Quando Napoli portò la canzone a Sanremo e inventò il Festival

sanremo_1932

Angelo Forgione – Vi siete mai chiesti perché il Festival della canzone italiana si tiene a Sanremo? Perché proprio lì, in un piccolo paese di cinquantamila abitanti, e non in una delle capitali italiane della musica? Perché non nella vicina Genova, oppure Bologna, o magari Napoli? Già, Napoli, la città di chi il Festival di Sanremo l’ha partorito. La storia inizia nel periodo natalizio del 1931, in un momento di massima espansione turistica della cittadina ligure, quando il concessionario del Casinò municipale, il napoletano Luigi De Santis, attaccatissimo alle sue origini, su consiglio del commediografo Raffaele Viviani, convinse il poeta e paroliere Ernesto Murolo e il musicista Ernesto Tagliaferri, entrambi impegnati nella produzione del repertorio partenopeo, a portare la Canzone di Napoli là, a Sanremo. E così fu messa in piedi una kermesse natalizia intitolata Festival partenopeo di canti, tradizioni e costumi. Dal 24 dicembre 1931 al 1 gennaio 1932 andò in scena una settimana di sole canzoni napoletane del Settecento, Ottocento e Novecento, interpretate da voci quasi interamente partenopee, senza gara né vincitori. Tutto documentato dalle immagini archiviate dall’Istituto Luce.

Fu il primo festival sanremese, un numero zero napoletano, cui assistette tra gli spettatori un giovane floricoltore locale, il ventenne Amilcare Rambaldi, la stessa persona che, una ventina d’anni più tardi, incaricato di proporre idee per il rilancio del Casinò dopo la guerra, nel ricordo del successo goduto di persona, pensò di rispolverare l’idea di una rassegna musicale nel salone delle feste della casa da gioco, chiusa nel giugno del 1940, giorno della dichiarazione di guerra alla Gran Bretagna e alla Francia. Rambaldi ispirò il giornalista e conduttore radiofonico torinese Angelo Nizza, da poco nominato direttore artistico del Casinò insieme al napoletano Mario Sogliano. Nizza colse il suggerimento, optando per le canzoni italiane, e insieme a Rambaldi andò a parlarne con Pier Busseti, gestore della struttura e presidente dell’Associazione Turistico Alberghiera. Partì presto una telefonata alla Rai di Torino per capire se l’idea potesse interessare alla radio nazionale. La proposta piacque, anche perché la canzone poteva contribuire alla ricostruzione dello spirito dopo la guerra, ma bisognava creare una gara a carattere competitivo per avvincere il pubblico. E così fu messa in moto la macchina organizzativa del Festival di Sanremo, inaugurato il 29 gennaio del 1951 nella stessa sede dell’antesignano partenopeo. Le case discografiche napoletane non stettero a guardare e sollecitarono alla Rai un festival in salsa partenopea. Otto mesi dopo la manifestazione sanremese, a Napoli, uscita in macerie dai violenti bombardamenti, prese il via anche il Festival della canzone napoletana, nella cornice del Teatro Mediterraneo, all’interno della moderna Mostra d’Oltremare. Il ponte musicale fece andare su e giù, tra Sanremo e Napoli, gli autori e gli interpreti; artisti napoletani a cantare in italiano in Liguria e cantanti nazionali ad esibirsi in lingua partenopea in Campania, per la gioia delle case discografiche, a quel tempo tutte di Napoli. Non fecero diversamente i presentatori, a partire da Nunzio Filogamo, passando per Enzo Tortora, Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Corrado e Daniele Piombi.
Fu un successo condiviso, passato dalla radio alla televisione, ma ad affermarsi di più fu la manifestazione sanremese, con la sua cittadina che beneficiò della frequentazione di personaggi famosi, vedendo crescere in modo notevole il turismo. Quella napoletana, invece, andò lentamente consumandosi in un ventennio a causa di gravi errori artistici e organizzativi. Dopo che ebbe preso il posto della rassegna musicale abbinata alla gloriosa Festa della Piedigrotta, i manager, in gran parte del Nord Italia, imposero agli autori e agli editori il pagamento di una tassa esosa per accedere a una gara decisa a tavolino e falsata da raccomandazioni che promuovevano brani privi di spessore artistico e cantanti non napoletani dalla dizione spesso disastrosa. Gli artisti di grido che vi partecipavano iniziarono a scarseggiare, i testi diventarono sempre più ricchi di stereotipi su Napoli e le sonorità si andarono ad allineare alle mode della musica leggera nazionale. A subirne le conseguenze non fu solo il Festival di Napoli, responsabile di un decadimento evidente, ma la stessa Canzone napoletana, minata nella sua sopravvivenza dall’attività degli editori napoletani, i quali finirono per considerare quella gara l’unico canale promozionale dei brani. In ogni caso, la formula della competizione in pochi giorni non si addiceva a Napoli, le cui canzoni avevano sempre raggiunto il successo nelle strade della città per poi diffondersi nel mondo. Nelle diciotto edizioni del Festival di Napoli furono presentati circa quattrocento brani musicali, ma pochi riuscirono ad emergere e ad inserirsi nel repertorio.
Il carrozzone si interruppe nel 1971 per la contestazione degli autori esclusi e le denunce di brogli. La Rai ritirò le telecamere e impedì lo svolgimento della gara, decretando il tramonto del Festival di Napoli. A danni fatti, riuscirono a tenere in vita la grande tradizione artisti irriducibili come Roberto Murolo, Sergio Bruni e Roberto De Simone, pur con stili diversi, e poi i più moderni Renato Carosone e Peppino di Capri, con le loro contaminazioni straniere capaci di proporre nuovi stili a tutto il panorama musicale della Penisola, che assisteva alla consacrazione del Festival di Sanremo come evento nazionale della cultura pop italiana da spostare, nel 1977, dal Casinò al Teatro Ariston e poi da esportare all’estero in Eurovisione. Grazie a quegli artisti, la fiammella napoletana restò accesa negli anni Settanta, periodo in cui il mercato discografico nazionale impattò con la musica straniera e iniziò a ignorare la produzione napoletana, fin lì ossequiata. Per i cantanti italiani di musica leggera e lirica che fino ad allora avevano dovuto cimentarsi nel canto napoletano divenne necessario dedicarsi all’inglese e allo spagnolo per aggredire i mercati discografici internazionali. L’esigenza linguistica provocò la “distrazione” degli artisti napoletani e favorì l’avvento di una sottocultura melodica napoletana, cui furono consegnati perniciosamente gli spazi prima dedicati a una ricchissima tradizione, ormai fagocitata da feste di piazza e nuovi stili di canto melodico rispondente a una fascia sociale meno colta.
Il rilancio stilistico avvenne negli anni Ottanta e Novanta, partendo dall’innovativo e sperimentale Neapolitan Power simboleggiato dal rivoluzionario Pino Daniele, autore di capolavori contemporanei in vernacolo agli antipodi del tipico sound partenopeo, ma poi anch’egli indebolito nel linguaggio vocale e sonoro dall’aspirazione di maggiore penetrazione sul circuito commerciale nazionale. Quando la fonte degli artisti napoletani sembrò ormai essersi definitivamente esaurita, provvidenziale fu il ritorno all’antico di Renzo Arbore, eclettico artista foggiano di formazione partenopea, con la sua rivisitazione del repertorio classico contaminato dal jazz e dal blues, col supporto di eccellenti individualità napoletane capaci di rendere la sua Orchestra Italiana il nuovo veicolo nel mondo della tradizione. È anche grazie a lui che la canzone napoletana contemporanea è ancora viva e vegeta, continuando a ricercare e sperimentare, mentre i suoi classici immortali insistono a girare il globo, veicolando la lingua e lo stile di una delle capitali internazionali della musica. La canzone in lingua nazionale era ormai radicata di casa a Sanremo, al teatro Ariston, ormai tempio immemore della sua genesi partenopea. Su quel palco, nel febbraio 2012, fece l’ultima apparizione pubblica un certo Lucio Dalla da Bologna, dodici giorni prima della sua scomparsa. Uno dei tanti giganti folgorati della Canzone napoletana, restandone radicalmente influenzato nella seconda parte della sua vita artistica:

«Ho avuto la fortuna di fare un concerto con Ray Charles, che è stato il mito della mia giovinezza, di suonare con grandi artisti internazionali. Ma quando ho avuto la possibilità di passare una sera con Roberto Murolo e sentirlo cantare mi è venuta in mente tutta l’estetica e i contenuti della bellezza del mondo. La Canzone napoletana non ha rivali al mondo!
Quella napoletana è la musica più importante del Novecento. Altro che Beatles. Dobbiamo tornare a noi, e smettere di essere provinciali scopiazzando all’estero.»

Approfondimenti e altre storie su Made in Naples (A. Forgione – Magenes, 2013)

Spirito napoletano in un supermarket di Londra

Saclà UK, ramo britannico dell’azienda piemontese di conserve vegetali, ha fatto irruzione in un supermercato londinese con lo “spirito italiano”… sulle note di Funiculì Funiculà.
Qualche giorno fa, l’azienda ha organizzato un’Opera improvvisata nel John Lewis Oxford Street Foodhall, al Waitrose di Londra, con i cantanti travestiti da clienti e personale del negozio, sorprendendo i veri clienti. Sul sito di Saclà UK si legge: “Godetevi tutto lo spirito e la passione d’Italia in questa breve “Shopera”.

Ciao “maledetto califfo”

Era un “romanaccio” tifoso dell’Inter, ma non tutti sanno che aveva origini campane (Pagani) e rendeva spesso omaggio a Napoli. Nel 1994, A Sanremo cantò NAPOLI, una canzone con la quale esternò tutta la sua fiera meridionalità e la speranza di rispetto tra Nord ricco e Sud povero. “Gondoliere, verrà un pescatore da Napoli… la sua barca non è bella come una gondola… ma lui arriva dal mare, tu allora rispettalo… è come te…”
Arrivò ultimo in classifica. Al dopofestifal, da uomo libero, disse a tutta l’Italia: «Sbattono la mia bella canzone all’ultimo posto perché canto Napoli mettendo in secondo piano Venezia».
Ciao “maledetto califfo”.

In ricordo del Maestro Murolo, a dieci anni dalla scomparsa

Angelo Forgione – Roberto Murolo ci manca (tanto) dal 13 Marzo 2003, quando la notizia della sua morte mi tenne incollato al televisore per tutta una notte di canzoni che la RAI propose per ricordarlo. Lo scorso anno, In occasione dei cento anni dalla sua nascita, il Comune di Napoli dedicò una lapide commemorativa all’esterno della sua dimora vomerese dove lo vedevo spesso affacciato alla finestra.
Oggi, a dieci anni da quel triste giorno, saluto il compleanno del Maestro con le parole scritte quella notte e pubblicate allora da Il Mattino.

(video da NapoliUrbanBlog)

Quando la tradizione napoletana si ricorda di essere inter…Nazionale

Angelo Forgione – Piaccia o no il suo canto, Maria Nazionale a Sanremo ha già vinto. Due brani quelli da lei cantati, l’uno in italiano e l’altro in napoletano: Quando non parlo di Enzo Gragnaniello, una suggestiva lirica d’amore che dà spazio alle note, e la più classica  È colpa mia di Servillo-Mesolella. Uno più gradito dell’altro. Qualcuno storce il naso per la dizione e lo stile del’artista torrese, dimenticando il merito di aver  imposto la lingua partenopea al palcoscenico nazionale, a testa alta e senza complessi, come invece non capita da troppo tempo. E proprio la canzone dialettale è stata preferita, prendendosi anche i consensi del giorno dopo. È colpa mia è già cliccatissimo su youtube, le radio la propongono al pubblico che, in buona sostanza, si emoziona all’ascolto della struttura melodica ricca dei canoni della tradizione partenopea. Una canzone che fa leva sul sentimento per emozionare, sulla sofferenza di una donna innamorata, canovaccio immortale e talvolta banale ma non in casi come questo in cui il mix esplosivo di note con la poesia, che è l’origine della canzone di Napoli, ravviva una cultura universale.
Qualcun altro dice invece che la preferenza sia in realtà una trappola, e che la canzone sia stata scelta per far si che non avesse alcuna speranza di vittoria. Complessi e dietrologie che non aiutano la napoletanità ad affermare la propria forza trimillenaria. E anche se fosse? A Sanremo non si vince sul palco ma fuori. E Maria Nazionale ha già vinto, rispolverando con scioltezza la tradizione melodica napoletana, senza il neo, quella che ha figliato la canzone italiana e lo stesso festival di Sanremo.
La cantante di Torre Annunziata era già stata a Sanremo nel 2010 con Nino D’Angelo. Cantarono Jammo Jà e furono subito estromessi dalla kermesse. Quell’edizione esaltava gli imminenti festeggiamenti del 150° anniversario dell’unità d’Italia. Una canzone napoletana che inneggiava ai meridionali non calzava bene con la propaganda spinta sul palco con Emanuele FIliberto, che con Pupo e Luca Canonici erano destinati al podio sulle note dell’improponibile Italia amore mio. Persino Marcello Lippi, allora CT della nazionale italiana, accompagnò il trio “azzurro” e mise in scena un autentico promo, contravvenendo alle regole della competizione. Presero fischi dalla platea, rimproveri della presentatrice Antonella Clerici e accuse da Nino D’Angelo.
Brava Maria Nazionale, dunque. È stata scelta da Fazio e non ha indugiato a insistere sulla tradizione, oltrepassando il provincialismo italiano che fa perdere identità. A testa alta ma senza presunzione, e con consapevolezza. Prendere o lasciare i ricami barocchi della sua voce (che non piacciono a chi scrive). Così si tiene viva la fiamma.

Premio “Eccellenze del Sud” a Eddy Napoli, Angelo Forgione e Gennaro De Crescenzo

Si è svolta Venerdì 21 Dicembre al Batis di Baia (Bacoli – NA) la prima tappa de “Le Eccellenze dei Sensi”, un’iniziativa nata da un’idea di Sarah Ancarola (in arte Shara) e resa possibile dalla collaborazione dell’Associazione “Terronian” con “Slowtour Campi Flegrei” che ha come intento la valorizzazione delle terre meridionali e delle personalità da esse provenienti insieme ai prodotti tipici e d’eccellenza dei nostri territori.
Durante la serata sono stati assegnati i premi “Eccellenza del Sud” ad alcuni personaggi che, ciascuno nel proprio settore, si sono distinti per l’incessante opera di promozione dei territori meridionali rendendo così lustro alle nostre Terre. Tra questi, Eddy Napoli per la musica (anche al servizio della  questione meridionale), Angelo Forgione (Presidente del Movimento V.A.N.T.O.) per il giornalismo e Gennaro De Crescenzo (Presidente del Movimento Neoborbonico) per la saggistica.

Eddy Napoli e Francesca Schiavo “In Duo”

Angelo Forgione per napoli.com – Dici “Orchestra Italiana” di Renzo Arbore e pensi alle nobili voci di Eddy Napoli e Francesca Schiavo che negli anni Novanta seppero riaffermare il bel canto della migliore tradizione classica partenopea.
Lui napoletano purosangue e figlio d’arte, ambasciatore della canzone napoletana nel mondo. Lei romana con una spiccata attitudine alla tradizione classica partenopea. Due artisti diversi ma accomunati dalla grande passione, da una naturale sensibilità e da un particolare rigore nell’interpretazione della canzone napoletana che deve partire dal cuore per colpire i cuori.
Poi due percorsi da solisti differenti che ora, a distanza di anni e dopo aver regalato emozioni insieme in giro per il mondo, s‘incrociano nuovamente. Tre date consecutive sul proscenio del teatro Cilea per farle rivivere nuovamente in un viaggio che va dai grandi classici della tradizione fino ai successi contemporanei: Luna rossa, Anema e core, Voce ‘e notte, Fenesta vascia, Passione e tante altre. Ma anche inediti a sorpresa, perché Eddy e Francesca hanno lavorato all’evento con grande dedizione e senza concedere nulla all’improvvisazione.
Con loro, un’orchestra di sette giovani musicisti di talento selezionati con attenzione per un concerto che dovrà essere perfetto. Si, perché verrà registrato interamente in vista del tour europeo 2013. Gli assenti avranno sicuramente torto!

EDDY NAPOLI & FRANCESCA SCHIAVO “IN DUO”

19 – 20 – 21 Ottobre 2012
Teatro Cilea
Via San Domenico, 11 – Napoli / Tel. 081 7141801
Prezzi: Platea € 28,00 – Galleria € 22,00
Rivendite abituali, biglietteria teatro Cilea anche online
Organizzazione: “Palco Reale” e “Loro di Napoli”

DirettaStadio… quando il trash è (7)gold

Mimmo Pesce, chi è costui? Napoli non accetta l’esasperata caricatura del sedicente tifoso azzurro costruito in laboratorio ad hoc per scimmiottare il folklore napoletano e renderlo deleterio a fini televisivi. Trecce d’aglio, corni, mortaretti, coriandoli, asciugamani, giacca appariscente, occhiali scuri, urla sguaiate, invadenza fisica, balli improbabili e tutto quello che a un certo settentrione piace pensare e proiettare di Napoli.
7Gold e “Diretta Stadio” lo fermino, subito, invece di promuoverlo in homepage del proprio sito per fare audience e “rumore”. Centinaia di messaggi di rabbia li riceviamo noi, che invitiamo a dirottare civilmente a direttastadio@7gold.tv, al profilo Facebook del cabarettista e, alla prossima diretta (qualora si ripresenterà il personaggio), tramite il form di contatto sul sito.

“Un sogno azzurro” aspettando la finale di Roma

“Un sogno azzurro” aspettando la finale di Roma

la passione azzurra in musica di quattro Napoletani

Quattro meridionalisti che si incontrano e finiscono per scrivere una canzone dedicata alla loro passione azzurra: Eddy Napoli, Angelo Forgione, Salvatore Lanza e Paolo Serretiello. Non un inno, di quelli che si lanciano quando l’euforia è tanta, ma una spinta per il Napoli in una delicata settimana che porta alla finale di Coppa Italia dello sponsor in camicia rossa contro la Juventus a Roma. Una partita dall’alto significato simbolico oltre che sportivo. “Un sogno azzurro” accompagnerà le trasmissioni sportive dell’emittente radiofonica ufficiale del Calcio Napoli Radio Marte, per tutta la settimana che condurrà alla finalissima dello stadio Olimpico.
L’idea nasce negli studi di Radio Marte: una canzone propiziatoria per la finale di Coppa Italia di Domenica prossima. Il brano è già disponibile su YouTube ed è programmato in alta rotazione su Radio Marte. «Si tratta di un brano che esalta il nostro senso di appartenenza – spiega Paolo Serretielloche nei confronti della squadra del Napoli, diventa sfida, passione e motivo di orgoglio, oltre che di riscatto per chi crede ancora nel Sud e nelle nostre risorse».
«Non è un altro inno tra i tanti ma una semplice canzone spontanea per mettere in musica la nostra passione e le nostra identità, le nostre “bandiere” su cui ci confrontiamo continuamente, nell’approssimarsi di una finale nella capitale tra due capitali storiche», dice Angelo Forgione che ha anche realizzato un video ad-hoc, mentre la musica è stata composta da Eddy Napoli, che dichiara: «Ci auguriamo di sentirla sempre di più, e che faccia presto breccia nei cuori dei napoletani, e non solo: ci auguriamo che diventi una bandiera in più, quella bandiera che manca da troppo tempo nei nostri venti».

Musica e Voce: Eddy Napoli

Testo: Angelo Forgione – Salvatore Lanza – Eddy Napoli – Paolo Serretiello

Tanti  cuori  che  battono  insieme
uno  solo  diventa  perché,
uno  stadio  si  tinge  d’azzurro
e  la  nostra  passione  s’accende  per  te.

Tu  ci  dai  sempre  mille  emozioni
e  per  questo  cantiamo  con  te:
“vita  mia,  si  stata  ‘o  primmo  ammore
e  ‘o  primmo  e  ll’urdemo  sarraie  pe’  mme”.

Con  una  canzone  tu  ci  fai  sognare,
con  un  calcio  ad  un  pallone  tu  ci  fai  volare
come  un  aquilone  alto  su  nel  cielo,
sei  l’ amore  unico  il  più  grande  il  più  sincero.

Napoli,  Napoli,  Napoli,  l’unica  fede  che  c’è !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  io  sono  pazzo  di  te !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  un  sogno  azzurro  per  noi !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  Napoli  vinci  per  Napoli !

Una maglia una sciarpa e un amico
quante corse affannate per te.
Sono qui da quand’ero bambino
e la voce mi trema tutt’oggi perché:

per  il  mondo  noi  siamo  milioni
sei  l’orgoglio  di  ognuno  di  noi.
Nell’azzurro  tra  il  cielo  e  gli  Dei
con  l’orgoglio  di  essere  partenopei.

Sventola  bandiera  fino  ad  impazzire
se  non  sei  napoletano  non  lo  puoi  capire,
sventola  bandiera  basta  una  vittoria
che  una  città  intera  vive  i  suoi  sogni  di  gloria.

Napoli,  Napoli,  Napoli,  l’unica  fede  che  c’è !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  io  sono  pazzo  di  te !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  un  sogno  azzurro  per  noi !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  Napoli  vinci  per  Napoli !

La  tua  storia  non  finirà  mai
e  vivranno  per  sempre  gli  eroi,
quelli  che  non  tradiscono  mai
perché  son  figli  tuoi,  forza  Napoli.
Napoli !!!

La vittoria della Juventus, la sconfitta degli juventini

La vittoria della Juventus, la sconfitta degli juventini

inciviltà esasperata de’ ‘o surdato assatanato

Angelo Forgione – Ci avete annientati in campo e complimenti al vostro allenatore che, dopo i ripetuti fallimenti degli anni scorsi, vi ha ridato un’anima. Ci avete dato una lezione calcistica in campo e lo riconosciamo, agevolati da un Napoli che non ha incarnato alcuno spirito utile a scongiurare l’offesa di un intero popolo. Vi siete tolti lo sfizio di batterci dopo anni di sonore batoste, di vedere persino Quagliarella infilarci. Complimenti meritati! Ma fuori, come al solito, avete mostrato il peggio di voi, che è molto peggio del peggio di noi. Soliti sacchetti di immondizia, soliti cori non oltre il buongusto di cui anche i nostri sono soliti ma oltre il consentito, ovvero oltre la soglia della tolleranza che è ben diverso. “La vergogna dell’Italia siete voi… Vesuvio lavali col fuoco… benvenuti in Italia”, insomma, il solito razzismo non torinese ma italiano perchè il pubblico juventino è in buona parte meridionale. Ma ne siamo abituati tutti, non perchè siamo arrendevoli ma perchè chi dovrebbe agire non agisce; questa è l’Italia. E forse avete ragione ad accoglierci nella vostra splendida e colta terra, a noi che facciamo parte di una città-nazione a parte da voi conquistata.
Per fortuna ci avete pensato voi stessi a consacrare il vostro lignaggio, non solo coi vostri cori e con le vostre “coreografie” ma soprattutto con quella che intendevate come la più grande presa per i fondelli nei nostri confronti: tutto lo “Juventus Stadium” che si permette il lusso di cantare ‘O surdato nnammurato. Si, è stata una zappa sui piedi, anche se in un primo momento ci avete lasciati tutti interdetti. Ma è durato poco perchè, dopo il primo momento di smarrimento mentale, la ragione ha preso il sopravvento. Alla vostra schiacciante vittoria calcistica avete accostato la nostra schiacciante vittoria culturale. Può mai accadere che il San Paolo canti una canzone piemontese?
Si tratta di supremazia culturale di Napoli, lo ha detto anche il presidente De Laurentiis con grande sarcasmo. Quello sabaudo, ‘o surdato assatanato, è un popolo di cultura militare dedita alla conquista che per fare regge e cultura ha dovuto chiamare i meridionali a corte. E allora grazie al popolo juventino che si è costituito certificando di essere culturalmente inferiore ai Napoletani. Avevate fatto le prove generali al San Paolo dopo aver strappato il pareggio, quando la delegazione juventina delle province di Napoli e Salerno avevano anche mostrato lo striscione “Pulcinella è bianconero”. E anche la vostra stampa sportiva aveva titolato “‘O sole mio” dopo il discusso rinvio della gara d’andata non causa tempo ma causa morte e ordine pubblico. Insomma, vi abbiamo insegnato a scrivere e cantare in napoletano… o forse neanche tanto perchè la maggior parte di voi è meridionale. E meno male che prima di fare “cantanapoli” urlavate “noi non siamo napoletani”.
Il vostro Tuttojuve.com, colpito e affondato dalle parole di chi scrive, dice che non l’abbiamo presa bene e ora ci sentiamo culturalmente superiori. Sbagliato due volte perchè sappiamo perdere, siamo abituati storicamente, e non siamo di certo noi quelli che pretendono indietro quanto rubato. E non ci sentiamo culturalmente superiori ma ce lo dimostrate voi continuamente; noi non ci saremmo mai azzardati a pretenderlo. Non l’abbiamo presa bene? Era sottolineato nell’incipit della dichiarazione del sottoscritto che la Juve era stata superiore. Ma voi tirate fuori come sempre il conto degli scudetti, pompandolo con i due che non vi appartengono ostentando le vostre ignominie invece di nasconderle, perchè la Procura di Napoli ve li ha fatti togliere dalla bacheca macchiando per sempre la vostra storia che neanche “l’oggetto sconosciuto a forma di chitarra” può lavare. Il vostro palmares lo conosciamo benissimo ma, noi che abbiamo cultura e conoscenza storica, sappiamo benissimo cosa significa la questione meridionale che voi fate finta di ignorare, che hanno creato i vostri antenati e che esiste anche nel calcio italiano creato “ad hoc” a Torino per disputare per circa 30 anni un campionato italiano ad uso e consumo piemontese-ligure e lombardo-veneto. Volete che, conoscendo da dove veniamo, noi e voi, possiamo mai soffrire di complesso di inferiorità di fronte al palmares bianconero? Suvvia!
Vi rendiamo di nuovo gli onori della vittoria schiacciante in campo, ma basta così, altrimenti il nostro dibattito identitario rischia di essere confuso con un inutile botta e risposta da ultrà tra uomini con i tasca il tesserino dell’ordine dei giornalisti. Quest’anno lo scudetto ve lo giocherete con Milano, tanto per cambiare, e sarà il 100° scudetto del Nord a fronte dei soli 8 del Sud. La cosa non ci stupisce. Avete  accantonato la faida con gli interisti e ne avete aperta una nuova con i milanisti. Beghe vostre, a noi restano le briciole che toccherà strapparvi dalla bocca avida, quel tricolore tondo a Roma sponsorizzato da Garibaldi, quando magari a fine partita potremo darvi ripasso di dizione napoletana. Sempre con la certezza di essere identitari, consapevoli e fieri, senza contaminazione, ignoranza e presunzione. Siamo pur sempre la Capitale dell’orgoglio, non dell’imbroglio, e tanto ci basta… anzi, è davvero tanta roba.