l’assessore alla Cultura del Piemonte fa marketing umiliando la cultura
Angelo Forgione – A pochi giorni di distanza dagli arresti relativi alle presunte tangenti legate ai restauri di alcune dimore storiche piemontesi, tra cui il complesso storico della Venaria Reale, Michele Coppola, assessore alla Cultura della Regione Piemonte, ospite al programma Youtube di Klaus Davi, ha azzardato un confronto tra la Reggia sabauda e quella di Caserta, lasciandosi andare a un parere condivisibile nel presupposto della gestione monumentale ma completamente sbagliato nella comunicazione culturale: «In Piemonte abbiamo la Reggia più bella d’Italia, quella di Caserta è solo una Venaria minore. Sono pronto a fare una scommessa: prendiamo dei giudici e li portiamo sia a Caserta che alla Venaria».
Va subito detto che l’assessore Coppola ha avviato il suo colloquio con Klaus Davi precisando di non essere un assessore alla cultura che arriva da una cattedra universitaria, non uno storico dell’arte, ma uno cui è stato chiesto di occuparsi di un sistema di funzionamento. E infatti Coppola è in realtà un professionista del settore comunicazione e marketing, e da tale ha definito Venaria Reale “la reggia più bella d’Italia” invece che “la meglio gestita”, generando così un’artificiosa confusione per sminuire valori artistici e significati culturali di Caserta e fare leva sull’esempio di restituzione di un bene alla comunità che Venaria effettivamente rappresenta.
La verità è che Caserta è l’unica reggia europea d’Italia, perché racconta una trasformazione per tutto il continente, narra il valore universale di Pompei attraverso la genialità di Vanvitelli che, dopo aver osservato gli scavi borbonici vesuviani, rinnegò le ridondanze del Barocco e inaugurò il Neoclassicismo. La reggia di Caserta incarna la trasformazione del gusto europeo verso quel nuovo stile vanvitelliano nato all’ombra del Vesuvio e diffusosi fin nelle Americhe. La Venaria Reale, invece, non ha significati specifici e basta visitarla per accorgersi che, proprio perché rimessa a nuovo sei anni fa da un rudere dopo aver goduto di una pioggia di finanziamenti in vista delle celebrazioni dei centocinquant’anni dell’Unità, è riempita di modernità decontestualizzate, e non presenta lo scalone, gli appartamenti, i giardini, le fontane e gli spazi di Caserta. Senza contare la “sedia volante”, il bagno di Maria Carolina e tutti i significati di civiltà che il palazzo vanvitelliano conserva. Coppola queste cose probabilmente le intuisce e le teme, perché è stato lui stesso a dire a Klaus Davi che il suo non è un giudizio sulla qualità architettonica ma si basa sul fatto che la reggia sabauda produce al contrario di quella borbonica. Tant’è che invita al confronto con dei giudici, ma non parla di storici dell’arte, i quali non avrebbero neanche il bisogno di recarsi di persona a verificare le differenti condizioni delle due regge perché le conoscono bene e si indignano già per quelle di Caserta, di cui conoscono il valore universale e artistico ben maggiore. Basta leggere le dichiarazioni di Philippe Daverio a Il Mattino di qualche mese fa per capire cosa significhi Caserta per il mondo e cosa si nasconde dietro al marketing politico dell’assessore Coppola:
“Sono legato al Meridione. Come alsaziano, mi sento molto meridionale e ho nei confronti di Napoli un’immensa gratitudine. Il Meridione ha bisogno di autocoscienza e autofierezza di appartenere al mondo. Da questo punto di vista, Caserta con la sua reggia è un simbolo potentissimo, ed anche per questo c’è una sorta di accanimento contro di essa.”
Ecco, Daverio potrebbe essere un giudice competente. Oppure bisogna affidarsi ai politici che ammazzano la cultura? In realtà basterebbe attenersi ai verdetti della storia d’Europa, e pure a quella d’Italia, scritta si sa da chi.
nel videoclip, il dibattito a “la Radiazza” su Radio Marte

Angelo Forgione – “Save Italy”, il movimento d’opinione di Philippe Daverio per la sensibilizzazione alla salvaguardia dei monumenti d’Italia, è giunto a Caserta per richiamare l’attenzione sull’incuria nazionale nei confronti del patrimonio del Sud, proprio mentre il ministro per i beni culturali Massimo Bray visitava la Reggia.
Notizia errata diffusa dal Corriere del Mezzogiorno il 9 maggio: “Sud, niente musei nella top 100 mondiale: sette campani nella classifica nazionale”, titola l’
Angelo Forgione – Nel corso de “La Radiazza” di Gianni Simioli, su Radio Marte, ho sollecitato direttamente il Governatore della Campania Stefano Caldoro ad una maggiore incisività da parte delle regioni del Sud in una politica meridionalista che possa liberare il Sud dalla morsa del colonialismo economico-politico. Entrando nello specifico delle tematiche, ho sottolineato l’esigenza di una spinta per il recupero dei siti monumentali e dei beni culturali della Campania, nella convinzione che l’emergenza è gravissima quanto se non più di altre e, sottavalutata dalla politica locale, rischia di lasciare un vuoto incolmabile di ricchezza e identità, a prescindere dalle conseguenze sociali già in atto di cui fanno le spese i cittadini.
Angelo Forgione – Non può che farmi piacere che Maurizio Crozza metta anch’egli in evidenza il degrado della Reggia di Caserta, tra scarsa manutenzione e vandalismi di ogni genere. Non può che rallegrarmi che sottolinei come l’Italia abbia completamente trascurato la sua ricchezza a differenza dei Paesi civili («Francesi, prendete in gestione la Reggia vanvitelliana, fatela diventare il sito più visitato in Europa come avete fatto con il Louvre, salvatela dal degrado»). Non può che appagarmi che da quando ho parlato di sua maestà il bidet di Caserta (anche prima di trattare il 

