Non una visita in forma privata ma una vera e propria autosegregazione
Angelo Forgione – È tornato a Roma, in silenzio o quasi, il presidente della Repubblica. Quando è giunto a Napoli, come da rituale nel giorno di Capodanno, Giorgio Napolitano sapeva che non sarebbe stata una vacanza come le altre nella sua città. Quella busta postale con ordigno indirizzata al prefetto Musolino ed esplosa tra le mani di una segretaria gli ha fatto cambiare le aspettative e aumentare qualche preoccupazione. Sarà per questo che un funzionario del Quirinale ha telefonato a Don Maurizio Patriciello proprio in quel giorno, chiedendo il motivo di tanto malcontento nel Napoletano verso l’inquilino della residenza presidenziale di Roma. Domanda inutile, perché quell’inquilino sapeva benissimo che i campani gli rimproveravano il suo silenzio da ministro degli interni negli anni Novanta e l’insufficiente e statica solidarietà di oggi alle mamme orfane di figli avvelenati, dopo che lo Stato ha lasciato in un ventennio che la Campania fosse, appunto, avvelenata in silenzio. Al suo nome pronunciato dal parroco di Caivano durante la manifestazione di “Fiume in piena” dello scorso novembre, la piazza Plebiscito gli aveva riservato fischi e l’etichetta di “assassino” (guarda il video). La sua rielezione è stata un pugno nello stomaco per tutte le famiglie colpite da questa strage silenziosa, unitesi alla disistima di quella parte della comunità napoletana disgustata dalla sua parzialità politica, dall’aumento del suo stipendio in un periodo di forte crisi, così come dalla retorica spinta con la quale condusse le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità. Una rielezione che non ha soddisfatto alcuna esigenza “eccezionale”: Napolitano, che avrebbe ceduto obtorto collo al pressing di alcuni partiti al 4° scrutinio (Saragat passò al 21°; Leone al 23°; Pertini e Scalfaro al 16°), non era affatto obbligato a farlo, potendo rispedirli a votare in Parlamento.
Il presidente è entrato il primo giorno dell’anno a Villa Maria Pia, più nota con il nome non sabaudo di Villa Rosebery, e non ne uscito se non per lasciarla. Niente tradizionale visita in Prefettura, là dove era esploso il plico; la Digos ci ha messo le mani e così è saltato anche il tradizionale caffè al vicino Gambrinus, che è nello stesso Palazzo della Foresteria; i comitati di “Terra dei Fuochi” erano lì ad aspettarlo e hanno presidiato il noto locale in tutti questi giorni. Ma il Re solo non è mai arrivato, per la delusione loro, dei fotografi, degli operatori televisivi e dei proprietari che non hanno potuto mettere da parte per futura vetrina le tazzine sporche di caffè bevuto.
Napolitano ha capito di essere persona non gradita a Napoli, almeno non a quelli che hanno riavvolto il nastro degli eventi. E così si è chiuso nella bellissima residenza di Posillipo, riparandosi dietro un provvidenziale maltempo e una raucedine di inizio d’anno. Niente uscite pubbliche ma solo visite private. Gradite, come quella del sindaco De Magistris, e meno gradite, come quella di un disoccupato che ha eluso i controlli e di una decina di manifestanti pacifici del comitato “Terra dei Fuochi” di Giugliano che, nell’ultima serata nel buon ritiro napoletano, sono andate da Maometto come la montagna, con fiaccole, croci di legno e cartelli raffiguranti bimbi morti e malati. Hanno piazzato lungo la silenziosa e presidiata via Ferdinando Russo striscioni eloquenti: “Ecco perchè non sei il nostro presidente ma il nostro carnefice”. Hanno cercato di avvicinarsi alla residenza ma gli agenti della Digos li hanno ricondotti su via Posillipo, negando la consegna al presidente della Repubblica di un dossier fotografico di 54 pagine sui danni provocati all’ambiente nell’entroterra tra Napoli e Caserta. Don Patriciello ha preso le distanze dall’iniziativa, mostrando ancora più evidenti le crepe nel rapporto coi movimenti, ma la lettera inviatagli il 3 gennaio da Napolitano, nella quale si esprimeva ancora una volta vicinanza ai cittadini che vivono sul territorio, ha evidentemente irritato ancora di più i comitati.
Napolitano, dunque, è tornato a Roma. È terminata mestamente la sua vacanza da incubo che non dimenticherà, la prima da anziano rieletto in un Paese fermo che non riesce ad adeguarsi al mondo che corre. Lo scorso anno, nel suo soggiorno privato, era stato in Prefettura da Musolino, al Gambrinus per il caffè, al complesso monumentale dei Girolamini, al cinema per assistere alla proiezione di un film di Tornatore e tra i viali del parco Virgiliano, passeggiando amabilmente e sostando su una panchina con la moglie Clio, dalla quale avevano goduto romanticamente della vista del mare che domina i Campi Flegrei. In un anno qualcosa è cambiato. Solo temporali e malanni? Consigli dei medici o della Digos? Chissà se tornerà più il Re solo, dopo questa esperienza reclusoria nella “sua” Napoli che lo ha messo spalle al muro… di Villa Rosebery.

Angelo Forgione – Altra asta deserta a Carditello, l’undicesima in tre anni. Ma la situazione è diversa da qualche mese fa. Salvo imprevisti, il Ministero dei Beni Culturali dovrebbe acquisire la Real Tenuta per poi pensare di realizzare i già esistenti progetti di recupero e valorizzazione del bene. Il problema è che non si conoscono i tempi e, intanto, la reggia continua ad essere in balia delle intemperie e dei vandali. Il Governatore della Campania Stefano Caldoro ha sollecitato proprio il Governo, tramite il Ministero dei beni culturali, a esercitare il suo diritto di prelazione, assicurando supporto e attenzione ai progetti di ripristino dei luoghi. Il ministro Bray, che proprio nei giorni scorsi da Fazio ha detto che ha molto a cuore le dimore borboniche, lo scorso ottobre, in una visita alla piccola reggia di San Tammaro in compagnia di alcuni esponenti del tenace forum di “Agenda 21” e Tommaso Cestrone, il volontario che si sta prendendo materialmente cura del sito borbonico, aveva promesso: “Riapriremo Carditello”.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano era alla presentazione della nuova sede dell’Istituto di Genetica e Medicina nell’area ex Olivetti di Pozzuoli, realizzato grazie agli sforzi di Telethon, che potenzia la ricerca scientifica napoletana guidata dal direttore del Tigem Andrea Ballabio. All’esterno dell’Accademia aeronautica, per lui, striscioni e slogan di contestazione per i suoi silenzi sull’avvelenamento delle campagne campane. Su uno striscione si leggeva “Lui si è pentito, e tu?”, chiaro raffronto con Schiavone. La polizia è intervenuta a sequestrarlo.
Dichiarazioni che non condivido affatto perché si allineano ai Galliani, agli Agnelli, alle loro pletore e agli ultras, compresi quelli napoletani che si sono autoinsultati per dimostrare solidarietà ai “colleghi”, anteponendosi all’indignazione di gran parte del popolo. Napoli deve trovare il riscatto e il risveglio nei settori vitali che contano, per rispetto della sua grande e unica Storia e non certo perché qualche migliaia di idioti ignoranti la offendono a prescindere. Quei cori non sono un incitamento alla città ma a qualche catastrofe naturale che la colpisca. Napoli non è né colorosa né bisognosa di sapone incandescente ma deve “solo” travolgere gli impedimenti interni ed esterni per riprendere il cammino interrotto, e ciò dipende da lei ma non solo da lei. Di cultura e risorse ne ha da vendere, ed è tanta roba, di certo non alla portata delle tasche dei denigratori.
Angelo Forgione – E ora che è stato tolto il segreto di Stato alle dichiarazioni che Carmine Schiavone rese nel lontano 1997 alla Commissione di inchiesta che indagava sul traffico dei rifiuti, tutti traumatizzati dal sapere ciò che già si sapeva, ovvero che lo Stato sapeva ma è rimasto in silenzio. Ma che novità! È il momento dello stupore per il ruolo di Napolitano (Ministro degli Interni) nel 1997, quando furono compiute le audizioni. Antonio Marfella
Angelo Forgione – Il presidente dei Consiglio Enrico Letta, in un incontro sulla semplificazione normativa nel programma del summit dei capi di Stato e di governo dell’Ue, ha affermato che 
Angelo Forgione – Mentre il Napoli perdeva a Londra e tutto il popolo azzurro trepidava per le vicende della squadra del cuore, andava in onda su Italia1 un reportage de Le Iene sulla tragedia casuata dai rifiuti tossici sversati nelle campagne tra Napoli e Caserta (
Le celebrazioni dei settant’anni dalle
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sbarca a Napoli per celebrare i 70 anni delle Quattro Giornate, l’