Raiola si faccia gli affari del Qatar e lasci stare Napoli

Raiola si faccia gli affari del Qatar e lasci stare Napoli

Caro Raiola, francamente ha stufato. Lei continua ad essere inopportuno e a fare la parte di quello che tutto può dire, ma c’è un limite alla decenza e Lei lo ha oltrepassato abbondantemente. Napoli ha una dignità e un ruolo nel calcio, ma lo ha soprattutto la città e Lei non può continuare a riempirsene la bocca sporcane il buon nome.
Lei, parlando di Hamsik, ha tirato fuori questioni sociali e tirato fuori presunti preconcetti dei calciatori stranieri nei confronti di Napoli e del Sud, ma qui, quando gli sceicchi non conquistavano l’economia europea, ci sono venuti con piacere e in ogni epoca senza che i preconcetti per la città mancassero, e alcuni di questi ci sono rimasti anche a vivere. Legga pure questa lista: Jeppson, Pesaola, Vinicio, Canè, Altafini, Sivori, Krol, Maradona, Careca, Alemao, Lavezzi, Hamsik, Cavani. Le basta? Ma di quale paura di Napoli parla? Forse i preconcetti ce li ha tutti Lei, figlio di emigranti di Nocera, che è diventato amico degli sceicchi e non può più fare affari in Italia. La smetta di fare il sociologo sparando a zero e ben sapendo che se i grandi calciatori non verranno all’ombra del Vesuvio prossimamente sarà per via dei limiti dell’intero movimento calcistico italiano e non per altre questioni che col calcio hanno poco a che vedere. Sappiamo bene che Cavani è appetito da tutt’Europa, ma lo è perchè a Napoli è divenuto Cavani, non altrove, trovandovi il suo ambiente ideale e un equilibrio psicofisico che per un uomo di fede è fondamentale. Così come Hamsik, pure Cavani è ben diverso da Balotelli e da Ibrahimovic, caro Raiola, e del resto qui ci è venuto per scelta e senza paura. Aveva tante offerte dopo il mondiale sudafricano e ha ascoltato la sua fede in Dio dalla quale ha tratto l’indicazione per accettare l’offerta di De Laurentiis. “Dio mi ha portato a Napoli, nella vita ci sono i segni che ti fanno capire la strada che devi prendere”, queste furono le sue parole e noi che crediamo ancora in certi valori ci vogliamo illudere che nella vita non vinca sempre la legge dei soldi degli sceicchi. Cavani è una persona perbene, non prenderebbe nessuno per il collo, e se volesse andare via subito da Napoli, come Lei dice, lo direbbe a De Laurentiis con garbo e senza puntare i piedi.
Intanto La ringraziamo per aver certificato in pochi giorni con le Sue attenzioni che il Napoli ha due top-player che fanno gola a tutt’Europa e anche a Lei che ha la smania di avere la procura dei più forti. Le siamo grati per aver fatto capire a tutti che, nonostante il suo amico Al-Thani abbia interrotto la storia di Lavezzi a Napoli, la squadra azzurra ha un progetto serio ed è competitiva anche fuori i confini nazionali. Ma Le consigliamo di parlare di calcio, anzi di business calcistico che è ben altra cosa, e di mettere da parte le Sue analisi sociologiche e le Sue antipatiche ingerenze. Lei a De Laurentiis non torna utile come agli altri presidentissimi che si sono “affidati” al Suo lavoro per ripianare i buchi di bilancio. Lui tiene Hamsik e Cavani perchè non ha bisogno di fare cassa e così non fa il Suo gioco perchè è l’antitesi di ciò che Le ha consentito di fare il botto, ossia la crisi dei bilanci del calcio italiano dalla quale ci ha guadagnato, e tanto, consentendosi ora di esprimersi così duramente. Perchè non lo faceva prima? È chiaro che per i Suoi affari c’è un mercato in meno e questo in prospettiva non è un bene per Lei che ha una sola ricetta per i calciatori: firmare il contratto vantaggioso e alla prima occasione abbandonare. Dal calcio italiano non ha più niente da spremere, altrimenti non parlerebbe così, ma per le Sue scaramucce con l’indigesto Aurelio non ne può fare le spese l’onorabilità della città partenopea. Insomma, caro Raiola, si faccia gli affari Suoi e quelli degli sceicchi, e la smetta di riempirsi la bocca di Napoli.

Ligabue, concerto con vista da Palazzo Reale

Ligabue, concerto con vista da Palazzo Reale

tutto esaurito (si fa per dire) in tribuna reale

Chiuso a Napoli il tour di Luciano Ligabue. Gente dall’alba riversatasi da ogni parte d’Italia nella storica Piazza del Plebiscito che non sembra proprio il luogo adatto per un concerto rock. E mentre i più irriducibili hanno sfidato l’umidità della notte e il gran caldo del mattino, qualcuno ha avuto invece vita e vista facile.
Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni fotografiche di giovani sui balconi del piano nobile di Palazzo Reale che assistevano allo spettacolo beatamente e in gran comodità dal punto privilegiato dal quale Papa Pio IX si affacciò, e nessun altro pontefice, per benedire le truppe napoletane nel 1849. Accade sempre, ad ogni manifestazione, e non è una novità. Qualcuno sospetta che i dipendenti di palazzo reale abbiano venduto quegli spazi ma sembra francamente un’esagerazione; si tratta più semplicemente di privilegio per parenti che hanno potuto così godersi lo spettacolo gratuitamente mentre al popolo il “parterre” è costato 46€. Durante il concerto, il palazzo non era visitabile e chi era affacciato ai balconi ha avuto porte aperte e sistemi di allarme disattivati (grave!) in un posto che è monumento, non proprietà privata.
 Nessuna tragedia oltre l’etica calpestata, ci mancherebbe, ma continua a non definirsi la figura del Soprintendente Gizzi sotto il cui naso tutto scorre. Ad ogni modo pare ci abbia pensato la piazza a fischiare i furbetti in tribuna reale. 
Ligabue alla fine ha ringraziato la piazza partenopea: «Sono onorato di finire il mio tour in una città come questa. Una città che ha tanti problemi. Ma nonostante questo è davvero un capolavoro». Già, un capolavoro che ha tanti problemi.

De Magistris tra legalità, democrazia e litigi

De Magistris tra legalità, democrazia e litigi

i pilastri della campagna elettorale sgretolati dal monolito arancione

Angelo Forgione per napoli.com
Cosa sta succedendo alla giunta De Magistris? Il rinnovamento procede spedito, si è arrestato o non è mai partito? A poco più di un anno dall’avvio della rivoluzione arancione gli interrogativi iniziano a farsi strada. La defenestrazione di Raphael Rossi dal ruolo di presidente dell’ASIA, l’azienda partecipata per la raccolta dei rifiuti del comune di Napoli, e la rinuncia di Roberto Vecchioni al Forum delle Culture hanno fatto da preludio agli addii di Pino Narducci prima e Riccardo Realfonzo poi. La super-giunta si è “scassata”, via uomini che hanno lavorato sul principio assoluto di legalità, sul quale De Magistris aveva costruito la sua vittoria nella corsa a Palazzo San Giacomo. Il fatto che siano usciti due suoi stimati amici dalla giunta sbattendo la porta non può non preoccupare. L’assessore alla sicurezza Narducci veniva dalla sua esperienza da Pubblico Ministero con le credenziali di importanti indagini sulla criminalità organizzata e del suo importate ruolo nel processo su “Calciopoli”. Doveva essere il garante assoluto della legalità per la città, ruolo per cui l’amico De Magistris aveva sfidato anche il parere contrario del CSM e del Presidente Napolitano, e invece è andato via con una gran voglia di tornare al suo lavoro di magistrato, denunciando nel suo comunicato di commiato il disgusto per una visione politica, non solo del sindaco, secondo la quale «i comportamenti illegali esistenti possono essere tollerati e accettati poiché sono comunque regolatori di equilibri del vivere civile e, senza di essi, si apre la strada al disordine sociale», criticando «una concezione regressiva e subalterna allo stato di cose presenti» e «una linea di assoluta continuità con vecchie logiche del passato». De Magistris gli ha risposto che era intransigente e si accaniva coi più deboli. Insomma, lo scontro tra l’inflessibile uomo di legge e l’indulgente, e ognuno scelga in questa vicenda dove inserire la legalità e il cambio di mentalità. Poi è toccato a Riccardo Realfonzo, assessore al bilancio, su cui il sindaco aveva costruito la sua campagna elettorale. Era stato uno dei primi a sostenerlo, reduce dalla sua esperienza in giunta con la Iervolino ed era ad un certo punto divenuto inconsapevolmente l’ago della bilancia nella disputa con Lettieri. Il candidato del PDL si buttò la zappa sui piedi quando disse che l’avversario voleva portarsi appresso un ex-assessore della Iervolino che per giunta aveva aumentato la TARSU. In realtà Realfonzo aveva fatto un figurone sbattendo la porta in faccia alla sindaco dimettendosi dopo averla accusata di non essere stato supportato nelle strategie per uscire dal dissesto e per abbattere il sistema clientelare che bloccava la macchina comunale. E la tassa sulla spazzatura l’aveva semplicemente applicata dopo che il Governo Prodi nel 2007 l’aveva innalzata obbligando i Comuni a coprire interamente il costo dello smaltimento. Anche qui si sono scontrati approcci diversi, con un assessore che lavorava per abbattere gli sprechi in maniera intransigente entrando «in conflitto con la politica degli eventi da organizzare in città, e con una visione della spesa pubblica scarsamente consapevole dei problemi e non molto diversa da quelle del passato», come lo stesso Realfonzo ha scritto nel suo comunicato stampa. De Magistris ha parlato di scelta sofferta che lo ha turbato sul piano umano sostituendo il professore sannita che tagliava le spese con Salvatore Palma, presidente del collegio dei revisori dei Conti, uomo utile a mitigare il buco in bilancio percorrendo strade meno pratiche e più politico-diplomatiche.
Anche Raphael Rossi era stato mandato via da ASIA in circostanze simili, denunciando di essere entrato in contrasto col sindaco per aver rifiutato di avallare 23 assunzioni. Nel 2006 il manager aveva rifiutato la corruzione con 125.000 euro a Torino e denunciato l’AMIAT, l’azienda dei rifiuti del capoluogo piemontese di cui era vicepresidente, il cui presidente cercava di imporgli l’acquisto di un macchinario ritenuto inutile al costo di 4,2 milioni. De Magistris ha deciso di fare a meno di lui, lasciando che andasse a occuparsi dei rifiuti di Foggia lasciando una Napoli non più in crisi ma sempre costantemente sporca.
E poi c’è anche la questione più velata del presidente dell’Unione Industriali Paolo Graziano che era a capo di ACN, il consorzio che si occupa dell’organizzazione della Coppa America a Napoli, che ha avuto qualche screzio con il sindaco: i due si sono beccati in occasioni di uscite pubbliche quali la presentazione della Coppa Davis e l’assemblea annuale degli industriali. Le polemiche su costi e ricavi dell’evento hanno lasciato il segno (a proposito, che fine ha fatto il concerto di Francesco Renga rinviato per pioggia che sarebbe stato pagato comunque?) e le inchieste aperte dai magistrati napoletani sui lavori per le World Series hanno portato a una rottura dopo mesi di collaborazione stretta. Rottura anche con il maestro Roberto De Simone sul progetto del museo delle tradizioni napoletane e qualche stilettata anche dal sindaco di Caserta Pio Del Gaudio che non ha gradito le lezioni di buona amministrazione del collega napoletano ai cittadini casertani. Ma il primo scontro fu con l’ex amico Beppe Grillo, a colpi di punture velenose, col comico genovese che accusò il candidato sindaco di abbandonare l’europarlamento tradendo la fiducia degli elettori.
Sembra evidente che personalità forti e dritte sulla schiena non riescano a convivere col sindaco di Napoli. Fin troppo diretto Realfonzo nel sottolinearlo: «il sindaco sviluppa un astio verso chiunque, anche nel tentativo genuino di aiutarlo, esprime un punto di vista diverso su qualche argomento». L’ormai ex assessore preconizza il crac finanziario e si dice preoccupato: «un avvicendamento all’assessorato, in questa fase, con le enormi difficoltà che il Comune continua ad incontrare, è un vero e proprio salto nel buio, che rischia di portarci rapidamente in una condizione di crisi finanziaria irreparabile. Ma lui ha ritenuto di assumersi queste responsabilità». Bisogna sperare che Realfonzo si sbagli ma c’è un dato evidente che rende le preoccupazioni ancor più concrete. La rivoluzione arancione poggiava su due cardini, la legalità e la democrazia; la prima mostra grossi segnali di fallimento, la seconda sembra essere già fallita. De Magistris aveva urlato alle piazze che avrebbe aperto le finestre di palazzo San Giacomo e che avrebbe contato sulla democrazia partecipativa. Di fatto prende decisioni improvvise e se ne assume la responsabilità, non dialoga con i movimenti e neanche con le forze politiche di maggioranza. L’ultimo rimpasto è avvenuto senza confronto con chi in consiglio comunale aveva chiesto una verifica e con la stessa autorità il sindaco decide di questioni che riguardano la città. Sono nate così le ZTL che non hanno visto una consultazione preventiva con i commercianti e le associazioni di categoria. Così è nato il bellissimo lungomare “liberato”, decisione giusta ma senza creare prima le condizioni urbanistiche che lo potessero sostenere. Tutto accade senza avviso e successivi chiarimenti, che si tratti
di smontare una monumento in Villa Comunale piuttosto che di trivellare a “Bagnoli Futura” senza un Piano di Emergenza di protezione civile.
Napoli spera ma sa anche essere facilmente disillusa. Come non ricordare la stagione d’oro di Bassolino con le sue sacrosante pedonalizzazioni e i suoi eventi isolati? Oggi il lungomare è splendido ma non può restare com’è, immobile come è rimasto il Plebiscito; e non può neanche nascondere dietro una nuova vetrina tutti gli altri problemi. Bagnoli è ancora una miniera di ricchezza sprecata e Napoli-est resta un nodo irrisolto. La grande emergenza dei rifiuti è un brutto ricordo ma la città resta complessivamente sporca e sciatta. De Magistris ha fatto e sta facendo, ma da ora si tratterà di capire con quali reali risultati in prospettiva. 
Le questioni sul tavolo sono tante ma le risposte non arrivano, il coinvolgimento è negato e tutto, nel bene e nel male, è competenza dell’ex-magistrato. I Social Network diffondono messaggi del sindaco, cioè del suo staff che fa da scudo, e interfacciarsi è impresa quasi impossibile. Legalità e partecipazione potrebbero rivelarsi un doppio boomerang per il sindaco arancione che preannuncia per Settembre anche il movimento politico per ricompattare da Napoli il centrosinistra e avviare un’altra corsa, stavolta al Parlamento. Si chiamerà “Movimento Arancione” e potrebbe portare con sé un tradimento (e chi lo sentirebbe a Grillo?) del patto coi suoi elettori napoletani. Che furono tanti se ci si riferisce al 65% di preferenze ottenute da chi credeva nella sua rivoluzione. Ma anche pochi se non si dimentica che a Napoli votò solo il 50.57% degli aventi diritto. Tradotto in soldoni, il primo partito in città è quello di chi non crede nella politica e De Magistris ha l’onere di ridare fiducia ai disinteressati. L’unica maniera per farlo è quella di essere sindaco per Napoli, dedicandosi anima e cuore al rilancio della città senza altri obiettivi. Le premesse erano ottime ma il “conto arancio”, oggi come oggi, non sta rendendo quanto promesso.

Trivellazioni, il sindaco non risponde

Trivellazioni, il sindaco non risponde

La richiesta dell’incontro col sindaco o vicesindaco in merito alle trivellazioni ai Campi Flegrei risulta al momento essere lettera morta e pertanto stiamo predisponendo una conferenza stampa per il 27 Luglio al Gambrinus alle ore 11:00 dove, con tutte le realtà coinvolte (Verdi, Movimento V.A.N.T.O., Insorgenza Civile, Comitati Due Sicilie, Movimento Neoborbonico, Comitato Civico Fuorigrotta Vivibile, Insieme per la Rinascita, Comitato Civico Fuorigrotta Vivibile, L’altroparlante) e in compagnia del Prof. Giuseppe Mastrolorenzo (Vulcanologo Osservatorio Vesuviano – INGV), del  Prof. Franco Ortolani (Geologo Dipartimento di Scienze della Terra Università Federico II°  Napoli) e della Prof.ssa Tina Nunziata (Geofisico Dipartimento di Scienze della Terra Università Federico II°  Napoli) parleremo dei rischi del progetto “Campi Flegrei Deep Drilling Project” e delle complicazioni relative alle trivellazioni nonostante le rassicurazioni dell’INGV che già recentemente ha dato prova di fallibilità tanto a L’Aquila quanto in Emilia Romagna.

La cancellazione della storia a Castellammare

La cancellazione della storia a Castellammare

Il sindaco di Castellammare Luigi Bobbio avrebbe deciso di sopprimere la tratta ferroviaria Castellammare-Torre Annunziata, linea superstite dell’antico primato borbonico (prima ferrovia italiana del 1839 estesa nell’area nel 1843). Un’intenzione con la quale il sindaco scavalcherebbe le scelte delle Ferrovie dello Stato rendendosi colpevole di una grave cancellazione della memoria storica che lega il territorio stabiese, la Campania e il Sud ai primati che potevano vantare fino all’atto dell’unificazione italiana. La linea in questione, ossia la storia, sarebbe sostituita da una “pista ciclabile” che contribuirebbe a cancellare l’identità e l’orgoglio nel solco dell’operato delle classi dirigenti incapaci di dimostrarsi adeguate al ruolo che ricoprono.

Per inviare osservazioni e proteste al sindaco di Castellammare: sindaco@comune.castellammare-di-stabia.napoli.it 
 

Acerra, città di Pulcinella… e della raccolta differenziata

Acerra, città di Pulcinella… e della raccolta differenziata

il Comune napoletano esempio per il capoluogo. +52% in 12 mesi.

Quando i rifiuti si traducono in ricchezza, come è giusto che sia, o meglio in ticket da spendere nei negozi convenzionati. Succede ad Acerra, comune “riciclone” che ha vinto il premio “Start up” promosso da Legambiente quintuplicando in un solo anno la quantità di rifiuti differenziati, passando dal 10 al 62% di raccolta differenziata. Un dato lusinghiero se si considera che la “decorata” Salerno si attesta al 71%.
Dietro c’è la collaborazione fra la città e il Conai, il Consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi, che ha curato la progettazione e l’avvio del sistema con il quale ogni tre mesi chi ricicla può avere dei ticket da spendere nei negozi della città che ospita il termovalorizzatore. Il modello adottato da Acerra consiste nella raccolta dei rifiuti fatta “porta a porta”, l’eliminazione dei cassonetti e la realizzazione di centri raccolta “tecnologici” in cui i cittadini  portano la propria spazzatura differenziata, la pesano e, grazie a un software che immagazzina i dati, ogni tre mesi possono recarsi in comune per ritirare i buoni ticket. Ottima la divulgazione e l’informazione dei cittadini ma anche la vigilanza del rispetto delle norme da parte della polizia municipale che assicura la pulizia delle strade.
Brava Acerra. Napoli, prendi esempio! Perchè non è più possibile vedere tanta sporcizia e tanta inosservanza delle regole, sia da parte dei cittadini, in special modo dei commercianti che sporcano le strade ad ogni ora del giorno, che da parte di chi sarebbe chiamato a sanzionare ma spesso chiude entrambi gli occhi. E il 17,7% di differenziata del capoluogo è un dato ancora troppo mortificante.

Perforazioni, la Protezione Civile si smarca

Perforazioni ai Campi Flegrei:
ecco il documento con cui la Protezione Civile si smarca

chi valutò i rischi Campi Flegrei e Vesuvio è imputato a L’Aquila

Ecco il documento della Protezione Civile (clicca sull’immagine per ingrandire) inoltrato il 15 Giugno dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento di Protezione Civile a firma del vicecapo dipartimento Angelo Borrelli (numero protocollo SIV/0041145) che conferma che il Dipartimento in questione non era stato né informato né coinvolto nel progetto, e che solo dopo la richiesta di accertamenti richiesti in merito alla pericolosità degli esperimenti previsti dall’ex Sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino fu convocata una riunione con i diretti interessati al progetto che si tenne il giorno 18 Ottobre 2010. L’ex sindaco non ha mai dato l’autorizzazione a perforare perchè non ha mai ricevuto certezza dell’esistenza di un piano di Emergenza. «Senza la certezza che non ci sono pericoli disse la Iervolino non si trivella da nessuna parte. Quando si va a “sfruculiare” un terreno vulcanico bisogna assicurarsi che non succeda nulla». Il documento chiama in causa le attuali responsabilità del Sindaco De Magistris in quanto autorità locale di Protezione Civile che, in assenza di un Piano di Emergenza nazionale, “deve assicurare che i propri cittadini ricevano tutte le informazioni utili, in emergenza, previste nei piani comunali di protezione civile”.
È bene ricordare che il progetto della discordia fu approvato con rassicurazioni per la popolazione nel 2006 da una commissione di cui faceva parte l’ex presidente dell’INGV Enzo Boschi
, oggi sotto processo con l’accusa di aver fornito cattive informazioni ai cittadini dell’Aquila prima del sisma dell’Aprile 2009 che rase al suolo la città abruzzese provocando 300 morti. Insieme a lui, l’ex vice-capo della Protezione Civile Bernardo De Bernardinis che, in un’intervista al direttore della testata Inabruzzo.com che gli chiese se la popolazione poteva stare tranquilla e bere un bicchiere di vino, rispose affermativamente aggiungendo persino l’indicazione del vitigno: “Montepulciano di quelli Doc”. Nello stesso processo è imputato anche l’ex Capo della Protezione Civile, quel Guido Bertolaso che non riteneva di dover inserire Napoli nel “Piano di Emergenza” per il Vesuvio come sollecitava il Professor Giuseppe Mastrolorenzo (da noi intervistato) e che ha poi dovuto incassare l’evidenza di doverlo fare portandolo alla stampa quale propria iniziativa non prima di essersi tolto lo sfizio di scherzare sulla pelle dei napoletani col suo rammarico di non dover affrontare purtroppo un’emergenza eruttiva del Vesuvio e dei Campi Flegrei.

Napoletano coleroso, terremotato… e blatteroso

Napoletano coleroso, terremotato… e blatteroso

che malainformazione sarebbe senza Napoli?

Angelo Forgione – Nelle ultime settimane sono sempre in giro per la città, in strada. Quelle del centro, il lungomare “liberato”, il Vomero, Fuorigrotta e Bagnoli i quartieri più calpestati per seguire la questione delle trivellazioni. Sarò stato fortunato ma fin qui non ho incontrato una blatta. La cerco e non la trovo, che sfortuna! Mi sono persino seduto per un’ora a Via Toledo, sporchissima di sera, in attesa che ne passasse qualcuna ma invano. E allora, massima solidarietà a chi sta affrontando il problema perchè a chi tutto e a chi niente non mi sembra giusto. Però, diciamocelo, sarà pure problema da risolvere immediatamente in alcune zone della città che resta lontana dagli standard di pulizia che merita la sua importanza, ma l’emergenza è altra cosa e l’accanimento mediatico già denunciato ha già fatto i suoi danni. Napoli e le sue blatte rosse sono finite su Le Monde, su BBC News e non solo! Tutti parlano della vicenda, giornali e telegiornali internazionali indistintamente.
Oggi è sceso in campo il sindaco De Magistris, visibilmente infastidito dalla campagna mediatica nazionale e ora anche internazionale che si è montata sul caso. L’ha definita “inqualificabile e inaccettabile” e ha preannunciato azioni legali, spiegando il continuo accanimento così: «il riscatto di Napoli da fastidio, questo è un tema che inizia nel 1861 con l’unità d’Italia e i rapporti tra Nord e Sud del paese» (video in basso). Sarà la vicinanza dell’assessore allo Sviluppo Marco Esposito, saranno i “nostri” venti meridionalisti che spirano forte, sta di fatto che De Magistris ha rotto gli indugi e ha iniziato a parlare di stupro mediatico di stampo risorgimentale.
Tutto giusto, tutto perfetto, ma speriamo che il sindaco se ne ricordi sempre e non solo in occasioni come questa in cui c’è da difendere non Napoli ma la sua gestione. Cosa che non è avvenuta prima, neanche quando nel passato remoto e recente personaggi noti e meno noti hanno infangato la città e non la sua amministrazione.
La falsa emergenza blatte, ossia il problema, riporta alla mente le parole di un maestro di giornalismo, quel Paolo Mieli che in occasione del colera del 1973 in cui la città fu massacrata oltremisura era inviato de “L’Espresso” e capì a soli ventiquattro anni che il giornalismo nazionale stava approfittando di un’emergenza sanitaria a Napoli benchè dovuta a cause esterne e presente anche in altre città che non furono ritenute responsabili come Napoli, che non lo era. “Dal 1861 i problemi comuni a tante città diventano un flagello per Napoli”, dice Mieli con esperienza vissuta sul campo. Giusto, e come i napoletani sono diventati colerosi e terremotati potrebbero facilmente diventare anche blatterosi.

Rassicurazioni “anonime” sulle perforazioni ai Campi Flegrei

Rassicurazioni “anonime” su perforazioni Campi Flegrei

il comunicato ufficiale dell’INGV lascia molti punti interrogativi

È giunto il comunicato ufficiale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in merito all’avvio del “Campi Flegrei Deep Drilling Project” e sul relativo rischio vulcanico. Comunicato ripreso dal sito del Sindaco De Magistris che fa specifico riferimento alle dichiarazioni del Prof. Giuseppe Mastrolorenzo da noi intervistato.
Il comunicato fornisce rassicurazioni su questa fase del progetto, un carotaggio per estrazione di campioni di roccia fino a un massimo di 500 metri di profondità che non necessiterebbe di un Piano di Emergenza e che presenterebbe un rischio prossimo a zero. Rassicurazioni che non mirano però alle successive fasi del progetto, quelle da noi messe sotto la lente d’ingrandimento, che potrebbero far scendere le perforazioni fino a 4 km per “pura ricerca scientifica”, come recita il comunicato smentendo il comunicato del 2008 che parlava invece anche di sfruttamento geotermico. Una fase per la quale abbiamo fornito informazione circa il rischio. E pertanto il comunicato dell’INGV non può fugare i dubbi e non fornisce risposte ai reali problemi sollevati ma si limita ad una sola fase propedeutica dell’intero progetto.
Inoltre il comunicato presenta dei vizi di forma da evidenziare. Il primo è la mancanza del nome del dichiarante per l’INGV (il presidente, il direttore, i titolari del progetto di trivellazione, l’ex attrice Sonia Topazio in qualità di Capo-ufficio stampa dell’Istituto?). Pertanto le dichiarazioni anonime che chiamano in causa il Prof. Giuseppe Mastrolorenzo facendone nome e cognome si potrebbero configurare come azione diffamatoria difficilmente perseguibile.
Il secondo vizio è la generica e ambigua definizione di “ricercatori locali”, che evidentemente si riferisce a coloro che, in seno all’INGV, hanno espresso le proprie posizioni critiche negli scorsi mesi. Anche in questo caso, si tratta di affermazioni non corrette e  in qualche modo diffamatorie e difficilmente perseguibili. Noi non siamo i difensori degli scienziati chiamati genericamente in causa perchè hanno segnalato l’assenza di piani di emergenza per l’area vulcanica a più alto rischio al mondo, ma ne abbiamo ascoltato uno e difendiamo la nostra scelta perchè è di pubblico dominio il loro altissimo prestigio internazionale.
Il Prof. Giuseppe Mastrolorenzo è un Primo ricercatore presso l’Osservatorio Vesuviano-INGV, Dottore di ricerca in Geofisica e Vulcanologia impegnato nella ricerca vulcanologica ai campi Flegrei ed al Vesuvio da circa un trentennio. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali di altissimo impatto come “Nature”, “Proceedings of the National Academy of science”, “Journal Of Geophysical Research”, “Earth and Planetary Science Letters”, “Earth Science Review”, “Jouran of Volcanology And Geothermal Research”, “PloS One”, Bulletin of Volcanoly”, “Journal of the Geological Society of America”, “Journal of Petrology” ed  altre riviste scientifiche specialistiche. Ed è per questo che abbiamo ritenuto il suo un parere quantomeno attendibile.
I risultati delle sue ricerche, di massimo impatto internazionale sono state scelte non solo per articoli giornalistici ma anche per documentari scientifici e programmi televisisivi a diffusione mondiale mondiale su “National Geographic Magazine”, “National Geografic Channel”, “BBC World News”, “Television and Documentary”, “Discovery”, “ZDF”, “AED” e tantissime altre testate, anche accessibili sul web.
Ci risulta che dalle ricerche del Prof. Mastrolorenzo siano derivati progressi fondamentali nelle conoscenze vulcanologiche e tra le prime mappe di pericolosità per i Campi Flegrei ed il Vesuvio e l’evidenza dell’urgenza di modifica del “Piano di Emergenza” al Vesuvio con l’estensione alla città di Napoli, recepita dal Dipartimento di Protezione Civile ed in fase di attuazione.
Questo per amore della verità e per rispetto di uno scienziato napoletano che, nella migliore tradizione dell’Osservatorio Vesuviano, fa onore alla città nel campo della ricerca scientifica internazionale così come tutti quelli che hanno espresso maggiore discernimento sul progetto. E non ci stiamo a vederli declassati a semplici “ricercatori locali” solo perchè di approccio più cauto rispetto alla vicenda. Ancora meno accettiamo l’idea di poter essere considerati fautori di informazione allarmistica allorché il nostro obiettivo è chiaramente puntato sulle successive e più complesse fasi del progetto. Qui nessuno è in cerca di voti e non c’è alcuna campagna elettorale da condurre, informazione e partecipazione sono pilastri della democrazia in cui crediamo fortemente.