Rifiuti: l’UE incoraggia la Campania e boccia il Lazio

Angelo Forgione – Le condizioni di inquinamento da rifiuti tossici del territorio campano restano critiche, e solo qualche giorno fa è stato sigillato dalla Forestale un campo di veleni a Caivano, destinato alla coltivazione e contaminato da metalli pesanti.
E mentre Napoli, la Campania e il Sud votano (e non votano) la politica nazionale che non mette in agenda il Mezzogiorno, l’Unione Europea incoraggia la Regione Campania e il Comune di Napoli a mettere in pratica i piani di gestione dei rifiuti presentati alla commissione dall’assessore regionale all’Ambiente, Giovanni Romano, e dal Sindaco De Magistris nel 2011. “Le autorità regionali campane hanno finalmente sviluppato una strategia per i rifiuti più coerente e pratica per la regione”, si legge nel rapporto UE. “La privatizzazione ha contribuito alla spirale discendente della gestione dei rifiuti che ha portato a conseguenze disastrose per la popolazione locale, andando unicamente a beneficio di bande della criminalità organizzata. Un ritorno della gestione dei rifiuti in ambito pubblico, con un piano finalmente realistico, coerente e pratico, ha finalmente portato una normalizzazione dell’emergenza”. La crisi è ben lungi dall’essere risolta ma la valutazione positiva dei piani campani agevolerà lo sblocco dei fondi europei per l’estensione della raccolta porta a porta, mentre resta il nodo dei rifiuti nocivi sotterrati nelle campagne tra Napoli e Caserta, con conseguenze tremende sulla salute delle popolazioni limitrofe.
Va detto che nel rapporto della Commissione Europea, mentre si da il via libera ai progetti campani, viene rimandato il Lazio, che in alcune zone presenta situazioni più critiche della regione vicina: “È chiaro ai membri della delegazione – si legge nel rapporto UE – che il ruolo e l’autorità del commissario straordinario è del tutto inadatto ai reali problemi che affronta la popolazione, visti i livelli spaventosi della cattiva amministrazione di lungo corso. Inoltre, i poteri di emergenza sono chiaramente controproducenti, oltre che in flagrante violazione di molti aspetti della legislazione dell’UE in materia di rifiuti”.

20€ per sostenere una mostra sui siti borbonici

L’associazione “ORANGE reEVOLution” ha messo in piedi un progetto didattico-culturale per la valorizzazione dei 22 siti reali borbonici della Campania, finalizzato all’allestimento di una mostra-evento denominata “22 Double Two Siti Reali Borbonici in Campania – la storia dimenticata”, prevista per i mesi di Aprile e Maggio 2013 nelle sale del Palazzo Reale di Napoli. Il progetto chiama in causa tutti i cittadini, turisti ed amanti della Campania felix, che possono partecipare con una quota di 20,00 euro, fino al raggiungimento di minimo 300 quote. V.A.N.T.O. ha già aderito all’iniziativa e chiede a tutti i simpatizzanti di unirsi.
Il sostegno può essere prenotato on-line. (clicca qui per accedere ed aderire al progetto)

Rifiuti tossici: «Danni incalcolabili sulle generazioni future»

intorno al 2060, il picco dell’incidenza tumorale

Angelo Forgione – “Danni incalcolabili, che graveranno sulle generazioni future”. Così sentenzia la relazione sugli illeciti connessi ai rifiuti della Campania approvata all’unanimità da un’apposita Commissione parlamentare d’inchiesta. “Il danno ambientale che si è consumato è destinato, purtroppo, a produrre i suoi effetti in forma amplificata e progressiva nei prossimi anni con un picco che si raggiungerà fra una cinquantina d’anni. Questo dato può ritenersi la giusta e drammatica sintesi della situazione campana”. Cioè, i tumori tra Napoli e Caserta aumentano e toccano picchi esorbitanti, ma è solo l’inizio perché il peggio deve ancora venire.
Le colpe? Ben note. L’ormai acclarato intreccio tra imprenditoria centro-settentrionale, camorra e politica. Decisiva la mediazione dall’apparato amministrativo regionale che “ha favorito in larga parte interessi sostanzialmente illeciti”, favorendo società che operano nel settore apparentemente munite di autorizzazioni necessarie ma in realtà “riconducibili alla criminalità organizzata”. Le conclusioni sono una vera condanna per i cittadini del Sud, almeno fin quando avranno la fortuna di non ammalarsi: “È evidente che il sistema, a questo punto, risulta essere stato riprogrammato per far funzionare una macchina capace senz’altro di produrre profitti, ma destinata a non risolvere i problemi, dal momento che il raggiungimento dello scopo costituirebbe evidentemente motivo per far cessare ogni possibile spunto di guadagno riguardo al ciclo dei rifiuti”. Cioè, nessuno ha interesse e voglia di risolvere un problema igienico-sanitario creato ad arte.
In questo contesto, ormai incancrenito da anni, le bonifiche restano chimere. La politica nazionale glissa e ostacola il registro tumorale regionale, il ministro della Salute Balduzzi giustifica le neoplasie con l’obesità e il Presidente della Repubblica chiude il suo mandato senza aver mai speso una parola sull’argomento. E il popolo campano paga.

Balduzzi mistifica sui rifiuti tossici. Eppure sotto il “Vulcano Buono”…

Angelo Forgione – Sono passati solo due giorni dalla turbolenta incursione del ministro della salute Renato Balduzzi ad Aversa per presentare un nuovo studio sulla mortalità per tumore in Campania. In realtà, per negare una connessione tra l’alta percentuale di neoplasie e i rifiuti tossici interrati in Campania, indicando l’origine del problema nei cattivi stili di vita e nella cattiva alimentazione che causa obesità.
Presenti infuriati (clicca qui per guardare il video da Youmedia) e cittadini campani che devono accettare ancora l’indegna mistificazione, offensiva dell’intelligenza umana e della dignità dei meridionali, consequenziale all’ostruzione verso il registro dei tumori in Campania per esigenze di bilancio. Gli stessi Medici per l’Ambiente parlano di dati falsati e il Professor Marfella non le manda a dire al ministro. E intanto la gente continua ad ammalarsi nel triangolo della morte  Marigliano – Palma Campania – Brusciano, un territorio in cui, come ricorda un’inchiesta del Corriere.it, insiste il Centro Commerciale “Vulcano Buono” che, secondo un’inchiesta della magistratura, è stato costruito interamente sui rifiuti. «Il pentito Carmine Alfieri, durante gli interrogatori, ha spiegato con una certa minuziosità il tipo di sversamento che veniva tombato nelle campagne di quella che una volta era la Campania felix – dice l’avvocato Mariafranca Tripaldi . Eppure nello stesso posto abbiamo costruito un grande centro commerciale (griffato da Renzo Piano, ndr). A nessuno pare essere importato che durante gli scavi siano stati rinvenuti bidoni di liquami industriali provenienti dalla Germania, il business criminale del clan Alfieri. Ma ora tutto è stato coperto dal cemento mentre i tumori qui hanno falcidiato intere famiglie».

Scavi di Pompei e pizza napoletana esperienze top nel mondo

Angelo Forgione – Visitare gli scavi di Pompei e mangiare la migliore pizza al mondo a Napoli sono tra le “50 greatest travel experiences”, le più grandi esperienze di viaggio in giro per il mondo che si possono fare con un biglietto aereo. Le consiglia ai suoi lettori “The Traveller” (pag. 76), la rivista di bordo della compagnia aerea low cost Easyjet, leader in Europa, che nel numero di Novembre ’12 ha fornito consigli sui luoghi e le cose da non perdere in tutto il pianeta.
L’Italia fa la parte del leone con ben 5 segnalazioni nella speciale classifica e la Campania è l’unica regione italiana che si è aggiudicata due menzioni sulle cinque italiane. Alla posizione 18 gli scavi di Pompei, considerati “superiori a qualsiasi visita in un normale museo” dove “non serve una macchina del tempo: sembra infatti di stare al giorno dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. perché tutto è rimasto quasi intatto come allora”. Alla posizione 40 irrompe la pizza napoletana: “Mangiare la migliore pizza al mondo che senza alcuna sorpresa viene dalla città di Napoli dove fu creata la Pizza Margherita. Gino Sorbillo ha imparato i segreti della pizza da giovane, trasformandola in una vera e propria forma d’arte utilizzando i migliori ingredienti della produzione locale”. Due offerte al mondo della Napoli del ‘700 restano, a circa tre secoli di distanza, esperienze contemporanee di rilevanza assoluta.
Le altre citazioni italiane sono per una cena sulla terrazza del Centurion Palace di Venezia (23), la Prima della Scala (26) e il soggiorno in un trullo di Alberobello nelle Murgie (49).
Interessante segnalare che alla posizione 32 c’è la cisterna del “Sunken Palace” di Istanbul, un sito che attira milioni di visitatori e che ha un sito similare nella Piscina Mirabilis di Bacoli, la più grande cisterna mai costruita dagli antichi romani, che però è sostanzialmente chiuso ai turisti. E anche una Prima al San Carlo non è male. Vuoi vedere che qualcuno si renda conto che Napoli potrebbe vivere di solo turismo?

Aggressione ai tifosi del Foggia? La devastazione parte dai pugliesi?

Angelo Forgione – Lungi da chi scrive difendere i soliti violenti, sempre di più, che si scannano col pretesto di una partita di calcio, ma meritano una revisione gli incidenti verificatisi Sabato 17 Novembre in via Caldieri, all’uscita della tangenziale del Vomero, dove è transitato un bus che stava portando decine di tifosi del Foggia allo stadio “Arturo Collana” per la partita con il CTL Campania valevole per il Campionato Nazionale Dilettanti. Le accuse sono piovute sui tifosi napoletani incolpati di una vile aggressione. Si è detto che gli ultras napoletani (?) hanno teso un agguato premeditato ai tifosi foggiani danneggiando il loro autobus e dando fuoco alle auto.
Sono passati cinque giorni in cui se ne sono sentite di cotte e di crude, ma nessuno si è preso la briga di analizzare le immagini amatoriali degli accadimenti che, se analizzate con maggiore attenzione, pare proprio facciano evincere qualcosa di diverso. Sembra che siano stati i tifosi foggiani a danneggiare con mazze e pietre alcuni motoveicoli sulla strada, provocando una reazione (non certo giustificata) dei napoletani. La stampa nazionale ha parlato univocamente di aggressori napoletani raggruppatisi all’improvviso e addirittura il Foggia calcio, attraverso un comunicato stampa, ha condannato l’aggressione e chiesto punizioni esemplari. Tutto l’ambiente dauno si è detto allibito e ha chiesto di scovare i responsabili di un’aggressione “immotivata”.
Immotivata? A vedere il video ripreso da uno stabile sulla strada si può avere un’indicazione sull’accaduto. Partiamo dal presupposto che è verosimile che chi ha documentato la cosa non era li fuori al balcone e sia stato attirato dai rumori. È altrettanto verosimile quindi che prima di accorgersi di quanto stava avvenendo e poi prendere la telecamera sia passato qualche minuto. Il filmato mostra chiaramente in partenza che il pullman dei tifosi foggiani è fermo, preceduto da un paio di  furgoncini bianchi di cui uno a bloccare il traffico. Proprio da quei furgoncini sono già scesi altri tifosi foggiani che visibilmente sono radunati sul fianco destro dell’autobus intenti a danneggiare alcuni scooter sotto tiro sul lato della strada, rovesciati e fatti oggetto di colpi con corpi contundenti. A 0:03 si vede chiaramente un uomo mentre sferra tre randellate ad uno dei motoveicoli per poi rientrare a bordo del pullman, e questo dimostra che è un foggiano. Non si riesce a capire se uno di loro abbia già inoltrato un fumogeno in una vettura condotta da un passante napoletano capitato li per caso e sfortuna, fermo in coda, che di li a poco vedrà la sua automobile andare in fiamme; o se lo farà qualcun altro scambiandolo per pugliese. Sta di fatto che i tifosi foggiani si sono spinti quasi fino alla rotonda, tant’è che a 0:06 si vede un uomo correre sul marciapiede per risalire sull’autobus dopo aver notato l’arrivo dei napoletani. A quel punto spunta dal fondo della strada, proveniente dalla rotonda, un’adunata locale richiamata da quella violenza gratuita che evidentemente già durava da qualche minuto. Anch’essi armati di mazze che corrono in direzione dei foggiani i quali, capito il pericolo, se la danno tutti a gambe rientrando di corsa sia a bordo del pullman già in movimento che del furgoncino bianco (cosa che si vede benissimo). Quando i napoletani raggiungono l’automezzo più grande lo colpiscono mentre l’autista mette tutti in salvo.
Detto che ciò che ruota attorno al calcio è argomento che disgusta sempre più, va rimarcato che questo caso ha assegnato ai napoletani colpe non proprie oltre a quelle della reazione ugualmente condannabile. Il video non mostra cosa sia accaduto prima, e non si capisce se vi sia stato già un contatto tra le due fazioni in precedenza, ma certifica che i napoletani sono sbucati (o riapparsi) a devastazioni da parte foggiana in corso. Dopo, testimoni anonimi raccontano di circa cinque “tifosi” foggiani che, una volta arrivati allo stadio, sarebbero scesi dall’autobus e avrebbero assaltato, armati, la caserma dei Carabinieri di via Gemito, costringendo gli occupanti a barricarsi dentro. Pare che anche il bar Diodato di Via Ribera sia stato devastato dai pugliesi.
Assistere all’indolenza o la malafede di chi non verifica con un minimo di intuito o correttezza i fatti per cercare di capirli spaventa e fa pensare sia per l’informazione che per la verità da acclarare sempre. Il giudice sportivo non ha preso decisioni, tutto evaporato, e viene da chiedersi che tipo di trattamento avrebbero avuto questi fatti se fossero accaduti in occasione di campionati maggiori. Al governo, alla Federcalcio e a tutte le leghe, maggiori e minori, consigliamo di rimettersi in discussione perchè la violenza avanza sempre più. Altro che osservatori e repressione.

Napoli e Unesco, pensavo fosse amore e invece era un calesse

Le condizioni del centro storico della città e dei suoi monumenti non sono degne della lista dei patrimoni dell’umanità. Le associazioni in prima linea per la difesa del centro storico napoletano pensavano che tra Napoli e l’Unesco fosse amore e invece hanno scoperto che da tempo era un calesse. E daranno conto in un apposito dossier del degrado che regna al centro storico, report con tanto di logo disegnato da Angelo Forgione che verrà consegnato al presidente della Commissione nazionale dell’Unesco, Giovanni Puglisi nel prossimo sit-in organizzato per venerdì 16 novembre alle 10 presso l’aula Magna del centro congressi della “Federico II” in via Partenope, in occasione della giornata celebrativa dei 15 anni di presenza di Napoli nella lista Unesco.
«A prescindere dal degrado che da sempre regna nel centro storico di Napoli, c’è il clamoroso silenzio sulla vicenda dei Girolamini o l’acclarato fallimento del Forum Universale delle Culture. Meglio rinunciare che continuare a fare figuracce» dice Antonio Pariante del Comitato di Portosalvo.
«Far finta che il matrimonio sia felice ha contribuito a nascondere il degrado del nostro patrimonio, unico al mondo. Se non si appronta il Piano di Gestione e non si smuovono le acque, che senso ha fregiarsi del riconoscimento? Speriamo con la nostra provocazione di accendere i riflettori sul nostro patrimonio abbandonato» dice invece Angelo Forgione del Movimento V.A.N.T.O.
Un messaggio forte che giunto da chi rifiuta l’effimero di un premio dorato e richiama l’attenzione sui problemi del grande patrimonio monumentale di Napoli.

COMITATO DI PORTOSALVO – V.A.N.T.O. – INCONTRI NAPOLETANI – INSIEME PER INNOVARE – AsMed – COMITATO DI PIAZZA FUGA – NAPOLI PUNTOACAPO – Ass.ne CHIAIA PER NAPOLI – UGL BENI CULTURALI – MEDINAPOLI – GRUPPO PORTOSALVO GIOVANI – Ass.ne ERNESTO ROSSI (Radicali Napoli) – ATLANTIDE RITROVATA – CORPO DI NAPOLI – Ass.ne TELEFONO BLU/Napoli

Fanghi tossici del Nord e rifiuti di Milano nel Casertano

Angelo Forgione – L’avvelenamento sistematico delle terre della Campania, e quindi dei suoi abitanti, continua senza sosta. Qualche giorno fa la Squadra Mobile di Caserta ha sequestrato a Trentola Ducenta un’area agricola, ancora oggi coltivata a ortaggi, trasformata in cimitero di veleni. L’attività investigativa ha portato alla luce l’esistenza di una vera e propria associazione criminosa ben integrata al clan dei Casalesi che sversava nel Casertano materiale di provenienza industriale dal Nord, arricchito da metalli pesanti altamente tossici quali cadmio, cromo e arsenico. Tutto finito nella falda acquifera e nei prodotti, quindi anche sulla tavola dei consumatori.
Nell’informativa che riassume le indagini del centro DIA di Napoli emergerebbe lo smaltimento illegale risalente al 2003 di circa 6.000 tonnellate di rifiuti urbani del “Consorzio Milano Pulita”. E viene in mente l’emergenza rifiuti di Milano nel 1995 e le parole dell’ex-sindaca del capoluogo lombardo Letizia Moratti che nel 2009 si recò ad Acerra con Berlusconi per inaugurare il discusso inceneritore. ”La Milano che è oggi qui a Napoli, è la Milano che mette a disposizione le sue tecnologie e le sue competenze in materia di innovazione…”, disse la Moratti che si vantò di aver portato la tecnologia lombarda ai campani mentre Bassolino e Iervolino erano lì a guardare. In realtà gli inceneritori sono conosciuti a Napoli almeno dal 1937, quando li proponeva la IFIR “Industria Forni Inceneritori Rifiuti” di Napoli con sede in Piazza S. Domenico Maggiore (fonte G. Bonelli). Ma questa è un’altra storia. O forse no.

Alluvione Sarno, dopo 14 anni ancora errori

soldi sprecati per fare ciò che già fecero i Borbone

Angelo Forgione – Ne avevo parlato con Paolo Villaggio su Radio Marte per rispondere personalmente alle sue gravi inesattezze pronunciate in occasione dell’alluvione di Genova. Ho più volte evidenziato i tanti interventi d’ingegneria borbonica e del relativo piano organico per il governo del territorio attuato per evitare catastrofi come quelle verificatesi invece negli ultimi anni. In questi giorni il TGR Campania ha monitorato gli interventi attuati a Sarno dopo la tragica frana del 1998, frutto dell’incuria e del mancato rispetto dei più elementari criteri di sicurezza ambientale. Quel giorno il costone della montagna si staccò travolgendo il paese. 160 persone persero la vita, altre centinaia rimasero ferite e quasi 200 abitazioni vennero distrutte o danneggiate.
Quella catastrofe si sarebbe evitata se solo si fosse seguita una manutenzione dei canali di drenaggio, ostruiti da rifiuti urbani, che avrebbero dovuto assorbire parte dell’enorme massa d’acqua caduta. Quei canali esistono da secoli e furono fatti proprio in epoca borbonica, come le complementari vasche di contenimento delle acque reflue.
A distanza di dodici anni, e dopo quell’immane tragedia, a Sarno si continuano a sprecare soldi e la prevenzione non è un esempio da seguire perchè, invece di ripulire l’intero sistema borbonico di scolo esistenze, si sono spesi, e quindi sprecati, soldi per fare nuove vasche.
E allora, è la cultura borbonica meridionale o la cultura italiana ad essere piaga?

Il registro dei tumori? il nuovo sito-web della Regione costa il doppio!

Si è svolta oggi la catena umana davanti l’istituto oncologico “Pascale” di Napoli per protestare contro la manovra ostruzionistica del Consiglio dei Ministri che ha impugnato il Registro dei Tumori della Campania. Centinaia di persone hanno gridato slogan contro la politica locale e nazionale, anche se già dalla mattinata si era appreso che il governatore Caldoro avrebbe intenzione di intervenire immediatamente con un decreto commissariale di aggiramento. Insomma, un braccio di ferro tra Regione e Governo.
Ma spunta il paradosso. La stessa Regione Campania è oggetto di rifacimento del proprio sito ufficiale. Un supersito d’oro inizialmente valutato 4 milioni dalla DigitCampania, una società multimediale di proprietà della stessa Regione Campania. Invece costerà “solo” 2,8 milioni di euro, compresi tre anni di gestione e aggiornamento. Siamo dunque all’assurdo: il nuovo sito della Regione Campania, già disponibile in versione “beta”, costa praticamente il doppio del Registro dei Tumori che viene considerato troppo costoso dal Governo, in contrasto con il piano di rientro dal disavanzo sanitario. Per la comunicazione si può spendere e per la vita no?

(foto Valeria Girimonte)