“Un nuovo regno”, pecche si ma gran valore didattico

“Un nuovo regno”, pecche si ma gran valore didattico

presentazione del DVD di Luciano De Fraia sulla storia di Napoli

Angelo Forgione – Ho assistito alla proiezione in anteprima nazionale del DVD di “Napoli; la Storia Vol.II – Un nuovo Regno” al Teatrino di Corte di Palazzo Reale e avuto modo di rivederlo comodamente per poter esprimere un giudizio sul prodotto realizzato da “Pixel 06”.
L’atmosfera alla presentazione era quella delle grandi occasioni, con importanti personalità del mondo accademico e artistico che hanno presentato il lavoro come il frutto di un’esigenza di raccontare un grande amore per Napoli e un’altrettanto grande voglia da parte dello scomparso autore Luciano De Fraia di raccontare la verità che la storia ufficiale non insegna. Assenti, per chiari motivi, le istituzioni e le grandi emittenti televisive.
In sede di dibattito introduttivo, l’ex-sovrintendente speciale al Polo Museale di Napoli Nicola Spinosa (premiato nel 2008 col “FIAC Excellency Award 2008″ come uomo che ha più contribuito alla diffusione della cultura italiana negli Stati Uniti) ha colpito l’affollata platea con un attacco alle istituzioni locali che hanno ignorato il percorso lavorativo di De Fraia, evidentemente troppo stridente con il canovaccio retorico delle vicine celebrazioni unitarie. Ma l’invettiva è stata rivolta anche alla società civile napoletana, da sempre distratta e miope rispetto all’importanza delle ricchezze e al patrimonio della città, anche quelle più facilmente sotto gli occhi.
Il DVD è ben realizzato, partendo dalla ricreazione in 3D del tessuto urbano della città del Sette-Ottocento, e si fa seguire sotto il profilo didattico partendo dal disastroso periodo del viceregno austriaco e giungendo alle altrettanto disastrose modalità con cui si è fatta l’unità d’Italia attraverso il racconto e le opinioni di storici dell’arte, dell’architettura, dell’urbanistica e dell’economia tra cui appunto Nicola Spinosa, a cui si aggiunge la piacevole presenza dell’artista Peppe Barra. Il tutto ben tenuto insieme dalla narratrice Sara Missaglia che cuce gli interventi sul periodo austriaco, il primo periodo borbonico, la repubblica del ‘799, la prima restaurazione borbonica, il periodo francese, la seconda restaurazione borbonica, il periodo preunitario e la colonizzazione sabauda.
Le impressioni evidenti che vengono fuori dalla visione del DVD sono due; la prima, meno marcata, ma evidente per chi è appassionato di storia napoletana, è la predilezione delle istanze francesi-giacobine rispetto al filone borbonico. Sul piatto della bilancia, eccessivo peso viene dato alla dura repressione borbonica dei cosiddetti “martiri del ’99” senza far pesare in alcun modo l’inconsistenza dei falsi ideali repubblicani che funsero da alibi per spogliare la città delle sue ricchezze, durando per questo soli sei mesi. Giusti meriti vengono dati a Gioacchino Murat così come a Carlo III di Borbone, ma l’immagine di Ferdinando II è quella che viene più penalizzata perchè ritenuto responsabile di un’autarchia dispotica che era invece un’opposizione ferma e decisa alle brame delle massonerie internazionali pronte a divorare e spazzare via la città e il suo regno dal panoramo geopolitico europeo. Dei meriti di Ferdinando II, capace di veicolare Napoli verso il progresso e la modernizzazione dell’epoca, ci sono poche tracce, così come nessun riferimento si fa proprio alle massonerie internazionali che ricoprirono un ruolo cardine in quegli anni di tumulti, sostanzialmente assenti in un percorso didattico che riduce l’approssimarsi all’appuntamento unitario ad un esclusivo interesse politico-sociale nazionale.
La seconda impressione evidente, più marcata della prima, è il cambio di registro interpretativo ed emotivo al momento del racconto risorgimentale. L’unità d’Italia viene descritta per quella che è (anche nei titoli): una colonizzazione. A questo punto spariscono dal racconto coloro che più hanno esaltato le istanze francesi e restano sulla scena, oltre la narratrice che sembra interpretare il sentimento di De Fraia, quelli evidentemente più arrabbiati: Nicola Spinosa e Peppe Barra.
Cambia registro anche la colonna sonora e si racconta con evidente risentimento ed emozione, che ricade sullo spettatore, delle promesse-bugie di Garibaldi, del ruolo assegnato alla camorra per l’affermazione coatto del piano unitario, delle nefandezze dei Savoia, dei falsi plebisciti, del saccheggio delle regge napoletane, della perdita dell’ossatura industriale, del patrimonio edilizio e di quello economico, della distruzione del tessuto sociale meridionale a colpi di leggi speciali per piegare le rivolte.
Barra individua nell’incontro di Teano l’inizio della distruzione culturale di Napoli e del Mezzogiorno, e nel sottostare alla colonizzazione l’origine delle disgrazie.
Spinosa spiega l’Italia che nasce, «un’Italia che prima scambiava le sue culture e che da quel momento (e fino ad oggi, ndr) non appartiene a nessuno», domandandosi quali potessero essere le reazioni dei napoletani di allora per lanciare una riflessione che è al tempo stesso una sentenza: «Garibaldi crea entusiasmo perchè può riscattarci dalla cattiva gestione borbonica? Ma consegna un mezzogiorno ricco ai Savoia». Ecco dunque cosa bisogna chiedersi, e Spinosa lo fa intendere alla perfezione: cos’era dunque la “cattiva gestione” borbonica se poi «quello stato era al centro d’Europa, la produzione artistica era notevolissima, e pur tra tante miserie c’erano manifestazioni di altissima cultura e straordinaria civilità»? Con passione evidente, l’ex sovrintendente si dichiara a voce alta «occupato in quanto cittadino napoletano» e accusa con disprezzo l’aristocrazia napoletana che tradì Napoli per trasferirsi alla corte sabauda.
Il DVD si chiude con la lettera di Giustino Fortunato in cui si legge che “l’unità ci ha perduti per profondere i suoi benefici nelle province settentrionali”. E la platea si abbandona ad un convinto applauso.
Un lavoro ricco di carica emotiva, dunque, soprattutto nella parte conclusiva. Con qualche pecca narrativa e tecnica (l’audio di alcuni protagonisti non è perfetto), ma che alla fine rende in maniera ineccepibile l’idea dell’unica grande verità centrale: l’unità andava fatta, ma non questa. E le disastrose conseguenze le paghiamo ancora oggi con una “questione meridionale” nata ad arte allora e mai azzerata. Il valore didattico dell’opera è tutto qui. E la presentazione all’indomani della chiusura dell’anno delle retoriche celebrazioni unitarie, in un luogo così simbolico, ha lanciato un messaggio chiaro alle istituzioni ma anche ai napoletani ancora ignari. Sempre meno, ormai.

La vera storia di Napoli in 3D

La vera storia di Napoli in 3D

anteprima al Teatrino di Corte di Palazzo Reale

“È stato scritto che esistono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata e una storia segreta dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa. Qual è la vera storia di Napoli?”

In una situazione mediatica che vede la città di Napoli, ed il territorio campano, soccombere ai soliti luoghi comuni ed alla cattiva immagine, figlia di un’oleografia demagogica e obsoleta, Pixel ‘06, raccogliendo le indicazioni e la grande creatività di Luciano De Fraia, è riuscita nel suo intento: realizzare un documentario sulla storia di Napoli che per chiarezza espositiva, documentazione e altissime personalità intervistate, rende indimenticabile il fascino bimillenario di una città unica al mondo, per il suo vissuto e per il suo ineguagliabile patrimonio storico, artistico e culturale.

Napoli, la storia, film documentario in 3D, voluto da Luciano De Fraia, il poliedrico regista e autore prematuramente scomparso nel giugno scorso, e prodotto dalla Pixel 06, giunge alla sua fase finale con l’uscita del secondo volume,Un Nuovo Regno: dal Viceregno all’Unità d’Italia, che De Fraia aveva ultimato poco prima della sua morte. Il video verrà presentato in anteprima nazionale giovedì 5 gennaio 2012, ore 16,30, a Napoli, nel Teatrino di Corte di Palazzo Reale. Un Nuovo Regno: dal Viceregno all’Unità d’Italia completa Napoli, la storia il progetto di grande respiro, nato da una perfetta miscela tra ricostruzioni virtuali tridimensionali basate su cartografie storiche e rilievi attuali, e riprese di beni archeologici, architettonici e artistici del passato e del presente. Napoli , la Storia Vol. II è un progetto già apprezzato a livello internazionale che copre la storia di Napoli dalle origini al 1637.
L’ interrogativo su qual è la vera storia di Napoli trova una risposta nel lavoro del team nato dalla passione di Luciano De Fraia, regista e autore del progetto, e nella straordinaria partecipazione di personalità autorevoli quali Nicola Spinosa, storico dell’arte e già soprintendente per il Polo Museale Napoletano; lo storico Paolo Frascani, l’architetto Paolo Mascilli Migliorini, lo storico dell’urbanistica Leonardo Di Mauro, lo storico dell’architettura Alfredo Buccaro, l’attore Peppe Barra, sulle note del musicista austriaco Christof Unterberger.
Raccontata come un giallo, la storia di Napoli, grazie anche alla tecnica del 3D, restituisce ai nostri occhi gli scenari delle sue diverse epoche, rivelando particolari inediti per tentare di rispondere, oggi, ai tanti problemi di una città ricca, affascinante e complessa. L’anteprima sarà accompagnata da un dibattito che vedrà la presenza di alcuni dei docenti che hanno preso parte al documentario, tra cui Nicola Spinosa, Alfredo Buccaro, Paolo Mascilli Migliorini, il giornalista e docente universitario Francesco Bellofatto , Giuseppe Giannattasio, esperto di grafica 3D, Michela Maiello, presidente Associazione “Pixel’06”.

Antemprima nazionale, Teatrino di Corte Palazzo Reale di Napoli
5 Gennaio, ore 16:30 – fino ad esaurimento posti.
Seguirà un rinfresco presso Libreria Treves.

“Giù al Sud” a Terzigno

“Giù al Sud” a Terzigno

De Crescenzo, Eddy Napoli e Forgione con Pino Aprile

Il 17 Dicembre si è svolta in un’affollatissima sala del Consiglio Comunale di Terzigno la presentazione del libro “Giù al Sud” di Pino Aprile. L’evento ha avuto il supporto organizzativo del Movimento Neoborbonico nelle persone della Prof.ssa Nadia Citarella e Gennaro Ambrosio, col patrocinio del Comune della cittadina vesuviana.
Il dibattito, appassionante a tal punto da durare quasi tre ore, è stato moderato da Salvatore Lanza e ha avuto come protagonisti, oltre lo stesso Pino Aprile, Gennaro De Crescenzo e Eddy Napoli, con il richiesto intervento di Angelo Forgione.
Le immagini sono amatoriali ma utili a comprendere la sintesi della discussione (che può essere vista più ampiamente dal video originale).

Quando Céline Dion cantò in Napoletano

“Live in Las Vegas – A new day…” è stato sicuramente lo show che più di tutti ha segnato la carriera di Céline Dion. Perchè fu il primo show “stabile”, uno spettacolo ricco di scenografie e coreografie, ma anche di brani di grande qualità. Tra questi “Ammore Annascunnuto“, una canzone napoletana scritta da Bruno Coulais (compositore francese ed autore anche della colonna sonora del film “Les Choristes”), Felippe Fragione e Mario Castiglia.

“Live in Las Vegas – A new day…” è stato sicuramente lo show che più di tutti ha segnato la carriera di Céline Dion. Perchè fu il primo show “stabile”, uno spettacolo ricco di scenografie e coreografie, ma anche di brani di grande qualità. Tra questi “Ammore Annascunnuto“, una canzone napoletana scritta da Bruno Coulais (compositore francese ed autore anche della colonna sonora del film “Les Choristes”), Felippe Fragione e Mario Castiglia.
Céline Dion scelse di universalizzare il brano, portando ancora una volta la lingua e la canzone napoletana dall’altra parte del mondo con una delle esibizioni più emozionanti di tutto lo show in cui una fenomenale interprete, entrando accompagnata da una schiera di ballerini, mostra una buona pronuncia napoletana, carpendo l’attenzione di un pubblico sorpreso.
La canzone non è incisa in alcun album della cantante canadese ma inserita unicamente nel DVD dello spettacolo.

Céline Dion canta “Caruso” con Florent Pagny

Muti: «Non sono grande, sono Napoletano»

Muti: «Non sono grande, sono Napoletano»

Napoli chiude le celebrazioni di Italia 150

Angelo Forgione – Dodici minuti di applausi per Riccardo Muti al Real Teatro San Carlo per la messa di Requiem di Giuseppe Verdi che ha chiuso simbolicamente le celebrazioni dei 150 anni d’unità d’Italia. E per porre in evidenza l’importanza di Napoli nell’ambito del progetto unitario evidentemente ancora tutto da realizzare, proprio a chiusura delle manifestazioni, il grande Maestro ha lanciato un messaggio identitario alla nazione dopo quelli di Oviedo di Ottobre e del suo settantesimo compleanno:  «Non sono grande – ha risposto Muti ad un complimento urlato dalla platea – sono Napoletano». Poi si è appellato ai ministri: «Restate vicini a questo teatro che uno dei centri culturali del mondo, affinchè la gloria di Napoli possa proseguire per sempre».
E infine un messaggio a tutti i cittadini: «Essere Napoletani non significa seguire la parodia del folklore. Io sono Napoletano tosto, ho imparato qui il rigore, non a Vienna o Parigi».

Presenti tra gli altri anche Roberto Bolle e Roberto Benigni che ha brindato a Napoli: «Questa è la serata dell’unità e Napoli ne è il simbolo nel mondo». Lo ha detto ammirando e celebrando il teatro simbolo di una Napoli mondiale costruita anche da chi lo stesso attore ha denigrato sul palco di Sanremo. Lo stesso Benigni ha detto che mancava solo Garibaldi. In verità a mancare era il solo Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che a Gennaio ha aperto le celebrazioni unitarie a Modena e si è tanto speso per diffondere il messaggio unitario istituzionale in ogni dove. Alla chiusura nella sua città ha preferito la registrazione in mattinata del Concerto di Natale di Assisi, anch’esso nel calendario delle celebrazioni.

Parthenia sirena, ma uccello!

Angelo Forgione – Parthenia, dal greco “vergine”, è protagonista della leggenda della fondazione della città di Napoli. Nel IX secolo a.C. approdarono sull’isolotto di Megaride, laddove oggi è il Castel dell’Ovo, i primi coloni greci. Provenivano dall’isola di Rodi e portarono il culto orientale delle Sirene, che si diffuse in tutto il sud tirrenico.
Le origini della città di Napoli si perdono nella leggenda e nel mito del poema omerico di Ulisse. Degli scogli delle Sirene si parla anche nell’Odissea e sarebbero, secondo la leggenda, i “Li Galli” nei pressi di Positano, in antichità detti “Sirenusse”.

La Maga Circe, che secondo la leggenda si trovava nell’attuale Parco Nazionale del Circeo, avvertì Ulisse di fare attenzione al canto delle Sirene. Si trattava della voce chiara Ligea, la bianca Leucosia e la vergine Parthenia. Pur di ascoltarle, il Re di Itaca tappò le orecchie dei compagni con la cera e si fece legare all’albero maestro della sua imbarcazione. Le Sirene presero a cantare e promisero a Ulisse che gli avrebbero rivelato i segreti reconditi della conoscenza. Lui cercò di liberarsi ma i compagni assicurarono ancor di più la legatura e l’imbarcazione oltrepassò. Per la delusione, le Sirene si suicidarono lanciandosi dagli scogli, e il corpo di Parthenia fu portato dalle correnti sugli scogli di Megaride, dove fu rinvenuta con gli occhi chiusi e i capelli ondeggianti nell’acqua del Golfo.
Nell’immaginario collettivo, le Sirene sono bellissime figure umane per metà donna e metà pesce, e con queste sembianze ha scolpito Napoli il marcianisano Onofrio Buccini nel gruppo della fontana in Piazza Sannazaro. In realtà non è così poiché si tratta in origine di figure mitologiche, anche spaventose nell’aspetto, con il busto di donna e il corpo d’uccello, ali comprese, che vivevano appunto sugli scogli e, come tutti gli uccelli, usavano il canto per “catturare” gli uomini.
Per rendersene conto basta recarsi in Via Santa Caterina Spina Corona, nei pressi del Corso Umberto, e scorgere una della fontane più importanti e più nascoste di Napoli. Sulla parete laterale esterna dell’omonima chiesa, nel XVI secolo, Don Pedro de Toledo fece realizzare da Giovanni da Nola la fontana della Spinacorona, anche dette “delle zizze”.

Il gruppo scultoreo dal fortissimo significato esoterico, riferito alla prima protettrice della città, ha come soggetto la Sirena Parthenia nelle sue reali sembianze di donna-uccello e nell’atto di spegnere il fuoco del Vesuvio con l’acqua che le sgorga dai seni. Alle falde del vulcano, rivoli di lava e un violino, mentre al di sopra si leggeva un tempo una targa in marmo su cui era incisa la frase “Dum Vesevi Syrena Incendia Mulcet” (mentre la sirena addolcisce l’incendio del Vesuvio).
È nel Medioevo che, con la diffusione del Cristianesimo, le Sirene perdono le ali in segno di caduta dell’anima e vengono trasformate in pesci.
Il volto di Parthenia è raffigurato nel busto della “Capa ‘e Napule” sullo scalone principale di Palazzo San Giacomo. Si tratta della replica di una parte di una statua di 20 secoli fa che prima della sistemazione attuale si trovava nei pressi di Piazza Mercato per poi essere trasferita durante il periodo del “Risanamento”.

fonte leggenda

Vecchioni: «Napoli occasione per la cultura italiana»

Vecchioni: «Napoli occasione per la cultura italiana»

qualcuno aveva detto che era decomposta da migliaia di anni

Angelo Forgione – Parole colte di Roberto Vecchioni per Napoli nel salotto di “Che tempo che fa“.
Sabato 9 Dicembre, il cantautore ha spiegato la sua posizione rispetto alle voci diffuse sul suo compenso per il Forum delle Culture 2013 e ha identificato la città partenopea come uno dei più importanti patrimoni della cultura italiana.

Era lo stesso proscenio e lo stesso scranno dal quale Giorgio Bocca aveva detto tutto il contrario qualche anno prima, gettando fango sulla città partenopea definendola “città decomposta da migliaia di anni”. E anche li applausi, quella volta disgustosi come le sue parole e come il silenzio di Fazio.
Vecchioni Presidente del Forum delle Culture. Appunto! 

videoclip / Cornacchione (e non solo) dopo Brignano

videoclip / Cornacchione (e non solo) dopo Brignano

per uno che si migliora, tanti peggiarono con la risata che fa male

Angelo Forgione – Della rettifica di Enrico Brignano al suo brillante sketch sulle inflessioni dialettali italiane si è già parlato. Davvero divertente quando, scorrendo da nord a sud della penisola, cambiava la cadenza territoriale. Ma, arrivato a Napoli, qualche luogo comune di troppo aveva irritato oltremisura, anche perchè per gli altri italiani non se n’erano sentiti.
Copiose furono le email di protesta inviate da tanti Napoletani al bravo artista romano, alcune delle quali trovarono risposta per voce del suo manager. Le rimostranze fruttarono evidentemente una modifica dello sketch, finalmente godibile appieno.
La versione “auto-censurata” del monologo dialettale è andata in scena durante lo spettacolo “Tu vuò fa l’americano” su Rai Uno del 4 Marzo ’11, di cui Brignano fu ospite. Lo show, realizzato a New York, ebbe tra il pubblico tanti italiani emigranti, specialmente Napoletani, che sicuramente non avrebbero gradito la versione originale.
Il 22 Novembre scorso, Nicola Savino in diretta nazionale radio e tv su “Deejay” ha parlato della videodenuncia di V.A.N.T.O. sottolineando la differenza culturale tra le performance di Brigano e del maestro Proietti, elogiando il secondo.
Chiaramente, Brignano, che è un bravissimo artista, è stato preso ad esempio di un modo pernicioso di fare spettacolo nel nostro paese, in funzione della formazione culturale dell’intera nazione che da 150 anni denigra Napoli e il meridione tutto. Modo spesso e volentieri assimilato supinamente dagli stessi comici e cabarettisti Napoletani che, una volta saliti sui palcoscenici nazionali, dimenticano che la facile risata su mali e difetti di Napoli è si un’esigenza (spesso dettata da chi li invita) per il proprio successo ma anche un tradimento per la propria napoletanità, qualora ne siano davvero ambasciatori. Brignano non è colpevolizzato perchè apprezzato. C’è infatti chi fa di peggio in tanti programmi televisivi conditi di messaggi negativi nascosti dietro l’umorismo. Prova ne sia l’insistenza di “Colorado Cafè“, ma anche il nuovo esempio documentato del bravo Antonio Cornacchione che, una volta decaduto il suo bersaglio politico preferito, non ha saputo fare di meglio che giocarsi il prevedibile jolly.

contatto Antonio Cornacchione: stefaniacornacchione@libero.it
contatto Colorado Café: michele.totti@coloradofilm.it

Una serata da ricordare a Orta di Atella

Una serata da ricordare a Orta di Atella

uscito il terno: Atellana, V.A.N.T.O. e il Napoli… tre vittorie!

Sport e Cultura, Sabato sera sono andati a braccetto al Palazzetto del Sport F.lli Lettieri di Orta di Atella. Una serata indimenticabile, con una bella vittoria dell’USCAtellana sul Fasano che ha divertito il pubblico presente, l’incontro con Angelo Forgione del Movimento V.A.N.T.O. e Gennaro De Crescenzo del Movimento Neoborbonico che hanno presentato il libro MALAUNITA’ ad un pubblico rapito dalle verità storiche e dall’orgoglio napoletano, e la partita vincente del Napoli sul maxischermo.
Complimenti ai dirigenti della bella realtà sportiva del comune casertano, meritevoli di aver creato un punto di riferimento per i tanti giovani del posto.

“Malaunità” a Orta di Atella

“Malaunità” a Orta di Atella

Sabato 3 Dicembre al Palasport “F.lli Lettieri”

Incontro-presentazione del libro “Malaunità” nel dopopartita dell’incontro di pallamano del campionato nazionale di Serie A2 USCA Atellana vs Handball Fasano.

Angelo Forgione (orgoglio e Napoletanità), Gennaro De Crescenzo  (elementi storici circa i primati del Regno delle Due Sicilie) e Eddy Napoli (spiegazione e proiezione dei videoclip dei brani scritto e cantati per il libro) interverranno sui temi del meridionalismo.

Al termine del dialogo sarà offerto un buffet offerto dall’USCA Atellana con alcuni preparazioni tipiche del territorio (Salcicce e Fiariellli, Tortano e Dolci della tradizione).

E al termine… tutti insieme a tifare per il nostro Napoli sul maxischermo!