Comandante Attilio Auricchio, che è pur sempre una carica istituzionale della città di Napoli, ecco i passaggi più carichi di ignominia:
“Si chiama Napoli, se quella roba che è successa Venerdì succedeva in qualsiasi altra città italiana, venivano lì col lanciafiamme, li mettevano in galera e buttavano via le chiavi… ma siccome è a Napoli… figurati…
Si dimostra che quella è terra di nessuno dove tutto è possibile, ma Auricchio è impegnato con noi.
Poi il giorno dopo gli cade un intero palazzo, e per fortuna che non è morto nessuno… gli cadono i palazzi e alla sera (risata) gli hanno dato fuoco all’unica cosa buona che avevano in quella città, cioè un vanto per l’Italia… lì si è capito subito, sono andati lì con gli accendini e in 10 minuti, mentre questi continuano a parlare di Juve, gli hanno dato fuoco a Bagnoli, tutto brasato. Ora Auricchio e De Magistris finalmente hanno altre cose a cui pensare, eh?!..Gli ha portato una sfiga quella coreografia (risata)… e come se i tifosi del Torino facessero la coreografia con l’aereo di Superga. Hanno ricostruito il Vesuvio che erutta e getta fuori la lava con dei fumogeni che non dovrebbero essere autorizzati allo stadio. Questa è la fotografia di Napoli che è diversa dall’Italia, poi dite quello che volete. Poi il giorno dopo è andata a fuoco mezza Napoli (risata)… io ci penserei prima di farne un’altra sul Vesuvio, magari la prossima volta ci vede bene pure il Vesuvio che ha i suoi c***o perchè a furia di costruire abusivamente… e prima o poi…
Quella è una città dove ci sono infiltrazioni di acqua che fanno cadere palazzi, arriva la camorra che si fuma una sigaretta e ti brucia Bagnoli. Però parlano solo della Juventus, gli hanno regalato Maradona per tre giorni, questi qua non hanno capito più un c***o, e il giorno dopo gli hanno bruciato Bagnoli.”
È chiaro che l’erudita, usando continuamente l’articolo plurale “gli”, generalizzi e riconduca tutto al calcio. È chiaro che per lei come per altre persone, un intero popolo vittima di cricche e cosche, non è degno di essere rispettato e non merita solidarietà e vicinanza ma solo condanna e dita puntate contro. Perchè, sai com’è, con la partita di calcio ce le siamo chiamate e meritiamo le sciagure. E allora si ride per la coreografia che ha fatto da preleudio al giorno nero, si ride del buon nome di un intero popolo. E si dicono pure fesserie, che in tutto questo calzano a pennello. “Città della Scienza” unica cosa che aveva Napoli fino a ieri? La colta Annamaria Licata non sa di cosa parla e se iniziassi a farle l’elenco delle eccellenze napoletane che danno lustro all’Italia nel mondo, decisamente più di quelle di Torino, smetterei di scrivere domattina. Se vuole, le faccio fare un giro in città, partendo dal Real Teatro di San Carlo. Ma tant’è, avrà si e no una cinquantina di ascoltatori che è troppo impegnata a fare il suo bel programma. Alla dotta Signora, che magari leggerà queste righe, ricordo che le cricche sono nate al parlamento di Torino e Napoli ha pagato in cosche. Le ricordo che la Commissione Saredo, chissà se la conosce (il web è un pozzo anche per i più illuminati), nel 1901, dopo 40 anni di speculazione edilizia delle banche piemontesi sui suoli napoletani, inchiodò l’Italia dei Savoia alle sue responsabilità nella gestazione del potere camorrista e della collusione coi deputati e politici meridionali, delegati a sostenere rapporti con i malavitosi per lo sfruttamento dei suoli edificabili. Roba vecchia? No, alla luce di quello che accade. È sempre la stessa triste storia.
Ma loro ridono, sghignazzano, invece di solidarizzare per le nostre sventure, non casuali. Però sono ingenuo… la letterata che non sa distinguere la fatalità di una squadra di calcio (Superga) dall’identità di un intero popolo, queste vicende le conosce; mica voleva uscire dal recinto del calcio?! Certo che no. Del resto, la scienziata conosceva anche “Città della Scienza”, come no. Ma che ingenuo che sono.



Angelo Forgione
Angelo Forgione – Le condizioni di inquinamento da rifiuti tossici del territorio campano restano critiche, e solo qualche giorno fa è stato sigillato dalla Forestale un campo di veleni a Caivano, destinato alla coltivazione e contaminato da metalli pesanti.
Angelo Forgione – “Vèstiti male per il viaggio e fai in modo che l’avarizia e la prudenza abbiano la meglio sulla vanità”. Stendhal scriveva così nell’Ottocento alla sorella in procinto di partire per l’Italia che era la meta indiscussa dei colti e facoltosi turisti del “Grand Tour”, invitandola a non mettere in mostra soldi e gioielli per evitare di essere derubata. Era il consiglio di chi quel viaggio l’aveva fatto partendo da Parigi, restando peraltro abbagliato dalla bellezza di Napoli che definì “senza nessun paragone, la città più bella dell’universo”.
Angelo Forgione – Piaccia o no il suo canto, Maria Nazionale a Sanremo ha già vinto. Due brani quelli da lei cantati, l’uno in italiano e l’altro in napoletano: Quando non parlo di Enzo Gragnaniello, una suggestiva lirica d’amore che dà spazio alle note, e la più classica È colpa mia di Servillo-Mesolella. Uno più gradito dell’altro. Qualcuno storce il naso per la dizione e lo stile del’artista torrese, dimenticando il merito di aver imposto la lingua partenopea al palcoscenico nazionale, a testa alta e senza complessi, come invece non capita da troppo tempo. E proprio la canzone dialettale è stata preferita, prendendosi anche i consensi del giorno dopo. È colpa mia è già cliccatissimo su youtube, le radio la propongono al pubblico che, in buona sostanza, si emoziona all’ascolto della struttura melodica ricca dei canoni della tradizione partenopea. Una canzone che fa leva sul sentimento per emozionare, sulla sofferenza di una donna innamorata, canovaccio immortale e talvolta banale ma non in casi come questo in cui il mix esplosivo di note con la poesia, che è l’origine della canzone di Napoli, ravviva una cultura universale.
Angelo Forgione – “Danni incalcolabili, che graveranno sulle generazioni future”. Così sentenzia la relazione sugli illeciti connessi ai rifiuti della Campania approvata all’unanimità da un’apposita Commissione parlamentare d’inchiesta. “Il danno ambientale che si è consumato è destinato, purtroppo, a produrre i suoi effetti in forma amplificata e progressiva nei prossimi anni con un picco che si raggiungerà fra una cinquantina d’anni. Questo dato può ritenersi la giusta e drammatica sintesi della situazione campana”. Cioè, i tumori tra Napoli e Caserta aumentano e toccano picchi esorbitanti, ma è solo l’inizio perché il peggio deve ancora venire.