“SI GONFIA LA RETE XG1 REMIX” versione 2012-13

Mancava a qualcuno e ora non mancherà più. Torna il “Si Gonfia la Rete XG1 remix” nella versione ’12-13, in una chiave musicale più godibile e più “aderente” alle atmosfere del “San Paolo”.
“Un sogno azzurro”, cantato da Eddy Napoli, portò fortuna nella settimana che condusse alla finalissima di Coppa Italia. Che il nuovo remix scandisca con buona sorte l’attesa della grande sfida di Torino e tutta l’ambiziosa avventura azzurra raccontata da Raffaele Auriemma.

Il finto tifoso Mimmo Pesce boccheggia

la caricatura di 7Gold ha vita breve, è già scomparso dal web

Il civilissimo confronto sostenuto con il regista di “DirettaStadio”, la trasmissione sportiva di 7Gold, ha sortito l’esito sperato. La protesta ha portato alla decisione di oscurare i due video di Mimmo Pesce su youtube.
L’interlocutore ci informa che, preso atto delle nostre proteste (coadiuvate da “La Radiazza” su Radio Marte), è possibile che il personaggio sia tagliato già dalla prossima trasmissione. Per questo è prevista una riunione di redazione a 7Gold che stabilirà il da farsi.

DirettaStadio… quando il trash è (7)gold

Mimmo Pesce, chi è costui? Napoli non accetta l’esasperata caricatura del sedicente tifoso azzurro costruito in laboratorio ad hoc per scimmiottare il folklore napoletano e renderlo deleterio a fini televisivi. Trecce d’aglio, corni, mortaretti, coriandoli, asciugamani, giacca appariscente, occhiali scuri, urla sguaiate, invadenza fisica, balli improbabili e tutto quello che a un certo settentrione piace pensare e proiettare di Napoli.
7Gold e “Diretta Stadio” lo fermino, subito, invece di promuoverlo in homepage del proprio sito per fare audience e “rumore”. Centinaia di messaggi di rabbia li riceviamo noi, che invitiamo a dirottare civilmente a direttastadio@7gold.tv, al profilo Facebook del cabarettista e, alla prossima diretta (qualora si ripresenterà il personaggio), tramite il form di contatto sul sito.

Criscitiello e quelle frasi sibilline. E la finanza arrivò!

il giornalista di Sportitalia non riesce più ad uscire dallo smarrimento

Michele Criscitiello, giornalista-anchorman di Sportitalia, durante la trasmissione “Calcio€Mercato” di Venerdì scorso, ha annunciato di non aver ricevuto l’accredito al match Napoli-Udinese: “Il Napoli mi ha negato l’accredito per Napoli-Udinese affermando prima di aver chiuso la lista, poi di non accettare determinate presenze allo stadio perchè sgradite alla piazza”.
Detto che la richiesta è arrivata fuori tempo massimo, va ricordato che Criscitiello, sul suo profilo Twitter, ha in bella vista la descrizione “Nato ad Avellino! 29 anni fa. Vive a Milano da 7 anni! Squadra del cuore: Avellino. In A solo Ùdin”. La dichiarazione di appartenenza all’ambiente friulano non farebbe comunque scattare l’esclusione dalla lista degli accrediti, ma è un dato di fatto che certe esplicitazioni seguite da manifestazioni poco eleganti come quella durante la festa dell’accesso ai preliminari di Champions League, allorchè Criscitiello accompagnò il coro “odio Napoli” cantato da tutta la piazza della Libertà (ma il loro idolo è il napoletano Di Natale, n.d.r.) dicendo che anche lui, anni prima, l’aveva cantato tante volte. Il ruolo di giornalista in una rete nazionale, peraltro delicata perchè dedicata allo sport e al calcio, quindi un argomento che per anni ha contribuito e continua a contribuire a diffondere malcostume, divisione e razzismo, implica cautela. Le simpatie possono essere chiarite ma le cadute di stile andrebbero evitate accuratamente e necessiterebbero di quelle scuse che Criscitiello ha sempre detto di non dovere a nessuno.
Ma forse c’è dell’altro, molto di più, ad infastidire il Napoli più che i napoletani. Certe allusioni sibilline in riferimento al sodalizio azzurro (?) e a certe operazioni di mercato che assumerebbero un certo peso alla luce dei controlli della Guardia di Finanza nelle sede azzurra della settimana scorsa. Rispondendo ad un telespettatore napoletano, a suo dire comandato, Criscitiello dichiarò così: “Bisognerebbe spiegare cosa hanno fatto in passato di nascosto alcuni amici di alcuni presidenti, quelle plusvalenze e quelle operazioni fantasma per questo o quell’attaccante. Perchè i soldi non sono rimasti in Italia? Quando paghi le tasse, tutte quante…” (guarda il video al minuto 2:19). Non è certo possibile stabilire se siano state quelle frasi ad attivare la curiosità della Finanza che dopo un mese è arrivata a Castelvolturno, ma di certo non possono aver fatto piacere alla dirigenza napoletana che già in passato aveva incassato con classe alcune dichiarazioni sui suoi rappresentanti e sull’intero ambiente napoletano.
Ma a prescindere dalla tempistica della richiesta di accredito e da incidenti diplomatici, Criscitiello al “San Paolo” rappresenta di fatto un problema di ordine pubblico e di conseguenza un rischio per la stessa società nell’ottica di eventuali ammende e diffide in caso di disordini.
Il giornalista avellinese, da conoscitore della realtà, ha in passato difeso i tifosi napoletani dal razzismo continuo negli stadi. Così come ha preso le distanze dalle discutibili frasi di Silvio Baldini circa gli appassionati di calcio napoletani. La sua emittente aveva buoni rapporti col Napoli se è vero che nell’estate 2011 trasmise la presentazione della squadra da Dimaro, presentata peraltro dalla napoletanissima Marica Giannini e da Silver Mele, con De Laurentiis in esclusiva. Ma a Sportitialia, che offre supporto alla piattaforma “Udinese Channel”, ha dato per questo un colpo al cerchio e un altro alla botte negli ultimi tempi. E dalla festa a Udine è deragliato non sapendo più riprendersi dall’uscita infelice, finendo con l’andare allo scontro frontale con Napoli, il Napoli e i napoletani. Per sua stessa ammissione, ha simpatie a Udine e non a Napoli, e ha preferito compiacere quelle. Criscitiello è un giovane e valido professionista che ha iniziato la sua avventura nazionale con obiettività ed equilibrio. La vasta utenza meridionale e napoletana di Sportitalia meriterebbero che riprendesse quelle prerogative. Purtroppo, per via della sua scaltrezza e “riconoscenza” verso l’ambiente settentrionale che l’ha stanato dall’oblio (su Twitter scrisse “Nato ad Avellino, rinato a Milano”), ha perso la bussola e si sta smarrendo. Peccato.

Multa alla Juventus: zingaro no, coleroso si! C’è un problema e non è Tosel.

arbitri e ispettori federali non sentono i cori razzisti indirizzati ai napoletani

Siamo al pastrocchio totale. Un’ammenda di 15mila euro è stata comminata dal giudice sportivo Tosel alla Juventus per cori offensivi nei confronti dell’allenatore della Roma Zdenek Zeman nel corso del match disputato sabato allo Juventus Stadium. Nel comunicato ufficiale si legge che la Juve è stata multata “per avere suoi sostenitori, nel corso della gara, rivolto continuativamente all’allenatore della squadra avversaria grida e cori insultanti e costituenti espressione di discriminazione etnica”.
Dunque, gli ispettori federali o uno dei sei arbitri ha ascoltato i cori volgari, non discriminatori, all’indirizzo di Zeman. Cosa che non accade mai, e dico MAI, quando i cori razzisti, non solo volgari. vengono indirizzati ai Napoletani. Come a Genova, ad esempio, quando i napoletani sono stati etichettati al solito come colerosi; o come proprio a Torino la settima scorsa quando i tifosi bianconeri, durante Juventus-Chievo, al minuto 13 e 30″ hanno intonato un coro di pulizia etnica inneggiante al Vesuvio.
“Zeman tu sei un figlio di…”“Noi vogliamo morto il boemo”, per quanto volgari, non sono cori razzisti. La multa arriva per il “Seiuno zingaro”. Insomma, gli juventini, e non solo loro, non possono urlare “zingaro” a Zeman ma “coleroso” ad un napoletano si. Poi piovono bottigliette dagli spalti del “Ferraris” sulla testa di Hamsik in diretta tv e viene in mente la confezione di yogurt che costò la squalifica del “San Paolo”.
Ribadisco che il problema non è Tosel ma gli ispettori federali e la sestina arbitrale. Sono loro che non riportano al giudice sportivo il quale si limita ad applicare sanzioni in base ai referti. Se nei referti non c’è scritto un fatto, quel fatto non può essere punito. E la conferma sta nel fatto che solo una volta c’è stata sanzione per cori razzisti contro i napoletani. La cosa stupì tutti a Napoli perchè gli azzurri non erano neanche in campo; si trattava di Inter-Genoa di Coppa Italia del Gennaio scorso. E sapete perchè Tosel ebbe la notifica a referto? Perchè l’arbitro era Russo… di Nola. Tutto chiaro, no?

 

 

 

Auguri Mago Walter, allenatore vincente!

di Angelo Forgione – 51 candeline per Walter Mazzarri, il comandante della barca azzurra. Vogliamogli bene e abbracciamolo, anzi teniamocelo stretto. Lui è il vero segreto del Napoli in rotta sicura e l’armatore De Laurentiis lo sa talmente bene che non vorrebbe in nessun modo affidare il timone della sua ammiraglia in altre mani.
Walter è un grande della sua categoria, e non da ora che è in testa alla classifica. Fino all’anno scorso aleggiava sulla squadra il fantasma di Pierpaolo Marino e del suo lavoro: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Zuniga, Maggio, Gargano, Hamsik, Lavezzi; lo scheletro della squadra era attribuito giustamente all’attuale responsabile dell’area tecnica dell’Atalanta. Oggi i meriti di Mazzarri sono ben più evidenti, frutto di un lavoro già molto vicino a quel ruolo di manager all’inglese che auspica per il futuro. E fa bene, perchè ne ha tutti i requisiti.
È lui che ha voluto a Napoli Edinson Cavani, convincendolo con un’intuizione e una sensibilità tattica geniale. Edi giocava a Palermo, fuori ruolo con Delio Rossi, un po’ come in nazionale. Mazzarri gli parlò direttamente, gli prospettò il ruolo di punta come a lui piaceva e lo convinse che Napoli era il posto giusto per svoltare in carriera. Gli riconosceva le qualità che fanno dell’attaccante un grande attaccante, quelle che a lui piacciono tanto: correre, sacrificarsi, dare una mano ai compagni degli altri reparti in ripiego e addirittura snaturarsi, all’occorrenza. Aveva visto in Cavani delle doti atletiche fuori dal comune. Un visionario per tutta la piazza che non fece salti di gioia al momento dell’ufficialità. Tutti, compreso chi scrive, non si scaldarono per niente all’improvviso annuncio dell’acquisto e addirittura andarono in errore di sistema la sera della trasferta in Svezia per la sfida all’Elfsborg quando alla vigilia del match venne a galla quello che era già deciso da tempo. Quagliarella, l’idolo del San Paolo voluto da De Laurentiis, non si sacrificava, non dava una mano ai compagni e non intendeva snaturarsi, e allora Mazzarri aveva convinto il presidente a venderlo per pagare il Palermo e far posto a Cavani. Apriti cielo! E chiuditi subito con la doppietta del “Matador” che, come Dio comanda, subito cominciò a far vincere la scommessa a Walter. Cavani svoltò nonostante Delio Rossi l’avesse rimproverato di non aver fatto il salto di qualità scegliendo Napoli. E oggi, da grande uomo, è riconoscente al suo mentore e alla piazza napoletana. La sua scelta, ha sempre detto, fu dettata da Dio che gli disse di scegliere la città del Vesuvio. Solo lui e Mazzarri sapevano che lì avrebbe liberato il suo talento e si fidò.
Il mister ha un peso specifico fondamentale in questo progetto. Non solo Cavani, è lui che sceglie Pandev quando all’Inter è parcheggiato con le ruote sgonfie. Lui le rigonfia e lo rimette in strada a pieni giri, poi chiede al presidente un ulteriore sforzo economico per acquistarlo. Pandev, come Cavani, ha altre offerte ma sceglie di farsi acquistare dal Napoli perchè è la scelta giusta, quella più sensata.
Mazzarri vuole Behrami a tutti i costi, lo vede più disciplinato di Gargano e può farlo giocare anche da esterno all’occorrenza. Lo indica nella lista degli acquisti. Quando arriva, Gargano va in tilt e non nasconde qualche ruggine. Finisce che il mister da il via libera alla cessione dell’uruguaiano, dolorosa per i tifosi e anche strana nella stessa sessione di mercato che ha visto la partenza di Lavezzi. Ma Mazzarri sa cosa perde e cosa guadagna.
Walter è colui che si inventa Zuniga a sinistra quando tutti lo vedono a destra. È colui che spinge Campagnaro e Maggio in nazionale, acquistati da Marino perchè lui li aveva valorizzati alla Sampdoria. È colui che amplifica le potenzialità di squadra trasformando calciatori come Pazienza, Aronica e Grava. È colui che non si scompone più di tanto se Balzaretti rifiuta Napoli. È colui che non fa una piega se i giocatori di cui decide di fare a meno vanno alla concorrenza. Semmai la fanno loro che per comprensibile risentimento finiscono col mancare di rispetto al Napoli (Quagliarella e Garano allo stesso modo).
Mazzarri lavora gomito a gomito, e con molta influenza, con il D.S. Bigon, col quale aveva lavorato a Reggio Calabria. Già, Reggio, città di cui è cittadino onorario per evidenti meriti sportivi. Indimenticabili le tre salvezze di cui una con 11 punti di penalizzazione, e sarebbe stata Europa. Irripetibile il bottino di 35 reti per la coppia Bianchi-Amoruso, la più prolifica del campionato del miracolo che vale per Mazzarri la panchina della Sampdoria. A Genova fa risorgere Cassano, a Madrid più sgonfio di Pandev all’Inter, e trasforma Maggio da difensore a tornante offensivo portandolo al bottino di 9 goal stagionali. Conduce la Samp in finale di Coppa Italia, persa ai rigori, contro la Lazio e poi lascia. Ma la sua carriera di allenatore era partita in C2 con l’Acireale, poi Pistoia e la sua Livorno condotta in Serie A. Napoli, Sampdoria, Reggina e Livorno, Pistoia e Acireale. Mai un esonero!
Arriva a Napoli dopo aver sperato nella panchina della Roma. Ma la Sensi gli preferisce il testaccino Ranieri e solo l’esonero di Donadoni gli schiude le porte della quarta società italiana per bacino d’utenza. Porta subito il suo carattere, la sua mentalità vincente, il suo spirito tenace oltre il 90°, e la squadra lo fa subito suo divenendo “il Napoli infinito”. Inizia un progetto non ricco ma oculato e vincente, passo dopo passo, anno dopo anno. Prima la qualificazione in Europa League, poi quella in Champions. Marotta, con lui alla Sampdoria, lo vuole alla Juventus. Lui vacilla, De Laurentiis non gradisce, e lo scontro si fa duro. Mazzarri, per qualche ora non è più l’allenatore del Napoli, quasi licenziato per giusta causa; Gasperini è in stand-by. Poi, quando i due non si parlano da due settimane, arriva Bigon a far ragionare i due perchè non mandino all’aria un progetto ben vivo; il buonsenso dei due prevale e Walter resta a Napoli. E così, mentre Conte risolleva i bianconeri lui conduce una grande Champions League vinta dalla squadra che aveva eliminato il suo Napoli ai tempi supplementari. E vince la Coppa Italia, proprio ai danni della squadra che l’aveva cercato, regalando alla piazza un trofeo atteso ventidue anni. È solo l’inizio perchè lui vuole vincere qualcosa di più importante e pretende garanzie da De Laurentiis. Sa che i tempi sono maturi, che la famosa “crescita esponenziale” è concomitante al ridimensionamento altrui e che a Napoli è tempo di provarci. I due si incontrano negli uffici romani della Filmauro una sera di fine Maggio, decidono di andare avanti insieme e stringono un patto d’acciaio. Non lo dicono ma lo fanno capire tra le righe che l’obiettivo è la lotta per lo scudetto. Mazzarri non rinnova e lascia il contratto a scadenza, dice che ha bisogno di stimoli ma già ce li ha. In realtà la decisione è rimandata all’esito della stagione, quando potrebbe lasciare e chiudere un percorso da vincente. È così che talvolta fanno i grandi. Ma anche no.
I difetti dell’allenatore Mazzarri ci sono, certo che si, ma spesso vengono considerati dai poco lungimiranti più grandi dei pregi. Walter è un vincente, uno che ha ottenuto risultati senza disporre di rose galattiche. Semmai, i campioni sa crearli lui. Sa incassare le critiche senza perdere il controllo. Sa attirare su di se le attenzioni scaricando la squadra di responsabilità soverchie. Sa essere chiaro nei rapporti. Sa gestire il gruppo. Sa limitare gli infortuni (col suo staff). Sa lavorare sulla mentalità e sulle motivazioni dei calciatori. Ha anche la fortuna dalla sua parte. E a Napoli ha sposato non solo il progetto ma anche la causa, comprendendo la cultura calcistica della piazza e denunciando spesso i “fucili del Nord puntati sulla squadra e sulla città”.
Tutto questo è Mazzarri, e quando finirà il suo ciclo napoletano la vera impresa sarà sostituirlo. Si, perchè il Napoli oggi è una dirigenza in cui tutto più o meno funziona, una squadra in cui ci sono tre top-player che nessuno in Italia ha, un gruppo di ottimi giocatori, un giovane predestinato a diventare il numero uno in Italia e un top-mister. Qualche addetto ai lavori lo chiama “piangina”. È solo invidia, la nostra soddisfazione.
Auguri Mago Walter, e lunga vita a Napoli!

Nino D’Angelo e la storia di Napoli, da ignorante a consapevole!

“La Juventus non può non essere odiata dai napoletani, è questione storica”.
Storia di un percorso di conoscenza, vittoria della diffusione culturale vigile

Angelo Forgione – E alla fine Nino D’Angelo studiò e divenne consapevole della storia di Napoli! E la cosa felicita perchè dimostra quanto sia efficace il lavoro di chi non accetta le falsità storiche e cerca di riattivare un senso di orgoglio in un popolo che è l’unico artefice del cambiamento o dell’immobilismo.
Nino D’Angelo è tornato a parlare attraverso le pagine de “Il Mattino” e ha spiegato perchè, secondo lui, i tifosi napoletani detestano la Juventus. Alla domanda “Perchè la Juve è antipatica ai tifosi del Napoli?”, il cantante ha così risposto: “Un vero sostenitore azzurro non può non odiarla, sportivamente. Fa parte del nostro dna, forse dipende anche dai retaggi derivanti dalla storia, con i piemontesi che vennero a saccheggiare il Sud”.
Dichiarazione frutto di una conoscenza da poco approfondita e sollecitata da tutti noi divulgatori delle verità storiche. Tutto comincia nel Febbraio di due anni fa, quando D’Angelo partecipa a Sanremo e sempre a “Il Mattino”, alla vigilia della kermesse, rilascia un’intervista-denuncia sulla condizione sociale di Napoli e del Sud che il quotidiano titola “D’Angelo, la camorra e i sottotitoli”. Tanti i temi toccati dibattendo il testo della sua canzone “Jammo jà”, compresa la questione meridionale, e D’Angelo scivola così: «Quella cartolina (Napoli) l’abbiamo inventata noi, a partire dalle canzoni. Le bandiere bianche, la resa evocata nei versi, sono colpa nostra quanto degli altri. Della destra come della sinistra. Di chi ci tratta con razzismo e di chi ha fatto tanto perché questo accadesse. Dei Borbone come dei Savoia». Insomma, chi aveva avviato un progresso di Napoli accomunato nelle colpe a chi gliel’aveva rubato. Tante le proteste dal fronte meridionalista, da diversi movimenti e associazioni, compresa quella di chi scrive: “Mi rammarico del fatto che siano stati accomunati i Borbone di Napoli ai Savoia, quest’ultimi capaci di invadere una terra ricca di monete d’oro e risorse per renderla schiava, costringendo i meridionali ad emigrare e facendo si che la camorra proliferasse. Esprimersi senza conoscenza delle vicende storiche rischia di far ancora più male alla città e fare il gioco di chi, 150 anni fa, ci ha rubato tutto”.
Nino D’Angelo fu cortese a rispondere, ammettendo la sua falla: “Non volevo dare giudizi, né prendere posizione, perchè la mia “ignoranza in materia” non me lo permette, quindi lascio a Voi, che conoscete bene la storia, la riflessione su chi abbia fatto più o meno meglio per il nostro amato Meridione. Credetemi, Nino D’Angelo è e resterà sempre uno del popolo, un “suddito”, a cui non piacciono a priori i Re….”.
Gli fu precisato che non si trattava di amare la monarchia ma di rispettare la storia di Napoli, ieri come oggi; che si trattava di guardarsi dal pericolo di vedere la sua pur bella canzone meridionalista sacrificata al cospetto di una canzone di chiaro stampo “fintopatriottico” di Emanuele Filiberto di Savoia (Italia amore mio) che faceva molto comodo alle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Ci mise poco l’artista napoletano a scontrarsi con la realtà. Lui e Maria Nazionale eliminati al festival, il principe promosso fino alla finale. Ci mise poco anche a scoprire la verità e dopo soli pochi giorni, in una nuova intervista a “Il Mattino”, si scagliò contro Emanuele Filiberto e la sua canzone definita “molto più che una chiavica” che era arrivata fino in fondo. Eloquente lo sfogo: “È un altro schiaffo dei Savoia a Napoli. Mi sento un Masaniello bastonato. In questi giorni ho studiato, mi sono documentato, ora so meglio quello che hanno combinato a Napoli e all’Italia. Ma, a parte il fatto che uno venuto dal popolo come me non ha simpatia per nessun re, il problema è musicale. Ed è grave”.
A distanza di due anni arrivò Aldo Cazzullo a sondare l’identità meridionalista napoletana per il Corriere.it e nel suo reportage fu tirato in mezzo anche Nino D’Angelo che raccontò la sua conoscenza con il mondo meridionalista dichiarandosi ignorante in storia del Risorgimento e fecendo riferimento all’episodio sanremese che lo aveva visto oggetto di un “richiamo generale” per alcune affermazioni superficiali (guarda a -02:16). Ma nelle sue parole ancora un po’ di timidezza mista ad una ritrovata consapevolezza, con molta cautela nel parlare di monarchia. Oggi Nino D’Angelo spiega il motivo per cui i tifosi napoletani diventano sempre più insofferenti alla Juventus, e in chiave contemporanea ci prende in parte. Finalmente parlando di dinamiche di popolo, a prescindere dai re. “I piemontesi che vennero a saccheggiare il Sud”, prima non sapeva, ora sa. Se non è maturazione culturale questa?!

Aggressione agli svedesi. Non sono napoletani, chiamatele bestie!

Tifosi svedesi vengono in città sfidando un viaggio scomodo per godere di una trasferta di sole, cibo e divertimento. Finiscono in ospedale in tre perchè dei teppisti camuffati da ultras li sorprendono vigliaccamente a volto coperto con coltelli e mazze da baseball in una pizzeria del centro. È il trionfo dell’ignoranza!
Non è la prima volta che certi fatti accadono nella zona, lontano dallo stadio e il giorno prima della partita. Questo è teppismo puro e la partita è un mero pretesto per creare disordini e dare sfogo all’istinto tribale di qualche anima nera in cerca del proprio diversivo premeditato. Il tifo non c’entra niente, questi non sono né tifosi né napoletani ma semplice feccia di Napoli da cui ogni vero napoletano deve prendere le distanze. Sono loro che costringono gli innamorati della città e della sua storia a dover lottare ogni giorno per ripararne i danni.
Senza leggi e pene esemplari tutti si ripeterà. Siamo loro ostaggi e paghiamo ogni giorno per chi distrugge l’immagine di una città stanca. Grazie al ristoratore per essere intervenuto in difesa dei suoi clienti con il risultato di prendersi una coltellata. È lui che ha onorato il nome dei Napoletani. E infatti ha pagato.

Intanto V.A.N.T.O. condivide l’iniziativa degli amici Carmine Attanasio e Francesco Borrelli (Verdi Ecologisti Campania) che chiedono di individuare e punire immediatamente i responsabili della vile aggressione ed invitano gli albergatori del lungomare ad ospitare gratuitamente, nelle loro strutture e per tutto il fine settimana, gli svedesi aggrediti. Gino Sorbillo della storica pizzeria ai tribunali si è gia reso disponibile ad ospitare gratuitamente fino a domenica sera, a pranzo e a cena, gli svedesi aggrediti mentre Arturo e Antonio Sergio titolari del caffè Gambrinus li invitano a colazione. I Verdi chiedono al sindaco Luigi De Magistris che il Comune di Napoli riceva poi tali tifosi e si faccia carico del loro ritorno in Svezia.
V.A.N.T.O., associandosi, chiede altresì che il Comune, una volta individuati i responsabili, si costituisca parte civile per danno d’immagine della città nel mondo. Inoltre non dimentichi di ringraziare il ristoratore e il cameriere che si sono presi delle coltellate per tentare di ripristinare l’ordine e difendere i malcapitati in una città che specialmente la sera è terra di nessuno.

il Napoli, finalmente regina del Sud!

il rapporto 2012 della Demos & PI evidenzia i grandi numeri del tifo azzurro

Angelo Forgione – La settimana scorsa, al Club Napoli Cercola avevo parlato ai presenti proprio della questione meridionale nel calcio, di quei circa 30 anni di campionato nazionale giocato da sole squadre del Nord, di differenti opportunità per fare calcio tra le due parti del paese e, con il rapporto della Demos & PI relativo al 2011 alla mano, di quel fastidioso dato demoscopico che fino a ieri evidenziava un primato della Juventus nelle preferenze dei tifosi del Sud. Fino a ieri, appunto, perchè la Demos & PI ha aggiornato il dato al Settembre 2012 sancendo nel suo annuale rapporto il primato del Napoli al Sud. Appagante per chi si batte (anche) per la diffusione della storia del paese e del calcio per far comprendere la differenza tra tifosi che si identificano nel potere e tifosi identitari. Insomma, “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”. Trovano così conferma le tante email degli ultimi tempi da parte di appassionati meridionali che, conosciute talune verità e entrati nell’orbita della consapevolezza meridionalista, hanno abbandonato il tifo per la Juventus per sposare la causa del Napoli o di altre società del Sud.
Il mondo del tifo è fluttuante, condizionato in grandissima parte dagli eventi e dalle vittorie soprattutto per i più piccoli, ma qualcosa può pur farla la cultura soprattutto in età adulta. E così l’Inter, i cui trionfi di qualche anno fa cominciano a diventare un ricordo sbiadito, perde tantissimi consensi. Più di tutte, ma non è la sola. Segno meno per le tre strisciate-stellate, salgono il Napoli e la Roma. Il che significa che il calcio malato sta scalfendo le tre squadre del potere mediatico-politico del Nord a vantaggio delle due big del centro-Sud.
Certo, la Juventus resta saldamente la squadra più amata dagli italiani ma gli scandali e la protervia dirigenziale hanno fatto evidentemente scendere le preferenze dal 29.2 al 28.5. Emblematico in questo senso il disgusto verso la dirigenza bianconera espresso da Marco Travaglio. Più contenuto il calo del quasi stabile Milan, da 16.0 a 15.8, mentre l’Inter, come detto, crolla verticalmente dal 18.6 al 14.5. La incalza il Napoli che guadagna 4.2 punti e si attesta a 13.2 mentre più staccata è la Roma a 7.3 che pure incamera un +0.8.
A confermare il calo bianconero da autocritica è anche il dato che analizza le squadre più odiate: la Juventus su tutte, detestata da milanisti, interisti, napoletani e romani indistintamente con una quota di tifosi ostili che in un anno è raddoppiata, dal 14 al 27%. Frutto evidente di una politica sportiva completamente sbagliata che i dati confermano essere perdente in termini d’immagine.
E poi il dato più coerente e atteso: fino a un anno fa la Juventus era la squadra più amata in tutte le aree del Paese, anche al Sud. Ora non più, finalmente, superata dal Napoli nel Meridione come non accadeva dai tempi di Maradona (e dalla Roma nelle regioni del centro), con un +2.3 a vantaggio degli azzurri (-2.9 nel 2011 e addirittura -10 nel 2010).
Sempre meno (23.6%) i tifosi che seguono il calcio allo stadio e tantissimi quelli che credono che gli arbitri non siano completamente “puliti” (63.3% in totale), di cui i napoletani i più diffidenti. Da non tralasciare il calo di 2.4 punti del parco tifosi in Italia rispetto al 2011, addirittura di 12.7 rispetto al 2010. In un paese in cui gli scandali, il malcostume negli stadi, l’inadeguatezza della politica sportiva, le polemiche tra i dirigenti e l’incoerenza dell’intero sistema sono in agguato, la passione per il calcio scende come non mai. Dappertutto, ma non a Napoli.

Lassù “qualcuno” non ci ama

Angelo Forgione – Quando ho appreso la notizia del furto in casa del calciatore Lamela al Torrino di Roma, che per me non è notizia perchè capita spesso, dappertutto e non solo in Italia, ho atteso e temporeggiato. Ho voluto vedere a che punto di coscienza siamo arrivati noi e a che punto di malafede sono arrivati gli altri. Bene è che la consapevolezza dei napoletani sia lievitata e lo si capisce dai tanti siti e blog anche autorevoli che si sono domandati perchè se succede a Cavani piuttosto che ad Aronica si riempiano telegiornali e notiziari sportivi di ogni tipo come non accade per un Lamela di turno. La malafede della stampa nazionale invece è sempre la stessa.
Non è che Lamela non sia Cavani, e non lo è per nostra fortuna; è che persino la frantumazione del finestrino dell’autovettura della moglie di Fideleff fa fracasso come neanche le urla strozzate di Serse Cosmi e famiglia imbavagliati e tenuti in ostaggio in uno stanzino mentre i rapinatori gli svaligiano la villa di Perugia, perchè magari i media si auto-imbavagliano in segno di solidarietà al mister.
Ora… sono passati due giorni dal fatto, e a noi piace tanto fare spudoratamente le vittime se così a qualcuno pare. Perchè è così che evidenziamo i guasti dell’informazione e perchè sappiamo che se quel qualcuno ci attende sempre al varco è perchè, lasciando stare la nostra feccia che non esitiamo a condannare, teme fortemente Napoli. Nel calcio come in tutto il resto. E scusate se è poco!
Diciamocela tutta, quel qualcuno ha fatto bene a non enfatizzare il raid a casa Lamela. Ma al prossimo massacro mediatico con Napoli nel mirino avremo una ragione in più per sentirci superiori. Non che lo siamo, ma quel qualcuno fa proprio di tutto perchè ce ne si debba convincere.