Gemellaggio campano: “Luci d’Artista” a Napoli, Tradizione napoletana a Salerno

Vantaggi per entrambe le città ma De Luca si prende il proscenio

“Luci d’Artista” salernitane a San Gregorio Armeno. Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, dopo aver inaugurato le installazioni di Salerno, accenderà anche il Natale dei decumani con un taglio del nastro previsto per Sabato 10 Novembre alle 17 in piazza San Gaetano che segnerà l’apertura ufficiale del “Natale lungo a Napoli” e della 140esima Fiera di Natale ai Decumani.
Una tranche delle bellissime luci viste negli anni scorsi a Salerno, una ventina di opere, sono state installate nei decumani nell’ambito di uno scambio culturale con l’associazione “Corpo di Napoli” e gli artigiani di San Gregorio Armeno coaudiuvati da “Napoli Sotterranea” e dalla IV Municipalità che prevede l’installazione nella Basilica di Santa Restituta del Duomo di Napoli di una copia della scena centrale del presepe dipinto realizzato dal maestro salernitano Mario Carotenuto. Tantissime le iniziative che avranno come colonna sonora la musica popolare del gruppo “Ars Nova” e degli “Zampognari dell’Alto Casertano” che sfileranno per i Decumani. Altre luminarie nelle strade più importanti della città saranno inoltre assicurate, come negli anni scorsi, della Camera di Commercio di Napoli.
Salerno aiuta Napoli e Napoli aiuta Salerno che potrà offrire nientepopodimeno che l’eredità della rinomata Tradizione presepiale del Settecento Napoletano. Dal 1 Dicembre, infatti, negli spazi del Tempio di Pomona a Salerno, sarà allestita la mostra di arte presepiale dedicata ai celebri presepisti di San Gregorio Armeno: D’Auria, Sciuscià, Petrucciani, Maddaloni, Onofrio, Fusco, Cesarini, Di Virgilio, Il Mondo dei Pastori, Fratelli Gambardella, Gambardella Pastori, Originalità di Pulcinella, Pepe, Alpa, Buonincontro, Gambardella Presepi e Cosmos. E poi una Natività realizzata dalla Bottega Giuseppe e Marco Ferrigno, oltre alle maschere di Riccardo Ruggiano, ai fiori finti di Lucio Ferrigno ed agli strumenti musicali tradizionali popolari dell’Officina della Tammorra. A costo zero per le istituzioni napoletane perchè sarà “Corpo di Napoli” ad accollarsi le spese di trasporto e di allestimento dei presepi a Salerno.
Insomma, De Luca accetta di riciclare a San Gregorio Armeno parte delle luci che hanno portato turismo a Salerno negli anni scorsi, e avrebbe potuto anche rifiutare la richiesta partita da Napoli. Ma, leggendo qua e la, sembra che stia salvando il capoluogo di regione tanto da meritarsi di finire sul presepe con una statuina realizzata da Ferrigno e il proscenio dell’inaugurazione nella famosissima strada dei presepi. Non è esattamente così perchè il sindaco di Salerno sa di portare a casa un po’ di quella grande Tradizione che porta turisti a Napoli da secoli. San Gregorio Armeno si illumina a festa e Salerno guadagna una succursale della stessa San Gregorio.
Riconoscenza e dignità! Sbagliato far passare l’operazione come un atto di carità di De Luca. Vietato cascare nella trappola della ribalta che il sindaco di Salerno si prenderà Sabato a San Gregorio mentre De Magistris è alle prese con le casse vuote di un Comune che peraltro non paga bollette dell’illuminazione pubblica e rischia di lasciare la città al buio proprio mentre San Gregorio finalmente si illumina. Napoli e Salerno sono città importanti che fanno benissimo a scambiarsi rispettive competenze e disponibilità per ingrossare il turismo natalizio della Campania, senza entrare in competizione e senza prestare il fianco ai personalismi. Perchè è indubbio che “Luci d’Artista” sono De Luca mentre il presepe è Napoli.
Fin qui è tutto “luminoso” o quasi. Ma dietro le luci non tutto risplende. Se a Napoli l’attrattiva presepiale non ha costi che ricadono sulla comunità ed è una vera e propria economia legata alla cultura che semmai risente da anni della scarsa valorizzazione da parte del Comune di Napoli, l’attrattiva luminaria salernitana creata da De Luca ha dei costi enormi che non accontentano tutti i salernitani. Bisogna partire dal presupposto che “Luci d’Artista” è un evento nato a Torino nel 1998 e mutuato da Salerno nel 2006 dopo averne apprezzato i risultati. Ne è nato un gemellaggio con uno scambio di installazioni realizzate da ditte torinesi che sono le vere “vincitrici” dell’operazione.
La ricaduta sul commercio e sulle presenze turistiche a Salerno e dintorni sono enormi e i costi vanno sempre rapportati ai ricavi. Ma va detto che, a quanto pare, le luminarie artistiche costano il triplo rispetto a Torino: 2,5 milioni a fronte di 830mila euro. Nel capoluogo piemontese l’intervento del Comune si limita alla cifra di 130.000 euro mentre altri 700.000 sono coperti dagli sponsor (senza contare il fatturato delle ditte realizzatrici). A Salerno il Comune copre invece ben 2,2 milioni di euro e i restanti 300mila li mette la Camera di Commercio con qualche sponsor. Sempre meglio dei 3 milioni spesi negli anni scorsi. E sempre meglio dello stallo napoletano.

Di Natale zittisce la curva udinese per i cori anti-Napoli. Poi chiede scusa.

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Angelo Forgione – Si, dopo la questione Amandola/TRG Piemonte, il muro del silenzio che “copriva” il razzismo negli stadi (e non solo) indirizzato ai napoletani sta cadendo pezzo dopo pezzo. E così anche Di Natale, il calciatore dell’Udinese nativo della provincia di Napoli, ha detto basta ai cori dei suoi tifosi contro la sua terra e i suoi conterranei intonati anche durante la partita contro il Catania. Lo ha fatto alzando il dito al naso per dire “state zitti” alla curva dello stadio “Friuli” dopo il primo dei due goal segnati agli etnei, per poi alzare le braccia dicendo “calmatevi”, indicando poi lo stemma cucito sulla maglia per comunicare che l’uomo simbolo che difende i loro colori è un napoletano. Infine, guadagnando il centro del campo, ha più volte mandato verbalmente, ed eloquentemente, a quel paese i suoi sostenitori esultanti con bandiere della regione Friuli. Da capitano dell’Udinese e idolo dei tifosi bianconeri ha dimostrato di non accettare certe cose. Complimenti a lui!
C’è sempre da distinguere i cori razzisti da quelli volgari, ma in ogni caso Di Natale, da napoletano militante in una squadra che ha beneficiato della qualità di tanti giocatori partenopei, ha fatto bene a invitare alla coerenza e ad evidenziare la stupidità del tifo italiano, a dire la sua alla sua maniera, cioè facendo goal come fa da quando veste la maglia dell’Udinese, entrando per questo nella storia del club e rifiutando tra l’altro i trasferimenti al Napoli, alla Juventus e al Milan. E il suo messaggio è chiarissimo: “Vi fa gioire un napoletano? E allora state zitti e smettetela di insultare il mio popolo”.
Peccato però che poi il calciatore si sia scusato, o dovuto scusare, tramite una nota della società diffusa sul sito ufficiale udinese.it“Il gesto di mercoledì sera – si legge – è stato qualcosa di istintivo, fatto a caldo al termine di una gara dura, sportivamente parlando, molto nervosa e che secondo me ha avuto una risonanza maggiore rispetto a quella che meritava. Io amo Udine, la città, questa maglia e i suoi tifosi che da sempre mi hanno fatto sentire uno di loro. Devo tutto a questa Società che ha creduto in me e a questi tifosi che mi hanno sempre amato come un figlio. Mi dispiace se, mercoledì sera, qualcuno si è sentito offeso dal mio gesto e di questo chiedo scusa a tutti i tifosi friulani e alla nostra splendida curva, ma credo che la mia storia personale e professionale dimostri meglio di ogni parola quanto io tenga a questa terra e a questi colori. Per me questo è un capitolo archiviato e adesso penso soltanto ad aiutare l’Udinese ad arrivare il più in alto possibile in Italia ed in Europa e a regalare ai nostri meravigliosi tifosi le soddisfazioni che si meritano. Mandi fruts dal vostro Capitano e simpri fuarce Udin!”.
Resta il gesto di reazione spontaneo. Il resto, evidentemente, molto meno. Ed è il saluto finale in dialetto friulano che fa pensare a qualcosa di suggerito, forse imposto. Del resto, come non notare il prurito provocato ai soliti detrattori non delle curve ma di una stampa di parte che invece di sottolineare l’atteggiamento del loro uomo di punta gli hanno puntato il dito contro? Massimo Meroi del “Messaggero Veneto”, ad esempio, che nel suo articolo sulla questione ha chiuso così: “Di Natale ha sposato a vita l’Udinese, ma anche Udine e il Friuli: qui ha tanti interessi, ci continuerà a vivere anche quando la smetterà di fare gol. E se poi quando gioca a Napoli gli danno del traditore e del figlio di… sono problemi loro”.
E come non ricordare quanto accadde in estate quando alla festa in piazza per la qualificazione dell’Udinese ai preliminari di Champions si levarono cori contro i napoletani supportati dal giornalista irpino di Sportitalia Michele Criscitiello che presentava la serata in qualità di direttore della comunicazione bianconera
Ma che una nuova coscienza sia stata ormai sollecitata con un minimo successo lo si capisce anche dalla multa di 10mila euro inflitta all’Atalanta per avere i suoi tifosi intonato in due momenti del match contro il Napoli cori di discriminazione territoriale nei confronti di un calciatore avversario. Il coro inserito a referto dagli ispettori federali è “Cannavaro terùn”. C’è da aspettarsi però, da questo momento in poi, coerenza e repressione vera di cori ben peggiori, soprattutto in campi più infuocati. E che Cannavaro li senta come li ha sentiti Di Natale.

Guida all’acquisto consapevole del panettone. Appello ai pasticcieri napoletani.

Business in calo ma sempre da capogiro. L’artigianale napoletano eccelle.

I dolci natalizi sono innumerevoli ma nessuno vanta i numeri del panettone, re indiscusso del Natale sulle tavole degli italiani. Dolce milanese per eccellenza, è un fattore d’identità per quasi 3 milanesi su 4 (72,7%) che lo considerano uno dei quattro simboli della città, ma prodotto “glocal” dagli anni del boom economico e della fioritura delle fabbriche del Nord, con un business da capogiro che arriva in Italia a superare i 450 milioni di euro. Cifra quasi per intero a beneficio proprio delle aziende settentrionali che vincono per diffusione, distribuzione e prezzo sui prodotti artigianali locali, quindi anche su quelli rinomati del Sud come cassate e pastiere. A Napoli, ad esempio, esiste una sola azienda che produce panettoni semi-industriali, la “d’Auria”, e bisognerebbe avere la fortuna di trovarselo sotto il naso per aiutare l’economia locale. Non tutti sanno però che il panettone artigianale fatto dai napoletani, maestri della panificazione, è, secondo gli esperti, tra i migliori.
Uno degli aspetti più critici del contesto economico attuale è il calo dei consumi: la spesa familiare è diminuita del 3,5% nel secondo trimestre del 2012 e già lo scorso Natale è stato affrontato dalle famiglie italiane con una chiara intenzione di contenere le spese rispetto agli anni precedenti tanto per i consumi familiari quanto per i regali. Va da sé che anche la vendita dei panettoni è risultata in calo del 7% e questo è il motivo per cui anche i prezzi sono calati. Ma un buon risultato lo hanno avuto proprio i prodotti artigianali che vengono scelti per la loro presentazione e per la loro confezione.
Certamente in periodi di crisi economica è arduo sperare che si preferisca il prodotto artigianale napoletano, più costoso, a quello industriale settentrionale. Ed è quindi auspicabile che i pasticcieri locali abbassino i prezzi senza speculare come accaduto negli anni passati, stimolando la vendita di un prodotto conveniente nel rapporto qualità-prezzo.
L’acquisto consapevole è un’arma che consente da sempre di spostare l’ago della bilancia dell’economia. Ma per fare in modo che ciò avvenga nelle aree depresse è necessario avvicinare i produttori ai consumatori. Qui non si tratta di boicottare un prodotto per la sua provenienza geografica (come fanno alcuni teorizzatori della superiorità nordista) ma di dare una mano alla martoriata economia meridionale usando l’unica risorsa a disposizione: la testa.
Pertanto, contenere i prezzi prima di tutto e poi assicurare e presentare per bene la qualità del prodotto, la sua unicità. È l’unica strada per aggirare le strategie commerciali dei principali brand del Nord che stanno per sferrare l’attacco alle vendite natalizie. “Tre Marie” punta da sempre sulle confezioni che comunicano ai consumatori l’alta gamma del marchio. “Bauli” punta sull’advertising classico caratterizzato dalla canzone “A Natale puoi” cantata dai bambini in stile recita scolastica. “Balocco” punta sulla partneship con la Juventus e sullo spot del “Signor Balocco”, immagine di anzianità e simbolo di esperienza ed equilibrio che dice “Fate i buoni” per sottolineare l’attenzione verso il prodotto, trattato quasi come un bambino. “Maina” punta sulla lavorazione del prodotto con un coro gospel che, nel calore emotivo della notte di Natale, canta il leit-motiv “Piano Piano Buono Buono”.

Stereotipi su Napoli e Sud in Olanda

Un paio di esempi di luoghi comuni che colpiscono Napoli e i meridionali giungono dall’Olanda.
Il primo lo suggerisce Giuseppe C. con una foto da lui stesso scattata ritraente una vetrina di un negozio di oggettistica di Amsterdam in cui è esposto un cartonato su cui è ben visibile la splendida Galleria “Umberto I” di Napoli. Ma non è una lusinga alle nostre bellezze bensì la pubblicità di un portafoglio di sicurezza che consente di proteggere le carte di credito, ma anche le banconote, in un involucro rigido dotato di una leva che ne consente l’espulsione dal basso. Un sistema per evitare che, nei luoghi affollati, i professionisti del borseggio riescano ad impadronirsene infilando le mani nelle tasche con maestria e scaltrezza. Solo che, oltre ad essere perfettamente inutile (i borseggiatori sfilano l’intero oggetto e non il contenuto), questo prodotto di un’azienda olandese è anche corredato da una immagine pubblicitaria che comunica in maniera pregiudizievole una descrizione poco lusinghiera di Napoli. Il pay-off “protect your cards” su di essa non lascia spazio ad equivoci.
Il secondo stereotipo viene fuori da un servizio trasmesso da “Ballarò” (anche questo segnalato copiosamente) circa l’aumento dell’IVA in Olanda, paese che ammortizza serenamente la tassazione con una sempre costante crescita della propria economia, come invece non è capace di fare l’Italia. Un commerciante dichiara il suo altissimo reddito e si vanta di raggiungerlo con il lavoro incessante, quello che non appartiene indovinante un po’ a chi?! Anche in questa, come in tante altre circostanze, la televisione italiana ha ritenuto di poter lasciare una simile frase nel montaggio, fomentando indirettamente il pregiudizio. E ci risiamo.
Inutile dire che Amsterdam non è certo il paradiso della sicurezza per i turisti e che li non esiste una questione meridionale. Ma i luoghi comuni, evidentemente, si.

VITRIOL, i misteri di Napoli si svelano al cinema

La Napoli esoterica sta arrivando in tv con il cartoon “il piccolo Sansevero” ma anche al cinema con “VITRIOL“, acronimo di “Visita Interiorae Terrae Rectifando Inveniens Occultatum Lapidem”, un film che sarà nelle sale cinematografiche nel mese di Novembre. Prodotto dalla S.M.C. di Salvatore Mignano, avrà per soggetto il mistero dell’Arcadia. Un’opera che restituisce alla città partenopea un ruolo centrale sugli influssi e i cambiamenti storici degli ultimi due secoli italiani e che attesta il capoluogo campano come uno dei luoghi simbolo dell’esoterismo.
Lola Verdis è una ragazza di 25 anni laureanda in architettura all’Università Federico II di Napoli. L’obiettivo della sua tesi è documentare i legami tra costruzioni e simbologia massonica nella Napoli del periodo borbonico. Il ritrovamento di un oggetto fuori dal comune però la porterà ad una concatenazione di scoperte su un’antica e segreta fratellanza esoterica: l’Ordine Osirideo Egizio, di cui l’achimista e massone Principe di San Severo fu il Gran Maestro. È questa la trama di “VITRIOL” una storia documentata e portata sullo schermo attraverso un’attenta e seria ricerca eseguita dal regista napoletano Francesco Afro de Falco e dallo sceneggiatore Giovanni Mazzitelli, grazie anche alla collaborazione dello scrittore e studioso di esoterismo Luigi Braco. A metà tra il finto documentario e un film vero e proprio i protagonisti si muoveranno in posti reali, come all’interno della villa dell’alchimista Giustiniano Lebano sita a Torre Annunziata, in cui è ancora possibile notare una simbologia alchemica al suo interno. Ma si parlerà anche di altri membri dell’ordine come l’occultista Giuliano Kremmerz nativo di Portici e del suo maestro Pasquale De Servis, meglio conosciuto in ambito iniziatico come Izar Ben Escur. La troupe ha avuto dei permessi speciali per effettuare delle riprese proprio avanti alla sua tomba situata nei sotterranei della chiesa madre all’interno del cimitero di Portici. Ma tante altre sono state le location in cui il film è stato girato ossia: all’interno del cimitero del quadrato degli uomini illustri, nella Reggia di Portici, nell’ipogeo vanvitelliano della Santissima Annunziata e nelle splendide gallerie del Tunnel Borbonico.
«Il tema del film è la ricerca, non intesa come fine ma come “mezzo” per un evoluzione interiore – spiega il regista – e i protagonisti della storia sono chiamati ad effettuare ognuno il proprio “VITRIOL” interiore oltre che esteriore, scenderanno fisicamente nelle viscere della terra in questo caso nel ventre di Napoli alla scoperta di luoghi dimenticati ma di riflesso la “discesa reale”, quella che serve al “cambiamento” l’effettueranno dentro se stessi. Tornando alla tradizione dell’Arcadia citata poc’anzi, Jacopo Sannazaro, autore appunto dell’omonimo romanzo, scrive: “La terra che io pensavo fosse soda, rinchiude nel suo ventre tante concavità!” – Arcadia (1504). Si parla di terra cava e di antiche tradizioni misteriche come la leggenda del fiume Sebeto di cui ne discorrono anche Virgilio e Columella ricordato dalla famosa statua del Nilo posta nei pressi di piazza San Domenico Maggiore, zona in cui si stabilì la comunità degli alessandrini d’Egitto nel II s. d.C.».
Altra icona di Napoli è la famosissima statua del “Cristo Velato” eseguita dallo scultore Giuseppe Sammartino sotto commissione del principe di San Severo che per il film, per via di esigenze di sceneggiatura, è stata replicata in scala 1:1. Autore dell’opera è il giovanissimo scultore napoletano Luca Nocerino che la esporrà al pubblico il giorno della prima del film.
Grazie alla sua forte impronta culturale, la pellicola ha ottenuto un riconoscimento dal Ministero dei Beni culturali che ha provveduto anche a finanziare parte del progetto.
«Napoli ha voglia di svelarsi» dichiara ancora il regista, il quale si augura che altre opere come questa vengano alla luce nei prossimi anni per rispolverare al grande pubblico, e perchè no anche agli occhi del turista, una città leggendaria, vero crogiolo di antiche e di importantissime tradizioni iniziatiche. Una collaborazione fondamentale per la riuscita del progetto è stata quella del maestro e compositore Claudio Luongo, che,  attraverso un lavoro di grande intesa col regista, ha saputo trovare la combinazione musicale adatta per esaltare storia ed immagini con musiche orchestrali e velate contaminazioni moderne figlie dei nostri tempi.
Il film si propone di mantenere viva la ricerca esoterica e di stimolare lo spettatore a porsi delle domande riscoprendo il background della propria città ma soprattutto di se stessi.

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«Napoletano e me ne V.A.N.T.O»

Le pagine della Cultura di Napoli del Corriere del Mezzogiorno online pubblicano un’intervista ad Angelo Forgione a cura di Eleonora Tedesco. Per ragioni di sintesi, alle risposte fornite è stato dato taglio giornalistico ma saranno pubblicate qui nella forma completa quando l’intervista non sarà più sulla homepage del CorMez.

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Terremoto TGR Piemonte con epicentro Napoli, la RAI detta nuove regole

Giampiero Amandola fu avvisato dal montatore ma…

Ma che sconquasso ha scatenato V.A.N.T.O.! Sospensione di Amandola, scuse della sua redazione e della Rai di Roma ai napoletani e agli italiani, sdegno di tutta la categoria giornalistica, iniziative legali, affermazione di verità storiche su cui sono poi inciampati noti giornalisti-scrittori. Ora anche nuove regole interne alla RAI, ed è giusto così.
Alla sede Rai di Torino le acque sono ancora molto agitate e si susseguono le conseguenze del servizio definito “razzista” nel comunicato di scuse che ha mortificato l’ambiente torinese e tutta la classe giornalistica. Il direttore dell’informazione regionale Alessandro Casarin, accompagnato dal vicedirettore Federico Zurzolo, si è recato ieri nel capoluogo piemontese per incontrare l’intera redazione. Ma già Mercoledì pomeriggio si era collegato in teleconferenza con tutte le redazioni locali per raccomandare due nuove “rigide” regole: i testi redatti dai giornalisti devono essere accessibili, e dunque inseriti nel sistema editoriale interno alla Rai, in modo da poter essere letti da capiservizio e capiredattori, mentre il responsabile della messa in onda del tg dovrà controllare o far controllare dai capiservizio i servizi montati prima che vengano trasmessi.
L’omesso controllo è chiaramente il vero motivo dell’imbarazzo di Casarin ed è altrettanto evidente che la figuraccia sia stata grande e la RAI non si possa consentire una perdita di credibilità. È la stessa dinamica riscontrata nella questione Gambero Rosso-pizza per cui chi ha commesso un autogoal ha prima chiesto scusa e poi promesso di “aggiornarsi” per salvare la reputazione.
Amandola, sospeso dalla RAI, avrà trenta giorni di tempo per rispondere all’Ordine dei giornalisti del Piemonte che ha aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti convocando anche il caporedattore Carlo Cerrato (che durante l’edizione del TG piemontese non era in redazione), il vicecaporedattore e capocronista Massimo Mavaracchio (responsabile di messa in onda) e il vicecaporedattore Gianfranco Bianco che ha condotto il tg dello scandalo. E nell’accertamento interno delle responsabilità emergono particolari interessanti. Pare che Amandola, consegnando il suo pezzo pochi minuti prima della messa in onda e rendendo di fatto impossibile il controllo, sia stato “avvisato” dal montatore che, confezionando con lui il servizio, gli avrebbe fatto notare che la considerazione sulla puzza era inopportuna. La risposta di Amandola? “Tu non capisci l’ironia”.

Jean-Noël Schifano e la contraffazione storico-sociale italiana

l’intervento dell’intellettuale francese a Santa Maria la Nova

Angelo Forgione – Lo scorso Sabato 20 ottobre si è tenuta presso la Sala Consiliare di S. M. La Nova di Napoli l’interessantissima conferenza “‘A Storia Scuntraffatta, da Masaniello all’Unità”, un dibattito a più voci sui passaggi della storia di Napoli non ancora riconosciuti dalla storiografia ufficiale.
Un evento che si è inserito nella sempre più crescente voglia di saperne di più sulla storia del Sud d’Italia e sul momento della sua annessione al resto della Penisola, un’esigenza che sta conducendo, seppur lentamente, alla comprensione e alla consapevolezza della realtà per una più nitida lettura del presente.
L’incontro, organizzato dal Presidente del Consiglio Provinciale di Napoli Luigi Rispoli e dal coordinatore dell’AIGE Umberto Franzese, è stato moderato da Fiorella Franchini e ha proposto gli interessantissimi interventi di Franco Lista e Gaetano Bonelli. E quello di Jean-Noël Schifano (video) che ha sottolineato l’esigenza di ritrovare l’identità napoletana cui si sono opposti proprio i tanti napoletani che hanno accettato e accettano i tentativi di cancellarla, talvolta ostacolando i nuovi tentativi di sgretolare la colonizzazione culturale.

“Il piccolo Sansereno”. La Napoli esoterica e capitale in 3D sulla RAI

sanserenoÈ una città di grande tradizione esoterica e nel suo ventre c’è un triangolo di misteriose energie i cui angoli sono rappresentati dal centro geometrico della basilica di San Domenico, dal baricentro del cortile di palazzo di Sangro e dal basamento della statua in piazzetta Nilo. Per riappassionare tutti a questo straordinario luogo e agli altri in cui Napoli e la Campania si fanno leggenda arriva su Rai Due Il Piccolo Sansereno e il Mistero dell’Uovo di Virgilio, il primo cartone animato in 3D ispirato, ambientato e creato interamente a Napoli che porta sullo schermo un personaggio immaginario di Nicola Barile nato pochi anni fa per il mercato editoriale. È Edoardo Maria Gastone di Vivara, XV principe di “Sansereno”, un vivace ragazzino che vive in un palazzo principesco – ispirato al Palazzo dello Spagnolo nel rione Sanità – nel centro antico di Napoli, a piazza San Domenico Maggiore, poco distante dalla magnifica cappella del vero Principe di Sansevero, che è suo padre.
Il piccolo respira la cultura di Napoli capitale nell’epoca dell’illuminismo borbonico del 1700 in cui l’Europa guarda alla città meta di artisti, letterati, scienziati e alchimisti. Una città in cui il vero Principe di Sansevero si impone come geniale figura di spicco tra alchimia e leggenda, miti e diavolerie, esoterismo e scienza. Edo è il protagonista di un’avventura tutta napoletana, alla scoperta di luoghi affascinanti, tra automi e cripte segrete, fantasmi e leggende, per recuperare l’Uovo di Virgilio sottratto dal Castel dell’Ovo. Il pestifero ragazzino è il capo della Banda dei Leoni di San Domenico, composta da bambini sia nobili che popolani. Venuto a conoscenza del grave pericolo che incombe sulla città, grazie alla sirenetta Partenope che gli appare in sogno, il principino si trova ad affrontare insieme ai suoi compagni la più grande delle avventure: Il Mistero Dell’Uovo Di Virgilio. Riuscirà la sua combriccola a restituirlo alla sirena Partenope e a salvare Napoli?
Il progetto è coprodotto dalla società napoletana Tilapia, da Mad Entertainment e da Rai Fiction, realizzato col sostegno della Regione Campania, e ha una durata di 25′. I personaggi sono stati anche riprodotti in terracotta dai fratelli Scuotto “la Scarabattola”, tra i più rinomati esperti e innovatori dell’arte presepiale.
Si consiglia di farlo vedere ai bambini, e non solo. Ai misteri di Napoli e la sua grande Storia di Napoli ci si appassiona anche così.

Napoli – Paris Saint Germain, vince l’accoglienza napoletana

Tre giorni di sport e cultura a Napoli in occasione di un’amichevole di calcio tra il Napoli e il Paris Saint Germain femminile. Un gemellaggio che la società napoletana sta stringendo con quelle delle maggiori città europee. Finisce che le francesi vanno via entusiaste dell’accoglienza napoletana.