Quella sciarpa del Napoli contro il razzismo

Quella sciarpa del Napoli contro il razzismo

una forte denuncia di Red Ronnie… negli anni ’80

Angelo Forgione
Ritengo utile sottoporre questo vecchio contributo televisivo del 1989 che vede Red Ronnie protagonista di una singolare denuncia del razzismo contro i meridionali. Dopo più di vent’anni la denuncia è ancora attualissima, forse ancor di più. Ma le parole sono inutili… spazio alle immagini.

Napoli colera? Anche Milano e tutto il Nord l’hanno avuto. Lo sanno?

Angelo Forgione Milan-Napoli: un piccolo striscione viene inquadrato dalle telecamere di Mediaset Premium nel prepartita e diventa “grandissimo”; vi si legge “NAPOLI COLERA”. Il giudice sportivo lo sanziona con 10.000 euro di multa a carico del Milan per espressione di discriminazione razziale.
Ma quanta ignoranza! Sono passati quasi 40 anni dall’epidemia di colera a Napoli e ancora negli stadi si leggono certe idiozie, che non sono tali perché applicate al calcio ma perché dipingono una verità manipolata ancora oggi in molti scritti contemporanei che non raccontano la verità. Il colera del 1973 non fu dovuto alle condizioni igieniche di quella Napoli ma a delle cozze importate dalla Tunisia, ove era giunta la “Settima pandemia”, proveniente dalla Turchia via Senegal e partita nel 1961 dall’isola indonesiana di Sulawesi. Cozze che distribuirono il vibrione anche a Palermo, Bari, Cagliari e Barcellona. La città che uscì più velocemente dall’emergenza, in poco più di un mese, fu Napoli grazie ad una imponente profilassi e ad una grande compostezza dei napoletani. Le altre città convissero con la malattia per mesi, e addirittura Barcellona se ne liberò dopo quasi due anni. Non ci risulta che negli stadi si legga e si senta “Cagliari colera”, “Bari colera” o “Palermo colera”, e neanche “Barcelona colera” in Spagna. Furono i media dell’epoca a deformare la realtà consegnandola al pregiudizio italiano, realizzando servizi dai contenuti denigratori e titoloni a sensazione che ruppero le ossa all’immagine della città. Solo quando tutto finì e non c’era più niente da raccontare di Napoli fu reso noto che il vibrione era nelle cozze tunisine. Troppo tardi, e da allora, negli stadi d’Italia, il Napoli di Vinicio veniva accolto al grido di “colera”, e la vergogna continua oggi.

È chiaro che una città come Milano e, in generale, tutte quelle di un Nord non bagnato dal mare siano risultate decisamente meno esposte ad un pericolo del genere, ma l’ignoranza è ancora più profonda se consideriamo che nell’Ottocento diverse pandemie di colera colpirono violentemente Genova, Torino, Verona, Treviso, Venezia, Trieste, Parma, Modena, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Pavia, Lodi, e proprio Milano, che contò migliaia di decessi. Il contagio in Lombardia partì da Bergamo, dove tornò più volte nel corso del secolo, segnato da svariate carestie ed epidemie con alto tasso di mortalità nella zona. E mentre a Napoli il colera del 1973 fu originato da una causa esterna, nelle città del Nord del secolo precedente fu cagionato dalle cattive condizioni igieniche dei centri e delle campagne insalubri, dove si affacciarono  il tifo petecchiale, il vaiolo, il morbillo, la varicella, la scarlattina, la difterite e pure il gozzo, un particolare ingrossamento della ghiandola tiroidea tipico dell’alta montagna, a cui spesso si associava l’idiozia e il cretinismo.

Fosse solo il colera condiviso con la gente partenopea! Come dimenticare le classi popolari lombarde e venete che hanno sofferto la pellagra? Mangiavano sola polenta di mais e sorgo, priva di vitamine e aminoacidi. Alimentazione carente.
Un vera e propria piaga che fu oggetto di studi a livello internazionale. Il primo censimento dei pellagrosi del Regno Lombardo-Veneto del 1830 contò nel solo territorio lombardo 20.282 pellagrosi, così ripartiti per province: Brescia 6939, Bergamo 6071, Milano 3075, Como 1572, Mantova 1228, Pavia 573, Cremona 445, Lodi 377, Sondrio 2. Anche la prima indagine sanitaria dell’Italia unita, nel 1878, evidenziò che da pellagra erano affette 97.855 persone, di cui 40.838 in Lombardia, 29.936 in Veneto (salito a 55mila nel 1881) e 18.728 in Emilia. Nessuna nelle regioni del Mezzogiorno.

I settentrionali, affetti dall’anche detto “mal de la rosa”, erano tra quelli che, con tono sdegnoso, chiamavano “mangiamaccheroni” i napoletani, i quali evitavano tutta una serie di malattie legate alla monoalimentazione con la loro ricchezza alimentare fatta di pasta, verdure in abbondanza, frutti, compreso quello ricco di vita che loro mangiavano già in grfan quantità e che al Nord non era conosciuto: il pomodoro! Lassù lo consideravano uno dei simboli di meridionalità rozza. Il modello alimentare napoletano, studiato sul posto dal fisiologo americano Ancel Keys, alla base della “dieta mediterranea”, li conquistò e li migliorò, e la pellagra sparì.

“Colerosi” e fesserie varie ai napoletani? E se quelli iniziassero ad abbassarsi all’infimo livello? Cadrebbero nel tranello dell’ignoranza. Meglio lasciar fare agli altri.

pellagra

I due difetti dei napoletani

I due difetti dei napoletani

Blandizzi e le battaglie per i diritti

di Tania Sabatino per “IL DENARO” di Sabato 4 Febbraio 2012

La forza della musica serve anche a parlare dei problemi dell’attuale società e delle possibilità di sviluppo e di rilancio del capoluogo partenopeo.
È stata un’occasione anche per fare questo il miniconcerto live acustico del cantautore partenopeo Lino Blandizzi, svoltosi martedì 31 gennaio alla Mondadori Centro Napoli della storica piazza Trieste e Trento, angolo via Nardones.
A ripercorrere, assieme al cantautore, le varie tappe della sua carriera ultraventennale Piero Antonio Toma, giornalista, scrittore, saggista e anche autore insieme a Blandizzi di brani come “Acqua” (diventata la colonna sonora della battaglia, condotta da padre Alex Zanotelli, contro la privatizzazione di un bene così prezioso) e “Vieni donna del Sud”, una denuncia dei diritti negati alle donne in tante parti del mondo.
“L’appello che lanciamo con questo brano – sottolinea Tomaper la salvaguardia e l’affermazione dei diritti non è rivolto direttamente alle donne, che pure sono le protagoniste del pezzo, ma alle istituzioni che si occupano dell’accoglienza”.
I brani che hanno animato la serata sono riuniti nell’album “Il mondo sul filo”, frutto della collaborazione con l’etichetta Clapo/Edel. A contraddistinguerli un comun denominatore: la denuncia “dell’incomprensibile indifferenza”, come la definisce lo stesso Blandizzi, che attanaglia quest’epoca, dove si è “impassibili di fronte ad un mondo che va in malora” spogliato di ogni valore. Per “scuotere le coscienze”, quindi, arrivano questi undici brani, caratterizzati da toni duri, che non utilizzano metafore e giri di parole.
Emblematica, poi, la canzone “Il mondo scoppia”, che appare rappresentativa di tutto l’album quando dice “Scoppia il mondo scoppia… lo stiamo lasciando cadere a pezzi… il rispetto per se stessi non c’è più…”.
Unica canzone in dialetto “Vierno Vattenne”, una poesia di Luigi Compagnone, musicata dal cantautore. Un modo per promuovere la cultura e valorizzare l’autentica napoletanità.

Una napoletanità che, per riscoprire la sua anima più vera ed autentica e per declinare il suo futuro secondo la voce sviluppo, deve liberarsi da due mali: “l’individualismo ed il pagnottismo”, come ribadisce, durante la serata, il giornalista Angelo Forgione che “quotidianamente prova a combattere tutte le ingiustizie che Napoli subisce”, come sottolinea Blandizzi.
Intenso l’omaggio all’amico Sergio Bruni con “Ma dov’è”, romanza interpretata in duetto con lo stesso Bruni ed ultimo lavoro discografico del maestro.

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XXI Convegno della Fedelissima Città di Gaeta

XXI Convegno della Fedelissima Città di Gaeta

“Dai primati alla recessione: viaggio nei destini del Sud”

Per ogni meridionalista è un dovere esserci. Noi ci saremo!

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VENERDI’ 9 MARZO

  • ore 15:00 – Santuario Montagna Spaccata
    visita guidata ai luoghi dell’assedio;
  • cena con menù storici nel centro di Gaeta  

SABATO 10 MARZO

  • ore 10:30 – Hotel Serapo,
    “Parlamento delle Due Sicilie”
    riunione commissioni con la presentazione di progetti e proposte.
  • Ore 11:00 – Teatro Ariston “Terroni”
    spettacolo di Roberto D’Alessandro.
  • Ore 16:00 – Hotel Serapo, Convegno con:
    PINO APRILE (La “restanza” e i nuovi giovani)
    LORENZO DEL BOCA (La mancata unità)
    GENNARO DE CRESCENZO (Movimento Neoborbonico, Dai primati alle questioni)
    CLAUDIO ROMANO (Uff. Storico Marina, La Marineria Napoletana)
    ALDO PACE (Fondazione Banco Napoli, Banco e sviluppo del Sud);

    Saluti di Antonio Raimondi (Sincaco di Gaeta), Enzo Zottola (Camera Commercio Latina), Franco Ciufo (Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio), Sevi Scafetta (organizzatore-evento);
    modera Marina Campanile (Fondazione Vanvitelli); Giuseppe Catenacci (Ass. Ex Allievi Nunziatella).
  • Dalle ore 16:00 – presso l’Hotel Serapo, Mostra del Maestro Gennaro Pisco “Unità senza verità”.
  • Ore 21:00 – menù storici e musiche del tempo nel centro antico di Gaeta.

DOMENICA 11 MARZO

  • Ore 10:00, Santuario Santissima Annunziata
    Messa Solenne per i caduti Napolitani durante l’assedio di Gaeta
  • Ore 12:00 Montagna Spaccata
    Cerimonia per i caduti durante l’assedio lungo gli spalti della fortezza
    a cura del Raggruppamento storico-militare di ALESSANDRO ROMANO

Con il patrocinio di:
Regione Lazio

Provincia di Latina
Comune di Gaeta
Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio

Alberghi convenzionati (camere già in esaurimento):
Serapo (0771 450037)
Flamingo (0771 740438)
Gajeta (0771 4508237)
Mirasole (0771 464194)

Infoline: 347 8492762

segui le previsioni meteo su Gaeta

info dal sito del Comune di Gaeta

Napoli nel circuito delle città d’arte

Napoli nel circuito delle città d’arte

con Roma, Firenze e Venezia

Angelo Forgione per napoli.com – Napoli città d’arte di fatto, ma ora il Comune ha sottoscritto un protocollo d’intesa per istituire un coordinamento delle politiche turistiche con Roma, Firenze e Venezia. Si tratta del “circuito delle città d’arte” che ha visto riunirsi a Roma gli assessori al turismo delle quattro città italiane a maggiore vocazione turistica per ratificare l’ingresso della città partenopea.
I contenuti del protocollo d’intesa saranno implementati da una serie di iniziative e azioni promozionali del circuito rivolte ai mercati tradizionali e a quelli emergenti. Il coordinamento lavorerà poi per creare un prodotto che leghi la grande offerta artistica e culturale delle città d’arte, affinchè sia capace di concorrere con le destinazioni internazionali.
L’assessore al turismo del Comune di Napoli Antonella Di Nocera ha dichiarato che questo è solo il primo passo per un rilancio sistematico di Napoli in ambito turistico nel quale è necessario l’intervento di collaborazioni pubbliche-private. “È fuor di dubbio – ha detto Di Nocera – che Napoli sia una delle città italiane più belle, amate e desiderate al mondo. Compito di questa amministrazione è trasformare tutto ciò in crescita economica e volano di sviluppo”. E tanto ce n’è da fare.

I monumenti equestri al Plebiscito? Sopravvissuti.

I monumenti equestri al Plebiscito? Sopravvissuti.

dalla pubblicazione “Largo di Palazzo” una foto emozionante

Angelo Forgione – I monumenti equestri in bronzo di Piazza del Plebiscito a Napoli rappresentano un patrimonio artistico 1inestimabile perchè scolpite da Antonio Canova, massimo esponente del Neoclassicismo, e completate dal suo allievo Antonio Calì utilizzando il modello canoviano della scultura corporea di Carlo III per realizzare la figura di Ferdinando IV nello stile intrapreso dal maestro. Eppure le due statue hanno rischiato seriamente di sparire, evitando la cattiva sorte grazie ai napoletani che le hanno “protette” in questi duecento anni circa di presenza nello slargo.
Si racconta che nel 1860, la furia iconoclasta di repubblicani e liberali avrebbe voluto che i due sovrani borbonici sparissero dal luogo ma le sculture sarebbero state salvate sfruttando una falla culturale, fingendo che in realtà si trattasse di imperatori romani, così come suggerito dall’armatura con la quale i due re furono raffigurati dal Canova per attinenza ai richiami storici del Neoclassicismo ispirato dagli scavi di Pompei.
Arrivarono poi le bombe dal cielo della seconda guerra mondiale. Napoli fu, durante il conflitto bellico, la città italiana che subì il numero maggiore di bombardamenti, con circa 200 raid aerei dal 1940 al 1944, di cui ben 181 soltanto nel 1943, con un numero di morti intorno alle 25.000 persone, in gran parte tra la popolazione civile. E anche i monumenti ne fecero le spese. Basti ricordare il violento bombardamento degli Alleati del 4 Agosto 1943 che provocò un incendio alla chiesa di Santa Chiara, durato quasi due giorni e capace di distruggerla quasi interamente.
I monumenti equestri del Plebiscito furono in quel periodo messi in sicurezza e superarono il pericolo brillantemente. Lo attesta l’immagine tratta dalla pubblicazione Largo di Palazzo che Valerio Maioli mi ha donato al tempo dell’approfondimento sul suo impianto di illuminazione artistica della piazza realizzato in epoca bassoliniana e poi neutralizzato, foto raffrontata ad uno scatto contemporaneo. E così ho trovato online una testimonianza tratta dall’archivio fotografico Parisio.
Oggi godiamo ancora della loro bellezza e del loro valore simbolico per la città, mentre l’inciviltà dei giovani moderni purtroppo ne fa bersaglio di insignificanti scritte sui basamenti, a testimoniare la perdita di memoria storica di un popolo che fa male a se stesso.

clicca sull’immagine per ingrandire

Fiorella Mannoia e il meridionalismo in musica

Fiorella Mannoia e il meridionalismo in musica

“Io non ho paura”, primo passo di un viaggio verso “Sud”

Angelo Forgione – Anche la bravissima artista romana Fiorella Mannoia s’annoia con la retorica risorgimentale. L’ha scoperto leggendo “Terroni” dell’amico Pino Aprile, capendo che la storia non corrisponde al racconto di chi la festeggia estromettendo verità e, soprattutto, dimenticando le migliaia di morti meridionali periti per la conquista del Sud.
E da li è nata l’ispirazione artistica che mancava, la scintilla per il nuovo lavoro discografico dal titolo “SUD“. Partendo dal Mezzogiorno d’Italia per arrivare in America Latina e in Africa.
Lo ha confessato a “Che tempo che fa“, dove l’onda lunga del meridionalismo ha toccato ancora una volta milioni di telespettatori e ha emozionato con l’esegesi dell’album ma anche con l’esecuzione del brano “Io non ho paura” scritto per lei dal cantautore Bungaro, al secolo Antonio Caiò da Brindisi; una ballata pianistica dalla forte carica emotiva e passionale le cui parole, al primo ascolto, hanno fatto salire un brivido lungo la schiena a tutti coloro che, come il sottoscritto, fanno della verità storica il cardine di un’estenuante missione identitaria.
Sarà un caso, ma il prossimo tour della Mannoia partirà il 21 Marzo proprio da Napoli per concludersi il 4 Aprile a Torino.

“Un nuovo regno”, pecche si ma gran valore didattico

“Un nuovo regno”, pecche si ma gran valore didattico

presentazione del DVD di Luciano De Fraia sulla storia di Napoli

Angelo Forgione – Ho assistito alla proiezione in anteprima nazionale del DVD di “Napoli; la Storia Vol.II – Un nuovo Regno” al Teatrino di Corte di Palazzo Reale e avuto modo di rivederlo comodamente per poter esprimere un giudizio sul prodotto realizzato da “Pixel 06”.
L’atmosfera alla presentazione era quella delle grandi occasioni, con importanti personalità del mondo accademico e artistico che hanno presentato il lavoro come il frutto di un’esigenza di raccontare un grande amore per Napoli e un’altrettanto grande voglia da parte dello scomparso autore Luciano De Fraia di raccontare la verità che la storia ufficiale non insegna. Assenti, per chiari motivi, le istituzioni e le grandi emittenti televisive.
In sede di dibattito introduttivo, l’ex-sovrintendente speciale al Polo Museale di Napoli Nicola Spinosa (premiato nel 2008 col “FIAC Excellency Award 2008″ come uomo che ha più contribuito alla diffusione della cultura italiana negli Stati Uniti) ha colpito l’affollata platea con un attacco alle istituzioni locali che hanno ignorato il percorso lavorativo di De Fraia, evidentemente troppo stridente con il canovaccio retorico delle vicine celebrazioni unitarie. Ma l’invettiva è stata rivolta anche alla società civile napoletana, da sempre distratta e miope rispetto all’importanza delle ricchezze e al patrimonio della città, anche quelle più facilmente sotto gli occhi.
Il DVD è ben realizzato, partendo dalla ricreazione in 3D del tessuto urbano della città del Sette-Ottocento, e si fa seguire sotto il profilo didattico partendo dal disastroso periodo del viceregno austriaco e giungendo alle altrettanto disastrose modalità con cui si è fatta l’unità d’Italia attraverso il racconto e le opinioni di storici dell’arte, dell’architettura, dell’urbanistica e dell’economia tra cui appunto Nicola Spinosa, a cui si aggiunge la piacevole presenza dell’artista Peppe Barra. Il tutto ben tenuto insieme dalla narratrice Sara Missaglia che cuce gli interventi sul periodo austriaco, il primo periodo borbonico, la repubblica del ‘799, la prima restaurazione borbonica, il periodo francese, la seconda restaurazione borbonica, il periodo preunitario e la colonizzazione sabauda.
Le impressioni evidenti che vengono fuori dalla visione del DVD sono due; la prima, meno marcata, ma evidente per chi è appassionato di storia napoletana, è la predilezione delle istanze francesi-giacobine rispetto al filone borbonico. Sul piatto della bilancia, eccessivo peso viene dato alla dura repressione borbonica dei cosiddetti “martiri del ’99” senza far pesare in alcun modo l’inconsistenza dei falsi ideali repubblicani che funsero da alibi per spogliare la città delle sue ricchezze, durando per questo soli sei mesi. Giusti meriti vengono dati a Gioacchino Murat così come a Carlo III di Borbone, ma l’immagine di Ferdinando II è quella che viene più penalizzata perchè ritenuto responsabile di un’autarchia dispotica che era invece un’opposizione ferma e decisa alle brame delle massonerie internazionali pronte a divorare e spazzare via la città e il suo regno dal panoramo geopolitico europeo. Dei meriti di Ferdinando II, capace di veicolare Napoli verso il progresso e la modernizzazione dell’epoca, ci sono poche tracce, così come nessun riferimento si fa proprio alle massonerie internazionali che ricoprirono un ruolo cardine in quegli anni di tumulti, sostanzialmente assenti in un percorso didattico che riduce l’approssimarsi all’appuntamento unitario ad un esclusivo interesse politico-sociale nazionale.
La seconda impressione evidente, più marcata della prima, è il cambio di registro interpretativo ed emotivo al momento del racconto risorgimentale. L’unità d’Italia viene descritta per quella che è (anche nei titoli): una colonizzazione. A questo punto spariscono dal racconto coloro che più hanno esaltato le istanze francesi e restano sulla scena, oltre la narratrice che sembra interpretare il sentimento di De Fraia, quelli evidentemente più arrabbiati: Nicola Spinosa e Peppe Barra.
Cambia registro anche la colonna sonora e si racconta con evidente risentimento ed emozione, che ricade sullo spettatore, delle promesse-bugie di Garibaldi, del ruolo assegnato alla camorra per l’affermazione coatto del piano unitario, delle nefandezze dei Savoia, dei falsi plebisciti, del saccheggio delle regge napoletane, della perdita dell’ossatura industriale, del patrimonio edilizio e di quello economico, della distruzione del tessuto sociale meridionale a colpi di leggi speciali per piegare le rivolte.
Barra individua nell’incontro di Teano l’inizio della distruzione culturale di Napoli e del Mezzogiorno, e nel sottostare alla colonizzazione l’origine delle disgrazie.
Spinosa spiega l’Italia che nasce, «un’Italia che prima scambiava le sue culture e che da quel momento (e fino ad oggi, ndr) non appartiene a nessuno», domandandosi quali potessero essere le reazioni dei napoletani di allora per lanciare una riflessione che è al tempo stesso una sentenza: «Garibaldi crea entusiasmo perchè può riscattarci dalla cattiva gestione borbonica? Ma consegna un mezzogiorno ricco ai Savoia». Ecco dunque cosa bisogna chiedersi, e Spinosa lo fa intendere alla perfezione: cos’era dunque la “cattiva gestione” borbonica se poi «quello stato era al centro d’Europa, la produzione artistica era notevolissima, e pur tra tante miserie c’erano manifestazioni di altissima cultura e straordinaria civilità»? Con passione evidente, l’ex sovrintendente si dichiara a voce alta «occupato in quanto cittadino napoletano» e accusa con disprezzo l’aristocrazia napoletana che tradì Napoli per trasferirsi alla corte sabauda.
Il DVD si chiude con la lettera di Giustino Fortunato in cui si legge che “l’unità ci ha perduti per profondere i suoi benefici nelle province settentrionali”. E la platea si abbandona ad un convinto applauso.
Un lavoro ricco di carica emotiva, dunque, soprattutto nella parte conclusiva. Con qualche pecca narrativa e tecnica (l’audio di alcuni protagonisti non è perfetto), ma che alla fine rende in maniera ineccepibile l’idea dell’unica grande verità centrale: l’unità andava fatta, ma non questa. E le disastrose conseguenze le paghiamo ancora oggi con una “questione meridionale” nata ad arte allora e mai azzerata. Il valore didattico dell’opera è tutto qui. E la presentazione all’indomani della chiusura dell’anno delle retoriche celebrazioni unitarie, in un luogo così simbolico, ha lanciato un messaggio chiaro alle istituzioni ma anche ai napoletani ancora ignari. Sempre meno, ormai.

La vera storia di Napoli in 3D

La vera storia di Napoli in 3D

anteprima al Teatrino di Corte di Palazzo Reale

“È stato scritto che esistono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata e una storia segreta dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa. Qual è la vera storia di Napoli?”

In una situazione mediatica che vede la città di Napoli, ed il territorio campano, soccombere ai soliti luoghi comuni ed alla cattiva immagine, figlia di un’oleografia demagogica e obsoleta, Pixel ‘06, raccogliendo le indicazioni e la grande creatività di Luciano De Fraia, è riuscita nel suo intento: realizzare un documentario sulla storia di Napoli che per chiarezza espositiva, documentazione e altissime personalità intervistate, rende indimenticabile il fascino bimillenario di una città unica al mondo, per il suo vissuto e per il suo ineguagliabile patrimonio storico, artistico e culturale.

Napoli, la storia, film documentario in 3D, voluto da Luciano De Fraia, il poliedrico regista e autore prematuramente scomparso nel giugno scorso, e prodotto dalla Pixel 06, giunge alla sua fase finale con l’uscita del secondo volume,Un Nuovo Regno: dal Viceregno all’Unità d’Italia, che De Fraia aveva ultimato poco prima della sua morte. Il video verrà presentato in anteprima nazionale giovedì 5 gennaio 2012, ore 16,30, a Napoli, nel Teatrino di Corte di Palazzo Reale. Un Nuovo Regno: dal Viceregno all’Unità d’Italia completa Napoli, la storia il progetto di grande respiro, nato da una perfetta miscela tra ricostruzioni virtuali tridimensionali basate su cartografie storiche e rilievi attuali, e riprese di beni archeologici, architettonici e artistici del passato e del presente. Napoli , la Storia Vol. II è un progetto già apprezzato a livello internazionale che copre la storia di Napoli dalle origini al 1637.
L’ interrogativo su qual è la vera storia di Napoli trova una risposta nel lavoro del team nato dalla passione di Luciano De Fraia, regista e autore del progetto, e nella straordinaria partecipazione di personalità autorevoli quali Nicola Spinosa, storico dell’arte e già soprintendente per il Polo Museale Napoletano; lo storico Paolo Frascani, l’architetto Paolo Mascilli Migliorini, lo storico dell’urbanistica Leonardo Di Mauro, lo storico dell’architettura Alfredo Buccaro, l’attore Peppe Barra, sulle note del musicista austriaco Christof Unterberger.
Raccontata come un giallo, la storia di Napoli, grazie anche alla tecnica del 3D, restituisce ai nostri occhi gli scenari delle sue diverse epoche, rivelando particolari inediti per tentare di rispondere, oggi, ai tanti problemi di una città ricca, affascinante e complessa. L’anteprima sarà accompagnata da un dibattito che vedrà la presenza di alcuni dei docenti che hanno preso parte al documentario, tra cui Nicola Spinosa, Alfredo Buccaro, Paolo Mascilli Migliorini, il giornalista e docente universitario Francesco Bellofatto , Giuseppe Giannattasio, esperto di grafica 3D, Michela Maiello, presidente Associazione “Pixel’06”.

Antemprima nazionale, Teatrino di Corte Palazzo Reale di Napoli
5 Gennaio, ore 16:30 – fino ad esaurimento posti.
Seguirà un rinfresco presso Libreria Treves.

“Giù al Sud” a Terzigno

“Giù al Sud” a Terzigno

De Crescenzo, Eddy Napoli e Forgione con Pino Aprile

Il 17 Dicembre si è svolta in un’affollatissima sala del Consiglio Comunale di Terzigno la presentazione del libro “Giù al Sud” di Pino Aprile. L’evento ha avuto il supporto organizzativo del Movimento Neoborbonico nelle persone della Prof.ssa Nadia Citarella e Gennaro Ambrosio, col patrocinio del Comune della cittadina vesuviana.
Il dibattito, appassionante a tal punto da durare quasi tre ore, è stato moderato da Salvatore Lanza e ha avuto come protagonisti, oltre lo stesso Pino Aprile, Gennaro De Crescenzo e Eddy Napoli, con il richiesto intervento di Angelo Forgione.
Le immagini sono amatoriali ma utili a comprendere la sintesi della discussione (che può essere vista più ampiamente dal video originale).