I massacri del Risorgimento non sono una fiction

Imma Tarantanni, produzione Rai ambientata a Matera, in una scena trova l’occasione per raccontare senza veli la triste verità del Risorgimento e della guerra al brigantaggio.

«Ma ti rendi conto che questi… “galantuomini” sono finiti nei libri di storia come gli eroi del Risorgimento? I “grandi” che hanno fatto l’Italia»

Tratto da Napoli Capitale Morale:

La formazione scolastica di base, assegnata a ministri massoni quali Francesco De Sanctis, Michele Coppino e Guido Baccelli, fu la prima cura dell’Italia unita, dottrina d’ingegneria sociale della Massoneria del secondo Ottocento, impegnata nell’obiettivo di diffondendo la fede laica nell’Unità. Nacque una narrazione del Mezzogiorno calunniosa e una romanzata Storia Patria di tutti, che in realtà non apparteneva a nessuno, riempita di un tronfio spirito dei miti fondanti della Nazione e delle battaglie che avevano condotto all’indipendenza. Tutto passava per la celebrazione dei Padri della Patria italiana, cioè ladri della patria napolitana, massoni elevati a somme figure morali della moderna storia nazionale nei libri di storia, negli odonimi stradali e sui basamenti monumentali dello Stivale, dove ancora li si ritrova ben saldi a indicare ai meno sprovveduti quanto influente sia la Massoneria in un paese di profonde radici cattoliche.

Ma la realtà non è una fiction. La puoi sotterrare, ma è un seme che prima o poi germoglia.

È made in Naples il miglior panettone artigianale: Ischia e Pompei sul tetto del mondo

Angelo ForgioneAl Salone Internazionale dell’Ospitalità Professionale di Milano – Rho è andata in scena la finale del “Panettone World Championship”, un contest internazionale organizzato dai “Maestri del Lievito Madre” che ha messo a confronto fra loro le differenti culture di chi produce il panettone artigianale partendo dal lievito madre. Perfezione della lievitazione, eleganza delle forme, metodo d’impasto e cottura, scelta degli ingredienti, finezza ed equilibrio gustativo, originalità e colore; questi i fattori sui quali si è dipanata la sfida mondiale in tre fasi, dallo scorso luglio a oggi, alla quale hanno partecipato decine di pasticcieri tra milanesi, italiani di varie provenienze e anche due giapponesi di Tokyo, un australiano di Sydney e uno statunitense di New York.
Trentadue finalisti in gara e due diverse giurie per due premi separati: una tecnica, formata dai più noti e qualificati pasticceri e chef nazionali ed esteri, e una critica, formata da giornalisti di settore, esperti gourmet e accademici. Il premio della tecnica è andata ad Alessandro Slama del locale Ischia Pane di Ischia. Premio della critica, invece, a un altro campano, Salvatore Gabbiano della Pasticceria Gabbiano di Pompei, sempre nel Napoletano.
Non è una novità che i panettoni artigianali meridionali battano quelli lombardi nei panel di assaggi e nelle diverse competizioni che hanno il dolce milanese per protagonista. Il segreto, oltre all’utilizzo del lievito madre, sta nell’arte della panificazione di qualità che appartiene per tradizione al territorio, e di ingredienti esclusivi. Agrumi e frutti vari, fichi del Cilento, nocciole di Giffoni, creme al limoncello e al pistacchio e tanti altri ingredienti autoctoni hanno rinnovato il severo disciplinare dei milanesi.

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L’ossessione di Cruciani

Angelo ForgioneE pazienza, caro Cruciani. Sono costretto a indugiare malvolentieri di nuovo su di te.
Come la tua amica Selvaggia, anche tu hai fatto il marchettone anti-napoletani con un carico di mottini ricevuti dall’ufficio stampa del Buondì Motta (Bauli), ma non è questo un problema, figuriamoci; è notoriamente il vostro pessimo stile, e vi fa onore che non ne facciate mistero.
Mi fa in qualche modo piacere che il marchettone l’abbia messo in scena davanti le telecamere e i microfoni espressamente per me, con il fallimentare intento di farmi indispettire. Mi lusinga tutta questa considerazione, e però non posso proprio ringraziarti. Lo farei se tu fossi personaggio di ben diverso spessore culturale e umano. E invece sei solo un buon provocatore pruriginoso, e ti diverti ora a storpiare il mio cognome, anche se lo conosci benissimo, perché mi leggi con interesse e, unitamente a Francesco Paolantoni e Germano Bellavia, mi hai messo da tempo nella lista dei nemici, posizione che è per me un onore, credimi. Ma vedi, io non ti considero più del dovuto, che è poco, e non cerco di intimidire nessuno, tantomeno te. Io scrivo di storia, di cultura, di sport, costume e società in chiave identitaria, e se quel che produco in lettere ti infastidisce perché inoppugnabilmente inconfutabile dagli anti-napoletani di professione come te, il problema è esclusivamente tuo e di quelli come te. E dev’essere anche un problema serio, a giudicare da quel che mi dici in forma plurale: “ne sappiamo molto più di voi”. Hai forse qualche complesso di inferiorità, caro Giuseppe? Suvvia, sei un gigante dell’etere, fomentatore di bassa lega, e io un piccolo divulgatore di alta napoletanità… una zanzara fastidiosa, per te, direi.

Incontro a Pompei

Ci vediamo stasera, se volete, al win&food Vincanto di Pompei (NA). Se vi va di chiacchierare insieme, magari bevendo una bollicina offerta dalla casa, prenotatevi per tempo al 3929971314. L’ingresso è gratuito ma i posti sono limitati.

Un incontro con me per parlare di Napoli, di napoletanità, di una grande cultura universale, dei miei lavori e de “la grande storia del pomodoro da Napoli alla conquista del mondo”, ovvero de Il Re di Napoli, che, vi assicuro, non è per niente roba da poco. Facendovene conoscere la storia, potrei farvi cambiare il modo di assaporarlo.

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Alta criminalità al Nord, e il Ministero smentisce che il Sud denuncia meno

Angelo ForgioneIndici di criminalità elaborati da Il Sole 24 Ore in base ai dati forniti dal dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno e relativi al numero di delitti commessi e denunciati nel 2018. La maglia nera per numero di reati riportati nel corso del 2018 spetta alla provincia di Milano che, con 7.017 denunce ogni 100mila abitanti, mantiene la leadership poco lusinghiera fotografata già nei due anni precedenti. Subito dietro, Rimini e l’incalzante Firenze (in forte crescita), rispettivamente con 6.430 e 6.252 illeciti rilevati. Poi Bologna, Torino, Roma, Prato, Livorno, Imperia, Genova, Savona, Parma, Pisa, Venezia, Ravenna e Modena davanti alla prima città meridionale in classifica, Napoli, al diciassettesimo posto. Non è una novità, così come non è nuova l’analisi applicata: «Nord criminale, ma al Sud si denuncia poco», dicono quelli bravi. Ma sono veramente così bravi?
Che al Sud si denunci di meno lo sostengono i media, e così finisce per pensarla l’opinione pubblica. Lo ha detto persino il Tgr Campania, nell’edizione pomeridiana del 14 ottobre. Titolo: “Nella classifica criminalità del Sole 24 Ore, Napoli diciassettesima ma lo scarso numero di denunce condiziona il dato”. Guardi con attenzione il servizio e comprendi che si tratta di un dubbio (insinuato), non di uno studio del fenomeno:
«La fotografia è stilata tenendo conto delle denunce. È qui il primo nodo: risulta difficile credere che, nella classifica sulla criminalità, Napoli venga dopo Parma o Modena. Al Sud si denuncia molto meno rispetto al Centro-Nord».
Ma nessuna prova di tale teorema, che teorema resta.


Credere che Napoli venga dopo Parma o Modena risulta difficile perché siamo tutti abituati a credere che Napoli e il Sud siano il regno del crimine. È una visione discriminatoria della cosa non suffragata dai dati e neanche dallo stesso Ministero dell’Interno, che, nel recente Rapporto Criminalità, informa testualmente come il teorema delle mancate denunce al Sud sia falso e retaggio del razzismo positivista del secondo Ottocento, quello dei Lombroso, dei Niceforo e dei propagandisti della borghesia settentrionale che plasmarono l’opinione pubblica anti-meridionale, cioè il pregiudizio settentrionale, nei primi anni dell’Italia unita, e che ancora oggi sono pretesto per discutibili mostre che sbattono in faccia ai visitatori le faccia dei “delinquenti napoletani”.
Leggiamo, dunque, cosa è scritto nel Rapporto Criminalità del Ministero dell’Interno, perché magari l’autorevolezza della fonte, la stessa consultata da Sole 24 Ore, può aiutare a riflettere più profondamente:

Ogni reato ha una sua precisa distribuzione a livello territoriale che è riconducibile a quelle caratteristiche che distinguono i borseggi dagli scippi e dai furti in appartamento. Ad esempio, questi ultimi sono più diffusi al Nord, mentre al Sud si rileva un maggiore numero di scippi.
Questa è un’osservazione importante da tenere a mente perché smentisce l’opinione comune che tutti i reati siano in larga misura più frequenti nel Sud rispetto al Nord Italia. Si tratta di una credenza piuttosto diffusa e duratura nel tempo che si può far risalire alla scuola positivista italiana alla fine del XIX secolo quando venivano attribuiti i più alti tassi di delinquenza – sia violenta che contro la proprietà – al meridione sulla base di aspetti razziali e indicatori socioeconomici delle due aree geografiche. È invece possibile distinguere storicamente tra i reati contro la proprietà effettivamente più frequenti nel Nord e i reati violenti più diffusi al Sud. Nel caso dei furti, furti in appartamento e borseggi avvengono di più al Nord e gli scippi al Sud. Ciò non dipende, come sostengono alcuni, da una diversa propensione a denunciare i reati subiti da parte dei cittadini sulla base di un supposto maggior senso civico di chi vive nelle regioni settentrionali. Le indagini di vittimizzazione hanno infatti mostrato che si denuncia di più quanto più alto è il valore della refurtiva e quando è stata stipulata una relativa assicurazione. I diversi tassi di furti, scippi e borseggi tra Nord e Sud si spiegano meglio sulla base delle opportunità che si presentano sul territorio e in base agli stili di vita e alle attività della popolazione.

Tradotto in soldoni, il Ministero degli Interni avverte che i reati sono più frequenti al Nord perché lì c’è più benessere che al Sud, e questo alletta il crimine. Ciò accadeva anche a fine Ottocento, quando il positivismo plagiava le teste degli italiani, e lo mise nero su bianco il politico Napoleone Colajanni analizzando la delinquenza della città di Napoli in confronto a quella di Milano, dimostrando che, complessivamente, dati del triennio 1896-1898 alla mano, i reati nella città lombarda, allora senza meridionali ed extracomunitari, erano in numero maggiore che in quella campana, nonostante l’eccessiva pressione daziaria del Regno d’Italia dei Savoia cui erano stati sottoposti i napoletani, superiore a quella esercitata sui milanesi, avesse comportato, tra il 1872 e il 1899, sofferenti condizioni di povertà e parassitismo. I dati furono commentati da Francesco Saverio Nitti nella sua pubblicazione Napoli e la questione meridionale del 1903.

Qualche anno fa, anche un’indagine svolta dall’Università Suor Orsola Benincasa, fondazione Polis e centro Res Incorrupta, evidenziò che le denunce nel Meridione erano in linea con i dati europei, smentendo la teoria del Sud più restio del Nord a denunciare. Roba da lombrosiani che ancor ci travolge, e travolge anche le redazioni dei telegiornali locali, che dovrebbero essere invece in prima linea nel riportare, almeno in casa, quel che il Ministero degli Interni e le ricerche accademiche hanno evinto per ripristinare l’equilibrio di giudizio.

Qualcuno provi dunque a sfidare i luoghi comuni e a sostenere che Milano è la città della delinquenza, più di Napoli, e che il Nord è più criminale del Sud, come statistiche e rapporti dimostrano. Perché un conto è la criminalità reale e un altro è la criminalità percepita.

Selvaggia Lucarelli e il Buondì, è amore vero

lucarelli_buondi_1Angelo ForgioneNon è bastata l’incursione di Giuseppe Cruciani sulla querelle dello spot del Buondì Motta (Bauli). A dire la sua è stata anche la provocatrice Selvaggia Lucarelli, che la sera del 23 settembre, non appena approntata la nuova campagna del Buondì Motta (Bauli), aveva corteggiato i tipi social del Buondì con un post facebook arricchito da 14mila reazioni, al quale i tipi social del Buondì non si erano mostrati insensibili, rispondendo alle lusinghe con una bella immagine pubblicitaria dedicata alla golosa Selvaggia. Così, di slancio, era partita la storia di Enza, la deficienza artificiale, sulla pagina della merendina prima che iniziasse la trasmissione degli spot televisivi. Dopodiché, l’ufficio stampa del Buondì, due settimane dopo, aveva fatto recapitare alla Lucarelli un galante carico di irresistibili merendine.
lucarelli_buondi_2In gergo commerciale, qualcuno la chiamerebbe marchetta, ma io non penso che si sia trattato di qualcosa di diverso dal vero afflato, autentica e spontanea passione per il paffuto mottino da parte della seguitissima Selvaggia. E allora, appena ricevuto il dolce dono, eccola dare prova di amore e complicità con un articolo per Il Fatto Quotidiano per proteggere il desiderato e irresistibile Buondì da quei per nulla autoironici napoletani che il giorno prima avevano avuto da precisare che la “musica Napoli” non è “musica neomelodica”. Uno scritto proposto anche su facebook, pieno zeppo di stereotipi con cui i napoletani venivano presi per i fondelli e accusati di prendersi troppo sul serio.
Chi gioca sulla pelle di un popolo è magari la stessa gente che nel 2008, alla vigilia degli Europei di calcio, sostenne la protesta per la campagna pubblicitaria della catena tedesca Media Markt (Media World in Italia) che aveva per protagonista uno stereotipato tamarro italiano con occhiali da sole e pesante catena d’oro al collo. Un chiasso diplomatico tra Italia e Germania, e si scomodò persino l’ambasciatore italiano a Berlino. Una deputata del PD invitò gli italiani in Germania al boicottaggio della catena commerciale. Risultato: Media Markt decise di ritirare lo spot.‬ Cosa voglio dire? Che quando si tratta di italiani stereotipati dagli stranieri, gli italiani perdono la loro amabile autoironia, non ridono, e scatta addirittura la protesta internazionale. Quando si tratta di napoletani stereotipati dagli italiani, invece, i napoletani sono i soliti vittimisti fastidiosi che non sanno farsi una risata. Insomma, così funziona in Italia: Italiano stereotipato all’estero uguale protesta, napoletano stereotipato in Italia uguale vittimismo.
lucarelli_crucianiCopiato e incollato come commento al post di Selvaggia Lucarelli, raccogliendo centinaia di consensi. Poi, all’alba, il commento spariva, come inghiottito nel cuore della notte, prima che chi scrive fosse interdetto dalla pagina della Signora perché in tanti le avevano chiesto di rispondere alla mia analisi e alla mia risposta al suo irridente articolo invece di mettere in risalto gli insulti e le minacce. Perché la Lucarelli solo insulti e minacce gradisce, e quelli attende dopo provocazione ad hoc, non confronti sul piano culturale e intellettuale, altrimenti non sarebbe Selvaggia Lucarelli. Lei, come Cruciani, vuole i napoletani rispondenti a un certo stereotipo, che è poi quello combaciante con la musica dello spot Buondì.
Quando i provocatori di mestiere, seminatori d’odio per interesse di tasca, toccano il fondo, mostrano il loro spessore iniziando a scavare. E per quanto sia normalmente corretto ignorarli, scrivono su giornali importanti e hanno un seguito enorme sui social, e non gli si può consentire di infangare un popolo e la sua cultura con irriverente ironia.
Ridere si può, certo, per non piangere. Carta o bancomat, napoletani, pagate voi.

 

 

 

‘Dov’è la Vittoria’ premiato al Campus 3s

Dal 10 al 12 ottobre, alla Rotonda Diaz di Napoli, in programma il Campus3s Givova NAPOLI 2019 di Tommaso Mandato, un immenso ospedale da campo dove tutti potranno recarsi per visite gratuite in varie specialistiche.
Nel cartellone della manifestazione, anche il ‘Premio per la Letteratura dello Sport e della Salute’, che sarà assegnato a Dov’è la Vittoria e ad altre interessanti opere letterarie. Appuntamento venerdì 11, alle ore 18sul palco centrale della manifestazione, per dibattere di passione sportiva che va oltre con i premiati e diversi personaggi di spicco del mondo dello sport.

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