Angelo Forgione –
La capitale d’Italia sommersa dai rifiuti. Una nuova figuraccia per l’immagine del Paese in affanno. “Stiamo diventando come Napoli”, dicono nella capitale. Il paragone è facile, visto quel che si è visto qualche anno fa nel capoluogo campano. Nessuno può dimenticare le dolorose immagini di Napoli, città amata anche oltre oceano, invase dall’immondizia; quelle del lungomare, quelle del Parco Nazionale del Vesuvio pattumiera, quelle dei monumenti deturpati da sacchetti che in foto lasciavano immaginare l’olezzo. I napoletani non dimenticano la mortificazione d’esser stati additati come l’esempio massimo del degrado civile, mentre le cricche del Nord lucravano sulla gestione dei rifiuti all’ombra del Vesuvio ricattando l’amministrazione di Palazzo San Giacomo.
Ma mentre le discariche di Roma esplodono – e non da oggi – e le soluzioni sono ancora lontane, i cumuli di rifuti napoletani abbandonati per giorni attorno ai cassonetti sono un brutto ricordo. Da anni Napoli ha dato la svolta grazie a una seppur lenta ripartenza nella differenziata (con stanziamenti decisamente inferiori a quelli destinati a Roma) e all’invio di parte dei propri rifiuti in Olanda su navi, un sistema meno costoso dei trasporti su gomma (cari alla malavita) e su treno. Certo, le estreme periferie restano trascurate e pure le strade centrali mostrano una carente nettezza causata da un servizio municipale inefficiente, soprattutto dopo la chiusura dei negozi. La dotazione degli impianti è ancora insufficiente e i napoletani sanno che, nonostante la svolta, potrebbe bastare un intoppo nell’ingranaggio per riaprire vecchie ferite. Ma quel che si vede oggi a Roma non si vede più a Napoli, e l’immagine dei rifiuti associata ai napoletani è niente più che uno stereotipo come troppi.
Il problema, da qualunque punto di vista lo si osservi, è sempre politico, e a pagare sono i cittadini, talvolta con la loro dignità. Quattro anni fa era il PD romano ad ammonire che la capitale stava facendo la fine di Napoli, lo stesso partito che oggi governa in Campidoglio e si difende dagli attacchi dell’opposizione. Dunque, non è Roma che è diventata come la Napoli di qualche anno fa ma è Napoli che, nella storia unitaria del Paese, è stata resa città-simbolo delle inefficienze italiane… che non sono mai state una sua esclusiva.

I Comitati civici e le associazioni dei cittadini denunciano l’ennesimo inganno ai danni della città di Napoli. Dopo 20 anni di attesa, durante i quali sono state fatte tante promesse e tanti progetti, il centro storico di Napoli, inutilmente riconosciuto dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel lontano 1995, rischia di perdere, definitivamente, 

La lista civica meridionalista MO! ha raggiunto l’obiettivo delle sottoscrizioni per la presentazione nelle province di Napoli, Caserta e Salerno. Il risultato rende certa la presenza di MO! sulla scheda elettorale in Campania perché il minimo di legge di tre province è stato conseguito. «È un risultato storico – commenta Marco Esposito, candidato presidente – perché mai, in una regione del Sud continentale, una formazione meridionalista si era presentata ai cittadini libera da apparentamenti. Posso dirlo? Sono commosso: c’è stata una spinta di popolo coordinata da volontari straordinari e persino da simpatizzanti arrivati dalla Calabria. A parlare di Sud come di Terra dei fuochi – continua Esposito – sono bravi tutti, ma è illusorio strappare dei risultati stando a braccetto con partiti e personaggi protagonisti a livello nazionale o locale del disastro della nostra terra. La lista MO non tratta con i trafficanti di consenso né prende o prenderà ordini da Milano, Firenze, Roma o Genova».



