Angelo Forgione – Boom di visite ai prestigiosissimi musei di Napoli nel periodo natalizio. Tra l’8 dicembre 2012 e il 6 gennaio 2013 sono state rilasciate 6.595 “Natale Artecard” per un totale di 19.412 ingressi nei musei del circuito Artecard di Napoli. La maggiore concentrazione di visitatori ha riguardato San Martino, Capodimonte, il Museo Archeologico e il Palazzo Reale. La somma della promozione e dei biglietti ordinari ha fatto registrare un incremento del 700% rispetto ai periodi natalizi degli ultimi due anni.
Il dato confortante fa il paio con le buone notizie della scorsa estate, quando Federalberghi diffuse il report nazionale dal quale si evinse il +2,4% della Campania a fronte -2,6% di presenze e -10% di fatturato nazionale nei primi otto mesi del 2012.
Confortanti segnali per il turismo napoletano e campano, ma è indubbiamente un problema lo stato di degrado dei tanti monumenti che la città presenta ai visitatori, a prescindere dai meravigliosi musei. Un corrispondente del quotidiano olandese “De Telegraaf” mi ha contattato per incontrarmi prossimamente e “approfondire la città baciata da Dio e stuprata dall’uomo”, comunicandomi di essere stato più volte a Napoli, definendola “Una bellissima città, ma con tanto degrado”.
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Intervista integrale per il Corriere del Mezzogiorno
Le pagine della Cultura di Napoli del Corriere del Mezzogiorno online pubblicarono ad Ottobre un’intervista ad Angelo Forgione a cura di Eleonora Tedesco. Per ragioni di sintesi, alle risposte fornite fu dato taglio giornalistico. La versione integrale è ora disponibile per i lettori di questo blog.
«Napoletano e me ne V.a.n.t.o»
Come e perché nasce il blog?
È una delle conseguenze fisiologiche di ciò che ho iniziato a fare nel 2008 creando il movimento V.A.N.T.O., ossia denunciare con obiettività le cose che non funzionano a Napoli e in Italia rispetto a Napoli. Oltre ad usare la parola, ho usato anche la tecnologia e la scrittura che mi è sempre stata congeniale, conseguendo il tesserino dell’Ordine scrivendo per la testata napoli.com. E allora il blog è diventato necessario come contenitore di tutta la galassia di ciò che scrivo e realizzo, a disposizione di chi vuole seguirmi. Tutto passa attraverso il web: articoli, denunce, interviste televisive e radiofoniche, videoclip di mia creazione, è ogni cosa sul blog, sul canale youtube, sui social network. Così lascio ogni traccia e prima o poi la gente le trova.
Che cosa significa napoletanità autentica, che cosa connota un napoletano Doc?
Parto da un presupposto: tutto ciò che faccio è ispirato dall’intento di valorizzare le luci di una città straordinaria e contraddittoria che però è più brava a vendere le proprie ombre ad un sistema mediatico affamato di sensazionalismo, senza mai perdere di vista il contatto con la realtà. E così nasce la denuncia del degrado urbano e, soprattutto, monumentale. Statue, palazzi e chiese di Napoli sono un tesoro sotto attacco quotidiano e ne perdiamo pezzi lentamente e silenziosamente. E poi c’è la denuncia degli stereotipi e dei luoghi comuni che colpiscono incessantemente l’immagine della città tramite quell’accanimento mediatico che tratta solo le ombre senza mai valorizzare una grande Cultura come quella Napoletana che ha posto le basi della società europea. Nessuno lo dice, neanche i napoletani. Dunque, i veri napoletani sono quelli che conoscono a fondo la loro Storia, sanno cosa significa anche in funzione contemporanea e, proprio per questo, non ci stanno a vedere la città sporca, imbrattata, degradata, cadente nei suoi monumenti unici e quindi nella sua identità. Napoletano DOC è colui che non dice mai “io amo Napoli” ma lo fa capire a chi lo circonda facendo veramente qualcosa. E basterebbe anche solo rispettarla senza sporcarla e rispettando il prossimo.
Quali sono le situazioni più calde che hai denunciato con il tuo blog?
Al di là del servizio del TGR Piemonte firmato da Giampiero Amandola, e sapete tutti come è andata a finire, preferisco ricordare la più silenziosa trattazione dei fatti che riguardano più strettamente la vivibilità della città come l’ecomostro dell’Arenella finalmente abbattuto dopo un ventennio per il quale mi sono battuto coinvolgendo Legambiente ed EcoRadio; il maxi-schermo sotterrato in piazza Plebiscito che sono riuscito a farlo riscoprire e riattivare prima che tornasse di nuovo nascosto tra i due monumenti equestri del Canova; l’impianto di illuminazione monumentale a fibre ottiche di Valerio Maioli che è stato violentato e sabotato; la vigilanza h24 in Galleria Umberto che ho contribuito a far istituire insieme all’ex consigliere comunale Raffaele Ambrosino e ai commercianti e che da poco è stato abolito cancellando due anni di minima serenità nel sito; i lampioni monumentali all’ingresso di palazzo reale ricostruiti dopo anni di figuracce; la pulizia dell’arco di trionfo del Maschio Angioino; gli orologi storici dell’Ente Autonomo Volturno di cui tra l’altro sono ancora alla ricerca dell’esemplare di Piazza VII Settembre scomparso nel nulla… tanto per citare alcune tra le situazioni di decoro in cui ho messo lo zampino. È questo quello che mi gratifica maggiormente, anche se piaccio di più quando bacchetto direttamente personaggi come Paolo Villaggio o Gad Lerner per certi errori che ledono l’orgoglio dei napoletani.
Ti chiamano “assessore aggiunto”, o “indignato speciale”. Come valuti l’operato del sindaco scassa tutto (De Magistris?)
Dopo un decennio di fine bassolinismo e di impalpabile presenza di Iervolino, qualsiasi cosa non poteva essere peggio. Ma Napoli ha bisogno di molto di più. De Magistris prova a fare le nozze coi fichi secchi e il suo obiettivo primario in cui ha impegnato tutte le sue attenzioni è al momento centrato: l’emergenza rifiuti, almeno nel centro cittadino, è solo un triste incubo che si spera non torni più e questo è un fatto oggettivo. Ma nell’ordinario, la città resta sporca e sciatta. Ed è sempre ostaggio di troppi malcostumi, seppure qualche tentativo si metta in pratica. Le sue attenzioni sono concentrate sui grandi eventi per ridestare l’immagine della città, e fa anche bene, ma è un’arma a doppio taglio perchè i turisti attratti in città trovano una città stupenda con monumenti e strade malridotte.
Il sindaco di una città d’arte e cultura come Napoli deve valorizzarne i connotati e stimolare il dibattito anche quando non ci sono soldi per questo o quell’intervento. Quando porta le World Series di Coppa America a Napoli fa benissimo ma poi consente di smontare la Cassa Armonica di Errico Alvino in Villa Comunale per far piacere agli americani. Quando libera il lungomare e lo restituisce alla vivibilità fa bene, ma poi lo rendo uno spot come fece Bassolino per il Plebiscito, che infatti ora crolla a pezzi. Non posso poi non considerare che la democrazia partecipativa sbandierata in campagna elettorale non esiste e che il rapporto tra società civile e macchina comunale non è cambiato affatto. Insomma, mi confronto col suo staff costruttivamente ma mi consento di consigliargli di abbandonare il sentiero cieco di Bassolino e, soprattutto, di dialogare in prima persona con chi veramente ama la città.
Tre interventi che metteresti in campo subito se fossi il sindaco
1 – semplificazione e piena applicazione del regolamento per le sponsorizzazioni, senza costi gonfiati. I privati sono gli unici che possono restaurare i nostri monumenti. Venissero pure, un anno di cantieri brandizzati e poi via. Non è possibile che le statue più preziose della città, quelle equestri del Canova al Plebiscito, siano aggredite e senza neanche un leggio che descriva chi raffigurano.
2 – un serio progetto di educazione civica e ambientale coinvolgendo tutte le scuole elementari e medie della città in cui sia inclusa la divulgazione della storia di Napoli e la conoscenza dei quartieri e dei monumenti cittadini.
3 – riduzione drastica delle spese del Comune e delle aziende partecipate al minimo necessario in modo da ridurre il deficit alla fine del mandato e consegnare una macchina comunale più efficiente al successore, così privato di ogni alibi. Un comune in deficit significa una città ferma.
Esiste una nuova lettura della questione meridionale?
Esistono due letture, una politica e una storica. La prima è la solita solfa di chi se ne riempie la bocca senza analizzarla nelle cause e negli effetti e, quindi, senza alcuna volontà di risolverla, perchè le cose devono restare allo stato in cui sono. La seconda invece è quella che racconta la verità storica e supportata da ricerche moderne del CNR, della Banca d’Italia e dello SVIMEZ concordi nel dimostrare che al momento dell’unità d’Italia il PIL del Sud era identico a quello del Nord e che dopo si è creata e allargata una forbice che taglia in due il paese. Oggi il Sud è colonia di un Nord cui da tanto. È vero che gode dei trasferimenti statali dalle aree ricche ma al Nord tornano cifre maggiori per la vendita di prodotti industriali, come dimostra lo studio di Paolo Savona, Zeno Rotondi e Riccardo De Bonis. Senza contare l’emigrazione culturale e quella sanitaria. Il tranello sta nel mantenere la condizione coloniale mandando soldi al Sud, accusandolo per questo, al fine di trattenere la maggior quota della ricchezza prodotta, tagliando fuori mercato il Meridione e sottraendogli reddito e occupazione. Ovviamente questo sistema è fragilissimo perchè la ricchezza di un paese va distribuita per mantenersi stabile e semmai crescere, e se c’è una parte che vende e un’altra che acquista, in presenza di crisi finanziarie come quella in corso che si somma a quella economica ormai cronica, il potere di acquisto in calo al Sud fa crollare anche il potere commerciale al Nord. Il crollo di chi paga è automaticamente il crollo di chi incassa.
Esiste una questione settentrionale?
No. Una questione è un punto interrogativo da sciogliere. E l’unico che la politica dovrebbe scogliere è il Sud. Se poi la politica leghista che ha spaccato ancora di più il paese negli ultimi vent’anni lo vogliamo considerare un problema quale è, allora si, quella è la questione settentrionale, un problema da risolvere.
Sostieni che chi è napoletano non può che tifare per il Napoli, e ai milanisti e juventini partenopei che messaggio lanci?
Non sostengo affatto questo. Io metto punti di domanda e cerco di dare delle risposte. Ci risiamo, anche nello sport esiste una questione sportiva, punti di domanda da risolvere. Ho supportato il gruppo “L’altroparlante” nella diffusione del brano “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?” e il titolo è chiaramente uno spunto di riflessione. Conosco la verità e la divulgo, cercando di far conoscere ai più che il campionato italiano è nato nel nascente triangolo industriale Torino-Genova-Milano a fine Ottocento, ma pur chiamandosi italiano si è disputato per circa 30 anni tra squadre esclusivamente del Nord. Solo la propaganda nazionalista di Mussolini ha voluto che nel 1926 entrassero in competizione le squadre del Centro e del Sud. Ditemi se non è questione meridionale anche questa?! I bambini sono affascinati dal blasone e dal potere. Come l’hanno costruito quelle squadre? E come continuano a detenerlo?
Torino e a Napoli sono città popolate alla stessa maniera ma non alla stessa maniera possono fare calcio. Basti pensare che Torino ha costruito 3 stadi nuovi in 20 anni mentre il San Paolo crolla lentamente. Per non parlare della disponibilità di impiantistica sportiva utile ai vivai e di risorse economiche da investire sul territorio. Uno studio del Prof. Marco Di Domizio, ricercatore di Economia Politica dell’Università di Teramo, ha rapportato la localizzazione geografica e le prestazioni sportive delle squadre italiane evidenziando che, nell’analisi dei parametri comparati del PIL pro-capite e del piazzamento medio relativo dell’ultimo secolo, i risultati della Roma e del Napoli sono a tutti gli effetti da considerarsi a livello di quelli di Inter e Milan, molto più vicini a quelli della Juventus di quanto non dica la differenza di scudetti in bacheca, e superiori a quelli di Torino, Sampdoria e Bologna che non sono riuscite a sfruttare le potenzialità economiche del proprio territorio.
Dunque, essendo il calcio un aspetto della questione meridionale, io lo tratto come argomento utile a capirla. E se la capisci apri la mente e magari ti poni dubbi sulle tue scelte infantili. Fermo restando che ognuno può tifare per chi gli pare.
Ha senso rievocare i tempi di Napoli capitale?
Certo che ha senso! Napoli Capitale è un mito e per stimolare cultura bisogna avere il culto dei miti, ce lo insegnano i greci. Ed è un mito perché quella città, pur non avendo peso politico, dettava cultura in Europa. E quella cultura è la nostra e dobbiamo rispettarla, farla rispettare e valorizzarla. Guardate che Napoli Capitale, in molti aspetti, è ancora viva e sto chiudendo la scrittura di un libro con cui voglio dimostrarlo. E ne è certo anche l’intellettuale francese Jean-Noël Schifano che, dopo aver letto il manoscritto, ne è rimasto ammirato, concedendomi l’onore di supportarmi con una sua preziosa prefazione. È chiaro poi che il presente sia fatto di troppi problemi e, credetemi, pur valorizzando la nostra storia non perdo mai di vista le condizioni sociali in cui siamo piombati, e non me ne sto di certo con le braccia incrociate.
Il razzismo anti napoletano è esclusiva degli stadi o crei che alcuni pregiudizi resistano ancora?
Non scherziamo, lo stadio è cassa di risonanza. Credete che i tifosi che escono dagli stadi vanno al bar e cambino i loro pensieri per incanto? La società è malata, il razzismo esiste come esiste la tolleranza. Il nostro è un paese diversamente razzista, e non solo verso i napoletani. Più fingiamo che non sia così e più lasciamo che il problema vegeti. Se sei napoletano devi sudare il doppio per dimostrare che sei una persona perbene. Vi è mai capitato di andare fuori Napoli e sentirvi dire «ma non sembri napoletano» solo perchè sei una persona a posto?. Io faccio anche il pubblicitario; sapete che alcuni miei clienti mi chiedono di cancellare la provincia NA dall’indirizzo sulle brochure perché altrimenti perdono alcune commesse? Esistono pregiudizi e stereotipi.
Parli di egemonia napoletana culturale del bello, nonostante il degrado che la invade?
L’ho detto prima, la città è degradata e so bene il perché. È colpa di tutti, anche di noi napoletani. Ma il degrado materiale non può cancellare la nostra cultura di cui ci serviamo quotidianamente. Gli altri mangiano napoletano, cantano napoletano, pensano in napoletano, agiscono in napoletano e non se ne rendono conto. Possibile che se ne siano resi conto Lucio Dalla e Marcello Mastroianni e i napoletani no? Credetemi, vorrei farvi leggere ciò che sto scrivendo nel libro ma posso dirvi che la nostra cultura del bello ha costruito anche ciò che stiamo contribuendo a distruggere con una sottocultura del brutto che non ci appartiene. Io soffro a vedere il Plebiscito, Pompei e Carditello che crollano perché vedo il male che sta prendendo il sopravvento sul bene. Pensate che io parli per slogan? No, io la pubblicità la conosco ma Napoli non ha bisogno di headline e pay-off perché ha ancora la sua cultura che non ha bisogno di promozioni. Bisogna che tutti si diano da fare per rinnamorarsene. Io la amo!
Non credi che abbia ragione chi considera quella meridionale una realtà dove tanto si è sprecato e che ora avrebbe bisogno di meno clientele e di più progetti?
Non c’è dubbio, gli sprechi ci sono stati e ci sono. È tutto il sistema che dovrebbe cambiare. Il Sud deve smetterla di sprecare, il Nord di mangiare alla tavola imbandita tenendolo al guinzaglio e rendendo il Mezzogiorno ingordo di fronte alla scodella del “pappone”. È tutto il sistema che va rivoltato resettando la classe politica. Ma in questo nutro poca fiducia perché l’Italia è figlia di una grossa truffa ed è ancora oggi, per logica ininterrotta, un paese di sanguisughe.
Pino Daniele o Gigi D’Alessio?
Nessuno dei due. Direi Pino Daniele fin quando non è diventato Giuseppe Daniele. Quel genio musicale fu protagonista di un rilancio stilistico della Canzone Napoletana negli anni ‘80-’90 con l’innovativo Neapolitan Power, ma poi si è fatto risucchiare dall’aspirazione di maggiore penetrazione sul mercato nazionale. Questa trasformazione è la causa della “distrazione” degli artisti napoletani che ha favorito l’avvento di una sottocultura melodica che non ha nulla a che vedere con la ricca tradizione partenopea che ha insegnato al mondo. Che oggi è incarnata da artisti come Eddy Napoli, Federico Salvatore, Enzo Avitabile, Eugenio Bennato e pochi altri. Sono questi quelli che preferisco. E consiglio a tutti di ascoltare “Vierno Vattenne” di Lino Blandizzi. Le perle da incastonare nella tradizione si sfornano ancora.
Gomorra o Così parlò Bellavista?
Così parlò Bellavista se è il film. Gomorra se è il libro.
Eduardo o Latella?
Ottimo Latella, ma Eduardo è sicuramente lezione di vita, filosofia, realtà nella finzione. Eduardo è Napoli anche nelle sue contraddizioni: “Ha da passà ‘a nuttata” e “fujitevénne” sono l’eterno conflitto tra amore e odio, attesa e rassegnazione.
Il tuo motto?
“L’ignoranza si sconfigge con la cultura”
Una definizione per la tua città?
“Baciata da Dio, stuprata dall’uomo”. Continuo a guardarla, ad apprezzarne gli scorci e i panorami dalle varie prospettive e ad ammirare il miracolo della natura che l’uomo ha delittuosamente profanato.
Pentito ‘ndrangheta: «Aronica accolto dalla camorra». E il Napoli tace.
Inchiesta non troppo profonda quella di “Presa Diretta”, il programma di Rai Tre che ieri avrebbe potuto andare oltre sul fenomeno delle partite truccate nel mondo del calcio. Invece, più o meno, si è trattato di un approfondimento di ciò che è già alla portata di tutti. Spunti interessanti ce ne sono comunque stati, ad esempio le rivelazioni del pentito Luigi Bonaventura, reggente di una delle cosche più potenti della ‘ndrangheta, che ha indicato in Aronica e Sculli due giocatori “accompagnati”.
Bonaventura, tra una cosa e l’altra, ha rivelato che quando Aronica è stato acquistato dal Napoli è stato accolto a braccia aperte dalla camorra. La SSC Napoli, che la scorsa settimana è stata prontissima a stigmatizzare con un comunicato stampa le frasi di Marchisio (poi interpretate nel verso giusto da Mazzarri nella conferenza di Sabato), pur non chiamata in causa direttamente, dovrebbe prendere le distanze da questa illazione, stavolta veramente grave, senza alcun riscontro. Non farlo significa legittimare e alimentare sospetti.
clicca qui per vedere la puntata di “Presa Diretta” (Bonaventura a 01:20:00)
Balduzzi mistifica sui rifiuti tossici. Eppure sotto il “Vulcano Buono”…
Angelo Forgione – Sono passati solo due giorni dalla turbolenta incursione del ministro della salute Renato Balduzzi ad Aversa per presentare un nuovo studio sulla mortalità per tumore in Campania. In realtà, per negare una connessione tra l’alta percentuale di neoplasie e i rifiuti tossici interrati in Campania, indicando l’origine del problema nei cattivi stili di vita e nella cattiva alimentazione che causa obesità.
Presenti infuriati (clicca qui per guardare il video da Youmedia) e cittadini campani che devono accettare ancora l’indegna mistificazione, offensiva dell’intelligenza umana e della dignità dei meridionali, consequenziale all’ostruzione verso il registro dei tumori in Campania per esigenze di bilancio. Gli stessi Medici per l’Ambiente parlano di dati falsati e il Professor Marfella non le manda a dire al ministro. E intanto la gente continua ad ammalarsi nel triangolo della morte Marigliano – Palma Campania – Brusciano, un territorio in cui, come ricorda un’inchiesta del Corriere.it, insiste il Centro Commerciale “Vulcano Buono” che, secondo un’inchiesta della magistratura, è stato costruito interamente sui rifiuti. «Il pentito Carmine Alfieri, durante gli interrogatori, ha spiegato con una certa minuziosità il tipo di sversamento che veniva tombato nelle campagne di quella che una volta era la Campania felix – dice l’avvocato Mariafranca Tripaldi . Eppure nello stesso posto abbiamo costruito un grande centro commerciale (griffato da Renzo Piano, ndr). A nessuno pare essere importato che durante gli scavi siano stati rinvenuti bidoni di liquami industriali provenienti dalla Germania, il business criminale del clan Alfieri. Ma ora tutto è stato coperto dal cemento mentre i tumori qui hanno falcidiato intere famiglie».
video / Parole Marchisio, risentimento ingiustificato
Da “La Radiazza” (Radio Marte), il parere di Angelo Forgione sull’eccessivo caos intorno alle frasi di Claudio Marchisio e la telefonata di Gianni Simioli al padre del calciatore juventino.
Marchisio detesta solo il Napoli… ma ammira Napoli
Angelo Forgione – Grandi polemiche e botta e risposta tra Napoli e Juventus hanno suscitato le parole di Claudio Marchisio rilasciate al magazine “Style” del “Corriere della Sera”. «Un calciatore che mi suscita particolari antipatie? Non qualcuno in particolare, ma una intera squadra: il Napoli. Dopo le finali ruvide di Coppa Italia e Supercoppa. Quando me li trovo di fronte scatta qualcosa». Parole del centrocampista della Juventus.
Tranquilli, non è l’Amandola bis; qui la puzza dei napoletani non c’entra. È solo sana rivalità sportiva, ampiamente ricambiata. È l’orgoglio di un torinese doc e juventino dop (rigorosamente protetto) che ancora non ha digerito la sconfitta di Coppa Italia dello scorso Maggio e la maniera con cui la sua squadra ha vinto la rivincita a Pechino. Uno sfogo che va anzi letto con grande orgoglio dai napoletani, senza alcun risentimento, firmato da un piemontese che di Napoli non nutre “antipatia” solo per la squadra di calcio: alla vigilia dello scorso Juventus-Napoli (2-0), il nostro dichiarò alla stampa che «non c’è nulla di più bello che svegliarsi a Napoli, aprire la finestra e affacciarsi sul Golfo… In ogni stagione!».
La sottrazione di trofei sul campo, le rivincite avvelenate da evidenti favori arbitrali, la disponibilità in rosa di giocatori desiderati. Questo è evidentemente il Napoli per Marchisio. E la stima, nello sport, si esprime con le forti rivalità. È appagante che lo juventino non pensi a Milan e Inter, bensì al Napoli. Che gli azzurri siano sempre più antipatici! Come Juventus, Milan e Inter.
Gene Gnocchi, l’umorismo camuffato
Ogni volta che parla del Napoli inforca gli occhiali corredati di sopracciglia e nasone e finge di nascondersi. Lo ha detto lui stesso a chiare lettere sui social network che è un’irrisione dei napoletani, una sfida a chi lo ha sommerso di proteste per le sue battute poco simpatiche e molto forzate. E lui, invece di piantarla, da un anno a questa parte, ripete sempre la stessa manfrina.
Diciamolo chiaramente: Gene Gnocchi non fa ridere, ma non solo ai difficili napoletani che di comicità e teatralità se ne intendono. Gene Gnocchi non fa ridere, punto e a capo. A volte fanno persino tenerezza quegli allenatori, calciatori o dirigenti che, incalzati dalle sue “simpatiche” domande, si abbandonano ad un sorriso di cortesia. E la “Domenica Sportiva” insiste sul personaggio. Bontà loro!
Arrigo Sacchi, l’educatore calcistico che razzolò molto male
L’ex allenatore in TV detta la via dell’etica sportiva. Eppure il suo passato…
Lo studio di Premium Calcio ha fatto perdere le staffe a Mazzarri. La vittoria del suo calcio pragmatico su quello offensivo di Zeman non è andato giù a Cologno Monzese e all’allenatore del Napoli non è andato giù Premium Calcio.
Senza entrare nel merito di un un contrasto fine a se stesso, va comunque stigmatizzato il tentativo sbilenco effettuato da Arrigo Sacchi di trovare nei fischi di “accoglienza” alla Roma da parte dei tifosi del Napoli l’origine dei cori razzisti di Busto Arsizio. «Sentito come sono stati accolti i giocatori della Roma al San Paolo? Poi ci lamentiamo della violenza e del razzismo negli stadi», ha detto l’ex allenatore. Gli interlocutori in studio gli hanno fatto notare che è normale e lui ha insistito: «Ma lasciamo stare, qui (in Italia) quando si va in trasferta bisognerebbe essere scortati dalla polizia». Sacchi non sbaglia a denunciare il malcostume di base negli stadi italiani ma finisce col non essere credibile paragonando due manifestazioni di diversa entità e natura.
La verità è che Arrigo da Fusignano, che non allena più, va in giro per gli studi di Mediaset a fare l’educatore del calcio. Ma quando è stato un addetto ai lavori col Milan degli olandesi, il suo fair-play ha toccato invece livelli molto bassi. Domandare all’Atalanta della vergogna nei quarti di finale della Coppa Italia 1989/90: all’88’, con la squadra orobica in vantaggio (gol di Bresciani) e la qualificazione vicina, si scatena la bufera. Borgonovo, attaccante del Milan, è a terra per infortunio e all’atalantino Stromberg non pare vero di dover calciare la palla in fallo laterale per consentire i soccorsi. Alla rimessa in gioco, nello stupore bergamasco, Rijkaard non dà la palla ai bergamaschi e innesca Massaro che non tira la palla fuori ma mette in area atalantina. Borgonovo si fionda sul pallone e viene steso da un furente Barcella. Polemiche e richieste di spedire fuori la palla dal dischetto a Baresi che vi si presenta. Lui si gira verso Sacchi l’educatore che, secondo il racconto di Stromberg (guarda il video), se ne lava le mani e si gira verso Berlusconi che a spedire la palla fuori porta non ci pensa neanche. Mondonico, allenatore della “Dea”, ricorda ancora con sdegno quell’episodio.
Quel Milan di Sacchi sapeva vincere ma non perdere. Come non ricordare quel Verona-Milan dell’Aprile 1990 che consegnò lo scudetto a Napoli, quando, dalla panchina, Sacchi disse di tutto all’arbitro Lo Bello, costretto ad espellerlo. Quella Domenica, secondo l’arbitro, Rijkaard gli sputò addosso due volte e si prese il rosso, come anche Van Basten e Costacurta per reiterate proteste.
Quel Milan di Sacchi chiuse vergognosamente il suo ciclo europeo la sera del 20 Marzo 1991 quando, sotto di un goal a Marsiglia, abbandonò il campo per lo spegnimento di un riflettore, poi ripristinato. Galliani credeva di ottenere la vittoria a tavolino dall’UEFA che invece squalificò i rossoneri per una stagione europea.
Eppure, Sacchi e il suo Milan, il fair-play e la cultura della sconfitta li avevano conosciuti proprio nel Maggio del 1988, quando espugnarono il “San Paolo” e soffiarono lo scudetto al Napoli. 80.000 napoletani si alzarono in piedi e tributarono uno scrosciante applauso ai vincitori. Due anni dopo, a parti invertite, da casa Milan piovvero solo veleni sul Napoli per la monetina di Bergamo, nonostante i 2 punti finali di vantaggio degli azzurri.
Sacchi sarà certamente pentito, dopo tanti anni, di non aver insegnato al suo Milan la cultura della sconfitta. Ma se nella sua seconda vita deve fare la morale per dei fischi di rivalità e paragonarli anche lontanamente a manifestazioni di razzismo che non appartengono ai napoletani, allora è meglio che risparmi ai telespettatori la sua evoluzione morale.
La libreria “Treves” muore nel colonnato abbandonato
«Non deve esistere che tutta questa area sotto il porticato debba essere orinatoio o ci debbano stare saracinesche abbassate, o serrande o ferraglia. Napoli deve essere sempre unita di un percorso di vivibilità sempre aperta».
Queste furono le parole di Luigi De Magistris in campagna elettorale, pronunciate proprio sotto i portici di San Francesco di Paola, dove si trova la libreria Treves di Rino De Martino. Il porticato, così come un po’ tutta la piazza, non è di competenza del Comune e quelle promesse, evidentemente, non potevano essere mantenute. E già questo è scandaloso in un paese che dovrebbe tutelare uno spazio che è simbolo di un’architettura Neoclassica che, partendo dai fermenti degli scavi di Ercolano e Pompei, ha cambiato i gusti d’Europa nel Settecento; mentre invece le complesse pastoie burocratiche continuano ad essere un alibi per gli affanni degli enti preposti alla salvaguardia del patrimonio monumentale, napoletano e italiano.
Quando nel 2006 Rino De Martino entrò nei locali del porticato, sfrattato da Via Toledo, ebbe rassicurazioni sulla rivalutazione del luogo. Ma mai nulla è stato fatto e oggi il colonnato è sempre più orinatoio e scrittorio (su muri e marmi), condito da infiltrazioni d’acqua “tamponate” con reti di protezione per evitare che i calcinacci colpiscano i pochi passanti e “arricchito” dai preziosi monumenti equestri del Canova nel completo oblio. La vicenda è ingarbugliata. La società privata “Romeo Gestioni” ha segnalato alla Giunta De Magistris che la libreria non ha provveduto a sottoscrivere il contratto di locazione e non ha ottemperato al pagamento dei canoni, una somma che ammonterebbe a 162.500 euro. De Martino non ha stipulato il contratto, e il Comune neanche perché inadempiente rispetto alla rivitalizzazione dei locali che detiene in fitto. Ma una cosa è certa: 2500 euro di fitto per un luogo che ha solo storia umiliata e nessuna attenzione, sembrano davvero ingiustificati.
Nel servizio di “Napoli Urban Blog” curato da Antonella Cozzi e Carlo Maria Alfarano, lo stesso De Martino esprime il suo pensiero sulla vicenda che sta a cuore anche a noi. Sia per le nostre insistenti e incessanti denunce sulle condizioni di degrado monumentale dell’intera piazza che per l’importanza dell’attività della “Treves” che, grazie a De Martino, è anche aperta a gratis per chiunque ha bisogno di un luogo di dibattito, rendendosi unico cuore pulsante in un luogo in stato comatoso.
firma la petizione online per salvare la “Treves”
Premio “Eccellenze del Sud” a Eddy Napoli, Angelo Forgione e Gennaro De Crescenzo
Si è svolta Venerdì 21 Dicembre al Batis di Baia (Bacoli – NA) la prima tappa de “Le Eccellenze dei Sensi”, un’iniziativa nata da un’idea di Sarah Ancarola (in arte Shara) e resa possibile dalla collaborazione dell’Associazione “Terronian” con “Slowtour Campi Flegrei” che ha come intento la valorizzazione delle terre meridionali e delle personalità da esse provenienti insieme ai prodotti tipici e d’eccellenza dei nostri territori.
Durante la serata sono stati assegnati i premi “Eccellenza del Sud” ad alcuni personaggi che, ciascuno nel proprio settore, si sono distinti per l’incessante opera di promozione dei territori meridionali rendendo così lustro alle nostre Terre. Tra questi, Eddy Napoli per la musica (anche al servizio della questione meridionale), Angelo Forgione (Presidente del Movimento V.A.N.T.O.) per il giornalismo e Gennaro De Crescenzo (Presidente del Movimento Neoborbonico) per la saggistica.