Crollo Galleria Umberto I non casuale e non isolato

La lunga lista dei momumenti di Napoli che crollano. E l’Unesco aspetta.

Angelo Forgione – Napoli crolla. E non ce ne accorgiamo solo oggi che un ragazzo di quattordici anni è finito sotto i calcinacci della Galleria Umberto I. L’incuria e l’imperizia hanno aggiunto degrado a degrado. Monumenti, palazzi, alberi, lampioni… La mancanza di manutenzione e, soprattutto, di una cultura del decoro e della conservazione dei beni sta presentando il conto da qualche tempo.
Dopo decenni è arrivato il momento del dramma monumentale per il Centro Storico di Napoli, il più esteso d’Europa, e per tutto quello che gli gravita attorno. L’Unesco lo sa benissimo da tempo, e perciò ha deciso di stanziare un bel gruzzolo di euro per riqualificare il cuore di Napoli e non perdere tutto l’antichissimo patrimonio artistico e storico che custodisce. Da Parigi c’è l’attenzione ma a Napoli manca ancora l’azione, che si perde tra ipotesi, dibattiti, progetti e liti tra Comune e Soprintendenza, che non riescono neanche a far rigar dritto i privati. Ma mentre il medico studia il malato muore. Chiese, palazzi storici e monumenti vari sono già coinvolti nella stagione dei crolli, che è iniziata da tempo. Camminare per Napoli, se i cornicioni non mettono a rischio la vita, è una tristezza infinita. Gran parte dei monumenti e degli edifici storici di Napoli sono imbragati, in attesa del miracolo finanziario. E I “visitatori” più assidui  sono diventati i Vigili del Fuoco, pronti a intervenire per spicconare e piazzare reti e teloni di contenimento. Basta alzare lo sguardo e se ne vedono ovunque: Galleria Umberto I, Galleria Principe di Napoli, facciata laterale del San Carlo su piazza Trieste e Trento, Palazzo Salerno, Guglia dell’Immacolata, Guglia di Santa Maria di Portosalvo, Basilica di Capodimonte, Complesso monumentale dei Girolamini, Ponte di Chiaia, Cassa Armonica della Villa Comunale, cortili interni di Palazzo Reale ed edifici nei Decumani. Sono solo alcuni degli sbriciolamenti della storia e della cultura in corso. Senza contare il cedimento del palazzo ottocentesco Guevara di Bovino alla Riviera di Chiaia. E meno male che alla Basilica di San Francesco di Paola sono iniziati i lavori di restauro. Inevitabili dopo la caduta dei calcinacci del porticato. Tutti sapevano che la Galleria Umberto I sputava pezzi su ogni versante da dieci anni almeno. Prima o poi qualcuno ci sarebbe finito sotto. Ma il problema non è circoscritto. Crollano Pompei e la Reggia di Caserta, e non ci vuole molto a capire che la crisi per un’area antichissima come quella napoletana è di sistema.

Anche la SRM smentisce la teoria del Sud zavorra

Angelo Forgione – L’economista Paolo Savona, coadiuvato da Zeno Rotondi e Riccardo De Bonis, nella pubblicazione-studio “Sviluppo, rischio e conti con l’estero delle regioni italiane” e avallato anche dai colleghi dello Svimez, aveva già quantificato in 63 miliardi la somma che, a fronte dei 50 che scendono al Sud dal Nord, ogni anno fanno il percorso inverso, frutto della vendita di merci prodotte nelle regioni ricche del Settentrione competitive nel Mezzogiorno ma non in Europa, quelle che detengono e fanno di tutto per detenere la maggior quota di ricchezza prodotta (guarda il video).
Ora arriva anche il dato del rapporto “L’interdipendenza economica e produttiva tra il Mezzogiorno ed il Nord italia. Un Paese più unito di quanto sembri“, curato dalla SRM, la Società di studi e ricerche sul Mezzogiorno, che tra i soci annovera il gruppo Intesa Sanpaolo e il Banco di Napoli. L’esito dello studio supporta indirettamente le conclusioni di Savona-Rotondi-De Bonis ed evidenzia che il Mezzogiorno è importatore netto di risorse dall’esterno, mente il Centro-Nord, al contrario, è esportatore netto verso l’esterno. Massimo Deandreis, direttore generale SRM ha dichiarato: “Con questa ricerca si vuole offrire una riflessione sulla necessità di superare la visione solo dualistica del rapporto Nord-Sud a beneficio di una maggiore consapevolezza delle interdipendenze esistenti. Il Mezzogiorno ‘importa’ risorse per il 30% dal Centro-Nord che a sua volta ne ‘importa’ per il 25% dal Mezzogiorno. Per ogni investimento nel Sud si attiva una rilevante quota di produzione al Centro Nord. Se a questo aggiungiamo che settori industriali importanti per il nostro Paese, come quelli automotivo, aeronautico e agroalimentare, hanno nel Mezzogiorno un peso in termini di fatturato, export e occupati molto rilevante per le rispettive filiere, si capisce pienamente che il rilancio dell’economia del Mezzogiorno è una condizione essenziale per la ripresa dell’intero Paese”.
Il monito, dunque, è che bisogna far crescere il Paese in maniera meno squilibrata, puntanto sul rafforzamento della risorsa Sud e investendo nel Mezzogiorno per una rilevante ricaduta positiva sul resto del Paese, uscendo dalla visione dualistica imperante e prendendo atto che le interdipendenze economiche tra le due Italie sono un dato di fatto.

Notte d’arte 2013

Bellissima iniziativa di valorizzazione del magnifico Centro Storico di Napoli, patrimonio mondiale dell’Umanità. Sabato sera andrà in scena una “Notte d’arte” e Cultura. La seconda municipalità di Napoli, dopo il successo dello scorso anno, ha riproposto l’iniziativa  ampliando la zona interessata all’evento che partirà, quindi, dai Quartieri Spagnoli fino ad arrivare a Piazza Mercato, proponendo come tema “la cultura delle differenze”, accostata allo slogan in napoletano “Nun restà ‘o scuro”, per esaltare il mix di culture che caratterizza da sempre il cuore urbano di Napoli. Un misto di arte, cultura, musica e cucina che inizierà alle 18 per finire alle 4 del mattino, e sarà supportato dal potenziamento dei mezzi pubblici: metropolitane e funicolari chiuderano alle ore 3, mentre il traffico veicolare prevede la chiusura al traffico dalle 18 nella zona delimitata da via Pessina angolo via Broggia, via Monteoliveto, via Gesù e Maria, Calata Trinità delle Monache altezza corso Vittorio Emanuele.

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A margine va evidenziato, per amore della lingua napoletana, che lo slogan “NUN RESTA’ O’ SCURO” è scritto male. Sull’articolo LO si pone l’aferesi che fa cadere la consonante L, e non l’accento (‘O SCURO). Può apparire una facezia, ma l’iniziativa è culturale e un errore del genere è un autogoal.

CNR: a costruire case antisismiche ce lo insegnano i Borbone

Angelo Forgione per napoli.com Non dimentico quando Paolo Villaggio disse che “la cultura meridionale borbonica è la piaga di tutta l’Italia”. Entrai in polemica con lui in un confronto telefonico su Radio Marte (guarda video) e poi scrissi in Made in Naples un capitolo/”mattone” dedicato per intero a “LA PROTEZIONE CIVILE E IL GOVERNO DEL TERRITORIO” in cui descrissi come Napoli e il Sud borbonico primeggiassero nella stesura e nell’applicazione, tra le varie cose, di leggi antisismiche all’avanguardia, e di tutto ciò che concerne la difesa attiva del territorio (guarda video).
Ora arriva il CNR a dimostrare scientificamente che le norme antisismiche dei Borbone sono ancora all’avanguardia, parlando del primo sistema antisismico pensato per fronteggiare i terremoti e della costruzione di edifici con “una rete di legno all’interno della parete in muratura”. Questa stessa tipologia di struttura è stata riprodotta in laboratorio e sottoposta a una serie di test per una serie di prove meccaniche, con risultati eccellenti. E ciò dimostra che il sistema ideato dagli ingegneri borbonici può indicare la via all’edilizia moderna, a più di duecento anni di distanza. Il comunicato stampa del CNR non mostra il nome di questi particolari edifici, che è possibile invece apprendere proprio dal mio libro, da cui estraggo un breve stralcio:
“… le cosiddette case baraccate, ideate dal fisico di corte Giovanni Vivenzio e perfezionate dall’ingegnere Francesco La Vega. (…) Restarono in piedi anche dopo il fortissimo terremoto calabro del 1905 e ne sopravvivono alcuni esempi ancora oggi, testimoni del merito degli ingegneri borbonici, i primi a ritenere che la risposta sismica di una struttura dipendeva in primo luogo dal suo comportamento d’insieme, concetto prioritario ripreso dal Regno d’Italia solo dopo il terremoto di Messina del 1908. (…)
Il CNR non scopre nulla ma fa bene a certificarlo scientificamente. Tutto era già chiaro dopo l’ecatombe calabrese del 1908, quando il giornalista Olindo Malagoli evidenziò l’evidenza tra le macerie, scrivendo sul quotidiano “La Tribuna”: “C’era, nella vecchia legislazione borbonica, una provvida legge edilizia che imponeva uno speciale tipo di casa. Le case costrutte secondo questo tipo hanno resistito mirabilmente anche in questo nuovo disastro; noi abbiamo potuto constatarlo in ogni paese.”
Con l’Unità d’Italia, tutte le efficaci normative per la prevenzione e la gestione delle catastrofi, di ogni tipo, furono spazzate via dall’estensione ai territori del Sud dello Statuto Albertino, adottato dal Regno di Sardegna nel 1848. L’ordinamento sabaudo non prevedeva norme edilizie antisismiche perché commisurato al territorio piemontese, che non era interessato da rischio sismico, e neanche misure di contrasto alle calamità naturali. Così, con incredibile miopia, fu estesa al Meridione una legislazione totalmente inadeguata in sostituzione dell’efficace ordinamento borbonico. Persino la legge sulle acque e sui lavori pubblici, adottata dal Regno di Sardegna nel novembre 1859, era insufficiente, non contemplando normative per bonifiche e sistemazioni montane. Il Sud, che certamente aveva ancora gran bisogno di importanti opere pubbliche, fu coperto dalla sola tradizione ingegneristica idraulica sviluppatasi nei territori settentrionali che garantiva unicamente il controllo dei fiumi.
Il dissesto idrogeologico del territorio nazionale ha un’origine e parte dal tempo della piemontesizzazione d’Italia, epoca in cui iniziò il disboscamento degli Appennini. L’avanguardia borbonica in tema è molto più complessa e completa, ed è tutta nel mio saggio. In pochi la riconoscono, ma il tempo è sempre galantuomo, soprattutto per chi conosce la verità e la racconta. E per fortuna la scienza non conosce pregiudizi.

approfondimenti su “Made in Naples” di Angelo Forgione (Magenes, 2013)

Cappella Sansevero al top tra i musei d’Italia per TripAdvisor

Il museo italiano preferito dai viaggiatori di tutto il mondo è la Cappella Sansevero a Napoli, nono a livello europeo e primo in Italia. Il sito di viaggi TripAdvisor ha annunciato nei giorni scorsi i vincitori dei Travelers Choice Attractions 2013, i premi basati su milioni di recensioni e opinioni dei viaggiatori di TripAdvisor. Questa prima edizione dei premi ha riconosciuto 1.263 attrazioni divise in luoghi storici, musei, parchi e parchi di divertimento.
Il primo posto della classifica dei musei italiani preferiti dai viaggiatori di tutto il mondo è il Museo Cappella Sansevero di Napoli che si è guadagnato il premio battendo blasonate gallerie di fama internazionale a Roma, Firenze e Venezia. Il museo è anche entrato nella classifica a livello europeo conquistando la nona posizione dietro a musei del calibro del Louvre di Parigi e del British Museum di Londra. Un altro museo della citta’ di Napoli chiude la top 10 italiana al decimo posto: il Museo Archeologico Nazionale, il primo costituito in Europa in un monumentale palazzo seicentesco. Tra i parchi italiani preferiti dai viaggiatori di TripAdvisor è premiato il Parco Virgiliano di Napoli, dal quale è possibile ammirare tutto il golfo e le isole antistanti e che si classifica in quarta posizione dietro ai Giardini Pubblici di Taormina (1°), il Parco di Monza (2°) e il Parco del Valentino a Torino (3°).
“Congratulazioni a Napoli che si rivela meta apprezzata dai viaggiatori internazionali per i suoi musei ma anche per il Parco Virgiliano”, ha commentato Valentina Quattro, portavoce di TripAdvisor per l’Italia.

Perchè una “cruda” ZTL non può funzionare a Napoli

Angelo Forgione per napoli.com – Piazza Dante, Via Duomo, Chiaia: caos da zone a traffico limitato a Napoli. La confusione e l’esasperazione è esplosa in una manifestazione sotto Palazzo San Giacomo, mettendo nel mirino il sindaco De Magistris e l’assessore alla viabilità Anna Donati.
La verità è che Napoli è una città peculiare, unica, dove non è detto che funzioni ciò che funziona altrove. Il centro antico di Napoli, ad esempio, è urbanisticamente strutturato sul trimillenario schema ippodameo greco a scacchiera, ideato dall’urbanista Ippodamo da Mileto nel V secolo a.C., e tale è rimasto (per fortuna): tre grandi direttrici da est a ovest su tre livelli protesi sul mare. Le piazze-hub di sfogo non esistono ma ci sono solo degli slarghi adiacenti alle strette strade. E in mancanza di sfoghi, le strade deputate ad accogliere le auto diventano a traffico ingolfato, mentre quelle pedonalizzate, dove i cittadini non arrivano coi mezzi pubblici insufficienti, diventano deserti.
L’ICOMOS, International Council on Monuments and Sites, il cui scopo è promuovere la conservazione e la valorizzazione dei monumenti e dei siti di interesse culturale nel mondo, basa la sua attività sull’autorevole contributo di oltre settemila tra architetti, archeologi, antropologi, storici dell’arte, geografi, storici e urbanisti di diversi Paesi che ne studiano le caratteristiche e presentano delle accurate relazioni consultive all’UNESCO, che a sua volta ne decide l’eventuale inclusione nella sua lista. Ebbene, nella valutazione ICOMOS del centro storico di Napoli si legge che “è difficile identificare una o più città con cui Napoli potrebbe essere confrontata. Le sue radici culturali sono così completamente diverse da quelle di qualsiasi altra città italiana che il confronto sarebbe inutile. È altrettanto difficile equiparare Napoli con altre grandi città mediterranee come Barcellona o Marsiglia. L’unicità è una qualità che è difficile da definire, ma Napoli sembra avvicinarsi tantissimo a detenerla”.
Bisogna una volta e per tutte prendere atto che Napoli è totalmente diversa (l’assessore Donati da Faenza lo sa?), che questo è un pregio che non va trasformato in un limite cercando di attuare modelli sperimentati altrove con più semplicità. Aggiungiamoci poi che Napoli è la città più densamente popolata d’Italia, con le sue circa ottomila anime per chilometro quadrato a fronte delle settemila di Milano e Torino e delle duemila di Roma, e che il parco veicolare è in numero elevato in relazione agli abitanti. In questo genere di città, certe misure necessitano, ancor di più che in altre, di un servizio pubblico efficiente e continuo, di un sistema di metropolitane a regime e fino a tarda ora, ma anche di un’illuminazione pubblica potenziata e di forze dell’ordine a sufficienza per garantire la sicurezza serale. Condizioni che al momento non sussistono, e così il suicidio è assicurato, compreso quello commerciale delle piccole attività strangolate nelle diverse aree “recintate”.
De Magistris preannucia correttivi e affida la sue riflessioni ad un video diffuso in rete. Il primo passo va in direzione della sicurezza serale e prevede la riapertura, dalle ore 21 fino alle 8 del mattino, dei due “passanti” di piazza Dante e via Duomo della grande ZTL del centro storico, accessibili giorno e notte al passaggio dei motorini.
Certo è che Napoli deve assumere una dimensione europea a tutti i costi, riducendo l’uso dell’automobile e godendo di strade in cui ci sia vita ogni giorno. Ma per far cuocere la pasta sarà necessario prima far bollire l’acqua; il grano duro, buttato subito nella pentola fredda, non è mai mangiabile.

Sul “De Telegraaf”, l’abbandono della ricchezza di Napoli

“Napoli è un gioiello di città, non meno bella di Roma o Firenze. Ma…”

Il prestigioso quotidiano olandese “De Telegraaf” ha pubblicato un reportage di Maarten van Aalderen sull’abbandono e il saccheggio del patrimonio monumentale di Napoli, realizzato sul posto con il supporto di Angelo Forgione per il centro storico, di Antonio Pariante per la Napoli antica e di Umberto Bile per il complesso dei Girolamini. Di seguito è riportata la traduzione in italiano.

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L’abbandono delle antiche chiese di Napoli

NAPOLI, Sabato 9/11
Le più belle chiese e i monumenti di Napoli, che testimoniano il grande passato della città, abbandonati nell’indifferenza generale. Scuote la testa il giovane scrittore Angelo Forgione, un vero napoletano, indicando il soffitto del colonnato della Basilica di San Francesco di Paola in Piazza del Plebiscito. C’è una rete che dovrebbe evitare che i detriti crollino a terra.
Il famoso teatro San Carlo, che si trova dietro la curva, qualche anno fa è stato restaurato. A quanto pare, però, non a regola d’arte. «Guarda la facciata laterale. I primi pezzi di intonaco si sono già staccati», dice l’orgoglioso e attivissimo Angelo.
Non meno di duecento bellissime chiese si trovano nel vecchio centro storico, il più grande d’Europa. I restauri spesso durano molti decenni. Grandi chiese barocche sono state saccheggiate o vengono utilizzate come discarica. Anche la camorra le adibisce a deposito di stupefacenti e di armi. A volte c’è l’occupazione abusiva di intere famiglie o, senza autorizzazione, di abusivi che ne fanno luogo di commercio.
«Napoli ha più di 500 chiese, più di Roma. È una città unica al mondo. Ma non siamo assolutamente in grado di preservarle», dice Antonio Pariante. È presidente del comitato di Portosalvo, che si dedica alla conservazione e alla tutela del ricco patrimonio culturale della città. «Il centro storico è patrimonio dell’umanità. Il sindaco deve provvedere ad un piano di gestione. Se non è in grado di farlo, meglio uscire dalla lista Unesco».
Il 56enne napoletano mostra vecchi e affascinanti quartieri come San Lorenzo, San Giuseppe e Forcella. La nostra attenzione è rapita. Napoli è un gioiello di città, non meno bella di Roma o Firenze. Ma durante il percorso, incontriamo chiese sbarrate.
«A volte le sbarra la criminalità organizzata che usa le chiese abbandonate per nascondere qualcosa», dice Pariante. «Ma vogliamo che riaprano. È importante che la ricchezza culturale delle chiese sia accessibile a tutti, in modo da conoscere la nostra storia».
Forcella, è il fortino della camorra. Attraversiamo strade strette e buie. Visitiamo la Chiesa di Sant’Agostino alla Zecca, una chiesa barocca con affreschi e tele di Giacinto Diano, una delle più grandi chiese di Napoli. Ma dal terremoto del 1980 è chiusa e non ci sono soldi per il restauro. C’è una vasca da bagno rotta con la spazzatura dentro. Pezzi di recinto di marmo della chiesa sono stati rubati.
A trenta metri di distanza si trova una chiesa la cui parte superiore è abitata abusivamente. Poco dopo spunta un negozio di scarpe. «Che non dovrebbe esserci, perché è ufficialmente ancora una chiesa. Al commerciante non è mai stata concessa in licenza». Quando finalmente troviamo una chiesa aperta, vediamo all’interno poche persone che pregano ad alta voce. «Una bella chiesa, ma spogliata di oggetti. Ceramiche, pezzi di marmo, affreschi, sculture, oggetti di valore che vengono venduti al mercato nero».
Il furto è un problema noto a Napoli. Umberto Bile, responsabile della conservazione e della custodia giudiziaria del complesso religioso dei Girolamini, racconta ciò che ha fatto il suo predecessore: «Ha rubato molte migliaia di libri antichi di inestimabile valore dalla preziosissima biblioteca. Fortunatamente, ne sono stati ritrovati 3000. La maggior parte erano a Monaco di Baviera».
Bile deve provvedere alla cura di tutto il complesso. «Non ci sono soldi per la manutenzione. Per mesi siamo andati avanti senza luce. Ho dovuto imporre ai visitatori un biglietto d’ingresso, così almeno possiamo pagare le bollette».

Una giornata con Maarten van Aalderen per raccontare Napoli

Angelo Forgione – Raccontare Napoli, per uno come me, è come far eruttare il Vesuvio. Ma quando capita di raccontarla ad un prestigioso collega che ti ascolta con curiosità, e sai che, se riuscirai a fargliela capire nella sua complessità, lui cercherà di farlo coi suoi lettori, la passione diventa missione.
Ho incontrato Maarten van Aalderen, corrispondente del prestigioso quotidiano olandese “De Telegraaf”, inviato per indagare sulle condizioni di degrado che attanagliano il centro di Napoli. Maarten è uno studioso della cultura italiana e la racconta al suo paese. È perfettamente integrato nel nostro, vivendo a Roma da più di 20 anni. Paolo Mieli lo ha definito “giornalista ideale per condurre se stesso e i suoi colleghi ad una visione del nostro Paese moderna, all’occorrenza critica ma anche libera da stereotipi e pregiudizi”.
Non so cosa scriverà sul suo reportage ma mi piace raccontare delle ore trascorse con lui camminando lungo la storia di Napoli, non solo fisicamente. Ancora una volta ho avvertito la profonda curiosità di uno straniero nei confronti della nostra città, una maggiore voglia di decifrarla rispetto a tanti connazionali e alla diffusa superficialità. Ed è stato gratificante.
Maarten giunge a Napoli con la moglie, toscana. Entrambi con diverse visite napoletane sulle spalle. Non hanno pregiudizi, ma solo belle sensazioni e tanti interrogativi. Lui, nel suo lavoro, non ha alcuna intenzione di speculare sugli aspetti più superficiali della nostra realtà. Al Gambrinus, il caffé di benvenuto è d’obbligo, e da li parte il nostro minitour, dalla Piazza del Plebiscito abbandonata fino al fascino antico dei Decumani. Gli parlo della nostra Storia, della nostra Cultura, cercando di fargliele comprendere nella loro eccezionalità… perchè in fondo sono Storia e Cultura che appartengono ad ogni cittadino europeo e del mondo, che non sarebbe ciò che è senza quel che Napoli gli ha dato. Appartengono anche a lui, e a sua moglie. Lo dice l’UNESCO, e io lo dico a lui, con argomenti interessanti e convincenti. Gli spiego cause ed effetti del nostro declino; gli racconto il nostro degrado, monumentale e intellettuale. Con la sofferenza e la forza dell’orgoglio ad animare le mie parole.
Per indagare sul nostro mondo, Maarten e Signora hanno altri “rassicuranti” incontri cui  lascio serenamente il testimone, conoscendone la mia stessa passionalità. Al nostro saluto, proprio di fronte la targa celebrativa dell’UNESCO in Piazza del Gesù, leggo nei miei interlocutori la sensazione in loro di aver iniziato a decifrare un universo che già conoscevano ma che, ne sono certo, gli risultava fino ad oggi indecifrabile.
«Grazie, sei stato preziosissimo, interessante. Se ci fossero più persone come te, le cose in Italia andrebbero meglio». Questo è il saluto dei miei nuovi amici, perché tali sono diventati. Non più semplici curiosi ma persone che hanno voluto capire la mia visione della città, quindi me. E hanno voluto capire Napoli, provandoci ancora una volta.
Nel tardo pomeriggio mi sincero che il loro piccolo viaggio nella napoletanità sia stato appagante e produttivo. Loro sono sul treno di ritorno per Roma. Maarten ha un tono sereno, rilassato, felice; il tono di chi ha sfruttato al meglio un giorno della sua esistenza per capire una parte del mondo che è mondo essa stessa. Mi dice che stava appunto riflettendo con la moglie: «Siete persone straordinarie, siamo rimasti tanto colpiti. È stata una giornata stupenda per noi. Grazie di cuore».
Grazie a te Maarten per aver ascoltato Napoli. Da collega serio e colto, hai sicuramente fatto egregiamente il tuo lavoro, traendone spunto per arricchimento personale. Sicuramente i tuoi connazionali in Olanda leggeranno un bell’articolo, nonostante tutto. Ne sono certo.

Napoli e Unesco, pensavo fosse amore e invece era un calesse

Le condizioni del centro storico della città e dei suoi monumenti non sono degne della lista dei patrimoni dell’umanità. Le associazioni in prima linea per la difesa del centro storico napoletano pensavano che tra Napoli e l’Unesco fosse amore e invece hanno scoperto che da tempo era un calesse. E daranno conto in un apposito dossier del degrado che regna al centro storico, report con tanto di logo disegnato da Angelo Forgione che verrà consegnato al presidente della Commissione nazionale dell’Unesco, Giovanni Puglisi nel prossimo sit-in organizzato per venerdì 16 novembre alle 10 presso l’aula Magna del centro congressi della “Federico II” in via Partenope, in occasione della giornata celebrativa dei 15 anni di presenza di Napoli nella lista Unesco.
«A prescindere dal degrado che da sempre regna nel centro storico di Napoli, c’è il clamoroso silenzio sulla vicenda dei Girolamini o l’acclarato fallimento del Forum Universale delle Culture. Meglio rinunciare che continuare a fare figuracce» dice Antonio Pariante del Comitato di Portosalvo.
«Far finta che il matrimonio sia felice ha contribuito a nascondere il degrado del nostro patrimonio, unico al mondo. Se non si appronta il Piano di Gestione e non si smuovono le acque, che senso ha fregiarsi del riconoscimento? Speriamo con la nostra provocazione di accendere i riflettori sul nostro patrimonio abbandonato» dice invece Angelo Forgione del Movimento V.A.N.T.O.
Un messaggio forte che giunto da chi rifiuta l’effimero di un premio dorato e richiama l’attenzione sui problemi del grande patrimonio monumentale di Napoli.

COMITATO DI PORTOSALVO – V.A.N.T.O. – INCONTRI NAPOLETANI – INSIEME PER INNOVARE – AsMed – COMITATO DI PIAZZA FUGA – NAPOLI PUNTOACAPO – Ass.ne CHIAIA PER NAPOLI – UGL BENI CULTURALI – MEDINAPOLI – GRUPPO PORTOSALVO GIOVANI – Ass.ne ERNESTO ROSSI (Radicali Napoli) – ATLANTIDE RITROVATA – CORPO DI NAPOLI – Ass.ne TELEFONO BLU/Napoli

Decumani, troppo degrado. «L’UNESCO cancelli Napoli!»

unescoSit-in dei comitati e delle associazioni al prossimo vertice dell’Unesco a Napoli per l’indegna situazione del centro storico e l’assoluta mancanza di una vera politica per il recupero e il rilancio dei beni culturali del sito partenopeo. L’appuntamento è per Venerdì 16 novembre alle ore 10 presso l’Aula Magna della “Federico II”.
Con questa grande provocazione le associazioni che si battono da anni per la difesa e per il rilancio dei beni culturali a Napoli, allo scopo di farne un grande volano per l’occupazione giovanile e lo sviluppo dell’economia, manifesteranno al vertice Unesco previsto per Venerdì prossimo alla Università “Federico II”.
A 17 anni dal riconoscimento Unesco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, il centro storico di Napoli (il più vasto d’Europa), nel quale continua a crescere solo lo spaventoso degrado a colpi di graffiti e di atti vandalici che mortifica le strade, le piazze, le chiese, le fontane, i palazzi e quasi tutti i monumenti del centro antico, aspetta ancora i famosi “soldi promessi” dalle varie istituzioni per la sua riqualificazione e il suo rilancio. Nel frattempo, la nuova amministrazione comunale, che ha ereditato precisi obblighi e doveri verso la stessa Unesco (guarda il video in basso), pur essendo impegnata nel recupero dell’immagine culturale e turistica della città, trascura il problema e non ha ancora avviato il “PIANO DI GESTIONE” deliberato due anni fa dalla precedente giunta, per organizzare e implementare i necessari i servizi e le varie attività nel “prezioso perimetro” accentuando così il generale depauperamento in tutta l’area. Per questo motivo, considerata l’assoluta mancanza di una “seria politica” finalizzata alla concreta valorizzazione dell’immenso “giacimento storico, artistico e monumentale della città” e soprattutto il clamoroso fallimento del FORUM DELLE CULTURE, nel quale sono state tradite le aspettative dei giovani e sono state disattese le speranze dei napoletani che con questo evento auspicavano anche un forte rilancio economico e sociale della città. I comitati e le varie associazioni cittadine, riunite attorno ai comuni obiettivi per il riscatto e la rivalutazione dei Decumani, chiederanno all’UNESCO di revocare questo prestigioso riconoscimento e di cancellare definitivamente il nome della città di Napoli dalla lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità per l’indegna condizione del sito e per la grave situazione di incuria e di abbandono in cui versa questo importante luogo dell’arte e della cultura universale per il quale non sembra esserci più nessun futuro e nessuna prospettiva.

COMITATO DI PORTOSALVO – V.A.N.T.O. – INCONTRI NAPOLETANI – INSIEME PER INNOVARE – AsMed – COMITATO DI PIAZZA FUGA – NAPOLI PUNTOACAPO – Ass.ne CHIAIA PER NAPOLI – UGL BENI CULTURALI – MEDINAPOLI – GRUPPO PORTOSALVO GIOVANI – Ass.ne ERNESTO ROSSI (Radicali Napoli) – ATLANTIDE RITROVATA – CORPO DI NAPOLI – Ass.ne TELEFONO BLU/Napoli