Monti e i suoi ostacolano il registro dei tumori in Campania

la legge regionale contro i tumori impugnata dal Consiglio dei Ministri

La legge regionale per l’istituzione del registro dei tumori della Campania, partorita lo scorso 13 Giugno, è stata impugnata, quindi bloccata, dal Consiglio dei Ministri dinanzi alla Corte Costituzionale. Motivazione? La legge contiene alcune disposizioni in contrasto con il piano di rientro dal disavanzo sanitario. Tradotto in soldoni, costa troppo per una Regione in deficit.
Il provvedimento garantiva finanziamenti certi e non stornabili alle ASL per istituire un registro che mettesse in rete i dati sull’incidenza delle patologie tumorali, coprendo tutta la regione oltre la quarantina di comuni finora inclusi. Con questa legge la Campania si avviava a colmare finalmente una lacuna gravissima per un territorio particolarmente inquinato come quello tra il Napoletano e il Casertano, inquinato da sversamenti abusivi di ogni tipo. Il registro avrebbe dovuto consentire di poter mettere in relazione eventuali impennate dei casi di cancro con l’esposizione di ipotetici fattori di rischio, come la presenza di discariche illecite o lo smaltimento di liquidi tossici. Passaggio fondamentale per poi definire politiche di prevenzione e di bonifica. Il tutto sotto il coordinamento delle ASL e dell’Istituto Tumori Pascale.
E così la Campania, la regione pattumiera delle industrie del Nord-Italia ma non solo, resta l’unica senza il prezioso registro. Nell’articolo del 13 Giugno si sperava di evitare nuove beffe dopo l’esito del processo “Cassiopea”. Cos’altro deve accadere affinché i campani siano protetti da leggi e bonifiche dei territori? Evidentemente il popolo campano deve rientrare velocemente dal deficit sanitario prima di non poterlo più fare. Prima i bilanci e poi le vite umane? Siamo di fronte a dinamiche perverse e silenziose alle quali la gente non può più sottostare. L’azione del Governo Monti, per quanto lecita, è delittuosa dal punto di vista etico e morale e non può passare inosservata.
Già preannunciata una immediata reazione: Lunedì 17 alle ore 13:00, si terrà una catena umana di cittadini e medici davanti all’Istituto Pascale. E la vergogna continua!

La pizza napoletana resta STG. Il resto è contraffazione.

a Strasburgo l’UE ratifica il “pacchetto sicurezza” alimentare

Stava correndo il rischio di perdere nel 2017 il marchio STG, specialità tradizionale garantita, perche’ l’Europa aveva deciso di riesaminare le specialità che avevano provveduto a proteggere solo la loro ricetta ma non il loro nome. Ma la Pizza Napoletana, alimento-bandiera di Napoli e dell’Italia nel mondo, ha convinto il Parlamento Europeo riunitosi in seduta plenaria a Strasburgo che ha ratificato il “Pacchetto sicurezza” contenente nuove regole per i marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita). La conseguenza in termini pratici è che ora, oltre al disciplinare di produzione, la pizza di Napoli dovrà avere una denominazione propria che possa distinguerla dalle altre pizze, quelle non STG. Ci vuole una parola aggiuntiva alla dicitura “Pizza napoletana” e il nome andrà registrato per diventare una sorta di brand che andrà esibito nei locali rispettosi del disciplinare. In questo modo se ne certificheranno le contraffazioni e chi gusterà altre pizze spacciate per napoletane mangerà in realtà veri e propri falsi alimentari. La pizza napoletana è il prodotto più contraffatto al mondo per fini commerciali e la Coldiretti informa che la metà delle pizze servite nelle 25.000 pizzerie italiane sono preparate con ingredienti importati dall’estero: farine canadesi e ucraine, pomodori cinesi, cagliate dell’est-Europa in luogo della mozzarella, olio d’oliva tunisino o spagnolo… tutto all’insaputa del consumatore.
Oggi “pizza” è la parola italiana più conosciuta al mondo prima di spaghetti, cappuccino ed espresso. I pizzaioli di Napoli hanno lanciato la proposta di un concorso pubblico per individuare la parola da accompagnare a ”Pizza Napoletana”. Sono loro i principali artefici di una vittoria storica per la buona cucina di Napoli che vuole tutelare la tradizione, la maestria e i prodotti della filiera agroalimentare della Campania. Una sorta di rivincita anche nei confronti dell’ex-ministro alle politiche agricole (italiane) Luca Zaia che, dopo essersi preso gli onori e aver simulato felicità per la nazione annunciando la sua presenza ai festeggiamenti per il riconoscimento UE del marchio STG per la Pizza Napoletana ottenuto dopo dieci anni di battaglie dei pizzaioli napoletani, disertò clamorosamente recandosi nello stesso giorno da McDonald’s per promuovere il suo panino “Mc Italy“, o meglio “Mc Padania”, pensato per favorire gli agricoltori del Nord. Scatenò le ire della “Associazione Pizzaioli Napoletani” che accusarono, non solo loro, gli eurodeputati della Lega Nord di essere i promotori della richiesta di ritiro dell’STG alla pizza napoletana. Zaia, dopo due anni, è stato accusato di “razzismo gastronomico” per un’altra invenzione, “Buonitalia”, messa in liquidazione per aver sperperato 50 milioni di euro per promuovere esclusivamente prodotti del Nord, Veneto in testa. Mica la mitica e plurisecolare Pizza Napoletana?!

ALCOA e desertificazione industriale del Sud

L’ex-dirigente RAI Enrico Giardino, esperto di telecomunicazioni, fondatore e responsabile del Forum per il “Diritto A Comunicare” (DAC), ricercatore di soluzioni ed alternative rispetto agli schemi dominanti, impegnato da decenni nella democratizzazione dei sistemi informativi e comunicativi di massa, nella demistificazione delle menzogne mediatiche e delle ipocrisie della politica nazionale ed internazionale, riporta in un suo articolo sulla vicenda ALCOA il videoclip “Nord palla al piede” quale descrizione illuminante del sistema economico italiano tendente a desertificare e immiserire il Sud produttivo per renderlo sempre più colonia e mercato di acquisto dei prodotti del Nord.
“I nostri governanti lasciano fare e assecondano l’arbitrio padronale. Desertificando e immiserendo il Sud produttivo, ci vengono a dire, mentendo, che il Sud è la “la palla al piede dell’Italia”. E’ una spudorata menzogna, come dimostra con i numeri e con un video illuminante il blog di Angelo Forgione: V.A.N.T.O.. Se lo Stato concede al Sud 45 ML di euro/anno, il flusso di ritorno da Sud a Nord è di 63 ML di euro/anno, equivalente dell’acquisto da parte dei consumatori del Sud di beni prodotti a Nord.
È quindi il Sud che mantiene il Nord: questo fallirebbe senza il suo apporto. La “palla al piede dell’Italia” è allora il Nord, non il Sud come si sostiene, ipocritamente, da decenni. È la scelta ideologica capitalista, sempre più perdente e distruttiva, che assegna la produzione al Nord e il consumo al Sud, aggravando così il problema meridionale che subiamo da oltre 150 anni, senza rimedio. Perciò la vicenda ALCOA è lo specchio in cui il Sud dovrebbe guardarsi per accorgersi di aver toccato il fondo”. (continua a leggere)

Il sovrintendente inadeguato se ne va

di Angelo Forgione per napoli.com
Scambio di sovrintendenti. Stefano Gizzi se ne va ad Ancona al posto del napoletano Giorgio Cozzolino che fa il percorso inverso e lascia nella città marchigiana buoni ricordi per un forte attivismo e per aver aperto numerosi fronti circa il decoro centro storico. La comunicazione ufficiale era pronta da giorni sul tavolo del ministero dei Beni Culturali ma sarà operativa dal 19 Settembre.
Via Gizzi, dunque, e senza molti rimpianti. Brava persona, per carità, che però resterà nella ricordi dei napoletani per la sua illogica difesa delle “vele” di Scampia, per l’immobilismo di fronte alla Cassa Armonica che veniva smontata, per l’ultimatum-farsa circa i “baffi” aggiunti alla scogliera di Via Caracciolo, per la tolleranza del parcheggio all’interno di Palazzo Reale e davanti la facciata del Museo Archeologico Nazionale, per gli spettatori privilegiati dei concerti sui balconi della reggia. E per quella risposta “illuminante” che aveva fatto intendere di che pasta era fatto quando denunciammo il buio dei monumenti e lo spreco dell’impianto di Valerio Maioli: «Come insegnano le pagine del “Viaggio in Italia” di Goethe, i monumenti andrebbero goduti nella loro illuminazione naturale, alla luce della luna». La visione della salvaguardia del patrimonio di Gizzi era questa, conservatrice e miope, ferma al Settecento di Goethe quando l’illuminazione non esisteva e lo scrittore tedesco esaltava proprio la bellezza di poter godere della vista dei monumenti anche di notte, al chiaro di luna, ogni 28 giorni.
Questo era Gizzi. Arrivederci dunque, e benvenuto Cozzolino. Speriamo faccia buone cose anche nella sua Napoli.

V.A.N.T.O. al Club Napoli Cercola

Martedì 11 settembre alle ore 18.30, presso il “Club Napoli sezione Cercola” in via Ferrovia si terrà un incontro-dibattito sul tema “Napoli e il Sud: verità storica e orgoglio” con Gennaro De Crescenzo, Angelo Forgione e Salvatore Lanza. Una serata importante di storia e cultura tra i tifosi del Napoli nel segno di un orgoglio sempre più necessario da ritrovare sui campi di calcio e fuori. Un modo efficace e significativo per continuare la grande “battaglia” culturale per la necessaria divulgazione e per la diffusione di consapevolezza e fierezza.

non solo Matera, anche Avellino e Castellammare senza treni.

E mentre a Bari si dibatteva sulle ragioni del Sud da affermare partendo da un treno che finalmente possa raggiungere o partire da Matera, ad Avellino e Castellammare di Stabia chiudevano per diversi motivi le stazioni ferroviarie, quella stabiese inaugurata nel 1842 sulla storica tratta di prolungamento della prima linea ferroviaria d’Italia.
Matera, Avellino e Castellammare, tre città del Sud senza collegamenti ferroviari. E le chiamano Ferrovie dello Stato.

Bravo Pino Aprile, scelta giusta!

lo scrittore al servizio del Sud con un giornale nazionale

Angelo Forgione – Sala consiliare del Municipio di Bari piena per apprendere della risposta di Pino Aprile circa l’appello sottoscritto da intellettuali, artisti e movimenti per il Sud affinchè lo scrittore assumesse il ruolo di guida dell’universo meridionalista in vista delle prossime elezioni politiche. In tanti speravano in un “si” ma Aprile ha cambiato il tiro, preso applausi ma anche deluso qualcuno, inevitabilmente.
«Le persone ordinarie fanno cose straordinarie», così ha esordito nella sua dichiarazione d’intenti, indiziando e indirizzando la sua risposta. «Il Sud non ha la possibilità di essere raccontato. Se si racconta, come dice Angelo Forgione, viene censurato. Il Sud deve poter parlare e non deve essere descritto attraverso una visione distorta e piena di pregiudizi come avviene nell’informazione di oggi». Quindi l’annuncio: «So cosa c’è al primo posto delle cose da fare: fondare un giornale quotidiano da Sud nazionale, slegato dai partiti e fatto da noi. Risponderemo a tutte le stupidaggini che ci vengono rivolte e faremo incazzare tutti. Da oggi in poi mi dedicherò a questo».
In tanti speravano che Pino Aprile si calasse nei panni del leader politico ma io non l’ho mai pensato e sin dal momento della mia sottoscrizione ho avvisato i promotori dell’iniziativa (fruttifera nel suo risultato) che non avrei mai spinto con insistenza la sua candidatura perchè la politica è una cosa seria e deve farla chi sente di farla, chi ne ha la vocazione, non chi è spinto a farla. Un vero movimento politico non può aggrapparsi ad un solo uomo seppur sia necessario che sia guidato da persone di valore e spessore. Sapevo che Pino non nutriva aspirazioni politiche e del resto lo si capiva anche solo leggendo i suoi libri. Certo, tutto può cambiare, ma nel corso del tempo neanche ho avvertito nascere un suo intento. Sono andato a Bari, pur sapendo che un Aprile partitico non sarebbe stato, per dirglielo con franchezza e serenità, ad esprimergli il mio pensiero davanti a tutti e non in privato come avrei potuto con una email e una telefonata. Da persona impegnata anche nella (contro)informazione e nella dura battaglia contro gli attacchi mediatici da Nord, gli ho espresso le mie perplessità sulla costituzione di un’entità politica in un contesto in cui il Sud non ha quotidiani e network televisivi che ne amplifichino la voce, anzi censurata. E Pino, da persona intelligente e umile, ha risolto brillantemente il suo conflitto interiore rimandando discorsi elettorali e convertendo la sua disponibilità in qualcosa di più consono ai tempi, più coerente con la sue attitudini e di più appagante per il sottoscritto.
Non è ancora tempo di partiti che finirebbero per essere scambiati per secessionisti. Men che meno di partiti su piattaforma ancora frammentaria in cerca di un collante per non sfaldarsi sul nascere. La rabbia ultracentenaria dei meridionali è tanta e si sta destando sempre più, ed è quindi comprensibile qualche delusione; ma va controllata. È ancora il tempo di seminare, accelerando certamente, per diffondere su tutto il territorio nazionale le istanze meridionaliste. Pino l’ha capito, sapendo come essere davvero utile alla causa e come veicolare davvero la voce del Sud, oltre i suoi libri. Le persone ordinarie fanno cose straordinarie, non la persona. Inutile dirlo, e lui lo sapeva riflettendo alla soluzione del dilemma, non sarà solo!

a Bari il meeting del meridionalismo per Pino Aprile

Il Sud prova a guardarsi dentro (e a partire?)

Giornata di incontro a Bari per i movimenti, gli intellettuali e i cittadini che hanno sottoscritto l’appello a Pino Aprile, giornalista e scrittore, autore di “Terroni” e “Giù al Sud”, e coautore di “Malaunità”, libri che sono diventati una sorta di manifesto politico del sentimento di rinascita meridionale.
Aprile incontrerà nella Sala Consiliare del Comune di Bari in Corso Vittorio Emanuele II i sottoscrittori dell’appello rivoltogli il 14 luglio scorso a Monte Sant’Angelo (FG). All’autore di “Terroni” è stato chiesto di mettersi in gioco in prima persona e rappresentare le Terre del Sud insieme a tutti i firmatari, cittadini, movimenti e associazioni che lo vorranno.
Nella lettera aperta consegnata a luglio a Pino Aprile, al termine della prima dello spettacolo con Eugenio Bennato “Profondo Sud”, da Marco Esposito, assessore del Comune di Napoli, e dai rappresentanti del Partito del Sud, Partito per il Sud, l’Altro Sud e Insieme per la Rinascita, si afferma che “è il momento di osare. Va promosso un Movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un Movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un Movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra città per città una fase costituente sulla strada da intraprendere perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre”.
Pino Aprile non ha ancora deciso di accettare e lo farà all’ultimo momento, guardando le facce dei presenti e ascoltando le loro voci. Se rifiuterà continuerà a scrivere con maggior impulso e già per Novembre è in programma l’uscita del suo terzo libro meridionalista che analizzerà esclusivamente il mondo dei giovani meridionali, quella generazione che non è più “terrona” ma dignitosamente gente del Sud (tra cui chi scrive, ndr.).
L’incontro si svolgerà dalle 16:30 alle 19:30 grazie alla ospitalità del Sindaco di Bari Michele Emiliano che sarà presente all’incontro e firmerà l’appello ad Aprile.

Diretta web e twitter su #appelloaprile

Pino Aprile e Angelo Forgione al Convegno Nazionale della “Fedelissima città di Gaeta”

Sciame sismico ai Campi Flegrei. Subito il Piano di Emergenza!

Comitato Civico “Salviamo i Campi Flegrei – Terra Nostra”
Comunicato Stampa del 07/09/12
Lo sciame sismico di più di cento scosse registrate nella zona di Pozzuoli, il più grande degli ultimi anni, riaccende i riflettori sulla zona della complessa caldera vulcanica dei Campi Flegrei. L’evento rafforza ancora di più i presupposti che hanno portato alla costituzione del nostro comitato per il “no alle trivellazioni” e cioè la necessita di un “Piano di Emergenza Nazionale di Protezione Civile” per l’area. È giusto sottolineare che in questa occasione non è in discussione la relazione tra il fenomeno e le trivellazioni che non hanno ancora raggiunto profondità allarmanti ma il panico della popolazione dimostra che siamo di fronte ad una condizione di mancanza di sicurezza assoluta per un’area di densità popolativa altissima che comprende diversi comuni dell’area flegrea che in casi di terremoti importanti o addirittura eruzioni non saprebbero ovviamente come comportarsi. Pertanto ribadiamo con forza la nostra richiesta di un piano nazionale che coinvolga tutti i sindaci della zona e la protezione civile e senza del quale è da cancellare ogni proposito di future trivellazioni a profondità maggiori che si inserirebbero nello scenario di un rischio sottovalutato.
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Piazza Bellini, urge un cristallo sulle Mura greche… del pianto

una sedia (e non solo) umilia i reperti del IV secolo a.C., e nessuno la rimuove

di Angelo Forgione – Ci sono posti eccezionali a Napoli capaci di testimoniarne la sua grandezza che la gente si diverte a rovinare. Uno di questi è Piazza Bellini dove fanno “bella” mostra le Mura Greche dell’antica Neapolis risalenti al IV secolo a.C.. Ricchezza culturale a portata di mano, anche di chi si ostina a non voler dare una svolta alla propria grama esistenza. Perchè nessuno ha mi pensato a preservare lo scavo con una spessa vetrata-cristallo come accade altrove per reperti di rilevanza anche irrisoria. Quel sito di tale importanza e testimonianza storica è il teatro del lancio dei rifiuti di ogni tipo e dimensione. In esposizione permanente da mesi una sedia di legno; più defilato, nascosto in un interstizio sotto il livello stradale, un magnifico set scopa-paletta con altri generi di ramazze. È certo, i frequentatori della zona non possono mica capire che si tratti di fortificazioni difensive di una delle città più antiche d’Europa, che si tratti di un patrimonio invidiabile?! Incuria e degrado sconfortante, tra qualche blocco di tufo che cede e rifiuti vari. Per non parlare delle condizioni delle aiuole prospicienti. Se Comune e ASIA potenziassero la dotazione dei contenitori portarifiuti, pur presenti, farebbero cosa buona dal momento che nelle ore notturne i cestini installati sono traboccanti. Ma neanche è ammissibile che una sedia resti adagiata e abbandonata per tanto, troppo tempo come se fosse quello il vero tesoro da mostrare ai turisti.
Le denunce sulle condizioni di Piazza Bellini, una delle più belle e animate di Napoli, si susseguono da più parti. Se proprio la memoria storica della città deve convivere con l’ignoranza contemporanea tanto vale sotterrare, almeno quel piccolo tesoro lo si conserverebbe meglio, sperando in tempi migliori che i barbari di oggi non vogliono proprio far maturare.