il Napoli, finalmente regina del Sud!

il rapporto 2012 della Demos & PI evidenzia i grandi numeri del tifo azzurro

Angelo Forgione – La settimana scorsa, al Club Napoli Cercola avevo parlato ai presenti proprio della questione meridionale nel calcio, di quei circa 30 anni di campionato nazionale giocato da sole squadre del Nord, di differenti opportunità per fare calcio tra le due parti del paese e, con il rapporto della Demos & PI relativo al 2011 alla mano, di quel fastidioso dato demoscopico che fino a ieri evidenziava un primato della Juventus nelle preferenze dei tifosi del Sud. Fino a ieri, appunto, perchè la Demos & PI ha aggiornato il dato al Settembre 2012 sancendo nel suo annuale rapporto il primato del Napoli al Sud. Appagante per chi si batte (anche) per la diffusione della storia del paese e del calcio per far comprendere la differenza tra tifosi che si identificano nel potere e tifosi identitari. Insomma, “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”. Trovano così conferma le tante email degli ultimi tempi da parte di appassionati meridionali che, conosciute talune verità e entrati nell’orbita della consapevolezza meridionalista, hanno abbandonato il tifo per la Juventus per sposare la causa del Napoli o di altre società del Sud.
Il mondo del tifo è fluttuante, condizionato in grandissima parte dagli eventi e dalle vittorie soprattutto per i più piccoli, ma qualcosa può pur farla la cultura soprattutto in età adulta. E così l’Inter, i cui trionfi di qualche anno fa cominciano a diventare un ricordo sbiadito, perde tantissimi consensi. Più di tutte, ma non è la sola. Segno meno per le tre strisciate-stellate, salgono il Napoli e la Roma. Il che significa che il calcio malato sta scalfendo le tre squadre del potere mediatico-politico del Nord a vantaggio delle due big del centro-Sud.
Certo, la Juventus resta saldamente la squadra più amata dagli italiani ma gli scandali e la protervia dirigenziale hanno fatto evidentemente scendere le preferenze dal 29.2 al 28.5. Emblematico in questo senso il disgusto verso la dirigenza bianconera espresso da Marco Travaglio. Più contenuto il calo del quasi stabile Milan, da 16.0 a 15.8, mentre l’Inter, come detto, crolla verticalmente dal 18.6 al 14.5. La incalza il Napoli che guadagna 4.2 punti e si attesta a 13.2 mentre più staccata è la Roma a 7.3 che pure incamera un +0.8.
A confermare il calo bianconero da autocritica è anche il dato che analizza le squadre più odiate: la Juventus su tutte, detestata da milanisti, interisti, napoletani e romani indistintamente con una quota di tifosi ostili che in un anno è raddoppiata, dal 14 al 27%. Frutto evidente di una politica sportiva completamente sbagliata che i dati confermano essere perdente in termini d’immagine.
E poi il dato più coerente e atteso: fino a un anno fa la Juventus era la squadra più amata in tutte le aree del Paese, anche al Sud. Ora non più, finalmente, superata dal Napoli nel Meridione come non accadeva dai tempi di Maradona (e dalla Roma nelle regioni del centro), con un +2.3 a vantaggio degli azzurri (-2.9 nel 2011 e addirittura -10 nel 2010).
Sempre meno (23.6%) i tifosi che seguono il calcio allo stadio e tantissimi quelli che credono che gli arbitri non siano completamente “puliti” (63.3% in totale), di cui i napoletani i più diffidenti. Da non tralasciare il calo di 2.4 punti del parco tifosi in Italia rispetto al 2011, addirittura di 12.7 rispetto al 2010. In un paese in cui gli scandali, il malcostume negli stadi, l’inadeguatezza della politica sportiva, le polemiche tra i dirigenti e l’incoerenza dell’intero sistema sono in agguato, la passione per il calcio scende come non mai. Dappertutto, ma non a Napoli.

Lassù “qualcuno” non ci ama

Angelo Forgione – Quando ho appreso la notizia del furto in casa del calciatore Lamela al Torrino di Roma, che per me non è notizia perchè capita spesso, dappertutto e non solo in Italia, ho atteso e temporeggiato. Ho voluto vedere a che punto di coscienza siamo arrivati noi e a che punto di malafede sono arrivati gli altri. Bene è che la consapevolezza dei napoletani sia lievitata e lo si capisce dai tanti siti e blog anche autorevoli che si sono domandati perchè se succede a Cavani piuttosto che ad Aronica si riempiano telegiornali e notiziari sportivi di ogni tipo come non accade per un Lamela di turno. La malafede della stampa nazionale invece è sempre la stessa.
Non è che Lamela non sia Cavani, e non lo è per nostra fortuna; è che persino la frantumazione del finestrino dell’autovettura della moglie di Fideleff fa fracasso come neanche le urla strozzate di Serse Cosmi e famiglia imbavagliati e tenuti in ostaggio in uno stanzino mentre i rapinatori gli svaligiano la villa di Perugia, perchè magari i media si auto-imbavagliano in segno di solidarietà al mister.
Ora… sono passati due giorni dal fatto, e a noi piace tanto fare spudoratamente le vittime se così a qualcuno pare. Perchè è così che evidenziamo i guasti dell’informazione e perchè sappiamo che se quel qualcuno ci attende sempre al varco è perchè, lasciando stare la nostra feccia che non esitiamo a condannare, teme fortemente Napoli. Nel calcio come in tutto il resto. E scusate se è poco!
Diciamocela tutta, quel qualcuno ha fatto bene a non enfatizzare il raid a casa Lamela. Ma al prossimo massacro mediatico con Napoli nel mirino avremo una ragione in più per sentirci superiori. Non che lo siamo, ma quel qualcuno fa proprio di tutto perchè ce ne si debba convincere.

“Tutti Pazzi per il Calcio”, parte il nuovo show del Martedì

I campionati di calcio di Serie A, Serie B e Lega Pro da Martedì 18 settembre 2012, saranno raccontati dalla conduttrice televisiva Virginia Casillo e dal suo staff di giornalisti ed esperti di calcio sui tre canali della piattaforma TELE A (Sky 901) con professionalità, leggerezza ed eleganza. Virginia sarà affiancata da un parterre degno di nota: l’ex portiere del Napoli Gennaro Iezzo, il caporedattore di Resport e capo dei servizi sportivi del quotidiano “Metropolis” Gigi Capasso, il Direttore di TuttoNapoli Francesco Molaro, il giornalista meridionalista Angelo Forgione, i giornalisti Giuseppe Libertino (Azzurrissimo.it), Alberto Cuomo (esperto di Serie B e Lega Pro) e Pietro Magri (direttore Dubito.it).
Non solo calcio, in programma anche momenti di intrattenimento con musicisti, attori e soubrette per 110 minuti di passione calcistica e divertimento ogni Martedì in diretta locale e nazionale. Faranno parte della squadra di “Tutti pazzi per il calcio” anche la cantante Simona Coppola, il musicista show-man Massimo Cannizzaro, Aniello Misto e la Sud Band, l’attore Davide Marotta ed il corpo di ballo “Totò e le Pazzarelle”.
email: tuttipazzitelea@libero.it
Facebook: Tutti Pazzi per il Calcio

V.A.N.T.O. al Club Napoli Cercola

Martedì 11 settembre alle ore 18.30, presso il “Club Napoli sezione Cercola” in via Ferrovia si terrà un incontro-dibattito sul tema “Napoli e il Sud: verità storica e orgoglio” con Gennaro De Crescenzo, Angelo Forgione e Salvatore Lanza. Una serata importante di storia e cultura tra i tifosi del Napoli nel segno di un orgoglio sempre più necessario da ritrovare sui campi di calcio e fuori. Un modo efficace e significativo per continuare la grande “battaglia” culturale per la necessaria divulgazione e per la diffusione di consapevolezza e fierezza.

Un presidente un po’ governatore e un po’ questore

De Laurentiis assicura i trasporti e rafforza l’antiscippo

Accordo in Prefettura a Napoli tra il prefetto De Martino, il sindaco Luigi de Magistris e un rappresentante del Calcio Napoli: la SSC Napoli pagherà gli straordinari per assicurare il servizio di metropolitana oltre il termine delle partite di calcio al “San Paolo” in notturna. Il servizio della Linea 2 “Piazza Garibaldi-Gianturco” dovrebbe essere garantito dalla Regione ma l’ente non ha i soldi e allora è De Laurentiis a risolvere il problema mascherandosi da amministratore pubblico e garantendo cinquemila euro per ogni partita serale. Non si tratta di stabilire se sia giusto o meno; lo è perchè una città che vuole riprendersi il suo posto tra le capitali d’Europa non può prescindere dall’assicurare certi servizi essenziali. Ha fatto il passo chi ha potuto in nome del buonsenso e il vero problema sta nel constatare che Napoli non può consentirsi al momento la fruibilità delle proprie linee metropolitane nelle ore tarde del week-end o in occasione di eventi particolari come accade nelle città di respiro internazionale.
Grazie a De Laurentiis dunque, per questo e per le sue specifiche competenze che hanno portato il Napoli ai vertici. Dove sarebbero oggi gli azzurri senza di lui è difficile dirlo, soprattutto in assenza di imprenditori locali, di altri interessati al Napoli che non siano i cardini dell’industria del Nord che mai investirebbero al Sud o degli sceicchi disinteressati al derelitto calcio italiano fatto di stadi fatiscenti. Un presidente-imprenditore prezioso che però, per troppa attenzione alla vivibilità di Napoli per i suoi tifosi e per i suoi calciatori, finisce scivolando sulla buccia di banana durante la firma-show del nuovo contratto di Cavani che assicura alla squadra le prestazioni dell’unico vero “top-player” offensivo del calcio italiano: «Napoletani, non scippate la signora Cavani, non rubatele niente, fatele capire che è una città dove si vive bene». Il presidentissimo fa un’innocente battuta ma sbaglia a definire i ladri dei “napoletani” (quelli non sanno neanche cosa sia l’appartenenza alla città) e sbaglia a rivolgersi a loro comunicando all’intera nazione l’associazione mentale tanto difficile da sradicare Napoli-ladri. A loro devono rivolgersi le forze dell’ordine in funzione di garanzia della sicurezza non dei soli calciatori ma di tutti i cittadini napoletani (questi si) e i politici nazionali e locali al momento incapaci di arginare la povertà dilagante e assicurare leggi ferree contro la micro e macrodelinquenza. Poi Aurelio cambia il tiro e si rivolge agli stessi calciatori e alla stampa: «Sono cose che capitano ovunque ed è chiaro che se vuoi portare un Rolex e guidi con il braccio fuori è possibile che ti segano il braccio. A me qui non è mai successo nulla».
Si è mai visto Agnelli cercare di arginare scippi del rolex a Vucinic o lo sceicco Al Thani quelli a Lady Ibrahimovic? De Laurentiis cade nella trappola mediatica e la alimenta inutilmente. E del resto è lo stesso Cavani a dire che «la scelta di rimanere a Napoli non è stata dettata solo dai soldi che sono importanti come l’ambiente affettuoso di una delle città più belle del mondo che non ha prezzo». Ma Aurelio è così, istrionico e spettacolare, un presidente un po’ sindaco, anzi governatore, un po’ questore, un po’ sociologo. Capace di uscire dagli schemi, a volte strappando sorrisi e altre lasciando interdetti, ma comunque senza mai cattiveria e con la consapevolezza delle potenzialità della realtà napoletana da sfruttare anche a costo di arrivare dove non arrivano le istituzioni. Prendere o lasciare, e chi scrive prende.

Boria juventina, Napoli nel mirino

una doverosa considerazione su una juventina napoletana

Angelo Forgione – Non mi appaga analizzare parole prive di grande risalto mediatico ma le tante segnalazioni ricevute mi inducono a cascarci anche perchè ciò che si legge su Tuttojuve.com a firma di Martina Gaudino, napoletana di fede juventina, è di una certa pericolosità. La “signora in rosa” si sfoga e dice «basta!». Non ce la fa più a “vivere in un sistema calcio dove si viene costantemente accusati” da napoletani e interisti e denuncia le “cadute di stile” di altri fronti e l’astio tra napoletani e juventini che sta raggiungendo livelli preoccupanti.
Martina ha ragione, la situazione è veramente preoccupante in una Nazione che, invece di creare movimenti popolari di contrasto ai veri e drammatici problemi del Paese, si perde nelle stupide faide di appartenenza calcistica per le quali si è capaci di accendere le più aspre crociate. Il calcio è arma di “distrazione” di massa capace di far dimenticare Il debito pubblico che avanza, il pil che arretra, la disoccupazione giovanile che non è più solo giovanile, i rifiuti tossici sotterrati al Sud (dalle aziende del Nord), la “questione meridionale” che vegeta, gli stipendi d’oro dei parlamentari, la cassa-integrazione degli operai, compresi quelli della Fiat (a Pomigliano) che minaccia di lasciare l’Italia mentre finanzia le milionarie campagne acquisti della Juventus per farne un veicolo di immagine. E allora la Gaudino fa benissimo a cercare di ridimensionare il tutto, ma nella maniera peggiore e col risultato di alimentare ancor più quelle tensioni che lei stessa denuncia.
Premesso che non solo gli interisti e i napoletani poco apprezzano gli juventini, forse è più giusto dire che gli juventini non apprezzano gli interisti perchè l’Inter ha beneficiato delle vicende di calciopoli (e qualche ragione pure ce l’hanno i bianconeri). Cercare la distensione facendo danni è come essere una guardia forestale e appiccare il fuoco sui monti. Martina Gaudino è una collaboratrice di Tuttojuve.com e commette un errore basilare esternando su una testata juventina, quindi letta da tifosi juventini, un proprio sfogo personale contro i tifosi napoletani che ha l’unico effetto di esacerbare gli animi dei suoi lettori, e di conseguenza dei lettori “ospiti”.
Ma qual è la caduta di stile che lamenta la Gaudino ai suoi? L’invasione di qualche buontempone-smanettone che si è impossessato della pagina Facebook di Barzagli insultando a destra e a manca. Sai che novità? Suvvia, che cassa di risonanza avranno mai certe manifestazioni, goliardiche o maleducate che siano? Non si tratta mica di uno sconcertante Rampulla in tv o di qualche testata nazionale filojuventina che il giorno del rinvio della partita di Napoli dello scorso autunno ne dissero di cotte e di crude sull’ambiente napoletano, prefetto di Napoli e presidente del Napoli compresi, nonostante la presenza di un morto per maltempo nella zona flegrea. Non si tratta mica di 30mila juventini che ogni Santa Domenica, compresa la scorsa, urlano cori discriminatori-razzisti all’indirizzo degli assenti napoletani. La caduta di stile di qualche individualità sul web, rispetto a quell’odio professato davanti alle TV di tutto il mondo, è davvero ago nel pagliaio che non può consentire uno sfogo individuale di chi può scrivere su una cliccatissimo sito. I cori razzisti li sentono milioni di persone, tranne gli arbitri che non annotano a referto come dovrebbero e così accade che il giudice sportivo Tosel non procede e l’intolleranza diventa normalità impunita. Poi finisce che i tifosi del Napoli fischiano l’inno e pagano ritorsione in termini di arbitraggio avverso alla loro squadra nella partita quasi gemella.
La rivalità tra napoletani e juventini c’è da sempre ma è degenerata con certi atteggiamenti da parte bianconera che non sono casuali. È freudiano che la Gaudino accomuni come principali accusatori, che poi sono gli accusati, napoletani e interisti. Lei sa bene che l’astio che l’ambiente juventino ha maturato verso i napoletani (tocca ripetermi ancora) è frutto del logorio causato dal processo a “calciopoli” che si è celebrato a Napoli per iniziativa degli odiati Giuseppe Narducci e Attilio Auricchio (oggi capo della Polizia Municipale di Napoli). La frustrazione che alberga negli appassionati juventini è che Napoli abbia sottratto gli scudetti che si è preso l’Inter. Maledetta Napoli, la stessa fastidiosa città di provenienza dell’odiato procuratore sportivo Palazzi che si becca un coro di insulti (impunito) perchè fa squalificare Conte, punta il dito su Bonucci e Pepe e fa gridare Agnelli al complotto. Sono talmente accecati dal risentimento gli juventini che non si accorgono che Conte paga per i suoi trascorsi senesi e che la procura di Napoli ha sostanzialmente assolto la Juventus dichiarando Moggi colpevole ma operante in proprio e che gli scudetti non gli sono stati sottratti dai giudici delle aule napoletane ma da quelli sportivi della Camera di Conciliazione e Arbitrato del CONI a Roma. Metteteci pure le tante vittorie sul campo senza furto-show in stile pechinese conseguite dagli azzurri dal ritorno a braccetto in Serie A a qui, Coppa Italia compresa che ha tolto l’imbattibilità stagionale proprio sul traguardo alla Juventus, stella d’argento e coccarda tricolore compresa, e il gioco è fatto.
In tanti accusano il mondo juventino di vittimismo e lo scritto della Gaudino avvalorerebbe la tesi, ma in realtà si tratta di ben altro. Inutile farsi la guerra a colpi di opinionismo spicciolo e prese di posizione faziose. Non lo farà il sottoscritto all’indirizzo della Gaudino che dimostra il classico disagio di vivere male la sua juventinità nell’amata (speriamo) e odiata Napoli in cui si sente reietta. Basta però che lei come tutti gli juventini, dirigenza compresa, la smettano di ostentare la loro evidente presunzione, la loro fastidiosa boria che non è vittimismo ma vanagloria che li fa sentire padroni d’Italia e del mondo intero, in diritto di difendere una posizione di ritrovato privilegio a tutti i costi, anche mostrando quella molesta protervia che li rende ormai invisi a tutti, soprattutto a coloro che seguono il calcio in quanto gioco ma non solo quello. E quindi anche a qualche juventino.
Tuttojuve.com e Tuttosport non perdono occasione, quando si presenta, di fare sarcasmo sull’ambiente napoletano. Puntualmente i tifosi bianconeri sbattono in faccia ai napoletani, ma anche ai più vincenti interisti e milanisti, i loro scudetti e le loro coppe. Ma i meridionali sanno cosa significa lavorare per la Fiat o dover emigrare al Nord per sopravvivere, sanno che il calcio è espressione “industriale” e sociale del paese e ne conserva i connotati, sanno che non ci si batte alla pari. “Napoletani accusateci pure, la poltrona è per una sola Signora”, se non è tracotanza questa? Sta agli juventini tutti, dai dirigenti ai più accecati tifosi, riflettere sulla condotta assunta da qualche tempo a questa parte. E, cortesemente, evitino di parlare di signorilità scrivendola con la esse maiuscola autoattribuendosela con stelle e tricolori; la dote è stata sperperata con le proprie mani.
Ai napoletani consiglio la massima compostezza e più impegno nelle questioni che riguardano la loro splendida città.

L’estate rovente del calcio italiano

dalla Supercoppa al via della Seria A scontri e premesse peggiori

di Angelo Forgione per napoli.com

Il Napoli vince il derby delle Due Sicilie con una rotonda tripletta e parte col piede giusto in campionato. Partita senza veleni nonostante un rigore non fischiato al Palermo per fallo di Maggio su Cetto che però ha calciato. Poche le proteste e grande onestà intellettuale di Sannino che ha riconosciuto senza esitazioni la superiorità schiacciante degli avversari. È questo il calcio che piace e che fa dimenticare per un attimo gli orrori e le nefandezze di Paolo Silvio Mazzoleni e le ombre cinesi di Pechino con cui ci eravamo lasciati prima di Ferragosto. Lo abbiamo ritrovato a dirigere la primissima partita del campionato tra Fiorentina e Udinese senza che il designatore Nicchi si sia posto il problema di sospenderlo. Un arbitro viene sospeso quando si rivela inadeguato al ruolo e con tale atto se ne certificano gli errori. È quindi chiaro che l’A.I.A. ha così “dichiarato” che l’arbitraggio di Mazzoleni fu corretto e, per punire il Napoli che se n’era andato sotto la doccia, l’ha pure promosso per il “vernissage” di Firenze.
Troppe cose non quadrano, tutto sembra una continua sfida all’umano intelletto, alla ragione e al buon gusto. Gli affronti si moltiplicano e danno corpo ad un tutti contro tutti di dimensioni bibliche; società contro gli arbitri, arbitri contro le società, Cassano contro Galliani, Zeman contro la Juventus, Carrera contro Mazzarri, Mazzarri contro Agnelli ed Elkann che bacchettano il Napoli invocando lo spirito olimpico salvo poi ricusare le sentenze della giustizia sportiva e mandare a dirle a Conte che senza lo stemma della Juventus e i suoi avvocati alle spalle ci penserebbe tre volte prima di scagliarsi contro i giudici, innocente o colpevole che sia.
La gravità dell’attacco dell’allenatore bianconero sta nel portare la faccenda in curva, etichettando i giudici come “tifosi” e rivolgendosi a “tutto il popolo juventino” che deve sapere del presunto complotto. Pericoloso e sconsiderato! La tifoseria juventina si sente così investita di un ruolo, quello della vittima designata. E siccome una tifoseria che si raduna in uno stadio è per abitudine cieca ci vuole poco a immaginare cosa potrà succedere nel corso della stagione. Alla prima di campionato, Juventus-Parma, dagli spalti torinesi sono piovute offese per tutti; per il procuratore Palazzi, per Mazzarri, per Zeman e, tanto per non perdere le sane e buone abitudini, per i napoletani. E meno male che la Juve ha maramaldeggiato tra un rigore gentilmente infiocchettato e un goal fantasma che resta fantasma a differenza di altri palloni oltre la linea del passato entrati in porta ma non sui tabellini e negli archivi della FIGC.
La differenza tra un tifoso cieco e un tifoso intellettualmente onesto sta nella differenza tra i cori juventini e le parole di Marco Travaglio che, sempre più disgustato dalla sua squadra del cuore (ma non della testa), a John Elkann ha detto di vergognarsi di cugino Andrea che ha reso più sopportabile l’onta di calciopoli del 2006, prendendosi gli insulti dei primi, i ciechi. Sembra che il calcio italiano, incapace di regalare sogni estivi agli italiani come negli anni 80-90, abbia trovato il modo peggiore per far parlare di sé e il gallo di turno si mette d’impegno per mantenere la sua posizione privilegiata sulla munnezza. Il baratto Cassano-Pazzini è il compendio delle nozze coi fichi secchi che poi sono marci perchè anche Cassano vomita veleno sul Milan e i suoi ex tifosi lo mettono nel mirino. Se il buongiorno si vede dal mattino, questa è un’alba nuvolosa che nasconde il sole.
Ma per fortuna il calcio giocato, non condizionato, ci ha regalato un po’ di divertimento e un raggio di luce, uno squarcio nelle tenebre dopo tanto disgusto firmato Cavani che ancora una volta ha dato un dispiacere ai suoi ex-tifosi e una volta ancora ha contenuto l’esultanza in quello che è stato il suo stadio. Atto spontaneo e non formale di un calciatore con qualche valore in più. Gesto che scalda il cuore sporcato negli studi di Mediaset Premium dal cinismo di Aldo Serena che ha detto di non capire “certi atteggiamenti che mortificano la bellezza del calcio”, spalleggiato da Maurizio Pistocchi che nel gesto del “matador” ha visto una mancanza di rispetto nei confronti dei tifosi del Napoli. I quali invece apprezzano, applaudono e ringraziano pure.
Calcio che trita tutto, anche quei pochi valori residui. Manca il buonsenso oltre i soldi e le idee. Quello che in un passato neanche tanto lontano consentiva di nascondere il volto brutto di uno sport che già si trasformava in show-business. A proposito, Corrado Ferlaino ha parlato con Dario Sarnataro per “Il Mattino” e ha fatto una battuta per commentare il furto di Pechino: «Dopo 150 anni i piemontesi ci hanno fregato un’altra volta. Allora si servirono di Garibaldi, stavolta di Mazzoleni». Non era solo una battuta, di Ferlaino è nota la conoscenza e la passione per le vicende storiche di Napoli condivisa con l’ex moglie Patrizia Boldoni. E l’ex presidente non ha fatto riferimenti casuali perchè sa bene che gran parte delle mille camicie rosse era bergamasca, proprio come Mazzoleni. Ma se il buon Corrado, negli anni degli scudetti, avesse dato ascolto alla sua passione invece di accontentare la sua ex signora affascinata dalla figura di Napoleone oggi non avremmo la N napoleonica sovrapposta all’azzurro borbonico. Chi conosce la storia di Napoli sa che l’epoca di Napoleone iniziò con furti e ruberie all’ombra del Vesuvio (vero Championnet?). Poi arrivarono i piemontesi, mezzi francesi con l’aiuto degli inglesi. E la storia si ripete, non solo nel calcio. Caro Ferlaino, ma allora te le cerchi?!

Napoli nemica giurata, deve pagare… e paga!

Napoli nemica giurata, deve pagare… e paga!

giustizia sommaria contro quella ordinaria e sportiva

Angelo Forgione – Dobbiamo rendercene conto. Napoli è una nuova nemica giurata della Juventus, al pari delle forze economiche di Milan e Inter. Come lo è diventato se i capitali messi in campo dal fastidioso De Laurentiis non sono ingentissimi? Non solo per la competitività gestionale e quella tecnica espressa in campo in questi anni, non solo per la sottrazione della stella d’argento sulle maglie bianconere, ma anche e soprattutto per quella grande spina nel fianco del corpo juventino che fa sanguinare: la giustizia, ordinaria e sportiva. Napoli è detestata perchè la sua Procura della Repubblica ha condotto il processo di “calciopoli” che ha fruttato la Serie B e cancellato due scudetti, ovvero la famigerata terza stella della discordia. Napoletani sono l’ex procuratore Lepore, il PM Narducci e il Tenente Colonnello Auricchio così come napoletano è il procuratore federale Palazzi, grande accusatore dei prosciolti Bonucci e Pepe ma soprattutto dello squalificato Conte (solo per ora, ma la squalifica in panchina è comunque una farsa) cui, non a caso, è stata dedicata la vittoria. Napoli è odiata dalla Torino e dall’Italia bianconera e deve pagare per il sangue versato, per i continui “fastidi”. Mettiamoci poi un De Laurentiis ingombrante e i fischi all’inno nazionale italiano che Abete, Petrucci e l’Italia intera non hanno gradito. A Pechino Napoli ha pagato e, col senno di poi, ognuno discerna se sia stata solo sfortuna o se l’avvertimento sia stato recapitato tramite un corriere col fischietto tra le labbra.
È tutto qui il livore di quotidiani e siti schierati che non vedevano l’ora di veder perdere Napoli, non solo il Napoli, di scrivere fiumi di sprezzo e puntare il dito verso chi ha protestato per il danno e non verso chi ha danneggiato. L’assenza del Napoli durante la premiazione è un po’ come i fischi all’inno nazionale, cioè il disappunto di chi ha capito di aver subito un danno non casuale. E allora grande spreco di pareri di Xavier Jacobelli, Giancarlo Padovan, Giuseppe Cruciani, Tony Damascelli e i vari bacchettatori per cui quella di ieri è una sceneggiata di Pulcinella senza precedenti. Col primo ho avuto un personale botta e risposta interrotto dall’esercito di indignati per un’affermazione scorretta purtroppo non rettificata. Cruciani invece, come suo solito, non si è confrontato censurando chi non la pensa come lui anche se educatamente. Complimenti vivissimi a tutti!

Supercoppa, in Cina vincono Juve, arbitri e disgusto

Supercoppa, in Cina vincono Juve, arbitri e disgusto

16mila chilometri a/r per “valorizzare” il solito volto della Serie A

Che senso ha andare in Cina a promuovere il calcio italiano e poi esportare il peggio del movimento calcistico nazionale? Che senso ha che un arbitro, ben spalleggiato dai suoi collaboratori, si issi a protagonista indiscusso indirizzando e rovinando una gara fino a quel momento ben combattuta? No, non c’è nulla di logico in tutto questo.
Mi hanno raccontato di piccoli tifosi del Napoli in lacrime per la frustrazione. Tutto questo è diseducativo, immorale. Poi è normale che i bambini si attacchino al potere e ingrossino il popolo juventino piuttosto che milanista o interista. Così si indirizzano da sempre le forze del calcio in Italia.
Ricordo che quando nel 2007 un Bergonzi in confusione decretò due rigori inesistenti al Napoli vincente sulla Juventus per 3-1, De Laurentiis si scusò con l’allora presidente bianconero Cobolli Gigli che gridò allo scandalo insieme a tutta la stampa e le tv nazionali. Oggi non gli si può imputare di aver fatto disertare alla squadra la cerimonia di premiazione. Mancanza di sportività e rispetto? La mancanza di sportività e rispetto non sta né in questa comprensibile protesta né nell’infierire cercando il goal in condizioni di netta superiorità ma semmai nell’esultare in campo e in panchina dopo averlo trovato facilmente.
Oggi non si è esportato il marchio della Serie A in Cina ma evidentemente un altro marchio perchè nessuno aveva l’obiettivo di preservare e valorizzare lo spettacolo. Dopodiché non c’è più da stupirsi per gli stadi fatiscenti di “Italia 90”, della fuga dei talenti, della violenza, del razzismo, del doping, delle schede telefoniche svizzere, dei passaporti falsi e del calcioscommesse. Al momento da noi resta solo la competizione ma se si sacrifica anche quella meglio che diciassette squadre si iscrivano ad un altro campionato prima di inoltrarsi nel “buongiorno” dopo aver visto il mattino.

Marco Travaglio, uno juventino disgustato

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Tuttosport, solita descrizione di una certa Napoli

Tuttosport, solita descrizione di una certa Napoli

“Insigne & c. al mercato del falso dove non devono imparare”

Che la falsificazione dei brand sia un’arte illecita anche napoletana è risaputo. Non lo scopriamo oggi e non lo scopre Guido Vaciago di Tuttosport che però ricama come al solito sulla presunta visita dei giocatori del Napoli al “New Silk Market” di Pechino: “Tra un allenamento e l’altro, comunque, c’è tempo per un pò di shopping e ieri nel famoso centro commerciale del fake, ovvero il tempio del falso made in China, sono stati avvistati Insigne e altri giocatori del Napoli. Si sono ovviamente sprecate le battute sul fatto che in fatto di griffe falsificate a Napoli non devono imparare niente da nessuno”.
In primo luogo bisogna specificare che quel mercato è la terza meta turistica di tutta la Cina dopo la “Città proibita” e la “Grande Muraglia”, ci sono centinaia di bus turistici parcheggiati nel piazzale antistante che scaricano fiumi di curiosi provenienti da ogni continente. È normalissimo che i calciatori del Napoli, così come quelli della Juventus e di ogni squadra di passaggio nella capitale cinese, possano essere attratti nel tempo libero da questa particolare attrazione, ed è quindi gratuito discutere su tutto ciò che ci sta attorno solo perchè si scrive su un giornale sportivo torinese di quel che possono essere gli effetti collaterali, quindi negativi, dell’ingegno napoletano. Non è da discutere la notizia in sé stessa ma la caduta di stile di Vaciago che scrive “Insigne e altri giocatori del Napoli” facendo di un napoletano l’emblema di questa spedizione senza precisare chi siano gli “altri giocatori” che potrebbero essere settentrionali o stranieri. Non è citato Cannavaro, quindi presumibilmente non era con Insigne e compagnia. Se non ci fosse stato Insigne forse questo momento di relax non sarebbe stata neanche segnalato. Non discutiamo la notizia, discutiamo semmai il ricamo chiaramente inquadrato nella classica denigrazione velata. È una questione di etica e di rispetto che troppo facilmente a qualcuno viene a mancare.