Il luogo comune del magistrato di Treviso che lascia

Il luogo comune del magistrato di Treviso che lascia

«Scelta contro il burocratismo borbonico non da paese civile»

Il presidente del tribunale di Treviso Giovanni Schiavon lascia la magistratura dopo 44 anni di carriera per prendere le distanze dai mali della giustizia italiana, dagli organi di potere del CSM, dal correntismo e dalla spartizione correntistica che non gli consentirebbe di svolgere l’attività di magistrato in maniera indipendente. Il CSM ha rivelato che Giovanni Schiavon rischiava il trasferimento d’ufficio per incompatibilità parentale con il figlio che svolge la professione di avvocato. Forti le dichiarazioni di Schiavon che tira in causa la storia del Sud come termine di raffronto in negativo: «Scelta contro il burocratismo borbonico non da paese civile». Il Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha risposto che la nostra burocrazia ha norme molto rigide e dure, “per cui a volte può sembrare un po’ borbonica”.
Ancora una volta “borbonico” viene usato per indicare qualcosa di inefficiente, ancora un uso spropositato del termine, ancora la storia del Sud infangata. A Schiavon va ricordato che l’inefficienza e la macchinosità della pubblica amministrazione attribuita ai Borbone di Napoli non sono altro che un falso storico. Anzi, in realtà l’aggettivo attribuisce ai napoletani un difetto dell’amministrazione piemontese.
È il caso di ricordare anche a Schiavon che il Cavalier Vittorio Sacchi, amico di Cavour, direttore delle contribuzioni e del catasto del Regno di Sardegna, fu inviato a Napoli per capire come erano ordinati i tributi e le finanze delle Due Sicilie. Da Napoli, Sacchi spedì una lunga lettera a Torino annotando che era partito per la grande metropoli con forti pregiudizi, smentiti da ciò che aveva visto con gli occhi e toccato con mano. Una lunga serie di apprezzamenti coi quali consigliò di applicare la burocrazia napoletana al nuovo Regno d’Italia in luogo di quella piemontese. “Nei diversi rami dell’amministrazione delle finanze napoletane si trovavano tali capacità di cui si sarebbe onorato ogni qualunque più illuminato governo”. Questo fu il sunto di quanto riportò minuziosamente il Sacchi. Non lo presero in considerazione, e pare che non gli consentirono di proseguire più i suoi incarichi. Finì in disgrazia, come Napoli cui bastarono 62 giorni di dittatura garibaldina per distruggere le floride finanze e l’economia del Sud.
Francesco Saverio Nitti demolì la leggenda del “burocratismo” meridionale con un’analisi puntuale, dimostrando come gli uffici dello Stato fossero prevalentemente concentrati al Nord (scuole, magistratura, esercito, polizia, uffici amministrativi ecc.). Il solo Piemonte ebbe, fino al 1898, 41 ministri contro 47 dell’intero Sud e la situazione era la stessa per tutti gli alti gradi dello Stato.
Il “Sole 24 Ore”, nel Marzo del 2011, ha attribuito al Piemonte il parto del debito pubblico. La causa? La burocrazia esasperata finalizzata alla sparizione di soldi pubblici, da cui derivò una sfrenata “creatività” tributaria e la necessità di unirsi, avete letto bene, con chi aveva i conti in ordine. Per giustificarla bisognava inventarsi una propaganda per legittimare un’aggressione contro le Due Sicilie creando attorno ai Napolitani delle “leggende nere” che ancora infestano tanti manuali scolastici e il lessico popolare figlio dei vocabolari. L’efficienza borbonica è riscontrabile in molti campi, ma di sentire inesattezze non si finisce mai. In Italia, e soltanto in Italia, “borbonico” suona male; non in Spagna, non in Francia, perchè li non c’è stato un Risorgimento. La revisione storica procede spedita ma certe incrostazioni, evidentemente, sono dure a morire.

Non chiamatela pista ciclabile, è corsia ciclo-pedonale

Non chiamatela pista ciclabile, è corsia ciclo-pedonale

al ponte di Viale Kennedy inizio e fine percorso (?)

Lo staff del sindaco ci ha fornito delle informazioni in merito al già discusso tracciato ciclabile in realizzazione a Napoli.

Non si tratta di una pista ciclabile ma di una corsia preferenziale per bici. Un percorso lineare a Napoli è impossibile da realizzare ma il tracciato è comunque equiparabile a quello di altre capitali europee. Per perfezionarlo bisognerebbe variare il piano urbanistico investendo milioni di euro.
Quando è stato scelto il percorso, arrivati a Viale Kennedy, c’era il problema delle scale del cavalcavia costruito nel ’90 per i mondiali di calcio e mai usato, tra l’altro chiuso perchè interessato da problemi di statica. Andrebbe demolito ma l’operazione, al netto della vendita del ferro, costerebbe circa 100.000 euro, quasi quanto il tracciato ciclabile. Si è quindi deciso di creare volutamente in quel punto l’inizio e la fine della pista, in attesa che gli sponsor forniscano prima o poi i soldi per eliminare la struttura.
La realizzazione della ciclabile ha consentito di eliminare vecchi cartelli pubblicitari mentre altri saranno spostati. Sulla pista è nato un vero e proprio progetto di riqualificazione urbana che potrebbe portare delle piacevoli novità in futuro. Ad esempio, la ciclabile potrebbe servire per sbloccare i 5 milioni che servono per mettere in sicurezza la Crypta Neapolitana e farvi passare il percorso per evitare la galleria delle Quattro Giornate.
Le tratte scelte sono state studiate in funzione delle future ZTL e del traffico veicolare. Viale Augusto è stato scelto per il maggiore indice di parcheggiabilità che è pari a 0,95 mentre l’indice medio di Napoli è di 0,45. Pertanto, togliere qualche posto auto in quella strada per la ciclabile è il danno minore.

lo staff del Sindaco

Le nostre riflessioni sono spontanee: come può accadere che al ponte di Viale Kennedy la corsia inizi e finisca se non si tratta di un tracciato anulare? Esistono le condizioni di sicurezza per i ciclisti che in quel punto dovranno scendere dal marciapiedi (non dalla pista) con la bici per invadere la carreggiata veicolare? È possibile che non si riesca a smantellare un ponte, neanche regalando il materiale ferroso ad un privato che si accolli le spese del lavoro? È saggio assegnare un marciapiedi a pedoni e ciclisti insieme? Chi assicurerà che il tracciato sia sempre fruibile, soprattutto in concomitanza con le partite di calcio allo stadio? Si è tenuto conto del parere dei residenti di Fuorigrotta che avevano già in passato rifiutato il progetto di una ciclabile e che già protestano? Si è al corrente che le cose non condivise sono poco amate e non vengono rispettate dai cittadini? Infine, ci risulta che il costo dell’opera si aggiri intorno al milione di euro, non come comunicatoci.

immagini tratte da youtube
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“Questa è l’Italia che piace”? Era discriminazione!

“Questa è l’Italia che piace”? Era discriminazione!

Fiat perde la causa e dovrà riassumere 145 operai Fiom

Angelo Forgione – L’avevo denunciato dal primo momento che lo spot di lancio della nuova “Fiat Panda” era subliminalmente discriminatorio. Qualcuno aveva storto il naso. “Questa è l’Italia che piace” era l’esaltazione degli operai di Pomigliano senza tessera Fiom, quelli che avevano accettato di lavorare alle condizioni di Marchionne. Gli altri, quelli con tessera Fiom, erano quelli che non piacevano, i napoletani alla napoletana che non erano stati chiamati in fabbrica per produrre la nuova “Panda”, quelli dell’immagine “pizzaemandolino” di Napoli che, a bordo della nuova utilitaria, finiva rinnovata nella piazza centrale di Lucca.
Proprio in quei giorni La Fiom faceva causa alla Fiat sulla base di una normativa specifica del 2003 che recepisce direttive europee sulle discriminazioni. Su 2.093 assunti da Fabbrica Italia Pomigliano nessuno risultava iscritto alla Fiom e la dinamica era chiarissima. Non poteva essere un caso. È accaduto che il Tribunale di Roma ha condannato la Fiat proprio per discriminazioni contro la Fiom a Pomigliano: 145 lavoratori con la tessera del sindacato di Maurizio Landini dovranno quindi essere assunti immediatamente, e 19 iscritti al sindacato che hanno deciso di sottoscrivere individualmente la causa avranno anche diritto a un indennizzo di 3.000 euro.
Il Presidente del Comitato Centrale della Fiom Giorgio Cremaschi ha così commentato: «Finalmente è stata riconosciuta in Fiat la violazione dei più elementari diritti della persona e premiato l’eroismo di chi ha resistito. Ora si mandino i carabinieri da Marchionne per fargli rispettare la sentenza». Il punto è proprio questo. Fiat, che ricorrerà in appello, rispetterà la sentenza o rivedrà i suoi piani di produzione italiani spostandoli all’estero? Val la pena ricordare che un’altra sentenza aveva dato ragione a Fiom e imposto a Fiat di reintegrare 3 operai di Melfi che durante una manifestazione avevano bloccato un carrello. Quegli operai sono ancora fuori dalla fabbrica lucana.
Inutile dire che la sentenza bolla idealmente come discriminatorio anche lo spot con cui fu lanciata la “Panda” che non aveva come protagonista la vettura ma la filosofia produttiva, la cui esegesi era tutta nello scontro ideologico Fiat-Fiom. Chi non lo aveva capito mi aveva accusato di essere visionario e vittimista. Che miopia!

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«Senza i miei camion Napoli è finita, voglio più soldi!»

«Senza i miei camion Napoli è finita, voglio più soldi!»

imprenditore veneziano fomentava il blocco della raccolta dei rifiuti

Di seguito un articolo del “Corriere del Veneto” che illustra, ovemai ve ne fosse ancora il bisogno, le dinamiche con le quali le imprese del Nord hanno speculato sull’emergenza rifiuti di Napoli. Meglio non scrivere niente di più di quello che hanno già scritto gli altri.

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C’era una volta Napoli milionaria

C’era una volta Napoli milionaria

Censimento Istat 2011, la città continua a spopolarsi

Iniziano ad essere pubblicati i risultati del Censimento Istat 2011 e Napoli fa registrare un’ulteriore perdita di circa 56mila abitanti in 10 anni, alla media di 5.600 l’anno. La disoccupazione su tutto ha spinto i giovani fuori regione incentivando l’emigrazione che non conosce fine. Anche i prezzi delle case continuano a spingere le famiglie in provincia. La città scende così sotto il milione di residenti fermandosi a 970.438, meno del 1951, ben lontana dal picco di 1.226.594 napoletani nel 1971.
Dei sei comuni più grandi, Milano, Napoli, Palermo e Genova hanno visto negli ultimi decenni un lento e costante decremento di popolazione mentre Roma e Torino hanno guadagnato popolazione rispetto al 2001. Ormai la differenza tra Napoli e Torino è veramente esigua e con questo trend il censimento del 2021 potrebbe decretare la retrocessione di Napoli al quarto posto. E pensare che al momento dell’unità d’Italia, nel 1861, era la maggiore città d’Italia con circa 440.000 abitanti mentre a cavallo tra Cinque e Seicento era la più popolosa d’Occidente.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere. La città partenopea resta un’area di forte addensamento umano, quella col più alto coefficiente di abitanti per km², con tutti i problemi connessi, primo fra tutti quello del traffico. La città non ha possibilità di espansione territoriale come altre, non essendoci territori di campagna attorno da conquistare ed essendo compressa tra il mare e la provincia senza zone cuscinetto, provincia a sua volta circondata dalle altre regionali. Se è vero che Roma, con le sue immense campagne attorno, è oltre dieci volte più ampia di Napoli per superficie in km², è anche vero che dai Campi Flegrei fino alla zona vesuviana l’area urbanizzata attorno al golfo non conosce soluzione di continuità ed è significativo che il comune di Portici, contiguo a quello metropolitano, è il più densamente popolato del paese.

Pontile di Castel dell’Ovo “truccato”

Pontile di Castel dell’Ovo “truccato”

non restauro ma operazione di cosmesi

Le World Series dell’America’s Cup di vela hanno portato, si fa per dire, il restauro dei bastioncini del ponte di accesso al Castel dell’Ovo. Un intervento  in superficie, nel senso che ha riguardato le sole merlature lasciando tutto il resto come prima, cioè degradato. Restano visibilmente in pessime condizioni le pareti di tufo erose dagli agenti atmosferici e marini, sgretolate dal tempo (ultimo crollo di calcinacci l’Autunno scorso), ora ancor più evidenti nel contrasto con le sommità interessate da un intervento di intonacatura e pittura fin troppo gialla. Il collega di napoli.com Antonio Cangiano ha fornito il dato relativo al costo dell’operazione: 39.103,78 euro. 
Così come per la Cassa Armonica, sfigurata dalla sera alla mattina e non ancora riportata al suo aspetto originale (scaduti i tre mesi annunciati dallo staff del Sindaco torneremo sull’argomento), anche questo appalto è cervelloticamente intervenuto su un manufatto monumentale senza dargli nuova luce. E la Soprintendenza, come al solito, lascia fare.

Monumenti equestri del Canova da rivalutare

Monumenti equestri del Canova da rivalutare

intervista per TeleCapriNews

La proposta/richiesta di restauro e rivalutazione dei monumenti equestri del Canova in Piazza del Plebiscito inoltrata al Comune di Napoli e alla I Municipalità descritta ai microfoni di TeleCapriNews con sintetica spiegazione delle vicende storiche che hanno interessato le sculture e documentazione fotografica del periodo bellico.
(nelle informazioni del video della relativa pagina youtube sono allegati i link alle diverse denunce su tutto il degrado circostante che interessa purtroppo l’intera piazza) 

Fischi spagnoli e croati dopo i napoletani, è protesta!

Fischi spagnoli e croati dopo i napoletani, è protesta!

il capofamiglia, i figli maleducati, la pecora nera e il condominio

Napoletani, spagnoli, croati. Questa è la consecutio dei fischi all’inno di Mameli che è ormai un caso internazionale, non più solo nazionale. Politici e uomini di spicco del nostro sport sono sull’orlo di una crisi di nervi. E allora Gianni Petrucci, presidente del CONI, ha mosso i primi passi ufficiali, chiedendo alla Federcalcio di pretendere sanzioni dall’UEFA. Così il direttore generale della FIGC Antonello Valentini ha inviato un esposto a Platini e soci che tira in ballo anche i fischi dei napoletani. “C’è forte rammarico da parte nostra – si legge – nel vedere che gruppi di tifosi spagnoli a Danzica e croati a Poznan hanno fischiato il nostro inno. Sono episodi deprecabili. Non dimentichiamo che lo stesso è successo anche in Italia, quando c’è stata la finale di Coppa Italia a Roma, ma ciò non ci esime dall’esprimere un forte rammarico e dispiacere, sentito dalle autorità italiane sportive e non sportive. Ogni valutazione ora è nelle mani della Uefa”.
In sostanza la FIGC, proprio l’entità governativa sportiva che non fa rispettare a tutti i livelli le regole contro il razzismo, e che per questo (e non solo) causa i fischi all’inno nazionale da parte napoletana, confeziona un comunicato in cui sostanzialmente dice “si, sappiamo che l’inno ce lo siamo fischiato anche tra di noi, ma…”, ammettendo quei fischi come colpa italiana e non come colpa istituzionale propria. Immaginiamo che un padre di famiglia, chiassosa e maleducata, abbia il compito di educare dei figli, tutti insolenti, e lo faccia senza applicare lo stesso zelo per tutti. Uno dei figli, dopo anni di denigrazione da parte dei fratelli, esplode e finisce per protestare vibratamente; lui se la prende con quel figlio ribelle per la rimostranza. Poi quello stesso padre viene contestato anche dai vicini di casa per la maleducazione e la chiassosità della sua famiglia e va a protestare dall’amministratore del condominio dicendo che sa bene che uno dei suoi figli ha alzato la voce, ma ciò non lo esime dall’esprimere un forte rammarico e dispiacere per le proteste degli altri. Quel capofamiglia fa bene a pretendere il rispetto ma solo dopo averlo dato, e soprattutto dopo aver riflettuto sui proprio errori. Petrucci, Abete, Valentini, Schifani ancora non si sono chiesti perchè i napoletani hanno fischiato e ora dovrebbero domandarsi perchè spagnoli e croati hanno osato.
Insomma, protesta lecita e giusta nel principio, ma un po’ meno dal punto di vista etico. Quantomeno incoerente da parte di chi (Petrucci) non ha mai chiesto alla Federcalcio di sanzionare i cori razzisti e non si è mai indignato per i fischi italiani agli inni stranieri, da quello francese a Milano nel 2007 a quello argentino a Roma nel 1990 quando era Segretario Generale della stessa Federcalcio. Un po’ più coerente riflettendo sul commento di Petrucci alla paventata scritta “30 sul campo” sulle maglie della Juventus: «le regole sono fatte per essere interpretate»… mica rispettate?!
Francamente stufa dover ascoltare le dichiarazioni che arrivano dalla delegazione azzurra agli Europei. Dopo il pareggio contro la Croazia, Gianluigi Buffon ha posto le mani avanti circa la possibilità del “biscotto” tra spagnoli e croati nel terzo e decisivo turno del girone. «Spagna e Croazia – ha detto il portiere azzurro – non finirà in pareggio perchè gli spagnoli hanno un pedigree che non permette l’etichetta di antisportività e farebbero ridere l’Europa». Per Buffon, gli spagnoli sarebbero una garanzia e forse non sa, o finge di non sapere, che i biscotti li fanno anche loro, chiedere al Villarreal che ha pagato con la retrocessione l’accordo in campo tra Granada e Rayo Vallecano. Ma ammesso che gli spagnoli siano integerrimi, i croati cosa sono per Buffon, truffatori? Se i vertici della Federcalcio croata gli chiedessero le scuse per la mancanza di rispetto nei loro confronti farebbero pure bene. Non possono farlo per via della procedura dell’UEFA nei loro confronti causa razzismo dei tifosi croati, anche loro. E con quale sfrontatezza un calciatore italiano si consente di parlare di correttezza invocandola per garantirsi l’allungamento della propria esperienza agonistica? Buffon, per chi ha memoria corta, è lo stesso portiere che, dopo aver ricacciato via la palla di Muntari ben oltre la linea di porta nel rovente Milan-Juventus di Febbraio, ha detto che pure se si fosse accorto che la palla era dentro non lo avrebbe ammesso. Più che onestà, trattasi di coerenza! Ed è anche lo stesso portiere della Juventus che, per difendere il suo allenatore coinvolto nello scandalo del calcioscommesse, ha detto che «chi conosce il calcio sa che in certi casi è meglio due feriti che un morto». Più che di onestà, trattasi di coerenza! Ora ci racconta che gli spagnoli, solo loro, hanno un pedigree che non gli permette di far ridere l’Europa con l’etichetta di antisportività. Se uno più uno fa due, per la proprietà transitiva delle frasi di Buffon, Conte non ha il pedigree dell’onestà.
Sarà mica per tutto queste vicende, o anche per queste vicende, che l’inno italiano è divenuto il più fischiato d’Europa? La nostra immagine nel continente calcistico è delle peggiori, questo è un dato di fatto, e la crisi di nervi non giova a chi vuol combattere questa deriva che è fastidiosa quanto si vuole ma sicuramente non gratuita.
Dunque, li facciano pure eroi sul campo i nostri calciatori ma restino tali solo li, senza investirli di ruoli che non hanno. All’interno del mondo sportivo, più d’uno reputa questo Buffon un esempio, lui che ha ammesso di essere un accanito scommettitore. E un esempio lo reputa anche Giorgio Napolitano che gli ha riconosciuto delle capacità orali degne di un politico. Questi sono i messaggi che un presidente della Repubblica dovrebbe evitare di dare. Nessuna caccia alle streghe, ci mancherebbe, ma non si perda il senso della realtà. Buffon non è né un grande uomo né un filibustiere, è un uomo normale che diventa imbattibile tra i pali e vulnerabile fuori dal campo, scivolando più volte su sé stesso.
Prima di Buffon era toccato a Cassano inciampare sulle vuote dichiarazioni di Cecchi Paone. Ed è purtroppo scivolato anche Prandelli, colto impietosamente dalle telecamere mentre bestemmiava dopo il goal di Pirlo. Nulla di gravissimo per loro ma è il caso che stiano attenti a quando aprono bocca perchè ultimamente non ne ingarrano una. Non sono loro il miglior esempio per l’Italia ed è meglio che in questo particolare momento si concentrino a vincere, l’unica cosa che ci si aspetta. Per tutto il resto hanno francamente stufato. Calciatori, dirigenti e politici.

Regione Campania, ok del Consiglio al Registro Tumori

Regione Campania, ok del Consiglio al Registro Tumori

istituito lo strumento legale per la prevenzione e la rilevazione

Sì unanime del Consiglio regionale alla proposta di legge che istituisce finalmente il Registro dei Tumori in Campania, unica regione che ne era priva. Applicazione permettendo, con il Registro sarà possibile rilevare i dati riguardo all’incidenza delle patologie tumorali sull’intero territorio campano la cui mortalità, in alcuni comuni del napoletano e del casertano, è di dieci volte superiore alla media nazionale, colpendo soprattutto le donne.
Senza il Registro era impossibile stabilire in tribunale il nesso di causalità tra l’incremento di casi tumorali in un determinato territorio e la presenza in zona di una discarica o, peggio ancora, di un sito di smaltimento di rifiuti tossici. Si tratta di un passo fondamentale per spezzare il silenzio sul legame rifiuti-tumori in una terra devastata dalla più grave emergenza ambientale della storia d’Italia, esposta per decenni ai rifiuti tossici delle aziende del Nord sotterrati quando non dati alle fiamme; una terra in cui le falde acquifere inquinate sono più di quelle sane.
Dalla dotazione degli strumenti all’applicazione il passo è sempre lungo ed è auspicabile che non si verifichino nuove beffe in sede di approvazione a danno delle popolazioni della Campania, come avvenuto nel caso della prescrizione di tutti gli imputati dell’Operazione Cassiopea che riempirono di veleni il Sud senza alcuna punizione a causa di lungaggini e errori della magistratura.

Orologi e libri scomparsi, luoghi comuni sempre a posto

Orologi e libri scomparsi, luoghi comuni sempre a posto

storie (s)legate di Nadal, Yanina, Brachetti, De Caro e Gianello

Angelo Forgione – Rafael Nadal derubato di un orologio da 300.000 euro a Parigi; lui va su twitter e scrive “Parigi città di m…a”. Solo la prima parte del racconto è vera, la seconda no; o meglio prende in prestito un altro scenario, quello di Yanina Screpante, fidanzata di Lavezzi, derubata del suo orologio a Napoli lo scorso inverno. Il gioiello di Nadal pare sia stato ritrovato, almeno così dice la polizia francese. L’avrebbe sgraffignato un 38enne dipendente dell’albergo, francese, nella stanza del tennista maiorchino durante lo svolgimento del Roland Garros. Ma tant’è, il bene e il male sono dappertutto e l’arte di far proprio ciò che è degli altri è anche parigina, da sempre; ma almeno i parigini perbene non devono subire anche le offese dei derubati. Nemmeno quando il furto, anzichè con destrezza, è con scasso… chiedere a Pastore. Neanche quando un calciatore viene aggredito in strada… chiedere a Sirigu. Nulla persino dopo l’omicidio colposo di un turista straniero nella metrò di Parigi.
Strano che Napoli non sia stata chiamata in causa da Nadal come fece Arturo Brachetti quando denunciò il furto del portafogli a Lugano scrivendo su Facebook che “manco a Napoli”. È il “simpatico” vizietto di considerare la città partenopea capitale del reato mondiale quando non lo è neanche in Italia. Già, la nostra cara Italia che prende i nostri antichissimi libri dalla biblioteca dei Girolamini e li sperde in giro per il mondo in cambio di soldi. Ricettazione per cui Marino Massimo De Caro, residente a Verona, è in carcere per averne trafugati circa 2.200. Era solo il vertice di un’organizzazione criminale veronese con strategia pianificata finalizzata al lucro nel pozzo “infinito” del patrimonio e della cultura napoletana. Ma tant’è, il bene e il male sono dappertutto, e allora è meglio tornare allo sport e distrarsi gridando tutti insieme “forza Italia” dimenticando i cori razzisti, la questione meridionale nel calcio, le vicende storiche, la recessione e il calcioscommesse dell’ex terzo portiere del Napoli che ha confessato di aver tentato invano la combine. Matteo Gianello, secondo il quale sarebbe stato sdegnato dagli integerrimi Paolo Cannavaro e Gianluca Grava. È la confessione di un veronese che non riesce a corrompere un napoletano e un casertano, vero o falsa che sia. In ogni caso l’esempio di lealtà di Fabio Pisacane dai quartieri spagnoli è salvo, come i luoghi comuni che esistono se esistono il bene e il male, dappertutto… ma anche no.