Torna la testa di sfinge nel quartiere nilense

un buon segno per Napoli che recupera lentamente i suoi “pezzi”

Angelo Forgione – È stata ritrovata la testa di sfinge di cui, negli anni ’50, è rimasta orfana la statua del Nilo, anche detta “Corpo di Napoli”. Fu sistemata nel Regio Nilensis, là dove un tempo era il quartiere nilense dei mercanti Alessandrini d’Egitto, nel cuore della Neapolis greco-romana. La scultura, sepolta con la partenza dei mercanti e dimenticata, poi rinvenuta anch’essa acefala dal sottosuolo nel 1476 e sistemata nel 1657, rappresenta il dio Nilo in sembianze ellenistiche pagane di vecchio uomo, coricato fra una cornucopia, in segno di prosperità e ricchezza, e la stessa sfinge, circondato da puttini che simboleggiano le ramificazioni del fiume egiziano. Manca la testa del coccodrillo, all’altezza dei piedi del Nilo. L’attuale basamento con l’epigrafe fu sistemato nel 1734, con l’ingresso di Carlo di Borbone a Napoli, quando la statua fu restaurata.
Dove è stata rinvenuta la testa di sfinge? Era in Austria, finita in possesso di un collezionista locale che l’aveva acquistata decenni fa in buona fede e non ha fatto problemi a riconsegnarla al patrimonio culturale italiano qualche mese fa. Ora partirà la raccolta fondi per riposizionare la testa sfingea al suo posto, missione a cui tutti i napoletani possono partecipare (istruzioni sul sito comitatocorpodinapoli.it). L’operazione è stata illustrata in una conferenza stampa nella Cappella Sansevero, altro luogo simbolo della Napoli esoterica, voluta nel Settecento da Raimondo di Sangro, ispiratore proprio del Rito Egizio di Napoli fondato da Alessandro di Cagliostro, che si propose di unificare le logge massoniche iniziatiche nell’obiettivo di purificare le varie religioni, compresa quella cattolica inquinata dal dogma della Chiesa, e raccogliere gli elementi appartenenti alla vera Tradizione sparpagliati nei diversi culti.
La statua del Nilo simboleggia anche l’importazione di culti della tradizione ermetica egizio-alessandrina. Vale la pena ricordare che la trilogia egizia delle forze spirituali è Ka-Ba-Akh, ossia forza vitale, anima e aura. È chiara la forte assonanza con il termine ebraico qabbaláh. Napoli capitale, nel Settecento, fu proprio punto di contatto della Tradizione egizia con quella ebraica, in un ambiente già pregno di Tradizione ellenica. Tutti questi fermenti crearono tutto ciò che la città, a livello popolare, ha ricamato attorno al gioco del Lotto. Il più significativo prodotto di questi fervori fu la Smorfia napoletana, una forma folcloristica di cabala per l’interpretazione dei sogni, legata etimologicamente ed esotericamente alla divinità greca dei sogni Morfeo. La Tradizione esoterica ispirò quella popolare, portando i napoletani, già affezionati al lotto da circa un secolo, a non puntare più casualmente ma per interpretazione dei sogni e dei particolari eventi della vita quotidiana, dando al gioco i suoi connotati attuali e facendone un fenomeno unico in Europa e nel mondo.

Napoli scaccia i Maya. Quando i sabaudi?

Angelo Forgione – I sacrosanti strali di Jean-Noël Schifano contro il busto di Cialdini alla presentazione del “Corno Show” (guarda il video) sono da benedire perché aprono un prezioso dibattito identitario e non revanscista nelle sedi istituzionali. “Il Mattino” di oggi commenta con un articolo di Enrica Procaccini la sua scritta “Che crepi Cialdini il cialtrone” apposta col pennarello argento sul corno di Lello Esposito. E si legge così: “Ma con Maddaloni, Schifano sfonda una porta aperta. «Fosse per me – spiega Maddaloni – avrei già incappucciato anche chi nel nostro salone sta a fianco di Cialdini» (Cavour, n.d.r.) perché sono figure che con il popolo napoletano hanno ben poco a che fare».
Il presidente della Camera di Commercio sarà pure d’accordo con Schifano e con coloro che la storia la conoscono, ma anche lui dimostra con quel “fosse per me” che la porta è tutt’altro che aperta. Anzi, è sbarrata a 152 mandate perchè se non può rimuovere Cialdini vuol dire che qualcuno quella porta l’ha blindata anni fa e qualcun altro oggi la sorveglia evitando che venga sfondata.
borsa_napoliIl busto di Cialdini all’interno del palazzo della borsa di Napoli (clicca sulla foto per ingrandire) parla da sè con la sua espressione sprezzante e autoritaria. Ma se qualcuno non si spaventa a vederlo forse può trasalire pensando ai circa 9.000 fucilati (anche esponenti del clero), ai circa 10.000 feriti, ai circa 7.000 prigionieri, alle circa 1.000 case incendiate, alle circa 3.000 famiglie violate, ai circa 14.000 deportati in Piemonte, ai 6 paesi interamente messi a ferro e fuoco, ai circa 1.400 comuni assediati, alle circa 160.000 bombe scaricate su Gaeta che fecero circa 5.000 vittime tra napoletani (in grande maggioranza) colpiti anche da tifo e piemontesi, alle chiese e le regge saccheggiate. Tutto sommato basta per descrivere il generale vanaglorioso e spietato che “liberò” Napoli e il Sud per conto di Vittorio Emanuele II. A proposito, il monumento equestre al re è proprio fuori il palazzo camerale, al centro della nuova piazza, e qualcuno ne ha già imbrattato il basamento posteriore con la scritta “Sud libero”.
Vuoi vedere che invece di scacciare la fine del mondo dei Maya è iniziata l’epurazione dei falsi eroi risorgimentali? Chissà cosa è più probabile.

Pulcinella e l’identità da ritrovare

Pulcinella si riprende la scena e lo fa a vico fico Purgatorio ad Arco, angolo di via Tribunali, con una scultura in bronzo che lo raffigura alta 2 metri e 30 centimetri, forgiata e regalata da Lello Esposito al Comune di Napoli. All’inaugurazione presenti, oltre allo scultore, l’intellettuale Jean Noël Schifano, il filosofo Aldo Masullo, il sindaco Luigi de Magistris, l’assessore all’Urbanistica Luigi De Falco e il regista teatrale Michele Del Grosso, promotore dell’iniziativa. Un’occasione per restituire finalmente alla maschera napoletana la sua vera identità che è filosofica, antropologica, esoterica, poetica e teatrale e non semplicemente folcloristica come quella che le è stata ricucita addosso, anche a causa di clamorosi errori di mostri sacri del teatro napoletano. «Pulcinella essere ermafrodito, Horus del popolo, figura esemplare del barocco esistenziale. Più si è napoletani e più si è universali… e sono molto felice di lasciare la torre Eiffel per una cosa autentica, vera e di filosofia che è Pulcinella», sottolinea il solito impeccabile Schifano. Gli fa eco il filosofo Aldo Masullo: «In nome della maschera di Pulcinella, togliamoci la maschera». Come dire, recuperiamo la nostra vera identità. E Pulcinella racchiude tutta la metafora.

Dante pulito e protetto

Dante pulito e protetto

Terminata la pulizia della statua di Dante Alighieri nell’omonima piazza napoletana a cura della II Municipalità con finanziamenti privati. Smontate le impalcature e installata una cancellata di recinzione per scoraggiare i malintenzionati, sull’esempio positivo della statua di Paolo Emilio Imbriani in Piazza Mazzini. Basterà senza videosorveglianza? Speriamo bene!

V.A.N.T.O. a Madrid per salutare Carlo III

V.A.N.T.O. a Madrid per salutare Carlo III

Gli orgogliosissimi e Napoletanissimi Enzo Ferrara e Valentina Cipolletta di V.A.N.T.O. fotografati ai piedi del monumento equestre di Carlo III. No, non è Piazza del Plebiscito ma la piazza della Puerta del Sol a Madrid dove hanno salutato l’illuminato sovrano, prima di Napoli e poi di Madrid, con i vessilli del Movimento e delle antiche Due Sicilie. Grazie!


Alfonso d’Aragona, le dita saranno riattaccate

Alfonso d’Aragona, le dita saranno riattaccate
la Soprintendenza rassicura sulla custodia dei frammenti

Dopo solleciti e carteggi vari, finalmente la Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per Napoli e Provincia comunica con il protocollo n. 21923 del 12 Settembre 2011 che il particolare danneggiato della statua di Alfonso d’Aragona sulla facciata di Palazzo Reale è in possesso dei restauratori e che nell’ambito del prossimo restauro della stessa facciata è previsto il ripristino dell’opera e il recupero di tutte le statue.

Lo scorso Giugno, va ricordato, sono stati stanziati dal Ministero 2,5 milioni di euro per gli interventi generali alla reggia di Piazza Plebiscito.

 

E ora sono i piccioni a sporcare Paolo Emilio Imbriani

E ora sono i piccioni a sporcare Paolo Emilio Imbriani
statua dannata: appena restaurata è già “sotto attacco”

Angelo Forgione – Svelata la nuova recinzione della restaurata statua di Paolo Emilio Imbriani in Piazza Mazzini, ora per i vandali sarà un po’ più difficile sporcare il monumento. Ma ci stanno già pensando i piccioni che “soggiornano” in massa sulla scultura. La bianca statua da poco tornata al suo nitore è già un po’, un bel po’, meno bianca a causa degli escrementi dei volatili.
Continua dunque la maledizione dell’ex-sindaco patriota, per anni imbrattato, poi ripulito, poi di nuovo imbrattato e dopo anni restaurato. Mentre lo rimettevano a nuovo, qualche balordo si è arrampicato sui ponteggi e gli ha asportato irrimediabilmente il pizzetto, attentando anche al naso e ad una spalla. Imbriani non trova pace, e magari sconta una condanna eterna per essersi permesso nel 1870 di cambiare, dopo 330 anni e contro il parere dei Napoletani, il nome di Via Toledo trasformandola in Via Roma (tornata Toledo solo nel 1980). Allora gli diedero del matto e adesso, da morto, non gli danno pace neanche gli uccelli che gli defecano in testa… e non solo.

 

Busto di Totò sfrattato dal leghista mascherato

Busto di Totò sfrattato dal leghista mascherato
e intanto Napoli dimentica i suoi grandi figli

Angelo Forgione – Quanta pubblicità si è fatta il sindaco di Alassio (Savona), l’albergatore Roberto Avogadro, cacciando dai giardini comunali la statua del “principe della risata” Totò, artista nazionale che ha unito nella risata l’Italia come non ha invece fatto la politica. Contattato da Gianni Simioli su Radio Marte, Avogadro ha dichiarato che la statua non ha legami col territorio e di non essere lui un leghista, ma la verità è che non ha la tessera della Lega Nord ma leghista lo è dentro perchè lo dicono il suo passato, le sue dichiarazioni recenti e le sue azioni del presente.
Il sindaco alassino è stato eletto con la sua lista civica “A come Alassio” perchè in contrasto con alcuni suoi colleghi leghisti. Scaviamo nella recente storia di Alassio e scopriamo che Avogadro era già stato sindaco negli anni ’90, quella volta da laghista, ed è lui stesso a farci capire la sua intimità politica in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera qualche mese fa in piena campagna elettorale: «Non me ne sono andato dalla Lega – dice Avogadro – sono loro che mi hanno congelato la tessera quando ho detto che avrei fatto la lista civica. Ma assicuro che la mia sarà un’amministrazione leghista».
Dunque Totò saluta Alassio che fa una brutta figura anche con la figlia Liliana De Curtis, intervenuta all’inaugurazione del monumento voluto dalla precedente amministrazione comunale. La sua statua poteva essere spostata e non buttata in uno scantinato. Ancora una dimostrazione del degrado sociale di cui la Lega e le idee leghiste sono responsabili in un paese già eterogeneo dal punta di vista storico. Cancellato un grande Napoletano da una piazza del nord nella speranza vana di cancellarlo dalla cultura italiana.
Napoli invece, sempre povera di strade e monumenti intitolati ai propri figli, è florida di nomi che ricordano uomini del nord. Sarebbe troppo banale ora ricordare i cosiddetti “padri della patria” che già in tanti a Napoli hanno capito occupare abusivamente i nostri luoghi e la nostra storia. Quella battaglia è contro i mulini a vento, ma se pensiamo che a Napoli non esiste un monumento al grande Luigi Vanvitelli, nato a Napoli e morto a Caserta dopo aver inventato il neoclassicismo in architettura e averlo diffuso in tutta Europa, forse sarebbe il caso di riflettere; tempo fa proposi di mutuare quella di Onofrio Buccini a Caserta con un calco e metterla al posto della palma morta di Piazza Vanvitelli al Vomero, riattivando un filone culturale che Napoli ha da tempo abbandonato dimenticando se stessa e la sua grande storia, ma l’amministrazione Iervolino vi piantò un poco edificante alberello-bonsai.
A Napoli non va assolutamente seguito l’esempio leghista ma avere al contrario grande rispetto per la cultura. Cioè, non dovremmo cancellare i grandi, quantunque settentrionali, ma semmai ripristinare le gerarchie e relegare per esempio il grande Alessandro Manzoni altrove in città, e consegnare una strada panoramica e assolata di Napoli a qualche grande Napoletano della letteratura come ad esempio Giambattista Vico che, delittuosamente, non ha domicilio, così come artisti come lo stesso De Curtis la cui tomba è abbandonata o Renato Carosone se non vogliamo andare troppo indietro nella grande storia di Napoli.

Statua di Alfonso d’Aragona, continuano telenovela e danni

Alfonso d’Aragona, continuano telenovela e danni
nuova comunicazione mentre salta un altro dito

Proprio mentre le condizioni della statua di Alfonso d’Aragona peggiorano, riceviamo un nuovo protocollo della Soprintendenza Speciale per il patrimonio di Napoli firmato dalla Dott. Lorenza Mochi Onori (clicca per ingrandire) che ci comunica che ad essa spetta il compito dell’alta sorveglianza e della vigilanza sugli adempimenti mentre le competenze sui beni artistici appartenenti al Palazzo Reale afferiscono alla Soprintendenza alla Soprintendenza per i BAP.
E mentre il carteggio insiste, la statua peggiora: dopo il dito medio, è saltato ora anche l’indice.

Guglia dell’Immacolata, monumento a rischio crollo

Guglia dell’Immacolata, monumento a rischio crollo
mentre è boom di restauri risorgimentali in città

di Angelo Forgione per napoli.com

S.O.S. monumenti, prosegue l’emergenza patrimonio nel centro storico UNESCO di Napoli. Opere d’arte e capolavori che perdono i pezzi, come la guglia dell’Immacolata in Piazza del Gesù, transennata a Novembre per distacco di frammenti di marmo e da poco liberata dal catafalco dopo un intervento tampone di messa in sicurezza; non si è trattato, come in molti credevano, di un restauro di cui il prezioso monumento settecentesco necessita ma di un’operazione di emergenza per un manufatto di valore inestimabile i cui elementi sono in via di progressivo distacco. «Il monumento è esposto alle intemperie e non c’è stata alcuna manutenzione dall’ultimo restauro degli anni novanta – afferma un preoccupatissimo Massimiliano Sampaolesi, Direttore Tecnico della Giovanna Izzo Restauri che si è occupata dell’intervento – e il Comune non ha soldi. Ci siamo dovuti limitare ad arginare il distacco dei gruppi scultorei per poi smontare i ponteggi, sperando che presto si possano recuperare i fondi necessari per il restauro che è fondamentale».
Per evitare che perdesse i pezzi, l’obelisco barocco è stato completamente fasciato di reti di contenimento che garantiscono la trasparenza e la visione delle sculture ma allo stesso tempo evidenziano un problema che si è aggravato fortemente. Le casse comunali sono a secco, e dunque non resta che sperare in uno stanziamento del Governo o magari di fondi Europei per assicurare i 400mila euro necessari.
Criticità spalmate su tutta la preziosa antichità di un centro storico unico al mondo, e la causa è la medesima: mancanza di manutenzione e abbandono che favoriscono la formazione di vegetazioni selvagge e radici che invadono le intersezioni col risultato che marmi e pietre si fratturano prima e distaccano poi. Dalla guglia dell’Immacolata al campanile di Sant’Agostino alla Zecca, solo due tappe di un lungo percorso turistico del crollo che non è certo una novità. Basti pensare alla Galleria Umberto I, tra pavimentazione rovinata e fregi scultorei che cadono dalla volta d’ingresso di Via Toledo laddove un telo verde evita dalla Pasqua del 2009 che lo scempio si aggravi e che qualcuno di sotto ci rimetta la pelle. Prima dell’imbragatura, l’aquila decorativa ora nascosta dal telo aveva perso un’ala che pare sia finita in discarica e non in sovrintendenza.
Bisognerebbe far presto, ma senza soldi si farà tardi, forse troppo. L’immenso patrimonio monumentale di Napoli crolla: chiese, palazzi, statue e fontane perdono pezzi silenziosamente; una crisi strisciante, meno chiassosa di quella dei rifiuti ma sicuramente più dannosa in prospettiva.
Eppure un rubinetto privilegiato di stanziamenti è stato aperto nel corso dell’ultimo anno, soldi però non utilizzabili per le vere emergenze. Napoli ha visto infatti l’avvio di diversi restauri di statue cittadine quanti non se ne erano visti nell’ultimo decennio. Busti che versavano nel degrado assoluto e che per anni non avevano beneficiato di alcun intervento. Il primo in ordine cronologico, peraltro già terminato, è quello che ha visto finalmente ripulito il monumento a Paolo Emilio Imbriani in Piazza Mazzini. Subito dopo è partita la lavorazione alla statua di Dante Alighieri nell’omonima piazza, e poi ancora alla Colonna dei Martiri, ai busti di Nicola Amore e di Giovanni Nicotera in Piazza Vittoria, di Carlo Poerio in Piazza San Pasquale e di Giuseppe Garibaldi alla stazione ferroviaria, senza dimenticate la pulizia al monumento equestre a Vittorio Emanuele II collocato nella riqualificata Piazza Bovio.
Un filo conduttore unisce tutte queste statue e rende l’idea di una benefica ondata di restauri non casuali, avviati tutti nello stesso periodo, quello delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. I personaggi immortalati sono tutte figure e simboli risorgimentali, “sommo poeta” del Rinascimento compreso, la cui statua fu realizzata proprio durante il mandato di sindaco del patriota Paolo Emilio Imbriani e sul cui basamento è incisa l’epigrafe “All’unità d’Italia raffigurata in Dante Alighieri”. La ricorrenza ha dunque aperto un canale preferenziale di fondi, anche se le statue di Imbriani e Dante erano fuori lotto e hanno goduto dell’intervento di sponsor privati a completo supporto del Comune e delle Municipalità di competenza. Il resto è promosso e finanziato da “Italia 150”, ossia dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, coordinato dalla Direzione Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania.
I restauri, come si legge dalla nota del Ministero, rientrano nell’obiettivo di contribuire alla riqualificazione dell’immagine della città e alla sensibilizzazione dei cittadini affinché proteggano la loro storia e la memoria. Tutto giusto, o quasi, perché si parla di “loro storia” e viene da chiedersi allora perché le statue risorgimentali che riguardano la storia patria d’Italia vadano ripulite mentre quelle che comunicano l’autentica storia identitaria di Napoli debbano invece restare relegate al degrado assoluto.
Storia identitaria dunque, quella che passa per Piazza Sannazaro dov’è la fontana della bianca Sirena Partenope, pregevole scultura ottocentesca del marcianisano Onofrio Buccini spodestata dallo scuro monumento di Garibaldi nell’omonima Piazza. E mentre il “dittatore delle Due Sicilie” si rifà il trucco, la sinuosa sirena perde le dita e i pezzi, ma anche l’acqua che non sgorga più a causa di una tubatura otturata da mesi che l’Arin non sostituisce.
A Piazza del Plebiscito, la storia di Napoli è di casa forse più che altrove. E li, le statue non se la passano per nulla bene. Quelle equestri di Carlo e Ferdinando di Borbone, i cui basamenti sono ricoperti da scritte spray mentre il bronzo di cui sono fatte è totalmente degradato dalle intemperie e da escrementi di uccelli. Eppur si tratta di sculture preziosissime del Canova (con il contributo dell’allievo Antonio Calì), massimo scultore del neoclassicismo che è corrente artistica nata a Napoli e diffusa in tutta l’Europa ottocentesca di cui la basilica di San Francesco di Paola è straordinaria testimonianza esposta ad ogni vandalismo. Di fronte, sulla faccia di palazzo Reale, soffre soprattutto Alfonso d’Aragona la cui mano non trova pace; e nel frattempo il Ministero e la Sovrintendenza si scambiano incartamenti e solleciti perché gli si riattacchino le dita.
Vorrà dire che in futuro ammireremo Nicola Amore e magari, chissà, lo faremo a Piazza del Gesù dove potrebbe essere spostato in luogo della guglia dell’Immacolata una volta crollata del tutto.