Angelo Forgione – “Napoli is not Italy”, così recitava uno degli striscioni allo “Juventus Stadium”. Si scriverebbe Naples, ma è un dettaglio. E già questa scritta basterebbe per sanzionare la Juventus dopo che nessuno si è preoccupato di minacciare la sospensione della partita per i continui cori razzisti, le invocazioni al Vesuvio e le etichette di “terremotati” ancora di moda a certe latitudini dove la tragedia si è manifestata vicina solo qualche mese fa. Che pochezza!
Sotto, lo striscione di Pozzuoli bianconera, e non c’è bisogno di aggiungere altro. Nessuno sospende le gare, nessuno chiede rispetto (Kawashima e Zoro restano gli unici esempi di dignità), nessuno dall’alto prende provvedimenti e poi tutti finiscono per scandalizzarsi dei fischi napoletani all’inno nazionale o di qualche tafferuglio che ne sono la diretta conseguenza.
Gli juventini che intonano la Canzone napoletana (e gli riesce non male visto che sono in tanti meridionali, Pozzuoli bianconera docet) a mo’ di sfottò evidenziando la l’EGEMONIA CULTURALE NAPOLETANA DEL BELLO. Loro hanno imparato le canzoni di Napoli, i napoletani non ne hanno mai sentita una di piemontese. E i loro cori razzisti evidenziano l’EGEMONIA MILITARE PIEMONTESE DEL BRUTTO che è storicamente sempre la stessa. I napoletani hanno esportato cultura e poi si sono infilati le loro divise per trovare lavoro e servire quella patria fatta a Torino. Chi le porta oggi con grande onore, al Sud come al Nord, non si ritenga offeso perchè, prima dell’unità d’Italia, Carabinieri e Bersaglieri erano esclusivamente piemontesi (e li erano stati fondati i corpi), un popolo di cultura militare dedita alla conquista riuscita solo al Sud con la denigrazione e i sotterfugi, un popolo che per fare regge e cultura ha dovuto chiamare i meridionali a corte. Ed è per questo che a loro il razzismo riesce facile.
In una manifestazione retrograda e eticamente diseducativa della nostra società qual è una partita di calcio allo stadio, abbiamo assistito ai due fenomeni che hanno costruito la moderna società italiana: la napoletanizzazione e la piemontesizzazione. Con una grave anomalia ben più grave, e cioè che il meridione, dopo aver infilato le divise piemontesi, ha “infilato” anche il loro razzismo che è diventato autodenigrazione.
E non veniteci a dire che si tratta di calcio e niente di più. Qui c’entra la prevenzione e la repressione che attiene ai palazzi istituzionali. E scusate se è poco.

L’
Che scena triste quella messa su dal prefetto uscente di Napoli De Martino Giovedì 18 Ottobre durante una riunione in prefettura sulla questione dei roghi tossici che avvelenano il territorio tra il Napoletano e il Casertano. Il parroco di Caivano don Maurizio Patriciello che si batte da tempo per denunciare il fenomeno, mentre ribadisce l’allarme per la situazione critica, è ripreso da De Martino solo perchè si è “permesso” di chiamare “Signora” e non “prefetto” la dottoressa Pagano, omologa di Terra di Lavoro.

Angelo Forgione – Nuovo spot di “Autostrade per l’Italia” dopo dieci anni di assenza dal circuito televisivo. Protagonista della comunicazione è una bambina alla guida di una automobilina a pedali. Lungo paesaggi, viene portata in stage diving dalle diecimila persone che in Autostrade lavorano e che tutte insieme, nella film, creano strade dove non ne esistono ancora.
Angelo Forgione – L’
Angelo Forgione
A “La Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte, le tristi condizioni di Piazza del Plebiscito e dei monumenti di Napoli. Opinioni sulle colpe della politica nazionale e locale cui non si può sottrarre il sindaco De Magistris perchè la Storia non ha competenze ma è di tutti coloro che sono chiamati ad occuparsi di Napoli. Poi, la telefonata in sovrintendenza.
Mancava a qualcuno e ora non mancherà più. Torna il “Si Gonfia la Rete XG1 remix” nella versione ’12-13, in una chiave musicale più godibile e più “aderente” alle atmosfere del “San Paolo”.


