Il “Cornetto”, geniale idea napoletana

Angelo Forgione – È il 13 dicembre 1903 quando Italo Marchioni, un marchigiano residente a New York, riceve il brevetto statunitense per l’invenzione del “cono” per il gelato che già vende dal 1896. L’ha servito per anni in bicchieri di vetro, ma i clienti americani non glieli restituiscono. Occorre qualcosa da usare e gettare, e lui crea qualcosa da usare e mangiare. E però il gelato, sciogliendosi, spugna la cialda. Pazienza, per circa sessant’anni.
E così si arriva al 1959, in pieno miracolo industriale italiano, anno in cui presso gli stabilimenti della SPICA (Società Partenopea Imbottigliamento e Confezione Alimenti), società di Algida, un operaio di nome Mario Faccenda, già inventore del Cremino e della Bomboniera, ha la geniale idea di “impermeabilizzare” la superficie interna del cono-cialda rivestendola con uno strato spruzzato di olio, zucchero e cioccolato. Così, casualmente, nasce la “punta di cioccolato”. È la salvezza della croccantezza del cono di Marchioni, che la SPICA brevetta e battezza col nome di Cornetto, perché è noto quanto il simbolo apotropaico sia parte della tradizione partenopea.
Con il tempo, il Cornetto diviene il prodotto di punta di Algida e dilaga nel mondo sotto gli altri marchi del gruppo Unilever, dal 1964 proprietaria del marchio italiano. Ed è sempre dal territorio napoletano di Caivano, dalla fabbrica di gelati più grande d’Europa e la seconda in assoluto, che ancora oggi parte la produzione italiana del “cuore di panna”, portandosi dietro il primato di gelato industriale più venduto nel globo e le sue origini partenopee. Del resto, i napoletani avevano inventato pure il gelato artigianale. Si chiamava “sorbetta al latte“. Ma questa è un’altra storia, anzi no.

cornetto-algida-napoletano

Chi ritira l’Alta Onorificenza consegnata al dopato e razzista Schwazer?

Angelo Forgione Alex Schwazer ci sta provando a rientrare in tempo per i Giochi olimpici di Rio de Janeiro. Nuovo interrogatorio alla procura antidoping del Coni per sostenere la sua richiesta di sconto sulla squalifica che scadrà il 29 aprile 2016.
Prendano la decisione che ritengono più corretta i giudici del Tribunale nazionale antidoping. C’è ben altra questione morale a procurar danno ai valori della lealtà sportiva e, soprattutto, a quelli della tanto sbandierata Unità nazionale. il fatto è che, dopo essere stato abbandonato dall’Arma dei Carabinieri, dagli sponsor e dalla (ormai ex) fidanzata Carolina Kostner (anch’essa coinvolta e sanzionata per aver fornito copertura), l’unico a non stigamtizzare il comportamento di Schwazer è stato Giorgio Napolitano, che all’epoca della squalifica, aprile 2013, era il presidente della Repubblica. Fu lui a conferirgli spontaneamente il titolo di Commendatore d’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, la più alta onorificenza dell’ordinamento, consegnata al Quirinale il 1 settembre 2008, dopo la vittoria fasulla alle Olimpiadi di Pechino. Napolitano ha lasciato la residenza al colle a gennaio 2015, facendo scorrere nove mesi senza ritornare sui suoi passi. L’onorificenza è ancora al collo di Schwazer.
Grave il fatto che il marciatore altoatesino non sia neanche messaggero di unità nazionale, quella tanto cara a Giorgio Napolitano, napoletano di nascita, che ha fatto finta di non leggere – e non ha mai stigmatizzato – ciò che l’atleta scrisse nella famosa email inviata a Pierluigi Fiorella, medico della Federazione Italiana di Atletica Leggera, due giorni prima di risultare positivo all’eritropoietina ricombinante a un controllo antidoping a sorpresa dell’estate 2012. Tutti i napoletani, eccetto Napolitano, ben ricordano con quali parole il dopato cercò di convincere il medico federale della pulizia morale ed ematica che ben sapeva di non avere:

“Posso giurare che non ho fatto niente di proibito. Ti ho dato la mia parola e non ti deluderò. Sono altoatesino, non sono napoletano”.

Come se nascere a Vipiteno fosse garanzia di serietà e venire al mondo a Napoli, al contrario, di inaffidabilità. Mentiva sapendo di mentire lo spergiuro, e finì a versar lacreme altoatesine, non napulitane in conferenza stampa, proprio mentre un calciatore napoletano dei quartieri spagnoli, Fabio Pisacane, dava esempio di lealtà smascherando le corruzioni del calcioscommesse.
Altro che lustro all’Italia! Sarebbe il caso che qualcuno segnali al successore del napoletano Napolitano [Mattarella] l’opportunità di riparare a un errore intollerabile.

‘Napoli’ aggettivo spregiativo per Hoepli

Angelo Forgione Con sommo stupore e trasalimento, ho notato che il dizionario Hoepli online, tratto dal Grande Dizionario Italiano di Aldo Gabrielli (editore Hoepli), riporta alla voce ‘Napoli‘ l’aggettivo spregiativo che sta per ‘Napoletano’. Nell’anti-meridionalità nazionalista dell’Italia del dopoguerra industrializzata a metà, gli operai del Sud agricolo, senza più opifici, furono chiamati dai torinesi «nàpuli» e «mau mau». Che nàpuli fosse un poco edificante vocabolo di matrice piemontese era chiaro, ma che fosse diventato addirittura ‘napoli’, e come tale inserito in un dizionario di lingua italiana, non era noto. Provare per credere.

napuli

Pepe Reina e il gran cuore dei napoletani

Angelo Forgione Ha lasciato il segno nel cuore dei tifosi del Napoli il portiere Pepe Reina, oggi secondo di Neuer al Bayern. Lo spagnolo, nato a Madrid e con esperienze in carriera a Barcellona, Villarreal, Liverpool e Monaco di Baviera, nel corso di un’ampia confessione durante il programma televisivo Hay una cosa que te quiero decir, ha mandato un messaggio d’amore ai napoletani.
«L’ambientamento a Napoli è stato particolare. C’è un film che si chiama Benvenuti al Sud, dove in una scena si dice che a Napoli si piange due volte: quando si arriva e quando si va via. Sembra assurdo, ma è effettivamente così. Quando arrivai rimasi disorientato: la gente ha tanta fretta, la vita ha un ritmo quasi folle, però alla fine non puoi far altro che rimanere rapito. Ti rendi conto che i napoletani hanno un cuore spettacolare. Ti danno tutto quello che hanno, fanno tutto quello che possono per aiutarti e quando vai via lasci tanti buoni amici importanti.»

Conservatorio di Napoli bene di interesse storico-architettonico

Angelo Forgione – Il Regio Conservatorio di Musica di San Pietro a Majella, uno dei più celebri istituti d’alta formazione musicale nel mondo, è stato dichiarato Bene di Interesse Storico-Architettonico. Il riconoscimento è stato ratificato dal Ministero delle Attività Culturali e dalla Sovrintendenza per i Beni Architettonici della Campania, e darà la possibilità di tutelare l’edificio che ospita il conservatorio di musica ma anche tutto il patrimonio artistico musicale e decorativo (spartiti e manoscritti, strumenti musicali, cimeli, stampe, foto antiche, dipinti e arredi), in particolar modo la sua preziosa biblioteca musicale, tra le più importanti al mondo, che consta di circa 27.000 manoscritti musicali, 300.000 stampe musicali, 20.000 libri, 10.000 libretti d’opera, 10.000 lettere e 1000 periodici. Il progetto è stato supportato da Roberto De Simone, Riccardo Muti, Vincenzo De Gregorio e l’attuale direttore del conservatorio, Elsa Evangelista. Quest’ultima ha annunciato che il prossimo obiettivo è quello di far includere il Conservatorio nei patrimoni dell’umanità, secondo la convenzione adottata dalla conferenza dell’Unesco.
biblioteca_conservatorioIl Conservatorio di San Pietro a Majella è attivo dal 1826, anno in cui il Real Collegio di Musica (che aveva racchiuso quattro orfanotrofi) si trasferì per volontà del re Francesco I nella sede dell’omomino convento dei Padri Celestini, dopo aver iniziato le sue attività didattiche nel 1808. La Scuola plasmò uno stile musicale che si diffuse rapidamente in tutt’Europa e fece da faro per tutto l’Occidente, consacrando la conservatorio-salegrande Scuola Musicale Napoletana del Settecento. L’istituto cambiò il concetto di conservatorio, da istituzione caritatevole di “conservazione” degli orfanelli (che ricevevano istruzione musicale) ad alta scuola di musica. È proprio con San Pietro a Majella che con “conservatorio” si iniziò ad intendere nel mondo ogni luogo di formazione musicale.
Riccardo Muti, nel corso di una conferenza stampa di presentazione di una rappresentazione di Niccolò Jommelli tenutasi a Parigi nel giugno 2009, consigliò a ogni musicista di visitare il Conservatorio di San Pietro a Majella per assaporare il Settecento perduto:
«L’unico luogo al mondo che può far rivivere un fantastico mondo del suono che è andato perduto… un antico monastero immutato con la sua meravigliosa biblioteca, una serie di sale dove si respira ancora il profumo originario dei libri e l’atmosfera della Napoli antica.»

HAKA NAPOLI

haka_napoliEddy Napoli e Angelo Forgione sono gli autori del video-clip “Haka Napoli” che, in parole e musica, inneggia ed esorta alla vittoria la squadra del cuore del popolo partenopeo: il Napoli.
Ispirandosi alla danza urlata dei Maori, tramite le frasi più sincere e appropriate del tifo napoletano, il canto dei tifosi azzurri si veste con tamburi dal ritmo di venti di “guerra” e una melodia che, sposata a quel ritmo, per nulla invidia le più belle colonne sonore dei colossal americani del cinema. Il tutto strutturato su una suggestiva e tradizionale tammurriata vesuviana. Non solo un’esortazione alla “battaglia” ma anche manifestazione di gioia e orgoglio.
Si tratta di un omaggio che i tifosi/autori Eddy Napoli e Angelo Forgione, due napoletani appassionati, donano ai tifosi partenopei sparsi in tutto il mondo, con l’augurio a tutti di gioire presto per il raggiungimento di vette più prestigiose.
Haka Napoli!

Al San Carlo va in scena il Calcio. È sconfitta.

Angelo Forgione – Da appassionato di sport e studioso di Cultura, in tutte le loro mille forme, quando ho saputo che al Real Teatro di San Carlo, in occasione dei Mondiali brasiliani, a partire dagli ottavi di finale sarà calato un maxischermo sul palco per consentire agli amanti dell’Opera di non perdere neanche un secondo dei match mondiali ho avvertito un brivido lungo la schiena. Ma come? Un teatro storico, un tempio sacro della Musica internazionale, adibito ad arena sportiva?
Non è snobbismo. È che il “San Carlo” è il “San Carlo”, è il più antico Lirico esistente, è la casa dell’ineguagliabile Settecento Musicale Napoletano che Muti fa riscoprire al mondo, è il sogno del giovane Mozart. Il “San Carlo” è una cattedrale della Cultura non solo musicale, e non può essere profanata con la stessa facilità con cui, ad esempio, fu violato in passato il “Petruzzelli” di Bari, dove ci finì la manifestazione canora “Azzurro” di Vittorio Salvetti, tanto per rifarsi al Festival di Sanremo. Intendiamoci, coi tempi che corrono va benissimo consentire agli affezionati del Massimo napoletano di non dover optare tra Opera e Calcio, ma lo schermo, se proprio vogliamo accenderlo, andrebbe tuttalpiù preparato nel foyer (e già sarebbe un lusso) o in un altro spazio del teatro (visto che già vi sono passati sposi e prodotti alimentari), non nella sacra sala. È una questione di rispetto per la Storia di Napoli. Il “San Carlo” è una cosa, il “San Paolo” un’altra. La luce è già fioca. Forse si vuole il buio.

Agguato di Roma: tentata strage di bambini?

ad “Attacco a Napoli” il clima d’odio tra napoletani e romanisti

Angelo Forgione – Interessante puntata di “Attacco a Napoli” su Piuenne, approfondimento d’indagine dei fatti tragici di via Tor di Quinto a Roma che hanno preceduto la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Il dibattito, condotto da Raffaele Auriemma, ha goduto, tra gli altri, dei preziosi contributi di Sergio Pisani, uno degli avvocati del ferito Ciro Esposito, e della criminologa Angela Tibullo, criminologa nominata dello stesso pool di avvocati, che hanno fornito ulteriori particolari d’indagine dei fatti, di cui i pm hanno già un’idea abbastanza definita. L’ipotesi di incriminazione per tentata strage a carico di Daniele De Santis, da me avanzata nel dibattito, ha trovato fondamento nella ricostruzione degli eventi. La trasmissione, di cui è proposta una sintesi, ha anche tastato il polso all’assurdo clima d’odio che attanaglia le tifoserie di Napoli e Roma.

San Leucio, modello sociale anche per Telecom

Angelo Forgione – Sul libro di Aldo Canonici per Telecom Italia dal titolo People caring: un’azienda a misura delle sue risorse umane – nuove forme di benefit adottate dalle aziende più avanzate si legge di  people caring, una struttura creata da Telecom nel 2009 per rispondere alle aspettative delle persone attraverso l’attivazione di numerose iniziative volte al miglioramento della qualità della vita. Qui è fissata la genesi e la crescita della sociologia industriale, che ha alla base la Real Colonia di San Leucio.
La vera frase su cui riflettere è: Il people caring, salvo l’eccezione di San Leucio, nasce parallelamente alla nascita dei primi studi di sociologia industriale. Non mi colpisce, per evidenti motivi, il ruolo assegnato all’incredibile esperimento di “Ferdinandopoli” e allo Statuto leuciano, evidentemente troppo avanti rispetto al suo tempo. Alla faccia dell’arretratezza meridionale, la Real Colonia casertana è preso a modello dichiarato di sviluppo sociale ben prima dello sviluppo industriale del Nord.

telecom_sanleucio

Il Festival del 700 musicale Napoletano

Angelo Forgione – Dal 17 al 26 aprile va in scena il XII edizione del Festival internazionale del 700 musicale Napoletano, un susseguirsi di concerti, percorsi guidati, letture interpretate da attori dai libri dei grandi viaggiatori del passato, enogastronomia focalizzata sui prodotti tipici regionali campani, in alcuni tra i luoghi più belli della città, da Palazzo Reale al Maschio Angioino, dal Museo Archeologico a Santa Chiara.
La musica eseguita nei concerti sarà tratta dal repertorio barocco della grande Scuola Musicale Napoletana, con un escursus nel mondo del Jazz, con la sua capacità di elaborare ed improvvisare su temi del passato, dando agli stessi un assetto di contemporaneità. Gli artisti coinvolti sono stati scelti tra i migliori esponenti del repertorio Barocco e Jazz con punte di eccellenza quali il flautista francese Maxence Larrieu ed il chitarrista napoletano Edoardo Catemario.
I percorsi guidati avranno lo scopo di evidenziare e valorizzare siti architettonici tra più belli della nostra Città: Palazzo Reale, Museo Archeologico Nazionale ed il Castello Maschio Angioino e la splendida Chiesa di San Francesco delle Monache ora Centro di Cultura permanente nel cuore del centro antico di Napoli. Itinerari culturali nei luoghi della musica dell’arte e della cultura.

INFO
programma eventi: clicca qui
sito: clicca qui
facebook: clicca qui
twitter: clicca qui