Quando la tradizione napoletana si ricorda di essere inter…Nazionale

Angelo Forgione – Piaccia o no il suo canto, Maria Nazionale a Sanremo ha già vinto. Due brani quelli da lei cantati, l’uno in italiano e l’altro in napoletano: Quando non parlo di Enzo Gragnaniello, una suggestiva lirica d’amore che dà spazio alle note, e la più classica  È colpa mia di Servillo-Mesolella. Uno più gradito dell’altro. Qualcuno storce il naso per la dizione e lo stile del’artista torrese, dimenticando il merito di aver  imposto la lingua partenopea al palcoscenico nazionale, a testa alta e senza complessi, come invece non capita da troppo tempo. E proprio la canzone dialettale è stata preferita, prendendosi anche i consensi del giorno dopo. È colpa mia è già cliccatissimo su youtube, le radio la propongono al pubblico che, in buona sostanza, si emoziona all’ascolto della struttura melodica ricca dei canoni della tradizione partenopea. Una canzone che fa leva sul sentimento per emozionare, sulla sofferenza di una donna innamorata, canovaccio immortale e talvolta banale ma non in casi come questo in cui il mix esplosivo di note con la poesia, che è l’origine della canzone di Napoli, ravviva una cultura universale.
Qualcun altro dice invece che la preferenza sia in realtà una trappola, e che la canzone sia stata scelta per far si che non avesse alcuna speranza di vittoria. Complessi e dietrologie che non aiutano la napoletanità ad affermare la propria forza trimillenaria. E anche se fosse? A Sanremo non si vince sul palco ma fuori. E Maria Nazionale ha già vinto, rispolverando con scioltezza la tradizione melodica napoletana, senza il neo, quella che ha figliato la canzone italiana e lo stesso festival di Sanremo.
La cantante di Torre Annunziata era già stata a Sanremo nel 2010 con Nino D’Angelo. Cantarono Jammo Jà e furono subito estromessi dalla kermesse. Quell’edizione esaltava gli imminenti festeggiamenti del 150° anniversario dell’unità d’Italia. Una canzone napoletana che inneggiava ai meridionali non calzava bene con la propaganda spinta sul palco con Emanuele FIliberto, che con Pupo e Luca Canonici erano destinati al podio sulle note dell’improponibile Italia amore mio. Persino Marcello Lippi, allora CT della nazionale italiana, accompagnò il trio “azzurro” e mise in scena un autentico promo, contravvenendo alle regole della competizione. Presero fischi dalla platea, rimproveri della presentatrice Antonella Clerici e accuse da Nino D’Angelo.
Brava Maria Nazionale, dunque. È stata scelta da Fazio e non ha indugiato a insistere sulla tradizione, oltrepassando il provincialismo italiano che fa perdere identità. A testa alta ma senza presunzione, e con consapevolezza. Prendere o lasciare i ricami barocchi della sua voce (che non piacciono a chi scrive). Così si tiene viva la fiamma.

L’illuminismo napoletano radice della Costituzione degli Stati Uniti

Angelo Forgione – La settimana scorsa, intervenendo in Piazza del Plebiscito al dibattito sulla questione Treves/degrado, ho parlato della necessità di una nuova formazione culturale per una città che nel suo passato ha indicato la via al mondo intero, citando l’esempio di Gaetano Filangieri. È dunque il caso di approfondire quella mia dichiarazione.
Nel 1787, a Filadelfia, fu completata la stesura della Costituzione degli Stati Uniti d’America, nati formalmente il 4 Luglio del 1776. Vi partecipò lo statista statunitense Benjamin Franklin che, proprio tra il 1781 e il 1787, aveva intrattenuto una fitta corrispondenza con il nostro Gaetano Filangieri di cui aveva letto la Scienza della Legislazione, pubblicata nel 1780 e divenuta il testo di riferimento delle colonie nordamericane durante la prima rivoluzione d’indipendenza dei coloni d’America contro la Gran Bretagna. Appena conclusa la stesura, Franklin inviò una copia della carta costituzionale americana al giurista napoletano per testimoniargli l’importanza della sua opera e la sua partecipazione indiretta alla scrittura di Filadelfia. L’illuminismo napoletano, cui tutto il mondo guardava, aveva dato il suo contributo alla creazione della democrazia americana.
Solo nove anni dopo, nel 1796, gli USA crearono una missione diplomatica nel Regno delle Due Sicilie con un Consolato che divenne Ambasciata nel 1832, poi chiusa nel 1861, quando Garibaldi marciò per “liberare” il Sud. Rigorosamente tra virgolette, proprio come scrive il Dipartimento di Stato degli States nella breve storia ufficiale del rapporto diplomatico fra USA e Due Sicilie.
Il rispetto della storia, almeno quello, è ancora oggi ben vivo tra i diplomatici americani. L’ambasciatore David Thorne, nel Dicembre del 2011, sottolineò che l’amicizia tra gli Stati Uniti d’America e il Regno delle Due Sicilie aveva compiuto 215 anni, più antica di quella con l’Italia che aveva 150 anni, e che la missione a Napoli era stata la settima nel mondo, cioè tra le primissime.

Intervista integrale per il Corriere del Mezzogiorno

Le pagine della Cultura di Napoli del Corriere del Mezzogiorno online pubblicarono ad Ottobre un’intervista ad Angelo Forgione a cura di Eleonora Tedesco. Per ragioni di sintesi, alle risposte fornite fu dato taglio giornalistico. La versione integrale è ora disponibile per i lettori di questo blog.

«Napoletano e me ne V.a.n.t.o»

Come e perché nasce il blog?
È una delle conseguenze fisiologiche di ciò che ho iniziato a fare nel 2008 creando il movimento V.A.N.T.O., ossia denunciare con obiettività le cose che non funzionano a Napoli e in Italia rispetto a Napoli. Oltre ad usare la parola, ho usato anche la tecnologia e la scrittura che mi è sempre stata congeniale, conseguendo il tesserino dell’Ordine scrivendo per la testata napoli.com. E allora il blog è diventato necessario come contenitore di tutta la galassia di ciò che scrivo e realizzo, a disposizione di chi vuole seguirmi. Tutto passa attraverso il web: articoli, denunce, interviste televisive e radiofoniche, videoclip di mia creazione, è ogni cosa sul blog, sul canale youtube, sui social network. Così lascio ogni traccia e prima o poi la gente le trova.

Che cosa significa napoletanità autentica, che cosa connota un napoletano Doc?
Parto da un presupposto: tutto ciò che faccio è ispirato dall’intento di valorizzare le luci di una città straordinaria e contraddittoria che però è più brava a vendere le proprie ombre ad un sistema mediatico affamato di sensazionalismo, senza mai perdere di vista il contatto con la realtà. E così nasce la denuncia del degrado urbano e, soprattutto, monumentale. Statue, palazzi e chiese di Napoli sono un tesoro sotto attacco quotidiano e ne perdiamo pezzi lentamente e silenziosamente. E poi c’è la denuncia degli stereotipi e dei luoghi comuni che colpiscono incessantemente l’immagine della città tramite quell’accanimento mediatico che tratta solo le ombre senza mai valorizzare una grande Cultura come quella Napoletana che ha posto le basi della società europea. Nessuno lo dice, neanche i napoletani. Dunque, i veri napoletani sono quelli che conoscono a fondo la loro Storia, sanno cosa significa anche in funzione contemporanea e, proprio per questo, non ci stanno a vedere la città sporca, imbrattata, degradata, cadente nei suoi monumenti unici e quindi nella sua identità. Napoletano DOC è colui che non dice mai “io amo Napoli” ma lo fa capire a chi lo circonda facendo veramente qualcosa. E basterebbe anche solo rispettarla senza sporcarla e rispettando il prossimo.

Quali sono le situazioni più calde che hai denunciato con il tuo blog?
Al di là del servizio del TGR Piemonte firmato da Giampiero Amandola, e sapete tutti come è andata a finire, preferisco ricordare la più silenziosa trattazione dei fatti che riguardano più strettamente la vivibilità della città come l’ecomostro dell’Arenella finalmente abbattuto dopo un ventennio per il quale mi sono battuto coinvolgendo Legambiente ed EcoRadio; il maxi-schermo sotterrato in piazza Plebiscito che sono riuscito a farlo riscoprire e riattivare prima che tornasse di nuovo nascosto tra i due monumenti equestri del Canova; l’impianto di illuminazione monumentale a fibre ottiche di Valerio Maioli che è stato violentato e sabotato; la vigilanza h24 in Galleria Umberto che ho contribuito a far istituire insieme all’ex consigliere comunale Raffaele Ambrosino e ai commercianti e che da poco è stato abolito cancellando due anni di minima serenità nel sito; i lampioni monumentali all’ingresso di palazzo reale ricostruiti dopo anni di figuracce; la pulizia dell’arco di trionfo del Maschio Angioino; gli orologi storici dell’Ente Autonomo Volturno di cui tra l’altro sono ancora alla ricerca dell’esemplare di Piazza VII Settembre scomparso nel nulla… tanto per citare alcune tra le situazioni di decoro in cui ho messo lo zampino. È questo quello che mi gratifica maggiormente, anche se piaccio di più quando bacchetto direttamente personaggi come Paolo Villaggio o Gad Lerner per certi errori che ledono l’orgoglio dei napoletani.

Ti chiamano “assessore aggiunto”, o “indignato speciale”. Come valuti l’operato del sindaco scassa tutto (De Magistris?)
Dopo un decennio di fine bassolinismo e di impalpabile presenza di Iervolino, qualsiasi cosa non poteva essere peggio. Ma Napoli ha bisogno di molto di più. De Magistris prova a fare le nozze coi fichi secchi e il suo obiettivo primario in cui ha impegnato tutte le sue attenzioni è al momento centrato: l’emergenza rifiuti, almeno nel centro cittadino, è solo un triste incubo che si spera non torni più e questo è un fatto oggettivo. Ma nell’ordinario, la città resta sporca e sciatta. Ed è sempre ostaggio di troppi malcostumi, seppure qualche tentativo si metta in pratica. Le sue attenzioni sono concentrate sui grandi eventi per ridestare l’immagine della città, e fa anche bene, ma è un’arma a doppio taglio perchè i turisti attratti in città trovano una città stupenda con monumenti e strade malridotte.
Il sindaco di una città d’arte e cultura come Napoli deve valorizzarne i connotati e stimolare il dibattito anche quando non ci sono soldi per questo o quell’intervento. Quando porta le World Series di Coppa America a Napoli fa benissimo ma poi consente di smontare la Cassa Armonica di Errico Alvino in Villa Comunale per far piacere agli americani. Quando libera il lungomare e lo restituisce alla vivibilità fa bene, ma poi lo rendo uno spot come fece Bassolino per il Plebiscito, che infatti ora crolla a pezzi. Non posso poi non considerare che la democrazia partecipativa sbandierata in campagna elettorale non esiste e che il rapporto tra società civile e macchina comunale non è cambiato affatto. Insomma, mi confronto col suo staff costruttivamente ma mi consento di consigliargli di abbandonare il sentiero cieco di Bassolino e, soprattutto, di dialogare in prima persona con chi veramente ama la città.

Tre interventi che metteresti in campo subito se fossi il sindaco
1 – semplificazione e piena applicazione del regolamento per le sponsorizzazioni, senza costi gonfiati. I privati sono gli unici che possono restaurare i nostri monumenti. Venissero pure, un anno di cantieri brandizzati e poi via. Non è possibile che le statue più preziose della città, quelle equestri del Canova al Plebiscito, siano aggredite e senza neanche un leggio che descriva chi raffigurano.
2 – un serio progetto di educazione civica e ambientale coinvolgendo tutte le scuole elementari e medie della città in cui sia inclusa la divulgazione della storia di Napoli e la conoscenza dei quartieri e dei monumenti cittadini.
3 – riduzione drastica delle spese del Comune e delle aziende partecipate al minimo necessario in modo da ridurre il deficit alla fine del mandato e consegnare una macchina comunale più efficiente al successore, così privato di ogni alibi. Un comune in deficit significa una città ferma.

Esiste una nuova lettura della questione meridionale?
Esistono due letture, una politica e una storica. La prima è la solita solfa di chi se ne riempie la bocca senza analizzarla nelle cause e negli effetti e, quindi, senza alcuna volontà di risolverla, perchè le cose devono restare allo stato in cui sono. La seconda invece è quella che racconta la verità storica e supportata da ricerche moderne del CNR, della Banca d’Italia e dello SVIMEZ concordi nel dimostrare che al momento dell’unità d’Italia il PIL del Sud era identico a quello del Nord e che dopo si è creata e allargata una forbice che taglia in due il paese. Oggi il Sud è colonia di un Nord cui da tanto. È vero che gode dei trasferimenti statali dalle aree ricche ma al Nord tornano cifre maggiori per la vendita di prodotti industriali, come dimostra lo studio di Paolo Savona, Zeno Rotondi e Riccardo De Bonis. Senza contare l’emigrazione culturale e quella sanitaria. Il tranello sta nel mantenere la condizione coloniale mandando soldi al Sud, accusandolo per questo, al fine di trattenere la maggior quota della ricchezza prodotta, tagliando fuori mercato il Meridione e sottraendogli reddito e occupazione. Ovviamente questo sistema è fragilissimo perchè la ricchezza di un paese va distribuita per mantenersi stabile e semmai crescere, e se c’è una parte che vende e un’altra che acquista, in presenza di crisi finanziarie come quella in corso che si somma a quella economica ormai cronica, il potere di acquisto in calo al Sud fa crollare anche il potere commerciale al Nord. Il crollo di chi paga è automaticamente il crollo di chi incassa.

Esiste una questione settentrionale?
No. Una questione è un punto interrogativo da sciogliere. E l’unico che la politica dovrebbe scogliere è il Sud. Se poi la politica leghista che ha spaccato ancora di più il paese negli ultimi vent’anni lo vogliamo considerare un problema quale è, allora si, quella è la questione settentrionale, un problema da risolvere.

Sostieni che chi è napoletano non può che tifare per il Napoli, e ai milanisti e juventini partenopei che messaggio lanci?
Non sostengo affatto questo. Io metto punti di domanda e cerco di dare delle risposte. Ci risiamo, anche nello sport esiste una questione sportiva, punti di domanda da risolvere. Ho supportato il gruppo “L’altroparlante” nella diffusione del brano “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?” e il titolo è chiaramente uno spunto di riflessione. Conosco la verità e la divulgo, cercando di far conoscere ai più che il campionato italiano è nato nel nascente triangolo industriale Torino-Genova-Milano a fine Ottocento, ma pur chiamandosi italiano si è disputato per circa 30 anni tra squadre esclusivamente del Nord. Solo la propaganda nazionalista di Mussolini ha voluto che nel 1926 entrassero in competizione le squadre del Centro e del Sud. Ditemi se non è questione meridionale anche questa?! I bambini sono affascinati dal blasone e dal potere. Come l’hanno costruito quelle squadre? E come continuano a detenerlo?
Torino e a Napoli sono città popolate alla stessa maniera ma non alla stessa maniera possono fare calcio. Basti pensare che Torino ha costruito 3 stadi nuovi in 20 anni mentre il San Paolo crolla lentamente. Per non parlare della disponibilità di impiantistica sportiva utile ai vivai e di risorse economiche da investire sul territorio. Uno studio del Prof. Marco Di Domizio, ricercatore di Economia Politica dell’Università di Teramo, ha rapportato la localizzazione geografica e le prestazioni sportive delle squadre italiane evidenziando che, nell’analisi dei parametri comparati del PIL pro-capite e del piazzamento medio relativo dell’ultimo secolo, i risultati della Roma e del Napoli sono a tutti gli effetti da considerarsi a livello di quelli di Inter e Milan, molto più vicini a quelli della Juventus di quanto non dica la differenza di scudetti in bacheca, e superiori a quelli di Torino, Sampdoria e Bologna che non sono riuscite a sfruttare le potenzialità economiche del proprio territorio.
Dunque, essendo il calcio un aspetto della questione meridionale, io lo tratto come argomento utile a capirla. E se la capisci apri la mente e magari ti poni dubbi sulle tue scelte infantili. Fermo restando che ognuno può tifare per chi gli pare.

Ha senso rievocare i tempi di Napoli capitale?
Certo che ha senso! Napoli Capitale è un mito e per stimolare cultura bisogna avere il culto dei miti, ce lo insegnano i greci. Ed è un mito perché quella città, pur non avendo peso politico, dettava cultura in Europa. E quella cultura è la nostra e dobbiamo rispettarla, farla rispettare e valorizzarla. Guardate che Napoli Capitale, in molti aspetti, è ancora viva e sto chiudendo la scrittura di un libro con cui voglio dimostrarlo. E ne è certo anche l’intellettuale francese Jean-Noël Schifano che, dopo aver letto il manoscritto, ne è rimasto ammirato, concedendomi l’onore di supportarmi con una sua preziosa prefazione. È chiaro poi che il presente sia fatto di troppi problemi e, credetemi, pur valorizzando la nostra storia non perdo mai di vista le condizioni sociali in cui siamo piombati, e non me ne sto di certo con le braccia incrociate.

Il razzismo anti napoletano è esclusiva degli stadi o crei che alcuni pregiudizi resistano ancora?
Non scherziamo, lo stadio è cassa di risonanza. Credete che i tifosi che escono dagli stadi vanno al bar e cambino i loro pensieri per incanto? La società è malata, il razzismo esiste come esiste la tolleranza. Il nostro è un paese diversamente razzista, e non solo verso i napoletani. Più fingiamo che non sia così e più lasciamo che il problema vegeti. Se sei napoletano devi sudare il doppio per dimostrare che sei una persona perbene. Vi è mai capitato di andare fuori Napoli e sentirvi dire «ma non sembri napoletano» solo perchè sei una persona a posto?. Io faccio anche il pubblicitario; sapete che alcuni miei clienti mi chiedono di cancellare la provincia NA dall’indirizzo sulle brochure perché altrimenti perdono alcune commesse? Esistono pregiudizi e stereotipi.

Parli di egemonia napoletana culturale del bello, nonostante il degrado che la invade?
L’ho detto prima, la città è degradata e so bene il perché. È colpa di tutti, anche di noi napoletani. Ma il degrado materiale non può cancellare la nostra cultura di cui ci serviamo quotidianamente. Gli altri mangiano napoletano, cantano napoletano, pensano in napoletano, agiscono in napoletano e non se ne rendono conto. Possibile che se ne siano resi conto Lucio Dalla e Marcello Mastroianni e i napoletani no? Credetemi, vorrei farvi leggere ciò che sto scrivendo nel libro ma posso dirvi che la nostra cultura del bello ha costruito anche ciò che stiamo contribuendo a distruggere con una sottocultura del brutto che non ci appartiene. Io soffro a vedere il Plebiscito, Pompei e Carditello che crollano perché vedo il male che sta prendendo il sopravvento sul bene. Pensate che io parli per slogan? No, io la pubblicità la conosco ma Napoli non ha bisogno di headline e pay-off perché ha ancora la sua cultura che non ha bisogno di promozioni. Bisogna che tutti si diano da fare per rinnamorarsene. Io la amo!

Non credi che abbia ragione chi considera quella meridionale una realtà dove tanto si è sprecato e che ora avrebbe bisogno di meno clientele e di più progetti?
Non c’è dubbio, gli sprechi ci sono stati e ci sono. È tutto il sistema che dovrebbe cambiare. Il Sud deve smetterla di sprecare, il Nord di mangiare alla tavola imbandita tenendolo al guinzaglio e rendendo il Mezzogiorno ingordo di fronte alla scodella del “pappone”. È tutto il sistema che va rivoltato resettando la classe politica. Ma in questo nutro poca fiducia perché l’Italia è figlia di una grossa truffa ed è ancora oggi, per logica ininterrotta, un paese di sanguisughe.

Pino Daniele o Gigi D’Alessio?
Nessuno dei due. Direi Pino Daniele fin quando non è diventato Giuseppe Daniele. Quel genio musicale fu protagonista di un rilancio stilistico della Canzone Napoletana negli anni ‘80-’90 con l’innovativo Neapolitan Power, ma poi si è fatto risucchiare dall’aspirazione di maggiore penetrazione sul mercato nazionale. Questa trasformazione è la causa della “distrazione” degli artisti napoletani che ha favorito l’avvento di una sottocultura melodica che non ha nulla a che vedere con la ricca tradizione partenopea che ha insegnato al mondo. Che oggi è incarnata da artisti come Eddy Napoli, Federico Salvatore, Enzo Avitabile, Eugenio Bennato e pochi altri. Sono questi quelli che preferisco. E consiglio a tutti di ascoltare “Vierno Vattenne” di Lino Blandizzi. Le perle da incastonare nella tradizione si sfornano ancora.

Gomorra o Così parlò Bellavista?
Così parlò Bellavista se è il film. Gomorra se è il libro.

Eduardo o Latella?
Ottimo Latella, ma Eduardo è sicuramente lezione di vita, filosofia, realtà nella finzione. Eduardo è Napoli anche nelle sue contraddizioni: “Ha da passà ‘a nuttata” e “fujitevénne” sono l’eterno conflitto tra amore e odio, attesa e rassegnazione.

Il tuo motto?
“L’ignoranza si sconfigge con la cultura”

Una definizione per la tua città?
“Baciata da Dio, stuprata dall’uomo”. Continuo a guardarla, ad apprezzarne gli scorci e i panorami dalle varie prospettive e ad ammirare il miracolo della natura che l’uomo ha delittuosamente profanato.

Auguri a tutti… con una fantastica storia!

Natale è la festa dei bambini e i bambini sono la risorsa del futuro. Di Napoli, del Paese, dell’umanità intera. Mai perdere la speranza!
Per porgere a tutti gli auguri di Natale, senza retorica e non per caso, ho scelto un bellissimo videoclip di Edoardo Bennato che ripropone il celebre racconto del Pifferaio Magico in chiave partenopea. La canzone denuncia i mali della società contemporanea, con riferimenti a fatti e persone reali come a trasmissioni TV, prendendo di mira gli imbonitori delle folle e la folla stessa che si fa abbindolare, non riuscendo a vedere al di là del proprio naso. Dopo aver scacciato i topi, il Pifferaio Napoletano diventa prima eroe e poi vittima in una società incapace di pensare. E alla fine abbandona la società corrotta e senza speranza per il futuro, portando in salvo i bambini ancora indifferenti allo stupro mentale. Lo farà con un galeone volante che raggiungerà l’ideale isola felice dove, insieme alla purezza dei bambini, riedificherà una una nuova società… e una nuova Napoli partendo da quanto di buono ancora c’è (e non è poco).
Una canzone alla quale sono da sempre particolarmente affezionato per evidenti motivi e significati. Ed è con questa che porgo gli auguri a tutti i miei lettori e sostenitori, nonché alla famiglia di V.A.N.T.O., ai suoi amici e a tutti i suoi simpatizzanti.

Angelo Forgione

Il panettone campano in trionfo

Angelo Forgione – Sostengo da anni l’eccellenza della qualità del panettone “made in Sud” anche in ottica di mercato. A qualcuno ho dato l’impressione di essere presuntuoso nel valorizzare un prodotto che non fa parte della tradizione napoletana e che per qualcuno sarebbe risultato comunque perdente rispetto al milanese d.o.c., ma nel mio modo di comunicare non esiste disinformazione e quando mi espongo è solo per conoscenza dei fatti, per approfondimento e per quella grande curiosità che mi porta ad interessarmi ad ogni cosa che riguardi il nostro territorio.
La Campania è un fiorire di rinomati panettoni di ogni tipo grazie alla straordinaria ricchezza di ingredienti che ne arricchiscono il sapore. E mentre quello nostrano vince nelle manifestazioni gastronomiche dedicate e sale all’onore delle cronache per l’insidia che sta portando al primato “lumbard”, chi scrive prenderà oggi il premio “Eccellenze del Sud” per aver sostenuto tra le tante anche questa causa sin dalla prima ora. Nella consapevolezza che la nostra terra ha sublimato il caffé, la pizza e il babà (per fare solo tre esempi) senza che fossero nati a Napoli. E poteva essere in grado di sublimare anche il panettone. Che resta milanese.

“Eccellenze dei Sensi” del Sud premia Angelo Forgione

al Batis di Baia, serata dedicata al Suono e al Gusto del Sud 

Si terrà Venerdì 21 Dicembre al Batis, struttura collocata sulle terrazze del Parco Monumentale di Baia a pochi passi dal porto della cittadina, la prima tappa de Le Eccellenze dei Sensi, un’iniziativa nata da un’idea di Sarah Ancarola (in arte Shara) e resa possibile dalla collaborazione dell’Associazione “Terronian” con “Slowtour Campi Flegrei” che ha come intento la valorizzazione delle terre meridionali e delle personalità da esse provenienti insieme  ai prodotti tipici e d’eccellenza dei nostri territori.
Sulla scia del Vento del Sud, un vento che insieme ai profumi ed ai sapori della nostra terra porta con sé anche i suoni e le sonorità di un territorio in fermento che spera in un cambiamento e nel nuovo che verrà, sarà premitato l’impegno di coloro che si battono per la valorizzazione del Mezzogiorno. Durante la serata presentata da Valentina Elia saranno consegnati i premi “Eccellenza del Sud” ad alcuni personaggi che, ciascuno nel proprio settore, si sono distinti per l’incessante opera di promozione dei territori meridionali rendendo così lustro alle nostre Terre. I premiati saranno la Special Guest della serata Eddy Napoli per la sua musica (anche messa al servizio della annosa questione meridionale), Angelo Forgione (Presidente del Movimento V.A.N.T.O.) per il giornalismo, Gennaro De Crescenzo (Presidente del Movimento Neoborbonico) per la cultura, Francesco Franzese (Responsabile dell’azienda “La Fiammante”) per l’imprenditoria e Rosario Mattera (Presidente dell’Associazione Malazè).
Quella di “Eccellenze dei Sensi” è un’iniziativa mirata a valorizzare e mettere in risalto le eccellenze legate ai sensi: la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto, il tatto … e perchè no, anche l’intuito. Nasce sulla scia del marchio “Eccellenze del Sud” e vuole ancor più segnalare tutte le realtà presenti nei territori meridionali che operano a favore dello sviluppo del Mezzogiorno d’Italia e delle terre poste a Sud del mondo. Risorse naturali, doni, talenti e personalità divenuti tutti emblemi delle Eccellenze del nostro Meridione non possono esser tenuti all’ombra perché fin quando questo avverrà i territori del Mezzogiorno italiano continueranno a versare in una condizione di disagio rispetto al resto del paese.
Il lavoro costante di persone comuni che operano nel loro piccolo può rendere sempre più grande questo nostro Sud e può in questo modo concretamente portare ad una vera e propria inversione di marcia.
La serata prevede anche un parco-pizza (15€ degustazione, pizza, birra artigianale/vino a bicchiere) e una cartassaggi (15€ due piatti, due vini in abbinamento).

Il pregiudizio viaggia ad alta velocità. Ma il capotreno lo fa scendere.

frecciarossaQualche fastidio suscita una lettera scritta da un passeggero del “Frecciarossa” e pubblicata sul numero di Dicembre della rivista mensile “La Freccia” a distribuzione gratuita sui treni. È una storia a lieto fine dello smarrimento di un Ipad sulla tratta Bologna-Napoli. Un piccolo passaggio fa cattiva pubblicità ai napoletani che invece sono i protagonisti in positivo della vicenda senza che venga rimarcato.
Moroello Diaz della Vittoria Pallavicini prende l’Eurostar 9337 a Bologna e scende a Roma dimenticando a bordo il suo tablet. Si convince di averlo ormai perso per sempre “tanto più che il treno proseguiva per Napoli”. E allora il pregiudizio riduce a zero la speranza, ma siccome c’è un Dio anche per i più prevenuti ecco che arriva una telefonata allo smemorato. È il capotreno Renato Scoppetta, napoletano, che ha ritrovato il suo oggetto prezioso. E, con molta educazione, si scusa anche moltissimo per aver violato la sua privacy accedendo a Facebook per capire di chi fosse il dispositivo e attivare una trafila di rintracciamento del proprietario.
Moroello si meraviglia e ringrazia sentitamente Renato che dice di aver fatto solo il suo lavoro. E sente il dovere di scrivere all’azienda per amplificare l’apprezzamento e smontare gli stereotipi di “tutti coloro che sono sempre pronti a denigrare le nostre aziende pubbliche e le persone che ci lavorano”. Peccato che proprio Moroello, certamente persona onesta e apprezzabile, sia però vittima del pregiudizio che limita la mente palesando di far parte di tutti coloro che sono sempre pronti a denigrare Napoli e i napoletani. La disonestà e l’onestà si fondono in tutti i posti del mondo e tanti oggetti prendono da Napoli anche la via furtiva del nord, libri preziosi compresi. Ma “è dall’esempio di persone come lui (Renato) che possiamo prendere fiducia e guardare avanti”, scrive Moroello che da un napoletano ha ricevuto il suo oggetto e un po’ di preziosa speranza che prima non aveva. “Ci sono piccoli gesti che fanno la differenza”, risponde l’azienda cui giunge qualche protesta dai più sensibili passeggeri-lettori napoletani, come il nostro amico Andrea V. che ha scritto una condivisibile lettera all’area reclami chiedendoci di pubblicarla.

Nel mensile “La Freccia”, n.11 di Dicembre 2012, a pag.13, ho riscontrato un comportamento eticamente scorretto da parte Vostra. Date spazio ad un passeggero che si congratula con il vostro staff, ma offende Napoli ed i napoletani e voi pubblicate tutto ciò senza “filtrare” il suo scritto. Il protagonista (presumibilmente romano) distrattamente dimentica il suo iPad sul treno e scrive della sua rassegnazione sul ritrovamento “tanto più che il treno proseguiva per Napoli”. Poi lo stesso, alla fine, parla della denigrazione verso le aziende pubbliche. Errore simile commettete Voi quando, in riposta allo sventurato, scrivete che “dai vostri piccoli gesti di attenzione si rafforza il legame con i clienti. Quanta ipocrisia da ambo le parti.
Sono deluso in quanto assiduo frequentatore del “Frecciarossa” Bo-Na. Chiedo pronte scuse ai napoetani nel prossimo numero, anche se il danno è fatto. A Dicembre molti in viaggio leggeranno quest’articolo. Fate in modo che non debba passare ad “Italo”.

Sgarbi “scambia” Sloan per napoletano tra risse e nervosismo

Nuovo trash-show al “Cristina Parodi Live” dove già qualche settimana fa era andata in scena la performance di Michaela Biancofiore.
Si parla di Berlusconi e prostituzione minorile e, Vittorio Sgarbi, un abituè delle risse televisive, si scalda per una domanda di John Peter Sloan: «Tu che difendi così il Cavaliere, ci sei mai stato alle cene di Arcore?». E il focoso critico d’arte va in ebollizione, visibilmente infastidito dalle idee e dalla veemenza dell’interlocutore. inglese di Birmingham, che Sgarbi “scambia” per napoletano. Notevole anche il ruolo da co-protagonista di Cristina Parodi che, tradendo un certo nervosismo, zittisce solo Sloan con uno «shut up!» (stai zitto!) di cattivo gusto, invitando Sgarbi a capire l’indole dell’amico inglese.
Sloan avrà preso il sarcasmo di Sbarbi per un complimento, lui che tifa Napoli perché, lavorando come cantante sulle navi da crociera, ha apprezzato la passione dei napoletani dell’equipaggio. «Vedere la loro felicità quando il Napoli vinceva, una gioia che ripagava la tanta fatica del loro duro lavoro, era uno spettacolo – ha detto in un’intervista l’artista britannico – e così sono diventato un simpatizzante degli azzurri».

Lodi, napoletano che segna e si deodora

La scia “odorosa” dei napoletani continua a invadere i campi di calcio. Francesco Lodi, napoletano di Frattamaggiore, dopo aver realizzando il secondo goal su calcio di rigore nella partita vinta dal suo Catania contro la Lazio ha esultando mimando l’atto di spruzzarsi del profumo sotto le ascelle e poi suoi polsi portati al collo. Il calciatore, sul suo profilo twitter, ha spiegato che l’esultanza è un tributo promesso ad un amico per ringraziarlo di avergli consigliato un ottimo profumo. Dichiarazione di facciata? Intanto un altro napoletano si è profumato.

Fanghi tossici del Nord e rifiuti di Milano nel Casertano

Angelo Forgione – L’avvelenamento sistematico delle terre della Campania, e quindi dei suoi abitanti, continua senza sosta. Qualche giorno fa la Squadra Mobile di Caserta ha sequestrato a Trentola Ducenta un’area agricola, ancora oggi coltivata a ortaggi, trasformata in cimitero di veleni. L’attività investigativa ha portato alla luce l’esistenza di una vera e propria associazione criminosa ben integrata al clan dei Casalesi che sversava nel Casertano materiale di provenienza industriale dal Nord, arricchito da metalli pesanti altamente tossici quali cadmio, cromo e arsenico. Tutto finito nella falda acquifera e nei prodotti, quindi anche sulla tavola dei consumatori.
Nell’informativa che riassume le indagini del centro DIA di Napoli emergerebbe lo smaltimento illegale risalente al 2003 di circa 6.000 tonnellate di rifiuti urbani del “Consorzio Milano Pulita”. E viene in mente l’emergenza rifiuti di Milano nel 1995 e le parole dell’ex-sindaca del capoluogo lombardo Letizia Moratti che nel 2009 si recò ad Acerra con Berlusconi per inaugurare il discusso inceneritore. ”La Milano che è oggi qui a Napoli, è la Milano che mette a disposizione le sue tecnologie e le sue competenze in materia di innovazione…”, disse la Moratti che si vantò di aver portato la tecnologia lombarda ai campani mentre Bassolino e Iervolino erano lì a guardare. In realtà gli inceneritori sono conosciuti a Napoli almeno dal 1937, quando li proponeva la IFIR “Industria Forni Inceneritori Rifiuti” di Napoli con sede in Piazza S. Domenico Maggiore (fonte G. Bonelli). Ma questa è un’altra storia. O forse no.