Angelo Forgione – Non può che farmi piacere che Maurizio Crozza metta anch’egli in evidenza il degrado della Reggia di Caserta, tra scarsa manutenzione e vandalismi di ogni genere. Non può che rallegrarmi che sottolinei come l’Italia abbia completamente trascurato la sua ricchezza a differenza dei Paesi civili («Francesi, prendete in gestione la Reggia vanvitelliana, fatela diventare il sito più visitato in Europa come avete fatto con il Louvre, salvatela dal degrado»). Non può che appagarmi che da quando ho parlato di sua maestà il bidet di Caserta (anche prima di trattare il caso Amandola in vari convegni e riunioni), lo strumento è stato riportato da allora dappertutto, persino nei quiz-tv, recependo che nella Reggia si trovino testimonianze di incredibili modernità. Tutto bene, grazie Crozza… però… c’è un però: non può farmi piacere che derida chi quella ricchezza l’ha voluta, e non fu certo Maria Amalia di Sassonia, connotandolo con mimica e parlata da troglodita. Si, la colta Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, una volta giunta a Napoli, riempì le stanze di libri, ma il presepe era anche una passione della “preceditrice” Maria Amalia di Sassonia, e aveva una funzione culturale inimmaginabile al giorno d’oggi. Servì da stimolo a una pluralità artistica incredibile: pittori, architetti, ceramisti, sarti, musicisti e scultori, tra cui anche Giuseppe Sanmartino, autore per il Principe di Sansevero del Cristo velato, considerato il più eclettico tra gli scultori napoletani del Settecento e fondatore di una vera e propria scuola di artisti del presepe. Divenne simbolo popolare di ostentazione di nuove opportunità e fu strumento di diffusione culturale delle novità napoletane che nel Settecento stavano rivoluzionando le correnti intellettuali europee, a cominciare dagli scavi di Ercolano e Pompei. Ridurlo a “pazziella” e dire che metà reggia era disseminata di futili presepi è di fatto una gaffe.
Ci tengo a ricordare all’ottimo Crozza che la Reale Accademia Ercolanense che attirò il bibliotecario tedesco Johann Joachim Winckelmann fu un’intuizione di Carlo di Borbone e che il pur poco incline alla lettura Ferdinando IV avviò la sistemazione del Real Museo di Napoli, il primo d’Europa, oggi Museo Archeologico Nazionale, con annesse la Biblioteca degli Studi… nel 1777, un ventennio prima della realizzazione del museo del Louvre voluto da Napoleone.
Grazie Crozza per la sensibilità nei confronti del simbolo dei monumenti del Meridione, ma, cortesemente, basta denigrare i napoletani.
Un’ultima cosa: ancora quasi perfetto il comico genovese nel citare Goethe che scrisse “L’Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero”. Ma non era il 1788, come erroneamente riferito dai suoi autori, anno in cui concludeva il suo primo viaggio in Italia iniziato nel Settembre 1786. Quella frase fu scritta nel 1790, anno in cui il letterato tedesco provò a ripetere il viaggio che l’aveva entusiasmato, soprattutto al Sud. Quella frase la scrisse a Venezia, da dove decise di fermarsi e fare rientro in patria perché disgustato per l’inasprirsi repentino dell’indisciplina delle persone e del sudiciume dei luoghi. I suoi appunti furono una condanna per il Triveneto, che gli fece passare la voglia di proseguire in direzione delle amate Roma e Napoli.
Regalerò a Crozza il mio libro prossimo all’uscita in libreria, dove leggerà di tutte queste cose e d’altro ancora, in forma di ringraziamento per la sua denuncia… con qualche “errore”. La Reggia muore perché Roma le gira solo un quinto di quanto incassa al botteghino. Qualcosa non torna, in tutti i sensi, anche nella narrazione della storia, che, come i monumenti, è trascurata. Ed entrambe fanno cultura.
Angelo Forgione – Il grande mistero dell’universo finisce nel frullatore della comicità di Made in Sud: “come si fa ad essere di Napoli e tifare per la Juve?“. E giù applausi del pubblico. La battuta, utile per introdurre l’answers-sketch dell’artista romano Marco Capretti, non deve essere piaciuta a qualcuno tra i tanti napoletani che assistevano alla trasmissione: un colpo a freddo nello stomaco da togliere il sorriso. E non deve aver fatto sorridere neanche al giornalista Michele Criscitiello, avellinese di nascita, milanese di adozione e udinese di simpatia, che su Twitter, per restare in tema di quesiti, ha resa pubblica la sua disapprovazione con un velenosissimo appello ai lettori:
Angelo Forgione 

Angelo Forgione – La manifestazione-serrata contro le ZTL è sfociata in scontri anche violenti sotto Palazzo San Giacomo. La condanna è totale e senza alcuna attenuante per l’evidente strumentalizzazione da parte di una frangia di parassiti sociali che dal traffico veicolare nel centro traggono evidenti vantaggi economici. Napoli deve avere il diritto di poter protestare con trasparenza, ed è questo l’aspetto veramente triste della vicenda.
Questa storia non è nuova, anzi, è anche un po’ datata, ma ci ho voluto ficcare il naso e capire quanto ci fosse di vero. Riguarda il mitico Topolino, Mickey Mouse come si chiama a casa sua. Qualche giorno fa un amico mi ha raccontato di una curiosità letta su internet, e cioè che Topolino potesse essere 


Angelo Forgione – La banda dei Rolex l’aveva colpito sotto casa, in Piazza Bologna a Roma. Lino Banfi fu bloccato e minacciato di morte, obbligandolo a sfilarsi il prezioso orologio. L’attore attese le volanti della Polizia e raccontò che i due banditi avevano il volto coperto da caschi integrali e
Angelo Forgione per napoli.com – Piazza Dante, Via Duomo, Chiaia: caos da zone a traffico limitato a Napoli. La confusione e l’esasperazione è esplosa in una