Partecipazione e commozione a Gaeta

Partecipazione e commozione a Gaeta

Centinaia di persone hanno affollato l’hotel Serapo di Gaeta nello scorso week-end in occasione del XXI Convegno Nazionale della “Fedelissima città di Gaeta” che ha schiuso ottime prospettive al mondo meridionalista. Alla conferenza di Sabato arricchita dagli interventi di Lorenzo Del Boca e  Pino Aprile, con la musica identitaria di Mimmo Cavallo, ha fatto seguito la commemorazione di Domenica mattina alla Montagna Spaccata dei soldati caduti per la difesa del Regno: alzabandiera e lancio di una corona a mare da parte degli allievi della scuola militare de “La Nunziatella” alla presenza delle cariche cittadine.

si ringrazia Pupia news per i contributi video

Lorenzo Del Boca

Gennaro De Crescenzo

Pino Aprile

Sindaco Raimondi

Mimmo Cavallo

Alessandro Romano

Sevi Scafetta

La commemorazione sul Monte Orlando

Napoli tra le 302 del concorso per “7 meraviglie”

Napoli tra le 302 del concorso per le “7 meraviglie”

Vota subito per la città partenopea!

Angelo Forgione – Anche il secondo traguardo è superato. Si era partiti da 1200 città e tra le 302 città dalle quali verranno fuori le “7 città meraviglie del mondoNapoli c’è, tra le primissime del girone “Europa”. Delle 15 italiane arrivate alla seconda fase ne sono rimaste 5: Roma, Napoli, Firenze, Venezia più Bologna, confermando idealmente il quadrilatero delle principali città d’arte italiane mete del “Grand Tour” Settecentesco. Eliminate Milano, Torino, Palermo, Genova, Bari, Catania, Messina, Taranto, Perugia e Mantova.
La terza fase di voto terminerà il 7 Settembre 2013, quando la seconda scrematura fornirà una shortlist di 77 città che secondo predeterminati regolamenti daranno le 28 città candidate ufficiali alla vittoria finale. Il concorso si concluderà il 7 Luglio 2014 quando saranno ufficializzate le 7 città elette.
La strada è lunga e priva di sponsorizzazioni istituzionali e mediatiche; dunque tocca a tutti noi votare più volte (con diversi account di posta elettronica) per superare anche la seconda selezione. Attenzione, scegliendo purtroppo solo Napoli tra le italiane  (per questioni di regolamento) insieme ad altre sei e poi compilando il form. Ovviamente diffondendo e sensibilizzando tutti.

clicca qui per votare

istruzioni di voto:
1) selezionare le 7 città scegliendo tra le varie zone del mondo
2) riempire il form sulla destra inserendo il codice captcha e l’indirizzo email
3) spuntare l’accettazione di “termini e condizioni” e inviare

Eddy Napoli canta Napoli e le Due Sicilie

Eddy Napoli canta Napoli e le Due Sicilie

l’artista al “Trianon” tra modernità e passato identitario

(videoclip intenzionalmente amatoriale in ottemperanza dei diritti d’autore)

Angelo Forgione per napoli.com Grandi emozioni sabato sera in un teatro Trianon riempito in tutti suoi circa 500 posti in occasione della seconda data “live” di Eddy Napoli. In una location storica nel cuore del centro antico (un teatro popolare tra mura greche!) l’artista napoletano ha una volta di più dato sfoggio della sua napoletanità pura, riscaldando la platea con la sua voce e con i suoi musicisti capaci di non far notare la mancanza del mandolino. Musica napoletana contaminata e rivestita di internazionalità senza perdere il contatto con la tradizione.
Ammiratori e amici hanno dato il loro piccolo contributo ad un’atmosfera magica tra canzoni di Napoli interpretate in maniera impeccabile. C’è spazio anche per la storia personale dell’artista con un toccante brano musicato su un testo del nipote Salvatore Lanza: «Conservo intensi ricordi della casa di famiglia, al Ponte di Casanova, un luogo dove sono passate diverse generazioni di artisti e dove si respirava un odore particole, ll’addore ‘e canzone». È poi il momento di un toccante omaggio a Lucio Dalla (“Caruso”) dopo il quale l’atmosfera si stempera con canzoni di Carosone e Fierro in chiave jazz/blues e con gli intermezzi degli ospiti Gianni Aversano dei “Napolincanto” e Aniello Misto che con Eddy Napoli ha proposto un briosa versione reggae di “Luna Rossa”.
Quando lo spettacolo sembra concluso, l’intenso e inatteso bis con la grande “provocazione”: Eddy saluta tutti ma il teatro lo acclama e quando il sipario si riapre non torna sul palco ma lascia scorrere su un grande schermo il videoclip di “Malaunità“. Spuntano tre bandiere delle Due Sicilie, due in galleria e una in platea, mentre gli spettatori restano rapiti e in silenzio fino all’ultimo fotogramma. Eddy torna sul palco, siede al piano in compagnia della fisarmonica, e suona una sua rivisitazione dell‘inno delle Due Sicilie di Giovanni Paisiello col testo riscritto da Riccardo Pazzaglia. Alla fine dell’esecuzione si alza in piedi tra gli applausi e spiega la grande provocazione; qualcuno dalla galleria chiede di insistere, ma il cantautore non va oltre e invita tutti ad approfondire l’irrisolta “questione meridionale” senza però chiudere il momento intensamente identitario. Un piccolo preambolo anticipa l’anteprima del lavoro discografico in uscita; «è un’atto d’amore verso la donna più bella del mondo» che Eddy presenta con la citazione di un suo “caro amico fraterno” (che lo ringrazia dalla terza fila). Una canzone intensa, a tratti struggente, che fa salire a tutti un nodo in gola. La serata chiude con un altro inno: ‘O surdato nnammurato.
Grazie Eddy per aver dimostrato come si fa rete tra gli artisti in una città troppo chiusa e diffidente. Grazie Eddy per aver unito la modernità alla tradizione e alla nostra storia identitaria. Grazie Eddy per averci riconciliato con noi stessi. Grazie Eddy!

Peppe Barra: «chi studia Napoli Capitale ama la città»

Peppe Barra: «chi studia Napoli Capitale ama la città»

«i Savoia hanno rovinato culturalmente l’Italia»

Angelo Forgione – È uno dei massimi protagonisti del teatro napoletano contemporaneo, un conoscitore della storia di Napoli, uno di quei partenopei orgogliosi che veicolano la verità senza complessi o timori. Stiamo parlando di Peppe Barra, già protagonista della recente produzione multimediale revisionista “Napoli, la Storia vol.II – Un nuovo Regno”, intervistato prima di uno spettacolo in Puglia dagli amici baresi di Regno.fm, “la (web)radio che dice solo la verità”.
Un’intervista tra consapevolezza, fierezza e denuncia: «il periodo più bello di Napoli e del Sud è stato quello borbonico quando Napoli era la capitale culturale d’Europa, poi sono scesi i Savoia che hanno rovinato culturalmente l’Italia tutta e soprattutto il Sud… e siamo finiti tutti nella più brutta esistenza… il Sud risente ancora di un passato storico doloroso ma ultimamente sta combattendo per ritrovare l’orgoglio di essere meridionali»
Esemplare nell’indicare il metodo per fiutare i veri napoletani e filtrarli da quelli che fanno male alla città: «I napoletani che amano davvero Napoli, e non ce ne sono moltissimi, sono quelli che si documentano sulla Napoli Capitale». Come lui, come noi.

Abbattimento ecomostro Arenella, Forgione a “8News”

Abbattimento ecomostro Arenella: Forgione a “8News”

Vittoria e soddisfazione di V.A.N.T.O. su Canale 8

si ringrazia la redazione giornalistica di Canale 8 per aver gratificato la nostra battaglia di sensibilizzazione in collaborazione con Ecoradio che ha riacceso i riflettori sulla questione unitamente alle varie finestre televisive e giornalistiche sull’argomento nel corso degli ultimi quattro anni.

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Ciao Lucio!

Ciao Lucio!

Qui dove il mare luccica e tira forte il vento, su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento”.
Così inizia la famosissima “Caruso”, considerata un classico della musica napoletana contemporanea e italiana nel mondo. Oltre nove milioni di copie vendute in tutto il globo, è stata riproposta da grandi cantanti tra cui Julio Iglesias, Celine DionAndrea Bocelli Luciano Pavarotti.

Scritta dal cantautore bolognese mentre era in navigazione con la propria imbarcazione; in seguito ad un guasto, dovette fermarsi a Sorrento e soggiornò nello stesso albergo dove molti anni prima, nel 1921, morì il grande tenore Enrico Caruso. Durante la sua permanenza, i proprietari dell’albergo narrarono a Dalla gli ultimi giorni di vita del tenore: Caruso si era appassionato a una giovane donna a cui dava lezioni di canto.
Solo dall’incontro tra la sensibilità di un grande artista e i magici luoghi di Napoli poteva nascere l’ispirazione per la stupenda canzone.
Lucio Dalla amava sinceramente Napoli, più volte definita la città più bella del mondo. «Quella napoletana – disse – è la musica più importante del Novecento, altro che Beatles… dobbiamo tornare a noi, e non essere provinciali, scopiazzando all’estero».
Ciao Lucio!

Eugenio Di Rienzo: «il revisionismo non è invenzione»

Eugenio Di Rienzo: «il revisionismo non è invenzione»

a Tg2 “Mizar” un’altra spallata alla retorica risorgimentale

Angelo Forgione – Nel video “il più bello dei regni” dedicato alla vittoria sportiva del Napoli sul Chelsea, ho fatto qualche riferimento storico al ruolo che l’Inghilterra e le politiche di Londra hanno avuto (anche) nella storia di Napoli. Le ingerenze e le prepotenze furono tante perchè tanto timore e tanto astio si accumulò durante il regno di Ferdinando II che non accettava imposizioni di politica estera e non subiva alcun complesso di inferiorità.
Nella notte tra Sabato 25 e Domenica 26 Febbraio, la rubrica del Tg2 “Mizar“, una delle più sensibili alla verità storica, ha proposto una recensione del libro “Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee” (euro 14,00) dello storico Eugenio Di Rienzo dell’Università “La Sapienza” di Roma il quale ha spiegato a chiare lettere che il 150° anniversario dell’unità d’Italia è stato un’imposizione all’apologia del Risorgimento e che gli storici hanno il dovere di fare luce sugli accadimenti. Di Rienzo ha dato un’ulteriore spallata alla storiografia ufficiale legittimando una volta di più le tesi dei revisionisti: «Tanti fatti scaturiti dagli archivi stranieri che ho scritto sono considerati da anni leggenda neoborbonica ma quella non è leggenda» (è certamente più fantasiosa la leggenda dell’orgoglio rancoroso di matrice cazzulliana).
Il libro descrive il crollo del Regno delle Due Sicilie per causa di una decisiva pressione delle grandi “potenze marittime”, Francia e Inghilterra,  che dalla metà del XIX secolo tentarono di trasformare il Mezzogiorno in una colonia economica e in un avamposto strategico funzionale alla loro strategia mediterranea. Nel testo è proposta una documentazione inedita, proveniente dagli archivi diplomatici francesi, inglesi, austriaci, russi, spagnoli. Il saggio suggerisce inoltre che la stessa debolezza geopolitica che determinò il crollo dello Stato napoletano avrebbe condizionato, fino ai nostri giorni, il destino della “media potenza” italiana nel segno di un passato destinato a non passare.
E non è un caso che Garibaldi, recatosi a Londra nel 1864, fu acclamato da migliaia di persone deliranti. Fu l’uomo che cancellò il nemico napoletano, il più grande pericolo nel Mediterraneo; fu l’uomo che regalò un regno ricco e orgoglioso ai mediocri Savoia creandone uno più grande ma politicamente suddito del Regno unito.

Isidoro Odin, da Alba a Napoli senza ritorno

Non c’è napoletano che non conosca “Gay-Odin”? Una vera e propria istituzione napoletana, dal 1993 anche monumento nazionale. La storia cominciò nel 1894 quando Isidoro Odin, cioccolatiere e confettiere piemontese di origine svizzera, si trasferì a Napoli e aprì una bottega in Via Chaia che diede vita al rituale del passeggio napoletano col piacere del sacchetto assortito. Odin arrivò da una terra di antica tradizione dolciaria dove il lavoro non mancava; ma era dipendente e anonimo e la cosa non gli piaceva perchè sognava un laboratorio tutto suo, dove potersi dedicare al cioccolato a tempo pieno.
Fece la valigia, mise in tasca qualche migliaio di lire e comprò un biglietto di terza classe per il suo sogno: Napoli. Non era più la città Capitale ma ne conservava l’aspetto e ne era affascinato, soprattutto dalla folla che in quegli anni animava Via Toledo sino a tarda sera. E così lasciò il Piemonte e approdò in riva al golfo. Odin volle nel centro di Napoli il suo laboratorio, dove il suo cioccolato poteva ritagliarsi un suo spazio tra gli eleganti caffè e le sartorie.
L’ambiente era piuttosto piccolo, ma l’ubicazione era ideale: all’inizio di via Chiaia, prospiciente Largo Carolina, a due passi dal Gambrinus, dalle due basiliche di S. Francesco di Paola e di S. Ferdinando, dalla Galleria Umberto, dalla Prefettura, dal Palazzo reale, dal teatro San Carlo.
Al primo negozio si aggiunsero gli altri due di via Toledo, e poi, nel 1922, la fabbrica-dimora a cinque piani costruita in via Vetriera, dei quali il terzo riservato ad abitazioni, a pochi metri dal palazzo del principe d’Avalos e quasi a ridosso di via Dei Mille, contesa negli anni Venti dall’ultima nobiltà borbonica e la migliore borghesia. Cambiò anche la ragione sociale, che si trasformò in “Gay-Odin” a seguito del matrimonio di Isidoro con Onorina Gay, sua compaesana e collaboratrice. La gestione a due diede impulso alla fabbrica–laboratorio e si moltiplicano i punti vendita a Napoli fino ad arrivare a sette nel secondo dopoguerra.
Onorina e Isidoro, agli inizi degli anni ’60, trasferirono tutti i segreti del mestiere e Giulio Castaldimantenendo la direzione finché poterono. Castaldi a sua volta, trasferì i segreti al nipote Giuseppe Maglietta che all’inizio degli anni ’80 prese le redini della fabbrica insieme a tutta la famiglia, sua moglie Marisa e poi i figli Davide, Sveva e Dimitri. Che sono ancora li, nel palazzo del cioccolato di Via Vetriera dove l’arredamento è ancora quello di una volta e i macchinari ancora tutti artigianali. Che producono cioccolato artigianale per i nove negozi a Napoli e poi quelli di Roma e Milano.

Carnevale… e la maschera di Pulcinella scomparsa

Carnevale… e la maschera di Pulcinella scomparsa

intervento su Radio Marte del 21 Febbraio

Pulcinella emblema del folklore. Ma la maschera napoletana è qualcosa in più: è l’incarnazione dell’anima eternamente duale della città e della sua cultura popolare, la figura di tramite tra uomo e donna, tristezza e allegria, stupidità e furbizia.

Noa fa vincere Napoli al festival di Sanremo

Noa fa vincere Napoli al festival di Sanremo

«“Noapolis” è un omaggio alla vostra bellissima cultura musicale»

La serata di gala del Festival di Sanremo era battezzata col nome di “Viva l’Italia nel mondo”. E non poteva mancare la tradizione napoletana, portata sul palco del teatro Ariston prima da Lucio Dalla che ha accompagnato per mano i giovani Carone e Mads Langer sulle note di “Anema e Core”; veramente trionfante però con Noa che, su “Torna a Surriento”, ha prima duettato con Eugenio Finardi per poi dedicare un ricordo a Roberto Murolo con una toccante “Era de Maggio”Emozionante la cantante israeliana quando, rivolgendosi a Gianni Morandi e a tutta la platea nazionale, ha detto: «“Noapolis” è un omaggio alla vostra bellissima cultura musicale».
In conferenza stampa, l’artista aveva detto: «la musica Napoletana abbatte tutte le barriere del mondo, è un tesoro della cultura italiana». Sottoscritto da Finardi.