Il mondo accademico internazionale riscopre Napoli

Angelo Forgione – Fa davvero piacere vedere che in un mondo che “avanza” in una direzione confusa, l’importanza dell’esistenza di Napoli sia in fase di rivalutazione da parte degli intellettuali e degli studiosi d’oltreconfine. È infatti uscito a ottobre, nel circuito letterario internazionale, il libro New Approaches to Naples c.1500–c.1800 (Ashgate), una sorta di Made in Naples in salsa anglosassone che raccoglie dei saggi scritti da una  rete di napoletanisti sparsi nel mondo impegnati in diversi campi, dalla storia alla letteratura, dalla storia dell’arte alla musica, dall’antropologia alla sociologia urbana, con l’intento di scardinare la visione riduttiva di Napoli e restituirle il suo ruolo nella storia della costruzione dell’Europa moderna. Anche la copertina si sovrappone piacevolmente a Made in Naples, riportando l’immagine del “Disinganno” di Queirolo nella Cappella Sansevero, scultura protagonista dell’introduzione del mio libro con la metafora della liberazione dalla rete terrena che imbriglia la verità.
La pubblicazione è curata da Helen Hills, docente di Storia dell’arte dell’Universita di York (Heslington), e Melissa Calaresu, docente di Storia dell’Università di Cambridge, appassionata di storia e cultura napoletana, creatrici di questa interessante rete di lavoro che dovrebbe riunirsi presso l’Università di Barcellona nell’autunno del 2014. Una rete che, come si legge sulla piattaforma online (accedi), è nata per: incoraggiare e promuovere la ricerca su Napoli in senso ampio, in prospettiva sia cronologica che interdisciplinare; riunire studiosi provenienti da tutto il mondo che abbiano interessi di ricerca incentrati sulla storia a sulla cultura napoletana; favorire lo scambio accademico e la circolazione di informazioni relative ad incontri, conferenze e progetti diricerca relativi a Napoli, inclusa anche la storia della città e di tutto il regno meridionale; diffondere nuove pubblicazioni, eventi, etc.

Sinossi del libro

In partenza, la Napoli moderna è stata identificata come un luogo selvaggio ed esotico, ai margini del mondo europeo. Storiograficamente “ignorata” a favore di Venezia, Firenze e Roma, Napoli è spesso vista come l’emblema del declino culturale e politico della penisola italiana e incarnazione dei problemi del Sud-Italia, per esaltare la rispettabilità del Nord. Eppure, come questo libro dimostra, queste opinioni ci precludono alcune delle sue qualità più straordinarie e limitano la nostra comprensione, non solo di una delle grandi capitali del mondo ma anche delle dinamiche sociali, culturali e politiche della nascita dell’Europa moderna.
Nella sfera delle arti visive, l’indagine rivela che l’urbanistica napoletana, l’architettura, la pittura e la scultura sono di altissima qualità e differiscono in modo significativo da quelle di altre città italiane. A lungo ignorata o trattata come la sorella subalterna di Roma, questa culla del tesoro è solo ora attenzionata dagli studiosi come merita da tempo.
Questo volume fornisce nuovi modelli di storia culturale con la volontà di porre nuove domande su Napoli e di raccontare nuove storie che hanno implicazioni al di là del Regno di Napoli per lo studio della prima età moderna d’Italia e d’Europa.
Gli equivoci sull’importanza primaria di Napoli sono stati aggravati da una marcata tendenza tra gli storici ad interpretare le divisioni economiche e politiche di una riunificata Italia attraverso un approccio fondamentalmente volto allo sviluppo della “modernità” e allo stato nazionale. Questo approccio produce un Sud problematico, fermo, recalcitrante, apparentemente anomalo.
Questo volume si propone quindi di bypassare la storica antitesi Nord-Sud, offrendo a un pubblico più vasto una serie di saggi che cercano di mettere in relazione la città a questioni più ampie, senza ricadere nei luoghi comuni, producendo una nuova comprensione di quel posto molto speciale che si chiama Napoli.

Made in Naples al “Vulcano Buono” con Nadia Verdile

A tu per tu con lo scrittore Angelo Forgione
di Dafne Rapuano per cinquew.it

CASERTA – Si chiama “Made in Naples” ed è pubblicato a Milano. Il paradosso dell’ultimo libro di Angelo Forgione, giovane scrittore partenopeo, che dell’amore per la sua città ha fatto una ragione di vita. Mentre era in giro a presentare il suo lavoro, gli ho sottratto alcuni minuti preziosi.

Scrive di Napoli e pubblica a Milano, come mai?
Scrivo di Napoli perché è la mia città, perché ha bisogno di essere conosciuta per quello che è stata veramente. Ho raccontato la vicenda di Partenope, non ho preteso di scrivere un libro si storia. Amo la mia città, vorrei che la conoscessero in tanti. Per avere una distribuzione nazionale che non sia con una casa editrice a pagamento, mi sono dovuto rivolgere al Nord. Ebbene sì, a Milano. A Napoli l’editoria è al collasso. Mi interessava incontrare un editore che credesse nel progetto, nel libro e nella città. L’ho trovato a Milano e va bene così.

Cosa un lettore trova nel suo libro?
Ho raccontato di Napoli senza esagerare. Non era mio interesse né esaltare oltre ogni ragionevole verità né denigrare. Ho studiato e ho riportato solo le cose che ho trovato documentate.

Spesso chi parla bene di Napoli viene etichettato come neoborbonico. Lei lo è?
Non è necessario essere neoborbonici per parlare bene di Napoli, neanche filosabaudi per parlarne male. I Borbone non sono stati perfetti ma non hanno fatto male come una certa storiografia ha raccontato. Solo in Italia “borbonico” equivale a un’offesa. In Francia, in Spagna questo non accade. Non è un caso che le migliori letture della nostra storia le abbiano fatte studiosi stranieri.

Il suo libro gode della prefazione di una prestigiosa firma: Jean Noel Schifano. Perché lo ha scelto?
Schifano è un importante intellettuale francese che ha eletto Napoli come sua seconda patria. Sua teoria è che con l’unificazione i Savoia vollero trasformare Napoli in una città provinciale, senza successo, saccheggiandone gli immensi tesori. È sua convinzione che tutti i mali di Napoli siano nati a Roma facendo di tutto per trasformare la grande capitale che nei secoli è stata Napoli in una “città-bonsai”, privandola di banche, ferrovie, cantieri navali e opere d’arte. L’hanno trasformata in una città assistita da tenere al guinzaglio. Per questo mi è sembrato naturale chiedere a lui e gliene sono orgogliosamente grato.

Sulla sua copertina campeggia una mela sul fronte e un cavallo rampante sul retro. Lei che è pure un grafico pubblicitario, qual è il messaggio che ha voluto dare?
Non è una mela qualsiasi. Si tratta di una melannurca, simbolo di una terra “felix” ormai devastata. Per questo è nera. Frutto di uomini laboriosi, la più saporita tra tutte perché anche la più lavorata tra tutte. Tonda, perfetta, dal sapore inconfondibile. Il cavallo, invece, è simbolo storico di una Napoli indomita. Quando Corrado IV riuscì, dopo mille traversie, a conquistare Napoli, volle, per dare un segnale inequivocabile, imbrigliare la statua equestre che campeggiava nei pressi del Duomo di oggi. Oggi lo ripresento libero, senza briglie, come vorrei che fosse. Libero come vorrei vedere liberata e orgogliosa l’immagine di Napoli, un paradiso violato da troppi.

Made in Naples al “Vulcano Buono”

Venerdì 15 novembre, alle ore 19, appuntamento alla libreria Mondadori del c.c. “Vulcano Buono” di Nola con Made in Naples. Colloquia con l’autore del libro la corrispondente de Il Mattino (redazione Caserta) Nadia Verdile.

Orgoglio mandolino da tutt’Italia

mandolinoÈ andata in scena in una piazza Bellini di Napoli affollata da centinaia di mandolinisti giunti da tutta Italia e anche da altre città europee (alla faccia dell’etichetta assegnata allo strumento) il flashmob “Io sto col mandolino” per il suo inserimento nell’istruzione inferiore e contro la durissima e incolta discriminazione da parte della politica e dell’opinione pubblica italiana.
La manifestazione ha scandito la diretta di Caterpillar, la tramissione di Radio 2 che ha promosso la campagna con il coinvolgimento di noti testimonal, tra cui Renzo Arbore, sulla scia dell’interrogazione parlamentare del senatore del PD Vincenzo Cuomo, presente all’evento in compagnia dell’assessore alla cultura del Comune di Napoli Nino Daniele.

Napule è in mandolino per chiudere la diretta con Radio 2

foto repubblica.it

La rivolta del mandolino discriminato

Angelo Forgione Mandolinisti sul piede di guerra per chiedere che anche il mandolino possa essere studiato nelle scuole medie con indirizzo musicale. Il Decreto Ministeriale n. 201 del 6 agosto 1999, infatti, dispone l’insegnamento di diversi strumenti, tra i quali però non c’è il mandolino. E così, i mandolinisti di tutta Italia si ritrovano impossibilitati a impiegare il proprio titolo di studio, di livello universitario, al pari degli altri colleghi, e vedono preclusa loro un’importante possibilità professionale. E i ragazzi neanche possono avviarsi a questo strumento, ormai ghettizzato e boicottato.
Ma come è possibile che l’Italia voglia cancellare in tutti i modi la sua cultura? In questo caso, quella musicale. Il mandolino non è solo uno strumento della tradizione napoletana, come il decreto vuole intendere, ma più ampiamente italiana. Oltre al napoletano, esiste anche il milanese, il romano, il siciliano, il padovano e il senese. È uno strumento nobilissimo e apprezzatissimo nel mondo, studiato e suonato con passione in Giappone, Germania, Francia, Spagna e altri paesi in cui esistono orchestre di mandolino, valorizzato nelle scuole di ogni ordine e grado. Per mandolino hanno scritto Vivaldi, Beethoven, Mozart, Paisiello, Verdi, Rossini, solo per citare compositori tra i più noti. E invece accade che l’Italia lo consideri uno strumento folkloristico di Serie B, napoletano. Provate ad assistere dal vivo a un concerto per mandolini, e capirete che suono nobile e romantico possono ascoltare le vostre orecchie.
Il mandolino, come la pizza e gli spaghetti, è apprezzato nel mondo. Ma sono tutti elementi folclorizzati, e quindi sottoposti a un indegno vilipendio. Senza il mandolino, la musica napoletana non sarebbe la stessa, e non lo sarebbe quella italiana che da essa deriva. Cancellarlo è da stolti, da ignoranti. Perchè già la discriminazione è ignoranza, e quella anti-Napoli è ancor più grave.

Alla Reggia di Caserta si racconta (finalmente) il primo ascensore

sediaAngelo Forgione – Made in Naples (che oggi è stato recapitato in dono a Rafael Benitez e ai coniugi De Laurentiis-Baudet) continua a ottenere autorevolezza di indagine. Col capitolo “la Protezione Civile e il Governo del Territorio” ho anticipato l’esperimento del CNR sulle tecniche edilizie antisismiche del periodo borbonico e ora apprendo che, in occasione del prossimo Natale, è stato inaugurato alla Reggia di Caserta un inedito percorso tematico guidato da storici dell’arte, dal titolo “I Borbone e la modernità”, che avrà nel suo itinerario la sorprendente “Sedia volante”, il primo vero ascensore con sistema di sicurezza utilizzato dalla Corte borbonica prima che Elisha Otis brevettasse un sistema analogo a New York. Il percorso permetterà di approfondire l’esperienza tecnologica e industriale del regno borbonico, argomento poco noto al grande pubblico ma ben descritto nel mio libro. La “Sedia volante” è nello splendido palazzo vanvitelliano dal 1845, realizzato da Gaetano Genovese, e il suo modello è lì da anni. Ora, finalmente, è stato inserito in un percorso didattico per valorizzarlo e farlo conoscere al mondo.
Anche l’Economia Civile di Antonio Genovesi, ben trattata in Made in Naples e proposta come unico paradigma economico in grado di dare soluzioni concrete per il futuro dell’economia, dello sviluppo e dell’occupazione, dopo il recente convegno di Roma “Ragioni e sentimenti civili per un’economia ed una politica dal volto umano. La lezione di Antonio Genovesi“, sta per essere ridiscussa all’Istituto Lombardo – Accademia di Scienze e Lettere di Milano. Il 14 novembre, infatti, si terrà il convegno internazionale “Antonio Genovesi maestro degli economisti lombardi nell’età dell’Illuminismo“. L’invito informa che “nel 2013 ricorre l’anniversario dei trecento anni dalla nascita di Antonio Genovesi (1713-1769), il fondatore napoletano della scuola italiana di Economia civile, oggi rivalutata molto in ambito culturale e scientifico, e non solo in Italia. (…) Gli economisti dell’Illuminismo lombardo hanno mostrato rara efficacia nel recepire e interpretare prontamente il messaggio di Genovesi.” Non solo i lombardi, aggiungo io.

Forum “Made in Naples” al Castel dell’Ovo

Nella sala Megaride di Castel dell’Ovo, si è svolto mercoledì 30 ottobre il forum di discussione Made in Naples: Napoli: la cultura come motore di sviluppo, che ha messo insieme il mondo della cultura e dell’imprenditoria napoletana. Il dibattito, moderato da Katiuscia Laneri, ha proposto le esperienze di Marco Esposito, Pino Imperatore, Angelo Forgione, Enrico Durazzo, Francesco Menna, Giuseppina Mele e Vittorio Pappalardo, che con le loro esperienze sono in grado di riaccendere l’orgoglio della “napoletanità” attraverso la conoscenza della cultura e della storia di Napoli, ma anche delle capacità imprenditoriali e della creatività.
Il forum è stato voluto da Confartigianato Napoli e dal suo presidente Enrico Inferrera e dall’Associazione culturale Napoli terra del Sud in collaborazione con l’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, col sostegno della Camera di Commercio di Napoli e con il Patrocinio della Regione Campania, della Provincia di Napoli e del Comune di Napoli. L’idea è quella di dar vita ad uno “spazio aperto”, un laboratorio non solo di idee ma di proposte concrete da realizzare a breve con il contributo ma anche il lavoro e l’impegno di chi ama questa città senza protagonismi e senza condizionamenti di alcun genere.

forum

La pizza regina torna alle vere origini

alla storica pizzeria Lombardi presentata la “Fior di margherita”

fonte: redazionale napoli.com
fiordimargherita_mattinoLa pizza più famosa al mondo riscopre la sua storia e lo fa ripartendo dalla storica pizzeria Lombardi di via Foria a Napoli, dove martedì 5 novembre è andato in scena un evento di valorizzazione della tavola identitaria. “Mastroberardino in Fior di margherita” ha riempito i quattro piani del ristorante per l’appuntamento organizzato da Mirko Crosta con l’impegno della famiglia Lombardi.
La serata ha proposto gli ottimi vini presentati da Piero Mastroberardino e abbinati alle quattro portate del menu, tra cui la sorprendentemente buona ed emozionante pizza “Fior di Margherita”, presentata da Angelo Forgione. Alla presenza dei rappresentanti dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, la vera storia della pizza è stata raccontata attraverso i documenti riportati nel libro Made in Naples dello stesso Forgione, tornando alle vere origini d’epoca borbonica, quelle del periodo 1796-1810.
Ai tavoli è stata servita la più famosa delle pizze sotto una veste sconosciuta, quella che, probabilmente, aveva all’inizio dell’Ottocento, molto prima della preparazione di Raffaele Esposito datata 1889 per omaggiare la Regina Margherita di Savoia. Il filologo Emmanuele Rocco, infatti, nel secondo volume dell’opera Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti del 1858, coordinato da Francesco de Bourcard, parlò di combinazioni di condimento con ingredienti vari, tra i quali basilico, “pomidoro” e “sottili fette di muzzarella”.
E le fette, distribuite con disposizione radiale, disegnavano verosimilmente il fiore di campo su una pizza che Raffaele Esposito propose quarant’anni dopo alla regina sabauda. Tracce di pizza con questi ingredienti sarebbero anche antecedenti, databili all’inizio dell’Ottocento, come del resto è scritto nel Regolamento UE n. 97/2010 della Commissione Europea riportato nella Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio 2010 accreditante la denominazione Pizza Napoletana STG nel registro delle specialità tradizionali garantite. Al punto 3.8 dell’Allegato II, si legge infatti che “le pizze più popolari e famose a Napoli erano la “marinara”, nata nel 1734, e la “margherita”, del 1796-1810, che venne offerta alla regina d’Italia in visita a Napoli nel 1889 proprio per il colore dei suoi condimenti (pomodoro, mozzarella e basilico) che ricordano la bandiera dell’Italia”.
Pomodoro e mozzarella furono fulcri di un’ampia rivoluzione agricola d’epoca borbonica che rivoluzionò le tavole di Napoli nel Settecento. Nel libro di Angelo Forgione si legge proprio che la produzione del famoso latticino fu stimolata nei laboratori della Reale Industria della Pagliata delle Bufale di Carditello, la tenuta di caccia di San Tammaro che Ferdinando IV rilevò dal padre Carlo proprio nel 1780 per trasformarla in un innovativo laboratorio di circa duemila ettari per coltura e allevamento.
Forgione scrive anche che il pomodoro giunse dall’America latina intorno al 1770, in dono al Regno di Napoli di Ferdinando IV dal Vicereame del Perù, in quegli anni territorio borbonico dominato dalla Spagna dell’ex napoletano Carlo III, e ne fu subito radicata la coltura nelle terre tra Napoli e Salerno, dove la fertilità del terreno vulcanico produsse una saporitissima varietà.
Lo scrittore ci fa riflettere sul fatto che non è credibile che a Napoli ci sia voluto un secolo per mettere insieme sulla pizza quelle gustosissime novità.

guarda tutte le foto sulla pagina facebook della pizzeria Lombardi

la “Fior di margherita” a battesimo ufficiale

alla storica pizzeria Lombardi, evento per la verità e l’eccellenza

passaggio su Radio Marte di lunedì 4 novembre

Martedì 5 novembre sarà un giorno importante per chi ama il piatto principe della cucina napoletana e, più in generale, la vera Storia di Napoli. Nei locali dell’antica pizzeria Lombardi avrò l’onore di raccontare la vera nascita della pizza Margherita alla presenza dei rappresentanti dell’Associazione Verace Pizza Napoletana che, con questa significativa partecipazione, intendono supportare la rivisitazione storica per riposizionare il parto della pizza tricolore. La serata vedrà protagonista anche la storica famiglia Mastroberardino, che conduce da anni una delle aziende vinicole campane più famose nel mondo.
Ai tavoli, tutti su prenotazione, sarà servita tra le altre pietanze la neonata pizza di Lombardi, la “Fior di margherita“, quella che, probabilmente, mostrava il primo volto della Margherita all’inizio dell’Ottocento, molto prima della preparazione di Raffaele Esposito del 1889 in omaggio alla Regina Margherita di Savoia. Come racconto nel mio libro Made in Naples, testi dell’epoca ma anche documenti contemporanei confermano che la pizza con pomodoro, mozzarella e basilico esisteva ai tempi della Napoli borbonica. Dopo l’anteprima di settembre alla pizzeria Carmnella, la “Fior di margherita”, dal 5 novembre, entrerà stabilmente nel menu di Lombardi. “Noi della Famiglia Lombardi – si legge nel comunicato crediamo di dovere qualcosa alla nostra terra. La fortuna di essere Napoletani, Campani e Meridionali, ci impone l’obbligo di diffondere il verbo e la cultura di questa meravigliosa terra. Difenderla contro la tendenza all’oblio e alla sopraffazione culturale”.
“Mastroberardino in Fior di margherita”… un altro evento cui tengo molto, per amore della nostra coscienza condivisa e per la passione che da anni spendo in questa missione.

Angelo Forgione

fiordimargherita

Turismo napoletano tra inefficienze e pregiudizi

Angelo Forgione – Il prestigioso quotidiano britannico The Sunday Times sgretola i luoghi comuni su Napoli e il suo Sean Thomas si trasforma in Goethe contemporaneo, pronto a sfidare gli stereotipi e descrivere la città in maniera più fedele alla realtà, prendendo le distanze dall’opinione diffusa del sentito dire, dall’ironia stantia e dalle operazioni politiche firmate da noti testimonial sempre pronti a diffondere eccessivi timori e danneggiare l’immagine partenopea. “Esistono due proiezioni di napoletanità. Una è quella che piace all’Italia, la Napoli folkloristica e allegra, e una ricca di significati per l’Europa”. Così dissi in una recente intervista.
Lo stupore del giornalista inglese sta tutto nell’aver visto una città splendida, ricca di arte e cultura da vendere e invidiare, ma inspiegabilmente affollata da pochi turisti. È vero che il trend è in crescita, è vero che in questo ponte di novembre si è registrato un 80% di camere d’albergo occupate, ma non è mai il giusto per una città culla dimenticata della civiltà europa che non riesce ad ottimizzare e sfruttare la sua incredibile offerta. Basti pensare che la mostra “Vita e morte a Pompei ed Ercolano” al British Museum di Londra ha fatto incassare al museo londinese 11 milioni di euro nel periodo tra il 28 marzo e il 29 settembre scorso, mettendo in piedi anche un film in 3D che andrà in scena prossimamente, con buoni incassi previsti. Tutto questo mentre la città di Pompei sfrutta il suo immenso tesoro solo al 5% delle sue potenzialità, facendo registrare un pil locale identico alla vicina Sant’Anastasia che non ha alcuna attrazione turistica. Eppure i visitatori sono tanti, ma gli alberghi pochi, perché il turismo e straniero e fuggitivo: arriva da Roma e torna indietro. E cosa dire dell’affollatissima mostra “Il Tesoro di San Gennaro” esportata a Palazzo Sciarra di Roma, incapace di intercettare grandi file di visitatori nel suo luogo di provenienza? Molti napoletani non sanno neanche che si tratta del tesoro più ricco e prezioso al mondo. Si potrebbe continuare all’infinito, perché infinita è la ricchezza napoletana e infiniti sono lo sperpero locale e la cattiva pubblicità dei media nazionali. Per fortuna che c’è un Rafael Benitez che fa il turista e va pubblicizzando Napoli e dintorni, invocando una strategia di marketing che non c’è per questo immenso patrimonio.

traduzione di alcuni passaggi dell’articolo del The Sunday Times:

Spaventati dalla sua reputazione? Non siatelo. Ci sono luoghi stupendi e c’è sicurezza se si sa dove andare.
Immaginate una magnifica e storica città italiana, all’ombra di una spettacolare montagna, distesa lungo un’incantevole costa, con cibo fantastico e pochi turisti. Impossibile, vero? Sbagliato! A causa di una reputazione ormai non più giustificabile, a Napoli stranamente arrivano pochi turisti. Tuttavia non è solo una città incantevole, ma è anche una molto sicura. Approfittatene ora, prima che qualcuno ci ripensi e l’affolli

I quartieri periferici godono di una pessima reputazione, ma il centro città è pittoresco ed essenzialmente innocuo.
Un altro fulcro della vita napoletana è il centro storico, romanticamente frenetico ma sicuro. All’interno del labirinto di strade c’è il Duomo che custodisce il sangue di San Gennaro. Una corsa in taxi vi porta alla Reggia di Capodimonte, con una splendida vista sul golfo. All’interno c’è uno dei più grandi musei del mondo, con i suoi quadri di Raffaello e Caravaggio, eppure inspiegabilmente privo di turisti. Per viaggiare nel tempo c’è il Museo Archeologico Nazionale: da non perdere la stanza segreta dove è in mostra l’arte erotica pre-cristiana.
Pompei è a solo 30 minuti di treno dalla stazione di Napoli Centrale. L’intero sito è affascinante, ma un luogo particolarmente poetico è la Villa dei Misteri con i suoi magnifici affreschi.