––– scrittore e giornalista, opinionista, storicista, meridionalista, culturalmente unitarista ––– "Baciata da Dio, stuprata dall'uomo. È Napoli, sulla cui vita indago per parlare del mondo."
Caro Forgione, i tempi di una trasmissione tv non sempre offrono l’opportunità di completare un discorso o un concetto. Volevo dire che “va bene che il teatro è Napoli”, città dove le forze dell’ordine sono impegnate su fronti più importanti e delicati rispetto al caso di cronaca affrontato in trasmissione. Amo Napoli, conosco la sua gente, le sue tradizioni e la sua storia. Conosco le priorità e le urgenze che le forze dell’ordine e la magistratura sono costrette ad affrontare. So benissimo che la maggior parte delle persone che la popolano sono uomini e donne che credono nel senso dello stato e della giustizia. Comunque se Lei ed altri suoi concittadini vi siete sentiti offesi o feriti, mio dovere è spiegarmi e confrontarmi con voi. Esprimo le mie opinioni in una rete pubbblica pagata attraverso il canone, quindi sono consapevole che ogni critica o suggerimento dei telespettatori va ascoltato con interesse e attenzione. Le auguro buon lavoro e La invito, se lo ritiene possibilie, ad inoltrare, attraverso il suo blog, questa riflessione ai suoi lettori. Se e quando avrò occasione di tornare sul tema “Napoli” Le assicuro che sarò più chiaro e solidale. La passione che Lei nutre per la sua città Le fa onore. Pierluigi Diaco
Gentile Pierluigi, ritengo, come del resto è, che la cultura è la madre del dialogo, e le persone che dialogano sono comunque persone di cultura. Lei non mi sembra una persona incolta, e non mi ritengo tale neanche io. E a proposito di cultura, Napoli ne è una delle culle europee, ed io ne sono talmente fiero che cerco di diffondere in ogni modo il vero volto della città, spesso mistificato e imbrattato da dichiarazioni pericolose sui mezzi di comunicazione. La mia passione per Napoli è comunque figlia della passione per la cultura di un paese che è andata smarrita. Non voglio inflazionare questa parola, ma è così. Credo nella Sua buonafede ma il danno è fatto e quella frase resta purtroppo ambigua e non chiarita nel significato che poi ha dato a me. Spero che Lei trovi l’occasione di chiarirla in maniera più ampia, cercando di riparare minimamente a un danno di cui si sono dispiaciuti tutti coloro che della loro amarezza me ne hanno reso partecipe. Angelo Forgione
videoclip /Paolo Villaggio e la piaga di tutta l’Italia
Quasi 100mila visite al solo blog nel week-end delle calunnie. Gullo, Rampulla e soprattutto Villaggio hanno destato l’indignazione generale. Al comico genovese, ovviamente, erano state già dedicate due parole a caldo. E per smontare definitivamente le sue parole, ecco il videoclip. Chissà se in questi giorni in cui è stato tempestato di proteste avrà avuto il tempo di riflettere sulle sue convinzioni.
Lo aiutiamo così.
Il video della dichiarazione shock di Rampulla ma Francesco Gullo fa anche peggio
La “rumorosa” riflessione in diretta nazionale di Michelangelo Rampulla a 7Gold, denunciata da questa fonte, ha scatenato le accuse. L’ex portiere, a cui va comunque dato atto di aver comunque ritenuta giusta la decisione di rinviare la partita Napoli-Juventus, è stato incalzato dalle radio napoletane alle quali ha dichiarato che le sue parole erano state trascritte male e di essere stato frainteso. Non è dunque per accanimento ma per amore della verità che vanno proposte le parole di Rampulla tratte dalla registrazione della trasmissione, dalle quali si può evincere che hanno spiazzato i presenti e generato risate ambigue, al punto che egli stesso è piombato in un imbarazzo evidente accompagnato dalla costernazione di Tiziano Crudeli. Rampulla si è dimostrato prevenuto ma, ribadendo che era nella schiera dei difensori della scelta del rinvio dell’incontro di calcio, non lascia meno interdetti della malafede di tale Francesco Gullo, ex partecipante del reality “Campioni”, che durante la trasmissione non ha fatto altro che dare sfoggio della sua anti-napoletanità tenuta a freno senza risultati dalla conduttrice Giovanna Martini. Solo quando resosi conto di aver esagerato (il parterre gli consigliava con ironia di non recarsi più a Napoli), ha provato a dichiarare il suo amore per Napoli… con falsità fin troppo evidenziata con sorrisini e sottolineata dai commenti fuori campo.
Cercare notizie di Francesco Gullo si può sul web. E si approda alle pagine del reality a cui partecipò dalle quali si legge nel suo profilo che “è stato protagonista di uno scandalo all’interno del gruppo a causa delle false dichiarazioni sulla sua presenza in Champions. E’ il pagliaccio del gruppo: racconta bugie!”.
Angelo Forgione – Aveva appena finito di litigare con Diego Abatantuono il noto provocatore Giuseppe Cruciani, sempre pronto a spendere due parole contro Napoli(e chi scrive ne sa qualcosa). L’attore aveva avuto il coraggio di attaccare la linea editoriale della redazione di “Controcampo”, nell’occasione “Contronapoli”, per difendere la decisione del Prefetto della città partenopea di rinviare la partita Napoli-Juventus. Una delle poche voci sagge a rispettare una volontà seguita a dei fatti luttuosi, nell’interesse della sicurezza pubblica. Cruciani invece era di tutt’altro parere.
La zanzara è diventato un agnellino, capace di farsi detestare col suo modo di fare radio e tv anche da Abatantuono che quasi se lo mangiava. Ma qui non aveva sirene da azionare per tappare la bocca ad un uomo con una personalità e un’autorità superiore. Mentre le espressioni di Cruciani tradivano il ridimensionamento del suo ego, quelle di Abatantuono testimoniamano una vera ira, quasi sdegno per doversi trovare a discutere forzatamente per una partita non disputata mentre sette persone avevano lasciato dolore ai propri cari. Uno spettacolo indegno, anzi degno della tv italiana, di cui Abatantuono era involontariamente e scomodamente protagonista.
Il giorno seguente, andava in onda l’incoerenza di Cruciani nel suo spazio radiofonico a Radio 24, dove l’ospite leghista Matteo Salvini andava a comporre un bel duetto, anzi un trio considerando David Parenzo in onda con loro.
Durante il dibattito, Cruciani tirava fuori le dichiarazioni shock del deputato leghista Davide Cavallotto, torinese, che giova per lo sgombero dei nomadi grazie alla pioggia. Salvini e Cruciani le condannavano con una frase giustissima, ma di un’incoerenza gigantesca se rapportate alle discussioni della domenica di calcio e morte. «Quando ci sono disastri e morti di questo genere…» diceva Salvini, e Cruciani completava la frase così: «bisogna stare zitti». Parenzo incalzava con un «ha detto una stronzata!». A quel punto Salvini, ormai entrato nella sua miglior parte, dimenticava i suoi cori da stadio contro i Napoletani e tutti gli episodi per cui è tristemente famoso e, mentendo sapendo di mentire, ribatteva così: «io non sono così volgare e non utilizzo il suo turpiloquio». Risate.
Il siparietto veniva spezzato da Cruciani che tirava fuori il coniglio dal cilindro. Non gli sembrava vero di poter parlare di Napoli con Salvini, anche se gli accade spesso, e quindi chiedeva al leghista cosa gli “ispirassero” le immagini di Napoli prima piovosa e poi assolata. Uno schema perfetto studiato in allenamento, assist al bacio da spingere solo in rete: «Napoli è uno dei problemi del paese!», diceva Salvini, con tanto di sfottò al Sindaco De Magistris. E tanto per proseguire l’apotesi dell’incoerenza già ampiamente raggiunta, c’era spazio per una stoccata a Berlusconi, alleato di coalizione… fino ad oggi. Cruciani e Salvini, media e politica all’italiana. Andiamo bene!
Il “teatro” napoletano che non piace a Pieluigi Diaco attacco ai magistrati napoletani o a tutta Napoli?
Nel corso di “Domenica In” del 6/11, all’interno della rubrica “Così è la vita” condotta da Lorella Cuccarini, l’opinionista Pielugi Diaco ha espresso un parere sulla sete di giustizia in Italia. Il dibattito in studio verteva su un caso di stalking ambientato a Napoli, inevitabilmente sfociato sulla Giustizia italiana in senso assoluto. Mentre però l’opinione veniva snocciolata con chiarezza e correttezza, Diaco si faceva prendere dall’enfasi e scadeva in una esternazione discriminatoria riguardo la città di Napoli. Ci spieghi Diaco cosa intende quando dice “Va bene che il teatro è Napoli”, ripetuto più volte mentre Lorella Cuccarini fuori campo rispondeva giustamente “questa non è una motivazione”.
La giustizia è uguale per tutti, anche nelle sue lacune uguali da Nord a Sud, da Napoli a Bolzano. L’Associazione Italiana Magistrati chieda spiegazioni. A meno che l’opinionista non volesse intendere che Napoli è il Far-West. In tal caso, si sentano offesi i Napoletani. Esempio di come una congettura possa pregiudicare un pensiero condivisibile.
E ancora una volta la TV italiana sdogana pericolosi messaggi a danno di una città intera. Va bene che il teatro è la televisione italiana, ma se un opinionista si rende responsabile di stalking verso Napoli, questo opinionista deve PA-GA-RE!
Via Toledo, cestini portarifiuti da rottamare insidia per pedoni, problema di decoro
A Via Toledo, già interessata da problemi di pavimentazione parzialmente arginati (e Dio solo sa quanto tempo si è speso tra denunce e interviste per ottenere un minimo risultato) e tra tante problematiche di decoro e pulizia, c’è ora una nuova insidia. Dopo le fioriere senza fiori ma con rifiuti (rimosse), sulla strada sono installati dei bruttissimi cestini in lega metallica dell’ASIA per la raccolta dei rifiuti meno ingombranti. Cestini che però, oltre ad essere poco gradevoli, sono anche concepiti male dal punto di vista strutturale: da una base piatta partono quattro perni di sostegno al cilindro forato portarifiuti. Tale cilindro, essendo appunto di lega metallica, è troppo pesante per essere sostenuto da dei sottili perni. Il risultato è che alcuni sono piegati, riversi e ammaccati; altri invece sono completamente divelti.
E quelli divelti rappresentano un pericolo per i pedoni poichè le basi, fissate a terra da bulloni, restano sui marciapiedi a rappresentare ostacolo per i pedoni meno attenti. Senza considerare, ma lo consideriamo eccome, il danno in termini di decoro della strada che non solo ospita questi dischi a macchia di leopardo ma è anche più sporca.
I cestini malfatti sono da rottamare a tutti gli effetti! Ci vorrebbe poco a smontarli e sostituirli con altri non solo più resistenti ma anche più gradevoli per una strada famosa nel mondo che dovrebbe essere un salotto.
Riflessioni personali su un fine settimana di follia l’Italia che nella difficoltà da il peggio di se
di Angelo Forgione
FRASTORNATO! È la parola che meglio mi descrive dopo l’ultimo week-end di difficoltà del paese. L’ondata d’acqua a Genova ha tolto la vita a sei persone, tra cui dei bambini, e la tranquillità a tutti. Ma ha tolto anche la lucidità, e il risultato è che il paese ha dato il peggior volto di se. Mentre Sabato si agiva per liberare Genova dal fango e riflettevo su un pianeta sempre più al collasso per il mutamento del clima, mi toccava sentire e denunciare il parere di Paolo Villaggio che si riferiva al solo dissesto idrogelogico italiano, pur gravissimo, addossando le colpe agli ultimi che se ne curarono. Spiazzante, nel ridimensionare la sua Liguria ha tirato su tutto il fango di Genova, ci ha messo dentro la sua incultura storica e l’ha buttato sul Sud intero. Niente scuse, e dopo il fango a Napoli è arrivata anche l’acqua, quella vera; alle sei vittime liguri si è aggiunto un campano. Troppo per poter rischiare l’ordine pubblico in occasione della partita Napoli-Juventus. Metropolitane allagate, sottopassi allagati, Fuorigrotta non più pronta pure se il sole è tornato. Le critiche al sindaco di Genova per non aver chiuso le scuole hanno trovato riscontro nel grande esempio di responsabilità del Prefetto di Napoli, lo Stato, che ha detto “no”. E invece di plaudire al senso di responsabilità di una decisione utile a prevenire altri problemi, da Torino sono piovute critiche. Le scuole a Genova dovevano restare chiuse, lo stadio a Napoli invece aperto. “C’era una partita importante da giocare, sono quattro anni che ce le danno, e ora che siamo primi in classifica ci avete tolto lo sfizio di battervi”. Così avranno pensato sul versante bianconero. Ma chi gli ha detto che ci avrebbero battuti? E giù critiche al Napoli, a De Laurentiis che avrebbe condizionato la decisione per prendersi una vendetta dopo la turbolenta compilazione dei calendari. Critiche al Prefetto per eccessiva cautela, e chi se ne frega se ci sono stati 7 morti, di cui uno a qualche chilometro in linea d’aria dallo stadio. Anzi, il portiere Michelangelo Rampulla, ex secondo della Juventus, è uscito spericolatamente proprio come quando con la Cremonese realizzò un goal di testa in “zona cesarini”. Stavolta però non ha fatto goal ma un clamoroso autogoal, invocando giustizia per un rinvio non giustificato neanche dalla morte di un uomo, perchè tanto a Napoli è all’ordine del giorno. Il portiere emigrante di Patti, Messina, che vive a Torino, non sapendo che la città della mole è al terzo posto nelle statistiche degli avvenimenti luttuosi, davanti alla mortale Napoli e dietro alle leader Roma e Milano, ha pensato bene di organizzare una sparatoria (una più una meno) di idiozie. Ma poi, incalzato dai siti e dalle radio Napoletane, ha dovuto chiedere scusa, ma con l’attenuante di essere stato male interpretato da chi ha immortalato le sue parole (chi scrive). E allora perchè si è scusato invece di rettificare? Forse peggio ha fatto il suo vicino di banco Francesco Gullo, ex protagonista del reality “Campioni”. Di fronte ad una partita di calcio il paese non vuol sapere nulla. Basta un minuto di raccoglimento, e poi tutti a distrarsi, a pensare alle cose serie. Ma neanche i 60 sacrosanti secondi di silenzio sono uguali per tutti perchè per la luttuosa alluvione di Messina la Lega non ebbe la sensibilità di sancirli come per questa occasione. Un silenzio rotto dai mal di pancia del calciatore Gamberini e dai sorrisi di Montolivo. Un piccolo rumorino fisiologico che ha imbarazzato ma non ha certo fatto più rumore della stampa torinese, capace di sbeffeggiare la cultura Napoletana a suon di titoli in lingua partenopea, fortunatamente ben scritta, tratti da canzoni e poesie che fanno senso se pronunciate da Gianduja. E poi immagini di soli e lune come neanche il colonnello Bernacca ai tempi d’oro, telecronisti in bianco e nero a zonzo per il San Paolo per fornire bollettini inutili quanto il tentativo di sopperire al trauma di una partita fantasma. Quando tutto sembrava bastare arrivava l’ultimo ostacolo, come in un videogame in cui arrivi all’ultimo quadro e trovi il mostro da distruggere per completare il percorso: Giuseppe Cruciani, la zanzara fastidiosa tanto alla radio quanto in tv, si parava contro Diego Abatantuono che rispettava la saggezza della decisione Napoletana per prendersela con Napoli e il Napoli. E dov’è la novità? Vabbè, questo mostro si sconfigge in fretta, e da solo. Game over! Specchio dell’Italia, paese delle discussioni e degli scontri, dei sospetti e della dietrologia, degli stereotipi e dell’ignoranza, che in un momento di difficoltà ha dimostrato quanto debba vergognarsi. Francamente sono orgoglioso della decisione presa a Napoli, una lezione di civiltà e di responsabilità oltre ogni esigenza e a dispetto della venerata divinità del calcio spiritata dalle pay-tv. Una decisione da paese civile e normale che qualcuno ha voluto fa passare per malandrina, per quel preconcetto diffuso per cui ogni cosa che si fa a Napoli nasconde la furbata.
La palla può attendere, e anche gli juventini che dovrebbero ringraziare il Prefetto del Napoli per avergli procurato un appuntamento infrasettimanale diverso dal cinema. Un po’ di vergogna per non aver rispettato la morte di sette persone non guasterebbe.
Rampulla: «a Napoli tante sparatorie e non si rinvia» dichiarazione shock dell’ex portiere della Juventus a 7Gold
Angelo Forgione – È una due giorni allucinante in cui la stupidità è caduta giù… come pioggia. Dopo Paolo Villaggio, la nuova oscenità è firmata Michelangelo Rampulla, l’ex portiere della Juventus che, nel corso della trasmissione “Diretta Stadio” sull’emittente milanese 7Gold, si è reso protagonista di un’affermazione inqualificabile. Il tema della trasmissione era il rinvio della partita di calcio Napoli-Juventus. Una decisione inappuntabile e puntuale da parte del responsabile ambiente Napoletano. Ma gli opinionisti in studio, durante il dibattito, hanno criticato la decisione del Prefetto di Napoli attribuendone la matrice al presidente De Laurentiis che, dopo le plateali proteste al momento della compilazione dei calendari, avrebbe approfittato della situazione data una presunta stanchezza della squadra. Durante la discussione, infarcita del solito riferimento al figlio del boss della camorra a bordo campo due stagioni or sono (in quel momento cittadino libero), Rampulla ha così commentato il fatto che nella zona flegrea sia morta una persona durante la forte pioggia della mattinata: «A Napoli le sparatorie sono frequenti, all’ordine del giorno… tante persone muoiono a Napoli, quindi se in passato le partite sono state disputate si doveva giocare anche stasera… un morto a Pozzuoli è come se ci fosse stata una sparatoria, e quindi non c’era motivo di rinviare la partita». Detto da un uomo meridionale che evidentemente non sa che le capitali del crimine sono attualmente Roma e Milano, e poi Torino davanti a Napoli, come conferma l’Associazione Nazionale Forze di Polizia, pur senza contemplare le sparatorie del 2011 che a Roma hanno superato ogni record. Non c’è bisogno di aggiungere altro. Se non che quantomeno il giornalista Tiziano Crudeli gli ha così risposto: «Ma che c’entra?! Le sparatorie ci sono a Napoli come a Roma come a Milano…». E con questo chiudiamo una due giorni folle. Ecco nel momento della difficoltà, del dolore e del lutto, come il paese da sfoggio della sua ottusità.
7 Meraviglie della Natura: Vesuvio tra le prime 10 a 5 giorni dalla chiusura dei voti, il Vesuvio è tra le favorite
Eamonn Fitzgerald, responsabile della comunicazione per le “7 Meraviglie della Natura”, hacomunicatooggi da Zurigo in Svizzera che, a 5 giorni dalla chiusura delle votazioni internazionali, il Vesuvio è al momento tra le prime 10 nella classifica dei voti, così elencate in ordine alfabetico:
Baia Halong (VIET NAM)
Grand Canyon (USA) Grande Barriera Corallina (AUSTRALIA)
Grotta di Jeita (LIBANO) Isola di Jeju (COREA DEL SUD) Isola di Komodo (INDONESIA) Mar Morto (ISRAELE – GIORDANIA – PALESTINA) Puerto Princesa, fiume sotterraneo (FILIPPINE) Sundarbans (BANGLADESH – INDIA) Vesuvio (ITALIA)
Fitzgerald ha detto quanto segue: «Nella nostra prima campagna per le “7 Meraviglie del Mondo”, molte cose sono cambiate nell’ultima settimana e tutto è possibile fino alla data dell’11 Novembre. Con milioni di voti ancora da accogliere, chi non è nella top 10 potrebbe ancora farcela». Commentando l’attuale situazione, Bernard Weber, Presidente e Fondatore di New7Wonders, ha detto: «Chiaramente i finalisti asiatici sono forti in questa fase, che riflette il modo in cui il mondo si sta evolvendo ad est, ma allo stesso tempo so che le cose possono cambiare. Rimaniamo entusiasti e incuriositi per vedere chi saranno le sette che emergeranno».
Dunque, dal 2008, anno in cui presero il via le votazioni, il Vesuvio ha sgomitato tra le 440 località mondiali in corsa. Dopo le prime due serie di votazioni planetarie è entrato tra le 28 finaliste. Grazie al nostro aiuto, ora è serio candidato a farcela. Ma non è il momento di mollare, anzi; bisogna intensificare il voto da qui all’11/11/11, giorno in cui sapremo se ce l’avremo fatta. Votate, condividete, diffondete!
video: Alluvione Genova, Villaggio se la prende col Sud
gravi parole e forte danno d’immagine e culturale per il Meridione
Angelo Forgione – Parole agghiaccianti quelle del comico Paolo Villaggio che, nel corso di un’intervista telefonica rilasciata a Sky Tg24 del 5 Novembre, a proposito delle tragiche conseguenze dell’alluvione di Genova, se l’è presa col Sud e indirettamente con Napoli. Al conduttore che gli ha chiesto quale fosse stato il primo pensiero dopo aver visto i luoghi della sua infanzia spazzati via dal mare di fango, Villaggio ha così risposto: «Sono colpito ma anche vaghissimamente indignato perchè i liguri hanno la presunzione di essere una cultura anglosassone diversa dalla cultura sudista borbonica che è forse la piaga di tutta l’Italia». Tradotto in soldoni, per Villaggio le negligenze nella prevenzione di queste sciagure in Italia sono figlie di un certo deleterio retaggio meridionale da cui Genova non è immune; il nostro, in pratica, è indignato perchè ha scoperto oggi che Genova è uguale al Sud (inteso come parametro inferiore).
Opinione fuori luogo e inopportuna, di gravità inaudita, che genera un ulteriore fortissimo danno d’immagine e culturale per il meridione e per la sua città più rappresentativa. Ancora una volta, i guai del paese vengono attribuiti dal “solone” di turno al Sud, a Napoli. E ci dispiace denunciare questo in un momento in cui si contano dei morti e dal Sud giunge la solidarietà al Nord per degli accadimenti identici ad ogni latitudine, un momento in cui bisogna accertare delle responsabilità effettive e concrete senza cercare capri espiatori nel vuoto di una retorica anti-sud a prescindere. Inoltre, Villaggio sappia che non è solo questione di alvei dei fiumi ostruiti ma anche e soprattutto di surriscaldamento del clima che genera violenti rovesci sempre più frequenti e imponenti. Un problema planetario, non solo italiano. Anche questo è retaggio della cultura sudista borbonica?
Quanta gente ha ascoltato quest’intervista e continuerà ad ascoltarla in queste ore? E il risultato in termini subliminali qual è? Entrerà nel cervello dei telespettatori che l’Italia, da Bolzano a Siracusa, frana per colpa di Napoli. Non se ne può più!!! Attenzione, questa è una denuncia convinta, non un pianto sterile. E per dimostrarlo, bisogna ricordare a Paolo Villaggio, vittima della peggiore retorica risorgimentale, che i Borbone di Napoli erano avveduti anche nella prevenzione delle alluvioni. Basterebbe citare i “Regi Lagni”, un’opera di bonifica che consentì di porre un argine alle inondazioni nelle campagne del Casertano e del Nolano, dando nello stesso tempo fertilità alle aree agricole attraverso un’irrigazione regolata da canali e diramazioni. La raccolta delle acque piovane e sorgive, convogliate dalla zona nord di Napoli verso la provincia per poi sfociare in direzione del mar Tirreno, tra la foce del Volturno e il lago Patria, è un’opera di alta ingegneria geologica, ancora utile oggi se non fosse che è diventata con la gestione moderna, che certamente borbonica non è, una discarica a cielo aperto da maltrattare con sversamenti illegali. E cosa dire dell’Arena Sant’Antonio, un alveo costruito dai Borbone affinchè la città di Napoli non si allagasse? Utilissimo fino al 1990, anno in cui è stato strozzato dai lavori dei mondiali di calcio “Italia ’90”, cioè lo Stato italiano e non i sudisti o i Borbone. Un alveo a cielo aperto in alcuni tratti per convogliare le acque reflue, tombato in altri, lungo 4,5 chilometri; che dai Camaldoli, nei pressi dell’Eremo Benedettino, scende a Soccavo e a Fuorigrotta sboccando in mare sulla spiaggia di Coroglio. Tutto questo ora avviene con enormi difficoltà a causa delle sezioni non uniformi, delle pendenze variabili, del sovraccarico dovuto alla selvaggia urbanizzazione della collina vomerese e dei manufatti obsoleti, non per colpa dei Borbone. E fino a qualche anno fa, quando si intervenì per limitarne i danni dei Mondiali, gli spogliatoi dello stadio si allagavano ad ogni pioggia leggermente più intensa. E poi l’istituzione dell’Amministrazione Generale delle Bonificazioni che provvide alla bonifica delle Paludi Sipontine, del bacino inferiore del Volturno, del Sarno, del Sele, del golfo di Policastro, della piana di Bivona, del brindisino, e ancora l’inalveazione del fiume Pelino, la colmata dei pantani del lago di Salpi e tanti altri interventi dovuti al fatto che i Borbone sapevano benissimo che la componente lavica del territorio meridionale, che tanto rendeva fertile il suolo, necessitava di sostegno per la sua friabilità. E per impedire i franamenti a valle, attuarono la deviazione e l’accoglimento in vasche e bacini delle acque straripanti.
Caro Villaggio, io speriamo che Genova se la cava… e pure Lei!