––– scrittore e giornalista, opinionista, storicista, meridionalista, culturalmente unitarista ––– "Baciata da Dio, stuprata dall'uomo. È Napoli, sulla cui vita indago per parlare del mondo."
Angelo Forgione – Grandi polemiche e botta e risposta tra Napoli e Juventus hanno suscitato le parole di Claudio Marchisio rilasciate al magazine “Style” del “Corriere della Sera”. «Un calciatore che mi suscita particolari antipatie? Non qualcuno in particolare, ma una intera squadra: il Napoli. Dopo le finali ruvide di Coppa Italia e Supercoppa. Quando me li trovo di fronte scatta qualcosa». Parole del centrocampista della Juventus.
Tranquilli, non è l’Amandola bis; qui la puzza dei napoletani non c’entra. È solo sana rivalità sportiva, ampiamente ricambiata. È l’orgoglio di un torinese doc e juventino dop (rigorosamente protetto) che ancora non ha digerito la sconfitta di Coppa Italia dello scorso Maggio e la maniera con cui la sua squadra ha vinto la rivincita a Pechino. Uno sfogo che va anzi letto con grande orgoglio dai napoletani, senza alcun risentimento, firmato da un piemontese che di Napoli non nutre “antipatia” solo per la squadra di calcio: alla vigilia dello scorso Juventus-Napoli (2-0), il nostro dichiarò alla stampa che «non c’è nulla di più bello che svegliarsi a Napoli, aprire la finestra e affacciarsi sul Golfo… In ogni stagione!». La sottrazione di trofei sul campo, le rivincite avvelenate da evidenti favori arbitrali, la disponibilità in rosa di giocatori desiderati. Questo è evidentemente il Napoli per Marchisio. E la stima, nello sport, si esprime con le forti rivalità. È appagante che lo juventino non pensi a Milan e Inter, bensì al Napoli. Che gli azzurri siano sempre più antipatici! Come Juventus, Milan e Inter.
C’è chi contesta la decisione della RAI di licenziare Giampiero Amandola concedendogli le attenuanti dell’ironia. Sbagliato, perchè in quel suo servizio ormai famoso è successo di tutto, tra tifosi che inneggiano al Vesuvio e giornalista che li imbecca. C’è di peggio rispetto a quello che appare il motivo del provvedimento, come ad esempio proprio i ragazzi che intonano slogan razzisti montati con la classica leggerezza di chi sostiene che si tratti di rivalità calcistiche e come se fossero giustificati dall’accusa di ruberie provenienti dall’altra sponda. È il taglio del servizio che ha dell’incredibile, una sequenza di superficialità rispetto a ciò che doveva andare in onda. Bastava poco per capire che quel contributo non poteva essere trasmesso con certi passaggi. Troppo l’imbarazzo per l’azienda.
Da “La Radiazza” su Radio Marte, il commento al licenziamento e la telefonata di Gianni Simioli alla redazione RAI regionale del Piemonte.
il nuovo libro dello scrittore pugliese analizza il web (e scrive di V.A.N.T.O.)
Angelo Forgione – Da “Terroni” a “Mai più terroni” (Piemme ed., pp. 127, € 12,00). Il sottotitolo del primo libro meridionalista di Pino Aprile era «Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali». Quello del terzo è «La fine della questione meridionale». Cosa è successo in così poco tempo? Il giornalista-scrittore pugliese è passato dal racconto rabbioso della sua scoperta per le verità nascoste sul Risorgimento alla convinzione che dopo 150 anni di minorità indotta i meridionali abbiano rialzato la testa. Credo che questa reazione riguardi solo una minoranza di consapevoli, ma Aprile ha adoperato il suo lungo sguardo e, forse, anticipato lo scenario dei prossimi anni, estremamente fiducioso nella capacità del web di neutralizzare lo svantaggio artificioso del Sud, le ferrovie mai fatte e i treni soppressi, la mancanza di autostrade e aeroporti. “Il Sud è, da un momento all’altro, alla pari. E può prendere il largo, su quella pista, perché per la prima volta, dopo 150 anni, è nelle stesse condizioni dei concorrenti”.
Pino Aprile ha diviso l’opinione coi suoi precedenti libri, una sorte comune a tutti coloro che scrivono in chiave meridionalista e controcorrente. L’autore sa benissimo che la questione meridionale è ben lungi dall’essere liquidata, che il Sud è ancora troppo arretrato e che troppi meridionali soffrono ancora di un complesso di inferiorità dettato da ciò che vedono davanti ai loro occhi, senza andare oltre, sia che si trovino nei loro luoghi di origine che in quelli in cui sono eventualmente emigrati. Ma il libro è un valido contributo per la comprensione di un processo in atto che potrà essere giudicato solo negli anni a venire.
Nel libro c’è spazio anche per uno degli aspetti di V.A.N.T.O., quello di denuncia dei guasti dell’informazione e dei media riguardo Napoli e il Sud e attinente alla tematica trattata, con cui Aprile sottolinea come il movimento sia stato capace con tutte le difficoltà del caso di colmare almeno parzialmente l’assenza di voce meridionale, di giornali, televisioni e politica. Un esempio evidentemente da aggiornare alla luce del caso Amandola e di quelli concretizzatisi dalla primavera a qui.
Angelo Forgione –Tutto era partito da chi vi scrive quella Domenica 21 Ottobre. La battuta infelice di Giampiero Amandola al TGR Piemonte (segnalata dal prezioso Pierluigi R.) non poteva restare limitata ai telespettatori piemontesi e doveva essere denunciata immediatamente. Oggi, a circa quaranta giorni di distanza, il giornalista è stato licenziato dalla RAI pagando fino in fondo la leggerezza. Amandola, sospeso per il servizio sulla vigilia della partita Juventus-Napoli contenente allusioni alla puzza dei tifosi napoletani, era stato convocato dall’Ordine dei Giornalisti che aveva aperto un provvedimento disciplinare nei suoi confronti e si era capito che per lui tirasse una brutta aria quando il Comitato di redazione della sede regionale della Rai di Torino, sollecitato da quello di Napoli, si era scusato con i telespettatori per gli “apprezzamenti irrispettosi nei confronti dei tifosi napoletani”, prendendone fermamente le distanze. Mai un tg regionale si era dovuto scusare con i telespettatori di altre aree e con i napoletani tutti. Il provvedimento è duro quanto inevitabile visto l’imbarazzo causato ai colleghi torinesi e a tutta la categoria. Amandola, che stando alle dichiarazioni del sindacato avrebbe già manifestato l’intenzione di impugnare il provvedimento sostenuto dall’USIGRAI, paga cara una leggerezza ma pare che già fosse nel mirino da tempo. E finisce per essere l’unico capro espiatorio di una situazione che è sfuggita di mano alla filiera di controllo di un’intera redazione. Certi episodi si ripetono da decenni ma, pur nel rispetto di un collega che perde il posto di lavoro, si è data una dimostrazione di come denunciare i guasti dell’informazione e di come pretendere il rispetto troppe volte calpestato. Il caso torinese è un monito senza precedenti per tutti coloro che con troppa leggerezza sono abituati a parlare per stereotipi delle altrui comunità. Attorno, e non è poco, anche un’altra “vittoria” ai danni di Gramellini e l’affermazione di un simpatico aneddoto sul bidet, ormai sdoganato in ogni modo in tutto il territorio nazionale. Del resto è una delle “mission” di V.A.N.T.O., non meno importante di quella di dimostrare ai napoletani che è giusto indignarsi anche per le troppe cose che umiliano la città di Napoli e di cui spesso sono responsabili altri napoletani.
“Millevalvole” è un programma di Radio Popolare Milano diffuso in Lombardia ed Emilia Romagna che cerca di star dietro al mondo dei media che cambiano la nostra vita, a una grande lavatrice che continua a mutare forma e colore. “Una trasmissione che ha la presunzione di voler scoprire le trasformazioni e le tendenze dell’umana e disumana esistenza”, come recita la presentazione degli autori.
Tra queste tendenze c’è anche la nuova riscoperta dell’identità napoletana, indagata dal programma della radio milanese nella puntata di Giovedì 8 Novembre attraverso la conoscenza con V.A.N.T.O.. Qualche prurito sulla questione “panettone napoletano”, un po’ di diffidenza mista a curiosità e tanta cordialità discutendo della realtà partenopea.
Ma che sconquasso ha scatenato V.A.N.T.O.! Sospensione di Amandola, scuse della sua redazione e della Rai di Roma ai napoletani e agli italiani, sdegno di tutta la categoria giornalistica, iniziative legali, affermazione di verità storiche su cui sono poi inciampati noti giornalisti-scrittori. Ora anche nuove regole interne alla RAI, ed è giusto così.
Alla sede Rai di Torino le acque sono ancora molto agitate e si susseguono le conseguenze del servizio definito “razzista” nel comunicato di scuse che ha mortificato l’ambiente torinese e tutta la classe giornalistica. Il direttore dell’informazione regionale Alessandro Casarin, accompagnato dal vicedirettore Federico Zurzolo, si è recato ieri nel capoluogo piemontese per incontrare l’intera redazione. Ma già Mercoledì pomeriggio si era collegato in teleconferenza con tutte le redazioni locali per raccomandare due nuove “rigide” regole: i testi redatti dai giornalisti devono essere accessibili, e dunque inseriti nel sistema editoriale interno alla Rai, in modo da poter essere letti da capiservizio e capiredattori, mentre il responsabile della messa in onda del tg dovrà controllare o far controllare dai capiservizio i servizi montati prima che vengano trasmessi.
L’omesso controllo è chiaramente il vero motivo dell’imbarazzo di Casarin ed è altrettanto evidente che la figuraccia sia stata grande e la RAI non si possa consentire una perdita di credibilità. È la stessa dinamica riscontrata nella questione Gambero Rosso-pizza per cui chi ha commesso un autogoal ha prima chiesto scusa e poi promesso di “aggiornarsi” per salvare la reputazione.
Amandola, sospeso dalla RAI, avrà trenta giorni di tempo per rispondere all’Ordine dei giornalisti del Piemonte che ha aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti convocando anche il caporedattore Carlo Cerrato (che durante l’edizione del TG piemontese non era in redazione), il vicecaporedattore e capocronista Massimo Mavaracchio (responsabile di messa in onda) e il vicecaporedattore Gianfranco Bianco che ha condotto il tg dello scandalo. E nell’accertamento interno delle responsabilità emergono particolari interessanti. Pare che Amandola, consegnando il suo pezzo pochi minuti prima della messa in onda e rendendo di fatto impossibile il controllo, sia stato “avvisato” dal montatore che, confezionando con lui il servizio, gli avrebbe fatto notare che la considerazione sulla puzza era inopportuna. La risposta di Amandola? “Tu non capisci l’ironia”.
Per unirsi alla denuncia-querela nei confronti del giornalista Giampiero Amandola e della redazione del TGR Piemonte, scaricare il file, stamparlo, compilarlo, FIRMARLO e inviarlo alla Procura della Repubblica di Torino (Corso Vittorio Emanuele II, 130 – 10138 Torino) anche a mezzo posta ordinaria oppure presentarlo presso un qualsiasi commissariato di Polizia o stazione dei Carabinieri.
Angelo Forgione – V.A.N.T.O., supportata dai napoletani, ha vinto ancora! Mi sia consentita, almeno per una volta, l’autocelebrazione, perchè non tutti hanno riportato la fonte della denuncia e il grande lavoro per far emergere il caso pescandolo da una regione lontana (grazie alla segnalazione di Pierluigi R.) e lavorando con una risposta culturale pronta ed efficace. Un movimento del genere lo avrebbe meritato e invece lo hanno fatto solo gli onesti amici e i sostenitori, ma va bene anche così perché portare alla luce un grave errore di qualche collega della stampa a danno della comunità napoletana e ottenere con l’aiuto di tutti dei provvedimenti per i responsabili ma soprattutto le scuse ai napoletani (e agli italiani tutti) da parte del Comitato di Redazione di Torino in diretta regionale significa aver imposto fino in fondo il rispetto di un popolo e, nello stesso tempo di una grande cultura qual è appunto quella napoletana. Ce lo chiese l’Ordine della Campania in occasione del “Giubileo per l’informazione” quando il presidente Ottavio Lucarelli diramò col Cardinale Sepe il “manifesto per amore di Napoli” in cui è chiesto a tutti noi “giornalisti napoletani, consapevoli dell’importanza della professione e della delicatezza della missione” di “raccontare la città senza nasconderne i lati bui ma anche evidenziandone le luci” e di “difendere la città da ogni distorsione mediatica che ne offenda la storia e la dignità.
La RAI ha diffuso tramite il TG Regionale del Piemonte un comunicato stampa col quale si è dissociata dalla condotta del suo dipendente e ha preso le distanze da ogni razzismo, scusandosi col sindaco di Napoli De Magistris così come ha fatto l’omologo Piero Fassino. L’edizione delle 19:30 è iniziata con il giornalista Luca Ponzi che ha formulato delle accorate scuse (nel video): «prima delle notizie vi dobbiamo chiedere scusa, ci scusiamo profondamente con i cittadini di Napoli e con tutti gli italiani per l’inqualificabile e vergognoso servizio da noi trasmesso Sabato scorso (…)». E scusate se è poco!
Stesso comunicato è stato rimodellato per l’edizione della Campania ed è evidente che da Roma sia stato dato un diktat affinché si diramassero le scuse nelle due edizioni, in attesa delle decisioni dell’Ordine dei Giornalisti che sta per riunirsi per eventuali provvedimenti disciplinari sulla vicenda. Giampiero Amandola è stato sospeso dall’azienda e messo in silenzio stampa dopo il suo mancato pentimento (nel video) e oggi è atteso all’Ordine dove lo attende il presidente Enzo Iacopino il quale si augura che anche la Juventus FC prenda le distanze da quanto accaduto.
Insomma, Torino ha dovuto chiedere venia ai napoletani e abbassare i toni che già si stavano alzando Domenica mattina. La prima riflessione è la più inquietante: cosa sarebbe successo se ieri non avessi recuperato quel filmato e denunciato i fatti? Non solo per Amandola tutto sarebbe filato liscio e inosservato ma l’ambiente juventino e un po’ tutto il mondo dell’informazione avrebbe massacrato Napoli per i danni ai due sediolini e ai servizi igienici dello “Juventus Stadium”. Stava già succedendo e tutto si è placato all’esplodere su Youtube del video del TGR piemontese di Domenica in prima serata. Benedetta la denuncia dunque, che “forse” ha salvato Napoli da una nuova gogna.
Città difesa doppiamente e con vittoria! Benedetta la rete di informatori nell’ombra, gente non pagata e spontanea. Sono tutti quei napoletani/meridionali lontani da casa, emigrati e sofferenti, che ci segnalano ogni cosa li faccia soffrire. È la rete delle persone orgogliose che stringono i denti ogni giorno per farsi rimbalzare addosso il razzismo strisciante e che trovano in V.A.N.T.O. ciò che non trovano nelle istituzioni che magari si fossilizzano sul bon-ton istituzionale quando qualcuno parla di roghi tossici. Qualcosa non quadra.
Al di là di Amandola, un’altra grande vittoria è aver diffuso una delle verità storiche sulla cultura napoletana. Decine di migliaia di persone in tutta Italia hanno visto e stanno vedendo la video-denuncia che racconta anche la storia del bidet in Italia (mi scuso per alcuni errori tecnici nel video ma ho dovuto chiudere frettolosamente il filmato senza verificarlo, in perfetto stile TGR Piemonte, ndr); Anna Pettinelli su RDS l’ha divulgata in radio; il TG5 l’ha riportata nell’edizione delle 13:00; Roberto Saviano l’ha ripresa sui social-network e Massimo Gramellini, a “Che tempo che fa”, l’ha ulteriormente rimbalzata in prima serata (nel video), preannunciando tra l’altro con un poco rassicurante tono di sfida “falsocortese” una risposta al collega napoletano. Questa è vera revisione storica moderna che vale più di cento libri sull’argomento e Pino Aprile, con la sua tipica verve, mi ha scritto in una corrispondenza privata che da questo momento in poi il tempo, in italia, va contato come pb o db (prima bidet e dopo bidet).
La risposta di Gramellini è arrivata ed è stato un nuovo scontro Torino-Napoli. Il piemontese non ha voluto starci, e nel suo corsivo di prima pagina sul quotidiano torinese “La Stampa” ha ribattuto al napoletano (e a noi indirettamente) con elementi mistificatori: “Vero: in Piemonte all’epoca non avevano i bidet. Però avevano le fogne. Mentre i rimpianti Borbone, per potersi pulire le loro terga nel bidet, tenevano la gran parte della popolazione nella melma. Ora, che agli eredi diretti di Franceschiello dispiaccia di non potersi più pulire le terga nel bidet in esclusiva, posso capirlo. Ma che i pronipoti di quelli che venivano tenuti nella melma vivano l’arrivo dei piemontesi come una degradazione, mi pare esagerato”. Un Gramellini in questo caso disinformato, non sportivo e comunque autolesivo perchè la rete fognaria napoletana la fecero proprio i Borbone nel Settecento mentre a Torino si dovette attendere il secolo successivo con Carlo Alberto; e i Borbone donarono a Napoli la prima rete al mondo di acqua corrente nelle case; e diedero anche case con servizi igienici di cui ci sono ancora esempi tangibili nella mirabile comunità di San Leucio, all’epoca “Ferdinandopoli”; e fecero anche prevenzione idrogeologica (Regi Lagni e varie opere in tutto il meridione) poi cancellata dall’estensione dello Statuto Albertino che tanti dissesti ha provocato a tutto il territorio italiano. Semmai è stato proprio il mancato aggiornamento della rete fognaria borbonica a creare problemi dopo l’unità. Altro che non potersi pulire il popò! A Napoli ci si puliva avanti e dietro molto prima di Torino, questa è storia.
Insomma, Gramellini non ha digerito la verità che da qui è stata “lanciata” verso la ribalta dell’attenzione nazionale e si è affrettato ad accodarsi, insieme al suo quotidiano torinese, alla denigrazione della Cultura di Napoli in nome di chissà quale superiorità nordico-sabauda. Ma siamo abituati a doverli sbugiardare e l’evidente acredine nella risposta dell’ottimo giornalista-scrittore lascia netta la sensazione di chi si sente superiore e, al cospetto di verità scomode inconfutabili riaffermate alla nazione, vuole tenere comunque a bada i “terruncielli”. Di fronte a certi autogoal lo stesso Amandola meriterebbe almeno la riabilitazione.
Infine una riflessione sulle sanzioni della giustizia sportiva, una grande beffa degli ispettori federali. Ammenda di € 7.000,00 alla Juventus per avere i suoi sostenitori, al 25° del secondo tempo, rivolto alla tifoseria avversaria un coro insultante. Ho rivisto tutto il minuto in oggetto e il coro sanzionato è “lavali col fuoco” che in verità è durato praticamente tutta la partita qua e la, compreso il pre e il post. E viene definito “coro insultante” mentre invece è razzista. E se è insultante, quante sanzioni dovrebbero avere tutte le squadre di serie A per tutti gli insulti che si scambiano i propri tifosi?
Dunque, chi è che vuole nascondere la verità? Perchè è stato indicato solo il coro del 25° minuto, minimizzandone il contenuto e la quantità? Arbitri e, soprattutto, ispettori federali ostruiscono certe verità che noi invece smascheriamo su altri fronti. E intanto Paolo Cannavaro continua a non capire che dipende solo da lui e da un suo gesto forte che è nelle sue possibilità.
Non si trovano definizioni per il servizio andato in onda durante la partita Juventus – Napoli nel TG regionale del Piemonte. L’unica che viene in mente è “razzista”.
L’edizione delle 19:30 inizia poco prima che la squadra juventina segni i due goal che stendono il Napoli. Gian Franco Bianco aggiorna sul risultato di 0-0 e introduce un servizio firmato da Giampiero Amandola, giornalista della testata regionale piemontese della RAI, che si era recato ai cancelli dello Juventus Stadium per ascoltare le due tifoserie. Tra i tanti interventi, vengono fuori due clamorose perle. Prima due giovani che urlano ai microfoni la frase razzista “o Vesuvio lavali tu” che viene serenamente inserito nel montaggio come se fosse un normale e innocuo sfottò. Poi lo scivolone ancora peggiore di Amandola cui uno juventino spiega che i napoletani sono ovunque perchè sono «un po’ come i cinesi»; seguono eloquenti risatine sarcastiche e, cosa ben più grave, la gravissima osservazione del giornalista che afferma «li distinguete dalla puzza, con grande signorilità». E il tifoso, compiaciuto dell’assist insperato: «molto elegantemente, certo». Stavolta la risatina è del giornalista.
Un servizio del genere, sia pur rivestito di una comoda ironia, diffonde pessimi ideali nei telespettatori, soprattutto tra i più giovani. Ed è inconcepibile che un giornalista spalleggi l’ignoranza dei tifosi, ma ancor più inconcepibile che il direttore di redazione possa accettare la messa in onda di un siffatto montaggio.
In attesa di punizioni sia al Napoli per gli ingiustificabili danni da reazione procurati dai suoi tifosi (se confermati e reali) che alla Juventus per gli incessanti cori razzisti provocatori, ci attiveremo per denunciare il fatto agli organi competenti e chiederemo ai colleghi della redazione Rai di Napoli di chiedere spiegazioni a quella di Torino, alla quale è possibile segnalare l’indignazione all’indirizzo di posta elettronica redazione.torino@rai.it, ritenendola responsabile di cattiva informazione e diffusione di ideali razzisti, pratica deontologicamente scorretta. Giornalisti e redazioni avrebbero il compito di denunciare, non di fomentare.
il videoclip montato contiene parte del servizio integrale che è disponibile sul sito della TGR e che per correttezza segnaliamo.