Il fast-food napoletano parte da Bari

la grande cultura enogastronomica di Napoli innova la ristorazione veloce

La cucina di Napoli non è solo pizza e pasta ma un universo enogastronomico ricco di varietà e qualità che ha eguali solo in Sicilia e che è parte della cultura della città stessa, rendendola da secoli la capitale europea della cucina ma anche la patria del “cibo da strada”. Ispirato a questa filosofia è nato a Bari “Napoleat”, il primo fast-food/take-away napoletano che offre al pubblico leccornìe e genuinità tipiche della cucina partenopea con i metodi di ristorazione veloce… ma non troppo (dicono i proprietari). E allora “Napoleat” non offre la pizza ma una cucina partenopea alternativa fatta di panuozzo di Gragnano, mozzarella di bufala, vini e salumi campani, conserve vesuviane, pasticceria napoletana e l’immancabile caffè. Un successo di partecipazione nella prima serata di inaugurazione e poi il primo giorno di apertura il 19 Settembre, proprio nella festività di San Gennaro. Gli ideatori, di origini napoletane, promettono la conquista del mercato italiano e europeo partendo dal capoluogo barese ritenuto fortemente probante per il gradimento del pubblico. Immancabili le pagine Facebook e Twitter.

contributo video di AntennaSud

Il prodigio del sangue di San Gennaro a Madrid

Archbishop of Naples Cardinal CrescenzioAngelo Forgione – Che si creda o no al prodigio dello scioglimento del sangue di San Gennaro, devoti, atei e agnostici, saranno tutti d’accordo sul fatto che la figura del patrono di Napoli sia legata indissolubilmente alla storia della città. E attorno al mistero della liquefazione del sangue c’è n’è un altro più piccolo, poiché oltre alle due ampolle nella teca custodita nella Cappella del Tesoro nel Duomo di Napoli ce ne sarebbe anche una terza, e pure preziosa perché contenuta in una teca d’oro, ma scomparsa. È stata portata via secoli fa, e se ne sono perse le tracce. Del resto, il sangue di San Gennaro è segnalato un po’ dovunque tra il Sud-Italia e la Spagna. In un convento di Monforte de Lemos, un piccolo comune nel sud della provincia galiziana di Lugo, tra presepi napoletani e reliquiari vari, è conservata una teca indicata con una targhetta su cui vi è scritto “Sangue di San Gennaro”. Una monaca dà per certo che di questo si tratti, e ogni 19 settembre vi si piazza davanti pregando, sperando forse che prima o poi possa assistere alla liquefazione. Mai successo! Eppure un legame tra Napoli e Monforte de Lemos c’è, perché nel paese spagnolo nacque Pedro Fernandez de Castro, conte di Lemos, Viceré di Napoli a inizio Seicento, epoca in cui ancora era abitudine di nobili e sovrani prelevare reliquie. Per impedirlo, proprio nello scorrere di quel secolo furono apposti dei sigilli alle ampolle, fatto che rende misterioso anche l’atto di Carlo di Borbone, Re di Napoli nel cuore del Settecento, devotissimo al Santo Patrono, che pare abbia sottratto del sangue dall’ampolla più grande, oggi piena al 60 per cento, per portarlo a Madrid nel 1759, allorché ereditò il trono di Spagna.
Da quanto si evince da uno scritto del primo ministro del Regno di Napoli Bernardo Tanucci indirizzato all’erede napoletano Ferdinando IV, papà Carlo fece custodire l’ampolla nella cappella dell’Escorial e ogni 19 settembre faceva celebrare una messa per San Gennaro a Madrid. Il sangue si scioglieva anche lì? In ogni caso, San Gennaro deve aver comunque ceduto alle lusinghe borboniche visto che il prodigio non si é mai verificato in presenza dei sovrani di Casa Savoia (nel 1861, 1870 e 1931).
Carlo di Borbone portò con sé il sangue di San Gennaro o inconsapevolmente quello di qualche altro santo napoletano? Del resto, pare che il prodigio necessiti della presenza del busto-reliquiario del Santo che contiene i resti del suo cranio. Fu voluto nel Trecento da Carlo II d’Angiò ed è ornato da una mitra aggiunta nel Settecento, considerata uno degli oggetti più preziosi del mondo.
I responsabili del Museo del Tesoro di San Gennaro hanno attivato da qualche tempo le ricerche della terza teca per via diplomatica. Per il momento si sa solo che a Madrid il Monasterio de la Encarnación custodisce ufficialmente il sangue di san Pantaleone e quello di San Gennaro. Il primo si scioglie il 27 luglio, il secondo no. Per una semplice coincidenza (?), la data del 27 luglio del 1892 è legata alla benedizione della prima pietra della chiesa di San Gennaro al Vomero. Da dove è arrivato il sangue del patrono di Napoli? È quello portato via da Carlo di Borbone? E quel sangue era nell’ampolla parzialmente svuotata o in un’altra? Mistero, appunto.

Il registro dei tumori? il nuovo sito-web della Regione costa il doppio!

Si è svolta oggi la catena umana davanti l’istituto oncologico “Pascale” di Napoli per protestare contro la manovra ostruzionistica del Consiglio dei Ministri che ha impugnato il Registro dei Tumori della Campania. Centinaia di persone hanno gridato slogan contro la politica locale e nazionale, anche se già dalla mattinata si era appreso che il governatore Caldoro avrebbe intenzione di intervenire immediatamente con un decreto commissariale di aggiramento. Insomma, un braccio di ferro tra Regione e Governo.
Ma spunta il paradosso. La stessa Regione Campania è oggetto di rifacimento del proprio sito ufficiale. Un supersito d’oro inizialmente valutato 4 milioni dalla DigitCampania, una società multimediale di proprietà della stessa Regione Campania. Invece costerà “solo” 2,8 milioni di euro, compresi tre anni di gestione e aggiornamento. Siamo dunque all’assurdo: il nuovo sito della Regione Campania, già disponibile in versione “beta”, costa praticamente il doppio del Registro dei Tumori che viene considerato troppo costoso dal Governo, in contrasto con il piano di rientro dal disavanzo sanitario. Per la comunicazione si può spendere e per la vita no?

(foto Valeria Girimonte)

Monti e i suoi ostacolano il registro dei tumori in Campania

la legge regionale contro i tumori impugnata dal Consiglio dei Ministri

La legge regionale per l’istituzione del registro dei tumori della Campania, partorita lo scorso 13 Giugno, è stata impugnata, quindi bloccata, dal Consiglio dei Ministri dinanzi alla Corte Costituzionale. Motivazione? La legge contiene alcune disposizioni in contrasto con il piano di rientro dal disavanzo sanitario. Tradotto in soldoni, costa troppo per una Regione in deficit.
Il provvedimento garantiva finanziamenti certi e non stornabili alle ASL per istituire un registro che mettesse in rete i dati sull’incidenza delle patologie tumorali, coprendo tutta la regione oltre la quarantina di comuni finora inclusi. Con questa legge la Campania si avviava a colmare finalmente una lacuna gravissima per un territorio particolarmente inquinato come quello tra il Napoletano e il Casertano, inquinato da sversamenti abusivi di ogni tipo. Il registro avrebbe dovuto consentire di poter mettere in relazione eventuali impennate dei casi di cancro con l’esposizione di ipotetici fattori di rischio, come la presenza di discariche illecite o lo smaltimento di liquidi tossici. Passaggio fondamentale per poi definire politiche di prevenzione e di bonifica. Il tutto sotto il coordinamento delle ASL e dell’Istituto Tumori Pascale.
E così la Campania, la regione pattumiera delle industrie del Nord-Italia ma non solo, resta l’unica senza il prezioso registro. Nell’articolo del 13 Giugno si sperava di evitare nuove beffe dopo l’esito del processo “Cassiopea”. Cos’altro deve accadere affinché i campani siano protetti da leggi e bonifiche dei territori? Evidentemente il popolo campano deve rientrare velocemente dal deficit sanitario prima di non poterlo più fare. Prima i bilanci e poi le vite umane? Siamo di fronte a dinamiche perverse e silenziose alle quali la gente non può più sottostare. L’azione del Governo Monti, per quanto lecita, è delittuosa dal punto di vista etico e morale e non può passare inosservata.
Già preannunciata una immediata reazione: Lunedì 17 alle ore 13:00, si terrà una catena umana di cittadini e medici davanti all’Istituto Pascale. E la vergogna continua!

La pizza napoletana resta STG. Il resto è contraffazione.

a Strasburgo l’UE ratifica il “pacchetto sicurezza” alimentare

Stava correndo il rischio di perdere nel 2017 il marchio STG, specialità tradizionale garantita, perche’ l’Europa aveva deciso di riesaminare le specialità che avevano provveduto a proteggere solo la loro ricetta ma non il loro nome. Ma la Pizza Napoletana, alimento-bandiera di Napoli e dell’Italia nel mondo, ha convinto il Parlamento Europeo riunitosi in seduta plenaria a Strasburgo che ha ratificato il “Pacchetto sicurezza” contenente nuove regole per i marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita). La conseguenza in termini pratici è che ora, oltre al disciplinare di produzione, la pizza di Napoli dovrà avere una denominazione propria che possa distinguerla dalle altre pizze, quelle non STG. Ci vuole una parola aggiuntiva alla dicitura “Pizza napoletana” e il nome andrà registrato per diventare una sorta di brand che andrà esibito nei locali rispettosi del disciplinare. In questo modo se ne certificheranno le contraffazioni e chi gusterà altre pizze spacciate per napoletane mangerà in realtà veri e propri falsi alimentari. La pizza napoletana è il prodotto più contraffatto al mondo per fini commerciali e la Coldiretti informa che la metà delle pizze servite nelle 25.000 pizzerie italiane sono preparate con ingredienti importati dall’estero: farine canadesi e ucraine, pomodori cinesi, cagliate dell’est-Europa in luogo della mozzarella, olio d’oliva tunisino o spagnolo… tutto all’insaputa del consumatore.
Oggi “pizza” è la parola italiana più conosciuta al mondo prima di spaghetti, cappuccino ed espresso. I pizzaioli di Napoli hanno lanciato la proposta di un concorso pubblico per individuare la parola da accompagnare a ”Pizza Napoletana”. Sono loro i principali artefici di una vittoria storica per la buona cucina di Napoli che vuole tutelare la tradizione, la maestria e i prodotti della filiera agroalimentare della Campania. Una sorta di rivincita anche nei confronti dell’ex-ministro alle politiche agricole (italiane) Luca Zaia che, dopo essersi preso gli onori e aver simulato felicità per la nazione annunciando la sua presenza ai festeggiamenti per il riconoscimento UE del marchio STG per la Pizza Napoletana ottenuto dopo dieci anni di battaglie dei pizzaioli napoletani, disertò clamorosamente recandosi nello stesso giorno da McDonald’s per promuovere il suo panino “Mc Italy“, o meglio “Mc Padania”, pensato per favorire gli agricoltori del Nord. Scatenò le ire della “Associazione Pizzaioli Napoletani” che accusarono, non solo loro, gli eurodeputati della Lega Nord di essere i promotori della richiesta di ritiro dell’STG alla pizza napoletana. Zaia, dopo due anni, è stato accusato di “razzismo gastronomico” per un’altra invenzione, “Buonitalia”, messa in liquidazione per aver sperperato 50 milioni di euro per promuovere esclusivamente prodotti del Nord, Veneto in testa. Mica la mitica e plurisecolare Pizza Napoletana?!

Il sovrintendente inadeguato se ne va

di Angelo Forgione per napoli.com
Scambio di sovrintendenti. Stefano Gizzi se ne va ad Ancona al posto del napoletano Giorgio Cozzolino che fa il percorso inverso e lascia nella città marchigiana buoni ricordi per un forte attivismo e per aver aperto numerosi fronti circa il decoro centro storico. La comunicazione ufficiale era pronta da giorni sul tavolo del ministero dei Beni Culturali ma sarà operativa dal 19 Settembre.
Via Gizzi, dunque, e senza molti rimpianti. Brava persona, per carità, che però resterà nella ricordi dei napoletani per la sua illogica difesa delle “vele” di Scampia, per l’immobilismo di fronte alla Cassa Armonica che veniva smontata, per l’ultimatum-farsa circa i “baffi” aggiunti alla scogliera di Via Caracciolo, per la tolleranza del parcheggio all’interno di Palazzo Reale e davanti la facciata del Museo Archeologico Nazionale, per gli spettatori privilegiati dei concerti sui balconi della reggia. E per quella risposta “illuminante” che aveva fatto intendere di che pasta era fatto quando denunciammo il buio dei monumenti e lo spreco dell’impianto di Valerio Maioli: «Come insegnano le pagine del “Viaggio in Italia” di Goethe, i monumenti andrebbero goduti nella loro illuminazione naturale, alla luce della luna». La visione della salvaguardia del patrimonio di Gizzi era questa, conservatrice e miope, ferma al Settecento di Goethe quando l’illuminazione non esisteva e lo scrittore tedesco esaltava proprio la bellezza di poter godere della vista dei monumenti anche di notte, al chiaro di luna, ogni 28 giorni.
Questo era Gizzi. Arrivederci dunque, e benvenuto Cozzolino. Speriamo faccia buone cose anche nella sua Napoli.

non solo Matera, anche Avellino e Castellammare senza treni.

E mentre a Bari si dibatteva sulle ragioni del Sud da affermare partendo da un treno che finalmente possa raggiungere o partire da Matera, ad Avellino e Castellammare di Stabia chiudevano per diversi motivi le stazioni ferroviarie, quella stabiese inaugurata nel 1842 sulla storica tratta di prolungamento della prima linea ferroviaria d’Italia.
Matera, Avellino e Castellammare, tre città del Sud senza collegamenti ferroviari. E le chiamano Ferrovie dello Stato.

a Bari il meeting del meridionalismo per Pino Aprile

Il Sud prova a guardarsi dentro (e a partire?)

Giornata di incontro a Bari per i movimenti, gli intellettuali e i cittadini che hanno sottoscritto l’appello a Pino Aprile, giornalista e scrittore, autore di “Terroni” e “Giù al Sud”, e coautore di “Malaunità”, libri che sono diventati una sorta di manifesto politico del sentimento di rinascita meridionale.
Aprile incontrerà nella Sala Consiliare del Comune di Bari in Corso Vittorio Emanuele II i sottoscrittori dell’appello rivoltogli il 14 luglio scorso a Monte Sant’Angelo (FG). All’autore di “Terroni” è stato chiesto di mettersi in gioco in prima persona e rappresentare le Terre del Sud insieme a tutti i firmatari, cittadini, movimenti e associazioni che lo vorranno.
Nella lettera aperta consegnata a luglio a Pino Aprile, al termine della prima dello spettacolo con Eugenio Bennato “Profondo Sud”, da Marco Esposito, assessore del Comune di Napoli, e dai rappresentanti del Partito del Sud, Partito per il Sud, l’Altro Sud e Insieme per la Rinascita, si afferma che “è il momento di osare. Va promosso un Movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un Movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un Movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra città per città una fase costituente sulla strada da intraprendere perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre”.
Pino Aprile non ha ancora deciso di accettare e lo farà all’ultimo momento, guardando le facce dei presenti e ascoltando le loro voci. Se rifiuterà continuerà a scrivere con maggior impulso e già per Novembre è in programma l’uscita del suo terzo libro meridionalista che analizzerà esclusivamente il mondo dei giovani meridionali, quella generazione che non è più “terrona” ma dignitosamente gente del Sud (tra cui chi scrive, ndr.).
L’incontro si svolgerà dalle 16:30 alle 19:30 grazie alla ospitalità del Sindaco di Bari Michele Emiliano che sarà presente all’incontro e firmerà l’appello ad Aprile.

Diretta web e twitter su #appelloaprile

Pino Aprile e Angelo Forgione al Convegno Nazionale della “Fedelissima città di Gaeta”

anche Asterix distribuisce stereotipi antinapoletani

un ladro inglese con un nome “poco inglese”

Nella puntata della serie “The Garfield Show” trasmessa il 25 Luglio da “Boing” i bambini (e i genitori) videro un gatto ladro doppiato in napoletano e il Parlamento delle Due Sicilie inviò una diffida ai responsabili del canale digitale terrestre e alla produzione americana con la richiesta di scuse per razzismo antimeridionale ricevendo riscontro.
Ma non è certamente un episiodio isolato. Anche nella serie del fortunato cartoon “Asterix” esiste un caso analogo. Precisamente in “Asterix e la Pozione Magica” (“Asterix in Britain” e “Asterix chez les Bretons” in Inghilterra e Francia) prodotto nel 1986. Nell’avventura, Asterix e il fedele amico Obelix sono impegnati a trasportare in Gran Bretagna un barile di pozione magica affinché il popolo gallico possa fermare l’inesorabile avanzata romana. Il barile in questione viene trafugato da un ladruncolo locale dai lunghi baffi e con la mascherina in viso, maldestro e codardo. Un ladro dal tipico accento inglese ma dal nome niente affatto bretone. Il ladro si chiama Napoletanx! (nel video)
C’è da pensare che il nome sia frutto del doppiaggio italiano. Ad ogni modo si tratta di un altro episodio di antinapoletanità frutto di luoghi comuni dannosi perchè indirizzati ai bambini. Fortunatamente il nome del ladro, che è personaggio marginale nella vicenda, è pronunciato una sola volta in tutto il cartone animato e pertanto l’associazione napoletano-ladro non è insistente ma subliminale, ma comunque capace di arrivare agli adulti.
Il cartoon è distribuito in Italia dalla Eagle Pictures cui è bene chiedere la modifica del doppiaggio dal momento che il DVD è in commercio (da anni).

Ilenia Lazzarin, dal Nord alla sorprendente Napoli

L’esperienza napoletana di Ilenia, la bella Viola di “Un posto al sole”

Nata nella provincia lombarda, a Busto Arsizio, trasferitasi a Vercelli a 11 anni per poi approdare a Napoli a 19 anni ed entrare nel cast della “soap” partenopea.
Ilenia Lazzarin racconta Napoli vissuta con gli occhi di una ragazza della provincia settentrionale catapultata appena maggiorenne nella caotica metropoli del Sud, spiazzata dall’impatto con una realtà controversa e spesso eccessiva ma ben presto sorpresa dalla ricchezza culturale, dalla bellezza monumentale e paesaggistica e dall’umanità di una città diversa dagli stereotipi e dai classici pregiudizi al di là dei suoi problemi.
Auguri ad Ilenia per le sue prossime trenta candeline (6 Settembre)… da milanese napoletana. E per la sua prossima laurea napoletana. Ilenia studia infatti Scienze Della Comunicazione al “Suor Orsola Benincasa”.

(si ringraziano Alessandra Del Giudice e napolicittassociale.it)