Eddy Napoli: «aprirsi al mondo per tornare a noi»

Eddy Napoli: «aprirsi al mondo per tornare a noi»

«Napoletano stravolto per far ridere quattro imbecilli»

È il personaggio copertina del numero 15 di Marzo de “il Brigante“, la rivista che monitora il mondo meridionalista e che è nelle edicole della Campania e nei distributori della Puglia. Eddy Napoli, reduce dal grande successo dei due concerti al teatro “Trianon” di Napoli, ha rilasciato una lunga intervista politica e propositiva al magazine del direttore Gino Giammarino, quasi dimenticandosi di parlare del suo nuovo lavoro discografico in lavorazione.
Un’altra intervista molto interessante dell’artista napoletano, ambasciatore della musica napoletana nel mondo, è stata concessa ad “Emergenza Musicale” alla vigilia dei concerti del mese scorso proprio sul palco del teatro di Forcella da dove è stato riproposto l’inno delle Due Sicilie con testo di Riccardo Pazzaglia. Interessanti le riflessioni da ascoltare con attenzione sul momento della canzone classica napoletana, sul mondo musicale italiano in generale, sulla consapevolezza dei giovani di Napoli e sul ruolo dei napoletani più in vista nel panorama dello spettacolo italiano; ma anche sulla globalizzazione e sull’identità storica di Napoli e dei suoi figli.

La SSC Napoli contro il razzismo

La SSC Napoli contro il razzismo

Bene gli slogan, ma si passi alle azioni. La retorica non basta più.

Dopo due trasferte allucinanti a Torino e Roma, è quasi paradossale che la SSC Napoli celebri la giornata contro il razzismo volta a sensibilizzare le coscienze contro ogni forma di discriminazione etnica, per l’abbattimento di barriere e pregiudizi sociali.
Allo stadio “San Paolo”, in occasione del match contro l’Atalanta, campeggerà uno striscione che recita così: 
“Il calcio è fratellanza, no al razzismo”. Apprezzabile e elegante, ma per rendere il tutto meno retorico sarebbe coerente catechizzare capitan Cannavaro sull’opportunità di segnalare ai direttori di gara i cori razzisti contro Napoli e i napoletani.
Non è più possibile ascoltare cori di fatto non regolamentari, sanzionabili dalle norme vigenti con la sospensione delle partite, che fanno della discriminazione etnica contro i napoletani una forma consentita di razzismo negli stadi ignorata dalla giustizia sportiva.
Si esca dall’equivoco. Una cosa è il coro volgare, di cui si rende tristemente e colpevolmente protagonista anche il tifoso napoletano, un’altra è quello razzista (esortazioni al Vesuvio, riferimenti a colera, etc.). E se è vero che chi fa razzismo (napoletani compresi se accadesse) non viene punito, è inutile lamentarsi del malcostume italiano negli stadi. Così la battaglia non la si vincerà mai. Basta!


Ricordiamo ancora una volta cosa riporta la norma della F.I.G.C. che regola le “Responsabilità per comportamenti Discriminatori”, introdotta su pressione dell’ex Ministro degli interni Maroni:
“Le società sono responsabili per l’introduzione o l’esibizione negli impianti sportivi da parte dei propri sostenitori di disegni, scritte, simboli, emblemi o simili, recanti espressioni di discriminazione. Esse sono altresì responsabili per cori, grida e ogni altra manifestazione espressiva di discriminazione che comporti offesa, denigrazione, incitamento all’odio o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, ORIGINE TERRITORIALE O ETNICA, ovvero configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori.
In caso di manifestazioni e cori razzisti, l’arbitro ha la facoltà di sospendere temporaneamente la partita in corso e, nel caso di atteggiamento razzista prolungato, anche la discrezione di fischiare la conclusione anticipata della gara”.
È inconfutabilmente DISCRIMINAZIONE l’invocazione al Vesuvio, e quindi ad una catastrofe naturale, come risolutore dei problemi di PULIZIA ETNICA di persone TERRITORIALMENTE ORIGINARIE DI NAPOLI.

Bresciaoggi: “È Brescia ma sembra Napoli”

Bresciaoggi: “È Brescia ma sembra Napoli”

ma Napoli non sembra affatto Brescia

“Lavatrici, sci, mobili in strada. È Brescia ma sembra Napoli”. Così ha titolato il quotidiano della città lombarda in un articolo firmato da Elisabetta Bentivoglio e Angela Dessì. Luogo comune assolutamente gratuito e superficiale proprio dalla città da cui proviene la A2A, la società che gestisce con enormi profitti l’inceneritore di Acerra. Agli amici bresciani, pur nella consapevolezza che c’è tanto da fare qui da noi, mostriamo una foto delle World Series dell’America’s Cup. Con un solo commento: è Napoli!
Caro Simioli, ti restituisco la linea.

indirizzi utili:
redazioneweb@bresciaoggi.it 

Napoli riscopre il mare, la vita

Napoli riscopre il mare, la vita.

waterfront napoletano, altro che Svizzera!

Angelo Forgione per napoli.com Pasquetta di gran pienone a Napoli. Complice la giornata di festa, centinaia di migliaia di persone si sono riversate sul tratto di lungomare tra Mergellina e il Castel dell’Ovo dando vita ad un vero fiume umano ordinato e festante. Le “World Series” di America’s Cup stanno offrendo il risultato sperato in termini di presenze turistiche in riva al golfo più bello del mondo. È ancora presto per dire se a questo seguirà anche un ritorno d’immagine della città, che è poi il principale obiettivo nascosto nello slogan “Napoli si ri-vela” dopo l’umiliazione dello scandali rifiuti. Ma intanto “La Repubblica” parla di città svizzera sulle rive del golfo che unità alla napoletanità può fruttare la perfezione, definizione rigirata da RaiNews24 che, attraverso l’inviato Enzo Cappucci e il suo blog Thalassia, sta seguendo l’evento con passione autentica in attesa delle regate su Mediaset.
A fine giornata l’atmosfera sul posto era pregna di entusiasmo e ancora vive negli occhi erano le scene di chi si faceva baciare dal sole, le sdraio laddove prima erano le auto, con il castello di fronte, tra Vesuvio e Posillipo: l’ombelico del mondo! Un banco di prova interessante per la futura “promenade” napoletana che sarà quando i riflettori dell’evento si saranno spenti. Via il rumore delle automobili che isolava dal vocio e dallo sciabordio del mare, la cui vista era preclusa dal muro di vetture in sosta a chi fino a ieri si sedeva ad un tavolo a mangiare una pizza. Via lo smog spazzato dal vento, finalmente solo odor di mare.
Il dibattito sulla riorganizzazione dell’area è aperto, magari allargando e portando lo spazio dedicato alle attività ristorative, che ora gongolano, più a ridosso del mare. Anche l’esperimento dell’illuminazione notturna del mare, coi 15 punti luce a ridosso del consolato americano, mostra tutto il fascino del posto. L’unica cosa certa è la pista ciclabile che attraverserà il percorso, ma un progetto andrà approntato ad hoc perchè il mare e il cielo sono vita da restituire e da godere, e a Napoli tutto questo è lì a portata di mano con l’ineguagliabile valore aggiunto di un panorama mozzafiato a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Fuori dal paradiso, il caos a ridosso della ZTL causato da chi ancora non comprende che l’auto è ormai un lusso e va lasciata a casa, affidandosi al trasporto pubblico. Troppe automobili con un singolo viaggiatore all’interno, magari “suv”, che sono l’emblema di una mentalità da cambiare.
Napoli, più che rivelarsi agli occhi dei profani, riscopre così sé stessa e la sua vocazione storica: il mare. Perchè non esiste napoletano senza il suo mare. È il punto di riferimento, e l’orientamento, la stella polare che scongiura lo smarrimento anche negli angoli più interni della città. Da domani, c’è da scommetterlo, durante le regate, ogni finestra panoramica della città sarà presa d’assalto. Tutti cercheranno un posto al sole e punteranno al mare che avrà gli occhi addosso, dal monte Echia a Posillipo passando per il Vomero. Sarà spettacolo, per gli spettatori ma anche per i velisti. Poi l’evento finirà e verrà il tempo dell’ordinarietà cui dovrà essere assicurata continuità e volontà di fare l’esclusivo bene della città e dei suoi abitanti, ma anche dei turisti cui andrà offerta una straordinaria città ma godibile per intero, dal centro alle periferie.
Eventi come l’America’s Cup, da soli, non bastano. Sono certamente la scintilla ma la fiamma va poi prima accesa e poi tenuta viva per non vanificare dei momenti altrimenti isolati, peraltro costosi e dal doppio potenziale se si considera che possono generare anche forte delusione qualora non sfruttati. Per evitare che ciò accada c’è bisogno di una “governance turistica” che inserisca i vari eventi in un piano organico duraturo e che sia ispirata da uno spirito di squadra come quello che ha consentito l’ottenimento delle “World Series”: Regione, Comune, Provincia e Unione degli Industriali coesi dallo stesso obiettivo come mai, ed è questa la via, anche per sciogliere altri nodi come la balneabilità, la fruizione delle spiagge e altri fronti come l’occupazione e l’indotto.
La delusione è sempre in agguato e le redini le avrà in mano il sindaco De Magistris che dovrà far tesoro dell’esperienza di Bassolino, capace di ridare speranze sfruttando l’entusiasmo del G7 per qualche anno prima di abbandonarsi alle sirene del potere delle proprie facoltà.
Napoli è città unica, straordinaria, e proprio per questo avversata da qualche difficoltà di troppo. Non solo i media sempre pronti ad enfatizzarne le ombre senza esaltarne le grandi luci, cosa di cui sono responsabili peraltro anche gli stessi napoletani; le difficoltà sono anche “strutturali”, a cominciare dai tour operator internazionali che scavalcano Napoli nei pacchetti comprendenti lo sbarco a Roma con sortita a Pompei e ritorno. Tedeschi e inglesi scelgono le isole e la costiera e a Napoli resta il traffico crocieristico, al quale fa concorrenza il porto romano di Civitavecchia, che resta comunque un turismo “mordi e fuggi”.
Ecco dunque che gli eventi straordinari servono ad attivare un circuito che faccia di Napoli meta dove i turisti restino. Le 350mila presenze di questa settimana in città ne sono la dimostrazione. Restano i grandi problemi da risolvere, senza dimenticare la bonifica e la riconversione di Bagnoli dove l’evento doveva inizialmente avere luogo. Ma è chiaro che le risorse siano enormi come dimostra il cambiamento indolore di sede che ha comunque ridato a qualche napoletano distratto l’orgoglio di vivere in una città bellissima.

Live dal villaggio della vela

Beppe Severgnini “diversamente leghista”

«Lega Nord nepotista come i Borbone, ma ne abbiamo bisogno»

Angelo Forgione – Disgustoso dibattito su La7 a “Le Invasioni Barbariche” del 6 Aprile, all’indomani delle dimissioni del leghista Umberto Bossi. Quello che doveva essere un piccolo processo alla Lega con Borghezio imputato si è trasformato in una sorta di apologia leghista. Indecente l’analisi dello scrittore lombardo e giornalista del Corriere della Sera Beppe Severgnini che, criticando la Lega da un punto di vista tutto settentrionale e non italiano, ha imputato al partito verde un nepotismo risalente al regno borbonico. Insomma, gira e rigira, il Nord è sul banco degli imputati e il Sud diventa termine di paragone negativo (ricordate Paolo Villaggio?). Scompare d’emblée il periodo tragicamente attuale di “parentopoli” e il problema viene riportato al regno preunitario del Sud, quindi monarchico, quando la discendenza diretta era un diritto-dovere dappertutto. Al termine della discussione, lo stesso Severgnini ho voluto dare alla Lega dei consigli per migliorarsi «perchè ce ne è bisogno, ma di una Lega che non dice sciocchezze sugli immigrati e che abbia il coraggio delle opinioni». Tutto qua, stop! Smussato questo spigolo, la Lega può continuare a dividere l’Italia. Omesso il principale difetto del partito secessionista: la propaganda anti-meridionali che ha devastato il Paese. Senza dimenticare che per Severgnini è Maroni l’uomo giusto «anche agli occhi degli italiani».
Detto che per i meridionali in primis, ma in generale per gli italiani, un partito secessionista non è mai un “bisogno” ma un’aberrazione, che della Lega può avere bisogno solo il Nord, che il nepotismo non è un male borbonico ma semmai della società italiana da sempre, che non si può non redarguire i leghisti per l’odio nei confronti del Sud se se ne analizzano i difetti, è facile dedurre che gli “italiani” di Severgnini sono i settentrionali “diversamente leghisti”.

Simone Schettino: «è massacro mediatico da fermare»

Simone Schettino: «è massacro mediatico da fermare»

a “La Radiazza” l’artista chiarisce la “lettera del Vesuvio”

Ecco un sunto de “La Radiazza” di Gianni Simioli co-condotta eccezionalmente da Simone Schettino durante la quale l’artista stabiese ha fatto maggiore chiarezza sui presupposti da cui nasce la sua lettera a Tosel interpretata metaforicamente dal Vesuvio. Un’occasione per sgombrare il campo da equivoci e per parlare a più ampio raggio della situazione politico-sociale in Italia, uscendo dalla riduttiva campana calcistica, proprio mentre il fondatore del partito secessionista italiano è uscito di scena nel peggiore dei modi. Un interessante disamina alla quale ha dato un contributo anche Angelo Forgione puntando il dito sui napoletani chiamati a difendere senza difendere.

L’ammuina storica de “Il Mattino”

L’ammuina storica de “Il Mattino”

Il direttore Cusenza inciampa sul falso storico

Monti a Napoli, segue editoriale de “Il Mattino” a firma del direttore Cusenza dal titolo “Subbuglio, non ammuina”. Una disamina del momento del paese visto da Sud dettato da una dichiarazione del premier:  “Al Sud manca la massa critica, per il subbuglio innovativo che spinga la classe dirgente a cambiare e i cittadini a chiedere la soddisfazione di diritti collettivi e non soluzioni privilegiate”.
Cusenza si domanda cosa intenda Monti con la parola “subbuglio” con osservazioni precise e condivisibili, chiudendo però lo scritto con un falso storico ancora tristemente in voga, purtroppo tirato di nuovo fuori dal quotidiano di Napoli. “Il rischio è che il «subbuglio» montiano diventi la traduzione lombarda del napoletanissimo editto della marineria borbonica sul «facite ammuina», così chiude Cusenza.
Il regolamento della Real Marina del Regno delle Due Sicilie non ha mai contenuto alcuna disposizione o articolo che regolasse “ammuina” e confusione a bordo. A testimoniare il fatto che l’editto fosse falso e a scopo denigratorio è il fatto che il regolamento della Real Marina, al pari di tutti gli atti ufficiali del Regno delle Due Sicilie, era redatto in lingua italiana e non napoletana; di fatto, i firmatari di quel falso regolamento, Di Brocchitto e Bigiarelli, non risultano in alcun archivio italiano e in alcun atto ufficiale borbonico. In realtà si tratta di una astuzia di un ufficiale napoletano, Federico Cafiero, passato dai napolitani ai piemontesi, che fu sorpreso nel sonno con buona parte dell’equipaggio a bordo della sua nave da un ammiraglio piemontese. Messo in punizione, inventò la disposizione tornando sulla nave per dettare ai suoi marinai la maniera per evitare di essere sorpreso nuovamente.
È particolarmente triste che proprio il quotidiano di Napoli contribuisca ancora a sdoganare falsità sulla storia di Napoli, facendo “ammuina storica” e disonorando peraltro la grande Real Marina delle Due Sicilie che rese la vita difficile alle grandi potenze europee nel Mediterraneo, facendo arrossire il Regno di Sardegna che, ad unificazione avvenuta, non potè che adottarne regolamento, uniformi e gradi. Altro che “napoletanissimo” editto.

Simone Schettino e il coraggio della denuncia

Simone Schettino e il coraggio della denuncia

la battaglia culturale che prescinde dal calcio

Angelo Forgione – Premetto che, nonostante ci leghi un’amicizia di stima per evidenti motivi, non sono il difensore d’ufficio di Simone Schettino. Ma mi prendo la briga di raccogliere quello che è un suo messaggio da poco diffuso su Facebook. È nota la lettera sferzante che Simone ha letto dal palcoscenico di Canale 9 all’indomani dei fatti a margine dell’incontro di calcio tra Juventus e Napoli della scorsa Domenica. Insieme, non d’accordo ma spontaneamente, stiamo portando avanti da tempo, e non solo in questi giorni, una campagna “non istituzionale” di sensibilizzazione verso il razzismo nei confronti dei Napoletani, ognuno con le proprie risorse. Proprio per questo capisco cosa significhi esporsi e assumersi delle responsabilità, stando sempre attenti a misurare le parole e a fare in modo che i concetti siano sempre chiari.
Oggi il portale di “Leggo” ha pubblicato la notizia della sua performance di Lunedì scorso, titolando inizialmente così: “Lettera del Vesuvio: Schettino chiede la squalifica dello Juventus Stadium”. Riduttivo, perchè Simone non ha chiesto mai chiusura dell’impianto torinese. Semmai ha sottolineato alla sua maniera, sempre originale oltre che identitaria, un malcostume che investe un po’ tutti gli stadi in cui il Napoli si reca in trasferta. E quella lettera non era una novità, ma una riproposizione di uno scritto di due anni or sono, ritirato fuori dal cassetto in occasione dell’ennesima sordità del giudice sportivo. Chiarito l’equivoco, il titolo è stato riportato alla giusta dimensione della denuncia dell’artista: “Lettera del Vesuvio. Schettino, appello contro i cori razzisti”.
Perchè anche Schettino non si è svegliato oggi, e non contro la Juventus, come testimonia un videoclip di denuncia da me realizzato proprio due anni fa in cui l’artista denunciava dallo stesso palco del Sannazaro la sperequazione tra cori razzisti contro i neri e cori razzisti contro i napoletani. Già allora facevamo lunghe chiacchierate sull’argomento. In poche parole, a Schettino, come a il sottoscritto, la sconfitta del Napoli con la Juventus sul campo (sacrosanta e meritata!) interessa veramente poco di fronte alla sconfitta di tutta la società che continua ad attaccare con accanimento una comunità intera senza che chi è chiamato a frenare il fenomeno non eserciti le proprie funzioni e si scarichi delle sue enormi responsabilità. E questo, anche a nome suo,  lo dico a chi continua a pensare che il calcio sia solo calcio, e tutto il resto non c’entri.
Quel che è certo è che è difficile essere capiti appieno, e talvolta si finisce con l’essere considerati persino fomentatori. Questo accade perchè il problema non è stato compreso in tutta la sua gravità, lo si sottovaluta, e allora la protesta viene da qualcuno interpretata come la reazione dell’avversario, ancor peggio se sconfitto. E qualcuno dimentica o vuol dimenticare che la nostra battaglia è quotidiana, analizza ogni aspetto della nostra società, calcio o non calcio che è sempre quello che fa più notizia. Il fatto è che esterniamo il nostro ideale, perchè siamo purtroppo idealisti.
Domani, Simone Schettino sarà ospite di Gianni Simioli, un altro idealista che si espone, a “La Radiazza” su Radio Marte. La puntata avrà come tema “Napoli e il Napoli”; si parlerà chiaramente di calcio, ma in chiave identitaria. A chi non va di alzare il livello del dibattito consigliamo di non sintonizzarsi. Questa non è una stupida guerra alla Juventus… non ci interessa. Questa è una battaglia per noi stessi, Napoletani molto prima che tifosi del Napoli. E che sia chiaro che gli idealisti difendono un diritto, non quei napoletani che in qualche modo danno adito a infrangerlo.

Juventini, milanisti e interisti del Sud colonizzati sportivi

Juventini del Sud colonizzati sportivi

Angelo Forgione – Proprio stasera ho ricevuto una email di Gennaro, pugliese, da circa un anno meridionalista e assiduo lettore di questo blog nonchè simpatizzante di V.A.N.T.O. Mi ha scritto di non seguire il calcio, ma fino a qualche tempo fa lo ignorava completamente, fin quando leggendo alcuni miei articoli si è reso conto che se si vuole capire meglio la nostra società è necessario capire il mondo del calcio in Italia.
In questi giorni il dibattito sugli juventini del Sud è divampato, toccando anche picchi esasperati dopo il clima di intolleranza verso i napoletani allo “Juventus Stadium” di Domenica scorsa. Sempre più meridionali, per la verità, stanno prendendo coscienza di quanto racconto e divulgo da tempo anche attraverso il calcio, testimoniando di “conversioni” dettate dalla conoscenza della storia. Sono quelli che hanno capito non solo il passato ma anche l’attualità, figlia di quel passato trascinato ai giorni nostri, quella questione meridionale evidente anche nel calcio con cui il potere del nord ha truccato il nostro paese e con esso il suo sport più popolare.
Ne ho parlato oggi a “Sorrisi e Palloni” su Radio CRC e Capri Event, prima denunciando i fatti di Domenica scorsa e poi facendo chiarezza sull’appartenenza dei tifosi juventini di Napoli e del Sud, e non solo juventini, legati ad un potere costruito ad arte e sempre in vita.