EUROSTAR AZZURRO

EUROSTAR AZZURRO / il viaggio della SSC Napoli verso l’Europa
(Serie A 2009-10)

In dieci minuti, il piacevole viaggio che ha riportato la squadra azzurra a casa: l’Europa! I momenti salienti della stagione 2009/10 del Napoli, dagli stenti di Donadoni al cambio di mentalità con Mazzarri. Dalla serie positiva col cambio tecnico al 3° posto del giro di boa. Dalla crisi invernale al risveglio di primavera. Dalla bassa classifica iniziale alla qualificazione all’Europa League.

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Destinazione Europa

Destinazione Europa, la poderosa cavalcata del Napoli raccontata dai protagonisti azzurri

“Destinazione Europa”. Un dvd celebrativo dell’avvincente campionato della squadra azzurra. Con il commento di Raffaele Auriemma, la direzione artistica di Angelo Forgione e la realizzazione tecnica di Videocomunicazioni (in omaggio una pubblicazione fotografica).

Dal 22 luglio in edicola con la Gazzetta dello Sport, una iniziativa editoriale della Società Sportiva Calcio Napoli. Un DVD celebrativo dell’esaltante stagione 2009/2010, conclusasi col ritorno in Europa della squadra azzurra.

Lavezzi, Hamsik, Quagliarella, De Sanctis, Cannavaro, Campagnaro, Maggio, Denis e Mazzarri raccontano in 100 minuti la cavalcata del Napoli nella stagione 2009-10 verso l’Europa League.

Rivivi la splendida rimonta azzurra attraverso il racconto dei campioni azzurri, i gol più belli, le immagini più suggestive, le partite più esaltanti e i momenti  più emozionanti del campionato. Dal debutto di Mazzarri nella “Rivoluzione di  Ottobre” alla Festa del San Paolo nel Maggio dei Monumenti. Il lungo viaggio attraverso il campionato più avvincente dell’era De Laurentiis è guidato dalle interviste e dai commenti di Raffaele Auriemma, e arricchito dalla grafica, le animazioni e le scelte artistiche di Angelo Forgione.

(logo “DESTINAZION EUROPA”, copertina, videografica, animazione e scelte artistiche e musicali del DVD  a cura di Angelo Forgione)

Lingua Napoletana, patrimonio Unesco da proteggere

Lingua Napoletana, patrimonio Unesco da proteggere

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di Angelo Forgione

L’Unesco riconosce il napoletano come lingua, e non dialetto, seconda solo all’italiano per diffusione tra quelle parlate nella penisola. Sicuramente si tratta dell’idioma italico più esportato e conosciuto grazie alla canzone classica partenopea, una delle maggiori espressioni artistiche della cultura occidentale che da più di un secolo diffonde in tutto il mondo la bellezza della parlata napoletana. Una lingua romanza che, nelle sue variazioni, si parla correntemente nell’alto casertano, nel sannio, in irpinia, nel cilento, e nelle zone più vicine di Lazio, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise e Puglia, ovvero tutti quei territori che nelle antiche Due Sicilie costituivano il Regno al di qua del faro di Messina laddove la lingua nazionale era appunto il Napolitano, mentre il Siciliano era la lingua nazionale del Regno al di la del faro (Sicilia).

Nonostante la meritoria e imponente opera dei grandi scrittori e compositori di musica napoletana classica, dal 1860 in poi, con la perdita d’identità del popolo meridionale, il Napoletano è però purtroppo andato sempre più degradando e oggi si sta trasformando volgarmente per molteplici cause. Prima fra tutte la mancata valorizzazione e il negato insegnamento che stanno mistificando la grammatica e la pronuncia di questa meravigliosa lingua riconosciuta dall’Unesco ma non dallo stato italiano. Di qui, dunque, l’aggressione delle contaminazioni moderne fatte di un volgare slang giovanile e di vocaboli stravolti nel significato. Ad esempio, un vocabolo come “vrénzola”, ossia “cosa da poco” (sta ascénno ‘na vrenzola ‘e sole), è stato tristemente trasformato in indicazione di donna volgare.

Iniziative a tutela provano a metterle in piedi timidamente le istituzioni locali e nella seduta del 14 Ottobre 2008, il Consiglio Regionale della Regione Campania approvò un disegno di legge d’iniziativa provinciale sotto titolo “Tutela e valorizzazione della lingua napoletana”. La risoluzione attende però di trovare il suo seguito con adatte soluzioni strutturali che permettano ai più giovani di imparare grammatica, ortografia e dizione corrette.
Provate a chiedere a un napoletano, per esempio, la differenza tra apostrofo e aferesi, elementi cardini della scrittura partenopea.

Probabilmente resterà muto al sentire la seconda, ovvero quel segno diacritico che deve precedere un articolo determinativo. E qui si presenta il più frequente degli errori di scrittura oggi ravvisabili sulle insegne e sui manifesti pubblicitari in napoletano: l’articolo “il”, che si traduce in “lo” per poi divenire tronco ponendovi l’aferesi, appunto, che ne cancella la consonante iniziale, viene frequentemente scritto o’, con l’apostrofo dopo la o che segnala un’elisione inesistente, mentre andrebbe scritto ‘o, con l’aferesi che invece cancella la consonante iniziale e la sua pronuncia nella parola.
È un piccolo ma significativo esempio a cui a cascata ne potrebbero seguire tantissimi. E allora, per dare un senso didattico a questo scritto, prendo a spunto un’insegna (vedi foto), come tante se ne vedono al centro di Napoli, che è l’esatta fotografia di questa perdita di patrimonio linguistico.

Vi si legge “A’ TAVERNA DO’ RÈ”, e chi conosce e ama la lingua di Partenope non può non trasalire. Sei errori sei in una sola stringata frase! Va detto subito che la forma grammaticale napoletana corretta è: ‘A TABERNA D’ ‘O RRE. E vediamo perché.

Come detto, l’articolo determinativo “la” diventa tronco e vi si pone l’aferesi che cancella la consonante iniziale, non l’apostrofo dopo la a. La parola “Taverna” in Napoletano è più correttamente tradotta in “Taberna”, vocabolo derivante dalla lingua spagnola; ma questa è poca cosa di fronte alla preposizione articolata “del” che in napoletano diventa “d’ ‘o”, ovvero “de lo” in cui si pone l’apostrofo dopo la d che sancisce l’elisione della o e la dizione tronca, nonchè l’aferesi prima della o (vale il discorso dell’articolo “la”). Infine, in molti casi, l’articolo determinativo singolare maschile fa raddoppiare la consonante della parola che segue per indicarne e sottolinearne la dizione corretta, come nel caso di “il Re” che diventa ‘o Rre e non ‘o Ré con una sola erre e con l’improprio accento sulla e.

Insomma, un’insegna che non insegna ma disorienta e che fa tristezza pensando a quanto valga la nostra lingua e cosa significhi per la nostra cultura identitaria, che non è seconda a nessuno nel mondo.
Ai meno superficiali non resta che andare in libreria e dotarsi di testi di grammatica napoletana o spulciare in internet dove è possibile recuperare piccoli ma utilissimi saggi. Si salvi chi vuole, dunque, e trasferisca poi ai propri figli.

Aurelio De Laurentiis, un Presidente meridionalista

Aurelio De Laurentiis, un Presidente meridionalista

Tra una chiacchiera di calcio e una di cinema, il Presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha esternato, in una intervista rilasciata a Dario Sarnataro di Lunaset, il suo pensiero extra-calcistico sulle condizioni politico-sociali della città di Napoli.

Un passaggio molto interessante, pregnante di riferimenti alla “questione meridionale” e ricco di concetti espressi da autentico meridionalista.
Un assist che il Presidente mi ha fornito e che non potevo non “mettere in rete”.
Dedicato a coloro che a Napoli tifano per le squadre del nord e che non sanno di quale “colpa” si macchiano.

Orgoglio e Storia Napoletana al TG5

L’antico stemma del Regno di Napoli in apertura del TG5 del 11 Luglio 2010

Finale dei mondiali di calcio in Sudafrica tra Spagna e Olanda.
Sfida tra monarchie che coinvolge anche Napoli e il sud.
Il TG5 intervista alla vigilia della partita il Movimento NEOBORBONICO e il Movimento V.A.N.T.O. su temi sportivi e commistioni storiche tra le corone di Napoli e Palermo e quella di Spagna.

I simboli esoterico-alchemici del Gesù Nuovo

I simboli esoterico-alchemici del Gesù Nuovo

di Angelo Forgione per napoli.com
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Raffigurata nelle vecchie diecimila lire degli anni settanta e ottanta, la Chiesa del Gesù Nuovo in Piazza del Gesù ha una storia alquanto affascinante fatta di misteri e maledizioni per i vari proprietari che si sono avvicendati. In realtà si tratta di un antico palazzo edificato nel 1470 da Novello da San Lucano con l’ausilio dei “tagliapietra” napoletani su commissione di Roberto Sanseverino, primo principe di Salerno, da cui prende il nome. Una costruzione in stile rinascimentale con una caratteristica facciata a “bugnato a cristallo”.
Il palazzo Sanseverino è acquisito dalla Compagnia di Gesù in seguito all’espulsione da Napoli dei Sanseverino per ordine del Re Filippo II e i Gesuiti ristrutturano l’edificio sul finire del ‘500 dandogli l’aspetto attuale, conservando la facciata e creando all’interno la magnifica chiesa barocca che oggi è possibile ammirare. Circa due secoli dopo, Ferdinando di Borbone espelle i Gesuiti dal Regno di Napoli e consegna la chiesa ai frati Francescani, ma già nel 1821 la Compagni di Gesù rientra a Napoli e riprende possesso della chiesa.
Il mistero che avvolge l’edificio probabilmente è proprio in quel bugnato piramidale realizzato dai “tagliapietra” che sulla facciata incisero degli strani simboli, un misterioso alfabeto con ideogrammi che si ripetono secondo un ritmo particolare legato probabilmente a determinate pratiche esoteriche e conoscenze alchemiche il cui scopo non è chiaro neanche oggi. Forse per convogliare all’interno della costruzione le forze e le energie positive o negative provenienti dall’esterno, o viceversa. La forma piramidale non fu infatti realizzata per una mera questione estetica ma secondo riti egizi praticati anticamente nel ventre di Napoli.
I “Maestri pipernieri” facevano parte di una segreta e potente corporazione che tramandava agli apprendisti l’arte dei tagliatori di pietra campani nonché gli antichi segreti esoterici previo giuramento. Erano per questo capaci di caricare la pietra di energia positiva o negativa a seconda degli intendimenti, utilizzando simboli oscuri e graffiti sconosciuti.
Di fatto è possibile notare una notevole somiglianza dei segni sulle bugne del Gesù Nuovo con i simboli di quella che è detta tavola alchemica-astrologica.
I simboli furono commissionati dallo stesso Roberto Sanseverino per convogliare fuori le energie malefiche oppure fu proprio la corporazione dei “tagliapietra” ad operare una sorta di carica negativa sulla facciata del palazzo sotto la spinta dei nemici dei Sanseverino? E con le bugne piramidali all’esterno, le energie positive furono convogliate dentro o fuori la costruzione?
Va detto che gli studiosi dell’occulto hanno sempre messo in guardia sulla manipolazione dei simboli esoterici che, se invertiti, possono colpire l’operatore al posto della vittima; allo stesso Hitler fu vivamente consigliato di non rovesciare il simbolo positivo di vita della
svastica solare onde evitare la creazione di un simbolo negativo di morte. Sta di fatto che l’epoca nazista fu evidentemente carica di avvenimenti nefasti per l’intera umanità.
Il mistero del Gesù Nuovo resta fitto, scolpito sulla pietra e sulla storia antica della Napoli esoterica ricca di un fascino unico tutto da scoprire.

A distanza di qualche mese dalla pubblicazione dell’articolo il mistero trova una plausibile soluzione. Musica scolpita nella facciata?

https://angeloxg1.wordpress.com/2011/07/17/gesu_nuovo/

“Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud”: un dossier contro l’ISTAT

“Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud”:  un dossier contro l’ISTAT

Dopo la pubblicazione degli ultimi dati dell’ISTAT relativi al costo della vita in Italia e dopo la diffusione della notizia secondo la quale Napoli (con molte altre città del Sud) sarebbe la città “meno cara d’Italia”, il “Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud” ha inviato all’ISTAT la richiesta di modificare il suo “nuovo paniere dei prodotti 2010”.

In un apposito dossier inviato all’ISTAT, il “Parlamento”, suggerisce, pertanto:

a) l’eliminazione di prodotti poco significativi del reale costo della vita quali “puzzle e giochi da tavolo” o “bevande analcoliche al bar”, “badanti” e   “smartphone”, anche in considerazione della reale percentuale di persone che a Napoli o nel Sud sono in grado di acquistare e utilizzare certi tipi di prodotti;

b) l’integrazione del suddetto paniere con prodotti e servizi quali le assicurazioni di auto e moto, la tassa relativa allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, le imposte addizionali sulla benzina (di gran lunga le più care d’Italia e d’Europa) o il costo di servizi e interessi bancari (con l’assenza ormai consolidata di banche locali).

In un momento politico particolarmente complesso e delicato, con una crisi economica in cui Napoli e il Sud pagano (in termini di occupazione e di difficoltà quotidiane) conseguenze gravi e drammatiche, con questioni aperte da un secolo e mezzo e tutt’altro che risolte, con scelte economiche e politiche sempre meno legate agli interessi delle popolazioni meridionali, oggetto continuo di attacchi molto vicini a posizioni razzistiche, le notizie diffuse in queste ore potrebbero favorire ulteriori scelte a danno delle stesse popolazioni sia in termini politici che economici (dai federalismi fiscali alle antiche minacce di “gabbie salariali”).

Tratto pedonale Via Toledo: marciapiedi OK, decoro KO!

Tratto pedonale Via Toledo: marciapiedi OK, decoro KO!

Dopo una lunga battaglia, finalmente ripristinati i marciapiedi del tratto pedonale di Via Toledo dove i lastroni di pietra lavica etnea erano saltati dappertutto. Ma il decoro della strada è ancora un miraggio tra fioriere incolte scambiate per portarifiuti e “isole ecologiche” a macchia di leopardo.

Nasce la bandiera argentina-duosiciliana per l’orgoglio napoletano

La nuova bandiera argentina-duosiciliana per l’orgoglio napoletano

Il Movimento Neoborbonico e il Movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio) stanno predisponendo la distribuzione della nuova bandiera per i tanti napoletani simpatizzanti dell’Argentina impegnata nella fase finale dei mondiali di calcio.
La bandiera, frutto della creatività di Angelo Forgione, riproduce i colori azzurri di quella sudamericana e del Napoli con al centro, sul bianco, lo stemma del Regno delle Due Sicilie, simbolo della grandezza e dell’orgoglio della Napoli Capitale e del Sud dei primati positivi pre-unitari. Una bandiera, dunque, perfetta per colorare non solo i balconi di Napoli di oggi ma anche gli spalti del San Paolo prossimamente.
Dopo la giusta eliminazione dell’Italia, infatti, e spariti i tricolori, il riferimento per la passione di tanti partenopei è proprio la squadra allenata da Maradona, simbolo ancora forte, a sua volta, di una Napoli e di un Sud vincenti in Italia e all’estero, “contro tutto e tutti” (testuale dichiarazione di Maradona).
Proprio nell’anno delle retoriche celebrazioni per i 150 anni dell’Italia unita (più volte, ed in maniera infausta, richiamate dagli stessi calciatori della nazionale e dall’ormai C.T. Lippi persino dal palco del festival di Sanremo), Napoli e il Sud devono ritrovare simboli che possano contribuire a superare complessi di inferiorità che durano ormai da un secolo e mezzo.
L’Argentina, poi, è uno dei Paesi in cui sono andati a vivere molti di quei milioni di emigranti meridionali costretti a partire dopo il 1860 per le conseguenze di un’unificazione-conquista-colonizzazione che le celebrazioni di questi giorni dovrebbero ricordare con meno retorica e più verità storica.

L’iniziativa non ha scopo di lucro. In base alla richiesta verrà fissata una produzione e il costo sarà stabilito esclusivamente in relazione a questa.

bandiera argentina-duosiciliana


da IL MATTINO

da YAHOO SPORT

Museo “Filangieri”, riapertura vicina

Museo “Filangieri”, riapertura vicina
dopo circa 10 anni, l’importante struttura tornerà a vivere

di Angelo Forgione

Dieci anni fa fu chiuso per mancanza di risorse gestionali. Nel 1998, a causa del dissesto del Comune di Napoli, il contributo per la gestione dello splendido Museo Civico “Gaetano Filangieri” di Via Duomo fu sospeso. Da allora la struttura ospitata nel quattrocentesco “Palazzo Como” è negata alla città e ai turisti, dimenticata in un silenzio doloroso soprattutto per i dipendenti che da allora sono senza stipendio. Ma ora pare che la situazione di stallo possa trovare uno sbocco se è vero quanto annuncia il Comitato civico di Portosalvo, tra i movimenti più attivi sul fronte del patrimonio culturale della città. «Dietro il portone rinascimentale di Palazzo Como, che ospita la collezione del Museo Filangieri, già fervono i lavori che renderanno fruibili al pubblico le numerose opere racchiuse nella struttura museale», dice Antonio Pariante, presidente del Comitato, che indica per l’inizio d’autunno la riapertura del celebre museo.

È più cauto Gianpaolo Leonetti, a capo della Fondazione Filangieri che gestisce la struttura, per il quale solo per fine anno si potrà accedere alla parte inferiore del museo. Sono infatti in corso dei lavori che Leonetti definisce marginali e che investono solo un’area molto limitata.

Il “Filangieri” è stato inserito finalmente nei progetti dei fondi Pit-Por-2007-2013 della Regione e nei fondi europei per il grande progetto per il Centro storico della città ma il recente blocco di tali fondi da parte della Regione ai danni della macchina Comunale ha nuovamente frenato temporaneamente i lavori.

Il museo, inaugurato nel 1888, è un piccolo gioiello nel quale sono custoditi gli oggetti della collezione privata di Gaetano Filangieri che li espose per educare il pubblico all’arte e alla cultura del bello.
Spiccano al piano terra, ora interessato dai lavori, un grande plastico di Napoli durante il XVI secolo e alcune sculture di Antonio Canova e Francesco Jerace. E ancora, abiti di gentiluomini del XIX secolo e una ricca collezione di armi provenienti da paesi orientali.

Al piano superiore sono custoditi splendidi esemplari di pastori del presepe napoletano di Francesco Celebrano e Giuseppe Sanmartino, dipinti di de Ribera, Luca Giordano, Andrea Vaccaro, Mattia Preti e Bernardo Luini. Notevole la biblioteca che contiene 15.000 titoli, 7.000 monete, la preziosa collezione Bovi, Mastroianni, il fondo D’Ambra con manoscritti relativi alla musica e al teatro napoletano tra il XVII e XIX secolo. Inoltre vi sono 150 pergamene nell’archivio della famiglia Filangieri riguardanti la storia della città di Napoli.
«Si tratta di una riapertura molto attesa che lascia sperare in una nuova stagione politica volta al rilancio dei Beni Culturali nella città di Napoli», dichiara Antonio Pariante del Comitato di Portosalvo.

Gli fa eco il Movimento V.A.N.T.O. che auspica che il Museo sia presto totalmente fruibile e che, soprattutto, sia valorizzato a dovere affinchè sia concretamente inserito negli itinerari, quegli stessi che oggi contemplano musei d’arte contemporanea che catalizzano cospicui finanziamenti e che certamente non valgono più del “Filangieri”.