La Pizza Napoletana STG cerca nome. Diamole anche la sua vera identità.

Angelo Forgione – La “Pizza Napoletana STG” cerca nome. In base alle nuove disposizioni dell regolamento comunitario dell’UE 509/2006 sarà obbligatoria una denominazione propria per distinguerla  dalle altre pizze senza riconoscimento, cioè quelle “false”.
In poche parole, bisognerà aggiungere un altro termine all’attuale denominazione (esempio: “Pizza Napoletana Verace STG” o “Pizza Napoletana Tradizionale STG) e comunicarlo all’Unione Europea. Questo per ridurre al minimo il rischio che il consumatore possa essere tratto in inganno trovandosi davanti sia a una “Pizza Napoletana Stg”, che deve rispettare precise regole di produzione, che ad una pizza spacciata per napoletana ma che di napoletano ha solo il nome.
L’Associazione Napoletana Pizzaiuoli, rappresentata dal presidente Sergio Miccù, sta preparando un concorso di idee per fornire alcuni suggerimenti al Governo italiano e ha già iniziato a raccogliere suggerimenti. L’occasione è ghiotta per ridare identità al piatto principe della cucina partenopea e alla stessa storia di Napoli. Già, perché, come scrivo e dimostro nel mio libro Made in Naples (in uscita il 29 maggio), l’origine della pizza napoletana è racchiusa nel Settecento napoletano. La Marinara, infatti, nasce nel 1734 e la Margherita si definisce tra il 1796-1810, così come indicato nel Regolamento UE n. 97/2010 del 4 febbraio 2010 redatto dall’Associazione Verace Pizza Napoletana e dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani. La data del 1889 attribuita a Raffaele Esposito dell’attuale pizzeria Brandi riguarda non l’invenzione della Margherita ma l’offerta alla regina Margherita di Savoia di una pizza che già esisteva da almeno ottant’anni, così come indicano alcuni trattati di cucina del Regno di Napoli, data in assaggio alla regina d’Italia per il colore dei suoi condimenti che ricordavano la bandiera tricolore.
Pertanto, per ripristinare la verità storica e restituirci identità, sarebbe cosa giusta e importante proporre al presidente Sergio Miccù di marchiare la vera pizza con una denominazione che riconduca al vero periodo storico in cui è stata creata, quello del Regno di Napoli e dell’illuminismo napoletano in cui la coltura del pomodoro e la produzione della mozzarella ebbero un rivoluzionario impulso. Sarebbe ora di dargli, ora che ce n’è la possibilità, nomi veramente identitari come: “Pizza del Regno di Napoli STG”“Pizza del Re di Napoli STG”, oppure “Pizza Reale di Napoli STG”, o ancora “Pizza borbonica di Napoli STG”. E, perché no, “Pizza Made in Naples STG”.
Inviterei quindi tutti i lettori di questo blog che condividono l’idea a inviare le proposte sopra elencate, o altre proprie, ai seguenti indirizzi:
info@pizzaiuolinapoletani.it  e  segreteria@pizzaiuolinapoletani.it

Mickey Mouse napoletano fa parlare di sé

Angelo Forgione – Lo scrittore e giornalista Ruggero Guarini, che ringrazio, ha riportato sul Corriere della Sera – Corriere del Mezzogiorno del 18 maggio l’indagine sulle origini napoletane di Mickey Mouse pubblicata su questo blog e su napoli.com.
Tra curiosità più o meno interessanti come questa e grandi verità da riaffermare, la riscoperta della centralità napoletana avanza con sempre maggiore vigore.

clicca sull’immagine per ingrandire

topolino_guarini

Made in Naples, come Napoli ha civilizzato l’Europa…

Essere napoletani per essere universali

vai alla pagina Facebook

Recensione 1 / Recensione 2 / Recensione 3
Recensione 4 / Recensione 5
Intervista di ReadMi / intervista di Caffenews.it

patruno

min_neapolis_futura

tradizioni

Tragedia musei al Sud, solo Capodimonte nei primi 100

Notizia errata diffusa dal Corriere del Mezzogiorno il 9 maggio: “Sud, niente musei nella top 100 mondiale: sette campani nella classifica nazionale”, titola l’articolo firmato da Maddalena Di Tursi che, sulla scorta dei dati snocciolati dal Giornale dell’Arte, denuncia giustamente la mancanza di strategie per la valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico e monumentale del Sud. Nel pezzo si legge: “Nessuna istituzione meridionale tra i cento migliori piazzamenti…”, ma andando alla fonte disponibile online (pagina 29) si nota che nella classifica dei “Top 100 Art Museum”, comunque deprimente per il Meridione, un’istituzione del Sud c’è: Capodimonte, al 69° posto. Il resto è, effettivamente, uno spreco per l’umanità, ma è inutile ripetersi.

Uno schiaffetto al caffè napoletano

Il sito Parallelo Quarantuno ha ripreso la notizia diffusa dal Boston Globe che ha assegnato al caffè fatto a Roma il trofeo come migliore caffè espresso. «Per chi beve caffè andare a Roma è come per un conoscitore della birra andare a Bruxelles o per un amante del vino a Parigi». Così ha detto Matt Viser, reporter politico a Washington, che a Roma c’è stato il 21 aprile. Evidentemente non è mai stato a Napoli, e se c’è stato si è perso qualcosa nella città che il caffè l’ha reinventato con la sua tostatura superiore. Roma? Si accodi pure a Trieste, non solo a Napoli. I giudizi all’ingrosso non hanno mai fatto centro e non è certamente nella capitale che si trova l’optimum. Chiedete ai napoletani a Roma qual è la prima cosa che fanno quando rientrano a Napoli.

Il Napoli è grande, alcuni bolognesi molto piccoli.

sorteggio Champions LeagueAngelo Forgione – Il Napoli torna in Champions, viva il Napoli! È la dimensione che meriterebbe la città, è la dimensione che merita appieno la società sportiva calcio. Non c’è squadra in Italia che abbia fatto i progressi del Napoli nell’ultima decade, neanche la Juventus dei due scudetti che veniva da due settimi posti e dalla serie B per nefandezze, non per fallimento.
Il progetto Napoli avanza, è in fieri, e non prevede cedimenti improvvisi. I tifosi azzurri siano orgogliosi e sereni, al di là dei mugugni per le strategie di De Laurentiis e i limiti di Mazzarri. Già, Mazzarri, il vero protagonista di questo progetto, da trattenere a tutti i costi, purché lui sia ancora stimolato dal tentativo di vincere lo scudetto col Napoli e di giocarsi la Champions Legue. Walter è probabilmente il miglior allenatore della storia del Napoli, e di grandi tecnici ce ne sono stati sulla panchina azzurra. Giova ricordare che la mentalità vincente, a prescindere dal fattore campo, è una sua impronta, che ogni giocatore cui lui dà fiducia riesce a offrire il centoventi percento, che il suo staff riesce a ridurre al minimo, quasi nullo) gli infortuni e lo stress fisico. Perdere un tecnico così sarebbe problematico e De Laurentiis lo sa benissimo.
Il Napoli ha ora il dovere di proseguire il rafforzamento per puntare al vero grande obiettivo del prossimo anno: il tricolore. E dovrà provarci con la consapevolezza che la Champions porterà via energie. Ecco perché la panchina dovrà essere lunga e forte, ecco perché questo mercato sarà fondamentale per le ambizioni del Napoli, che di soldi da spendere ne ha. Cavani si o Cavani no? Tutti dicono che ormai sia già altrove ma a me questa vicenda non ha mai appassionato, così come quella di Mazzarri. Il continuo chiacchiericcio è fonte di inchiostro per i quotidiani da vendere e ha stufato. Ogni anno la questione Mazzarri e quella del top-player di turno in partenza agitano le acque. Ma Cavani non è affatto già altrove. Le offerte ci sono ma soddisfano solo il calciatore, non la società. Chi vorrà il matador dovrà assicurare l’intera somma della clausola rescissoria e in caso contrario toccherà al Napoli accontentare il calciatore con un sostanzioso ritocco sull’ingaggio. La partita è tutta qui.
Doveroso uno sguardo al vergognoso comportamento dei tifosi bolognesi, qualche decennio fa gemellati con quelli napoletani. Già lo scorso anno si era capito che anche dalla città delle due torri non c’era più da aspettarsi i tappeti rossi. Erano stati anche più disgustosi di ieri, non perché esultarono ai goal dell’Udinese mentre il Napoli scivolava via dalla zona Champions ma perché, oltre a tutto lo scibile delle nefandezze ascoltate ieri, se la presero pure con San Gennaro. Ieri si sono limitati all’invocazione del Vesuvio, proprio loro cui la terra trema tutt’intorno da un anno. Il Napoli e il Bayern Monaco, la scorsa estate, devolsero centomila euro a testa più l’incasso dell’amichevole disputata ad Arco di Trento (e vinta dal Napoli) a favore delle popolazioni emiliane. Figuriamoci se questi schiavi del malcostume ad ogni costo lo sanno, loro che hanno pure dimenticato che, in una fredda serata d’inverno di quattro anni fa al “San Paolo”, Napoli fu l’unica a ricordare la bandiera Giacomo Bulgarelli. Due numeri 8 giganti rossoblù formati da una quarantina di ragazzi stesi a terra nelle due metà campo, applausi di tutto lo stadio e  striscioni sugli spalti. Da Bologna qualche corretto tifoso ringraziò e qualcuno scrisse anche “noi sportivi rossoblù non dimenticheremo mai la grande umanità del popolo partenopeo”. Lo scorso anno, i tifosi azzurri erano a Parma a ricordare il bolognese-napoletano Lucio Dalla da poco scomparso con due vistosi striscioni e tanta commozione. Te voglio bene assaje e Ciao Lucio, mentre Caruso risuonava in tutto lo stadio “Tardini”. Mi piace pensare che ieri tre urla si siano levate in cielo, quelle di Lucio Dalla: “GOOOOL”. Aveva detto che la cicogna era cieca e che voleva rinascere a Napoli per essere napoletano a tutti gli effetti. Ora può venire con noi in Europa, senza vergognarsi dei suoi concittadini, cantando ‘o surdato nnammurato.

Il caffè sospeso che tira su l’Europa

Certo che è proprio strana questa Napoli che non riesce a rendersi conto come nella sua storia vi sia anche tutto il saper vivere dell’umanità. La mania del caffè sospeso ormai dilaga ovunque e travolge anche il noto marchio Starbucks, proprio quello che ha come logo una sirena bifida e che sembra proprio Parthenope. Per chi non la conosce, è una catena internazionale di caffetterie del relax, che in Italia non si azzarda a mettere piede “perché il caffé italiano è insuperabile”, dicono. Figurarsi a Napoli.
Dunque, cosa si sono “inventati” negli Starbucks d’Europa? Il “Caffé Mocha” pagato, che è poi il caffé sospeso napoletano. Che sia una vera e propria mania di questi tristi tempi lo dimostra il fatto che l’abitudine napoletana di una volta è diventato un vero e proprio brand, con tanto di pagina facebook marchiata e cliccata da ben 90mila supporters. Sull’immagine di copertina si legge, scritto in lingua britannica, “basato su una tradizione italiana di solidarietà” (based on an italian goodwill tradition…). Sarebbe il caso di precisare che è napoletana, perché l’Italia la sta timidamente praticando solo ora, al pari degli stranieri. Spulciando sulla pagina, le foto sono un vero e proprio trattato di sociologia. Come commentare altrimenti la foto di una busta postale contenente degli spiccioli, attaccata alla vetrina di un distributore di snack e bevande, su cui si legge “Atto casuale di cortesia – gustatevi un drink e pensatemi”.
Che dite, Napoletani, di dare nuovo impulso alle Vostre tradizioni che tanto insegnano?

Sta arrivando “Made in Naples”

“MADE IN NAPLES” Come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo)

copertina_1A giorni sarà disponibile nelle librerie e on-line l’ultimo lavoro letterario di Angelo Forgione che sarà presentato alla stampa dall’autore e dal prefattore Jean-Noël Schifano lunedì 13 maggio (ore 11:30) al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo.

Dalla prefazione di Jean-Noël Schifano:
“Angelo Forgione ci dà, con questo decisamente storico e attuale Made in Naples, il grande libro-vademecum per tutti quelli che vogliono sapere, semplicemente, chiaramente, passionalmente sapere, a che punto sta, e perché, e fino a quando, la trimillenaria e così giovane e irriducibile Napoli. Il libro da portare con sé come il respiro della propria civiltà e lo specchio della propria vita.”

“Si tratta di una delle più antiche città d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia lunga e ricca di eventi. […] che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell’Europa e al di là dei confini di questa”.
Con questa motivazione, nel 1995, l’UNESCO ha inserito nella lista dei patrimoni mondiali dell’umanità il centro storico di Napoli, luogo cardine della civiltà europea, l’unica città occidentale che lotta per conservare la sua identità. È il luogo in cui, prima che altrove, sono state poste le fondamenta della cultura d’Occidente. L’autore parte da questa certezza per compiere un viaggio nel tempo libero da nostalgie e ricco di lucidità, senza mai perdere il contatto con un difficile presente in cui Napoli è, nonostante tutto, ancora protagonista.
Made in Naples è una radiografia storica per scoprire chi ha cercato e chi cerca di cancellare, e perché, l’identità di una città che ha fortemente contribuito a plasmare l’Europa. Un libro che ricostruisce il “muro della cultura” edificato in circa quattro secoli di storia partenopea e poi sgretolato sotto i colpi della mistificazione che ha travolto una capitale decaduta e il suo patrimonio considerato per questo tramontato, mentre, in realtà, impregna ancora fortemente la quotidianità dei disorientati cittadini europei. 22 mattoni di tufo giallo napoletano, ancora ben integri, rimessi insieme, scavando negli eventi per arrivare alle radici dei difetti e dei mali di oggi.
Made in Naples è uno strumento per decifrare la città più indecifrata del mondo.

cartolina 10x15Prefazione di Jean-Noël Schifano
320 pagine
€ 15,00
Magenes editoriale
Collana “Voci del Sud” (Milano, 2013)

pagina Facebook: www.facebook.com/madeinnapleslibro

Il Giro torna a Sud e trova la bellezza

Lo scorso anno, il Giro d’Italia era andato in fuga del Sud, addirittura partendo dalla Danimarca, dalla fredda Herning, per una prima tappa funestata dalla pioggia. È bastato ritornare al Sud per trovare il sole e il caldo di Napoli, e dare all’ouverture della corsa rosa la cornice delle grandi occasioni. Il Giro d’Italia 2013 è partito dal palcoscenico naturale vesuviano e il mondo sportivo si è rifatto gli occhi. Rispettati gli auspici della vigilia, Splendide le immagini irradiate dalla RAI in mondovisione (molto lontane dal solito cliché del degrado continuamente sdoganato), folla sul circuito e felicità per la prima maglia rosa, il britannico Mark Cavendish, che, appena tagliato il traguardo, ha avuto il fiato per dire che ha vinto nonostante per un inglese come lui facesse troppo caldo e che il suo unico pensiero era andare a mangiare una pizza da Michele, “la migliore del mondo”.
Il giro di quest’anno passa finalmente a Sud, isole escluse, e mostrerà le bellezze dell’intero Paese. Chi ci ha guadagnato, dunque? Napoli col Giro o il Giro a Napoli?

Napoli nasconde le sue vergogne alla TV

Angelo Forgione – Anni a denunciare le condizioni indecenti di Piazza del Plebiscito. E poi, nei giorni scorsi, in previsione del proscenio televisivo del Giro d’Italia, un’imbiancata è stata data al colonnato di Piazza del Plebiscito, onde evitare che le vergogne di Napoli fossero sbattute in faccia al mondo intero. Un po’ come i rattoppi alle strade battute dai corridori.
E così è stata data una mano di vernice, per così dire, alla carlona; operazione che, da vicino, mostra tutta l’emergenza del momento. Per i monumenti equestri del Canova (povero Maestro), l’imbiancata è stata persino ritenuta inutile, perché, a differenza del porticato, si è ben pensato che sarebbe bastato un banner pubblicitario del Giro d’Italia per coprire l’inciviltà di Napoli.
C’è da chiedersi quando si metteranno in campo seri interventi di recupero e salvaguardia di un largo che il mondo ci invidia e che noi, per immobilismo della Sovrintendenza, accavallamento di competenze e malcostume dei cittadini, lasciamo morire ogni giorno di più.

monumenti_giro