Plebiscito: chiediamo tutti la videosorveglianza!

Plebiscito: chiediamo tutti la videosorveglianza!

proposta per la salvaguardia di una piazza simbolo d’Europa

Ancora una brutta notizia arriva da Piazza del Plebiscito, continuamente attaccata da giovani senza coscienza e cultura. E così, in accordo con “La Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte che ha lanciato la proposta in radio, invitiamo tutti i simpatizzanti di V.A.N.T.O. a inoltrare richiesta di installazione di videosorveglianza, quale unica soluzione contro gli atti di vandalismo, nella piazza simbolo di Napoli Capitale ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

assessorato.trasparenza@comune.napoli.it
per conoscenza a:
sindaco@comune.napoli.it
mbac-sbapsae-na@mailcert.beniculturali.it
sbappsae-na@beniculturali.it 

Di seguito il nostro messaggio:

Gentile Assessore Narducci,
chiediamo di prendere in considerazione l’opportunità di installare videosorveglianza in Piazza del Plebiscito, continuamente stuprata da vandali e incivili ragazzi senza cultura, compatibilmente alla conservazione dei luoghi.
La piazza simbolo del Neoclassicismo nato a Napoli e diffusosi in Europa e America dopo la scopera di Pompei e Ercolano non può essere lasciata alla mercé di chi non ne capisce il valore.
Attendiamo riscontro per eventuale incontro di discussione delle problematiche della piazza che seguiamo da anni.

Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

altri video sull’argomento nella sezione “anti-degrado”

Ciao Lucio!

Ciao Lucio!

Qui dove il mare luccica e tira forte il vento, su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento”.
Così inizia la famosissima “Caruso”, considerata un classico della musica napoletana contemporanea e italiana nel mondo. Oltre nove milioni di copie vendute in tutto il globo, è stata riproposta da grandi cantanti tra cui Julio Iglesias, Celine DionAndrea Bocelli Luciano Pavarotti.

Scritta dal cantautore bolognese mentre era in navigazione con la propria imbarcazione; in seguito ad un guasto, dovette fermarsi a Sorrento e soggiornò nello stesso albergo dove molti anni prima, nel 1921, morì il grande tenore Enrico Caruso. Durante la sua permanenza, i proprietari dell’albergo narrarono a Dalla gli ultimi giorni di vita del tenore: Caruso si era appassionato a una giovane donna a cui dava lezioni di canto.
Solo dall’incontro tra la sensibilità di un grande artista e i magici luoghi di Napoli poteva nascere l’ispirazione per la stupenda canzone.
Lucio Dalla amava sinceramente Napoli, più volte definita la città più bella del mondo. «Quella napoletana – disse – è la musica più importante del Novecento, altro che Beatles… dobbiamo tornare a noi, e non essere provinciali, scopiazzando all’estero».
Ciao Lucio!

Finalmente addio al “mostro” dell’Arenella

Finalmente addio al “mostro” dell’Arenella

una battaglia anche di V.A.N.T.O. finalmente vinta

Angelo Forgione per napoli.com
Finalmente! Dopo 25 anni, l’ecomostro dell’Arenella sta andando giù. Lo scheletro di 5 piani all’estremità della galleria sullo svincolo dell’uscita Arenella della tangenziale scomparirà per sempre dalla vista di automobilisti napoletani e turisti. E con esso anche il suo gemello nascosto all’altra estremità del tunnel. È partita l’auto-demolizione a carico dei proprietari. Ne avevo fatto una battaglia di V.A.N.T.O. a questo punto vinta e con grande soddisfazione, quando, dopo articoli, denunce  (e scatti fotografici tra macchine sfreccianti) collaborai con Ecoradio per chiederne l’abbattimento al Comune di Napoli con il supporto di Legambiente.

L’annuncio è stato dato dalla giunta De Magistris e dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, già protagonista della vicenda nel 1988 in qualità di pretore per l’antiabusivismo, che lo scorso Agosto chiese al Comune la trasmissione degli atti relativi al condono richiesto nel 1994 in occasione della sanatoria del primo governo Berlusconi. La demolizione rientra in un programma più ampio del Comune nei confronti di immobili sequestrati e piantonati dalla magistratura a difesa del territorio come bene comune.

video tratto da TMNews

Il mistero Fabrizia Argentieri su Radio Marte

Il mistero Fabrizia Argentieri su Radio Marte

“La Radiazza” riparte simpaticamente in contropiede. È goal?

“Fabrizio Dell’Orefice, sei tu?”. “Si sono io, chi è?”. “Radio Marte, da Napoli”. “Guardi, non posso parlare ora”. “Dica la verità, è lei Fabrizia Argentieri? Ha avuto un momento di bisessualità? Non c’è nulla di male”. “No, guardi, non sono io”. “Ci sentiamo dopo per fare due chiacchiere?”. “No, non voglio parlare con nessuno…”.
Questa il simpatico botta e risposta tra Gianni Simioli e Fabrizio Dell’Orefice, giornalista de “Il Tempo”, durante la “Radiazza” in onda su “Radio Marte” dove, insieme ad Angelo Forgione, si è cercato con ironia di svelare l’identità di Fabrizia Argentieri, la firmataria dell’articolo su Napoli-Chelsea che tanti risentimenti ha generato.
Un dubbio nato dalle dichiarazioni del giornalista alla trasmissione “Radio Goal” su Radio Kiss Kiss in difesa della fantomatica collega (che l’Ordine dei Giornalisti ci comunica non risultare iscritta all’albo). Che ha preso corpo con l’atteggiamento di Dell’Orefice nei confronti di Simioli il quale ha negato di essere la Argentieri facendo perdere le sue tracce… come un fantasma. E ci risiamo.

Cazzullo incontra l’identità napoletana

Cazzullo incontra l’identità napoletana

guarda il reportage sul Corriere.it

Angelo Forgione – “Una città, un Paese”, questo è il titolo della rubrica di Aldo Cazzullo per il Corriere.it che ha pubblicato un reportage sul mondo meridionalista avanzante, quello di chi si batte per la (vera) storia dell’Unità d’Italia: “Neoborbonici, un movimento senza Re”. Il titolo è centrato, perchè per statuto i Neoborbonici non sono un movimento filomonarchico, e neanche separatista ma molti lo dimenticano o fingono di dimenticarlo.
Il viaggio nel meridionalismo (neoborbonici sono intesi tutti i movimenti meridionalisti anche se si tratta di un errore grossolano) comincia da Gennaro De Crescenzo, storico presidente del movimento nato il 7 Settembre (non per caso) del 1993 su ispirazione di Riccardo Pazzaglia, che spiega la “mission” finalizzata all’orgoglio e al senso di appartenenza nonchè alla creazione di una nuova classe dirigente locale. Giuseppe Genovese, presidente del parlamento delle Due Sicilie, esprime il suo scetticismo sull’attuale scenario politico italiano. Il noto artista contemporaneo Mimmo Paladino filtra le giuste rivendicazioni per un periodo storico che ha anche molte luci dalla retorica di un ritorno alla monarchia (che i Neoborbonici non vogliono, n.d.r.). Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris mostra (e lo sappiamo) di aver tastato il polso al movimento che ben inquadra nell’orgoglio, e non in una contrapposizione alla politica del Nord, e nella consapevolezza di come il Sud sia stato tenuto lontano da un progresso che ancora oggi non può esserci realmente senza Meridione. Lo storico Rosario Villari è messo in contrapposizione con lo stesso Gennaro De Crescenzo circa i numeri e le stime di morti meridionali che generano il risentimento storico derivante dalla comunque feroce repressione del brigantaggio. Nino D’Angelo si dichiara ignorante e fa riferimento ad un episodio che lo ha visto protagonista in una recente edizione di Sanremo quando fa oggetto di un “richiamo generale” per alcune affermazioni improvvisate per cui fece marcia indietro. Conclude il direttore del Corriere del Mezzogiorno Marco Demarco che taglia le gambe al movimento ripercorrendo il suo noto pensiero sul “Terronismo-romanticismo sudista” usato come alibi di una società meridionale incapace di darsi un avvenire diverso.
Il reportage non poteva che chiudersi così, con un noto parere dal fronte avverso, nonchè caro a Cazzullo che appare disponibile ad accogliere opinioni per proporle agli spettatori, ma che solo due giorni prima, nella prima parte del reportage, aveva definito i meridionalisti degli “orgogliosi sterili e rancorosi”. Forse, sul piatto della bilancia del giornalismo napoletano sarebbe stato corretto ascoltare anche Gigi Di Fiore, ma Napoli paga comunque nel confronto storico-sociologico la mancanza di un Pino Aprile, di un Lorenzo Del Boca o di un Lino Patruno da contrapporre a Demarco.
Cazzullo una posizione e un’opinione ce le ha rispetto a chi punta storicamente il dito sulla sua terra, e non è certamente neutrale. Ma apri i suoi microfoni a coloro che ritiene i picconatori dell’unità nazionale costruita dal suo Piemonte senza capire, o voler capire, che i meridionalisti picconano il Piemonte allargato che è concetto diverso dall’Italia unita in quanto valore da preservare se solo la si ottenesse. Cazzullo continua a dire da ogni proscenio televisivo nazionale che i meridionalisti sono in procinto di mettere in piedi una lega del Sud di contrapposizione a quella del Nord che sfascerà l’Italia, e ne vede a capo Aurelio De Laurentiis (perchè “decisamente” meridionalista in molte uscite) nei panni del Bossi del Sud che non sarà mai, addirittura in opposizione a De Magistris con cui in realtà assiste amabilmente alle partite del suo Napoli.
Cazzullo spinge da tempo per questa Lega del Sud che nessuno ha in mente. Cazzullo vuole trasformare un movimento culturale e identitario non federalista, non separatista e non monarchico, in movimento politico. Cazzullo non capisce che il Sud è capace anche di questo, di ideali da preservare e ridistribuire, di gente che ci rimette soldi e tempo senza “finalizzare” col cinismo politico deleterio per l’unità nazionale di cui è stato capace il Nord ma tentando di rimettere insieme i cocci di un’identità e una cultura distrutta dai suoi antenati.

Il popolo di straccioni sulle tracce di uno pseudonimo?

Il popolo di straccioni sulle tracce di uno pseudonimo?

e se Fabrizia Argentieri fosse Fabrizio Dell’Orefice?

Angelo Forgione – Ennesima bufera scatenata dall’ormai famoso articolo de “Il Tempo” che ha commentato la vittoria del Napoli sul Chelsea sbattendo in faccia ai lettori la frase “un popolo di straccioni”. Credo che lo scritto non avesse intenti offensivi ma fosse semplicemente poco chiaro nelle premesse e schiacciato da un giornalismo ad effetto che ha avuto il solo risultato di offendere un’intera comunità senza volerlo. Ed è scattata la levata di scudi generale con una protesta partita da più fronti che ha colpito la redazione del giornale romano, a testimonianza di un ritrovato spirito di reazione del popolo napoletano (da trasformare in forza positiva e fattiva per il territorio). La firma è quella di Fabrizia Argentieri ma della giornalista, o presunta tale, non c’è traccia, nessuno riesce a trovare o segnalare le coordinate per rintracciarla. Tutti ne parlano, tutti vorrebbero dirle qualcosa, ma sembra essere irreperibile, svanita nel nulla. Neanche a cercarla sul sito del quotidiano si riesce a cavare il ragno dal buco; riempi il campo di ricerca col suo nome e cognome e appare solo l’articolo di rettifica a firma di Giuseppe Sanzotta. Sostanzialmente sembra che la Argentieri non abbia mai scritto per il quotidiano del Direttore Sechi prima d’ora.
Sembra plausibile allora che non esista e che il nome sia uno pseudonimo. E allora chi si nasconderebbe dietro Fabrizia Argentieri? E perchè avrebbe scritto celandosi sotto mentite spoglie? Una luce si è accesa con le dichiarazioni ai microfoni di “Radio Goal” su Radio “Kiss Kiss Napoli” del giornalista de “Il Tempo” Fabrizio Dell’Orefice il quale è intervenuto in difesa convinta della fantomatica collega. «Io le avrei fatto i complimenti perché con il termine ‘straccioni’ ho pensato si sia riferita all’evento storico della vittoria delle truppe francesi, definite ‘straccioni’,  che riuscirono a sconfiggere l’esercito tedesco, paragonandoli così alla squadra napoletana che, con mezzi inferiori, è riuscita a battere una società stramilionaria che può comprare qualunque giocatore. Mi è sembrata un’autentica celebrazione del Napoli e di Napoli. Gli articoli vanno letti nella loro totalità e non estrapolando una sola frase. Mi dispiace che si consideri il Tempo un giornale anti-napoletano, anzi, vedo tanti romani che sono entusiasmati dal Napoli, è una squadra che fa molta simpatia, cominciano a seguirlo con interesse».
Fabrizio dell’Orefice si occupa di politica e facendo una
ricerca sul sito de “Il Tempo” si ottiene una lunga lista dei suoi articoli. Insomma, Dell’Orefice esiste, scrive e parla alle radio napoletane difendendo il fantasma Argentieri. E allora il dubbio sorge: il giornalista che si occupa di politica ha forse voluto scrivere un articolo di sport sotto altro nome? Magari cambiando sesso? Da Fabrizio a Fabrizia? Da Dell’Orefice a Argentieri? Sempre di oreficeria si tratta, no?

Auguri Napo…”lione”

Auguri Napo…”lione”

Auguri a Luis Vinicio che oggi compie oggi 80 anni. Una grande bandiera della storia del Napoli, uno degli attaccanti più prolifici del nostro calcio con le sue 155 reti in Serie A, capocannoniere nella stagione 1965-66 (con la maglia del Vicenza).
Vinicio è legato indissolubilmente al Napoli in bianco e nero, quello che giocava al Vomero. Detto «’O lione», ha giocato in maglia azzurra dal ’55 al ’60 realizzando 69 reti. Poi anche allenatore dei partenopei dal ’73 al ’76, innovando il calcio italiano con l’introduzione del gioco a zona e portando la squadra capitanata da Antonio Juliano (in basso) ad uno storico secondo posto alle spalle della Juve nel 1975. Era il Napoli frizzante che rialzò il morale dei napoletani dopo la piaga del colera e le ingiuste etichette.
Innamorato di Napoli dove risiede (come Pesaola e Canè), dopo aver giocato e allenato anche a Bologna, Milano, Brindisi, Terni, Roma, Avellino, Pisa, Udine e appunto Vicenza (ma anche a Castellammare di Stabia), si è sempre considerato un napoletano a tutti gli effetti. E lo è! Auguri, Napo…Lione.

Isidoro Odin, da Alba a Napoli senza ritorno

Non c’è napoletano che non conosca “Gay-Odin”? Una vera e propria istituzione napoletana, dal 1993 anche monumento nazionale. La storia cominciò nel 1894 quando Isidoro Odin, cioccolatiere e confettiere piemontese di origine svizzera, si trasferì a Napoli e aprì una bottega in Via Chaia che diede vita al rituale del passeggio napoletano col piacere del sacchetto assortito. Odin arrivò da una terra di antica tradizione dolciaria dove il lavoro non mancava; ma era dipendente e anonimo e la cosa non gli piaceva perchè sognava un laboratorio tutto suo, dove potersi dedicare al cioccolato a tempo pieno.
Fece la valigia, mise in tasca qualche migliaio di lire e comprò un biglietto di terza classe per il suo sogno: Napoli. Non era più la città Capitale ma ne conservava l’aspetto e ne era affascinato, soprattutto dalla folla che in quegli anni animava Via Toledo sino a tarda sera. E così lasciò il Piemonte e approdò in riva al golfo. Odin volle nel centro di Napoli il suo laboratorio, dove il suo cioccolato poteva ritagliarsi un suo spazio tra gli eleganti caffè e le sartorie.
L’ambiente era piuttosto piccolo, ma l’ubicazione era ideale: all’inizio di via Chiaia, prospiciente Largo Carolina, a due passi dal Gambrinus, dalle due basiliche di S. Francesco di Paola e di S. Ferdinando, dalla Galleria Umberto, dalla Prefettura, dal Palazzo reale, dal teatro San Carlo.
Al primo negozio si aggiunsero gli altri due di via Toledo, e poi, nel 1922, la fabbrica-dimora a cinque piani costruita in via Vetriera, dei quali il terzo riservato ad abitazioni, a pochi metri dal palazzo del principe d’Avalos e quasi a ridosso di via Dei Mille, contesa negli anni Venti dall’ultima nobiltà borbonica e la migliore borghesia. Cambiò anche la ragione sociale, che si trasformò in “Gay-Odin” a seguito del matrimonio di Isidoro con Onorina Gay, sua compaesana e collaboratrice. La gestione a due diede impulso alla fabbrica–laboratorio e si moltiplicano i punti vendita a Napoli fino ad arrivare a sette nel secondo dopoguerra.
Onorina e Isidoro, agli inizi degli anni ’60, trasferirono tutti i segreti del mestiere e Giulio Castaldimantenendo la direzione finché poterono. Castaldi a sua volta, trasferì i segreti al nipote Giuseppe Maglietta che all’inizio degli anni ’80 prese le redini della fabbrica insieme a tutta la famiglia, sua moglie Marisa e poi i figli Davide, Sveva e Dimitri. Che sono ancora li, nel palazzo del cioccolato di Via Vetriera dove l’arredamento è ancora quello di una volta e i macchinari ancora tutti artigianali. Che producono cioccolato artigianale per i nove negozi a Napoli e poi quelli di Roma e Milano.

La storia che cambia le persone… e la fede calcistica

La storia che cambia le persone… e la fede calcistica

Scopre la verità e passa dall’Inter al Napoli

Lo canta anche Fiorella Mannoia nell’album “Sud”:  “Io non ho paura di quello che ci cambierà”. E la scoperta delle verità risorgimentali nascoste dalla storiografia ufficiale ha proprio il potere di cambiare le persone.
La diffusione della coscienza e della consapevolezza dei fatti storici che hanno determinato la questione meridionale ha sempre avuto, anche in chiave sportiva, una funzione di possibile riflessione personale di ciascun napoletano o meridionale tifoso di squadre del potere del Nord che dalla situazione geopolitica seguita all’unità d’Italia hanno tratto grandi vantaggi. Abbiamo portato messaggi ovunque, anche allo stadio, e continueremo a farlo, consapevoli di riuscire ad accrescere l’amore per la nostra terra. Non sono poche le persone che ringraziano personalmente per aver ricevuto la scintilla e un’ulteriore testimonianza arriva dalle pagine di calcionapoli24.it dove, alla vigilia della partita contro l’Inter, è stata pubblicata la lettera di Antonio, un napoletano ex tifoso interista pentito, ora tifoso del Napoli “a vita” dopo aver appreso la verità storica sui fatti del Risorgimento.

“Ma chi l’ha detto che una squadra è per la vita? Chi è il sostenitore della tesi che si può cambiare macchina, donna, amante ecc. ecc. mentre il tifo per un club è l’unica certezza immutabile? Io sono la prova vivente dell’esatto contrario. Voglio subito premettere che la mia famiglia è napoletana e da sempre tifa per i colori azzurri. Da bambino, chissà per quale motivo, iniziai ad avere una grande simpatia per l’Inter, cosa che ‘purtroppo’ ho coltivato per anni. Cose istintive, di bambini, appunto. Crescendo, per simbiosi naturale con mio padre e mio fratello, ho avvertito il bisogno di ‘simpatizzare’, almeno quello, per il Napoli, ma nessuno era capace di spostarmi dalla mia incrollabile passione per i meneghini sponda nerazzurra. Vi chiederete cosa è successo nella mia vita che mi ha portato a cambiare idea. Semplice, la scuola e la voglia di apprendere, di conoscere. Può sembrare assurdo, forse addirittura arriva come una forzatura che travalica il buonsenso e la sportività in generale, ma quando ho approfondito la storia d’Italia, quella vera che sui banchi di scuola non può essere sfogliata, l’amore per la mia terra, già forte di suo, si è espanso in me in maniera esponenziale. Continuavo a ripetermi, perchè devo fare il tifo per una delle squadre di quel nord che ha costruito le sue fortune sul saccheggio delle ricchezze della mia terra con successiva crescente distruzione? Oggi sono un tifosissimo del Napoli e lo sono ormai da anni. Non perdo una partita che sia una, e quando posso vado allo stadio per gridare la mia fede ad una maglia che difende i colori della mia CITTA‘. L’Inter è lì, nel bagaglio dei ricordi. Non rinnego nulla, ma mi piace sottolineare che è bello risvegliarsi grazie alla conoscenza. Domani sera un solo coro ci deve unire: FORZA NAPOLI! E per fare il verso a Berlusconi che l’anno scorso disse, prima di un Milan – Napoli, ‘andiamo a vedere il Nord battere il Sud’, io dico ‘andiamo a vedere il nostro magico Napoli che come la sua terra ha una storia che non ha bisogno di paragoni, confronti, divisioni… Un abbraccio a tutti i veri tifosi azzurri. Ora però lo posso dire: la squadra io l’ho cambiata, ma un cambio basta e avanza. Anche per me vale il concetto di Napoli a vita”.

Antonio

Grantland.com: «Napoli squadra più “cool” d’Europa»

Grantland.com: «Napoli squadra più “cool” d’Europa»

“Americani, cercate una europea? Appassionatevi al Napoli!”

La stampa sportiva internazionale è tutta affascinata dalle imprese del Napoli. Tra i vari articoli letti in giro sul web, quello di Grantland.com merita di essere riportato perchè dimostra quale possa essere il ritorno di immagine nel mondo per la società partenopea ma anche per la città derivante dalle imprese di Champions League. Grantland è un sito americano di Los Angeles (di proprietà di ESPN) che ha come “mission” la proposta di analisi sportive che vadano oltre lo sport e che interessino con leggerezza l’universo ben più ampio della cultura pop, di cui lo sport è protagonista, e non solo. Notoriamente il calcio non è propriamente tra gli sport più popolari negli States, eppure il Napoli ha attirato l’attenzione del redattore Brian Phillips che ha invitato i lettori americani amanti del “soccer” ad appassionarsi alla squadra partenopea, «la più “cool” d’Europa», qualora cerchino un riferimento nel vecchio continente.
La squadra azzurra scala il ranking UEFA e il gotha dei club europei più ricchi ma anche la considerazione internazionale. Era quello che voleva De Laurentiis.
Ecco di seguito alcuni stralci dell’articolo che, tra tante verità e qualche forzatura stereotipata, incorona il Napoli come squadra simbolo dei veri valori dello sport.

The Coolest Soccer Team in Europe

Sorprendente 3-1 del Napoli sul Chelsea in Champions League Martedì scorso che ha consacrato la squadra partenopea come il club più alla moda in Europa e ha dato una risposta alla domanda: “Se sei un americano che vuole appassionarsi al calcio europeo, per quale squadra dovresti tifare?”.
Scherzi a parte, se ti piace il “soccer” e sei in cerca di una squadra a cui appassionarti, come non prendere in considerazione il Napoli a questo punto? Non solo gli Azzurri non sono inglesi (…), non solo sono un divertimento, una squadra giovane, ma sono anche una costellazione di elementi che rendono lo sport incredibile. Sono i perdenti rivestiti di una storia gloriosa (…). Sono una squadra di pazzeschi alti e bassi – praticamente l’essenza dell’intera esperienza della passione sportiva nella sua forma più estrema, il tutto racchiuso in un unico club in una città terrificante e affascinante che domina un golfo ai piedi di un vulcano. Davvero si può preferisce il tifo per l’Arsenal?

Se non sei ancora convinto, allora è per te, amico mio scettico, che ho compilato il seguente elenco di aspetti della suggestione del Napoli.

1. Napoli
La maggior parte del potere economico e politico in Italia è concentrata al Nord, intorno a Milano e Torino. Napoli è di fatto la Capitale del Sud. Tutto quello che c’è da capire su questa situazione calcistica è contenuta in ciò che di marcio si dice al Nord: “L’Africa comincia a Sud di Roma”, cioè, non c’è differenza tra i Napoletani e la gente di colore. Il calcio tende a fiorire laddove c’è di denaro, il che significa che geograficamente i top club italiani – Milan, Inter, Juventus – sembra che siano più vicini alla Svizzera. Napoli sta invertendo la geografia incarnando le speranze di chi sta dalla parte dei più poveri.
E la stessa Napoli è una città totalmente contrastante, bella, lussureggiante, pericolosa, con un’economia mafiosa, con mucchi di rifiuti che bruciano per le strade (perché la mafia controlla la gestione dei rifiuti), branchi di cani randagi… e incredibilmente piena di splendida architettura e di una tradizione culturale ininterrotta ancor più antica dell’Impero Romano. (…). Poi c’è questo enorme e assolato golfo con il profilo del Vesuvio che si staglia nel blu. Questo è un luogo appropriato per far dimorare le vostre fantasie di calcio europeo.
Inoltre, se la si visita in occasione di una partita, è possibile andare a vedere le rovine di Pompei, che ora includono la maggior parte della difesa del Chelsea.

2. Maradona
È a Napoli che Diego Maradona si è trasformato da “talentuoso e difficoltoso giocatore argentino che non può sfondare in Europa” a “icona quasi religiosa la cui vista fa si che le persone sane di mente scoppino a piangere” (…).

3. Soldi
Il Napoli è fallito nel 2004, impossibilitato a mettere in campo una squadra. (per informazione, questo è il genere di cose che succedono a Napoli). Il produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis ha acquisito il club, ma non è stato in grado di risollevare il glorioso Napoli fino al 2006(!). Da allora, pur con un budget basso – non è mai una saggia strategia nel calcio – è comunque riuscito a salire dalla Serie C di nuovo in Serie A, dove attualmente si trova al sesto posto. È molto divertente che le due squadre inglesi che il Napoli ha battuto quest’anno sono Chelsea e Manchester City, club di proprietà rispettivamente di un plutocrate russo e di uno sceicco, due rappresentanti di spicco del calcio-giocattolo moderno. I miliardari è meglio che non vadano a Napoli a meno che non vogliano comprare degli abiti nuovi.
Il Napoli pratica un gioco veloce e fluido, è una macchina per il contropiede che fa goal per divertimento (solo il Milan ha segnato di più in Serie A) (…), ma si ha l’impressione che la dirigenza legga sonetti e parli con gli zingari piuttosto che consultare schemi e diagrammi. Nel 2007, hanno acquistato Ezequiel Lavezzi per 6 milioni di euro, circa un decimo di quello che il Chelsea ha sganciato per Fernando Torres, in un momento in cui era un attaccante non proprio dei più forti nella Primera Division Argentina con il soprannome di “El Pocho”. (…) A Napoli, paffuti signor nessuno con pistole come tatuaggi crescono su un grande palcoscenico.
(Inoltre, Aurelio De Laurentiis è uno spavaldo che indossa occhiali da sole e che spara dichiarazioni di fuoco; una volta disse al suo allenatore Reja “Io non ti metto le mani addosso perché sei un uomo vecchio”, poi ha chiamato Lionel Messi “un cretino” e ha minacciato di tagliare le palle all’agente di Lavezzi se avesse pensato di lasciare il club. Un paio di anni fa, quando si parlava di trasferimento di alcuni dei giocatori del Napoli in Inghilterra, De Laurentiis avvertì per convincerli a restare che le donne inglesi “non si lavano i genitali perchè per loro il bidet è sconosciuto”).

4. Edinson Cavani
Mi ci è voluto un po’ per apprezzare al meglio il giocatore del Napoli. Le prime volte che l’ho visto giocare ho pensato che fosse poco grintoso (…). Cavani è una sorta di incrocio in laboratorio tra Pippo Inzaghi e Zlatan Ibrahimovic, (…). Quel senso di languore che io pensavo di aver rilevato in un primo momento si è rivelato invece sottile furbizia, un modo di tenersi fuori dal gioco per poi piazzare la mossa vincente, il colpo mortifero. È una gioia per gli occhi, e lui che ha segnato 41 gol in 57 presenze in campionato per il Napoli è probabilmente il giocatore più sottovalutato nel mondo del calcio (…).

5. Teatro scintillante di virilità del calcio italiano
Si potrebbe scegliere una squadra inglese. Ce ne sono molte forti. Ma vi perdereste l’estetica irresistibilmente divertente della Serie A fatta di uomini duri, competitivi, e spesso violenti che fanno la ruota come il pavone, che si legano attentamente i capelli in lussureggianti code di cavallo prima di scivolare nelle loro magliette rosa per scendere in campo, per poi celebrare le grandi vittorie piangendo e denudandosi fino a rimanere in mutande. (…). Scegliere il Napoli significa che, invece di guardare i coraggiosi centrocampisti inglesi dimenarsi nel freddo, si guarderà dei grandi talenti che recitano nelle pubblicità(…).

Per questi e molti altri motivi suggerisco il Napoli come scelta di un club europeo da seguire. Ma bisogna innamorarsene ora, prima che il Chelsea ne acquisti l’intera squadra e tutto si inverta di nuovo.