Nuovo spot “Panda”, un insulto ideologico a Napoli!

Nuovo spot “Panda”, un insulto ideologico a Napoli!

messaggi agli operai di Pomigliano, offese alla Napoletanità

Angelo Forgione – È partita il 22 Gennaio la campagna Fiat per il lancio della nuova Panda, il più importante del 2012 per la casa. 
Ideata da Kube Libre, il cortometraggio prende spunto da una domanda: “Quale Italia vogliamo essere?”

Girato a Napoli e dintorni, lo spot (in basso) ideato da Maxus, diretto da Luca Maroni e prodotto da Movie Magic (ma mutuato da quello della Jeep Grand Cherokee di Chrysler dedicato a Detroit prima capitale dell’auto e poi della miseria) parla agli italiani ma soprattutto ai lavoratori di Pomigliano d’Arco che sono proprio gli attori.
Basta poco per capire che i 90 secondi della pubblicità (dai tagli più corti non si evince) “incarnano” un messaggio di Sergio Marchionne ai dipendenti dello stabilimento napoletano. Si tratta del primo spot classista anti-sindacale, primo caso in Italia, in cui un datore di lavoro comunica agli operai le scelte a disposizione. Lo slogan scelto è “L’Italia che ci piace”. Da una parte c’è quella che produce, che sfida il mercato, che lavora con impegno e dall’altra ci sono gli italiani del folklore, di Pulcinella e dei maccheroni. Le formiche e le cicale. Una campagna che riflette la seccatura di Marchionne rispetto alle resistenze del sindacato Fiom circa il suo “modello produttivo Fiat”. 
Un messaggio agli operai di Pomigliano ma anche un’offesa a tutti i napoletani e alla napoletanità, che secondo l’azienda torinese sarebbe l’immagine folcloristica, pittoresca e degradante del paese.

Lo spot, recitato da una voce fuori campo, inizia con degli spaccati contrapposti dell’Italia: l’arte, l’inventiva, il talento per iniziare bene, come se non appartenessero anche questi ai napoletani, decadendo poi nel folklore e nella disoccupazione a cui fa da contraltare l’impiego offerto da mamma Fiat a Pomigliano. Messaggi negativi (ma il folklore è negativo a prescindere?) immortalati su immagini di Napoli: un Pulcinella in un teatro, quartieri popolari agghindati da panni stesi, giovani disoccupati con lo sguardo spento e arrabbiato sullo sfondo di un mercato rionale, uno skyline di Pomigliano con lo stabilimento ai piedi del Vesuvio dove l’operosità è rimarcata come “Italia capace di grandi imprese industriali”.

”Noi possiamo scegliere quale Italia essere”, dice lo speaker, come dire che possiamo scegliere se essere l’opulenta cultura piemontese o quella pigra napoletana. La scelta è sottolineata da un nuovo contrasto di concept visivi: da una parte artisti e operai Fiat e dall’altra i maccheroni, il Vesuvio e il golfo; il tutto corredato da una riflessione inquietante: “è il momento di decidere se essere noi stessi o accontentarci dell’immagine che ci vogliono dare”. E qui viene fuori l’equivoco degli stereotipi degli italiani verso i meridionali che sono quelli degli stranieri verso gli italiani, con quel pizzico di invidia verso una città capace di esprimere se stessa nel mondo, nel bene e nel male.
Offese subliminali alla Napoletanità nell’associazione immagini-speakeraggio, e “pizzini” agli operai di Pomigliano già piegati alle volontà superiori e ora umiliati con messaggi anche eloquenti in uno spot che decanta un prodotto fatto bene, che se è tale è grazie a quegli stessi operai che fanno di Pomigliano un modello qualitativo ancorché produttivo.
Napoli offesa in tutto lo spot, anche nel finale dove una Panda esce dallo stabilimento, percorre il lungomare di Napoli e le strade costiere della Campania per poi approdare come d’incanto in Piazza dell’Anfiteatro a Lucca, da Sud a Nord, mentre la voce esclama “questa è l’Italia che piace”.
Il messaggio commerciale sembra voler dire agli operai di Pomigliano di smetterla di protestare e di mettersi a lavorare. Qualcuno dica a Marchionne che i napoletani hanno bisogno del lavoro ma non di costruire auto per sentirsi uomini migliori, per sapere di essere artisti, creativi e stakanovisti anche godendo dei piaceri delle proprie ricchezze paesaggistiche e della propria cultura. E se non fossero ottimi lavoratori, Pomigliano non sarebbe il miglior stabilimento Fiat al mondo come da lui stesso asserito. Questo lo sapevano tutti, ma lui l’ha detto solo quando gli operai si sono piegati alle sue condizioni.
L’azienda torinese aveva già dato un segnale alla presentazione aziendale della nuova vettura, quando sulla brochure si leggeva “Noi siamo quello che facciamo”, riformulato nello spot; un claim che non è sfuggito a quegli operai che sanno cosa si legge su un muro di ingresso del forte piemontese di Fenestrelle: “Ognuno vale non in quanto è, ma in quanto produce“. In quella fortezza furono deportati i soldati napoletani che non volevano giurare per Vittorio Emanuele II.
Cornuti e mazziati, e lo sdegno monta.

Anche Il Fatto Quotidiano e L’Unità ravvisano accezioni negative dello spot verso il Sud

Fiorella Mannoia e il meridionalismo in musica

Fiorella Mannoia e il meridionalismo in musica

“Io non ho paura”, primo passo di un viaggio verso “Sud”

Angelo Forgione – Anche la bravissima artista romana Fiorella Mannoia s’annoia con la retorica risorgimentale. L’ha scoperto leggendo “Terroni” dell’amico Pino Aprile, capendo che la storia non corrisponde al racconto di chi la festeggia estromettendo verità e, soprattutto, dimenticando le migliaia di morti meridionali periti per la conquista del Sud.
E da li è nata l’ispirazione artistica che mancava, la scintilla per il nuovo lavoro discografico dal titolo “SUD“. Partendo dal Mezzogiorno d’Italia per arrivare in America Latina e in Africa.
Lo ha confessato a “Che tempo che fa“, dove l’onda lunga del meridionalismo ha toccato ancora una volta milioni di telespettatori e ha emozionato con l’esegesi dell’album ma anche con l’esecuzione del brano “Io non ho paura” scritto per lei dal cantautore Bungaro, al secolo Antonio Caiò da Brindisi; una ballata pianistica dalla forte carica emotiva e passionale le cui parole, al primo ascolto, hanno fatto salire un brivido lungo la schiena a tutti coloro che, come il sottoscritto, fanno della verità storica il cardine di un’estenuante missione identitaria.
Sarà un caso, ma il prossimo tour della Mannoia partirà il 21 Marzo proprio da Napoli per concludersi il 4 Aprile a Torino.

Riflessioni sui “Forconi”

Riflessioni sui “Forconi”

Angelo Forgione – Centinaia di richieste mi giungono per conoscere il mio pensiero sul “Movimento dei Forconi”. Mi sembra quindi doveroso esprimermi sulla rivolta siciliana che è sintomo emblematico del disagio del popolo. Che sia partito dalla Sicilia è, secondo me, normale perchè le proteste partono sempre dal basso. E quando il basso corrisponde col profondo Sud laddove la questione meridionale è ancora più meridionale, tutto si incastra nel quadro della relazione causa-effetto.
La protesta sta avendo un successo perchè, oltre alla gente, si basa sulla partecipazione degli autotrasportatori che hanno bloccato non tanto le strade quanto i rifornimenti, e in una società in cui viveri e carburanti sono sullo stesso piano di importanza per la sopravvivenza è facile capire che se la protesta dovesse continuare con questi connotati potrebbe causare danni ai poteri forti. Un fenomeno che nasce perchè i carburanti costano troppo, non perchè il popolo del Sud non ha il piatto a tavola o perchè non ne può più di un paese sbilanciato a nord, ed è su questo che bisogna riflettere.
Alcuni focolai si accendono spontanei in altre zone del Meridione ma sono più che altro manifestazioni di malcontento, sfoghi giustissimi di alcune persone pronte a scendere in piazza che difficilmente incontrano la sensibilità di una vasta massa. Si organizzano su Facebook, lanciano il raduno, accolgono le solite adesioni a furia di click e “ci sarò”, per poi ritrovarsi in pochi per strada come nel caso di Pescara (minuto 6:00).
La protesta, oggi come oggi, necessita del blocco dei trasporti per ottenere il risultato siciliano, oppure del coinvolgimento di massa della gente, pronta a sacrificare giornate di lavoro (se c’è) per scendere in piazza ad oltranza, h24, per bloccare le strade. E nel secondo caso, l’identificazione coi forconi sarebbe anche superflua perchè sarebbe la vera rivoluzione.
A chi mi domanda quale sia la situazione di Napoli rispondo che non c’è nessuna delle due componenti; né il supporto degli autotrasportatori che possano generare il blocco, né il fuoco sacro del popolo, ancora troppo distante dal volersi riversare per le strade oltre le facili intenzioni manifestate con i click sui social network. C’è solo il malcontento dei meridionalisti che arriva da lontano e non è una novità.
Per Lunedì mattina è fissato un primo focolaio napoletano a Piazza Garibaldi. Un appuntamento a tempo, dalle 9:00 alle 10:00. E poi dopo? Tutti a lavorare? Immagino che molta gente lo farà anche prima, ma spero di no. Spero cioè di sbagliarmi, e di vedere tanta di quella gente da non aver bisogno di autotrasportatori per avviare una vera rivolta. Che prima o poi, continuando così, sarà comunque inevitabile.

Tosel sanziona l’Inter per cori razzisti. Agli ebrei?

Tosel sanziona l’Inter per cori razzisti. Agli ebrei?

tutti sorpresi, ma il caso evidenzia il problema

Angelo Forgione – Tutti sbalorditi! Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel ha sanzionato la FC Internazionale con un’ammenda di 15mila euro “per avere i suoi sostenitori, nel corso della gara, intonato cori costituenti espressione di discriminazione per motivi di origine razziale e territoriale”. Si è scritto che Tosel ha punito l’Inter per i cori razzisti anti-napoletani ma non c’è alcuna certezza che sia effettivamente così. Durante la gara, i sostenitori dell’Inter si sono sfidati con il settore occupato dai genoani, gemellati coi napoletani, a colpi di offese e difese ai partenopei. Ma non è detto che la sanzione sia riferita a questa becera manifestazione visto che gli interisti hanno intonato tristi cori anche contro i cugini milanisti con altrettanto squallidi riferimenti agli ebrei. L’aggettivo “razziale” è riferito agli ebrei e il “territoriale” ai napoletani?
Partiamo dal presupposto che il Giudice Sportivo non decide arbitrariamente ma sulla base di quanto appare sui referti degli arbitri e degli assistenti di gara. Pertanto Tosel ha applicato una norma perchè uno degli arbitri ha annotato nel referto determinati cori. Di conseguenza c’è da chiedersi se sono stati annotati sia i cori contro i napoletani che contro gli ebrei oppure solo i secondi. E se sono stati rilevati tutti, va detto che l’arbitro era il Sig. Russo, nativo di Avellino e della sezione di Nola, al quale determinati cori potrebbero non essere passati inascoltati. E qui si porrebbe il vero problema in merito agli arbitri, e prenderebbe ancor più corpo la necessità da parte del capitano del Napoli di segnalare alcune manifestazioni estreme ai direttori di gara. Il ragionamento per dimostrare che la decisione di Tosel non è affatto soprendente. 

Il comandante affonda con la nave, metafora del paese

Il comandante affonda con la nave, metafora del paese

le colpe, la gogna, la strumentalizzazione

Angelo Forgione – Che disastro, Francesco Schettino! Non tocca a noi giudicare il suo comportamento sulla “Concordia” prima della tragedia dell’isola del Giglio, ma sicuramente possiamo farci un’idea della sua condotta nel momento dell’apocalisse sulla scorta dell’ormai famosissima telefonata intercorsa col Capitano di fregata Gregorio De Falco che lo scuoteva e lo richiamava ai suoi doveri disattesi.
Di certo il Comandante più detestato e famoso del mondo ha tutto il diritto di farsi giudicare in un’aula di tribunale ma la realtà è che il mostro è stato sbattuto in prima pagina e per lui sembra che il processo sia finito ancor prima di iniziare. Abbandonare la nave e non risalirci su è il dato oggettivo per cui Schettino è colpevole, e questo è chiaro a tutti, ma per tanti è anche uno sbruffone, un buono a nulla, e persino un soggetto pericoloso e spavaldo della cui minacciosa personalità bisognava accorgersi prima. È questa l’aberrazione che indicava un servizio del TG5 delle 20:00 del 17 Gennaio (minuto 6.23) in cui delle immagini tratte da Youtube che ritraggono Schettino sulla “Concordia” in atteggiamenti normali per un comandante di una nave da divertimento sono state commentate però come se si trattasse di condotte sopra le righe di una star. E addirittura un riferimento ai suoi tratti somatici, utili alle teorie razziste-risorgimentali di Cesare Lombroso che avrebbero potuto essere applicate sul personaggio, tirate fuori dal giornalista Carmelo Sardo, siciliano d’origine.
Schettino sembra proprio essere colpevole, e dovrà pagare quando il processo lo dichiarerà tale, ma l’analisi dell’uomo prima del regolare giudizio non piace a tutti. E non è  l’unico colpevole perchè non si diventa comandanti di crociera dalla sera alla mattina, e se Schettino è divenuto tale è perchè qualcuno deve averlo ritenuto idoneo per il ruolo delicato da ricoprire. Nell’interrogatorio di garanzia si è definito “un bravo comandante” e per questo il GIP non gli ha concesso la libertà perchè ha capito che il personaggio non si rende conto della realtà; dunque, chi ha stabilito, in seno alla compagnia di navigazione, che fosse in grado di assumersi la responsabilità di sovraintendere alla sicurezza di migliaia di persone? La Costa crociere, sul blog ufficiale, decantava nel Settembre 2010 il cosiddetto inchino della “Concordia” all’isola di Procida (video) e ringraziava il comandante, salvo poi prenderne le distanze all’indomani della sciagura. La pratica non era sporadica e la ripetevano anche altre compagnie in ogni posto suggestivo, come di fianco ai faraglioni di Capri. Come non pensare poi che se ha cambiato la rotta è perchè tale manovra, seppur da fare in assoluta sicurezza, gli era consentita dalle norme della navigazione? Forse anche le norme vanno riviste.
È triste poi dover constatare che il comandante campano sia diventato lo strumento per uno squallido giudizio sulle sue origini napoletane. Leghisti e non, da più parti, attaccano la comunità napoletana capace di generare personaggi del genere, levantini e incapaci di assumersi delle responsabilità. La sottocultura italiana del dito sempre puntato è venuta a galla mentre la nave era ormai ripiegata su se stessa. Schettino è figlio della cultura marinara di Meta di Sorrento, cittadina che affaccia sul mare e quell’orizzonte lo scruta ogni giorno. Una cultura prima imparata nella sua formazione marittima e poi tradita in una notte di follia e terrore, ma pur sempre una cultura che ha dato e da tanto all’Italia. La stessa cultura del Capitano di fregata Gregorio De Falco da Sant’Angelo di Ischia, da tutti indicato come l’uomo che ha dimostrato polso fermo e sangue freddo ma che non era al posto scomodo di Schettino. Il colloquio telefonico tra i due era a Livorno ma sembrava svolgersi a Napoli. Due rovesci della stessa medaglia.
Certamente l’impatto emotivo è fortissimo perchè si tratta di un caso rarissimo di affondamento di una nave da crociera, che a maggior ragione poteva diventare una vera carneficina visto il numero dei passeggeri che equivaleva a quello di una piccola città, e ora è facile ironizzare su una presunta mentalità irresponsabilmente meridionale di Schettino; ma la memoria corta di una certa becera sottocultura italiana fa dimenticare che nel 2001 una tragedia ben più grave ma meno “cervellotica” vide due aerei scontrarsi a terra sulla pista di Linate con ben 118 morti, e le condanne colpirono Sandro Gualano, Paolo Zucchetti, Antonio Cavanna e Giovanni Lorenzo Grecchi; un torinese, due milanesi e un pavese ritenuti responsabili di gravi omissioni e negligenze procedurali.
Gli errori e le esuberanze fanno parte degli uomini, e quando ne fanno le spese delle vite umane bisognerebbe avere rispetto del dolore dei familiari invece di accendere i toni con polemiche soverchie. Schettino è oggi l’immagine della codardia alla quale si contrappone quella incancellabile del coraggio impavido che risponde al nome del carabiniere napoletano Salvo D’Acquisto, colui che nel 1943, a soli 23 anni, sacrificò la sua vita per salvare 22 prigionieri italiani dalla fucilazione delle SS naziste. Medaglia d’Oro al valore lui come la stessa città di Napoli il cui popolo, cacciando da solo dal proprio suolo le soldatesche germaniche sfidandone la feroce rappresaglia, indicò a tutti gli italiani la via della salvezza. Non lo si dimentichi!

Precisazione sul video “Rodriguez-Vidal”

Precisazioni sul video “Rodriguez-Vidal”

dimostrato che l’Italia è malata di un calcio malato

Angelo Forgione – Il video della curiosa circostanza del rigore di Vidal (Juventus) con Rodriguez (Cesena) tra i pali, caricato su youtube Domenica 15, è uscito da internet ed è ora argomento di discussione di trasmissioni, notiziari e quotidiani. La Juventus ha ritenuto di prendere le distanze con un comunicato ufficiale in cui definisce il tutto “un tentativo, subdolo e maldestro, di ledere l’immagine della società e del calciatore”, mentre il Cesena si è espresso verbalmente tramite il Direttore Sportivo Lorenzo Minotti che a Sky non ha alzato barricate dimostrando con le sue dichiarazioni di aver afferrato perfettamente lo scopo della clip (“Lo scopo del video, si capisce e si legge chiaramente, era proprio quella di demonizzare facili analisi di gesti e comportamenti dei calciatori in campo”).
Ovviamente, il caso è divenuto motivo di risentimento soprattutto dei tifosi juventini, spinti dal comunicato della loro squadra del cuore che ha avuto l’effetto di rendere erroneamente Vidal come obiettivo del video mentre la gestualità documentata è quella di Rodriguez. Tra l’altro il contributo non è commentato nè in forma sonora nè in forma testuale e non insinua alcuna opinione. Un tifoso del Napoli dal quale prendiamo le distanze aveva invece ripreso il video e corredato di accuse per poi cancellarlo dopo il comunicato della Juventus.
Il nostro video, neutro, è di fatto uno spunto di riflessione, così come evidenziato nello scritto che lo accompagna redatto e allegato nella descrizione del filmato su Youtube il 15 Gennaio.

Si è così dimostrato che in Italia basta poco per accendere una discussione calcistica su semplici congetture, figurarsi poi quando queste congetture sono esplicitamente tendenziose  come nel caso del video che ha interessato il portiere del Napoli De Sanctis.
Non si è pertanto lesa alcuna immagine della Juventus e del Cesena, di Rodriguez e di Vidal, ma si è dimostrato mediaticamente come ormai il calcio sia stato sporcato dalla recente vicenda del calcioscommesse ma anche da quella più remota di “calciopoli”. Si è dimostrato che ogni gesto è interpretabile e sospettabile. Si è dimostrato che il mondo del calcio, dagli addetti ai lavori ai tifosi, non è più un mondo sereno e credibile. Si è dimostrato che delle accuse a De Sanctis hanno viaggiato alla velocità della luce mentre un fatto analogo antecedente era stato ignorato.
Chi si sente offeso da un video e uno scritto senza accuse ad alcun calciatore o squadra ma dagli annunciati intenti di dimostrare quanto preavvisato, dimostra che questo è un paese fortemente calciocentrico. Pericolosamente tale.

De Sanctis nella bufera. Ma quel Juventus-Cesena?

De Sanctis nella bufera. Ma quel Juventus-Cesena?

il cenno del giocatore Rodriguez sul rigore di Vidal

Angelo Forgione – Faccio una premessa. Ho condannato fin da subito il video che ha procurato fastidi al portiere del Napoli Morgan De Sanctis perchè ha gettato ombre infondate su una persona caratterialmente autentica e sempre capace di esporsi per il Napoli e per Napoli tirando fuori tutta la sua intimità senza artifici. È da più di un anno che ho lanciato la sua candidatura a capitano del Napoli, anche nelle trasmissioni radiofoniche e televisive, perchè ha sempre dimostrato di averne i requisiti morali e caratteriali e le iniziative ricalcate di questi giorni non possono che rallegrarmi. A chi lo conosce, quel video ha fatto sorridere perchè è proprio l’onestà e la serietà del portiere in questione ad averlo portato ad allargare le braccia per sfogo dopo un goal della sua squadra a seguito di circostanze particolari poi spiegate a chi non le capiva.
Ma ormai il calcio è stato sporcato, ogni gesto è interpretabile e sospettabile e intendo dimostrarlo con questo contributo. Del resto, i sospetti, come nella vita di tutti i giorni, sono legittimi e la Procura di Napoli ha fatto benissimo ad acquisire le immagini. Ciò che però da fastidio è l’accanimento (e ci risiamo) che si è scatenato da parte di alcuni media nei confronti del Napoli e di Napoli, stigmatizzato da più fronti in questi giorni di tam-tam mediatico nelle trasmissioni televisive e radiofoniche locali. E allora, se i sospetti vanno chiariti, vanno chiariti per tutti. Per il Napoli ma anche per la Juventus ed il Cesena ad esempio. E si, perchè da tempo qualcuno mi ha segnalato un atteggiamento molto più che discutibile del giocatore Rodriguez nel corso della partita Juventus-Cesena del 4 Dicembre scorso. È la partita in cui, sul punteggio di 1-0 per la squadra torinese, l’arbitro Doveri di Roma assegnò un rigore (inesistente) per fallo (inesistente) del portiere Antonioli che in uscita allontanò il pallone ma venne travolto da Giaccherini in corsa. Rigore (inesistente) e per giunta espulsione (inesistente) di Antonioli, sostituito in porta dal difensore uruguaiano in quanto il Cesena aveva terminato i cambi. E per Vidal fu un gioco da ragazzi mettere a segno il goal che chiuse il match.
Rivedendo bene quelle immagini si osserva che Rodriguez, guadagnando la posizione tra i pali e infilando i guanti, fa un cenno con la testa (a Vidal?), indicando con gli occhi il lato sinistro dello specchio di porta. Quando lo juventino batte, il cesenate finge di buttarsi a destra per poi “camminare” verso il lato indicato, mentre il tiro finisce sul lato opposto.
Questo video è in mio possesso da giorni e mi domando come mai, in questi quaranta giorni, nessuno ne abbia mai parlato in un simile contesto di diffidenza che ha poi generato problemi al portiere del Napoli. Ritengo che il caso De Sanctis come quello di Rodriguez non meritassero attenzione e non avrei pubblicato il contributo perchè non mi piaceva il clima di sospetto che si stava creando, non esprimendomi mai senza essere supportato da dati e fatti. Per carità, potrebbe trattarsi anche di un trabocchetto del “portiere” per confondere il battitore, o per assurdo di un tic nervoso, o anche di un cenno ad un compagno di squadra. Ma alla luce di quanto accaduto in questi giorni mi sembra il caso di metterlo a disposizione di tutti preservando il diritto individuale di farsi un’idea, non dell’episodio in chiave di calcioscommesse ma in funzione di lettura di una sperequazione mediatica rispetto alle squadre coinvolte.

Pisacane, anche Blatter si è svegliato!

Pisacane, anche Blatter si è svegliato!

V.A.N.T.O. invitato dalla Ternana

Missione verità sempre più compiuta. E così anche Blatter si è accorto di Fabio Pisacane. Il 12 Gennaio, dopo la serata della premiazione del “Pallone d’Oro” a cui è stato invitato Simone Farina, il Presidente FIFA ha scritto su Twitter di aver appreso (solo ora) della denuncia di Pisacane rispetto al tentativo di corruzione calcistica. Così, la sera del 14, Studiosport XXL ha bacchettato in maniera pungente i vertici del calcio italiano e mondiale per aver dimenticato il giocatore napoletano della Ternana, il primo a scoperchiare lo scandalo. Ma senza mea culpa, perchè a dimenticarsi di Pisacane non erano solo Abete, Paltini e Blatter ma anche la stragrande maggioranza dei media nazionali.
La Ternana Calcio ci ha in queste ore ringraziato nuovamente per aver lottato dall’inizio per portare alla luce la verità e ha invitato una rappresentanza di V.A.N.T.O. a “Liberati” di Terni affinchè si premi in campo il giocatore napoletano in una delle prossime partite per aver rappresentato il volto pulito di Napoli e del calcio italiano, cosa per cui tanto noi che evidenziamo le positività napoletane quanto il sodalizio umbro andiamo fieri.

Brachetti come Yanina… casi uguali, reazioni diverse

Arturo come Yanina… casi simili, reazioni diverse

TicinoLibero dice “napoletani permalosi”

Angelo Forgione – All’indomani della querelle con Arturo Brachetti qualche riflessione è necessaria. Ho avuto uno scambio privato di posta elettronica con il formidabile artista torinese che ha confidato di essere turbato. E così come gli ho sottolineato l’errore, come era giusto fare, così evidenzio l’esagerazione e l’accanimento che da ieri ho letto sulla sua pagina ufficiale Facebook.
Purtroppo lo zelo rispetto alla questione è stato strumentalizzato o mal interpretato da chi ha imperversato e perseverato senza educazione e civiltà. Così i napoletani non ci fanno una bella figura. La “battaglia” di V.A.N.T.O. è finalizzata all’educazione al rispetto di Napoli che va oltre il caso specifico, non una guerra di offese e improperi a singoli che cadono in errore senza accorgersene (e perciò sottolineiamo i casi affinchè non si ripetano), e chi ha degenerato la polemica in una certa maniera ha finito col pregiudicare anche il nostro intento. La maleducazione non ci appartiene e ne prendiamo fermamente le distanze. Ma purtroppo Facebook è anche questo. E probabilmente gli insulti appartengono a chi ogni giorno manca di rispetto alla città coi comportamenti quotidiani. L’educazione al rispetto di Napoli va imparata prima da molti napoletani. Riflettiamoci.
Brachetti è davvero estimatore di Napoli e non è prevenuto ma ha commesso una leggerezza, come la commettono in tanti. Poi c’è chi chiede scusa e chi no, chi si umilia e chi si arrampica sugli specchi. Spero di poter presto ospitare su questo blog un suo messaggio pubblico per dimostrare che non c’è prevenzione reciproca e che si tratta di questione etica e non faziosa. Quando qualcuno scrive “manco a Napoli” vuole intendere che si è fatto peggio del peggio, e quel peggio è Napoli; la frase non lascia spazio a libere interpretazioni. Ma Brachetti non se ne è reso conto, perchè questi sono cliché italiani, modi di dire e pensare, frasi fatte che però i napoletani subiscono più degli altri da decenni. La reazione spiazza perchè non ci si rende conto che per anni Napoli è stata zitta ma ora il coperchio sta saltando, poichè non si tratta di singoli episodi ma di secoli di accanimento spicciolo e meno spicciolo, innocuo per chi ne è responsabile ma sfiancante per chi ne subisce la somma.
Una cosa però è da sottolineare. Del furto del portafogli ai danni di Brachetti non ne ha parlato nessuno, a parte noi a Napoli e qualche organo informativo ticinese. Ricordate quando Yanina Screpante, la fidanzata di Lavezzi, fu derubata del Rolex a Posillipo? Andò su Twitter a scrivere “Napoli città di m….a”. Apriti cielo, divenne un caso nazionale e ne parlò lo stivale intero per giorni e giorni su giornali, telegiornali e trasmissioni varie, eclissando altre rapine ad altri calciatori in altre città. Brachetti ha fatto lo stesso ma, più signorilmente, invece di scrivere “Lugano città di m…a” ha digitato “manco a Napoli”. Gira che ti rigira, chi ti va sempre di mezzo? E poi finisce che ci tacciano di vittimismo.
Yanina derubata a Napoli scatena i mass-media, Arturo a Lugano macché! Forse perchè nel caso di Brachetti si è infiammato  il “vittimismo” napoletano, mentre per la Screpante si è scatenato lo sciacallaggio mediatico.

La testata ticinese (o sito, visto che non c’è firma agli articoli) “TicinoLibero” ha pubblicato la notizia del furto raccontando della nostra indignazione con terminologia derisoria, andando oltre la cronaca del fatto ma facendo trasparire un’opinione sulla nostra reazione anziché preoccuparsi della propria figuraccia con l’artista. Termini come “napoletani gente permalosa”… “tale Angelo Forgione”… “VANTO starebbe a significare niente poco di meno che…”… “Radio Marte ovviamente ha montato il caso”“attenti a come parlate dei napoletani”. Tutto sommato, uno scritto anche più offensivo dell’ingenuità di Brachetti. Come dire… “la brutta figura è nostra ma Brachetti l’ha fatta fare anche ai napoletani e quelli si arrabbiano pure”.
Ho scritto quindi in privato alla redazione e, senza avere uno straccio di risposta, la comunicazione privata è divenuta un nuovo spunto per ulteriore approfondimento. Con un benservito all’etica del giornalismo è alla correttezza.
Alla fine una sola domanda pongo ai cordiali colleghi giornalisti (?) di “TicinoLibero” e a tutti i lettori: ma se Arturo Brachetti avesse scritto “Lugano città di m…a” come fece Yanina, gli anonimi redattori di TicinoLibero sarebbero stati zelanti… o permalosi? E ne avrebbe parlato l’Italia intera, Canton Ticino compreso, oppure no? Facile accusare quando non si è colpiti… continuamente. Altro che vittimismo, chi scrive sa bene di cosa parla.

Arturo Brachetti illusionista del luogo comune

Arturo Brachetti illusionista del luogo comune

portafogli rubato a Lugano, lui “cita” Napoli e poi la fa sparire

Il grandissimo illusionista torinese Arturo Brachetti è in questi giorni a Lugano per il suo show che meraviglia il mondo “Ciak si gira”. Ma in territorio svizzero gli hanno sottratto il portafogli, e per una volta al gioco di prestigio ha assistito lui senza divertirsi. Tanta la rabbia, e così il grande artista è andato su Facebook per esternarla con un illusionismo a danno (e ci risiamo) dell’immagine di Napoli (immagine sotto). Scrivendo così:

Ma che palle!!!….sono a Lugano con lo show… il pubblico fantastico, caloroso e intelligente etc.
Ma uno deve venire qui in Svizzera per farsi fregare il portafogli… in camerino durante lo show?
Mai successo! ……manco a Napoli… tanto per dire!!

Ecco, appunto; tanto per dire cosa? Così Brachetti si è tirato dietro il risentimento di tanti napoletani, tra i quali tanti suoi fans delusi. E dunque, da grande illusionista, ha cancellato il post sostituendolo con uno praticamente identico in cui al posto della parola “Napoli” è comparsa la frase “manco in altre città… magari italiane…”. Et voilà!
Ricordiamo allo stimato artisticamente Brachetti che in quanto a “borseggi”, le statistiche dicono che la sua Torino è al top delle statistiche italiane e che Napoli, secondo le recenti statistiche del 2011, è solo al 91esimo posto.