TGR Piemonte, servizio razzista durante Juventus-Napoli

Non si trovano definizioni per il servizio andato in onda durante la partita Juventus – Napoli nel TG regionale del Piemonte. L’unica che viene in mente è “razzista”.
L’edizione delle 19:30 inizia poco prima che la squadra juventina segni i due goal che stendono il Napoli. Gian Franco Bianco aggiorna sul risultato di 0-0 e introduce un servizio firmato da Giampiero Amandola, giornalista della testata regionale piemontese della RAI, che si era recato ai cancelli dello Juventus Stadium per ascoltare le due tifoserie. Tra i tanti interventi, vengono fuori due clamorose perle. Prima due giovani che urlano ai microfoni la frase razzista “o Vesuvio lavali tu” che viene serenamente inserito nel montaggio come se fosse un normale e innocuo sfottò. Poi lo scivolone ancora peggiore di Amandola cui uno juventino spiega che i napoletani sono ovunque perchè sono «un po’ come i cinesi»; seguono eloquenti risatine sarcastiche e, cosa ben più grave, la gravissima osservazione del giornalista che afferma «li distinguete dalla puzza, con grande signorilità». E il tifoso, compiaciuto dell’assist insperato: «molto elegantemente, certo». Stavolta la risatina è del giornalista.
Un servizio del genere, sia pur rivestito di una comoda ironia, diffonde pessimi ideali nei telespettatori, soprattutto tra i più giovani. Ed è inconcepibile che un giornalista spalleggi l’ignoranza dei tifosi, ma ancor più inconcepibile che il direttore di redazione possa accettare la messa in onda di un siffatto montaggio.
In attesa di punizioni sia al Napoli per gli ingiustificabili danni da reazione procurati dai suoi tifosi (se confermati e reali) che alla Juventus per gli incessanti cori razzisti provocatori, ci attiveremo per denunciare il fatto agli organi competenti e chiederemo ai colleghi della redazione Rai di Napoli di chiedere spiegazioni a quella di Torino, alla quale è possibile segnalare l’indignazione all’indirizzo di posta elettronica redazione.torino@rai.it, ritenendola responsabile di cattiva informazione e diffusione di ideali razzisti, pratica deontologicamente scorretta. Giornalisti e redazioni avrebbero il compito di denunciare, non di fomentare.

il videoclip montato contiene parte del servizio integrale che è disponibile sul sito della TGR e che per correttezza segnaliamo.

C’è puzza di razzismo a Torino, meglio avvisare Abete.

Angelo Forgione – Dal giorno dell’introduzione delle norme contro il razzismo che consentono la sospensione delle partite di calcio in caso di cori e striscioni razzisti ho avviato una battaglia per denunciare come tali norme non tutelassero i napoletani e per sollecitare il capitano del Napoli a indicare all’arbitro l’applicazione del regolamento. Puntualmente inapplicato.
Ora finalmente pare che qualcuno abbia ascoltato, anche perchè l’anno scorso, allo Juventus Stadium, se ne erano viste e sentite di cotte e di crude, e nessuno aveva battuto ciglio. Dunque, meglio mettere i vertici del calcio sull’attenti. Ci hanno pensato i senatori Antonio Gentile, Giovanbattista Caligiuri, Giuseppe Valentino, Francesco Bevilacqua e Vincenzo Speziali (PdL) che, proprio nel giorno delle veementi proteste britanniche sostenute dal Premier David Cameron per il comportamento razzista dei tifosi serbi nel match della loro under 21 contro l’Inghilterra, hanno chiesto in una lettera al presidente della FIGC di dare disposizioni rigide affinchè l’arbitro designato per Juventus-Napoli sospenda la partita, temporaneamente o definitivamente, in caso di striscioni o cori di contenuto razzistico contro Napoli e il Meridione.
«In passato – hanno scritto i senatori – sono stati tollerati striscioni come “benvenuti in Italia”, “La vergogna dell’Italia siete voi” oppure “Vesuvio erutta per no” che non hanno nulla di sportivo e che offendono non solo una grande capitale culturale europea, ma l’intero Sud. Il regolamento calcistico internazionale prevede durissime sanzioni contro cori e ingiurie o striscioni di carattere razzistico, sia per quanto riguarda la pelle, sia per quanto riguarda le provenienze territoriali che, purtroppo, ancora oggi sono oggetto di sfottò vergognosi. Invitiamo la società sportiva calcio Napoli – conclude la nota dei senatori –, in caso di reiterazioni di questi comportamenti e di atteggiamenti omissivi da parte dell’arbitro, ad abbandonare il rettangolo di gioco: non si possono più tollerare offese al Sud e all’Italia che è unica ed unita».
Chiamatela pre-campagna elettorale, chiamatela ingerenza politica, ma l’importante è che anche dal Senato sia arrivato uno squillo ad Abete. Certo, se s’impegnassero anche per togliere Napoli e il Sud dalla condizione coloniale in cui si trovano non sarebbe cosa sbagliata.

Multa alla Juventus: zingaro no, coleroso si! C’è un problema e non è Tosel.

arbitri e ispettori federali non sentono i cori razzisti indirizzati ai napoletani

Siamo al pastrocchio totale. Un’ammenda di 15mila euro è stata comminata dal giudice sportivo Tosel alla Juventus per cori offensivi nei confronti dell’allenatore della Roma Zdenek Zeman nel corso del match disputato sabato allo Juventus Stadium. Nel comunicato ufficiale si legge che la Juve è stata multata “per avere suoi sostenitori, nel corso della gara, rivolto continuativamente all’allenatore della squadra avversaria grida e cori insultanti e costituenti espressione di discriminazione etnica”.
Dunque, gli ispettori federali o uno dei sei arbitri ha ascoltato i cori volgari, non discriminatori, all’indirizzo di Zeman. Cosa che non accade mai, e dico MAI, quando i cori razzisti, non solo volgari. vengono indirizzati ai Napoletani. Come a Genova, ad esempio, quando i napoletani sono stati etichettati al solito come colerosi; o come proprio a Torino la settima scorsa quando i tifosi bianconeri, durante Juventus-Chievo, al minuto 13 e 30″ hanno intonato un coro di pulizia etnica inneggiante al Vesuvio.
“Zeman tu sei un figlio di…”“Noi vogliamo morto il boemo”, per quanto volgari, non sono cori razzisti. La multa arriva per il “Seiuno zingaro”. Insomma, gli juventini, e non solo loro, non possono urlare “zingaro” a Zeman ma “coleroso” ad un napoletano si. Poi piovono bottigliette dagli spalti del “Ferraris” sulla testa di Hamsik in diretta tv e viene in mente la confezione di yogurt che costò la squalifica del “San Paolo”.
Ribadisco che il problema non è Tosel ma gli ispettori federali e la sestina arbitrale. Sono loro che non riportano al giudice sportivo il quale si limita ad applicare sanzioni in base ai referti. Se nei referti non c’è scritto un fatto, quel fatto non può essere punito. E la conferma sta nel fatto che solo una volta c’è stata sanzione per cori razzisti contro i napoletani. La cosa stupì tutti a Napoli perchè gli azzurri non erano neanche in campo; si trattava di Inter-Genoa di Coppa Italia del Gennaio scorso. E sapete perchè Tosel ebbe la notifica a referto? Perchè l’arbitro era Russo… di Nola. Tutto chiaro, no?

 

 

 

Boria juventina, Napoli nel mirino

una doverosa considerazione su una juventina napoletana

Angelo Forgione – Non mi appaga analizzare parole prive di grande risalto mediatico ma le tante segnalazioni ricevute mi inducono a cascarci anche perchè ciò che si legge su Tuttojuve.com a firma di Martina Gaudino, napoletana di fede juventina, è di una certa pericolosità. La “signora in rosa” si sfoga e dice «basta!». Non ce la fa più a “vivere in un sistema calcio dove si viene costantemente accusati” da napoletani e interisti e denuncia le “cadute di stile” di altri fronti e l’astio tra napoletani e juventini che sta raggiungendo livelli preoccupanti.
Martina ha ragione, la situazione è veramente preoccupante in una Nazione che, invece di creare movimenti popolari di contrasto ai veri e drammatici problemi del Paese, si perde nelle stupide faide di appartenenza calcistica per le quali si è capaci di accendere le più aspre crociate. Il calcio è arma di “distrazione” di massa capace di far dimenticare Il debito pubblico che avanza, il pil che arretra, la disoccupazione giovanile che non è più solo giovanile, i rifiuti tossici sotterrati al Sud (dalle aziende del Nord), la “questione meridionale” che vegeta, gli stipendi d’oro dei parlamentari, la cassa-integrazione degli operai, compresi quelli della Fiat (a Pomigliano) che minaccia di lasciare l’Italia mentre finanzia le milionarie campagne acquisti della Juventus per farne un veicolo di immagine. E allora la Gaudino fa benissimo a cercare di ridimensionare il tutto, ma nella maniera peggiore e col risultato di alimentare ancor più quelle tensioni che lei stessa denuncia.
Premesso che non solo gli interisti e i napoletani poco apprezzano gli juventini, forse è più giusto dire che gli juventini non apprezzano gli interisti perchè l’Inter ha beneficiato delle vicende di calciopoli (e qualche ragione pure ce l’hanno i bianconeri). Cercare la distensione facendo danni è come essere una guardia forestale e appiccare il fuoco sui monti. Martina Gaudino è una collaboratrice di Tuttojuve.com e commette un errore basilare esternando su una testata juventina, quindi letta da tifosi juventini, un proprio sfogo personale contro i tifosi napoletani che ha l’unico effetto di esacerbare gli animi dei suoi lettori, e di conseguenza dei lettori “ospiti”.
Ma qual è la caduta di stile che lamenta la Gaudino ai suoi? L’invasione di qualche buontempone-smanettone che si è impossessato della pagina Facebook di Barzagli insultando a destra e a manca. Sai che novità? Suvvia, che cassa di risonanza avranno mai certe manifestazioni, goliardiche o maleducate che siano? Non si tratta mica di uno sconcertante Rampulla in tv o di qualche testata nazionale filojuventina che il giorno del rinvio della partita di Napoli dello scorso autunno ne dissero di cotte e di crude sull’ambiente napoletano, prefetto di Napoli e presidente del Napoli compresi, nonostante la presenza di un morto per maltempo nella zona flegrea. Non si tratta mica di 30mila juventini che ogni Santa Domenica, compresa la scorsa, urlano cori discriminatori-razzisti all’indirizzo degli assenti napoletani. La caduta di stile di qualche individualità sul web, rispetto a quell’odio professato davanti alle TV di tutto il mondo, è davvero ago nel pagliaio che non può consentire uno sfogo individuale di chi può scrivere su una cliccatissimo sito. I cori razzisti li sentono milioni di persone, tranne gli arbitri che non annotano a referto come dovrebbero e così accade che il giudice sportivo Tosel non procede e l’intolleranza diventa normalità impunita. Poi finisce che i tifosi del Napoli fischiano l’inno e pagano ritorsione in termini di arbitraggio avverso alla loro squadra nella partita quasi gemella.
La rivalità tra napoletani e juventini c’è da sempre ma è degenerata con certi atteggiamenti da parte bianconera che non sono casuali. È freudiano che la Gaudino accomuni come principali accusatori, che poi sono gli accusati, napoletani e interisti. Lei sa bene che l’astio che l’ambiente juventino ha maturato verso i napoletani (tocca ripetermi ancora) è frutto del logorio causato dal processo a “calciopoli” che si è celebrato a Napoli per iniziativa degli odiati Giuseppe Narducci e Attilio Auricchio (oggi capo della Polizia Municipale di Napoli). La frustrazione che alberga negli appassionati juventini è che Napoli abbia sottratto gli scudetti che si è preso l’Inter. Maledetta Napoli, la stessa fastidiosa città di provenienza dell’odiato procuratore sportivo Palazzi che si becca un coro di insulti (impunito) perchè fa squalificare Conte, punta il dito su Bonucci e Pepe e fa gridare Agnelli al complotto. Sono talmente accecati dal risentimento gli juventini che non si accorgono che Conte paga per i suoi trascorsi senesi e che la procura di Napoli ha sostanzialmente assolto la Juventus dichiarando Moggi colpevole ma operante in proprio e che gli scudetti non gli sono stati sottratti dai giudici delle aule napoletane ma da quelli sportivi della Camera di Conciliazione e Arbitrato del CONI a Roma. Metteteci pure le tante vittorie sul campo senza furto-show in stile pechinese conseguite dagli azzurri dal ritorno a braccetto in Serie A a qui, Coppa Italia compresa che ha tolto l’imbattibilità stagionale proprio sul traguardo alla Juventus, stella d’argento e coccarda tricolore compresa, e il gioco è fatto.
In tanti accusano il mondo juventino di vittimismo e lo scritto della Gaudino avvalorerebbe la tesi, ma in realtà si tratta di ben altro. Inutile farsi la guerra a colpi di opinionismo spicciolo e prese di posizione faziose. Non lo farà il sottoscritto all’indirizzo della Gaudino che dimostra il classico disagio di vivere male la sua juventinità nell’amata (speriamo) e odiata Napoli in cui si sente reietta. Basta però che lei come tutti gli juventini, dirigenza compresa, la smettano di ostentare la loro evidente presunzione, la loro fastidiosa boria che non è vittimismo ma vanagloria che li fa sentire padroni d’Italia e del mondo intero, in diritto di difendere una posizione di ritrovato privilegio a tutti i costi, anche mostrando quella molesta protervia che li rende ormai invisi a tutti, soprattutto a coloro che seguono il calcio in quanto gioco ma non solo quello. E quindi anche a qualche juventino.
Tuttojuve.com e Tuttosport non perdono occasione, quando si presenta, di fare sarcasmo sull’ambiente napoletano. Puntualmente i tifosi bianconeri sbattono in faccia ai napoletani, ma anche ai più vincenti interisti e milanisti, i loro scudetti e le loro coppe. Ma i meridionali sanno cosa significa lavorare per la Fiat o dover emigrare al Nord per sopravvivere, sanno che il calcio è espressione “industriale” e sociale del paese e ne conserva i connotati, sanno che non ci si batte alla pari. “Napoletani accusateci pure, la poltrona è per una sola Signora”, se non è tracotanza questa? Sta agli juventini tutti, dai dirigenti ai più accecati tifosi, riflettere sulla condotta assunta da qualche tempo a questa parte. E, cortesemente, evitino di parlare di signorilità scrivendola con la esse maiuscola autoattribuendosela con stelle e tricolori; la dote è stata sperperata con le proprie mani.
Ai napoletani consiglio la massima compostezza e più impegno nelle questioni che riguardano la loro splendida città.

Intervista di “Soccer Magazine” ad Angelo Forgione

Intervista di “Soccer Magazine” ad Angelo Forgione

tratto da soccermagazine.it

Intervista ad Angelo Forgione, giornalista partenopeo sempre in prima linea per la difesa di Napoli e della napoletanità, ricercatore storico e vero e proprio amante della cultura e della tradizione partenopea, noto a Napoli per aver fondato il movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio), un movimento culturale volto a difendere ed esaltare l’intellettualità e l’arte che si possono scovare all’ombra del Vesuvio, tra le quali non può non trovare spazio anche la proverbiale e genuina passione per il calcio. Forgione ha rilasciato un’intervista esclusiva a Soccermagazine.it per parlare del Napoli e soprattutto per affrontare alcune delle spinose tematiche che spesso coinvolgono i tifosi azzurri.

L’affermazione della squadra è vista sotto alcuni punti di vista come una rivalsa della città di Napoli: ritieni che Napoli-città abbia bisogno del Napoli-calcio per risorgere?
Assolutamente no! Il Napoli è una passione, un amore infinito e smisurato di tutti noi e può essere un tramite per parlare alla vasta marea dei sostenitori azzurri. Il Napoli è un canale mediatico potentissimo e se si riesce a far capire a chi lo sostiene che bisogna sostenere anche Napoli con i comportamenti corretti nella vita di tutti giorni, allora può servire. Ma è Napoli il bene primario, non il Napoli.

Sei davvero convinto che chi sia nato a Napoli ma tifi una squadra del Nord non ami la propria città natale? Perchè trovi ingiustificato che un napoletano non sostenga il Napoli?
L’ho detto più volte che ognuno è libero di fare e pensare ciò che vuole. Anche di tifare per il Nord se si è del Sud. Però la Napoletanità non accetta interpretazioni e ci sono fondamenti che vanno dall’arte alla gastronomia, dal teatro alla musica, passando per la storia. E chi conosce la storia di Napoli sa che la questione meridionale esiste anche nel calcio, a partire dalla nascita della FIGC che dal 1898 al 1926 ha consentito la competizione a sole squadre del Nord. Il Sud è entrato in gioco solo perchè nel ventennio fascista Mussolini adoperò il calcio per la sua propaganda nazionalista e oggi dobbiamo purtroppo ringraziare lui se ha frenato il divertimento esclusivo di Juventus, Milan, Inter, Torino, pro Vercelli, Genoa e qualche altra settentrionale. Quest’anno si è toccato quota 100 scudetti al Nord a fronte di 8 al Centro-Sud. Quel gap ce lo portiamo dietro insieme a tutte le questioni politiche e chi pensa che il calcio sia solo uno sport sta ancora dormendo sognando che colossi come Fiat, Fininvest e Saras non facciano la differenza. Basta studiare la storia della Fiat per capire che tifare Juventus al Sud significa essere schiavi di un sistema che attinge forza lavoro e consensi. E purtroppo il Sud è il più grande serbatoio di quelle squadre. I ragazzini guardano il blasone e crescono con il mito delle squadre vincenti. Mica sanno che quelle squadre vincono sfruttando quelle differenti opportunità con cui gli stessi tifosi del Sud crescendo si ritrovano a fare i conti?!

Data la tua incondizionata difesa della napoletanità, cosa pensi di quella frangia di tifosi del Napoli che hanno cominciato a sostenere gli azzurri solo dal 2007 in poi, anno dell’esordio in A per la società targata “De Laurentiis”?
La mappa del tifo è fluttuante. È normale che fallire e ripartire dalla serie C ti faccia perdere seguito. Poi risali e recuperi quanto hai perso. Come ho detto prima, se la gente capisse che il calcio è un aspetto della questione meridionale irrisolta, avremmo una mappa completamente diversa e le grandi del Nord smetterebbero di attingere al serbatoio meridionale. Ma è chiaramente un’utopia e allora dobbiamo essere contenti che il Napoli vinca e si stabilizzi tra le più forti d’Italia in maniera da recuperare seguito quantomeno tra i napoletani.

Diverse tifoserie e molti cittadini d’Italia accusano i napoletani (tifosi e non) di vittimismo: secondo te da cosa e perché è nata questa convinzione?
Dal fatto che le istituzioni politiche e calcistiche hanno vomitato e consentito di vomitare fango sui napoletani. Allo stadio c’è volgarità dappertutto, anche da parte dei napoletani, ma il razzismo è un problema diverso e nessuno si è mai preoccupato di arrestare cori razzisti e indecenti che oggi, alla luce degli avvenimenti attuali, mostrano tutta la loro ignominia. Il tifoso napoletano restituisce volgarità ma non risponde con razzismo e non invoca stragi e distruzioni. Il vittimismo è un’arma pronta per zittire chi protesta. E di fronte al razzismo, i napoletani hanno tutte le ragioni per protestare fin quando le istituzioni non applicheranno le norme che ci sono o un calciatore del Napoli non chiederà all’arbitro di sospendere una partita per cori razzisti come hanno fatto il giapponese Kawashima e l’ivoriano Zoro.

Negli stadi d’Italia viene condannato di tutto, ma sembra che ad essere ignorati da giudici sportivi, istituzioni e media siano solo i cori contro i napoletani, per i quali hai richiesto sempre l’intervento di capitan Cannavaro sul campo. Come ti spieghi questa situazione, e perchè nessun membro del Napoli interviene?
Perchè discriminare un napoletano è normale. Renderlo sinomimo di terremotato, coleroso, puzzolente è talmente corrente che manca solo che lo scrivano anche nei vocabolari. E i media hanno grosse colpe. Il colera è un fenomeno che ha toccato tutta l’Italia e non solo l’Italia, e nel 1973 a Napoli arrivò dalla Tunisia colpendo tutto il bacino del Mediterraneo. I napoletani lo debellarono in meno di due mesi con la più imponente profilassi della storia mentre a Bari, Cagliari e Barcellona, quello stesso vibrione perdurò per due anni. Doveva essere un motivo di vanto per la nostra città e invece i giornalisti si accanirono raccontando a tinte fosche la nostra realtà senza dire la verità e senza documentare le altre, e negli stadi iniziarono a gridare “colera… colera” all’indirizzo dei tifosi azzurri. Il terremoto è una calamità che può colpire chiunque, e l’Emilia Romagna lo dimostra, eppure i “terremotati” sono i Napoletani. Il sapone era fabbricato nella Napoli preunitaria mentre al Nord non sapevano cosa fosse, così come il bidet che i piemontesi, quando lo scoprirono alla Reggia di Caserta, definirono “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”. Il coro razzista contro Napoli non trova riscontro nella realtà e nasce da una denigrazione continua e inarrestata che solo i calciatori napoletani del Napoli possono frenare. Ma non so se lo faranno perchè ci vuole coraggio per rompere il muro dell’ignoranza, e poichè questo è un paese ignorante e ostile verso il prossimo, protestare non è esattamente la posizione più comoda da assumere. Per ora hanno protestato solo i tifosi con i fischi all’inno nazionale, e infatti hanno avuto il coraggio di assumere una posizione molto scomoda.

Nel Novembre 2011 la nostra redazione salvò in extremis, prima che venissero cancellati, i tweet “anti-Napoli” di Yanina Screpante, fidanzata di Lavezzi, che il giorno dopo fecero il giro d’Italia. Credi che quelle parole della ragazza abbiano tradito ragioni anche solo parzialmente legate alla possibile partenza del Pocho?
Non mi interessa sapere se Lavezzi sia stato influenzato da Yanina o meno. L’idea ce l’ho ma non conta più. Quello che conta è che non fece una bella figura e non la fece fare neanche a Napoli dando in pasto ai detrattori della città un argomento su cui parlare. Qualche giorno dopo Arturo Brachetti fu derubato a Lugano durante uno spettacolo e scrisse su Facebook “neanche a Napoli” e non “Lugano città di m…a”. Io stesso lo costrinsi a chiedere scusa. Certo, tra l’episodio di Yanina e quello di Brachetti c’è una pistola di differenza ma adesso lei e Lavezzi non pensino che a Parigi siano al sicuro. Chiedano alla famiglia del giornalista leccese Sergio Vantaggiato, scippato nella metro parigina e deceduto per le conseguenze della colluttazione. Oppure chiedano al portiere del Paris Saint Germain Sirigu, aggredito in automobile ad un semaforo da un motociclista che molestava con lo sguardo la sua fidanzata. Queste cose fanno scalpore solo se accadono a Napoli e vi ho detto il perchè: colpa dei media nazionali.

Dopo i fischi contro l’inno nazionale da parte dei tifosi partenopei in occasione della finale di Coppa Italia, il presidente della FIGC Abete ha promesso, forse provocatoriamente, di organizzare un’amichevole della Nazionale proprio a Napoli. Qual è il tuo pensiero circa questa vicenda e su come venga trattata dalle istituzioni?
Il malessere è esploso. Molti napoletani non accettano più di non essere tutelati dalle istituzioni. E in più hanno approfondito una certa questione storica che fa molto male. Abete non prenda sotto gamba la cosa e ci vada cauto perchè i fischi non sono a prescindere ma hanno delle motivazioni oggettive di cui è bene che tutti si rendano conto senza moralismi e perbenismi che non fanno bene a nessuno.

La vittoria della Coppa Italia può sbloccare un ciclo glorioso? Credi che sotto la gestione De Laurentiis il Napoli possa riuscire a vincere il terzo Scudetto?
Il calcio italiano è un movimento in continua discesa. L’ho detto prima, il calcio non è un divertimento slegato dalla società italiana ma ne riprende presupposti, vicende storiche e contemporanee. L’industria calcio è una delle principali voci dell’economia del paese, il quale recede e si porta appresso anche il pallone. Il livello concorrenziale si abbassa, calciatori ed allenatori di grido non ambiscono più alla Serie A come negli anni 80-90. De Laurentiis sa bene tutto questo e per questo mantiene una condotta cauta da sempre con l’obiettivo di seminare per raccogliere a medio-lungo termine. Ha fatto crescere il Napoli lentamente e gradualmente mentre gli altri hanno pompato gli ingaggi a scapito dei bilanci. Ora i nodi stanno venendo al pettine e tenere il Napoli costantemente in leggera crescita mentre gli altri di colpo si ridimensionano significa ovviamente assumere una posizione di vantaggio in una condizione di decrescita generale. Se il fair-play finanziario imposto dall’UEFA verrà rispettato, i colossi dell’economia del Nord non potranno più iniettare liquidi nelle casse dei clubs che dovranno spendere quanto guadagnano. E questo avvicinerebbe il sano Napoli alle malsane Juventus, Milan e Inter. Si, il tempo di raccogliere i frutti in Italia sta arrivando. La Coppa Italia è un segnale.

Cosa manca al Napoli per essere al pari delle grandi?
Questo Napoli è già una grande. Manca solo il passo in avanti per lottare per il tricolore. Aspettiamo il prossimo mercato dove il Napoli si presenterà appunto in posizione di vantaggio. Potrà spendere, come del resto ha fatto anche in passato. Ma dovrà spendere bene e comprare giocatori di spessore funzionali al progetto tattico di Mazzarri. Se sarà fatto, bisognerà rompere gli indugi e liberarsi di timori e complessi di inferiorità, annunciando all’Italia del calcio che l’obiettivo sarà lo scudetto. Per vincere bisogna lavorare mentalmente su un obiettivo che non può essere casuale.

In conclusione, come ti auguri che possano apparire un giorno Napoli ed il Napoli rispetto agli altri ed agli occhi degli altri?
I napoletani devono pretendere il rispetto e darlo alla propria città. Solo quando vedrò i monumenti puliti da ignobili scritte spray, quando non vedrò buttare carte a terra mi preoccuperò di cosa pensano gli altri di una città che storicamente ha fatto l’Europa. Napoli è stata conquistata dall’Italia e i napoletani hanno commesso l’errore di assecondare negli anni chi voleva il loro male. Oggi sono ugualmente responsabili del degrado della città, si abbandonano compiacenti alla perdita del decoro e non è possibile accettarlo. Chi ammazza Napoli vivendola non è migliore di chi l’attacca senza conoscerla. Solo dopo che avremo riconquistato il nostro orgoglio e il nostro rispetto per il bene comune saremo capaci di dotarci di strumenti più efficaci per zittire i detrattori. Per ora è una lotta impari che solo chi ha cultura e consapevolezza può avere il coraggio di combattere.

Gennaro Iezzo: «A quest’Italia nessuno crede più!»

Gennaro Iezzo: «A quest’Italia nessuno crede più!»

dibattito sui fischi all’inno nazionale su Capri Event

Dalla trasmissione “Ultimo Minuto” su Capri Event, uno stralcio del dibattito nel corso del quale si è affrontato anche il tema dei fischi all’inno nazionale. L’ex portiere di Napoli e Cagliari Gennaro Iezzo ha espresso il suo pensiero ostentando consapevolezza e curiosità riguardo temi storici e contemporanei approfonditi tramite letture meridionaliste.
Il suo ex compagno De Sanctis ha invece detto di capire il malessere ma che avrebbe protestato in maniera diversa e più elegante. “Parate” di due portieri; uno tesserato e selezionato in Nazionale, l’altro ormai senza condizionamenti di sorta. 

Terremoto al Nord tra dolore e risentimento

Terremoto al Nord tra dolore e risentimento

Qualche stupido esulta a Napoli… ecco le colpe delle istituzioni!

Qualche commento sui social network lascia intendere chiaramente la soddisfazione di chi per anni si è sentito chiamare “terremotato”. Reazione arcaica che non fa onore a chi la esterna. Non è il momento delle polemiche e delle rivalse ma quello della solidarietà. Ogni discussione, purchè civile, è rimandata. Ma una cosa è certa: il terremoto, in tutto il suo dramma, dimostra la gravità di certe offese e cori, invocazioni a tragedie di ogni tipo, che le istituzioni del calcio ma anche quelle dello Stato e i media nazionali (vero Bertolaso, Salvini, Bocca e Giannino?) non hanno mai inteso contrastare.
Vedere gente morire, soffrire, perdere case e posti di lavoro, realizza il minimo dolore e la massima gravità che si doveva avvertire ogni qualvolta un tifoso, un europarlamentare, un capo della Protezione Civile o un giornalista invocava stragi e distruzione. Il resto è solidarietà piena da Napoli e dal Sud verso l’Emilia Romagna e le popolazioni del Nord che sono anche del Sud. Proprio oggi è stato ritrovato senza vita il corpo di Giordano Visconti, napoletano, fratello del nostro caro amico Andrea al quale va il nostro più sincero e sentito abbraccio.

Fischi all’inno, anche lo sponsor ci ha messo del suo

Fischi all’inno, anche lo sponsor ci ha messo del suo

da “Il Mattino”, un retroscena che non stupisce

La compagnia telefonica “garibaldina”, con i suoi spot risorgimentali, aveva calcato la mano ed era chiaro sin dal principio. L’effetto di simili campagne pubblicitarie ricche di retorica e, soprattutto, offese verso una certa etnia è stato sottovalutato soprattutto alla luce del fatto che l’azienda era lo sponsor delle principali manifestazioni calcistiche nazionali. Sui responsabili sono piovute vibrate proteste nelle scorse settimane ma l’ufficio stampa dell’azienda, pur prendendo atto di essere stata involontariamente indelicata, ha ritenuto di proseguire la programmazione puntando sull’ironia del progetto.
Ebbene, da IL MATTINO del 26 Maggio cogliamo e ripubblichiamo la lettera di un lettore che fornisce, ovemai ve ne fosse ancora il bisogno, ulteriore testimonianza del fatto che i fischi all’inno nazionale da parte dei napoletani non sono frutto di una qualche incosciente follia ma un atto ben cosciente di reazione al razzismo e alla reiterata offesa quarantennale negli stadi e centocinquantennale fuori, quest’ultima proveniente anche dalla proiezione in tv e negli stadi di uno spot che, come al solito, ha distorto i reali accadimenti storici scontrandosi con una sempre più inarrestabile consapevolezza degli stessi napoletani (e meridionali) non più disposti a subire bugie e offese.

“Cori razzisti degli juventini”
Mimì Ranucci (Napoli)
Il Mattino, Sabato 26 Maggio 2012 – pagg. 12 

Ero in curva a Roma la sera della finale di Coppa Italia, sin dalle 17, insieme alle prime migliaia di tifosi napoletani che incominciavano ad affollare lo stadio olimpico. Dalle 17 alle 21 abbiamo subito l’insopportabile visione di quel becero spot della Tim in cui Garibaldi induce i borbonici alla resa, previa paghetta di sms gratuiti. Ad ogni visione i tifosi juventini inveivano con cori razzisti nei nostri confronti. Per 4 lunghe ore i “piemontesi”, ispirati dal suddetto spot, hanno pensato di insultarci anche in quanto “borbonici”. Questa è stata l’escalation che ha prodotto una tensione culminata nei fischi all’inno di Mameli. Ciò solo per chiarire i fatti. L’episodio non giustifica la responsabilità del gesto dei “borbonici”, ma nemmeno la volgarità intellettuale dello spot.

lo spot originale

la parodia dello spot

Il Napoli trionfa. Napoli fischia l’inno, ecco perchè.

Il Napoli trionfa. Napoli fischia l’inno, ecco perchè.

Schifani sconvolto dall’effetto ma non dalla causa

Il Napoli ha vinto! La Coppa Italia è gran cosa perchè quest’anno a vincere in Italia, escludendo la simbolica Supercoppa, sono due squadre: Juventus e Napoli. Chapeau! Il calcio Italiano non è più competitivo come negli anni ’90 e le possibilità di alzare trofei sono davvero pochissime. Ecco perchè issare al cielo di Roma il secondo trofeo nazionale di fronte ai neocampioni d’Italia è motivo di prestigio e orgoglio. La Juventus voleva chiudere imbattuta, cucirsi sulle maglie la stella d’argento, fare la doppietta. Tutte speranze scippate da un’onda azzurra inarrestabile che ha voluto chiudere in bellezza, facendo vedere rosso a Quagliarella e lasciando ‘O surdato nnammurato a chi sa cantarlo con la giusta dizione e passione.
Stagione comunque positiva per il Napoli cha ha fallito l’accesso alla prossima Champions League ma ha centrato ancora una volta l’Europa dove non si presenterà più come cenerentola ma con un tricolore sul petto e tutto il prestigio acquisito contro Chelsea, Bayern Monaco e Manchester City. Senza smantellare nulla come da alcune latitudini annunciato ma semmai rilanciando; il Napoli non vende, il Napoli acquista! Lavezzi è un caso particolare, autorizzato a decidere autonomamente da una clausola rescissoria che tutti conoscevano da anni. I soldi che ne verranno ingrosseranno le già sane casse della società che li reinvestirà per un rafforzamento della squadra ponendosi sul mercato italiano con posizione privilegiata come pochissime altre.
Finale perfetto, se non fosse per la polemica sull’inno nazionale sonoramente fischiato. Il presidente del Senato Schifani si è detto sconvolto e in tanti hanno gridato alle gravidanze dell’idiozia. Fischiare un inno è sempre un atto che schiude forti discussioni. Accadde durante l’inno argentino nello stesso stadio da parte degli italiani contro Maradona la sera della finale di “Italia 90” perchè Diego aveva invitato i napoletani a riflettere sull’italianità alla vigilia della semifinale contro l’Italia a Napoli. Un malcostume senza una sufficiente giustificazione, visto e rivisto in diverse partite di calcio internazionale, anche in Italia all’indirizzo dei francesi. Ieri invece non c’era casualità o incosciente vizio di rivalità da stadio ma un segnale di scollamento sociale. Una cosa è fischiare un inno di un’altra nazione e un’altra è fischiare il proprio inno.
Era già successo nel 2009 a Valencia in Spagna, durante la finale di Copa del Rey tra Barcellona e Athletic Bilbao, e quel precedente indizia sul senso dei fischi dei napoletani all’Olimpico di Roma. Allora furono baschi e catalani a ostentare la loro identità in faccia a Juan Carlos coprendo coi fischi la Marcha Real. La TV spagnola censurò i fatti collegandosi con le piazze di Bilbao e Barcellona per raccontare le emozioni delle due tifoserie, ritrasmettendo il momento dell’inno nell’intervallo con una traccia sonora sostituita. Ne seguirono grosse polemiche, non per i fischi ma per la censura, non verso i tifosi ma nei confronti della TV di stato che dovette licenziare il responsabile della redazione sportiva.

I napoletani hanno fischiato sonoramente l’inno. Fino a qualche anno fa la cosa non accadeva ma ora il fenomeno si ingrossa. Perchè? Schifani e i vertici dello Stato, pur sconvolgendosi, non farebbero male a domandarsi come mai negli stadi italiani è consentito dire di tutto, e impunemente, nei confronti dei napoletani. Schifani si è sconvolto per quei fischi ma non per l’urlo ben distinguibile “Napoli m…” durante il minuto di raccoglimento dedicato all’attentato di Brindisi e al terremoto in Emilia Romagna. E non si è sconvolto per il coro “colerosi… terremotati” quantomai inopportuno visti gli avvenimenti del giorno che hanno visto la morte, tra gli altri, di un operaio napoletano tifoso del Napoli. Scandalizzarsi per i fischi di un popolo che viene “accolto” da sacchetti dell’immondizia e messaggi di benvenuto in Italia è come stigmatizzare con stucchevole bigottismo l’effetto e non la causa. Questo malcostume continua da anni negli stadi, nei dibattiti politici così come in tv e sui giornali che inquadrano Napoli come la pecora nera del paese, e le regole sul razzismo suggerite dal leghista Maroni è ormai dimostrato con due anni di inapplicazione che non riguardano l’etnia napoletana. Non si può chiedere all’Italia di essere unita solo nelle tragedie o nelle partite di calcio e poi mandare avanti nell’ordinario un paese a due velocità, squilibrato e per giunta razzista.
Schifani ha il suo ruolo istituzionale e stigmatizza, ma rifletta su un’unità che non c’è e che non si costruisce con delle retoriche celebrazioni o con un inno dopo 150 anni di solo unione geografica. Rifletta sull’occasione sprecata delle celebrazioni dell’unità d’Italia prive di verità storiche circa il ruolo di Napoli e del Sud, cariche di una retorica che la gente non digerisce più sdoganata anche dallo sponsor della manifestazione nei suoi spot. E certe cose arrivano anche nelle curve, tant’è che in quelle del Napoli si vedono sempre più simboli e messaggi storico-identitari. Ieri il momento era particolare e in molti non l’hanno capito: Napoli contro Torino, le due capitali dell’Italia disunita nella capitale dell’Italia unita, ma solo geograficamente.
Napoli ha cominciato a fischiare l’inno proprio l’anno scorso, prima non l’aveva mai fatto, e la prima volta fu durante Napoli-Inter di Coppa Italia del Gennaio 2011; la cronologia non è casuale. E allora, ecco spiegato il motivo per cui ieri i napoletani cantavano “noi siamo Partenopei” durante l’inno. Sarebbe stato più giusto limitarsi a questo, evitando i fischi, ma ignorare o fingere di ignorare le motivazioni di un dissenso spontaneo significa non voler prendere coscienza di un malessere e di uno scollamento che arriva da un popolo da sempre orgoglioso e comunque diverso che chiede rispetto per darlo come ha sempre fatto. Se il popolo italiano cominciasse ad essere più rispettoso ed educato, certe cose non accadrebbero; e l’educazione civica la insegnano le istituzioni prima di tutto.
A proposito, il 25 Maggio si disputerà al Vicente Calderon la finale di Copa del Rey. Sarà nuovamente Barcellona contro Athletic Bilbao… a Madrid. Il direttore dei servizi sportivi di TVE stia attento a non censurare le immagini dell’inno nazionale. Li non si fanno polemiche senza andare al cuore del problema.

Cori razzisti, Paolo Cannavaro forse si “innervosirà”

Cori razzisti, Paolo Cannavaro forse si “innervosirà”

il capitano del Napoli inizia ad ascoltarci

Primo cenno di Paolo Cannavaro sulla questione dei cori razzisti contro i Napoletani. Seppur sollecitato su Radio Marte da Dario Sarnataro, Silver Mele e dai tifosi, il capitano del Napoli ha commentato la nuova moda delle tifoserie avversarie di cantare ‘O surdato nnammurato dicendo giustamente che «ormai è diventata un’abitudine quando perdiamo in trasferta. E’ dura, ma sugli stadi si è sentito molto peggio e forse li credo sia giusto innervosirsi».
Bene Paolo,  e visto che te lo diciamo da anni e finalmente inizi a capire, “innervosciti” e sfogati segnalando agli arbitri. Te lo consentono le regole. Te lo chiedono i Napoletani.