Fatturato del caffè napoletano in crescita. Eccellenza da proteggere con un consorzio.

Continuano le polemiche sulle performance di Andrej Godina a Napoli. Da “la Radiazza” (Radio Marte), l’analisi di Angelo Forgione sulla vulnerabilità della grande tradizione del caffè napoletano sul mercato e sull’incapacità napoletana di fare marketing nonché la denuncia di Walter Wurzburger, responsabile commerciale caffè Kenon, sui reali intenti dell’operazione in corso: «il fatturato delle aziende napoletane del caffè è in crescita e sta dando fastidio ai competitors».

Offensiva al mito del caffè napoletano. Si parte.

Angelo Forgione – L’avevo fiutato e ne avevo parlato qualche giorno fa. L’offensiva al mito del caffè napoletano è partito. Il Corriere della Sera anticipa l’inchiesta di Bernardo Iovene che andrà in onda il 7 aprile a Report (guarda il promo), con la sortita dell’esperto del caffè Andrej Godina a Napoli: «Il caffè a Napoli è pessimo». Aspettiamo di vedere cosa ne uscirà in video per dibattere e giudicare, ma l’articolo scritto da Godina dopo il suo viaggio a Napoli non lasciava intravedere nulla di buono nei termini e nei concetti espressi, talvolta irridenti e sprezzanti. C’è solo da augurarsi che il mio contributo di narrazione storica raccolto da Iovene sia inserito nell’inchiesta di Report, che se evidenziarà i guasti esistenti con obiettività non potrà che fare bene al comparto.

Col caffè sospeso Napoli continua a civilizzare il mondo

Angelo Forgione – Il caffè sospeso, che suggerisce il pagamento anticipato di una tazzina a beneficio di ignoti indigenti che arriveranno a consumarla, un atto di solidarietà nato a Napoli in tempi antichi, si diffonde nel mondo di oggi, travolto dalla crisi economica mondiale. Qualche esperto del caffè, leggendo il mio libro, l’ha definita ultimamente una “vetusta e desueta abitudine“, ma forse si sarà già ricreduto dopo aver visto il breve servizio del TG1 del 24 marzo.
È solo una mia convinzione, di Jean-Noël Schifano, o di chi conosce Napoli, che essa continui a civilizzare il pianeta anche dalla sua posizione di città assistita? Eppure lo dimostra da secoli, facendosi modello ad ogni latitudine con suo impareggiabile anticonformismo.

“Caserta palace dream”, un corto per il gioiello di Vanvitelli

56f0bea827a2510c9cc66db274123fe9Angelo Forgione – La pasta di grano duro ha nel periodo borbonico la sua esplosione, ed è perciò centrata la scelta da parte di Pasta Garofalo di produrre un cortometraggio alla Reggia di Caserta per risollevare l’immagine e il destino turistico del palazzo vanvitelliano attraverso il progetto «Garofalo firma il cinema». Sarà infatti presentato a Roma il prossimo 25 marzo il cortometraggio dal titolo “Caserta Palace Dream”, un tributo al sogno da cui nacque il più bel palazzo al mondo, cui spettano le attenzioni dovute. Il breve film, girato la scorsa estate, è diretto dal regista australiano James McTeigue e vede come attore protagonista il premio Oscar Richard Dreyfuss nei panni di Luigi Vanvitelli, affiancato da Kasia Smutniak in Maria Amalia di Sassonia e Valerio Mastandrea in Carlo di Borbone. Nel cast anche la partecipazione di Ennio Fantastichini e Malika Ayane.
Il corto viaggia col fantasma della Regina dal 1751 attraverso l’Ottocento, il 1930, il 1945, fino ai giorni nostri, e racconta in modo romanzato del grande sogno di Maria Amalia e della passione del suo architetto, Vanvitelli. Nella sinossi si legge che “il loro amore, che supera la loro stessa esistenza umana, prende corpo e vive nella bellezza incommensurabile del Palazzo Reale, delle sue maestose sale, dei suoi infiniti corridoi e del suo ineguagliabile e lussureggiante parco. Ogni dettaglio, ogni angolo ideato, progettato e poi realizzato dal geniale architetto, parla del loro amore, di un legame capace di trasfondersi in un’opera architettonica senza eguali al mondo, espressione di una bellezza destinata a sopravvivere nei secoli e a perpetrarsi negli occhi di chi questa bellezza avrà la fortuna di poterla vivere. Un sogno, quello della Reggia di Caserta, a cui Maria Amalia non vuole sottrarsi neanche dopo la morte”.
James McTeigue, noto per la regia di “V per Vendetta”, ha spiegato la sua missione: “Ero già stato alla Reggia di Caserta nel 2000, durante le riprese di ‘Star Wars episodio 2 – L’attacco dei cloni’, con George Lucas. Quando mi hanno chiesto di dirigere questo corto mi è stata offerta un’opportunità unica, una rarità per l’industria di Hollywood: la possibilità di scrivere, realizzare e dirigere un film con la più completa libertà artistica da un’azienda visionaria di Gragnano, Pasta Garofalo. Avevo il desiderio di fare un film che mostrasse questo luogo incredibile, progettato da un architetto straordinario, la cui musa ispiratrice era la moglie del re Carlo, Maria. Mi piaceva raccontare la Reggia attraverso l’amore senza tempo che unì i due e i diversi eventi che, in epoche differenti, l’hanno caratterizzata. E di come la presenza di Maria pervada ancora oggi quegli spazi”.
Richard Dreyfuss ha invece motivato il perché ha accettato la parte: “Ho voluto fare questo film non solo perché vent’anni fa scrissi una storia simile, su un amore che trascende vita e morte, ma anche perché luoghi magnifici come la Reggia di Caserta, forse ancor più bella di Versailles, e anche Pompei, devono essere valorizzati”.
Emidio Mansi, direttore commerciale di Pasta Garofalo, ha aggiunto che “il soggetto di James McTeigue è sembrata una splendida occasione per raccontare la storia di uno dei luoghi più suggestivi e sottovalutati della Campania”. E noi aggiungiamo del mondo, visto tutto quel che significa la Reggia di Caserta per l’architettura e i gusti occidentali.

Anche la SRM smentisce la teoria del Sud zavorra

Angelo Forgione – L’economista Paolo Savona, coadiuvato da Zeno Rotondi e Riccardo De Bonis, nella pubblicazione-studio “Sviluppo, rischio e conti con l’estero delle regioni italiane” e avallato anche dai colleghi dello Svimez, aveva già quantificato in 63 miliardi la somma che, a fronte dei 50 che scendono al Sud dal Nord, ogni anno fanno il percorso inverso, frutto della vendita di merci prodotte nelle regioni ricche del Settentrione competitive nel Mezzogiorno ma non in Europa, quelle che detengono e fanno di tutto per detenere la maggior quota di ricchezza prodotta (guarda il video).
Ora arriva anche il dato del rapporto “L’interdipendenza economica e produttiva tra il Mezzogiorno ed il Nord italia. Un Paese più unito di quanto sembri“, curato dalla SRM, la Società di studi e ricerche sul Mezzogiorno, che tra i soci annovera il gruppo Intesa Sanpaolo e il Banco di Napoli. L’esito dello studio supporta indirettamente le conclusioni di Savona-Rotondi-De Bonis ed evidenzia che il Mezzogiorno è importatore netto di risorse dall’esterno, mente il Centro-Nord, al contrario, è esportatore netto verso l’esterno. Massimo Deandreis, direttore generale SRM ha dichiarato: “Con questa ricerca si vuole offrire una riflessione sulla necessità di superare la visione solo dualistica del rapporto Nord-Sud a beneficio di una maggiore consapevolezza delle interdipendenze esistenti. Il Mezzogiorno ‘importa’ risorse per il 30% dal Centro-Nord che a sua volta ne ‘importa’ per il 25% dal Mezzogiorno. Per ogni investimento nel Sud si attiva una rilevante quota di produzione al Centro Nord. Se a questo aggiungiamo che settori industriali importanti per il nostro Paese, come quelli automotivo, aeronautico e agroalimentare, hanno nel Mezzogiorno un peso in termini di fatturato, export e occupati molto rilevante per le rispettive filiere, si capisce pienamente che il rilancio dell’economia del Mezzogiorno è una condizione essenziale per la ripresa dell’intero Paese”.
Il monito, dunque, è che bisogna far crescere il Paese in maniera meno squilibrata, puntanto sul rafforzamento della risorsa Sud e investendo nel Mezzogiorno per una rilevante ricaduta positiva sul resto del Paese, uscendo dalla visione dualistica imperante e prendendo atto che le interdipendenze economiche tra le due Italie sono un dato di fatto.

La funivia di Posillipo abbandonata

Angelo Forgione – Il Corriere del Mezzogiorno ha pubblicato un articolo sulla funivia di Posillipo curato da Antonio Cangiano, che ha scattato delle interessanti fotografie della cabina riposta nel terminal di viale Kennedy. L’articolo riporta anche una mia opinione su una struttura abbandonata di cui mi sono occupato nel 2009 con un articolo per napoli.com e nel 2010 in un’intervista per TeleCapriNews, e che nel 2011 è stata oggetto di un progetto di riqualificazione.

clicca qui per leggere l’articolo di Antonio Cangiano sul Corriere del Mezzogiorno online

PadovaOggi e la discriminazione. Ma ci cascò anche la RAI

padovaoggiLa scorsa settimana, il sito Padova Oggi ha commentato la notizia di una rapina così: «I tre giovani responsabili intercettati da una pattuglia di militari sono un italiano e un serbo entrambi di vent’anni e un napoletano 19enne. I carabinieri li hanno sorpresi ancora in possesso della borsa rubata». Notizia poi corretta, ma nella discriminazione territoriale cadono in tanti, e qualche anno fa capitò persino al Tg2 Rai (leggi).

Nuovi fondamenti scientifici sulle “case baraccate”

Angelo Forgione – Le notizie sulla lungimiranza borbonica in tema di prevenzione antisismica continuano a diffondersi. Dopo il test di settembre del Cnr-Ivalsa di San Michele all’Adige (Trento) e Università della Calabria, altri approfondimenti arrivano dalle sezioni di Bologna e di Pisa dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (leggi notizia Ansa).
La soddisfazione personale non è quella di essermene occupato prima, nel mio saggio Made in Naples (pubblicato a maggio scorso e scritto in precedenza), ma di aver dimostrato che chi studia e approfondisce oltre i luoghi comuni, sfidando la cultura storica tradizionale, in certi casi può arrivare da solo alla verità, senza supporti accademico-scientifici. Se oggi la voglia di scoprire genera una pubblicistica considerata “di improvvisazione” da qualcuno è perché gli storici cosiddetti “patentati” hanno evidentemente condotto la macchina verso una strada senza uscita. La saggistica seria può anticipare la scienza e riequilibrare l’ottica storica.

Erri De Luca: «Napoli ancora capitale alla sua maniera»

In occasione del ciclo di conferenze “Ciutat Oberta” al CCCB di Barcellona, Erri De Luca ha raccontato l’importanza della città di Napoli nella sua vita e nella storia del Mediterraneo. «Napoli appartiene al Mediterraneo più che all’Italia. L’accordo tra Napoli e Italia – ha detto ancora una volta lo scrittore – non è stato un contratto alla pari tra Nord e Sud ma tra conquistati e conquistatori». Il riassunto della conferenza “Mediterraneo, mare di popoli” è intervallato da un’intervista di Marco Rossano.

Il meridiano di Napoli

Castel Sant’Elmo, punto “Greenwich” per la cartografia moderna

L’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, il primo istituto in Italia per la misurazione del tempo esatto, la rilevazione meteorologica e le diverse scienze, fu pensato nel 1791, quando Ferdinando IV di Borbone avviò dei lavori per adibire una sezione del Museo Archeologico con quegli scopi. Lavori poi sospesi perché la zona infossata non si prestava agli obiettivi. Il primissimo osservatorio operante fu allora ospitato nel 1807 nel monastero di San Gaudioso, poi soppresso, che rimase attivo fino all’inaugurazione dell’edificio di Capodimonte, avviato a costruzione nel 1812 da Gioacchino Murat, progettato in perfetto stile neoclassico dai fratelli Gasse e inaugurato nel 1819 dallo stesso Ferdinando IV, diventato I di Borbone dopo il secondo ritorno sul trono.
Pur in mancanza di un osservatorio astronomico in città, il Sovrano volle degli esperti per “correggere” la carta topografica del regno e così Ferdinando Galiani, Segretario dell’Ambasciata del Regno di Napoli a Parigi, individuò il talento del grande cartografo padovano Giovanni Antonio Rizzi-Zannoni (Padova, 1736 – Napoli, 1814) che soggiornava in Francia e lo segnalò allo Stato Maggiore dell’Esercito del Regno di Napoli, interessato a disporre di carte geografiche precise e a grande scala.
Rizzi-Zannoni operò a Napoli per circa un trentennio, producendo 32 fogli dell”Atlante Geografico del Regno di Napoli di grande pregio tecnico e scientifico, dando luogo alla nascita, nel Mezzogiorno d’Italia, della moderna Cartografia geodetica, basata sulla conoscenza esatta della posizione di alcuni punti. Sul terrazzo di Castel Sant’Elmo, scelto per la vastità dell’orizzonte visibile, il cartografo effettuò il 24 gennaio 1782 una serie di osservazioni astronomiche per calcolare il corretto posizionamento degli elementi da cartografare. Le coordinate di Castel Sant’Elmo ebbero per Rizzi-Zannoni lo stesso ruolo delle coordinate dell’Osservatorio di Greenwich nel Regno Unito (poi designato nel 1884 come “meridiano zero” per la determinazione della longitudine della Terra dalla Conferenza Internazionale dei Meridiani, nda). Il meridiano di Napoli passava esattamente sul bastione nord della fortezza, incrociando anche il litorale dell’attuale Villa comunale.
Recentemente, in occasione del bicentenario della morte Giovanni Antonio Rizzi-Zannoni, proprio sulla Piazza d’Armi di Castel Sant’Elmo è stata apposta una targa in ricordo dell’opera napoletana del grande cartografo. Da lì, fino alla soglia del 1960, veniva sparato un suggestivo e fragoroso colpo di cannone a mezzogiorno in punto, udibile in tutta la città. Chi non aveva l’orologio al polso veniva avvisato dell’ora di metà giornata e chi ce l’aveva lo controllava per regolarlo. Quel colpo era preciso, affidabile e di riferimento per tutti perché collegato alla misurazione del tempo con lo Strumento dei passaggi di Bamberg, un macchinario della seconda metà dell’Ottocento che rilevava l’istante di passaggio di una stella sul meridiano del luogo di osservazione, registrandone la posizione esatta. Era il congegno con cui si misurava l’ora precisa all’epoca, brevettato da Carl Bamberg, imprenditore tedesco figlio di un orologiaio autodidatta. Il suo telescopio nacque da una particolare montatura di lente detta “a cannocchiale spezzato”, ideata dall’astronomo ungherese Franz Xaver von Zach, chiamato a Napoli da Gioacchino Murat nel 1815 per dirigere l’Osservatorio di Capodimonte. Istituto che oggi mostra lo strumento nel padiglione Bamberg del suo museo.