“Italica”, il libro dell’economista Vito Tanzi che boccia l’Unità

Angelo Forgione  – L’economista di origine pugliese Vito Tanzi, una carriera ai vertici del Fondo monetario internazionale e già sottosegretario all’Economia e alle Finanze dal 2001 al 2003, non vive in Italia e non si occupa di storia. Dal 1956 è un cittadino americano e qualche anno fa fu invitato a scrivere un articolo sugli aspetti economici dell’Unificazione italiana, da allegare ad un libro sul 150mo anniversario della nascita del Regno d’Italia. Accettò senza troppo entusiasmo, perchè aveva altri impegni, ma accettò, e iniziò a leggere libri, articoli, scritti di esperti. Come sempre accade a chi si imbatte negli avvenimenti risorgimentali, ricchi di sorprese, l’appetito venne mangiando. Tanzi iniziò a comparare i testi italiani con le fonti straniere. Si recò pure a Napoli per studiare, acquisendo libri antichi sulla storia della città; e poi a Londra, al “Library and Museum of Freemasonry” per indagare sul ruolo della massoneria inglese nel processo di Unità. L’articolo non bastava più ad un economista che aveva ormai troppa curiosità e interesse per l’argomento, e poi opinioni. Nacque quindi l’idea di scrivere un libro che racchiudesse la conclusione maturata su base economico-scientifica: le cose sarebbero andate in tutt’altro modo se i padri risorgimentali avessero fatto gli Stati Uniti d’Italia, anziché l’Italia unita.
Tanzi, come la ricercatrice Stéphanie Collet, suggerisce ai lettori di osservare l’Unificazione italiana per comprendere l’attuale processo di integrazione europea. E si unisce agli altri economisti di spessore nell’evidenziare nel suo libro “Italica” (Grantorino libri) che circa il 60% del debito pubblico totale dell’Italia al 1861 era di origine sabauda, mentre l’incidenza del passivo che derivava dal Regno delle Due Sicilie era insignificante; che a differenza dei Savoia, Ferdinando II di Borbone era allergico ai bilanci in rosso e all’eccessiva tassazione; che il deficit italiano, oggi stratosferico, è cominciato allora per colpa di Torino cui non spettava in alcun modo il ruolo di capitale d’Italia, scippato a Napoli. Parola di economista, e non uno qualunque.

De Sanctis para il fuoco amico

Angelo Forgione – «Da 4 anni a questa parte ho capito che Napoli è una città per certi versi autodistruttiva. Purtroppo c’è sempre qualcuno che vuole rovinare le cose belle. Sono ormai napoletano da 4 anni e molto probabilmente lo sarò per i prossimi due anni: mi permetto di dire che se la gente di Napoli fosse così esigente con se stessa come lo è con la squadra di calcio, la città sarebbe la più ordinata, bella e funzionale del mondo»
Parole del portiere del Napoli Morgan De Sanctis (a Dario Sarnataro per Radio Marte e  Il Mattino), un uomo che ha capito il vero problema della città: l’autolesionismo. Signori, se non si fosse capito, qui si va ben oltre il calcio. Da Napoletano fiero, consapevole e proattivo, plaudo alle sue parole non banali. È chiaro che le sue osservazioni partano da un certo disagio in ambito sportivo, ma sono pertinenti e, per quanto mi riguarda, gradite. Dargli torto non fa bene alla nostra comunità che deve avere il coraggio, una volta e per sempre, di fare autocritica. È vero, c’è una frattura tra istituzioni e cittadini, e questo non aiuta. Ma se i monumenti sono imbrattati e danneggiati, se le strade sono sporche ad ogni ora del giorno e della notte, non sono certo il Comune, la Regione o Montecitorio a ridurre la città in questo stato. Le istituzioni hanno grosse colpe nel non vigilare, nel non rimediare, ma il rimedio viene sempre dopo del danno. Molti Napoletani devono cambiare mentalità e accantonare l’alibi della malamministrazione, dei potenti che effettivamente non vogliono che le cose cambino (perché non lo vogliono), e iniziare ad essere esigenti verso se è stessi almeno quanto verso la squadra di calcio. Io direi anche di più. Abbiamo l’oro sotto i piedi e ci sputiamo sopra, come fanno tutti i nostri nemici. Che aspettiamo a proteggerci? Bravo Morgan. Meno bravi alcuni Napoletani.

Quando per una palla si ride delle disgrazie di Napoli

licataRadioJuveWeb, Annamaria Licata. E ci ritroviamo ancora qui a commentare le parole microfonate, non i disordini attorno ad uno stadio, dello scienziato di turno. Ne farei volentieri a meno, ma talvolta bisogna soffermarsi per sottolineare ed evidenziare certe nefandezze, punto e basta.
Questa luminare è tornata a parlare di Napoli-Juventus con dei webradioascoltatori (quanti?). In quale modo, lo si intuisce dal titolo del file audio online: Dopo la MERDA… finalmente la Champions.
Partendo dal dileggio del Comandante Attilio Auricchio, che è pur sempre una carica istituzionale della città di Napoli, ecco i passaggi più carichi di ignominia:

“Si chiama Napoli, se quella roba che è successa Venerdì succedeva in qualsiasi altra città italiana, venivano lì col lanciafiamme, li mettevano in galera e buttavano via le chiavi… ma siccome è a Napoli… figurati…
Si dimostra che quella è terra di nessuno dove tutto è possibile, ma Auricchio è impegnato con noi.
Poi il giorno dopo gli cade un intero palazzo, e per fortuna che non è morto nessuno… gli cadono i palazzi e alla sera (risata) gli hanno dato fuoco all’unica cosa buona che avevano in quella città, cioè un vanto per l’Italia… lì si è capito subito, sono andati lì con gli accendini e in 10 minuti, mentre questi continuano a parlare di Juve, gli hanno dato fuoco a Bagnoli, tutto brasato. Ora Auricchio e De Magistris finalmente hanno altre cose a cui pensare, eh?!..
Gli ha portato una sfiga quella coreografia (risata)… e come se i tifosi del Torino facessero la coreografia con l’aereo di Superga. Hanno ricostruito il Vesuvio che erutta e getta fuori la lava con dei fumogeni che non dovrebbero essere autorizzati allo stadio. Questa è la fotografia di Napoli che è diversa dall’Italia, poi dite quello che volete. Poi il giorno dopo è andata a fuoco mezza Napoli (risata)… io ci penserei prima di farne un’altra sul Vesuvio, magari la prossima volta ci vede bene pure il Vesuvio che ha i suoi c***o perchè a furia di costruire abusivamente… e prima o poi…
Quella è una città dove ci sono infiltrazioni di acqua che fanno cadere palazzi, arriva la camorra che si fuma una sigaretta e ti brucia Bagnoli. Però parlano solo della Juventus, gli hanno regalato Maradona per tre giorni, questi qua non hanno capito più un c***o, e il giorno dopo gli hanno bruciato Bagnoli.”

È chiaro che l’erudita, usando continuamente l’articolo plurale “gli”, generalizzi e riconduca tutto al calcio. È chiaro che per lei come per altre persone, un intero popolo vittima di cricche e cosche, non è degno di essere rispettato e non merita solidarietà e vicinanza ma solo condanna e dita puntate contro. Perchè, sai com’è, con la partita di calcio ce le siamo chiamate e meritiamo le sciagure. E allora si ride per la coreografia che ha fatto da preleudio al giorno nero, si ride del buon nome di un intero popolo. E si dicono pure fesserie, che in tutto questo calzano a pennello. “Città della Scienza” unica cosa che aveva Napoli fino a ieri? La colta Annamaria Licata non sa di cosa parla e se iniziassi a farle l’elenco delle eccellenze napoletane che danno lustro all’Italia nel mondo, decisamente più di quelle di Torino, smetterei di scrivere domattina. Se vuole, le faccio fare un giro in città, partendo dal Real Teatro di San Carlo. Ma tant’è, avrà si e no una cinquantina di ascoltatori che è troppo impegnata a fare il suo bel programma. Alla dotta Signora, che magari leggerà queste righe, ricordo che le cricche sono nate al parlamento di Torino e Napoli ha pagato in cosche. Le ricordo che la Commissione Saredo, chissà se la conosce (il web è un pozzo anche per i più illuminati), nel 1901, dopo 40 anni di speculazione edilizia delle banche piemontesi sui suoli napoletani, inchiodò l’Italia dei Savoia alle sue responsabilità nella gestazione del potere camorrista e della collusione coi deputati e politici meridionali, delegati a sostenere rapporti con i malavitosi per lo sfruttamento dei suoli edificabili. Roba vecchia? No, alla luce di quello che accade. È sempre la stessa triste storia.
Ma loro ridono, sghignazzano, invece di solidarizzare per le nostre sventure, non casuali. Però sono ingenuo… la letterata che non sa distinguere la fatalità di una squadra di calcio (Superga) dall’identità di un intero popolo, queste vicende le conosce; mica voleva uscire dal recinto del calcio?! Certo che no. Del resto, la scienziata conosceva anche “Città della Scienza”, come no. Ma che ingenuo che sono.

“Città della Scienza”, vicenda intricata

Angelo Forgione – Domenica mattina, alle ore 11:00, i napoletani si mobiliteranno per chiedere l’immediata ricostruzione di “Città della Scienza”. È comunque giusto, oltre l’emozione del giorno dopo, informare chi ancora non lo sapesse che le vicende attorno al plesso scientifico sono da anni molto intricate. Al momento si dice che il fuoco sia stato appiccato da persone venute dal mare ma il movente è ancora oscuro e ci vorrà tempo per capirne qualcosa in più. Certo è che “Città della Scienza” era tecnicamente un abuso edilizio perché non poteva essere ubicata sulla costa di Coroglio. Il PRG di Napoli, relativamente all’area di Bagnoli, prevede infatti il ripristino completo della linea costiera, con 190 ettari di spazio pubblico tra parco e spiaggia. Fu l’ex-sindaco Antonio Bassolino a concedere in deroga al PRG la costruzione sul mare, con conseguenti finanziamenti della Regione (mentre il patrimonio monumentale della Campania cadeva a pezzi).
L’assessore all’urbanistica del Comune di Napoli Luigi De Falco, sulla scia dei continui flop della vendita dei suoli, aveva affermato sulle pagine de Il Mattino del 17 Aprile 2012 che “il piano urbanistico attuativo di Bagnoli-Coroglio è da rivedere. C`è da riflettere se ci serve davvero il porto e soprattutto se Città della Scienza, un abuso edilizio, possa ancora restare li dove è o essere delocalizzata dove prevede il PRG”.
L’architetto e urbanista Massimo di Dato, che segue da anni con l’Assise di Bagnoli le vicende di Città della Scienza, ha confermato su la Libera Informazione Flegrea che le costruzioni collocate dal lato mare sono in conflitto con il recupero integrale del litorale a spiaggia pubblica.

Crollo alla Riviera di Chiaia. Dissesto idrogeologico causato dal metrò?

Ipotesi infiltrazione d’acqua. Stessa causa che uccide gli alberi in villa comunale.

Angelo Forgione – Fortunatamente non ci sono vittime e dispersi nel crollo della facciata laterale del palazzo storico alla Riviera di Chiaia. Si tratta del Palazzo Guevara di Bovino, uno stabile monumentale dell’Ottocento ispirato all’architettura rinascimentale fiorentina e realizzato a immagine e somiglianza di Palazzo Pitti a Firenze.
Non tutti sanno che l’attuale Riviera di Chiaia fu realizzata nell’Ottocento con una colmata che, per realizzare la Via Caracciolo, annullò tutto l’ambiente naturale sottostante, a cominciare dalla spiaggia. Certo è che il vicino cantiere della Linea 6 della metropolitana sta insistendo su un luogo delicato, causandone il dissesto idrogeologico. Quattro anni fa, l’ex-sindaca Iervolino chiese una valutazione tecnica al professor Giovanni De Medici dell’Università Federico II che allarmava sul cantiere. La relazione parlò chiaramente di lavori che bloccavano le falde acquifere, tanto che le sorgenti freatiche già allora salivano in superficie e allagavano cantine e scantinati dei palazzi alla Riviera di Chiaia. Il cantiere, in sostanza, interrompeva l’afflusso delle acque piovane a monte che si sollevavano incontrando l’ostacolo, facendo avanzare le infiltrazioni marine. Pare che il Comune di Napoli ricevette il parere passivamente.
Un equilibrio interrotto, insomma. E le conseguenze si mostrarono già qualche anno fa in Villa Comunale. L’acqua piovana non arrivava più agli alberi che al loro posto avevano iniziato a bere acqua di mare. Le radici, piene d’acqua, iniziarono a far morire i fusti e V.A.N.T.O., il Comitato di Portosalvo e altre associazioni di cittadini sensibilizzarono sul problema chiedendo un incontro al sindaco De Magistris. E poi gli allagamenti delle strade, ma anche dei negozi sulla strada. A pochissimi metri dal Palazzo Guevara di Bovino, nel 2010, un negozio fu costretto a chiudere per allagamento.
Dopo il crollo del Palazzo Guevara di Bovino, il sospetto che la situazione possa avere un suo peso è consistente, a prescindere della presenza di una piscina sull’attico della costruzione, che non può aver causato un crollo tale. I primi rilievi dei Vigili del Fuoco forniscono proprio l’ipotesi di un’infiltrazione d’acqua proveniente da una falda acquifera naturale che avrebbe creato un vuoto sotto l’ala del palazzo provocandone il cedimento. Si sarebbe creato un fiume sotterraneo d’acqua e fango confluito in un ampio scavo a circa 25 metri dal sottosuolo realizzato nel cantiere della metropolitana di Piazza della Repubblica.
La domanda da porsi è la stessa di un anno fa: l’opera per la Linea 6 ha superato la Valutazione di Impatto Ambientale, come da normativa europea? La documentazione relativa fu misteriosamente sottratta dagli uffici della Regione in Via De Gasperi, smarrimento denunciato in Questura nello stesso giorno in cui l’ufficio della Giunta Regionale comunicò che non era possibile visionarla, causa irreperibilità, al geologo Caniparoli che ne chiese accesso. Altro particolare, non insignificate, è che il misterioso decreto V.I.A. è del 18 Marzo 2010, tre anni dopo l’apertura dei cantieri Mergellina-Municipio del 21 Gennaio 2007.
(foto crollo: newfotosud)

Alla reggia di Carditello per Tommaso Cestrone

Angelo Forgione – Circa un centinaio di persone di diverse associazioni e movimenti territoriali hanno partecipato stamattina alla manifestazione di solidarietà per Tommaso Cestrone, il custode del Real Sito di Carditello, cui è stata incendiata la roulotte-guardiola nella notte tra il 15 e il 16 Febbraio scorso.
Durante l’incontro, promosso dal Forum di Agenda 21 per Carditello e i Regi Lagni, sono stati apposti dei simbolici nastri bianchi ai cancelli sbarrati della reggia borbonica, in segno di vicinanza all’unica persona (volontaria) che veglia sulla Real Tenuta, difendendola senza alcun mezzo a disposizione ma con tanto amore. Tommaso non è solo, ma non basta. C’è bisogno di una maggiore sensibilità da parte di cittadini e, soprattutto, di un intervento serio delle istituzioni.
Esposto anche un eloquente striscione di protesta. A Giugno 2013, la preziosa struttura ed il suo parco, abbandonati dallo Stato, andranno ancora all’asta, l’ottava, per 10 milioni di euro. L’obiettivo è ripianare i debiti del Consorzio di bonifica del Basso Volturno, proprietario disinteressato della struttura, con la SGA, una società di recupero crediti dell’ex Banco di Napoli, oggi Intesa-SanPaolo. Un monumento, una ricchezza del patrimonio italiano, un simbolo della Storia e della Cultura del Sud trattato come un qualsiasi cespite.
Com’era bella la Real Tenuta assolata, stamane.

TERRA MIA!!! Ecco l’identità che meraviglia.

vesuvio_curva

Sassaiole e incendi di auto all’esterno dello stadio San Paolo prima di Napoli-Juventus da entrambe le fazioni rivali. Non sono solo atti esecrabili ma anche vomitevoli. Il calcio è veicolo di violenza e razzismo, e non scopriamo solo oggi che i teppisti dalla zucca vuota che seguono il Napoli non sono né meglio né peggio degli altri, juventini in primis. Ci sono bestie dappertutto, ma i Napoletani, tifosi e non, non conoscono il razzismo che genera odio. E ieri, all’interno dello stadio, pure con uno spicchio di idioti che cervelloticamente sfidavano invocando il Vesuvio, è giunta una grande risposta.
L’unica cosa da conservare è la coreografia fortemente identitaria della curva B all’ingresso in campo dei calciatori. Il fuoco, che stupisce l’intero stadio e “lava” solo una piccola porzione di curva, è l’immagine dell’eterna sfida napoletana al destino, della sopravvivenza tra due vulcani devastanti, del legame imprescindibile con la fertilità che è segreto di una terra che senza quelle minacce non sarebbe la stessa. Già… “TERRA MIA!!!”… recitava lo striscione all’ombra del Vesuvio di carta che all’improvviso ha iniziato ad eruttare, stupendo ed emozionando i 60.000. La suggestione dell’eruzione, terribile e spettacolare al tempo stesso, con le dovute proporzioni, è sempre la stessa, oggi in una coreografia da stadio così come ieri sulle tele dipinte del Sei, Sette e Ottocento che l’Europa intera ammirò sognando la terra del fuoco. Possibile che non si riesca a capire che questi, e solo questi, sono i più grandi ceffoni che Napoli possa dare? Possibile che non si riesca a comprendere che l’identità napoletana recuperata può meravigliare perché meraviglia all’estero? Ieri se ne è avuta la dimostrazione.

La capitale dell’orgoglio senza consapevolezza.

curva_striscioneAngelo Forgione – Frase fatta: è la madre di tutte le partite. Per Napoli, si, lo è. E, per cortesia, non tirate fuori accuse di provincialismo. Solo chi detiene un potere ed è circondato da chi non lo ha può far finta che una partita sia uguale all’altra. I Napoletani sono dunque, e giustamente, i “provinciali” senza pudore, quelli cui il proprio potere è stato sottratto per crearne altri, compreso quello del calcio.
Si, è solo una partita, ma anche no. E giacché la madre di tutte le partite è gestante, per ogni Napoletano consapevole Napoli vs Juventus è una sorta di Natale sportivo, il giorno che si attende per mesi e che fa atmosfera, vigilia… e speriamo festa.
Bene ha detto il capopolo azzurro: «il Napoli non abbia paura di vincere». Gli ha fatto eco il pallone d’oro Napoletano. Due simboli del calcio napoletano e mondiale hanno inteso sgombrare il campo (rizzollato) da ogni paura e sudditanza. I grandi fanno così. Napoli, dunque, si ricordi di essere grande, nonostante tutto.
Il nostro messaggio consegnato alla curva lo scorso anno necessita di un aggiornamento. La capitale dell’orgoglio, sentimento indefinito e di pancia, diventi in ogni campo capitale della consapevolezza, sentimento definito di testa. Solo lì finirà la guerra intestina tra Napoletani e “napolesi” sotto le stanze dei giocatori juventini in città. Questo si che è provincialismo da debellare. Capita la metafora?

Maradona tira pietre allo “Stellone”

Angelo Forgione per napoli.com È troppo sagace Diego, e sa benissimo come accendere il suo esercito. Quando lui parla, non tira fuori parole ma lancia pietre. Gliene sono bastate sette ieri sera per far esplodere la platea assiepata sul lungomare, ai piedi dell’Hotel Continental, e poi tutti i siti internet. Sette pietre scagliate che valgono più di qualsiasi comizio-fiume. Sette pietre in cui c’è tutta la conoscenza della società napoletana rispetto all’italiana. Sono passati quasi ventitré anni da quella gragnola alla vigilia di Italia-Argentina nella sua Napoli: «Gli italiani si ricordano dei Napoletani solo quando c’è da tifare per l’Italia, poi si dimenticano di come li trattano». Maradona ha capito nel 1984, più di tanti napoletani, che Napoli è nazione stretta in una nazione che le sta stretta, e continua a comunicare così, tirando pietre allo “stellone” d’Italia.
«Io non mi vendo, io sono napoletano!». Tanto è bastato per far esplodere un boato degno dei reperti filmati dell’istituto Luce. E poco importa, ma anche no, che qualche napoletano di troppo si sia venduto al potere nel corso della storia. A proposito, di chi sono le migliaia di voti per la Lega Nord infilati nelle urne napoletane? E per certi culi grossi il traguardo è la poltrona. E per noi poveri fessi basta solo un Maradona… Parole e musica di Federico Salvatore.

tratto da calcionapoletano.it

Rifiuti: l’UE incoraggia la Campania e boccia il Lazio

Angelo Forgione – Le condizioni di inquinamento da rifiuti tossici del territorio campano restano critiche, e solo qualche giorno fa è stato sigillato dalla Forestale un campo di veleni a Caivano, destinato alla coltivazione e contaminato da metalli pesanti.
E mentre Napoli, la Campania e il Sud votano (e non votano) la politica nazionale che non mette in agenda il Mezzogiorno, l’Unione Europea incoraggia la Regione Campania e il Comune di Napoli a mettere in pratica i piani di gestione dei rifiuti presentati alla commissione dall’assessore regionale all’Ambiente, Giovanni Romano, e dal Sindaco De Magistris nel 2011. “Le autorità regionali campane hanno finalmente sviluppato una strategia per i rifiuti più coerente e pratica per la regione”, si legge nel rapporto UE. “La privatizzazione ha contribuito alla spirale discendente della gestione dei rifiuti che ha portato a conseguenze disastrose per la popolazione locale, andando unicamente a beneficio di bande della criminalità organizzata. Un ritorno della gestione dei rifiuti in ambito pubblico, con un piano finalmente realistico, coerente e pratico, ha finalmente portato una normalizzazione dell’emergenza”. La crisi è ben lungi dall’essere risolta ma la valutazione positiva dei piani campani agevolerà lo sblocco dei fondi europei per l’estensione della raccolta porta a porta, mentre resta il nodo dei rifiuti nocivi sotterrati nelle campagne tra Napoli e Caserta, con conseguenze tremende sulla salute delle popolazioni limitrofe.
Va detto che nel rapporto della Commissione Europea, mentre si da il via libera ai progetti campani, viene rimandato il Lazio, che in alcune zone presenta situazioni più critiche della regione vicina: “È chiaro ai membri della delegazione – si legge nel rapporto UE – che il ruolo e l’autorità del commissario straordinario è del tutto inadatto ai reali problemi che affronta la popolazione, visti i livelli spaventosi della cattiva amministrazione di lungo corso. Inoltre, i poteri di emergenza sono chiaramente controproducenti, oltre che in flagrante violazione di molti aspetti della legislazione dell’UE in materia di rifiuti”.